Introduzione

Dati cronologici

Affittato un appartamento nella pensione Rinderknecht di Zürichberg, nel maggio 1852 Wagner incomincia la stesura in prosa della Walkiria; quindi, secondo il suo metodo, procede alla versificazione, infine alla composizione musicale, avviata all’inizio dell’estate 1854. Questi i tempi in linea di massima; poi è naturale che nella pratica i tre procedimenti – schizzi in prosa, poesia e musica – potessero interferire e sovrapporsi. Il 26 febbraio 1855 Wagner parte per Londra, invitato dalla Società filarmonica a dirigere otto concerti; rientra in Svizzera a fine giugno dove, con l’intervallo di qualche gita per il Vallese, passa due mesi a Seelisberg sul Lago dei Quattro Cantoni assieme alla moglie Minna; nell’autunno e inverno del 1855, malgrado una recrudescenza della risipola al volto, il lavoro prosegue di buona lena e l’opera è compiuta il 23 marzo 1856. La prima esecuzione è allestita al Teatro nazionale di corte a Monaco di Baviera il 26 giugno 1870 per ordine del re di Baviera Luigi II, ma senza il consenso di Wagner, contrario all’estrapolazione dell’opera dal ciclo dell’Anello del Nibelungo; nel quale viene naturalmente reintegrata nel 1876 a Bayreuth nella prima rappresentazione completa del ciclo, come prima giornata della tetralogia dopo il prologo dell’Oro del Reno.

Unità incompleta

Tra le vicende dell’Oro del Reno e quelle della Walkiria possiamo immaginare che passino circa vent’anni: Wotan, che certamente non è rimasto chiuso nel Walhalla secondo il desiderio della moglie Fricka, ha molto viaggiato, copulato e procreato: come voleva, è sceso nel regno sotterraneo della grande Madre, di Erda, e unendosi a lei ha generato nove walkirie: vergini guerriere che selezionano gli eroi morti in battaglia e li riportano in vita, a formare una sorta di reparto scelto destinato alla difesa del Walhalla. In terra, vagando come cacciatore selvaggio con il nome di Wolfe o Wälse (dalla pelle di lupo con cui si copre), Wotan ha creato con una donna mortale la schiatta dei welsunghi, di cui fanno parte i due fratelli Siegmund e Sieglinde, che all’inizio dell’azione sono ormai adulti. Cresciuti insieme come gemelli, vengono separati negli scontri fra clan e tribù rivali: Sieglinde, rapita da guerrieri di una tribù nemica, è costretta a sposare uno di loro, Hunding; Siegmund ha continuato a cacciare col padre, che però a un certo punto scompare, lasciandolo solo a guerreggiare: in lui si dovrebbe realizzare la «grande idea» che aveva afferrato Wotan alla fine dell’Oro del Reno; da lui, o almeno dalla sua stirpe, dovrebbe nascere l’Altro, l’eroe libero dai patti in grado di riconquistare agli dei l’anello che dà il potere del mondo.

È osservazione diffusa che La Walkiria, considerata dal punto di vista della coerenza drammatica, è difettosa: consiste infatti di due tronconi indipendenti, la tragedia dell’amore incestuoso di Siegmund e Sieglinde (materia derivata dalla Völsunga saga) e la tragedia personale di Wotan, che a un certo punto comprende come la sua «grande idea» si riveli una trappola senza via d’uscita: tragedia che, come osserva Carl Dahlhaus, si realizza in «un monodramma, uno psicodramma», in cui gli interlocutori di Wotan impallidiscono, quasi «mere personificazioni degli opposti impulsi che si dan battaglia nel suo animo» (Dahlhaus 1984, p. 138). Con tutto ciò, questi difetti non limitano il fascino travolgente dell’opera, la più rappresentata e amata della tetralogia, al punto da dare l’impressione di una unità che non c’è a considerarla obiettivamente; forse, a imprimere una certa unitarietà, vale la presenza diffusa di un terzo troncone, la doppia umanizzazione di Brünnhilde da dea a donna e quella di Wotan da dio a padre: cioè il «puramente umano» che si fa avanti, in mezzo a giunture drammatiche non raffinate e polite, ma grandiosamente incomplete secondo uno degli aspetti più singolari del genio wagneriano.

Tutta l’azione della Walkiria comprende soltanto due giorni e il primo atto occupa la sera e la notte del primo giorno.