Mentre la signora Grough russava placidamente dopo i suoi esercizi, Aisling, Joe e Hudson andarono in garage. Faceva molto più freddo che in casa e i loro respiri si trasformavano in piccoli sbuffi bianchi. Joe era in ginocchio sul pavimento di cemento, davanti a un grande lenzuolo bianco, che aveva trovato steso ad asciugare nel sottoscala. Aveva usato l’ultima latta di vernice rossa per scriverci sopra un messaggio a caratteri cubitali:
«Igora? Abbiamo fato i bravi?» lesse Aisling. «La tua ortografia è terribile. Ma dovrebbe funzionare lo stesso, spero.» La ragazzina iniziò ad asciugare la vernice con il suo piccolo asciugacapelli giallo, sperando che il rumore non svegliasse la signora Grough.
«Non capisco davvero come possa funzionare» borbottò Joe.
Aisling spense l’asciugacapelli. «Domani è la Vigilia. Legheremo questo lenzuolo sul tetto e, quando Babbo Natale volerà sopra casa nostra con la sua slitta, vedrà il messaggio e si renderà conto che meritiamo i nostri doni.»
«Sei un genio!» esclamò Joe. «Lo mettiamo sul tetto adesso?»
«No, la signora Grough se ne accorgerebbe. Lo metteremo all’ultimo minuto. Ma forse dovremmo allenarci ora, così domani sera ci impiegheremo meno tempo.»
«Tu pensi a tutto, Ash» trillò Joe.
Si misero al lavoro ed erano così eccitati dalla prospettiva di successo del piano che si dimenticarono di indossare i guanti. Presto si ritrovarono con le mani gelate, ma non importava.
Mentre Hudson supervisionava, legarono un pezzo di corda blu a ciascun angolo del lenzuolo, quindi lo portarono nel giardino sul retro.
«C’è un po’ d’aria» disse Joe mentre il lenzuolo svolazzava davanti a lui. Prima aveva nevicato, ma ora il cielo era coperto e si era alzato il vento. Alcune delle renne e degli allegri Babbo Natale che decoravano i giardini dei vicini avevano cominciato a tremare e a ondeggiare.
«Bau!» abbaiò Hudson, come per dire al vento di stare alla larga dai suoi amici.
Loro guardarono il tetto. Era alto; le tegole coperte di ghiaccio e neve apparivano scivolose. Il pensiero di salire lassù li rendeva nervosi. Ma Aisling non si sarebbe lasciata fermare dalla paura.
«Ci servirà una scala!»
«Ci penso io» rispose Joe, precipitandosi verso il garage.
Un guaito di Hudson lo bloccò, obbligandolo a voltarsi: una folata di vento aveva gonfiato il lenzuolo, sollevandolo in aria. Aisling era aggrappata alla corda blu, ma il maltempo, ora, minacciava di rendere vano il loro duro lavoro.
«Non restare lì impalato, Joe. Aiutami!»
Il fratello tornò appena in tempo per afferrare l’altro capo della corda. Tuttavia, il lenzuolo ormai sbatteva e schioccava per il giardino, trascinandoli a destra e a sinistra, mentre i loro piedi creavano solchi nella neve. Ma i due non lasciarono la presa. Hudson decise che era ora di aiutare i suoi amici e balzò ad afferrare tra i denti un terzo pezzo di corda.
«Bravo, piccolo» gli disse Aisling. «Sei un cane intelligente!»
«Hmmmmppph» concordò lui.
«Abbiamo rischiato» commentò Joe «ma, per fortuna, adesso è tutto sotto controllo.» Si sbagliava. All’improvviso, il lenzuolo decollò come un aquilone a forma di razzo, lanciato nel cielo invernale da una potente raffica di vento, trascinando in alto con sé un cane e due bambini. In pochi secondi, stavano sorvolando le strade e i tetti innevati della città.
«Non lasciamo la presa! Teniamoci stretti» gridò Aisling mentre venivano sballottati da ogni parte.
«Non siamo mica idioti!» gridò di rimando Joe. «Certo che non lasceremo la presa!»
«Rrrrrghhhhh» concordò Hudson.
Nel frattempo, guardando giù, notarono che, nella strada sottostante, un vicino stava scaricando la spesa dal bagagliaio dell’auto.
«Salve, signor Quigley» gridò Joe.
L’uomo alzò lo sguardo – perso nei suoi pensieri, chiedendosi se avrebbe dovuto comprare un barattolo di salsa di mirtilli rossi in più solo per essere tranquillo –, quindi sorrise distrattamente e fece un cenno con la mano.
«Oh, ciao, Joe! Ciao, Aisling. E ciao anche a te, piccolo Hudson… se non sbaglio» disse cordiale. «Buon Natale a voi e famiglia!» Poi gli venne in mente che dei bambini e un cane che volavano non era una cosa normale e iniziò a farsi prendere dal panico. Indicò in alto, saltellando su e giù come se non sapesse cos’altro fare.
«Aiuto, aiuto. Guardate! Là in cielo» gridò ai passanti. «I miei vicini stanno volando… su un lenzuolo con una goffa scritta rossa… o su una specie di tappeto magico fuori controllo. Chiamate la polizia, l’esercito, l’aeroporto! Chiamate qualcuno, insomma!»
Un istante prima che altri potessero alzare lo sguardo, una nuova, potente raffica spinse i tre malcapitati oltre la chiesa, quindi scomparvero, lasciando il signor Quigley confuso, a chiedersi se la vista lo avesse ingannato.
A venti metri di altezza, i nostri eroi volteggiarono e andarono in picchiata, del tutto fuori controllo, con i capelli svolazzanti e le braccia doloranti mentre si aggrappavano alle corde con tutte le loro forze. Solo Hudson sembrava divertirsi.
Tutto appariva distante e strano, da quel bizzarro punto di vista. Aisling e Joe scorsero frisbee e altri giocattoli incastrati sui tetti, case con giardini anteriori perfettamente ordinati e giardini posteriori perfettamente caotici. Notarono un gruppo di bambini dell’età di Aisling che si lanciavano giù per Tuckey’s Hill usando sacchetti neri di plastica lucida come slittini di fortuna. Si trovarono faccia a faccia con un corvo grigio e grassoccio stupito di incontrare umani là nel cielo e che dovette beccarsi il piumaggio per assicurarsi che non fosse un sogno.
Continuarono a volare, oltre il centro della città e poi fuori, verso i complessi residenziali e gli appartamenti di periferia. Alla fine, il vento cominciò a calmarsi.
«Stiamo per atterrare. Dobbiamo farlo con attenzione, se non vogliamo schiantarci contro un edificio» gridò Aisling.
Mentre le raffiche e le folate si attenuavano a poco a poco, fino a diventare una brezza leggera, i tre iniziarono a fluttuare verso un complesso residenziale, dove le case erano molto più piccole della loro e ogni cosa sembrava essere stata schiacciata per occupare meno spazio.
C’erano decorazioni natalizie nella maggior parte dei giardini e allegri orsi polari, pupazzi di neve e pinguini alle finestre. Molte abitazioni avevano ghirlande sulla porta d’ingresso e luci scintillanti lungo il bordo del tetto. Ma ce ne erano due affiancate, annidate in un angolo e distanti dalle altre, che si distinguevano per la mancanza di decorazioni. Apparivano cupe, ed era proprio verso una di queste, l’ultima a sinistra, che i nostri eroi si stavano dirigendo.
Sul lato opposto, si vedeva un boschetto con alberi spogli per l’inverno. Poco oltre, c’erano i campi e le colline ricoperti di bianco dove finiva la città e iniziava la campagna, ma Aisling non pensava che sarebbero stati in grado di arrivare così lontano.
«Se andiamo più in alto, forse possiamo sorvolare il bosco!» gridò.
In effetti, la zona sembrava adattarsi meglio a un atterraggio sicuro rispetto a un tetto. Joe strinse le labbra e prese a soffiare sul lenzuolo per farlo salire più in alto. Con sua sorpresa, l’iniziativa non ebbe successo.
Erano a dieci metri di altezza e a venti dalla casa, quando la porta d’ingresso si aprì e ne uscì un ragazzone, con i capelli che si potevano definire soltanto “arrabbiati”. Aisling e Joe lo riconobbero subito. Era Victor Loozer, il bullo della scuola, il ragazzo che, secondo le voci di corridoio, aveva battezzato i suoi pugni Colpomortale e Punitore.