Mentre Pilgrim e Forster giungevano a Tours, nelle ore serali di mercoledì 3 luglio, la notizia dell’incendio di Chartres era già finita sui giornali. PRIMA LA GIOCONDA, adesso questo! diceva un titolo. CHARTRES IN FIAMME! gridava un altro.
C’erano fotografie del fumo che usciva dai portali della cattedrale e degli stalli del coro rovinati, ma le notizie erano ancora più tristi.
Fu solo quando gli investigatori cominciarono la ricerca degli indizi nelle aree danneggiate che furono ritrovati i resti di un uomo. A quanto pareva, uno dei lebbrosi del sagrato, vedendo la luce tremolante delle fiamme attraverso le vetrate, era strisciato dentro la chiesa per lottare come poteva contro l’incendio, e aveva perso la vita. Altri lebbrosi e mendicanti avevano formato una fila per i secchi prima che arrivassero i pompieri a mettere l’incendio sotto controllo, ma nessuno era riuscito a salvare il primo uomo che era entrato.
Quando Pilgrim lesse le notizie, precipitò nel silenzio e si rifiutò di mangiare. Tuttavia lui e Forster andarono nella sala da pranzo dell’Hôtel Touraine, sfogliarono i menu e bevvero vino.
«Ho deciso di rimettermi a fumare», disse infine Pilgrim e mandò Forster a comprare le sigarette. Erano alcuni anni che non fumava: aveva smesso quando si era accorto che Sybil Quartermaine aveva cominciato e non poteva più farne a meno. Del tutto sconveniente, le aveva detto, soprattutto per una donna. Ma adesso aveva bisogno di una distrazione, qualcosa con cui giocherellare, su cui concentrarsi quando la noia del patetico contegno di Forster diventava troppo pesante da sopportare. Forster aveva cominciato ad assomigliare a Talpa nel Vento tra i salici, un po’ smarrito, appena disorientato, continuamente triste. Come Talpa, Forster voleva tornare a casa.
La notte, Pilgrim sognò l’uomo senza dita ai piedi e alle mani descritto nelle cronache giornalistiche: si trascinava verso le fiamme, e non poteva soffocarle. Una vita era andata perduta. L’ultima cosa che Pilgrim aveva in mente, e l’unica cosa che aveva pregato non accadesse. La cattedrale era rimasta in piedi, quasi completamente intatta, ma un uomo era morto. Il sogno illustrava quell’ironia con immagini così vivide che Pilgrim si mise a gridare per farle cessare e Forster dovette svegliarlo.
La mattina pioveva. Troppo tardi.
A mezzogiorno di giovedì 4 luglio, Pilgrim e Forster salirono sulla Renault dopo aver consumato una colazione leggera. Si diressero a sud.
«Si può sapere dove siamo diretti precisamente, in Spagna?» chiese Forster, cercando di assumere un tono noncurante, come se la domanda non fosse importante.
«Ávila», rispose Pilgrim. E fu tutto.
Forster non aveva mai sentito parlare di Ávila. Per lui quel nome non aveva alcun significato.
Alle due del pomeriggio si fermarono all’ingresso di un paesino chiamato Le Virage, la curva, in riferimento a un gomito del fiume, la Loira.
C’era una taverna sul crocevia. La fermata successiva doveva essere Poitiers, ma Forster dubitava che potessero arrivare prima di notte.
Dato che avevano mangiato solo un café au lait e un croissant diviso in due, decisero di fermarsi alla taverna, che prendeva il nome dalla famiglia a cui apparteneva fin da prima della Rivoluzione: l’Auberge Chandoraise.
Pilgrim, scontento e inquieto, mandò Forster a vedere se si poteva pranzare.
«Prendi un buon tavolo», disse, «e ordina una bottiglia di vino rosso. Digli che siamo terribilmente affamati, e di uccidere il vitello grasso».
Forster non fece nemmeno un sorriso. In piedi accanto all’automobile, annuì, si tirò indietro il berretto e si diresse verso l’entrata.
Andrò a vedere il fiume, pensò Pilgrim mentre osservava il suo cameriere allontanarsi. Ho sempre avuto un debole per i fiumi, e la Loira è uno dei più belli.
Scivolando nel posto di Forster, davanti al volante, Pilgrim mise la marcia e la macchina, il cui motore vibrava ancora, partì.
Mentre entrava nell’Auberge Chandoraise, Forster immaginò di sentire avviarsi la Renault, ma sapendo che era una cosa impossibile – dato che il signor Pilgrim non aveva mai guidato un’automobile in vita sua – andò in cerca del propriétaire.
Pilgrim si avvicinava al fiume, lungo una strada carraia, quando ebbe un momento di cieco terrore, rendendosi conto che non sapeva come fermare il veicolo.
Aveva osservato almeno venti volte Forster che lo faceva, ma tutto ciò a cui riusciva a pensare era il gesto che aveva accompagnato la fine di ogni viaggio. Maniglia. Maniglia. Aveva tirato una maniglia. Ma dove, dove?
Con la sinistra. Con la sinistra. Doveva essere con la mano sinistra. Freneticamente, tenendo gli occhi sulla strada, Pilgrim prese a stringere l’aria tra la gamba sinistra e la porta.
Il freno! Il freno! Per l’amor di Dio!
All’ultimissimo istante, lo trovò e diede un energico strattone. La Renault tremò e si bloccò, gettandolo tanto violentemente contro il volante che Pilgrim pensò di essersi perforato il diaframma. Rimase del tutto senza fiato e riprese a respirare con estrema difficoltà.
Il fiume era a non più di un metro e mezzo dalle ruote anteriori, un metro e mezzo di erbe alte e rami di salici, un metro e mezzo di discesa.
Pilgrim scese e si appoggiò per un momento contro il cofano della Renault. Da un ponte vicino giungevano le voci di bambini che giocavano. Abbaiava un cane. La vicinanza del fiume era piacevole. Aveva sempre amato la vista e il suono dell’acqua. E il suo odore.
Lì la Loira era larga e insidiosa. La corrente era rapida e impetuosa, anche se la superficie pareva tranquilla. Ma guardando dall’argine, Pilgrim vedeva il tumulto delle profondità, dove una vegetazione pericolosa poteva trascinare un uomo a fondo in pochi secondi.
Gli venne in mente l’immagine di Sybil, non poteva dire perché. Forse dipendeva dal disastro con l’automobile che aveva appena sfiorato, e dal fatto che lei era stata spazzata via da una valanga proprio come lui aveva rischiato di essere trascinato via dal fiume.
Guardò verso la riva opposta. C’erano vacche in un campo. E un cane. Il cane di un mandriano. Un cane nero. Un cane sulla riva del fiume, che lo guardava con un’aria quasi gioiosa e agitava la coda.
Il fiume, pensò. Lo Stige, la Loira, il Tamigi, Las Aguas, l’Arno, lo Scamandro a Troia... C’è sempre stato un fiume a disposizione.
Una volta aveva cercato di annegarsi nella Serpentine. Inutilmente.
Ma chi poteva dire che l’acqua non dovesse diventare la sua alleata e la sua complice, adesso che Sybil era morta e gli dèi si allontanavano?
Nel deserto, ho trovato un altare con l’iscrizione AL DIO SCONOSCIUTO... E in accordo a essa ho fatto il mio sacrificio.
Anche quello era un deserto. Campi sconfinati, un cielo ampio come la Creazione, alberi e il chiacchiericcio di invisibili bambini, un fiume di cui non poteva misurare la profondità. Pilgrim non sapeva nemmeno dove si trovava con precisione: solo da qualche parte a sud di Chartres, sulla strada per la Spagna e Ávila.
Voltò la testa verso la Renault, ferma in mezzo all’erba alta come un intruso da un altro pianeta.
Quasi fino in fondo, pensò.
E poi: Perché no?
Cercò di evocare il dio sconosciuto, l’unico dio del quale non aveva fatto l’esperienza.
Prega.
Possono esserci delle risposte. Può esserci perfino il perdono per la morte dell’uomo che ho ucciso a Chartres. Mea culpa. Mea culpa. Mea maxima culpa...
Pilgrim si batté leggermente il petto, e come se il cane non fosse abbastanza scrutò il cielo in cerca di un altro segno.
C’era, come sempre. Le onnipresenti ali di un’aquila.
Pilgrim tornò all’automobile.
Non pensare nulla. Agisci.
Aprì la porta e salì.
La pendenza era così ripida che non dovette nemmeno avviare il motore. Sarebbe bastato togliere il freno.
Sorrise.
C’è un salice che cresce di sghembo su un ruscello... ricordò. Ed eccolo davanti a lui, il salice di Ofelia, che stava di lato come per fargli strada, proprio come aveva fatto strada a lei.
Lentamente, allungò la mano e abbassò la leva del freno.
Che possa essere la fine, mormorò, e chiuse gli occhi.
Presto giunse qualcuno di corsa nel cortile dell’Auberge Chandoraise. Un ragazzo che stava pescando sul ponte vicino insieme a un amico più grande.
Un’automobile era finita nel fiume, disse, e il suo amico si era tuffato per vedere se si poteva salvare l’autista. Venite subito!
Fu tutto.
Tutti si misero a correre.
Il ragazzo che si era tuffato fu tirato fuori dall’acqua, esausto. Alcuni uomini si tolsero i vestiti e si gettarono al suo posto.
«L’ho visto! L’ho visto!» continuava a ripetere il ragazzo. «Era lì dentro! L’ho visto! Ma quando mi sono buttato per tirarlo fuori, non c’era nessuno...»
L’automobile era vuota, tranne che per il bagaglio.
Forster attese. Supplicò che gli permettessero di unirsi agli uomini che si erano tuffati ma glielo impedirono. Quegli uomini conoscevano il fiume. Lui no. Non conosceva le sue pericolose correnti e le piante sul fondo. Era già abbastanza perdere una vita. Due sarebbero state uno spreco.
La polizia, gli abitanti del villaggio, alcuni viaggiatori di passaggio si radunarono sull’argine. Per essere la scena di una morte, era straordinariamente palpitante, con i tuffatori nudi, le donne, i bambini e le splendide figure di turisti eleganti, alcuni dei quali andarono a prendere i cesti da picnic nelle automobili e dissero agli autisti di stendere le coperte sull’erba.
Le ricerche durarono quattro ore, e poi il capo della polizia le sospese. «Troveremo il corpo del defunto», disse, «più a valle, uno di questi giorni. Evidentemente è stato trascinato via».
Forster si fermò finché fece buio. Il signor Pilgrim era finalmente riuscito a uccidersi, oppure era sopravvissuto a un incidente in cui era incorso? Forster non l’avrebbe mai saputo, ma poteva immaginarlo. Sull’altra riva del fiume, un cane levò il muso alla luna e abbaiò.