Il medico di Pilgrim aveva agito con discrezione. Greene era arrivato circa cinque ore dopo l’evento, raggiungendo Cheyne Walk con una vettura di piazza alle otto e quarantacinque. Forster lo aveva condotto direttamente in giardino, dove Greene aveva stabilito che Pilgrim aveva cessato di respirare e il suo cuore non batteva più.
Riservò un’attenzione ancora maggiore del solito all’esame del corpo, dato che aveva sperimentato un precedente tentativo di suicidio – fallito – da parte di Pilgrim. In quella circostanza, il paziente era riuscito, a ogni apparenza, ad annegarsi nella Serpentine. Tuttavia, nonostante si fosse in pieno inverno e la superficie dell’acqua fosse ghiacciata, Pilgrim era sopravvissuto; anche se, quando venne scoperto, non presentava alcun segno di vita. C’erano volute più di due ore e tutta l’abilità professionale di Greene per farlo rinvenire. Il medico stentava a credere al proprio successo, dato che Pilgrim era rimasto tanto a lungo privo di vita.
Nel corso del tempo, Greene era arrivato a riconoscere non solo le tendenze suicide del paziente, ma anche la sua straordinaria capacità di recupero, come se dentro di lui ci fosse una forza che si rifiutava di morire, nonostante tutte le opportunità che le offriva Pilgrim.
Un’ora dopo il suo arrivo a Cheyne Walk, il dottor Greene stabilì che Pilgrim era tecnicamente morto e avviò le procedure per redigere il certificato che la professione gli richiedeva. Tuttavia, chiamò un altro medico che verificasse le conclusioni a cui era giunto. Il secondo medico, di nome Hammond, era uno dei più eminenti neurologi di Londra. I due uomini si conoscevano bene, perché avevano partecipato insieme a un buon numero di autopsie su cadaveri di suicidi e di assassinati.
Quando arrivò il dottor Hammond, fu la signora Matheson, la cuoca, a farlo entrare. Era stata costretta a prendere servizio alla porta perché Forster era impegnato altrove. Nel frattempo, il corpo di Pilgrim era stato portato in casa e deposto sul letto.
Greene spiegò le circostanze e descrisse la sua esperienza precedente con Pilgrim, aggiungendo che lo inquietava la prospettiva di dichiararlo morto senza la conferma di un collega. Dopo un rapido esame del corpo, Hammond convenne che Pilgrim era in effetti morto. «Morto», disse a Greene, «come può essere morto un uomo».
Dopodiché aggiunse la propria firma al certificato di morte.
Mezz’ora dopo, il cuore di Pilgrim riprese a battere, e poco più tardi ritornò anche il respiro.
Questo, dunque, era l’uomo che Sybil Quartermaine aveva accompagnato alla clinica Burghölzli: un uomo deciso a suicidarsi che, a ogni apparenza, era incapace di morire.
Dopo aver viaggiato in treno via Parigi e Strasburgo, Pilgrim e i suoi accompagnatori erano arrivati a Zurigo in una giornata coperta e ventosa, con qualche spruzzo di neve. Li attendeva una Daimler argento con autista. Phoebe Peebles, cameriera personale di Lady Quartermaine, e Forster, cameriere-maggiordomo di Pilgrim, avevano accompagnato i loro padroni fino alla clinica, per poi essere condotti all’Hôtel Baur au Lac, a quell’epoca l’albergo più prestigioso di Zurigo.
Forster e Phoebe Peebles erano smarriti, da soli nella Daimler argento, e non sapevano come comportarsi, a parte mantenere la propria dignità personale.
Eccoli lì, sul sedile posteriore dell’automobile di Sua Signoria senza il beneficio del protocollo. L’autista della vettura noleggiata era diventato il loro autista? O erano tutti servitori, allo stesso livello?
Forster riteneva, poiché era lui quello assunto da più tempo, di aver diritto alla precedenza. Un cameriere-maggiordomo è, dopotutto, il capo della servitù di una casa, a meno che il padrone non abbia espressamente innalzato qualcun altro a una posizione di comando. D’altra parte, adesso che era stato privato della presenza del signor Pilgrim, Forster doveva riconoscere che viaggiava sull’automobile di Lady Quartermaine, non in quella del signor Pilgrim. E allora, come stavano le cose?
L’autista, che lavorava per chi di volta in volta lo pagava, doveva obbedire solo alla persona che in quel momento lo aveva assunto: in questo caso, Lady Quartermaine. Era tutto molto complicato. Forster si chiese se bisognasse lasciare del denaro, come lo si sarebbe lasciato ai servitori di una casa in cui si andasse in visita insieme al padrone.
No, decise. Non erano affari suoi. Toccava a Lady Quartermaine.
«Pensa di finire anche lei con il signor Pilgrim, nella clinica, a prendersi cura di lui là dentro?» chiese Phoebe.
«Direi di sì», disse Forster.
«Non vorrei vivere in un posto dove la gente ha disturbi mentali», disse Phoebe. «Lo sa il cielo cosa succede lì dentro. Sono tutti matti...»
«Non sono matti», disse Forster. «Sono malati. E il soggiorno in clinica gli farà bene, proprio come se avessero la tisi e andassero a Davos».
Forster parlò con prepotente autorità e Phoebe, che non aveva mai sentito parlare di Davos, fu intimidita come si conveniva.
«Penso di sì», disse. «Però, lo stesso...»
«Ha viaggiato fino a qui con il signor Pilgrim senza motivo di lamentarsi, signorina Peebles», disse Forster con una certa pomposità. «In treno, c’è stato forse un momento in cui lei si è sentita in pericolo a causa del suo comportamento?»
«No».
«E allora consideri questa la risposta ai suoi dubbi. Sarò felice di seguirlo ovunque per poter continuare il mio servizio presso di lui».
«Sì, signor Forster».
«Eccoci arrivati. L’Hôtel Baur au Lac».
La Daimler, coperta da un sudario di neve, si era fermata sotto un portico imponente. L’autista scese e aprì la porta dalla parte di Phoebe.
«Cosa devo fare?» chiese lei a Forster.
«Scenda», le rispose. «Giri le gambe verso destra e scenda».
Phoebe girò umilmente i piedi, li posò a terra e si alzò. Forster la seguì e salutò il portiere che era venuto loro incontro, insieme a due giovani in uniforme che offrivano la protezione di due ombrelli, in realtà inutili, dato che la neve risaliva dal suolo in ogni direzione.
Disse Forster: «Siamo insieme a Lady Quartermaine. Credo che siamo attesi».
«Ma certamente, signor Forster», disse il portiere illuminandosi. «Se volete seguirmi».
Mentre si voltavano in direzione dei gradini, Phoebe Peebles si avvicinò a Forster e sussurrò: «Caspita! Sa anche chi è lei. Voglio dire, sa perfino il suo nome!»
Forster si tolse la bombetta e la batté contro la coscia. «Certo che lo sa», disse. «È il suo mestiere».