Quando arrivo al lavoro l’indomani, James si accorge al volo che è successo qualcosa. «Tutto bene? Non sembri spumeggiante quanto ieri», dice, scrutandomi da sopra le lenti degli occhiali.
Mi sforzo di sorridere. «Sto bene. Davvero.»
«Ah, problemi di cuore, se non vado errato. Non temere, mia cara, ci sono passato anch’io. Non so dirti quanto sia felice di essermi lasciato alle spalle lo strazio del corteggiamento, per la tranquillità di un rapporto stabile. Sarà meno eccitante, ma adesso mi sento molto più sereno.» Mi rivolge uno sguardo comprensivo. «Però non significa che abbia dimenticato quanto si soffre. Dunque eviterò di farti altre domande, e m’impegnerò a distrarti.»
Temo che niente al mondo possa distogliermi dalle rivelazioni di ieri sera. Da allora non ho pensato ad altro. Non ho quasi chiuso occhio, immaginando Dominic che brandisce fruste e scudisci, e con una risata folle sferza la schiena della sua vittima.
Gli piace picchiare le donne. Com’è possibile? Non riesco proprio a capacitarmene, ma una cosa è certa: di lui non voglio più saperne niente.
Continuo a ripetermelo, ma in realtà non posso soffocare i miei sentimenti. Lo desidero ancora, in ogni senso del termine e, per quanto James cerchi di tenermi occupata, affidandomi la correzione di bozze del catalogo della prossima mostra, non riesco a levarmelo dalla testa. Lui non si fa vivo, e di ora in ora la certezza di averlo perso per sempre mi getta nella disperazione più nera.
A fine giornata, mi fermo sulla via di casa a fare la spesa, e intanto giuro a me stessa che non spierò dalla finestra del salotto, nella speranza di vederlo. In realtà ne ho un bisogno disperato, come un tossico della sua dose. E, peggio ancora, temo che, se lo vedrò davvero, non riuscirò a trattenermi dal buttarmi dritta tra le sue braccia.
Alle otto l’appartamento è ancora buio, e io sono in preda a una smania incontrollabile. Cammino avanti e indietro per la sala, afferro e rimetto giù il cellulare, frenando non so come l’impulso di scrivergli, e per tutto il tempo penso a dove sarà, e a fare cosa. Per la disperazione, sto quasi per andarlo a cercare all’Asylum, quando sento bussare alla porta.
Resto impietrita. Dominic. Dev’essere lui. Salvo che non si tratti del custode...
Apro la porta timidamente, col cuore in gola. E me lo vedo davanti, con una mano appoggiata allo stipite. Per la prima volta da quando lo conosco, è in uno stato pietoso: ha la barba sfatta, le occhiaie, gli occhi stanchi e arrossati come dopo una notte insonne. Persino gli abiti sono malconci, un paio di jeans gualciti e una felpa grigia sopra la maglietta. Ha lo sguardo fisso al pavimento, ma alza la testa quando mi vede comparire da dietro lo spiraglio della porta. «Ciao», dice, a bassa voce. «Scusami. Probabilmente sono l’ultima persona al mondo con cui vorresti parlare in questo momento, ma dovevo vederti.»
Accenno un sorriso. «No. Anch’io volevo vederti. Mi sei mancato.»
La sua angoscia non sembra placarsi. «Eppure, quando ieri sera sei fuggita via, eri... inorridita. Sconvolta. Disgustata.» Si passa le dita tra i capelli scuri, spettinandoli ancora di più. È sexy da morire. Pensavo che mi piacesse nella versione elegante, di classe, ma forse questa mi attira ancora di più. Ha uno sguardo implorante negli occhi neri. «Mi sono espresso male, Beth. Non avrei dovuto dirtelo in quel modo. Ti ho dato l’impressione sbagliata.»
Ho la gola secca. Deglutisco, e domando: «E quale sarebbe quella giusta?»
«Tu credi che mi piaccia picchiare le donne. Non è così, giuro. Non vuoi darmi la possibilità di spiegare? Ti prego.»
Non rispondo, restando a lungo a guardarlo. Non perché stia davvero prendendo in considerazione l’ipotesi di scacciarlo o di non dargli ascolto, ma perché trovarmelo davanti mi ha stordito, e il mio cervello funziona al rallentatore. Infine ritrovo la voce. «Certo. Entra.»
Arretro nell’anticamera buia, e lui mi segue. È questione di un istante. Muove un passo verso di me, e io mi sento avvolgere nel suo profumo inebriante: dolce, agrumato, virile, assolutamente irresistibile. La sua vicinanza scioglie ogni resistenza, le ginocchia cedono e il mio sguardo cerca la sua bocca, mentre le mie labbra si schiudono di loro iniziativa per l’impeto di desiderio che mi scorre nelle vene.
«Beth», mormora, con la voce roca, e poi la sua bocca è sulla mia, e ci stiamo baciando con passione, sospinti da una fame insaziabile.
È una sensazione paradisiaca, come venire travolti da un uragano di velluto: impetuoso, eccitante, vertiginoso, e allo stesso tempo morbido e oscuro. Il suo sapore e l’impeto della sua eccitazione risvegliano in me una lussuria mai provata prima. Lo voglio disperatamente e, non appena la sua lingua sfiora la mia, sono pronta: calda, bagnata, protesa. Dall’erezione che preme contro di me capisco che anche lui sente la stessa cosa. È più forte di noi, ci abbandoniamo all’istinto, trascinati dalla potenza della bramosia.
Le sue mani mi sollevano l’orlo della maglietta, me la sfilano dalla testa, lasciandomi solo col reggiseno. Poi lui china la testa, coprendo di baci incandescenti le curve morbide che sfuggono alle coppe, ma poi le sue labbra tornano subito sulle mie, e io le accolgo, avida, come se non tollerassi nemmeno per un secondo di privarmi del suo sapore. Anch’io gli sto levando felpa e maglietta, ma le sue mani si sostituiscono alle mie e, in un solo gesto, lui si strappa i vestiti di dosso, poi mi stringe. Nel sentire la sua pelle nuda sulla mia provo un piacere intensissimo.
Lui mi mordicchia le labbra, mi succhia la lingua. La sua passione è più feroce che mai, e la mia cresce di conseguenza. Gli passo le unghie sulla schiena, e lo sento gemere, mentre le mie dita scendono sui suoi jeans, sbottonandoli in fretta. Avverto il calore del suo membro che preme impaziente sul cotone dei boxer. Infilo la mano sotto il tessuto e lo sento, così caldo, duro, liscio come la seta. Lo accarezzo, su e giù, strappando a Dominic un altro gemito. Intanto le sue mani mi slacciano la gonna, che cade sul pavimento, poi s’infilano sotto gli slip fino al mio sesso caldo, bagnato. Mi sfiora le labbra turgide coi polpastrelli, e anch’io gemo, affondandogli la lingua in bocca. Le sue dita trovano il clitoride e, quando cominciano ad accarezzarlo, in piccoli cerchi concentrici, la reazione è di una potenza tale da scuotermi in tutto il corpo, e io mi stringo a lui con più forza. Continuiamo a toccarci a vicenda; lui m’infila un dito dentro, poi un altro. La sensazione è paradisiaca, e io rovescio la testa con un grido, mentre lui si spinge con più forza dentro di me.
«Non penso ad altro da quando abbiamo scopato», mormora. «Alla tua pelle, al tuo sapore.»
Per tutta risposta do uno strattone ai suoi jeans, e lui deve sfilare le dita dal mio sesso per consentirmi di abbassarglieli sulle cosce muscolose, sui polpacci. Quando arrivano a terra, mi ritrovo inginocchiata davanti a lui. Dominic mi tiene una mano sulla testa, mi accarezza i capelli, stringe delicatamente le ciocche. Il suo pene è magnifico, ho voglia di amarlo, per poi farmi amare da lui. Scorro le labbra lungo tutta la sua lunghezza e, quando raggiungo la punta, lo stringo in una mano, mentre l’altra racchiude nel palmo i testicoli, strofinandoli dolcemente. Il suo respiro si fa affannoso quando li accarezzo con l’indice, e poi, di colpo, lo prendo in bocca, lo succhio, lo avvolgo con la lingua, gli lecco la punta, senza smettere di muovere la mano. I fianchi di Dominic cominciano a oscillare, ritmici, e le sue dita mi stringono i capelli, una dimostrazione del piacere intenso che gli procuro. Il suo godimento mi eccita ancora di più, tanto che non so quanto ancora riuscirò a resistere, e in quell’istante lui si stacca da me, e dice, roco: «Così mi fai venire».
Un attimo dopo ci troviamo seduti sul pavimento e la sua bocca è di nuovo sulla mia. I suoi baci sono profondi, insistenti, e mi spingono delicatamente all’indietro, facendomi sdraiare. Il contrasto tra il calore dei nostri corpi e il freddo del marmo mi procura un brivido travolgente, e mi strappa un gemito. Poi sento Dominic premere sul mio sesso, e in un attimo è dentro di me, mi riempie di quella sensazione meravigliosa di assoluto abbandono. Gli stringo le gambe intorno alla vita, per farlo affondare il più possibile. Voglio – no, ho bisogno – che mi penetri a fondo, che mi spinga verso il terremoto del mio piacere.
La nostra passione è feroce, selvaggia. I suoi fianchi premono sui miei, spinta dopo spinta, mentre al ritmo dei suoi movimenti le nostre lingue s’incontrano, si separano, s’incontrano di nuovo.
Poi, d’un tratto, Dominic mi afferra i polsi con una mano e me li blocca sopra la testa. Un brivido mi attraversa come una scossa elettrica. Dunque è questo che si prova, quando ti legano. È un’emozione incredibile, sentirmi schiacciata sotto il suo peso, cedendogli ogni controllo.
«Sì, tesoro, sì», m’incita, a denti stretti, imprimendo a fuoco dentro di me il fervore della sua eccitazione. «Vieni, vieni per me.»
Le sue parole mi fanno impazzire di desiderio. È come se lui si fosse impadronito del mio orgasmo e, persino nella foga sbrigliata del trasporto erotico, mi domando se sia un assaggio di ciò che si prova, diventando la sua sottomessa. In tal caso, forse è più eccitante di quanto non immaginassi. Con ogni spinta, il suo bacino preme sul mio clitoride, il suo sesso arriva più a fondo dentro di me. Sento cominciare le ondate del mio piacere, la marea trascinante che s’irradia dall’inguine. Ogni onda mi sospinge più in alto, mi avvicina all’apice, con un’intensità crescente che mi lacera. Poi, quando quel piacevole dolore diventa insostenibile, precipito in un orgasmo favoloso. Emetto un grido inarticolato, m’irrigidisco, tremo, e sento Dominic affondare dentro di me una serie di colpi rapidi, cadenzati e potenti finché, con un gemito, non viene anche lui, esaurendo l’orgasmo nelle ultime, lunghissime spinte.
Restiamo storditi per qualche minuto, ansimando e cercando di ritrovare la lucidità. Dominic è ancora dentro di me. Io sorrido, beata, accarezzandogli la schiena, ma quando lui si stacca mi accorgo che ha la fronte corrugata.
«Che c’è?» domando, sentendomi le cosce bagnate dal suo orgasmo.
«Non ho messo il preservativo.»
«Be’... per la verità, io prendo la pillola. La uso da anni, e non ho smesso quando Adam e io ci siamo lasciati. Però...»
Annuisce. «Lo so. Sesso sicuro. È importante. Non avrei dovuto perdere la testa in quel modo.» La sua espressione è seria. «Senti, io faccio il check-up regolarmente, compresa una batteria completa di analisi, e sono tutte a posto, quindi da me non devi temere niente.»
Vorrei poter dire la stessa cosa ma, ora che ci penso, Adam scopava con un’altra alle mie spalle, e io non ho modo di sapere se abbiano mai preso precauzioni, né quanti partner abbia avuto lei. Mi vengono le lacrime agli occhi.
«Che cos’hai, tesoro?» domanda Dominic, accarezzandomi teneramente i capelli. Quando, con la voce incrinata, glielo spiego, lui risponde: «Non credo tu debba preoccuparti ma, se serve a tranquillizzarti, puoi farti visitare dal mio medico. Ha uno studio in Harley Street, ed è molto in gamba. Fisso io l’appuntamento, se vuoi. O, se preferisci una donna, nel suo stesso ambulatorio esercita anche una dottoressa. Ma solo se è ciò che desideri, per la tua serenità».
La sua disponibilità mi commuove, e lo bacio sulla guancia. «Sì, mi sembra una buona idea. Dopodiché potrò definitivamente lasciarmi alle spalle Adam e tutto ciò che lo riguarda.»
«Ottimo.» Mi sfiora le labbra con le sue. «Ora... dici che potremmo alzarci? Tutto d’un tratto il pavimento si è fatto scomodo. E sto gelando.»
Facciamo la doccia a turno e, quando Dominic esce dal bagno, di nuovo in maglietta e jeans, io lo sto aspettando, rannicchiata sul divano in sala con la vestaglia di seta, un calice di vino in mano, e il suo già pronto sul tavolino.
«Per la verità, non ero venuto qui con l’intenzione di saltarti addosso», dice, sorridendo, mentre si siede davanti a me. «O forse sì, non lo so...»
Rispondo al sorriso. «Ero così infelice, oggi.»
«Anch’io.» La sua espressione torna seria. «Ma dobbiamo ancora chiarire alcune cose.»
«Lo so.» Sospiro. «È difficile per me, Dominic. Non riesco a capire perché non possa bastarti un piacere come quello che abbiamo appena condiviso. Però tu vuoi di più. Hai bisogno dello strano mondo che Vanessa ti ha fatto conoscere.»
«Non so spiegarlo... In un certo senso, è come una droga. Una volta preso il vizio, è difficile smettere. Al momento, ciò che io e te proviamo insieme è incredibile, davvero straordinario. Non lo nego.» Un velo di tristezza gli passa brevemente sul volto. «Ma io so già come andrà a finire. Dopo un po’, non sarò più soddisfatto, non allo stesso modo. Comincerò a desiderare qualcosa di più, un senso di rischio. Avrò bisogno di provare il brivido della dominanza.» Mi punta negli occhi uno sguardo sincero, penetrante. «E tu non vuoi sottostare al dominio di nessuno.»
«Come lo sai? Magari invece sì», protesto.
Lui scuote la testa. «No. In genere i sottomessi ne sentono l’impulso fin da giovanissimi, all’età in cui affiora la sessualità. Ma, soprattutto, mi preme di farti capire una cosa: la questione non è che mi piaccia picchiare le donne, non esattamente. Ciò che desidero è esercitare il controllo su una personalità remissiva, che vuole essere disciplinata da me e, essendo eterosessuale, questo desiderio si manifesta sulle donne. Non si tratta di maltrattamenti, ma di pratiche consensuali, concordate nel minimo dettaglio, con limiti rigorosamente prestabiliti. Però non è quello che vuoi. Se provassi davvero il bisogno di venire frustata, sculacciata o punita, a questo punto te ne saresti già accorta.»
Lo fisso a mia volta, con uno sguardo altrettanto risoluto. «Tu sei la dimostrazione del contrario.»
Lui sembra sorpreso. «Cosa intendi dire?»
«In base a quanto mi hai raccontato, tu stesso non hai provato quel desiderio finché Vanessa non ti ha mostrato cosa voleva da te. E non ti sei nemmeno reso conto di essere un dominatore finché non hai assistito a quella fustigazione.»
Lui resta a rifletterci a lungo, in silenzio, strofinando sovrappensiero la mano sul bracciolo della poltrona. Infine dice: «Hai ragione. Non ne ero consapevole. Però non sono sicuro che funzioni così anche per i sottomessi».
«Ma perché non possiamo semplicemente lasciare che le cose seguano il loro corso, e vedere come va?» insisto, con una punta di disperazione. «Forse questa volta non proverai gli stessi impulsi.»
«Non posso promettertelo, Beth, e a dire la verità ci sono già passato. Non voglio indurti a nutrire dei sentimenti per me, e poi essere costretto a lasciarti perché tra noi non funziona.»
«È un po’ tardi per farsi questo scrupolo, non credi?» dico, sottovoce.
«Lo so. Mi dispiace.» Giocherella con la fodera, incapace di guardarmi negli occhi.
Io contemplo il suo fisico alto, muscoloso, troppo imponente per la delicata poltroncina di Celia, e mi domando come siamo arrivati a questo punto. «Quindi mi stai dicendo che è finita? Dopo quanto c’è appena stato tra noi, vuoi semplicemente troncare?»
Dominic alza gli occhi pieni di tristezza. «Temo proprio di sì.»
Le sue parole mi colpiscono come un pugno allo stomaco. «Allora questa cos’è stata, una scopata d’addio?» Il tono è più cinico di quanto non volessi.
«Sai bene che non è così», risponde lui, sommesso.
Mi sento furibonda e distrutta allo stesso tempo. «Non so proprio come un attimo prima tu riesca a dirmi che mi vuoi, che non riesci a pensare ad altro, e a venire come hai appena fatto, e un attimo dopo a voltarmi le spalle.»
Lui abbassa le palpebre per un istante. Quando riapre gli occhi, il suo sguardo è ancora più disperato di quello che aveva prima di fare l’amore. Si alza lentamente. «Sai una cosa? Non lo so nemmeno io. Ma è la cosa migliore, Beth. Fidati.»
Si avvicina, china la testa e mi bacia sulle labbra. La sua vicinanza è inebriante, ma io chiudo gli occhi, per non cedere.
«Beth.» La sua voce è appena un sussurro. «Io non desidererei altro che svelarti tutto me stesso, fin nei recessi più oscuri. Vorrei poterti dimostrare quanto ti desidero, e farti completamente mia. Ma, una volta superato quel confine, non c’è ritorno, Beth, e non potrei sopportare di condurti oltre la soglia, per poi perderti.» Tace per un istante, poi mormora: «Mi dispiace».
Io tengo gli occhi chiusi, ma avverto che non è più accanto a me, sento i suoi passi che si allontanano. Poi la porta che si chiude alle sue spalle, e lo schianto del mio cuore che si spezza.