Aisling si chiese se stesse sognando. Faticava a tenere gli occhi aperti, ma le sembrava di sentire Babbo Natale! Era tutto vero?
Poi udì la voce della signora Grough. «Ciao, Babbo Natale.»
«Salve, signora Grough. È passato molto tempo dall’ultima volta che ci siamo incontrati» le rispose lui. «Com’è gentile da parte tua aiutarmi a riavere la mia lista.»
«Non c’è di che. Non so come sia successo. Devo averla presa distrattamente quando ho visitato la tua grotta.»
«Sì» concordò Babbo Natale. «Deve essere andata proprio così. Probabilmente eri venuta alla grotta sperando di recuperare la lettera che hai scritto in un momento in cui eri arrabbiata.»
«Mi sono pentita di averlo fatto non appena l’ho infilata nella cassetta della posta.» Aisling non poteva credere alle proprie orecchie. La signora Grough fingeva di essere responsabile della sparizione della lista e ammetteva persino che le dispiaceva di aver scritto la lettera! Stava cercando di tenerli fuori dai guai!
«Tu hai sbagliato, i bambini hanno sbagliato, ma in fondo, chi non sbaglia mai? Siamo solo umani ed è impossibile fare sempre la cosa giusta» continuò Babbo Natale.
«Ehi, ci sono anch’io, Babbo Natale» si intromise Jiggles.
«Ciao, Jiggles, amico mio. Che bello rivederti. Ho sentito cose meravigliose su di te.»
«Davvero?»
«Oh, sì. So quanto sei stato impegnato e quanto hai lavorato sodo. Grazie.»
«Sono stato felice di farlo» mormorò Jiggles. E si sentiva che era sincero.
«Temo però di avere un piccolo favore da chiederti, mio caro elfo. Sono spiacente di darti altre incombenze, proprio la Vigilia, ma a causa dei nostri… ritardi, diciamo… ho bisogno di una mano, stasera. Pensi di potermi aiutare?»
«Vuoi dire… mi stai chiedendo di… salire sulla slitta con te?»
«È esattamente ciò che intendo.»
«Mi piacerebbe. Oh, sì, mi piacerebbe. Mi piacerebbe tantissimo» trillò Jiggles, saltando giù dal cofano dell’auto in un impeto di gioia.
Aisling osò aprire un occhio, appena appena una fessura. Vide Babbo Natale allungare una mano, prendere quella di Jiggles e sollevare delicatamente l’elfo per aiutarlo a salire sulla slitta che si librava a un paio di metri dal suolo. Dietro c’era una borsa dorata stracolma di regali e davanti c’erano le renne: Rudolph con il naso rosso, Fulmine e Donnola e…
Babbo Natale si voltò verso di lei. Aisling chiuse di nuovo gli occhi. Sapeva che non avrebbe dovuto vederlo ora, non quando stava consegnando i regali. Cercò di riaddormentarsi, ma c’era qualcosa che la disturbava: una sensazione sgradevole alla bocca dello stomaco. Forse non aveva provato troppa simpatia per la signora Grough, ma non era giusto lasciare che Babbo Natale pensasse che era tutta colpa sua, no?
Sentì la portiera dell’auto aprirsi, seguita da uno scricchiolio di passi sulla collina innevata. Sbirciò ancora una volta. Era il signor Grindle.
«B-B-B-Babbo Natale?» balbettò l’uomo. Settanta dei suoi settantotto anni sembrarono svanire e, per un attimo, la gioia sul suo viso lo fece sembrare di nuovo un bambino.
«Ciao, Cornelius» lo salutò Babbo Natale. «È passato molto tempo dall’ultima volta che ci siamo visti.» E poi il signor Grindle, sentendosi più leggero e felice di quanto non fosse da anni, disse qualcosa che non aveva mai detto a nessuno prima.
«Io-io-sono solo…»
«Lo so, Cornelius, lo so. Andrà tutto bene, ma devi chiedere aiuto quando ne hai bisogno. La maggior parte delle persone è gentile. Molti vogliono aiutare il prossimo. Promettimi che lo farai.»
«Te lo prometto.»
«E che sarai gentile anche tu, in cambio» suggerì Babbo Natale.
«Be’, questo non posso garantirlo, ma ci proverò» rispose Cornelius Grindle.
«È già un inizio» ridacchiò Babbo Natale. «Ora, il tempo è contro di me e dobbiamo partire. Sei pronto, Jiggles?»
«Non sono mai stato più pronto per qualcosa in tutta la mia vita» dichiarò l’elfo.
«Bene. Arrivederci, Cornelius; alla prossima, signora Grough.» Ed ecco il momento cruciale. Aisling sapeva che l’avrebbe fatta franca. La signora Grough si era presa la colpa e lei avrebbe avuto i regali che tanto desiderava. Era perfetto, ma allora perché si sentiva tanto addolorata? Se Joe fosse stato sveglio, avrebbe tentato di fermarla all’idea di ciò che stava per fare. Poteva quasi sentire la voce del fratello nella testa, che le raccomandava di continuare a fingere di dormire e la rassicurava che tutto sarebbe andato per il verso giusto.
«Babbo Natale, aspetta!» disse invece.
Aprì gli occhi, questa volta completamente, e si alzò.
«A proposito della tua lista… Non è stata colpa della signora Grough. È stata colpa mia. Sono io l’unica responsabile della sparizione. Nessun altro» specificò.
«Nessun altro?» le domandò Babbo Natale.
«Be’, diciamo solo che niente di tutto questo sarebbe successo se non fosse stato per me.» Babbo Natale sorrise. «Diciamo così allora.» Aisling si avvicinò alla sua slitta. «Posso chiederti una cosa?»
Appena lui annuì e si chinò, lei gli sussurrò qualcosa all’orecchio.
A quel punto, Babbo Natale sorrise di nuovo, felice di quello che aveva udito. Si sedette alla guida, poi fece un cenno di saluto al signor Grindle, alla signora Grough, ai due ragazzini addormentati e alla signora Pushkins, che faceva capolino dall’auto.
«Stavolta devo proprio andare. Buon Natale a tutti!» disse.
Le renne galopparono più in alto, nel cielo, trascinando dolcemente la slitta, che si lasciò dietro una scia di polvere di stelle.