Se avesse scritto quelle parole prima di quel lunedì di Carnevale, forse si sarebbero rivelate la mia salvezza. In realtà, venuto il mercoledì, avevo bisogno di ceneri, non solo per il mio capo, ma per tutto il mio essere, e la mia mente.
Jung aveva letto ormai venti volte quell’ambigua nota.
La data era venerdì 10 febbraio 1497...
Qual era la fonte di Pilgrim per un’affermazione così presuntuosa? E quelle stesse parole, su quali basi erano state formulate? Chi era quest’io che irrompeva all’improvviso nella narrazione?
Era una cosa esasperante.
Dai sogni di Pilgrim usciva all’improvviso una voce autorevole, un io. Non solo: quest’io scriveva appunti e li datava. Prendere nota di un sogno era un conto, ma fissare nel tempo gli eventi del sogno, fino al giorno, al mese e all’anno, era tutta un’altra cosa. Soprattutto se la data indicata era collocata centinaia di anni prima della vita del sognatore.
Avanti, indietro, Jung cominciava a rimpiangere di non aver resistito all’impulso di voltare la pagina. Ma si era lasciato convincere da quel maledetto Inquisitore.
Non dare la colpa a me.
Perché no? È stata opera tua.
Anche se non volti le pagine, non potrai mai sradicare ciò che è stato scritto su di esse. Chiudere gli occhi non risolve niente, Carl Gustav. Voltare le pagine risolve almeno qualcosa.
Hai ragione.
Allora va’ avanti. VOLTA LA PAGINA! dovrebbe diventare il tuo motto.
Non voglio un motto.
Peccato. Ne avevi uno. Volta la pagina.
Non posso, prima di aver scoperto che cosa significa. Chi era, chi è questo io?
Pilgrim.
Non dire ridicolaggini. Lui non c’era.
C’era, nei sogni.
Solo come osservatore. Non ha fatto l’esperienza di quelle cose, dello stupro.
Lo pensi tu.
Certo che lo penso! Tanto per cominciare, Pilgrim è un uomo.
Anche Elisabetta lo era.
Suonò il campanello della porta.
«Vado io!» gridò Jung alzandosi dalla scrivania, lieto di evitare il dibattito.
Dall’atrio vide una figura indistinta oltre il vetro smerigliato accanto alla porta.
Il sole tramontava. Il cielo era arancione.
Per qualche ragione era ritornato il fattorino del giorno prima. La sua testa dorata sembrava circondata da un’aureola di fuoco. Teneva il berretto in mano.
«Entri».
«Devo parlare con lei in privato, dottore, se posso».
«Certo. Andiamo nel mio studio».
«Grazie».
Dopo aver chiuso la porta dello studio ed essersi seduto alla scrivania, Jung invitò il fattorino a parlare.
«Porto notizie non liete», disse il giovane.
«Capisco». Jung si tolse gli occhiali e li posò sopra il diario di Pilgrim. Meglio, credeva, non osservare la persona che trasmette cattive notizie, e che spesso è imbarazzata dall’incombenza. Dare l’impressione di essere concentrati su chi porta il messaggio, ma evitare di guardare negli occhi. Essere ciechi e sembrare assorti sulla bocca, le labbra, le parole.
«C’è stata una valanga sulla strada dell’Albispass. Stamattina, poco prima di mezzogiorno. L’automobile di Lady Quartermaine...»
Tutti gli orologi della casa parvero fermarsi insieme.
«Capisco».
«Sì, signore. Grazie, signore».
Jung si alzò in piedi e andò alla finestra.
Narcisi.
Crepuscolo.
E così...
«È stata ritrovata?»
«Sì, signore. E anche l’autista. Li hanno trovati i cani».
«C’era anche qualcun altro?»
«No, signore. C’è un comunicato del Soccorso Alpino. Solo la signora inglese e il suo autista. Nessun altro veicolo. Nessun’altra persona. Sulla strada di sotto passava un torpedone diretto all’Obersee, ma è scampato alla valanga».
«E chi è stato a mandare lei da me?»
«La cameriera di Lady Quartermaine, dottore. Era estremamente sconvolta, ma ha detto che di sicuro lei avrebbe voluto sapere».
«E si chiama?»
«Fräulein Peebles, dottore».
«È da sola?»
«No, signore. C’è un inglese con lei, di nome Forster».
«Ah, sì. L’ho sentito nominare».
«Sì, signore».
La mente di Jung vagò verso quel passo fatale oltre il lago.
Il fattorino tossì.
Jung si voltò.
«È tutto, signore?» chiese il giovane.
«Sì, e grazie».
Jung gli diede una moneta da un franco e gli mise una mano sulla spalla.
«La accompagno alla porta», disse.
Proprio quando il fattorino prese ad allontanarsi, Jung gli chiese se gli avevano detto qualcosa a proposito di un uomo di nome Pilgrim.
«No, signore».
«Molto bene. Buona giornata».
Jung tornò nel suo studio.
La notizia poteva attendere, decise. Non serviva a nulla dirlo subito a Emma. Né al signor Pilgrim. Almeno finché non avesse saputo qualcosa di più.