Capitolo Quattro

Il mattino seguente, la signora Grough dovette chiamarli quattro volte perché si svegliassero. E fu solo quando iniziò a passare l’aspirapolvere proprio accanto all’orecchio di Joe, che il bambino, finalmente, si trascinò fuori dal caldo bozzolo del suo letto.

«Non credo di riuscire a sopportarla per tre giorni» disse alla sorella, mentre, con la vista ancora annebbiata, barcollava giù per le scale verso una squallida colazione a base di porridge annacquato.

Tuttavia non fu quello l’aspetto peggiore, bensì il flusso incessante di ordini che provenivano dalla signora Grough:

«Via i gomiti dal tavolo.»

«Sedetevi dritti. Incurvarsi fa male alla schiena.»

«Non si parla con la bocca piena. Non voglio vedere le vostre viscere.»

Dopo la colazione, dovettero lavare le ciotole e la pentola del porridge, i cui rimasugli erano ormai praticamente incollati sul fondo.

«Questa è impossibile da pulire. Comunque, abbiamo una lavastoviglie, sa, signora G» commentò Joe.

«Sono la signora Grough, non la signora G. E abbiamo due lavastoviglie: si chiamano Aisling e Joe» ribatté la donna.

«Credo volesse fare una battuta» sussurrò Aisling.

«Esilarante» brontolò Joe.

Dalla porta sul retro, si udì qualche lamento e un rumore di zampe che grattavano sul legno.

«Hudson!» esclamò Aisling.

La bambina si precipitò ad aprire, ma la tata la fermò.

«Non pensarci nemmeno» le ordinò.

«Allora, cosa fa per divertirsi, signora Grough?» chiese Joe, pensando che in fondo quella donna non potesse essere sempre così rigida e inflessibile.

«Divertimento? Non ne vedo il senso» rispose lei.

Quando fu fuori portata d’orecchio, Joe si rivolse alla sorella.

«Forse un piccolo scherzo non sarebbe poi così male, dopotutto» ammise.

Dopo pranzo, la signora Grough si sedette sulla comoda poltrona di pelle della mamma per godersi la pausa di quattordici minuti esatti programmata nel suo diario la sera precedente. Era dalla fine dell’estate del 2009 – anno in cui si era ammalata gravemente e riusciva a eseguire solo duecentoquattordici delle sue duecentocinquanta flessioni giornaliere – che non sgarrava i suoi orari. Era immersa nella lettura di un libro sui Navy Seals, quando Aisling e Joe arrivarono con un vassoio carico di un grande assortimento di biscotti deliziosi, una tazza fumante di cioccolata calda e una ciotola apparentemente ricolma di zucchero.

Quello che la signora Grough non sapeva era che Joe vi aveva aggiunto molto sale, quindi ora nella ciotola c’era più sale che zucchero. Il bambino non vedeva l’ora di assistere alla sua reazione: finalmente ci sarebbe stato da ridere!

«Cos’è tutto questo?» domandò la donna.

«Le abbiamo preparato una cioccolata calda» rispose Aisling.

«Perché siamo gentili» aggiunse Joe.

«Chi si loda si imbroda, dice il proverbio» commentò burbera la bambinaia. «Di norma, non cedo alle tentazioni in questo modo.»

«Se lo merita. Ha lavorato sodo» mormorò Joe. «Ed è Natale. A tutti è concesso uno strappo alla regola in questo periodo dell’anno.»

«Come ti ho già detto, Joseph, il Natale inizia il giorno di Natale. Ai miei tempi era così e non c’era niente di sbagliato in questo. Adesso invece la televisione trasmette le pubblicità natalizie già dopo Halloween e alcune persone cominciano con le decorazioni a metà novembre. Che assurdità, inoltre…»

«Quanto zucchero vuole?» la interruppe Aisling. «Due cucchiaini? Tre?»

«Perché non facciamo quattro?» rispose la signora Grough.

Fratello e sorella si scambiarono un’occhiata e si sforzarono di non ridere. Quattro cucchiai di sale? Sarebbe stato uno spasso.

Aisling li mise nella tazza. Subito dopo, sia lei sia Joe fecero un passo indietro e osservarono la signora Grough che beveva il suo primo sorso di cioccolata calda. E poi il secondo. Non ci fu alcuna reazione. Be’, una sì: un sorrisetto soddisfatto. A quanto pareva, quella donna si stava divertendo! Aveva svuotato la tazza in un battibaleno.

«Deliziosa» disse. «Buona idea aggiungere il sale. Si sposa bene con il cioccolato. Ora lasciatemi in pace. Ho ancora otto minuti e quarantacinque secondi di pausa prima del pisolino pomeridiano e mi piacerebbe leggere il mio libro.»

I bambini erano rimasti a bocca aperta. Non potevano credere a quello che avevano appena visto! Come aveva fatto a mandare giù quella roba? Doveva essere stata disgustosa. Oh, be’, in ogni caso non avrebbero permesso a un fallimento di scoraggiarli.

la signora Grough beve la cioccolata calda salata davanti a  Aisling e Joe

Sfortunatamente per loro, anche lo scherzo seguente fu un insuccesso. Joe aveva coperto il rubinetto della cucina con il nastro adesivo, lasciando solo un pertugio per far uscire una quantità minima di acqua.

«Quando la signora G aprirà il rubinetto, l’acqua schizzerà ovunque e la inzupperà» disse convinto. «Così saprà che siamo due ossi duri.» Rimasero nascosti nel soggiorno per un bel pezzo, rannicchiati dietro al divano, in attesa che la tata andasse in cucina a preparare loro una cena salutare-e-schifosa. Il pensiero di quella donna che strillava dopo aver aperto il rubinetto li faceva già ridacchiare sotto i baffi. La sentirono armeggiare e muoversi ai fornelli finché, finalmente, udirono l’acqua sgorgare dal rubinetto. Non ci furono strilli o urla, però, e la signora Grough era perfettamente asciutta, quando lasciò la cucina, pochi istanti dopo, passando loro davanti.

«Devi aver sbagliato qualcosa» sbuffò Aisling.

«Impossibile. L’ho fatto centinaia di volte e ha sempre funzionato» rispose Joe.

I due si precipitarono a controllare il rubinetto: il nastro era ancora lì. Così Joe tirò completamente la leva del miscelatore per capire che cosa non avesse funzionato. L’acqua schizzò da tutte le parti, dal pavimento alla parte superiore del frigorifero, inzuppando fratello e sorella dalla testa ai piedi.

«Come ha fatto a non bagnarsi? Nessuno c’era mai riuscito» ansimò Joe. «È come se fosse preparata a tutto.»

«Okay, signora Grough» bisbigliò Aisling tra sé «ti sei aggiudicata anche questo scontro, ma non puoi vincere sempre.» Invece, a quanto pareva, poteva eccome. Nelle ore successive, ogni scherzo dei bambini fu una disfatta: il latte alla colla, il dentifricio surgelato, la poltiglia di lamponi e mirtilli. La loro tata era sempre un passo avanti e non ci volle molto tempo prima che Joe si stancasse.

«È ora di arrendersi. È troppo per noi, Ash. E se continuiamo, finiremo per combinare qualcosa di veramente stupido o grave. Ci giocheremo il Soccer Blaster X e l’Electric Robot Da…»

«Lo so, lo so» tagliò corto Aisling, sebbene non volesse tirarsi indietro. Non era nella sua natura e non le sembrava giusto.

Prima di cena, la signora Grough li fece accomodare al tavolo del soggiorno.

«È ora di fare due chiacchiere: è chiaro che non avete prestato abbastanza attenzione alle Regole & Regolamenti. Speravo che non si sarebbe arrivati a questo perché, anche se sono severa, mi piace pensare a me stessa come a una persona giusta. Ma dal momento che avete deciso di trasformare la nostra collaborazione in una battaglia…»

Joe era preoccupato. Oltre ad avere fiuto per i guai, aveva anche orecchio per le sgridate e sapeva già come sarebbe andata a finire quella ramanzina.

«Non vogliamo una battaglia. Era solo qualche stupido scherzo innocente. Perché siamo stupidi. Già, dei veri stupidoni. Lei…»

«Smettila, Joseph, ti stai rendendo ridicolo. Come ti ho detto prima, io vinco sempre. Dopotutto, sono una babysitter d’élite e ho alcune abilità particolari. Abilità che ho acquisito nella mia lunga carriera e che mi rendono un incubo per i bambini come te. Questi stupidi scherzi sono uno spreco di tempo per me e per voi, e vi sono appena costati la possibilità di usare Internet.»

«Che cosa?»

«Niente Internet o televisione per il resto del mio soggiorno.»

«Non può farlo!» protestò Aisling.

«Posso e l’ho appena fatto. Desideri forse un’ulteriore punizione? No? Molto bene. Ora portate il cane a fare una passeggiata.»

«Da soli?» chiese Joe.

«Sì. Ho ideato un percorso sicuro, che, allo stesso tempo, promuove l’indipendenza dei bambini.»

«Non so di cosa lei stia parlando» borbottò Joe.

«Portatelo a fare una passeggiata e basta» sospirò la signora Grough, porgendo ad Aisling una mappa del quartiere disegnata a mano, contrassegnata con un codice colore, con frecce che indicavano il percorso dall’inizio alla fine. «E ricordate: superate il limite ancora una volta e ci saranno problemi. È chiaro?»

«Sì, signora Grough» risposero in coro Aisling e Joe.

Non erano contenti, ma sapevano di doversi attenere alle sue regole, se volevano ricevere i regali di Natale che tanto desideravano.

Sfortunatamente per loro, il giorno successivo tutto andò a rotoli.