Pilgrim fu messo in una stanza imbottita dove non avrebbe potuto farsi del male. Adesso aveva due infermieri, o “guardiani”. Così venivano chiamati nel padiglione dei malati violenti. A Kessler dissero che poteva starsene a casa per una settimana, cosa che lui accettò solo a condizione che sarebbe tornato se il signor Pilgrim avesse chiesto di lui.
Uno dei guardiani era un gigante biondo e a prima vista inoffensivo di nome Wolf. Era stato assunto solo per la sua forza. Nulla in lui indicava la presenza di una particolare disposizione nei confronti dei pazienti a parte la sua volontà di sottometterli se e quando fosse necessario. La natura altrimenti innocua del suo carattere era rafforzata dall’espressione benigna del volto. Con gli occhi spalancati e il sorriso gentile, avrebbe potuto essere un bambino innocente che pensava che ogni giorno fosse Natale.
L’altro guardiano, Schwarzkopf, era da tutti i punti di vista l’antitesi di Wolf: era fin troppo chiaramente un sadico. Fissava Pilgrim e faceva schioccare le nocche, quasi immaginasse che ogni paziente fosse l’avversario in un incontro di lotta. Quando faceva così, guardava di traverso la vittima, mostrando la lingua fra i denti. Anche lui era grosso: non alto, ma corpulento e solido.
Per i primi due giorni dopo la crisi nella sala da musica, Pilgrim fu tenuto sotto sedativi e dovette essere accudito come un bambino. Bagnò il letto e si imbrattò il pigiama, e dovette essere costretto a bere liquidi per evitare la disidratazione.
Il terzo giorno si svegliò.
Disse solo due frasi: Dove sono i miei colombi e i miei piccioni? E: Perché è tutto bianco?
Sembrava abbastanza ben disposto e il quarto giorno, per ordine del dottor Jung, gli furono tolte le cinghie che lo tenevano legato al letto.
Disse Schwarzkopf: «È alto. Le gambe saranno pericolose».
Il compito di sciogliere le cinghie delle braccia fu affidato a Wolf. Schwarzkopf si sedette sui piedi di Pilgrim e gli mise le mani sulle ginocchia.
La stanza aveva un soffitto relativamente basso ed era senza finestre. L’aria circolava attraverso un foro di ventilazione che dava sull’esterno, protetto da una serie di schermi metallici. Schwarzkopf non si lavava. Puzzava. Era una delle sue armi di intimidazione. Pilgrim lo osservava attraverso gli occhi semichiusi.
Le cinghie erano state strette con forza. Scioglierle richiese del tempo. Wolf, con i suoi modi gentili, cercò di evitare ogni danno ai polsi e alle caviglie del paziente.
Quando l’operazione fu conclusa, Pilgrim ricominciò a sentire circolare il sangue.
Non disse nulla. Non fece nulla.
Non mosse gli arti e non chiuse gli occhi.
Schwarzkopf si alzò.
«Tu dovere alzarti adesso», disse nel suo inglese approssimativo.
Gli occhi di Pilgrim scivolarono su Wolf.
L’infermiere si curvò e sostenne le spalle di Pilgrim, mettendolo in posizione seduta.
«Gambe», disse Pilgrim.
Schwarzkopf sollevò i polpacci di Pilgrim e gettò i piedi verso il pavimento, dove atterrarono con uno stridore di ossa e il suono, nella mente di Pilgrim, di una porta che sbatteva.
Wolf si mise al suo fianco.
Osservandoli, Schwarzkopf si toccò il mento con il pollice, accarezzandosi la pelle come se volesse tonificare una barba assente. Poi fece un passo indietro e disse a Pilgrim: «Parlare».
Pilgrim disse: «Voglio i miei colombi e i miei piccioni».
Schwarzkopf sorrise e disse: «Ti piacciono colombi e piccioni?»
«Sì».
Allora Schwarzkopf disse: «Andrò a cercarli e portarli domani».
Pilgrim annuì. «Vorrei una minestra», disse.
Il mattino seguente, Wolf stava procedendo alla toilette di Pilgrim quando Schwarzkopf arrivò con qualcosa avvolto in un telo. Anche se aveva la lingua fra i denti, sorrise.
«Tu volevi», disse e mise l’involto ai piedi del letto.
«Non voglio niente, adesso», replicò Pilgrim.
«No», disse Schwarzkopf. «Tu volevi e io portato».
Così dicendo svolse il telo, e mostrò i corpi di un colombo rosa e di un piccione verde.
«Possono essere colazione», disse, «se vuoi».
Per un’altra settimana Pilgrim dovette essere tenuto nel letto di contenzione. Kessler tornò e, per ordine di Jung, Schwarzkopf venne licenziato.
Non si parlò più di colombi e piccioni. Kessler si assunse l’incarico di seppellire gli uccelli morti sotto un albero del giardino. Deponendoli nella terra, lisciò loro le penne e mormorò un’unica parola. Perdono. Gli occhi rossi vennero chiusi e la terra, mentre cadeva su di loro, sapeva di pigne, funghi e pioggia.