Capitolo 42

 

 

Elena agì in fretta per chiudere a chiave la porta attraverso la quale aveva trovato rifugio. Presa dal panico corse verso l'unico elemento che conosceva di quella stanza: la cassapanca piena di spesse coperte di lana. L'aprì, ne svuotò il contenuto buttandolo in fretta dietro di sé, si infilò dentro e abbassò il coperchio sulla sua testa.

Il tutto era accaduto in neanche mezzo minuto.

Chi è quell'uomo?

Porca vacca, che faccia da malacarne...

Che faccio ora?

Attese, tremando, incapace di ritrovare la calma, ragionare, riprendere il controllo di sé. Non era facile, non lo era per niente. Avrebbe voluto Giovanni o Ada accanto. Con loro si sentiva sicura, protetta, ora era sola. Controllò il cellulare, per vedere se ci fosse campo.

Niente...

Maledizione!

Un brivido le percorse la schiena quando sentì una porta aprirsi. Si diede della stupida: era già stata in quella grande stanza piena di lampadari, cassapanche e vecchie macchine da cucire, e non aveva prestato attenzione per vedere se ci fosse un'altra porta in fondo.

Sentì dei passi pesanti, circospetti. Udì il cigolio di una delle cassapanche che veniva aperta, un borbottio smorzato, quindi il tonfo quando il pesante coperchio fu lasciato cadere per richiuderla. Altri passi.

Elena sentiva di dover fare qualcosa, sollevò piano il coperchio, giusto un centimetro, quel tanto che le bastava per spiare all'esterno e vedere cosa stesse accadendo. 

Tremò quando distinse la luce fredda dell'uomo muoversi dando vita alle ombre. Si sentì perduta quando vide un grosso machete penzolare da un legaccio che lo fissava alla cintura. L'uomo aveva un ventre gonfio, da bevitore di birra, al punto che la maglietta che indossava si manteneva separata dai jeans per lasciare scoperte due dita di pancia.

Abbassò il coperchio quando vide lo sconosciuto volgersi verso di lei. Sentì che si stava avvicinando, borbottava qualcosa di incomprensibile. La ragazza attese, mentre i secondi lentissimi contrastavano con il battito del suo cuore accelerato. Sentì dei suoni, come di qualcuno che frugava spostando dei tessuti. Poi di nuovo passi, sembravano allontanarsi.

Avanti, vattene, accidenti a te...

L'uomo sembrò aver percepito i suoi pensieri: i suoi passi si arrestarono di colpo. 

Tornò indietro.

Elena chiuse gli occhi, quasi quel gesto avesse il potere di scacciare via il pericolo con la sola forza di volontà.

Fu inutile.

Il coperchio della cassapanca venne sollevato di colpo, e la ragazza si sentì morire.

Il misterioso individuo era lì, torreggiava su di lei, la guardava con aria truce, e nel suo sguardo albergava un lampo di follia.