Aquilifero. Soldato incaricato di portare l’insegna della legione (aquila), una statuina d’oro o d’argento raffigurante un’aquila, montata su un’asta.
Auctoritas. Prestigio e influenza di un senatore romano. I successi militari contribuivano enormemente ad accrescerla.
Auxilia (auxiliares). Tutti i soldati reclutati nell’esercito nella tarda età repubblicana che non avevano la cittadinanza romana erano genericamente indicati come truppe ausiliarie o di supporto.
Balista. Catapulta a doppia torsione, capace di scagliare dardi o pietre con notevole precisione. Erano di diverse dimensioni e venivano impiegate spesso come macchine d’assedio.
Bona Dea. Festa religiosa che ricorreva una volta l’anno. Era riservata esclusivamente alle donne, che celebravano i riti nella casa di un magistrato in carica. Nel 62 a.C. la cerimonia si tenne a casa di Cesare e fu oggetto di scandalo.
Catafratto. Cavaliere che indossava un’armatura pesante; talvolta anche il suo cavallo era corazzato. I catafratti erano una divisione dell’esercito dei Parti.
Centurione. Ufficiale di alto grado dell’esercito romano per gran parte della sua storia. In origine, i centurioni comandavano una centuria di ottanta uomini. Il centurione posto a capo della legione era il primus pilus, una carica di enorme prestigio che aveva la durata di un anno.
Centuria. Unità di base dell’esercito romano, comandata da un centurione e solitamente composta da ottanta uomini.
Coorte. Divisione tattica di base delle legioni, costituita da sei centurie di ottanta uomini, per un totale di quattrocentottanta unità.
Comitia centuriata. Assemblea del popolo romano che eleggeva i magistrati di più alto rango, inclusi i consoli e i pretori. I votanti erano suddivisi in centonovantatré centurie, e l’appartenenza a ciascuna di esse era stabilita sulla base del censo. I cittadini più ricchi avevano un peso determinante sul risultato delle votazioni. Secondo la tradizione, la sua struttura ricalcava quella dell’esercito romano arcaico.
Commilito (pl. commilitones). Compagno d’armi. Era l’appellativo familiare con cui spesso un generale romano si rivolgeva alle proprie truppe, specialmente durante le guerre civili.
Concilium plebis. Assemblea della plebe romana, che si riuniva per votare le proposte di legge o eleggere alcuni magistrati, tra cui i tribuni della plebe. I patrizi non potevano partecipare alle riunioni e non avevano diritto di voto. Il popolo era suddiviso in trentacinque tribù, basate sull’antichità del loro lignaggio. L’assemblea era presieduta dai tribuni della plebe.
Console. I due consoli eletti ogni anno erano i magistrati supremi della repubblica romana e detenevano il comando nelle campagne militari più importanti. Talvolta il senato prorogava di un anno i loro poteri; in tal caso venivano definiti proconsoli.
Curia. Edificio in cui si riuniva il senato, che occupava parte del lato nord del Foro. Secondo la tradizione, era stato costruito da uno dei re. Silla lo restaurò, ma venne incendiato durante i funerali di Clodio. Durante la sua dittatura, Cesare iniziò la costruzione di una nuova Curia. Anche nei periodi in cui l’edificio era agibile, il senato poteva essere convocato in altre sedi per dibattiti su questioni specifiche.
Cursus honorum. Locuzione che designa la serie progressiva delle cariche nella vita pubblica. La legislazione che stabiliva l’età e le altre qualifiche per accedere alle diverse cariche fu ripristinata e rafforzata durante la dittatura di Silla.
Dittatore. Durante i periodi di grave crisi veniva eletto un dittatore, che per sei mesi deteneva il potere supremo, sia civile che militare. Gli ultimi vincitori delle guerre civili, come Silla e Cesare, assunsero il titolo di dittatore senza limiti temporali.
Edile. Magistrato che si occupava di alcuni aspetti relativi all’amministrazione della città di Roma, tra cui l’organizzazione delle feste annuali. In genere si rivestiva questa carica dopo la questura e prima della pretura, ma non era obbligatoria nel cursus honorum.
Equites (sing. eques). I «cavalieri» erano i gruppi più abbienti registrati nel censo. A partire dall’epoca dei Gracchi fu sancito il loro ingresso ufficiale nella vita pubblica, come membri delle giurie nei tribunali; tuttavia la questione relativa alle loro funzioni generò frequenti tensioni politiche.
Fasci. Insieme di bastoni ornamentali legati fra loro con strisce di cuoio, lungo circa un metro e mezzo, a metà del quale era fissata un’ascia. Era portato dai littori e rappresentava il simbolo visibile del potere e dello status di un magistrato.
Flamen dialis. Antico sacerdozio legato al culto di Giove e soggetto a un gran numero di divieti inviolabili. La vita del flamen dialis e di sua moglie, la flaminica, erano consacrate in modo permanente al culto, ed entrambi dovevano evitare qualsiasi tipo di contaminazione. Il giovane Cesare venne designato flamen, ma non occupò mai questa carica sacerdotale.
Foro. Centro della vita politica ed economica di Roma, situato tra i colli Capitolino, Palatino, Quirinale e Velia. Le riunioni pubbliche si tenevano spesso nell’area intorno ai Rostra, o nella parte più a est del Foro. Il concilium plebis e i comitia tributa si riunivano di solito nel Foro per approvare le leggi.
Gladius. Parola latina che significa ‘spada’, comunemente usata per indicare il gladius hispaniensis, la spada spagnola usata dai Romani sin dal III secolo a.C. Fatta di acciaio di alta qualità, poteva essere usata per tagliare, ma era un’arma concepita soprattutto per trafiggere.
Imperium. Potere di comandare l’esercito, detenuto dai magistrati o dai promagistrati durante il periodo in carica.
Legato. Ufficiale subordinato che deteneva un imperium delegato, e che perciò non esercitava il potere in modo autonomo. Non era eletto, ma scelto direttamente dal magistrato.
Legione. Termine originariamente usato per il servizio di leva, la legione divenne l’unità militare principale dell’esercito romano per gran parte della sua storia. Ai tempi di Cesare, in teoria, una legione era composta da un totale tra i quattromilaottocento e i cinquemila uomini. In realtà il numero effettivo di una legione durante una campagna era molto più basso.
Littore. Ufficiale che accompagnava il magistrato e portava i fasci, che simboleggiavano il diritto di dispensare la giustizia e infliggere la pena capitale e punizioni corporali. I littori che assistevano un console erano dodici, mentre un dittatore normalmente ne aveva ventiquattro.
Magister equitum. Seconda carica durante la dittatura. Il «maestro dei cavalieri» comandava per tradizione la cavalleria, dal momento che al dittatore era proibito andare a cavallo.
Manipolo. Unità tattica di base delle legioni, che venne poi sostituita dalla coorte. Era composta da due centurie. Sembra che ai tempi di Cesare svolgesse alcuni compiti di natura pratica nell’organizzazione dell’esercito, e forse anche l’addestramento.
Nomenclator. Schiavo addestrato che aveva il compito di sussurrare il nome dei cittadini che si avvicinavano al padrone, permettendogli di salutarli come se li conoscesse personalmente. In genere questi schiavi erano utilizzati dai politici durante la campagna elettorale.
Ovazione (ovatio). Forma minore di trionfo. Durante la celebrazione il generale attraversava la città in sella a un cavallo anziché su un cocchio.
Pilum (pl. pila). Pesante giavellotto che fece parte dell’equipaggiamento dei legionari per la maggior parte della storia di Roma. La sua sottile punta acuminata era concepita per perforare lo scudo del nemico, permettendo alla lunga asta sottile di penetrare oltre e colpire.
Pontifex maximus. Sacerdote che presiedeva il collegio dei quindici pontefici, una delle tre più alte cariche sacerdotali monopolizzate dall’aristocrazia romana. Il pontefice stabiliva le date di alcune feste e degli eventi più importanti. Il pontefice massimo presiedeva il collegio, e non aveva funzioni di comando al suo interno, ma la carica era molto prestigiosa.
Pretori. Magistrati eletti annualmente che in epoca repubblicana governavano le province meno importanti e a cui veniva affidato il comando di guerre di minore entità.
Questori. Magistrati che si occupavano soprattutto di questioni finanziarie. I questori rappresentavano i governatori consolari e spesso dirigevano operazioni militari di minore importanza.
Rostri (Rostra). Piattaforma degli oratori nel Foro, da cui i politici si rivolgevano al pubblico.
Saepta. Area nel Campo Marzio che ospitava le assemblee convocate per le elezioni e all’interno della quale si svolgevano le votazioni.
Scorpione. Piccola balista impiegata dall’esercito romano durante i combattimenti e gli assedi. Era un’arma di lunga gittata e notevole precisione, capace di perforare qualsiasi tipo di armatura.
Spolia opima. Il più grande onore che un generale trionfatore potesse reclamare era dedicare spolia opima al Tempio di Giove Ottimo Massimo sul Monte Capitolino. Per avere il diritto a tale onore, che fu accordato solo in rarissime occasioni, era necessario aver ucciso il generale nemico in duello.
Suburra. Area tra il Viminale e l’Esquilino, nota per le sue strette stradine e per le case a schiera. Cesare visse in questa zona fino a quando fu nominato pontifex maximus.
Testuggine (testudo). Famosa formazione dei legionari, somigliante al carapace delle tartarughe. I soldati disponevano i loro lunghi scudi davanti, ai fianchi e sulla testa in modo da essere completamente protetti. Era spesso usata durante gli assalti alle roccaforti nemiche.
Tribuni aerarii. Membri della classe registrata nel censo subito dopo gli equites. Disponiamo di poche informazioni su di loro.
Tribuno militare. Sei tribuni militari erano eletti o assegnati a ciascuna legione. Due di loro venivano incaricati del comando in alcune occasioni.
Tribuni della plebe. Sebbene fosse una carica per la quale non erano previsti incarichi militari, i dieci tribuni delle plebe eletti annualmente avevano il potere di legiferare su qualsiasi materia. Nella tarda età repubblicana alcuni ambiziosi generali come Mario o Pompeo si servirono dell’aiuto di tribuni per assicurarsi importanti comandi.
Trionfo. Grande celebrazione accordata dal senato a un generale di successo. Consisteva in una sfilata lungo la Via Sacra, la strada di Roma utilizzata per le cerimonie pubbliche, durante la quale venivano esibiti il bottino di guerra e i prigionieri, e che culminava nell’esecuzione rituale del capo nemico. Il comandante appariva su un cocchio vestito come Giove e, al suo fianco, uno schiavo reggeva sopra la sua testa una corona di alloro che simboleggiava la vittoria. Lo schiavo doveva sussurrare al generale di ricordarsi di essere un mortale.
Vessillifero. Legionario che portava l’insegna (signum) della centuria.
Vessillo. Bandiera di forma quadrata collocata in diagonale su un’asta. Serviva a segnalare la posizione del generale, ed era anche l’insegna portata da un distaccamento delle truppe. Il vessillo di un generale era di solito di colore rosso.