10.

Anche Pilgrim, quella sera, rimase seduto da solo fino a tardi. Aveva tirato da parte le tende e osservava, dalla finestra della camera da letto, la luna che cominciava a salire nel cielo. La luna, tuttavia, non entrava nei suoi pensieri. Lì era sorto un altro argomento, dapprima sconcertante, dato che si era presentato non richiesto.

... poi c’era la storia del coniglio industrioso. Si chiamava Peter e la madre, Mamma Coniglio, era vedova. Aveva tre sorelle: Mopsy, Flopsy e Cotton-tail. C’era anche un cugino che si chiamava...

Barnaby?

No. Non mi sembra giusto, anche se comincia per B, mi pare.

Bobby?

No. Impossibile. Non Bobby Coniglio. Bobby Coniglio non suona giusto, mentre Peter, Mopsy, Flopsy e Cotton-tail sì. Questi sono veri nomi da coniglio e...

Barraclough.

Barraclough Coniglio. Plausibile. C’era quel ragazzo, quel mio compagno al Christ’s che viveva di lattuga. Lattuga, piselli e verze, una panacea di verdure. Come si pronunciava il suo nome? Barra-clou o Barra-claff? Veniva preso in giro in continuazione per quel nome. Anzi tormentato. I ragazzi sono fatti così. Organizzano guerre da cortile che poi si riversano sui campi sportivi e avanti fino a Waterloo. Povero vecchio Barraclough. Avrebbe potuto essere lui stesso un campo di battaglia in Belgio per tutto il bene che gli fece quel nome. Poi andò a morire nel Sudan a Omdurman. Ovunque si trovi quel posto.

E tutto perché mangiava lattuga.

Voleva diventare un drammaturgo. Voleva diventare un altro Ibsen.

Ibsen.

Fra tutte le idee assurde e meravigliose... Come se un inglese potesse diventare un Ibsen. Eppure, si era applicato con devozione alla verità e alle realtà ordinarie della vita come viene vissuta.

«Accidenti, sbatterei tutte le porte da qui all’eternità, se avessi la mia possibilità!» diceva. «Se Ibsen non le avesse sbattute tutte prima di me. Sbattere tutte le porte, non solo quelle di una casa di bambola. E dare da mangiare a tutte le anatre selvatiche del mondo! Sì, e sparerei tutte le pistole, anche se dicono che la gente non fa mai cose del genere... Ma Hedda l’ha fatto, e aveva ragione. Aveva ragione, perché altre donne si erano trovate di fronte a scelte simili e avevano fatto la stessa cosa. Ma, per ogni Hedda che spara la pistola, deve essercene una moltitudine che non ha bisogno di farlo, non ha bisogno di morire. Sì, Pilgrim! Sì! Non ci credi? Io sì. Io sì. Ecco perché si scrivono i drammi, o perché si dovrebbero scrivere. Per spezzare i legami. Per liberarci l’uno dell’altro e di tutte le regole stupide, soffocanti e assassine in base alle quali viviamo. Ed ecco quello che farei – e lo farò, un giorno – se mi verrà offerta una mezza possibilità!»

E poi a Omdurman. E alla morte.

Barraclough.

Ma il nome non era quello.

Brainerd?

No.

Beverly?

Forse.

Beverly Coniglio e suo cugino Peter. Sì, potrebbe essere. Non era finito a sposare una delle sorelle di Peter? Penso proprio di sì.

Ma no. Non è ancora il nome giusto.

Pilgrim prese La storia di Peter Coniglio dal primo cassetto del comò e diede un’occhiata alla dedica. Temple Pryde, lesse. Il suo libro. Con amore dalla mamma, Natale 1905. Lo teneva nascosto fra i fazzoletti per paura che qualche erudito lettore lo trovasse e glielo rubasse. Proprio come Peter si era avventurato nell’orto del signor McGregor nella speranza di rubare un po’ di lattuga, chiunque avesse avuto una mezza intenzione di espandere i propri orizzonti avrebbe potuto occhieggiarlo, metterselo in tasca, scappare e tenersi stretto quel libro.

Ecco Peter con la giacca blu e le pantofole nere.

Era possibile che fosse il più bel romanzo mai scritto in inglese, pensò Pilgrim. Assolutamente possibile.

Tutte le qualità prescritte vi erano dispiegate nel giusto ordine. Tensione. Pericolo. Una ricerca. La povertà. La lotta. Inganno e verità. Delitto e castigo. Problema e soluzione. E in più: una storia edificante, e perfino una sorta di storia d’amore, anche se triste. Mamma Coniglio non era forse rimasta vedova con quattro figli da crescere, e suo marito trasformato in un pasticcio di coniglio da una vera Medea?

Be’, non esattamente.

Tuttavia, una figura malvagia, e una forza contro cui lottare nel mondo dei conigli: la temibile, odiosa figura da incubo della signora McGregor, con i suoi cucchiai e le padelle e i coltelli. E lo stesso signor McGregor, che aveva sotto mano tutto quello che si poteva immaginare per ammazzare un poveretto.

E tutto per amore di una foglia di verza e la brama di fagiolini e ravanelli.

Barraclough. Verza. Guerre di ragazzi. Waterloo. Omdurman.

Mangi quello che c’è, ragazzo mio. Prendere o morire di fame.

Pilgrim sfogliò il libretto che aveva in mano.

Adorato. O è una cosa stupida, sentimentale, folle?

Un uomo adulto, il tesoro di un bambino. Forse il primo incontro di un bambino con la dura realtà. Certamente il primo incontro del genere per un bambino delle classi privilegiate. Un bambino riparato e barricato in un mondo di caminetti e tè leggeri, di soldatini di latta, di storie raccontate prima di andare a letto, di coccole e di lunghe scale per scendere dai genitori e nel mondo degli adulti.

Devo aver avuto anch’io un libro del genere, anche se non ricordo quale fosse. Le favole di Esopo, forse...

Pilgrim sorrise.

Di tutte le infanzie a cui ho avuto accesso, nessuna appare con chiarezza nella mia memoria. So di aver dormito in cantine buie e in camere luminose ingombre di giocattoli, in castelli, in case di legno e in caverne, e la mia mente è attraversata da lampi di braccia di una madre o spalle di un padre. Quante madri, quanti padri: di tutti dovrei piangere la morte, se fossi un vero essere umano. Ma non lo sono. Non lo sono e non lo sono mai stato. Ho attraversato dormendo, o così sembra, tutte le mie infanzie, una a una, anche se ricordo altri bambini che dovevano essere miei fratelli o compagni: un fratello a Firenze, una sorella in Spagna, un ragazzo da qualche parte della Grecia... Ma per il resto, sembra che non abbia fatto altro che dormire. E mentre dormivo, sognavo.

Nessuno capisce. L’unica infanzia che abbia mai conosciuto davvero – o almeno che riesco a identificare, al di fuori dei sogni – è stata racimolata osservando le infanzie altrui. Di Temple, Toby, Kate, Cassandra... Antigone... Astianatte... Dire: Ho trascorso molto tempo sul punto di nascere significa non afferrare nemmeno metà della realtà. Tutte queste infanzie e nemmeno una stanza tutta per me da ricordare.

Dormivo. Mi risvegliavo. E venivo trovato. Sempre trovato. Un trovatello. Così come mi trovò Sybil. Sdraiato sotto un albero. Un castagno? Una quercia? Non ricordo.

Diciotto anni. Di diciotto anni. Avevo sempre diciotto anni alla nascita. O così sembrava. Tutto ciò che era accaduto prima era semplicemente un sogno.

Forse era buffo. Divertente. Sorrise, ma non riuscì a ridere ad alta voce.

Avrebbe potuto essere interessante ricordare con certezza di essere stato bambino, non solo sognare un’infanzia. Aver tenuto questo libretto nella mia piccola mano. Aver penetrato il significato delle parole con occhi da bambino. Aver percorso le frasi con l’indice...

Era una giacca blu con i bottoni d’ottone, nuova nuova.

E:

Peter le chiese la strada per il cancello...

E:

Il signor McGregor appese la piccola giacca e le scarpe come spaventapasseri per tener lontani i merli.

E:

La mamma mise a letto Peter, e gli preparò la camomilla; e gliene diede una tazza!

«Un cucchiaio da prendere prima di andare a letto».

 

Pilgrim lisciò le pagine e chiuse il libro.

Barnaby? Bobby? Barraclough?

Se avessi un cugino il cui nome cominciasse per B, quale vorrei che fosse?

Benedict, forse. O Benedetto.

Il traditore, Arnold, o l’artista delle parole di Shakespeare, lo scapolo geloso. Come me. Tanto tempo, e sposato solo come donna.

Ma non posso certo volere che mio cugino sia un traditore, solo perché il suo nome comincia per B?

Non sarei così sicuro. Un traditore sa dove stare. Noi invece blateriamo e facciamo una gran mostra di patriottismo. Meglio sistemarsi una volta per tutte dall’altra parte della barricata. Almeno questo significa che una persona ha la possibilità di scegliere, che la sua coscienza è viva e che è capace di discutere. Essere nati americani, inglesi, greci, in sé non significa niente, finché uno non fa la scelta di esserlo. Chiunque dovrebbe avere la possibilità di nascere in contrasto con i propri convincimenti. Il semplice patriottismo è una schiavitù.

E questo è tutto per Benedict Arnold.

E per Benedict Coniglio.

No. Questo è tutto per respingere Benedict Coniglio.

E il cugino Benedetto? Potrei optare per lui, se non avesse un difetto. Si è sposato.

Pilgrim mise da parte il libro e si sedette sul letto.

Povero vecchio Barraclough. A Omdurman.

Impero.

Diede un’occhiata alla copertina.

Giacca blu. Bottoni d’ottone. Ravanelli. Pettirosso. Manico di vanga. Pantofole.

Il pettirosso che canta. Peter in estasi, mentre rosicchia. E fagiolini che crescono. E la terra rivoltata, zappata, salutare. Risplendente. E il pettirosso, con una zampetta alzata, e Peter, con una zampa accavallata: l’immagine del canto. L’immagine della soddisfazione.

Ed entrambi che si infilano in un impero altrui: l’orto del signor McGregor.

Perché tutto questo sembrava tanto familiare?

«Lasciami piantare i pali sulla mia terra e piantare le mie verze», disse Pilgrim alla luna oltre la finestra. «Queste, le mie verze, sono bandiere, le mie bandiere, e con queste bandiere reclamo questa terra. La mia terra. E se entrerete qui, a scherzare con le mie bandiere e le mie intenzioni, mia moglie vi trasformerà in un pasticcio al forno...»

Pilgrim sorrise e chiuse gli occhi.

Escludi la luna: non ha bandiere, ma un giorno le avrà e Barraclough ci morirà, sicuro come il destino. Per amore delle verze e della lattuga.

Cugino Benedict, ti saluto. Sto dall’altra parte della barricata, dopo essere stato testimone di troppi signori della guerra che rivendicano il proprio orto con il cannone.

Ma come, oh come, come, come si chiamava?

Benedict? Benedetto? Abou Ben Adhem?

Pilgrim sorrise.

Benedictus qui venit in nomine Domini...?

Benedetto colui che viene nel nome del Signore...

Peter Coniglio.

E adesso se n’è andata colei che è stata l’ultima a trovarmi, che venne da me sotto un albero e mi disse: «Ti sei perso? Posso aiutarti a ritrovare la strada?»

E in mano teneva un libro, un libro per bambini come questo, le fiabe dei fratelli Grimm.

«Ho dodici anni», disse. «Sono davvero troppo grande per leggere le fiabe. Ma era sullo scaffale e non riuscivo a dormire e così... Conosci la storia di Hänsel e Gretel?»

E io dissi: «No. Mi chiamo Pilgrim».

E lei era «Sybil», e sua figlia Temple, venticinque anni dopo, mi regalò La storia di Peter Coniglio.

Temple Pryde, rilesse. Il suo libro. Con amore dalla mamma, Natale 1905.

Barraclough. Verze. Impero. Morte.

Se solo riuscissi a ricordare...

Spense la luce e si sdraiò, tirandosi le coperte fino al mento.

Resterò qui e mi verrà in mente il nome.

Brahms. Beethoven. Bach. Boccherini. Bellerofonte. Baal. Belzebù. Bacon. Bleat. Brontosauro. Barrie. Barnum. Belloc. Blake. Borgia. Bulwer-Lytton. Benjamin...

Benjamin. Ah, sì. Mio cugino Benjamin. Ti do il benvenuto.

Con l’occhio della mente, Pilgrim vide Temple come l’aveva vista quel pomeriggio alla stazione, con Alice e il suo nastro nero accanto a lei, e i fratelli e le sorelle che la sovrastavano. Sua madre Sybil era morta, era rimasta uccisa. Se n’era andata. Andata davvero, nel bosco con Hänsel e Gretel, dove lui e Sybil si erano incontrati tanti anni prima. E chi poteva sapere se lui avrebbe mai avuto il permesso di seguirla?