La mattina seguente era la Vigilia. Aisling, che non aveva dormito, era a malapena in grado di tenere gli occhi aperti; mangiò il suo porridge annacquato, poi chiese alla signora Grough il permesso di portare Hudson a fare una passeggiata.
«Ancora? Gli farai consumare le zampe» brontolò. «Potrete portarlo quando avrete terminato le faccende domestiche. Dovrebbero volerci solo tre ore, quattro se sarete lenti.» La donna notò lo sguardo mortificato negli occhi dei due bambini.
«Perché quelle facce? È solo un po’ di lavoro. E i vostri genitori torneranno tardi stasera. Dovreste essere contenti. O siete tristi perché vi mancherò, quando me ne sarò andata?» E subito aggiunse: «Era solo uno scherzo. Ho un buon senso dell’umorismo, come sapete».
«Era una bella battuta, signora G… voglio dire, signora Grough» convenne Joe. «Infatti sto ridendo.» Finite le faccende, venne l’ora di pranzo, ed era già l’una passata quando riuscirono a mettere un piede fuori di casa. Si incamminarono così velocemente che Hudson faticava a stare al passo.
«Pensi che Victor abbia tenuto la lista al sicuro?» domandò Aisling.
«Chissà! Potrebbe averla mangiata, potrebbe averci fatto l’aereo di carta più grande del mondo… qualsiasi cosa. Pensa alle marachelle assurde che ha combinato a scuola!»
«Sì, ma di molte abbiamo solo sentito parlare. Forse quelle storie non sono tutte vere. Tanti dicono che è terribile, ma a volte è gentile. E a Hudson piace davvero. Dimmi una marachella assurda che Victor ha combinato da quando abbiamo chiesto il suo aiuto.»
«A parte andare alla grotta di Babbo Natale e rubare una lista che nessun bambino nella storia del mondo ha mai rubato prima?»
«Sì, a parte quello» rispose Aisling. Parve riflettere per un istante. «Okay, forse hai ragione. Corriamo, più veloci.» Arrivarono a casa di Victor in un battibaleno e bussarono forte alla porta.
Venne a riceverli un omone che indossava una maglietta strappata e i pantaloni della tuta. Joe si chiese come fosse riuscito ad aprire, perché in una mano teneva un enorme hamburger e con l’altra si stava scaccolando il naso.
«Cosavolete?» grugnì.
«V-V-Victor è qui?» balbettò Joe.
«Chilovuolesapere?»
Joe non aveva idea di cosa avesse detto quell’uomo. Ancora una volta, la domanda gli era uscita dalla bocca tutta in una volta, come una sola, lunga parola.
«Siamo suoi amici. Della scuola» rispose Aisling.
Il tizio rimase così sorpreso che iniziò a esprimersi più lentamente.
«Amici? Victor non ha amici» disse, stringendosi nelle spalle. Poi gridò talmente forte che Hudson fece un salto in aria di almeno trenta centimetri. «VICTOR» ruggì alla fine, mentre alcuni pezzi di hamburger gli volavano via dalla bocca. «Cisonodeiragazzinicheticercano!»
Non li aveva invitati a entrare, quindi Aisling e Joe rimasero sulla soglia, al freddo, fino all’arrivo dell’amico. E capirono subito che c’era qualcosa in ballo. Gli occhi di Victor erano cerchiati di rosso… ed erano umidi. Per una volta, Joe non si sentì minimamente minacciato dal compagno.
«Pensavo che non sareste più venuti» mormorò lui. «È capitata la cosa peggiore di tutte. L’ho persa. Ho perso la lista di Babbo Natale.»