Jung faceva fatica a respirare. L’arrivo improvviso del caldo dell’estate, in maggio, era assolutamente straordinario.
Mezzanotte e, con le finestre aperte, l’innegabile profumo di primavera nell’aria. E l’odore acre dei fuochi che aveva spento con le proprie mani. Nel salone, nella camera da letto e nel suo studio, le stufe accese per tutta la giornata erano state spente con un annaffiatoio.
Di sopra, Emma dormiva come una bambina. Jung l’aveva lasciata nel loro letto talmente presto che non riusciva a credere che si fosse già addormentata. Ma: Sono stanca, Carl Gustav, dopo tutte le chiacchiere e l’eccitazione di stasera...
E così era distesa, senza sorridere, indossando la camicia da notte di flanella con le maniche abbondanti e il collo abbottonato fino in cima: mani e collo circondati dall’assedio della tela, prigionieri della paura del freddo che sempre aveva Emma.
Domenica, 5 maggio 1912.
Notte di primavera, mattino di primavera.
Jung non si curò di correggere la data nel taccuino aperto sulla scrivania dello studio, dove stava seduto in una poltrona di midollino circondato da carte, fiammiferi, bottiglie, bicchieri, scatole mezze vuote di sigari e portacenere mezzi pieni.
Al centro delle macerie – i resti dispersi di ciò che stava di solito sulla scrivania – c’era un elegante volume rilegato in pelle di pagine manoscritte, il cui frontespizio esibiva il sigillo squadrato dell’uomo il cui nome era Pilgrim.
Il diario era aperto alla pagina scelta da Lady Quartermaine e segnata da un nastro violetto, in tono con la tavolozza del suo guardaroba. Le pagine che Jung aveva davanti gli erano state consegnate nel tardo pomeriggio. Erano arrivate con la Daimler argento guidata dall’autista svizzero di Lady Quartermaine, Otto. Vista la sua occupazione, il fatto che si chiamasse Otto aveva deliziato Sybil 3. Così lui e la sua automobile sono divenuti un tutt’uno, aveva dichiarato.
Otto non aveva nulla da dire se non che il dottor Jung riconoscerà il contenuto della busta.
Nella busta, oltre al diario, c’era una lettera di pugno di Lady Quartermaine.
Qui c’è ciò che ho letto, e che potrebbe esserle d’aiuto. Sono certa che lei capirà che è sia giusto sia necessario che non le abbia consegnato altri volumi oltre a questo. La possibilità di esaminare anche gli altri verrà forse discussa in seguito. A certe condizioni. Ma la avviso subito: è improbabile che io sia incline alla generosità.
Noterà che ho segnato un passo che credo sia il primo che lei debba leggere. Questo diario, come gli altri, registra svariati aspetti dell’esperienza di vita del mio amico: i pensieri e i sogni oltre che l’esistenza quotidiana. È il passo segnato, comunque, che risponderà ad alcune delle sue domande più urgenti. Vi troverà l’identità del giovane uomo che cerca. Mi spingerò fino a dirle il suo nome: Angelo Gherardini. Le dirò anche che nacque a Firenze alla fine del quindicesimo secolo. Per essere esatti, nel 1479. Qui incontrerà anche l’artista che fece del giovane il soggetto dei suoi disegni. Per ora non le dirò altro.
È di importanza vitale, ritengo, che lei scopra da solo il resto. Solo allora potrà comprendere fino in fondo ciò che è contenuto in queste pagine. Come saprà benissimo anche lei, c’è un’immensa differenza tra comprendere e capire. Limitarsi a capire il mio amico vorrebbe dire abbandonarlo a se stesso. Coloro che portano il fardello di essere capiti possono essere facilmente spazzati via, messi in un angolo e condannati a essere classificati nella categoria dei casi risolti. Lei non finirà mai con Pilgrim se non comincia dal fatto che, al momento attuale, io sono l’unica persona che crede davvero in lui. Se lei non comprende questo enigma fin dal principio, non sarà di nessuna utilità a Pilgrim.
Ho riposto la mia fede in lei. È tutto ciò che ho da offrire. Oltre al denaro necessario ad assicurare che i suoi sforzi in questa impresa vengano coronati dal più pieno successo.
Con i più cordiali saluti,
Sybil Quartermaine
E adesso le pagine erano aperte davanti a lui.
Cominciò a leggere.
3 A orecchie inglesi, il nome Otto ricorda la pronuncia di auto (N.d.T.).