«È stato un incidente» disse subito Joe.
«Un incidente?» domandò la signora Grough, dirigendosi al piano di sotto. «Ma davvero? Un cane è entrato accidentalmente in casa, poi è entrato accidentalmente nella mia stanza, dove ha accidentalmente mangiato la mia valigia?»
«Non ha mangiato tutta la valigia» disse il bambino.
«Una valigia che avevo da ventisei anni» precisò la donna.
«Quindi è proprio vecchia. Bene. Gliene procureremo una nuova, signora Grough. Nuova di zecca. Stupenda. Ho un euro e cinquanta centesimi. Quanto costa una valigia? Dieci euro? Prenderò il resto da qualche parte. Hai dei soldi, Ash?»
I bambini seguirono la tata in cucina.
«Cosa avevo detto riguardo al cane?»
«Che non gli è permesso entrare in casa» rispose Aisling. «Ma faceva freddo ed è piccolo e…»
«E cosa avevo detto della mia stanza?»
«Che non dovevamo metterci piede» rispose Joe.
«Esatto, proprio così. Ma voi non siete riusciti a seguire un’istruzione tanto semplice. Ieri vi avevo avvertiti e oggi scoprirete che le azioni hanno delle conseguenze.»
«Conseguenze? Cosa sarebbero le conseguenze? Le conseguenze sono negative, Ash?»
«Di sicuro non sono positive» gli rispose Aisling.
A differenza del fratello, non aveva intenzione di piagnucolare o lamentarsi. Qualunque punizione la signora Grough avesse loro inflitto, lei l’avrebbe affrontata a testa alta. Pulire la canna fumaria con una paglietta? Spazzare la neve dal prato e poi tosare l’erba con il tagliaunghie? Strofinare il water con uno spazzolino da denti? Avrebbe fatto tutto ciò che le veniva richiesto senza battere ciglio. Sissignore, la signora Grough non avrebbe sentito nemmeno un soffio da parte sua. Le avrebbe mostrato di essere forte quanto qualsiasi militare.
«Cosa sta facendo?» sussurrò Joe alla sorella.
La signora Grough si sedette al tavolo della cucina e prese dalla borsetta un lussuoso set da lettera vecchio stile. Si fermò per un istante a riflettere, poi scrisse per qualche minuto. Quindi, soddisfatta di ciò che aveva messo nero su bianco, piegò la lettera in due e la mise in una busta color avorio. Infine appose un timbro nell’angolo in alto a destra, dopodiché scrisse l’indirizzo.
Joe non poteva credere ai suoi occhi.
«Oh, no» gemette. «No, no, no, no, no. Questa cosa è brutta, è molto, molto brutta.» Aisling dovette spingere da parte suo fratello per vedere, e allora sbiancò. L’indirizzo era di due righe, chiaro e semplice:
EGREGIO SIGNOR BABBO NATALE
POLO NORD
Sentì lo stomaco sprofondare fino alla punta dei piedi e pensò di essere lì lì per vomitare. Era uno scherzo, vero? La signora Grough non poteva osare tanto.
La donna si alzò, si infilò il cappotto e le scarpe, si mise la borsetta al braccio e lasciò la casa senza aggiungere altro.
«È andata via…?» domandò Joe.
«Direi proprio di sì» rispose Aisling.
Le corsero dietro. Quella donna era veloce, camminava con il mento sollevato e il passo sicuro. Aisling e Joe corsero lungo la strada innevata finché non la raggiunsero.
«Immagino che vi starete chiedendo cosa c’è nella lettera» disse lei, senza nemmeno guardarli, mentre i due le saltellavano intorno. «È abbastanza semplice. Ho raccontato a Babbo Natale quanto vi siete comportati male. Gli ho suggerito di non inserirvi nella lista dei bambini buoni quest’anno.»
«Nooooooo» gridò Joe. «Se saremo sulla lista dei cattivi non riceveremo nessun regalo. Lei non capisce cosa sta facendo, signora Grough: ci sta rovinando il Natale!»
«Al contrario, so esattamente cosa sto facendo, Joseph.»
La strada stava diventando più affollata e i passanti si dedicavano agli acquisti degli ultimi giorni. Qualcuno, evidentemente già soddisfatto delle proprie compere, si fermò a osservare il dramma in pieno svolgimento.
«È stato un piccolo errore. Un piccolissimo, minuscolo errore» la supplicò Joe.
«Hai permesso al cane di entrare in casa. Sei entrato nella mia stanza. E hai cercato di nascondermelo.»
«Tre piccoli errori.»
«E gli scherzi?»
«Cinque piccoli errori. Forse sei. Ma non più di sette.»
«Non è stata colpa di Joe, ma mia. Io ho fatto entrare Hudson. Io sono entrata nella sua stanza. Non punisca mio fratello» intervenne Aisling.
«Sì, non punisca me, ma Aisling!» strillò Joe.
«Eravate entrambi nella mia stanza, quindi vi ritengo entrambi responsabili.»
«Saremo obbedienti, faremo quello che vuole» la implorò Joe. «Per i prossimi dieci anni.» Forse era un periodo troppo lungo?
«Be’, non dieci anni, ma per il prossimo anno sì. Le prepareremo la cena!»
Cosa piace agli adulti? Pensa, Joe, pensa. Roba noiosa. Ecco, agli adulti piacciono le cose noiose.
«Cambieremo i copripiumini e parleremo di quanto costa un litro di latte e, e…»
Avevano raggiunto una cassetta della posta. La signora Grough si fermò e li guardò negli occhi.
«Vedo che sei sincero e lo apprezzo» disse. «Ma sembri anche credere di poterti cavare d’impaccio a tuo piacimento. A volte, le lezioni che ci avvantaggiano maggiormente nella vita sono quelle più difficili da imparare. Mi ringrazierai per questo tra vent’anni.»
«Quando avrò trentanove anni? Babbo Natale non verrà a trovarmi quando sarò vecchio!»
La signora Grough alzò gli occhi al cielo. Scarse capacità matematiche: un altro problema dei bambini moderni, pensò.
«Le laverò la macchina… Oh, aspetti, è venuta a piedi. Le luciderò le scarpe e brilleranno tanto che ci si potrà specchiare. Saranno così lustre che riuscirà anche a vedere tutte le sue rughe. E… visto che le piacciono le buone maniere e cose del genere, darò a zia Dee un bacio sulla guancia ogni volta che la incontro» continuò Joe.
Odiava baciare zia Dee più di qualsiasi cosa al mondo, quindi sarebbe stato un sacrificio enorme, che in ogni caso non fu sufficiente a fermare la signora Grough.