Martedì 18 giugno i piccioni viaggiatori furono consegnati alla clinica da un uomo che si presentò come Fowler. Ce n’erano quattro in una gabbia e c’era anche un sacco di granaglie legato con un nastro rosso. Dovevano essere recapitati al signor Pilgrim, il paziente della suite 306.
Il vecchio Konstantine chiese al signor Fowler di scrivere il suo nome nel registro in cui il portiere segnava tutte le consegne.
«Piccioni», commentò. «Molto insolito. Non ci hanno mai consegnato piccioni, finora. Non da quando sono qui io. Devono essere mangiati? Il signor Pilgrim ha esigenze dietetiche di cui non eravamo a conoscenza?»
«No, signore», rispose Fowler. «Gli terranno compagnia».
«Bene, allora», disse il vecchio Konstantine, «senza dubbio è una cosa che distrae. Cani ne abbiamo avuti, gatti pure, e una gabbia di fringuelli, ma mai piccioni».
«Sono i preferiti del signor Pilgrim».
«L’ho già vista, signor Fowler? La sua voce non mi sembra nuova».
«Forse tutti gli inglesi hanno la stessa voce», disse Fowler.
«Eppure, sono sicuro che mi sarei ricordato di baffi così imponenti. Probabilmente è stata la voce che mi ha ingannato».
Fowler diede al vecchio Konstantine una moneta da due franchi, si toccò il cappello e se ne andò.
Il portiere sollevò la copertura della gabbia e incrociò sguardi di piccioni. «Su, su, su», disse. «Vi porteremo di sopra più presto che possiamo».
Quindi suonò il campanello, e comparve un giovane fattorino.
«Sono per il numero 306, il signor Pilgrim».
«Sì, signore».
«Sta’ attento a non farli cadere», disse il vecchio Konstantine. «Le gabbie degli uccelli non hanno le ali».