11.

Jung mise da parte la lettera di Forster e rimase in raccoglimento rammaricandosi per la perdita di Pilgrim e anche, allo stesso tempo, per la crescente consapevolezza di quello che lui stesso aveva perduto per sempre dell’immaginaria ricreazione del passato da parte di Pilgrim.

Si trastullò con quella frase: creativa ricreazione del passato; ma anche decisiva ricreazione del passato; e perfino definitiva ricreazione del passato. Ma non riusciva a fermarsi su una possibilità. Che cos’era ciò che Pilgrim aveva raggiunto con tanta suprema confidenza?

La follia confida sempre nelle sue risorse, stabilì Jung. La follia conosce sempre i suoi confini e non vacilla mai. Parla con maggiore verità dal fondo del cuore di quanto riesca a farlo io...

Sorrise.

La follia si conosce perfettamente, continuò, e invece noi che non siamo pazzi non sappiamo nulla perfettamente. Tiriamo a indovinare, inciampiamo verso le verità, camuffiamo le nostre incertezze con scuse e silenzi, sostenendo educatamente che non “sappiamo” nulla, mentre diamo l’impressione di sapere tutto. Il signor Pilgrim non è mai arretrato di un passo dall’essere se stesso. Viveva interamente sull’orlo dell’accettazione da parte degli altri, mentre veniva ogni volta privato della possibilità di essere creduto. Non gli è mai stato concesso di superare quella linea...

Chi gli aveva mai detto: Ti credo?

Solo Lady Quartermaine, per quanto poteva indovinare Jung; e perfino con lei c’era una sorta di cautela. Lei voleva credere. Almeno quello era vero.

Jung prese la seconda lettera e la aprì.

Erano tre pagine e mezzo. L’intestazione diceva: Herr Doktor Testa-di-Legno...

Jung sorrise di nuovo. Eccolo il signor Pilgrim, intransigente fino alla fine, sempre pronto ad andare fino in fondo nel suo attacco alla ragione.

«Non è obbligato a crederlo, ma farebbe bene a farlo», sussurrò Jung, riecheggiando la voce di Pilgrim.

 

Mio caro Herr Doktor Testa-di-Legno,

mentre mi avvicino alla fine del mio viaggio, le ricordo che una volta mi disse che affinché lei mi credesse, avrei dovuto immaginarmi nei panni di Galileo, o in quelli di Giovanna d’Arco o di Louis Pasteur. Lei sottolineava che ciascuno di quei visionari aveva affrontato tribunali composti unicamente di scettici, ma nessuno di loro era arretrato di un passo rispetto all’esigenza di essere creduto. Ognuno era andato avanti con decisione, perfino dopo la morte, finché con il passare del tempo si sarebbe dimostrato che avevano ragione. La terra ruota attorno al sole, Dio cerca di farsi sentire attraverso i suoi santi e la vaccinazione previene le malattie. Un terzetto di credenti molto eclettico, come minimo.

Ma io sono diffidente, adesso, nei confronti dei tribunali. Diffidente e stanco. Lei dibatteva la questione se potesse esistere ciò che in mia presenza ha chiamato l’inconscio collettivo dell’umanità, un’espressione che credo abbia coniato lei. Evidentemente, Herr Doktor Tonto, la risposta è sì, dato che io ne sono una prova vivente. Sono stato presente a ogni svolta nelle sorti dell’umanità e, come ho tentato di farle capire, il fardello dell’inconscio collettivo è stato per me doppiamente insopportabile, dato che sempre nel mio tempo il genere umano ha risolutamente voltato le spalle davanti alla gravità dei suoi stessi ammonimenti, all’integrità dei propri ammaestramenti e alla bellezza del proprio valore.

Le prove sono schiaccianti. Ogni volta che ce n’è stata data l’opportunità, abbiamo rifiutato la verità della nostra memoria collettiva e siamo tornati a precipitare nelle fiamme, come se il fuoco fosse la nostra unica salvezza possibile.

Negli ultimi anni sono diventato sempre più consapevole di un’altra conflagrazione che incombe sul nostro cammino. Non so dire quale forma assumerà, ma esiste e ci aspetta. Prima o poi, ma credo ben presto, saremo costretti a stringerci a essa. Tutto perché ci siamo rifiutati ancora una volta di prestare attenzione alle voci della cultura che dentro di noi hanno gridato universalmente: Fermi!

E, naturalmente, né lei né nessun altro crede che ciò che ho previsto accadrà davvero. Non essere creduto è parte del mio eterno castigo, la mia sentenza a vita, che si estende per tante vite e tanto tempo.

La cosa che mi interessa è questa: il suo inconscio collettivo si è già dimostrato inutile, di nessun valore. Anche lei, Herr Doktor Balordo, gli ha voltato le spalle quando ha affrontato me e si è rifiutato di credermi. Ma non è forse vero nella scienza che una teoria non è nulla finché non viene dimostrata? Quando mi ha interrogato, lei è inciampato e caduto perché si è rifiutato di accettarmi come prova della sua stessa teoria. Lei ha fallito perché non riesce a distinguere tra le conseguenze dell’essere nel giusto e le conseguenze dell’essere nel torto. Lei dimentica che, fra queste due possibilità, ci sono le conseguenze di non essere né l’una cosa né l’altra, ma solo smarriti.

Lei si è smarrito, dottor Jung. Lei ha ancora molti chilometri da percorrere e io ne ho pochi. È tutta la vita che prego che mi venga concesso questo momento. Negli anni che la attendono, tenga a mente queste preghiere.

Forse diventerò parte della mitologia che lei sta cercando di creare. Mi sembra probabile. Può chiamarmi il Vecchio, perché, dopo tutto, l’immagine del vecchio che ha visto abbastanza è eternamente vera.

Mentre le dico addio, credo che sia importante che sappia perché non parlo mai della mia esistenza, ma sempre della mia vita. A passare attraverso tutto ciò è stato lo spirito di un essere umano, uno spirito condiviso da molti. Presto, confido, quello spirito otterrà il dovuto riposo, un privilegio universale che mi è stato troppo a lungo negato.

I cosiddetti Misteri sono da sempre con noi. Non c’è una società sulla faccia della terra o nel corso del tempo che non abbia e non abbia avuto la propria versione di ciò che questi Misteri rivelano del Grande Spirito, di Dio, degli dèi e dei loro rapporti con le nostre vite, e delle nostre vite con loro. Danza del sole, circoncisione, la stessa nascita, i sacrifici animali e umani, la verginità, Ra, il Corvo, i tarocchi, il voodoo, l’I Ching, lo zen, i totem personali e tribali, il culto di Maria e il culto di Satana: la lista è infinita. Nei tempi moderni, chiamiamo tali Misteri “arte”. I più grandi sciamani del nostro tempo sono Rodin, Stravinskij (per quanto io odi la sua musica) e Mann. E cos’altro ci stanno dicendo se non Tornate a cercare di nuovo? Col tempo, questi sciamani saranno rimpiazzati da altri, ma tutti parleranno con una stessa voce. È sempre stato così. Ma nessuno sta a sentire.

Ciò che la vita richiede a ciascuno è vivere al di là della mera sopportazione della vita. Ci chiede di accettare sia i suoi limiti sia le sue possibilità, e allo stesso tempo esige che ci spingiamo oltre le sue frontiere in cerca di eternità. Io non voglio l’eternità. Non l’ho mai voluta. Non credo nell’eternità. Credo nell’adesso.

Se sono l’incarnazione di qualcosa, sono l’incarnazione di verità durature, e della cecità degli esseri umani, miei simili. Eppure, confido nella sua intuizione fino a questo punto; posso dirle senza esitazione: Sia coraggioso, vada avanti. Se farà così, avrà una possibilità di chiudere il cerchio della sua comprensione.

P.