Il tardo pomeriggio di martedì 14 maggio, Jung non era tornato da molto a Küsnacht dalla clinica quando Lotte entrò nel suo studio e lo informò che era arrivato un fattorino che non se ne sarebbe andato prima di aver parlato con il dottor Jung in persona.
«Che seccatura. Chi lo manda?»
«Lady Quartermaine, dall’Hôtel Baur au Lac, Herr Doktor. Dice che la signora gli ha ordinato di consegnare quello che ha portato solo a lei e a nessun altro».
«Benissimo. Fallo passare».
Quando entrò, il fattorino posò sei pacchi avvolti in carta scura sul tavolo della libreria e porse a Jung una busta.
«Mi è stato chiesto di controllare che lei la leggesse, prima di andarmene, Herr Doktor».
«Capisco». Jung aprì la busta con un paio di forbici, estrasse la lettera e la lesse mentre il fattorino si era messo in un angolo e si grattava una coscia.
Mio caro dottor Jung,
come è stato piacevole e rassicurante fare la sua conoscenza. Poiché devo lasciare il mio vecchio e caro amico nelle sue mani, sento che posso farlo con fiducia. Immagino che nessuno sia più qualificato di lei per guidarlo attraverso la crisi presente.
Sia paziente. Il signor Pilgrim reagirà. Non ho alcun dubbio e confido che lei continui la sua opera per fargli riguadagnare la salute mentale. È un peccato che io non possa essere ancora la sua confidente in questa materia, ma circostanze al di là della mia volontà mi costringono a partire.
Di conseguenza, le consegno per mezzo di questo fattorino i sei restanti diari, ognuno in un pacco diverso. C’è una buona ragione per questo, e devo confidare che lei la tenga in conto. L’ordine nel quale devono essere letti è di estrema importanza. Se fosse in mio potere di ordinarle la più assoluta osservazione di quest’ordine, lo farei, e in realtà avevo intenzione di consegnarglieli uno a uno. Purtroppo, non posso mettere in atto il mio proposito. La supplico di credermi: l’ordine è vitale. Senza di esso, l’enigma del signor Pilgrim non può essere compreso. In alcune questioni che governano tutta la nostra vita, ci sono decisioni che dobbiamo prendere da soli, e alcune di esse richiedono una completa segretezza. È la posizione in cui mi trovo in questo momento. Non ho la possibilità di dirle nulla per spiegarle le mie azioni presenti. Il tempo potrà rivelare tutto, come è sua abitudine. Vedremo.
Ho detto all’inizio, a lei o al dottor Furtwängler, che ci sono aspetti nella condizione presente del signor Pilgrim che non possono essere chiariti con mezzi razionali. La esorto a prestare fede alle apparenti invenzioni del mio amico, se non altro per il suo disperato bisogno di essere creduto. Mentre sembra mentire, egli lotta per rivelare le sue verità. Spero che questa spiegazione le sia d’aiuto. Il mio amico anela a essere liberato da ciò che chiama l’atroce necessità dell’io, un’identità di cui non riesce più a sostenere il fardello. Su di lui non posso dirle nulla di più profondo.
In uno dei nostri primi incontri le avevo chiesto se lei credeva in Dio. La sua risposta, come potrei aver detto allora, è stata buffa. Lei ha detto che non poteva credere in Dio prima delle nove del mattino. Se devo prendere sul serio la sua frase, posso solo ritenere che il tema dell’Onnipotente sia per lei in qualche misura allarmante, e che non possa essere affrontato in una semplice chiacchierata. Condivido questa opinione, anche se mi dispiace che non abbiamo proseguito la discussione. Mi sarebbe piaciuto conoscere la sua visione prima della mia partenza. Parlerà di Dio con il signor Pilgrim, glielo garantisco. Gli dica, quando lo farà, che il mio ultimo pensiero, in tema di fede, è stato questo: «Nel deserto, ho trovato un altare con l’iscrizione AL DIO SCONOSCIUTO... E in accordo a essa ho fatto il mio sacrificio».
La ringrazio per tutto quello che ha fatto e per tutto quello che dovrà ancora fare in aiuto del signor Pilgrim.
Con i più cordiali saluti,
Sybil Quartermaine
P. S. L’assegno accluso dovrebbe coprire le spese per il prossimo futuro.
S.Q.
L’assegno era per una grossa somma di denaro, intestata non a Jung ma alla clinica Burghölzli. Anche così, tuttavia, Jung era molto riluttante ad accettarlo.
Si rivolse al fattorino, che ormai stava leggendo i titoli dei libri sugli scaffali ed era arrivato alle opere di Goethe.
«Se aspetta un momento, le darò una lettera per Lady Quartermaine...»
Era sua intenzione restituire l’assegno.
Ma il fattorino disse: «Sua Signoria mi ha ordinato di non accettare una risposta».
«Che stranezza».
«È stata tassativa».
«Capisco. Bene. Grazie».
Jung diede al giovane una piccola mancia per il disturbo e lo congedò.
C’erano sei pacchetti, ognuno dei quali conteneva presumibilmente un volume del diario di Pilgrim. Ognuno era numerato. Jung li distribuì in ordine sul tavolo della libreria e li guardò come si guarderebbe una pioggia inaspettata di regali di Natale da parte di estranei. Cosa ci sarà dentro...?
«Uno per volta», disse ad alta voce. «Solo uno».
Naturalmente, chi si sarebbe mai accorto della differenza se li avesse aperti tutti subito?
Io me ne accorgerei, ecco chi.
Sì. Immaginavo che non sarebbe passato molto tempo prima che tornassi a intrometterti.
È il mio lavoro.
Cosa, farmi impazzire?
Forse.
Jung impilò i diari e li portò sulla sua scrivania, dove li chiuse – tutti tranne il numero uno – nel cassetto più basso, e intascò la chiave.
Poi andò alla finestra e guardò il giardino.
Il primo narciso – quello che aveva fotografato – stava appassendo. Era diventato secco e grinzoso. Il vento della notte avrebbe potuto portarlo via. Ma altri, una schiera di altri narcisi, stavano facendosi strada verso la luce.
La sua mente tornò alla lettera di Lady Quartermaine. Com’era triste, e com’era strana.
Nel deserto, ho trovato un altare con l’iscrizione AL DIO SCONOSCIUTO... E in accordo a essa ho fatto il mio sacrificio.
Stabilì che Sybil doveva essersi ammalata. In fondo, più di una settimana prima lui stesso era rimasto colpito dal suo aspetto. Sembrava addolorata. Forse non dormiva. Di certo era angosciata. Se solo si fosse presentato all’appuntamento per il tè il giorno prima. Ma il fato, nella sua manifestazione lunare, era intervenuto nella forma di un incidente con la contessa Blavinskaja, e l’appuntamento con Lady Quartermaine gli era del tutto uscito di mente.
Bene.
Per il momento non ci avrebbe pensato. Lo aspettavano del vino da bere e la cena e la discussione della ricerca di Emma su Savonarola. E i figli, e i cani, e cosa fare con i mobili da giardino adesso che la primavera era arrivata.
Il mattino, si sarebbe messo a leggere.
Il mattino. Il mattino.
E poi, il sole tramontò.