1.

Dietro le porte della clinica psichiatrica Burghölzli di Zurigo, un’infermiera, Dora Henkel, e un inserviente di nome Kessler attendevano un nuovo paziente e la sua accompagnatrice. Il loro arrivo era stato ritardato da un’intensa nevicata.

A Kessler parve che due angeli sospinti dal vento fossero caduti dal cielo e stessero risalendo verso gli scalini dell’entrata. Gli angeli si fermarono, per un momento disorientati, allungando inutilmente le mani uno verso l’altro attraverso nuvole di neve, veli, scialli e sciarpe che nell’insieme apparivano come grandi ali spiegate.

Alla fine riuscirono a prendersi per mano e l’angelo donna guidò il maschio, la cui altezza era del tutto allarmante, sotto il portico e su per gli scalini. Dora Henkel e Kessler si mossero per aprire le porte del vestibolo, e furono investiti da una raffica di quella che pareva neve profumata. Non era nulla del genere, naturalmente, ma lo sembrava. L’angelo donna – Sybil, Lady Quartermaine – aveva una ben nota passione per le fragranze. Non si sarebbe mai sognata di chiamarle profumi. I fiori e le spezie hanno un profumo, diceva. Le persone hanno una fragranza.

Per un istante, sembrò che il suo compagno fosse cieco. Era fermo nel vestibolo con uno sguardo vuoto, sempre mantenendo un’aria da angelo: un metro e novantacinque di spalle curve, braccia senza vita e ali infine ripiegate. Le sciarpe e il cappotto a collo alto, fradici e spiegazzati, erano appesi al suo corpo sottile come se da un momento all’altro dovessero scivolare con un sospiro sul pavimento di marmo.

Lady Quartermaine era più giovane di quanto ci si potesse attendere: non era affatto la marchesa madre che era apparsa dalle dure pretese e dagli ordini quasi militari inviati per cablogramma cinque o sei volte al giorno, perché fossero consegnati dai lacchè del consolato. Vista di persona, non poteva avere più di quarant’anni, ammesso che li avesse compiuti, e aveva una presenza che irradiava fascino e bellezza con ogni parola e ogni gesto. Dora Henkel si innamorò all’istante di lei e, confusa, dovette voltarsi perché la bellezza di Lady Quartermaine l’aveva fatta arrossire. Quando si riebbe, fece un rapido inchino alla maniera tedesca prima di parlare.

«Siamo stati molto preoccupati per il vostro viaggio, Lady Quartermaine», disse e sorrise, forse rivelando troppo il suo desiderio di ingraziarsela.

Kessler raggiunse le porte interne e le aprì, facendosi da parte per lasciar passare i nuovi arrivati. Da quel momento in poi si sarebbe sempre riferito a quella giornata come al giorno degli angeli caduti. Anche lui era stato colpito al cuore da Lady Quartermaine e dalla sua romantica apparizione con un gigante al seguito.

Nell’atrio si fece avanti una figura in camice bianco dall’aria efficiente.

«Sono il dottor Furtwängler, Lady Quartermaine. Molto onorato».

Lady Quartermaine porse la mano. Il medico la prese e si inchinò. Josef Furtwängler era molto orgoglioso dei suoi modi con i pazienti. Il suo sorriso provato e riprovato, benché fosse popolare fra i malati, era sospetto ai suoi colleghi.

Volgendosi verso la figura accanto a sé, Lady Quartermaine disse: «Herr Doktor, ich will Ihnen meinen Freund Herrn Pilgrim vorstellen».

Furtwängler vide l’inquietudine negli occhi del nuovo paziente. «Forse, Lady Quartermaine», disse, «in considerazione del suo amico, dovremmo continuare in inglese. Noterà che gran parte di noi alla Burghölzli lo parla fluentemente, compresi molti pazienti». Fece un passo in avanti, tendendo la mano. «Signor Pilgrim. Benvenuto».

Pilgrim fissò la mano tesa e la respinse. Non disse nulla.

Lady Quartermaine spiegò.

«È silenzioso, Herr Doktor. Muto. È così da quando... è stato trovato».

«Certo. Non è insolito». Il medico rivolse a Pilgrim un sorriso ancora più amichevole e disse: «Andiamo in un salottino. C’è il fuoco, e potremo prendere un caffè».

Pilgrim gettò un’occhiata a Lady Quartermaine. Lei annuì e gli prese la mano. «Con molto piacere», disse a Furtwängler. «Una tazza di buon caffè svizzero è proprio quello che ci ha ordinato il dottore». Scrollò divertita le spalle. «Da che parte si va?»

«Prego, seguitemi».

Furtwängler fece schioccare le dita in direzione di Dora Henkel, che corse nella sala da pranzo dall’altra parte dell’atrio per preparare il rinfresco mentre Kessler rimase vicino al dottore, facendo del suo meglio per non sembrare troppo una guardia del corpo.

Lady Quartermaine spinse avanti Pilgrim. «Va tutto bene», gli disse. «Va tutto bene. Siamo arrivati sani e salvi a destinazione e fra poco potrai riposare». Lo prese sottobraccio. «Come sono felice di stare qui con te, mio caro. Come sono felice di essere venuta».