Da quando era stato recluso nel padiglione dei violenti, Pilgrim era costretto a fare gli esercizi fisici nel giardino cintato da un muro sul retro della clinica, dove passeggiava insieme ad altri “pericolosi” prigionieri e ai loro guardiani. Portava sempre l’abito bianco e il bastone da passeggio, a meno che piovesse, nel qual caso reggeva un ombrello. Era calato il grande caldo umido dell’estate alpina, e di conseguenza a tutti sembrava di camminare sulla sabbia immersi nell’acqua.
«Mi fanno male le gambe», si lamentò con Kessler. «È sicuro che tutto questo sia necessario?»
«Sì, signore. È la regola. Ogni paziente – a meno che non sia recluso – deve fare un’ora di esercizio fisico al giorno. Serve a mantenere un ritmo regolare e fa bene alla circolazione».
«La circolazione di cosa?» chiese per scherzo Pilgrim. «Dell’umor nero?»
Camminavano in cerchio: alcuni in cerchi da otto, altri da sei o quattro, e altri, la maggioranza, da soli con i guardiani. Le mura erano di pietra intonacata ed erano alte tre metri e mezzo. In cima c’erano cocci di bottiglia infissi nel cemento, e le loro punte taglienti avrebbero dissuaso gli ospiti da ogni pensiero di fuga.
«Carcerati», disse Pilgrim a Kessler. «Ecco cosa siamo, in questo cortile. Potrebbe essere benissimo una prigione».
Pilgrim pensò a Wilde nel carcere di Reading, e ai famigerati cerchi di prigionieri, alcuni con i ferri alle caviglie, nei quali Oscar era stato costretto a marciare ogni giorno. Malversatori, stupratori, assassini e una moltitudine di uomini che avevano commesso piccoli reati come il furto di vestiti dai fili della biancheria stesa, o l’ozio sospetto sul retro di un ristorante o di un hotel, per stare al caldo o per recuperare qualcosa da mangiare dai rifiuti. Anche, aveva rimuginato Oscar, dal piatto che non avevo finito al Café Royale.
Quanto a coloro che popolavano quel cortile della clinica Burghölzli, avevano in comune il tema della violenza, ma poco altro che giustificasse la loro reclusione. C’erano drogati incurabili che, in preda al panico e al dolore dell’astinenza, avevano colpito infermiere o guardiani. Alcuni avevano tentato il suicidio, uno mangiando vetro, un altro pietre. Altri erano colpevoli di molteplici tentativi di fuga, uomini e donne che avevano cercato di farsi passare per cadaveri, si erano nascosti nei cesti della biancheria o si erano travestiti da medici o infermiere. C’era una donna che era saltata addosso a un paziente, era rimasta incinta e stava tentando con tutti i metodi di abortire.
Solo una usuale selezione quotidiana di manie e fallimenti umani, aveva sottolineato Pilgrim. Solo una raccolta di rifiuti della società.
Il pomeriggio di sabato 15 giugno, il sole era così spaventosamente violento che Pilgrim andò in cortile con l’ombrello e lo usò come parasole.
Vestito bianco, ombra nera, disse a Kessler.
Alcuni pazienti avevano convinto i propri guardiani a soprassedere all’appuntamento quotidiano con la salute. Pilgrim non ci era riuscito. Kessler era stato granitico.
Pilgrim notò una paziente che non aveva mai visto.
«Qual è il suo delitto?» chiese.
«È appena arrivata», gli disse Kessler. «Ieri, anche lei da Londra. Per quello che ho capito, era la tenutaria di un bordello».
«Ne ha l’aria», disse asciutto Pilgrim.
La donna aveva un trucco pesante, i suoi capelli erano di un rosso eccessivo e gli occhi cerchiati di kohl. Aveva le labbra scarlatte, e anche se indossava un vestito piuttosto semplice, continuava ad abbassare le spalline per mostrare i seni. Ogni tanto esplodeva in una canzone: «Era povera ma onesta, vittima di un ricco ingannatore. Lui l’amò, poi la lasciò, e lei perse la verginità».
Alla fine, il suo guardiano dovette allontanarla dal cortile e riportarla all’interno dell’edificio.
«È così che gira il mondo», gridava mentre si allontanava. «I poveri finiscono alla gogna, i ricchi non van mai a fondo, e ditemi se non è una vergogna!»
Pilgrim era tentato di applaudirla, ma si trattenne. Aveva abbastanza guai anche senza essere accusato di cercare di ingraziarsi i compagni del cortile.
Il cortile della prigione.
Pilgrim fissò cupo il torreggiante muro di pietra.
Pensò alla pazza che cantava e alla sua aria insolente e trasandata. Era impossibile che avesse un bordello. In quel caso non l’avrebbero mai ammessa alla Burghölzli. Forse era un’attrice. Forse una signora della buona società, forse perfino un’aristocratica titolata. Succedevano strane cose.
Siamo tutti costretti nella percezione che hanno gli altri di noi, di chi siamo noi, pensò. Nessuno è libero di vivere la propria vita senza essere visto.
Gli venne in mente una poesia di Wilde che descriveva un bordello visto da una strada di Londra.
I morti danzano coi morti, aveva scritto Wilde. La polvere turbina con la polvere...
Pilgrim chiese a Kessler: «Possiamo sederci?»
«Certo».
Si sedettero in un angolo.
In alto, un falco pellegrino compiva cerchi nel cielo.
Pellegrino. Il viandante.
Pellegrino.
Pilgrim.
Io.