Papà insiste a chiamarmi “onorevole” davanti a Promezio, il filippino che ormai da alcuni anni, insieme alla moglie, aiuta mamma a fare le pulizie. Gli ho detto più volte di non chiamarmi così. Glielo dicevo già quand’ero deputata – «Che c’entra ora? Non è il luogo, non è il momento, non ha senso» –, figuriamoci adesso che parlamentare non lo sono più, la XVII legislatura è finita da un pezzo e sono tornata alla mia vita di prima; insegno e scrivo, e anche se sono una professoressa universitaria non mi presento mai così: io sono Michela, Michela e basta! Posso darti del tu? Ma sì, certo, ti pare?
Mi vergognavo tantissimo quand’ero bambina e papà trovava sempre il modo per ficcare dentro un discorso il fatto che fosse un “ordinario” – siamo in vacanza in Alto Adige, papà vuole farci fare una gita al di là del confine, arriviamo alla frontiera, c’è il controllo dei documenti, papà ha la carta d’identità scaduta, gli dicono che non lo possono far passare: «Sono professore ordinario di Economia politica alla Sapienza!». E ora che c’entra, penso io mentre sento il calore salirmi lungo le guance, che c’entra, papà! Non vedi che ci metti tutti in imbarazzo? «Capisco, professore» dice l’agente, «ma io non posso comunque farla passare...» E infatti, lo sapevo, perché insisti, papà?
«Una questione di generazione» commenta Jacques quando glielo racconto. «Un tempo, ai titoli, ci si teneva molto.» Ma era così, per mio padre? Era veramente solo una questione di generazione?
«Anch’io scrivo» ha detto una volta alla cardiologa – alla fine mamma è riuscita a convincerlo, «un semplice controllo, Ferruccio, ormai hai più di ottant’anni, meglio fare qualche accertamento, non trovi?». La dottoressa, prima di esaminarlo, gli ha domandato nome e cognome. «Ha detto Marzano? Marzano come Michela Marzano?»
«Michela è mia figlia, sì» si è intromessa mia madre. «La conosce?»
«Leggo tutto quello che scrive.»
Mamma si è emozionata. Si emoziona sempre quando sente parlare di me. Mi dice che sono la sua fierezza, che la ripago di tutto quello che la vita non le ha dato. Papà invece è rimasto alcuni istanti silenzioso. Poi, leggermente piccato: «Anch’io scrivo».
«Tuo padre è anziano» commenta Jacques quando glielo dico, «non ti fissare, lascia correre. È solo una questione di età.»