Quando ero piccolo, mia madre Maureen mi vestiva per la scuola e poi mi guardava ben bene. Non c’era granché da guardare. Lo strappo a elle che avevo sulla spalla l’aveva sistemato lei, con i suoi famosi “punti invisibili”… invisibili più o meno come il lavoretto che aveva in fronte Frankenstein. I buchi nei gomiti del maglione di lana me li aveva chiusi con dei rammendi… un’arte agonizzante, quella del rammendo, se non già morta. Mia madre era bravissima con il mezzopunto diagonale, e la cosa era sotto gli occhi di tutti, perché il filo blu marino un po’ si notava sul verde del maglione, così come sul grigio dei calzini che portavo. I quali calzini erano isolati dai buchi che avevo nelle scarpe grazie a un pezzo di linoleum che mi aveva messo lei. Le suole magari erano un po’ consunte, ma le scarpe scintillavano, tanto le lucidava. E così me ne stavo in piedi davanti a lei, con i vestiti tenuti insieme dalla sua abilità, ma pulitissimi. Con le scarpe isolate da un pezzo di pavimento di chissà chi, ma lucide, e con addosso l’odore di sapone all’acido fenico che mia madre aveva usato per lavarmi da capo a piedi. Lo scolaro fatto di toppe. Tenendo presente tutto questo, le ultime parole che mi diceva tutte le mattine erano ancora più sbalorditive. Sorrideva, mi dava un buffetto sulla guancia, mi guardava dritto negli occhi e mi diceva: «Brendan, tu puoi fare qualsiasi cosa, qualsiasi cosa, bambino mio».
Ho smesso di andare a scuola a dodici anni. Mia madre se n’è andata di mattina: avevo ventotto anni. Aveva appena portato mio figlio Danny di dieci mesi a fare il sonnellino di metà mattinata. Lui si addormentò, e anche lei. Non posso spiegarvi, in una sola pagina, che donna meravigliosa fosse, ma vi prometto che un giorno lo farò. Dei miei tre figli, l’unica che l’ha davvero conosciuta è la femmina, Fiona, che la adorava, e in lei rivedo talmente tante cose di mia madre che mi si scalda il cuore.
Mia madre non è e non era Agnes Browne. Ma avevano una cosa in comune. Credo che sia un tratto caratteriale che hanno solo le donne, ed è questo: anche quando gli crolla il mondo addosso, continuano a credere che i loro sogni si avvereranno.
Una mattina misi alla prova la promessa di mia madre. Lei come al solito disse: «Tu puoi fare qualsiasi cosa…» e io le chiesi: «Mamma, posso volare?» Lei sorrise e disse: «Certo che sì. Allarga le braccia, impegnati e aspetta, e ti prometto che un giorno o l’altro imparerai a volare». Quando è morta facevo il cameriere. Dopo la sua morte ho scritto cinque romanzi, quattro commedie e due sceneggiature, ho realizzato una mia serie televisiva, ho recitato in otto film e ho fatto spettacoli comici dal vivo davanti a un milione di persone, in tre continenti. Lei tutto questo non l’ha visto. Alla fine di ogni spettacolo dal vivo, quando gli spettatori si alzano in piedi ad applaudire, è una sensazione meravigliosa, e mi piace da morire. Il pubblico sorride e mi acclama, e non mi sente dire sottovoce all’aria che sale verso il cielo: «Guarda, mamma, volo».
Brendan O’Carroll
Dublino, 2002