Ada si portò alle spalle della colonnina che fungeva da leggio, e attese. La bestia serpeggiò verso di lei. Le appendici sensoriali sul dorso si muovevano impazzite, come preda di un turbine invisibile.
Avanti...
Vieni qua, figlia di puttana...
La ragazza attese.
L'essere si avvicinò ancora, sollevò nuovamente la parte anteriore del suo corpo. L'immagine della colonnina e di Ada che si faceva schermo con essa si riflesse sulle file di occhi composti, lucidi e neri come la notte. La creatura divaricò ancora le appendici uncinate, ma stavolta Ada era preparata al getto di veleno che sapeva sarebbe arrivato.
E accadde, come aveva previsto. Ada fintò a destra, evitando per un soffio il mortale intruglio proiettato dalla creatura, quindi tornò a nascondersi dietro la colonnina. Nello stesso momento l'essere si proiettò nel punto in cui Ada avrebbe dovuto trovarsi se non avesse fintato. La luce della lanterna, mossa di continuo in modo convulso, rendeva la scena più simile a un delirio.
I micidiali uncini cozzarono contro il pavimento producendo un suono secco, a sottolineare quanto fossero duri e pericolosi.
Era l'occasione che lei aspettava.
Si appoggiò di peso contro la colonnina e la spinse con tutta la forza di cui era capace, facendola cadere di peso sul corpo della creatura. Non l'avrebbe uccisa, ne era certa, ma almeno l'avrebbe rallentata per la seconda parte del suo piano sgangherato. Senza perdere tempo, sfruttando i pochi istanti offerti dallo stratagemma che aveva utilizzato, Ada afferrò uno dei grossi tomi dallo scaffale più vicino, e lo lanciò sulla mostruosità che soffiava e si agitava sul pavimento, bloccata dal peso della colonna di pietra. In una frenesia omicida, Ada prese altri grossi libri pieni di polvere, e li abbatté su quella nemesi venuta da un altro universo.
Si rese presto conto che la sua era una battaglia persa in partenza. La creatura era dotata di una forza incredibile, e la sua vitalità non accennava a diminuire. I pesanti libri che Ada gli tirava addosso non avevano alcun effetto su di essa se non quello di farla infuriare maggiormente e, nel tempo che la ragazza impiegava a prenderne un altro, essa si liberava e guadagnava centimetri verso di lei, portandosi appresso la colonnina che la schiacciava.
In un ultimo disperato tentativo, Ada si aggrappò alla scaffalatura in legno che sosteneva altri libri e faldoni di archivi, il contatto della lanterna con la pelle del braccio la ustionò, e la fece gridare. Strinse i denti e lottò per smuovere la struttura, riuscendo a farla crollare sulla cosa, che fu seppellita da un cumulo di vecchi tomi e scartoffie polverose. Pregò in cuor suo che fosse la volta buona, e intanto si affrettò ad aggirarla per spostarsi nuovamente nella zona sinistra della stanza, verso i divani.
Brividi la scossero come scariche elettriche quando le appendici sensoriali della creatura le sfiorarono le gambe nude.
Pensò che forse avrebbe fatto in tempo a raggiungere Ennio, aprire la porta, e richiudersela alle spalle.
Si sbagliava.
Aveva percorso appena pochi metri verso l'imboccatura del corridoio quando udì un tramestio alle sue spalle.
Si voltò, l'espressione terrorizzata per quello che sapeva avrebbe visto.
La creatura era riuscita a liberarsi, si muoveva sbilenca, perché alcune delle zampe erano rimaste maciullate dalla colonna o forse per via dell'impatto di uno dei grossi libri, cionondimeno serpeggiava furiosamente nella sua direzione. Il suo soffiare esprimeva quanto fosse scatenata, carica di brutalità ed efferatezza mortali.
Non è possibile...
Non ce la farò mai...
Poi accadde qualcosa che Ada non avrebbe mai dimenticato.
Le sembrò che la stanza si accendesse di una tenue luminescenza verdognola. Qualcosa cambiò, ma non avrebbe saputo dire cosa. Era come se sul mondo fosse calata all'improvviso una cappa malsana, una sorta di abito invisibile che lo aveva reso diverso, storto, rancido, fragile e pericoloso come una lamiera di ferro arrugginita. La sua mente non riusciva a formulare pensieri coerenti, i concetti più basilari erano divenuti all'improvviso estranei, alieni, frammentati come un hard disk rotto.
Scorse un'ombra entrare nel suo campo visivo, da destra, dal punto in cui si apriva il varco con la scalinata discendente che avevano percorso per arrivare fin lì dal tunnel di fango. O almeno così le sembrava. Ada non aveva più certezza di niente.
Uno stato d'animo di assenza, perché la mente diviene incapace di formulare alcunché quando si trova dinanzi a qualcosa che rifiuta di accettare, si impossessò di lei mentre osservava un essere mostruoso proiettarsi sulla creatura che le dava la caccia. Aveva grandi ali membranose, che non riuscivano a dispiegarsi del tutto nello spazio limitato della sala. Il torso superiore era vagamente umanoide, con una pelle dall'aspetto coriaceo di colore scuro. Non aveva un aspetto particolarmente massiccio, ma sotto l'epidermide guizzavano muscoli, seppur differenti dall'umana anatomia. Sulla schiena, o almeno su quella che Ada avrebbe chiamato tale, nella zona tra le ali, cresceva un coacervo di corte appendici, quasi una specie di vegetazione. Il torso confluiva in un collo che sarebbe apparso stretto, guardandolo davanti, mentre di lato era largo quanto il torso stesso, e supportava una testa oblunga. Non aveva orecchie, né un naso, capelli o sopracciglia. Laddove avrebbero dovuto esserci gli occhi, la pelle coriacea riluceva di una sinistra luminescenza rossa come un rubino ed intensa come il fuoco. La parte inferiore del cranio sfumava in un groviglio di tentacoli lunghi e affusolati, che arrivavano fino all'addome. Il petto era glabro ma muscoloso, così come le braccia, che culminavano in mani con sei dita lunghe e sottili, e un numero di falangi maggiore di un essere umano. Ciascun dito terminava in un artiglio adunco, nero e lucido. La parte inferiore del torso si perdeva in un caos di tentacoli simili alle spire di un serpente. Ciascuno di essi si sollevava da terra come un cobra, nella parte terminale, e mostrava una bocca irta di file di denti dall'aspetto cristallino come fossero di quarzo.
L'essere infernale si lanciò sul gigantesco millipede, l'afferrò con una mano, bloccandolo a terra. Il suono raccapricciante di strutture chitinose frantumate giunse alle orecchie di Ada, scuotendola nel profondo.
La creatura che ricordava una scolopendra si avvolse sulle braccia dell'essere tentacolare, mentre questo afferrava le appendici uncinate e le strappava con la facilità con cui un bambino scarta un gelato, per poi scagliarle distrattamente a lato. Una di esse terminò a pochi centimetri dai piedi di Ada, che tremò nel vederla ancora flettersi in movimenti riflessi.
I rumori della lotta erano raccapriccianti, facevano accapponare la pelle della ragazza che, incapace di distogliere lo sguardo, portò le mani alle orecchie, in un vano tentativo di tenere quell'orrore fuori dalla sua testa.
Quando i movimenti del millipede iniziarono a farsi meno frenetici, l'essere alato ebbe uno spasmo e inarcò la schiena. Il suo petto si contrasse ritmicamente per lunghi istanti, poi, improvvisamente, chinò il capo in avanti e, dai tentacoli in cui sfumava il suo volto, iniziò a proiettare sulla sua preda fiotti di un liquido biancastro. I movimenti della creatura tornarono a farsi più convulsi, mentre il suo corpo veniva dissolto da succhi digestivi.
«Non-muoverti.»
Ennio scandì bene le parole, e le pronunciò a bassa voce. Sentì Ada trasalire quando la prese per le braccia. La ragazza era come paralizzata, avrebbe voluto voltarsi, fuggire lontano mille miglia, ma l'orrore a cui stava assistendo le impediva di muoversi.
Il corpo del millipede era stato spezzato in due tronconi, e la maggior parte delle zampe era stata strappata via, ma si muoveva ancora mentre la sua vita si spegneva. L'essere alato mollò la presa con le mani, e i tentacoli della parte inferiore del suo corpo si portarono sulla preda. Il pasto ebbe inizio, con una sequenza di risucchi, schiocchi, gorgoglii ed altri suoni liquidi. I due ragazzi tremarono quando, per qualche istante, quell'essere demoniaco rivolse il capo verso di loro. La luce rossa brillò con maggior intensità, virò verso una tonalità violetta, quindi verde ed emise dei fischi modulati dai tentacoli che spuntavano laddove avrebbe dovuto esserci una bocca. I due ragazzi non avrebbero mai dimenticato quegli occhi di un altro mondo, e l'aliena consapevolezza che brillava dentro di essi.
Dopo alcuni lunghi istanti la creatura perse interesse verso di loro e tornò a concentrarsi sulla preda di cui si stava nutrendo.
Fu allora che il mondo perse quella luminescenza malsana, e ritornò almeno in parte quello di sempre.
Ennio strinse forte la mano di Ada, lei ricambiò la stretta un paio di volte.
«Vieni», le sussurrò all'orecchio.
Si mossero piano, retrocedendo verso il corridoio che terminava con la porta chiusa.
Il demone non li degnò più d'attenzione.