Capitolo Tredici

Joe spalancò la bocca. Non poteva crederci, ma era lì, davanti ai suoi occhi. Victor lo aveva fatto, lo aveva fatto davvero.

«È assurdo! Finiremo in prigione per questo!»

«Di cosa stai parlando? Perché dovremmo finire in prigione?» domandò Victor.

«Hai rubato la lista di Babbo Natale!»

«Non l’ho rubata. L’ho presa in prestito e la restituirò il giorno dopo Natale.»

«Abbiamo derubato Babbo Natale!» Joe parlava agitando le braccia, nel panico. «Siamo i bambini più terribili in assoluto. E non intendo in senso buono!»

«Perché continui a parlare di rubare? Non abbiamo rubato niente. L’abbiamo presa in prestito.» Il viso di Victor si fece rosso come una barbabietola. «Non capisci la differenza?»

«Sssh» implorò Aisling.

«La smetti con questo sssh…»

Ma a quel punto, lo udirono tutti: il trambusto della signora Grough che si muoveva al piano di sopra. Al che si zittirono subito. Per un minuto buono, rimasero immobili come statue.

Quando i rumori cessarono e loro furono certi che la donna si fosse riaddormentata, ripresero a parlare con bisbigli concitati.

«Pensavo che sareste stati contenti» disse Victor. «Senza lista, Babbo Natale non si ricorderà i nomi dei bambini che non dovrebbero ricevere i regali. Il che significa che voi avrete ciò che desiderate.»

«Mi sembra una buona idea» disse Aisling.

Victor si illuminò.

«No, è un’idea terribile» protestò Joe. «La peggiore che io abbia mai sentito. Anche peggio di qualsiasi altra peggiore idea mai esistita. Dobbiamo restituire quella lista. Dobbiamo restituirla subito.»

«Forse prima dovremmo guardarla e poi decidere» propose Aisling.

Nei suoi occhi c’era quel bagliore di malizia che Joe conosceva bene. Lo stesso che spesso aveva causato problemi a casa. L’ultima cosa di cui avevano bisogno.

«Eh? Non se ne parla.»

«Questa è la lista di Babbo Natale. La lista ufficiale. Non vuoi vedere se ci sono i nostri nomi? Non sei un po’ curioso?»

«Curioso? Sai cos’è successo al gatto curioso?»

«No, cosa?»

«Non lo so, ma deve essere stato qualcosa di davvero terribile, altrimenti non esisterebbe il proverbio. Sai che…» Joe si interruppe. Non poteva credere ai suoi occhi. «La sta aprendo. Sta davvero aprendo quella lista!» Victor, con un tocco sorprendentemente delicato, tirò un’estremità del nastro. Il nodo si sciolse con un fruscio quasi impercettibile, lui appoggiò la fettuccia di raso sul tavolo e la pergamena cominciò a srotolarsi da sé. Quando era annodata nel suo bel fiocco, sembrava un elenco breve, di due o tre pagine, ma ora i tre amici si resero conto che era lunghissimo: un rotolo infinito che si allungava sempre più, serpeggiando elegantemente per tutta la cucina. La carta era pregiata e morbida al tocco: Victor teneva un’estremità fra il pollice e l’indice, mentre il resto della pergamena continuava a dispiegarsi e, quasi sotto l’influsso di una magia ancora più potente, ricoprì ogni cosa. Era dappertutto: sul tavolo, sopra e sotto le sedie, eppure, apparentemente, non toccava alcuna superficie. Una lista che all’inizio sembrava assai breve e che ora poteva contenere almeno un centinaio, forse un migliaio, magari persino un milione di nomi.

L’inchiostro era dorato e la grafia elegante, ma loro non riuscivano a leggere nessun nome. Era come se fossero scritti in una lingua sconosciuta. Tuttavia, ritrovarsi davanti a quella lista lunghissima non li mandò nel panico, invece ebbe l’effetto opposto: all’improvviso si sentivano calmi, rilassati e in pace.

«È bellissima» mormorò Aisling.

Joe e Victor erano rimasti senza parole, ma sui loro visi era dipinto un sorriso. Non avevano mai visto nulla del genere!

Proprio quando cominciavano a pensare che l’elenco avrebbe continuato a srotolarsi all’infinito, questo si bloccò e iniziò a danzare a mezz’aria, baluginando, brillando e lasciandosi dietro una scia di scintille incandescenti, come scampoli di una stella cometa.

E alla fine, come se ne avesse avuto abbastanza di essere ammirata, la pergamena cominciò a riavvolgersi, lentamente all’inizio, per poi aumentare il ritmo con rapidità ed efficienza, quasi fosse guidata da una mano invisibile. Appena ebbe terminato, il nastro rosso balzò al suo posto attorno alla carta in un nuovo fiocco e la lista sparì di nuovo nella tasca del cappotto di Victor.

«Sì, sapete, forse avete ragione: non dovremmo insistere» ammise Victor. «Penso che la cosa migliore sia restituirla.» Ma, prima che qualcuno potesse replicare, il bambino schizzò via di nuovo, precipitandosi oltre lo steccato, nel giardinetto del signor Quigley.

«Perché sta correndo…?»

«Voi due cosa ci fate in cucina a quest’ora?» tuonò la signora Grough.

Era sulla soglia, in vestaglia scozzese, ciabatte e retina per capelli.

Come ha fatto a scendere le scale tanto silenziosamente?, si domandò Joe. Nemmeno Hudson l’aveva sentita. È come un guerriero ninja, pensò il ragazzino.

La signora Grough si precipitò a chiudere la porta sul retro.

«E avete fatto anche uscire tutto il caldo. Bene, sentiamo qual è la vostra spiegazione.»

«Noi… ah, be’… abbiamo pensato che Hudson potesse sentirsi solo, così siamo scesi a raccontargli una storia della buonanotte.»

«Raccontare una storia a un cane? Una totale assurdità. Ora tornate a letto. Siamo nel cuore della notte.»

«Nel cuore della notte? Sono le nove e un quarto» borbottò Joe mentre tornavano di sopra.

Aisling non dormì bene. Aveva troppi pensieri per la testa. Vedere la lista aveva cambiato qualcosa dentro di lei. Prima era preoccupata di non ricevere regali, ma ora era diverso. L’ultima cosa che desiderava era di far arrabbiare Babbo Natale. Victor era stato spinto dalle migliori intenzioni, ma non avrebbe dovuto prendere quella pergamena. Joe aveva ragione al riguardo (del resto c’è una prima volta per tutto). Naturalmente, Victor non avrebbe preso la lista se lei non gli avesse chiesto aiuto, quindi, alla fine, la responsabilità era sua, giusto?

Tuttavia, si disse, niente di tutto ciò sarebbe successo se la signora Grough non avesse scritto a Babbo Natale, quindi in realtà se la colpa era di qualcuno, be’, era della loro babysitter. Pensare alla signora Grough le fece venire in mente la valigia rovinata. Anche quella era comunque colpa della tata, no? Se avesse permesso a Hudson di stare in casa, Aisling non lo avrebbe fatto entrare di soppiatto e la valigia sarebbe rimasta intatta. Sì, ecco, era tutta colpa della signora Grough.

Allora perché lei si sentiva tanto responsabile?

Doveva smetterla di pensare a quella donna: la lista era più importante. Dopotutto, non era nemmeno sicura che Victor avesse mostrato loro quella giusta. Conteneva davvero troppi nomi. Al mondo non potevano esserci così tante persone che scrivevano a Babbo Natale chiedendogli di mettere i propri figli nell’elenco dei cattivi.

E poi, all’improvviso, le si accese una lampadina. E se quello fosse stato l’elenco di tutti coloro che avrebbero ricevuto i regali? Se avesse contenuto i nomi, gli indirizzi e i doni che ciascun bambino doveva ricevere? Rubando la pergamena, avrebbero impedito a tutti i bambini del mondo di avere il proprio regalo? E se Babbo Natale non avesse più saputo dove andare e cosa donare a chi, e per colpa loro?

Oh, no, pensò Aisling, è un disastro. Avrebbero finito per rovinare il Natale a tutti. Dovevano trovare un modo per riconsegnare la lista a Babbo Natale l’indomani. Dovevano e basta, poi tutto sarebbe tornato alla normalità e ogni bambino avrebbe ricevuto il suo regalo. Tutti tranne lei, e forse Joe.

No, quella notte Aisling non dormì affatto.

Joe, d’altra parte, dormì come un sasso.