Capitolo Sette

Aisling era più turbata di quanto non fosse mai stata in vita sua, ma non aveva alcuna intenzione di darlo a vedere alla signora Grough. Tenne la testa alta e, sebbene sentisse le lacrime accumularsi agli angoli degli occhi, le trattenne.

La reazione di Joe fu un po’ meno dignitosa. Si lanciò verso la cassetta delle lettere con il braccio destro teso, come un supereroe in procinto di decollare. La sua mano si infilò nello sportellino e l’arto affondò fino alla spalla.

«Ecco, questa sì che è stata una mossa stupida» disse qualche minuto dopo. «Non trovo la lettera e il braccio si è incastrato.» La signora Grough emise un’esclamazione di disapprovazione. «Non hai un po’ di orgoglio, ragazzo?»

«Chiaro che no» rispose lui, nonostante il crescente imbarazzo, ora che i passanti avevano cominciato a ridere, indicandolo. Una bambina della sua classe gli fece il pollice in su come sostegno morale, ma poi scattò una foto con il telefonino dei genitori.

«Liberati immediatamente e seguitemi a casa» disse gelida la signora Grough, girando i tacchi per incamminarsi.

Per fortuna, in quel mentre arrivò un postino e, con il suo aiuto – ma anche con un po’ di olio da cucina e di burro provenienti dal negozio di alimentari accanto – Joe fu libero, con suo grande sollievo. Adesso, tuttavia, la sua giacca puzzava non poco.

«Sei uno che spedisce lettere con grande entusiasmo» gli disse il postino. «Mi piace, soprattutto considerato che alla maggior parte dei giovani non importa più molto della corrispondenza. Ormai sono tutti tablet, telefoni e sciocchezze elettroniche. Ma dimmi: qual è il problema? Una lettera dell’ultimo momento a Babbo Natale?»

Joe cerca di recuperare la lettera dalla buca mentre Aisling cerca di trattenerlo

«Sì, ci siamo dimenticati di spedirla e alla fine l’abbiamo scritta così in fretta che non abbiamo chiesto…» cominciò Aisling, mentre un’idea cominciava a prendere forma nella sua mente. «…non abbiamo chiesto un regalo per i nostri genitori. Sono meravigliosi e ci teniamo tantissimo a fare loro un dono come si deve. Li adoriamo!»

«Eh?» fece Joe. Poi però le resse il gioco. «Oh, già, giusto. Non è che ci interessi la roba per noi. È quella per gli altri che conta.»

«Che bravi, così premurosi!» si congratulò il postino. A quel punto, prese una chiave e aprì lo sportellino della cassetta delle lettere.

«Già, io sono proprio così: premurosissimo» annuì Joe. «Papà mi dice sempre che passo troppo tempo a pensare agli altri, che dovrei essere un po’ più egoista. E io gli rispondo…»

Aisling gli diede una gomitata nelle costole e gli fece una smorfia per dirgli che stava indorando troppo la pillola. Il postino intanto cominciò a mettere la corrispondenza in un grosso sacco marrone. Il cuore di Aisling fece una capriola quando la ragazzina vide la lettera, su cui spiccava la grafia ordinata della signora Grough, sopra una pila di auguri natalizi dell’ultimo minuto.

«Eccola!» urlò, indicandola. «Possiamo riaverla così la modifichiamo?»

L’espressione gioviale del postino, tutto d’un tratto, si fece molto seria.

«Rivolete la vostra lettera? Oh, no, signorina. Assolutamente no. Una volta che una busta viene imbucata, non può essere ritirata. Deve essere recapitata all’indirizzo in evidenza. È la legge. E noi postini prendiamo il nostro lavoro con estrema responsabilità.»

«Ma è proprio lì. La vedo. Potrei allungare la mano e prenderla…»

«Quando ho detto no, intendevo proprio no» ribadì il postino, chiudendo il sacco con un gesto plateale. «Ora, se volete scrivere una nuova lettera, sono certo che Babbo Natale la leggerà più che volentieri.»

«Ma certo, ecco, scriveremo un’altra lettera che cancelli quella della signora G!» sussurrò Joe alla sorella. «Diremo a Babbo Natale che l’ha spedita per scherzo e che…»

«Anche se» iniziò il postino sfregandosi il mento «pensandoci bene, questo è l’ultimo lotto di posta che raggiungerà la sua destinazione prima di Natale. Se spedite la vostra lettera più tardi, in giornata, dovrebbe arrivare il 27 di dicembre, forse il 28.»

«Ma è troppo tardi. Fra meno di due giorni sarà Natale!»

«Già. Mi dispiace» continuò il postino, prima di issarsi il sacco su una spalla e di allontanarsi fischiettando allegramente.

Fratello e sorella si incamminarono verso casa, senza nemmeno godersi lo scricchiolio della neve sotto i piedi.

«Sta succedendo davvero o è solo un incubo?» domandò Joe. «Ha veramente scritto a Babbo Natale per dirgli che siamo stati cattivi? Non posso crederci. Ho sentito di altra gente che fa cose del genere e so che i genitori usano da sempre la minaccia: “Se non ti comporti bene, scriverò a Babbo Natale e non riceverai alcun regalo”. Ma uno non pensa mai che possa succedergli davvero. Solo che questa volta è accaduto.» Era profondamente dispiaciuto per se stesso. Nel frattempo, il cervello di Aisling girava a migliaia di chilometri al secondo.

«Non è ancora finita» disse. «È solo una lettera. Basterà far sapere a Babbo Natale che meritiamo i nostri regali.»

«Secondo te funzionerà?» domandò Joe, illuminandosi un pochino all’idea che non tutto fosse perduto.

«Decisamente. Non siamo mai stati nella lista nera prima d’ora. Non appena Babbo Natale capirà che è stato tutto un grosso errore, ogni cosa si sistemerà.» «Okay, bene. Ma come facciamo a metterci in contatto con lui? Pensa, Joe, pensa. Ci sono! Perché non gli mandiamo un’e-mail? Secondo te Babbo Natale ce l’ha un indirizzo e-mail? Quale sarà?»

«Non importa. Non abbiamo Internet, ricordi? La signora Grough ce l’ha vietato. E non possiamo usare il computer di mamma e papà. È nel loro ufficio, che è chiuso a chiave.»

«Potremmo manomettere la serratura.»

«Sai manomettere una serratura?»

«No, ma potrei capire come fare. Sono molto furbo.»

«Sei appena finito con un braccio incastrato nella cassetta della posta.»

«Oh, sì, è vero. Forse non sono così furbo, in fin dei conti.»

«C’è ancora della vernice rossa in garage?» domandò Aisling.

«Parecchia. Soltanto mezzo barattolo è finito in testa alla signora Doyle, quella volta, il resto è ancora tutto lì. Perché?»

«Mi è venuta un’altra idea!» Quando arrivarono a casa, la signora Grough si era imbarcata nella sua sessione pomeridiana di esercizi militari. E sebbene fosse a tre quarti della routine, non aveva ancora iniziato a sudare. Aisling e Joe sapevano che presto si sarebbe seduta sulla poltrona della mamma a leggere un libro e poi avrebbe schiacciato un sonnellino di mezz’ora per rigenerarsi. Era a quel punto che avrebbero avuto il tempo di agire.