3.

Non ci volle molto per un altro incontro con l’aspetto visionario della mente tormentata di Pilgrim.

Due giorni dopo, Jung passeggiava con Archie Menken lungo lo stesso sentiero dove Pilgrim si era inginocchiato sulla ghiaia. Stavano discutendo della spaccatura tra Freud e lo stesso Jung, che si era aperta nei primi mesi del 1912 e stava cominciando ad allargarsi. Col passare del tempo, sarebbe culminata in un completo scisma, ma per il momento il rapporto era semplicemente teso, e oscillava fra esitanti tentativi di riconciliazione ed esplosioni di risentimento da parte di Freud all’idea che il suo successore designato, il suo erede adottato, il principe della corona della psicoanalisi osasse contravvenire alla legge universale di Freud: che tutte le psicosi sorgevano da un pozzo di repressione sessuale, frustrazione sessuale e abusi sessuali. Jung era profondamente turbato. La sua ammirazione per Freud era praticamente incrollabile. Nondimeno, si trovava sempre più spesso in disaccordo con lui. Più imparava, più esplorava, e più credeva che Freud si sbagliasse.

«È lo stesso che avere una contesa mortale col proprio padre», disse ad Archie Menken. «Ci sono momenti in cui la situazione mi sembra insopportabile. Ancora peggio, ci sono momenti in cui – posso dirlo? – ce l’ho con lui fino al punto di odiarlo. In alcune questioni, è semplicemente un tiranno, e questo non lo posso tollerare».

Archie Menken scrollò le spalle e sorrise. «Sei una specie di tiranno anche tu, C.G.», disse.

«Forse», ammise Jung. «Forse». Sapeva che era vero. Ma è il genio in sé a essere un tiranno. Ecco dove stava il problema, nel suo caso e in quello di Freud.

Erano arrivati alla panchina dove Jung si era seduto due giorni prima a osservare Pilgrim, e Jung, all’improvviso, tirò Menken per un braccio.

«Guarda lì», disse.

«Guarda che cosa?»

«Quel pino. Lì. Vedi quello che vedo io?»

Archie strinse gli occhi.

«Forse», disse. Ma non vedeva nulla di insolito.

Jung si avvicinò all’albero e si piegò verso il tronco, sostenendosi con una mano.

«Qui», disse. «Questa».

Archie si fece avanti ed esaminò il punto indicato da Jung.

Qualcuno aveva inciso nella corteccia la lettera T, e la ferita stava sanguinando resina.

«Magari intorno dovrebbe esserci intagliato un cuore», scherzò Archie.

«Credo di no», disse Jung.

Il tono della sua risposta era così serio che Archie Menken gli gettò una rapida occhiata.

«Significa qualcosa, per te?» chiese.

«Sì», disse Jung, anche se il vero significato non lo conosceva ancora. Sapeva solo che era stato Pilgrim a incidere la lettera, e saperlo, per il momento, gli bastava.

Sarebbe passato un po’ di tempo prima che Jung scoprisse qualcosa di più del segno lasciato da Pilgrim sull’albero, e perché l’avesse inciso lì. La spiegazione era nascosta in un altro volume del diario di Pilgrim, una storia che nessun occhio, oltre a quelli del suo autore, aveva ancora letto.