7.

La mattina di martedì 2 luglio, alle quattro, Pilgrim e Forster lasciarono l’atrio dell’Auberge du Pèlerin e raggiunsero, valigie in mano, la Renault parcheggiata nel cortile delle scuderie.

Da quando erano comparse le automobili, simili cortili erano diventati una piacevole mistura olfattiva di letame di cavalli, chiazze d’olio e fumi di benzina. A ciò si aggiungeva il profumo del fieno e il grigio aroma di ciottoli polverosi. Pilgrim si fermò per imbeversi di tutto ciò. Le poche ore di sonno gli avevano restituito il buonumore.

I pellegrini nel corso del tempo, pensò. Pensa a tutti i pellegrini che si sono fermati in questo posto – l’Auberge du Pèlerin – sapendo che, alla fine del viaggio, la grande cattedrale li attendeva con le sue guglie e le sue vetrate e le reliquie. Più di settecento anni di viaggi, settecento anni di pellegrini. E io, Pilgrim, l’ultimo pellegrino, che la distruggerò. Per sapere che Dio è morto, abbiamo bisogno di prove. Habeas corpus. Le rovine di questa cattedrale di Gesù Cristo ci diranno che Cristo non è da nessuna parte e che tutti i suoi eroici cronisti erano dei bugiardi. È qui dove l’arte al principio perì.

Rifletté sulla storia dell’edificio. Dopo il grande incendio del 1194 si disse che la sopravvivenza di tre simboli dimostrava il continuo amore e rispetto della Vergine Maria per i fedeli di Chartres. I tre simboli erano il cranio di sant’Anna, madre della Vergine; la vetrata nella quale la Vergine è dipinta con Cristo bambino; e il Palladio mi­stico.

Il Palladio, si diceva, era la tunica indossata da Maria la notte in cui partorì Gesù. Era stata donata alla prima cattedrale, anch’essa distrutta da un incendio, da Carlo il Calvo, nipote di Carlo Magno, nell’876.

La vetrata superstite era quella che, come aveva detto Pilgrim a Jung, conteneva le sue iniziali, quando interpretavo il ruolo di Simon le Jeune, piombatore di mio padre, mastro vetraio. Era stato un cronista nel vetro. Solo il cielo sapeva perché quell’unica vetrata era stata destinata a sopravvivere. Ma le cose stavano così.

La figura della Vergine era alta due metri. Sopra la testa c’era una colomba piegata verso il basso, con le ali aperte come preannuncio della Croce. In grembo, la Vergine teneva Cristo bambino, che alzava la mano destra per benedire. Nella sinistra teneva un libro aperto che mostrava le parole, in latino, Ogni valle sia colmata, una citazione da Isaia.

E ogni monte e colle sia abbassato, ricordò Pilgrim.

Bene. Quella notte, tutta Chartres sarebbe stata abbassata.

Il viaggio per raggiungere la grande cattedrale fu breve, anche se per certi versi confuso, a causa della mancanza di un’uniforme illuminazione stradale. Molte svolte li portarono in vicoli bui e davanti a quello che sembrava, nella luce fioca, un paesaggio devastato. La città sembrava un villaggio abbandonato, o un luogo assediato, con tutti i cittadini barricati dietro le finestre serrate.

Sul sagrato, mendicanti e lebbrosi dormivano in zone separate, entrambe cintate da palizzate di legno. Erano stati eretti tetti di paglia e cartone per proteggerli dalla pioggia. Ognuna delle due comunità di reietti aveva i propri focolari e il proprio senso di identità. I fuochi dei lebbrosi erano più piccoli e quasi senza calore, dato che a loro era proibito avventurarsi tra i sani per procurarsi legna da ardere e carbone. Dipendevano unicamente dalla carità. E dalla benedizione di Dio.

Avrebbe potuto essere lì da diecimila anni, quella gente segnata dalla povertà e dalla malattia. Pilgrim giunse al punto di credere di riconoscere alcuni individui, quando le loro facce spuntavano oltre i fuochi mentre passava.

Le uniche parole vennero sussurrate: «Pellegrino, hai un po’ di pane per noi?»

Non pane, ma soldi, che Pilgrim diede senza commenti.

Quando entrarono nell’edificio, il grande portone cigolò e gemette come se non venisse aperto da un secolo. Dentro la cattedrale, l’unica luce proveniva da centinaia di candele votive, ma era sufficiente, diffusa com’era da cappella a cappella, da angolo ad angolo, e vicino ai vari altari innalzati ai santi, alla Vergine e a sant’Anna.

 

Le navate di tutte le grandi cattedrali sono rivolte a oriente, in direzione di Gerusalemme. Tutti gli altari sono consacrati a quel luogo sacro. Questo significa che i portali d’ingresso delle cattedrali sono rivolti a ovest. Mattutini e vespri sono così illuminati dal sole che nasce e da quello che tramonta. Gli stalli del coro si trovano per lo più lungo il muro meridionale, anche se questo non accade ovunque. Ma a Chartres è così, ed era lì, oltre il coro, che sorgeva la “vetrata personale” di Pilgrim.

Pilgrim andò subito all’altar maggiore, dove si inginocchiò e fece il segno della croce. Benché non avesse religione, si sentiva nondimeno obbligato a tributare un gesto di rispetto a un monumento che stava per distruggere.

Aveva un vaghissimo ricordo, simile a un sogno, di essersi inginocchiato altre volte, in passato, nello stesso luogo, quando conoscevo il mio Dio. Era sempre stato un luogo consacrato, anche prima dell’avvento dei cristiani. Ai tempi dei druidi, la terra sulla quale Pilgrim si stava inginocchiando era dedicata al “miracolo” pagano di una vergine che dava alla luce un figlio. Virgo paritura, mormorò Pilgrim. E poi: Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum...

Dopo la preghiera, si rialzò e raggiunse gli stalli lungo la parete meridionale. Scrutando nell’oscurità, fissò una vetrata della fila superiore. Notre Dame de la belle verrière, Nostra Signora della bella vetrata. Non c’era abbastanza luce, fuori, per vedere gli incredibili blu, rosso rubino e rosa dei suoi antichi pannelli, ed era troppo in alto perché Pilgrim potesse vedere le iniziali che sosteneva fossero incise in una delle losanghe vicino ai piedi della Vergine. Ma sapeva che c’erano. Lo sapeva. S.l.J. Simon le Jeune.

Dopo un istante, tornò dove lo aspettava Forster, con le taniche di benzina posate sul pavimento.

«Cominceremo da qui». Pilgrim indicò gli stalli di legno sotto la Nostra Signora.

Prese la benzina e la versò generosamente sulle panche intagliate. Poi fece un passo indietro.

«Bene», disse a Forster passandogli le taniche vuote ed estraendo una scatola di fiammiferi dalla tasca. «Diciamo addio a tutto questo e andiamocene».

Forster non disse nulla. Era pallido di terrore e svuotato di ogni speranza. Dentro di sé, era convinto che non sarebbe sopravvissuto a quell’atto, e nemmeno il signor Pil­grim. Era un folle sogno.

«Sei pronto?» chiese infine Pilgrim.

«Sì, signore. Sì», mormorò Forster.

«Precedimi. Io ti verrò dietro».

Forster, senza voltarsi, andò verso l’uscita. La navata divenne all’improvviso, o così gli parve, lunga trenta chilometri, e mentre si dirigeva verso il portale all’estremità lontana, Forster credette di risalire la marea montante.

Pilgrim estrasse dalla tasca i tre fazzoletti che vi aveva infilato prima di lasciare l’albergo. Li legò insieme, formando una corda di tela che posò sul pavimento. Un’estremità finiva in una pozza di benzina. Poi, con grande attenzione, accese due fiammiferi, e li tenne uno accanto all’altro.

Chiuse gli occhi, li riaprì, e lasciò cadere i fiammiferi sul capo più vicino della miccia di fazzoletti. Osservò le fiamme che cominciavano a strisciare verso la benzina, poi si voltò e camminò a lunghi passi per la navata, verso il portale.

 

Alle cinque del mattino erano sulla strada per Tours mentre, dietro di loro, le vetrate della grande cattedrale di Chartres cominciavano a splendere di una luce furiosa.