Capitolo Ventisei

«Be’, questo è stato il peggior viaggio d’affari che abbia mai fatto» stava dicendo la mamma mentre l’auto si fermava nel vialetto, il pomeriggio di Natale. «Un completo e totale disastro. Dopo aver abbracciato i bambini, voglio solo farmi un bel bagno e starmene in pace e tranquillità.»

«Sì» concordò papà. «Mi piacerebbe il fuoco scoppiettante nel caminetto, del buon cioccolato nella pancia e giocare un po’ con i ragazzi. Sarebbe il paradiso. So che probabilmente abbiamo esagerato assumendo una babysitter così severa, ma ne valeva la pena solo per essere certi di tornare in una casa in ordine.» Eppure, quando aprirono la porta d’ingresso, furono accolti dal loro peggiore incubo. Il caos regnava sovrano! Hudson stava combattendo con un ornamento a forma di cervo appeso all’albero di Natale e aveva appena fatto crollare tutto, con quella specie di tiro alla fune. Lo schianto spaventò i gatti del signor Grindle e undici di loro schizzarono lungo il corridoio, fiondandosi su per le scale alla massima velocità.

«È stato di nuovo quel vostro cane» sentirono urlare una voce maschile. «È una minaccia per i miei gatti!» Cornelius Grindle comparve nel corridoio, con il mento imbrattato di sugo e una macchia di olio sulla tasca del suo blazer migliore.

«Ladri… Sono entrati i ladri» strillò appena li vide. «Ci sono degli intrusi!»

«Non siamo ladri. Questa è casa nostra» spiegò papà.

Il caos regna sovrano in casa!

«Bene, allora imparate a controllare il vostro cane» lo rimbrottò il signor Grindle per tutta risposta. Poi zoppicò su per le scale dietro ai gatti che, a giudicare dai suoni provenienti dal piano superiore, stavano quasi sicuramente strappando le tende della camera da letto.

«Chi era quello?» domandò la mamma.

«Non ne ho la più pallida idea.» A quel punto, dalla cucina giunse della musica a tutto volume e loro aprirono la porta nel momento più imbarazzante: la signora Grough stava ballando da sola.

«Aveva ragione, signor Grindle. Mi piace molto questo gruppo… Gli Abba, giusto? Sono nuovi?» gridò per farsi sentire.

Tuttavia, vedere la signora Grough ballare non fu la cosa peggiore.

«Battaglia di cibo» strillò Victor un istante dopo, lanciando del brodoso purè di patate attraverso la cucina. Aisling e Joe si abbassarono, ma i loro genitori non furono altrettanto veloci e la poltiglia li colpì in pieno. Mentre il purè molliccio scivolava lungo i loro visi, per finire sui vestiti, la signora Grough li notò. «Oh, bentornati. Avete fatto un buon viaggio?»

Aisling e Joe avevano atteso pazientemente l’arrivo di mamma e papà per il momento dei regali, ma ci volle un bel po’ prima che i genitori si calmassero e ritrovassero lo spirito giusto per aprire i pacchetti di Natale. Quando avevano visto la casa immersa nella confusione, avevano pensato che i figli fossero riusciti a far fuggire l’ennesima babysitter, ma nel momento in cui avevano capito che la signora Grough avrebbe continuato a essere la loro tata, il loro umore era migliorato. Quello di Joe, invece, peggiorò non appena il ragazzino aprì i suoi regali e scoprì di non avere ricevuto ciò che voleva. Proprio per niente, non ci andava neppure vicino. Tenne il broncio per quasi un’ora. Neanche Aisling ottenne ciò che desiderava, ma per una volta sorrise e trasse il meglio da quella giornata.

Quando il signor Grindle e Victor se ne furono andati, con la pancia piena e i gatti al seguito, la signora Grough annunciò che se ne sarebbe andata anche lei.

«Ma è la notte di Natale. Non può tornare in una casa vuota la notte di Natale. Deve restare qui con noi, la prego» disse la mamma.

«Io sono più che felice di passare un po’ di tempo da sola» rispose la signora Grough con un sorriso. «C’è una grande differenza tra essere da soli ed essere soli.»

Mise le sue cose nello zaino verde e in alcuni sacchetti di plastica nera.

«Dov’è la sua valigia? Il cimelio di famiglia?» le domandò papà.

Aisling e Joe si guardarono. Nonostante quello che aveva detto la sera prima, la signora Grough non li aveva rimproverati. Anzi, era stata gentile. Joe non lo capiva, ma secondo Aisling aveva a che fare con l’essersi dichiarata responsabile della sparizione della lista. Eppure, quello era accaduto la sera prima, e questo era un nuovo giorno. Ora stanno per arrivare i guai, pensò la ragazzina.

«Oh, la valigia ha ceduto, dopo tutti questi anni, quindi l’ho gettata nella spazzatura. Ne acquisterò una nuova quando i negozi riapriranno. Dopo Natale.» Quindi… non intendeva spifferare nulla dei problemi che loro avevano causato o delle avventure in cui erano stati coinvolti. Aisling stentava a crederci. Prima non aveva fatto parola con Babbo Natale in merito al loro comportamento e ora questo. Forse la signora Grough aveva un debole per lei e Joe? E, cosa ancora più preoccupante, anche ad Aisling stava iniziando a piacere quella bizzarra bambinaia!

«Hudson!» gridò papà, disperato.

Il cagnolino aveva fatto crollare di nuovo l’albero di Natale che qualcuno aveva raccolto.

«Penso che abbia ragione, signora Grough. I cani dovrebbero stare fuori» ammise papà.

Mentre lui risistemava l’albero, notò un grande pacco regalo rettangolare proprio nell’angolo. Non era ancora stato aperto. Prima doveva essere sfuggito a tutti. Lesse l’etichetta.

«È… è per lei, signora Grough.» Non ricordava di aver comprato un regalo alla donna e dall’espressione sul viso di sua moglie, nemmeno lei l’aveva fatto. Sapeva che Aisling e Joe non avevano un centesimo, e anche se l’avessero avuto, non lo avrebbero speso per la loro babysitter. Quindi non aveva idea di come fosse arrivato lì.

La signora Grough lo scartò con cura, come se fosse la cosa più preziosa del mondo. Era una valigia, ma non era nuova di zecca. Era quasi identica a quella che Hudson aveva masticato e mangiucchiato.

Joe sussultò nel vederla. «Com’è possibile?»

È magia, pensò Aisling.

Hudson guardò avidamente il regalo.

«Non pensarci nemmeno» gli ordinò Aisling. Il terrier sembrava un po’ seccato dal fatto che gli fosse stato tolto il divertimento proprio sul nascere.

Nel frattempo, dagli occhi della signora Grough, le lacrime stavano per traboccare. «È la cosa più bella che abbia mai visto.»

«Ma non è la stessa valigia che aveva il giorno in cui è arrivata?» sussurrò papà.

La mamma annuì. «Eh, sì, sembra proprio quella» rispose in un bisbiglio.

«Pensavo si fosse rotta. Sì, lo ha detto solo cinque minuti fa, giusto? E perché qualcuno dovrebbe incartare una valigia che già possiede? Sta capitando qualcosa di molto strano» considerò lui.

«In effetti, una bambinaia così severa che balla, gatti ed estranei in casa nostra, Aisling che sembra amichevole… sì, è tutto molto strano» convenne la mamma.

Quando la signora Grough sollevò la valigia per esaminarla più da vicino, udì un suono, come se degli oggetti all’interno fossero scivolati di lato. «Oh, c’è qualcosa dentro.» Aprì i fermi e sollevò il coperchio. Joe sussultò di nuovo e, per una volta, Aisling non si lamentò della sua tendenza a drammatizzare. Perché anche lei sobbalzò.

All’interno c’erano proprio i giocattoli che tanto desideravano: un Electric Robot Dancer e il Soccer Blaster X.

Joe afferrò il suo dono e, sopraffatto dalla gioia, iniziò a correre per la casa. Aisling non era così eccitabile. Era contenta per il regalo, certo, ma, per qualche ragione, non aveva più la stessa importanza dei giorni precedenti. Vide una nota all’interno della scatola. La aprì e la lesse.

Babbo Natale ha detto che l’unico regalo chiesto dalla ragazzina rompiscatole era questa valigia e ha aggiunto che non voleva niente per se stessa. Che nobile gesto da parte tua, Aisling (e sì, sono sarcastico). Ma se voi tre mocciosi non foste stati così sciocchi, non avrei mai potuto salire sulla slitta di Babbo Natale, quindi i regali all’interno della valigia sono da parte mia per ringraziarvi di essere così stupidotti. Ho lasciato un altro dono per il ragazzino arrabbiato che fa il duro. Lo troverà sotto l’albero quando tornerà a casa. Oh, e Babbo Natale vi saluta.

Jiggles l’elfo

«Sììììì!» strepitò Joe. «È il Natale migliore di sempre!»