34

Il banchetto era sontuoso come nei migliori film di ambientazione medievale. Ovunque le lampade illuminavano i tavoli imbanditi con vivande composte nei modi più affascinanti: pavoni arrostiti ai quali erano state riapplicate le lunghe piume della coda; fette di carne alla brace decorate da fiori, spezie e ciuffi di erbe aromatiche; brocche di vino smaltate con colori vivaci; dolci al miele a forma di cavalli, conigli e uccellini. I musici suonavano eleganti melodie di sottofondo. Gli ospiti, nei loro ricchi abiti, conversavano tranquilli.

Alex non aveva mai partecipato a un ricevimento così sfarzoso, anzi non aveva mai partecipato a un ricevimento in vita sua, e quando entrò al braccio del padrone di casa, l’ammirazione per tutto ciò che vedeva intorno a sé le fece dimenticare l’agitazione.

Il conte di Ponthieu la scortò da Ian, che era in compagnia di Isabeau e di un gruppo di ospiti con i quali stava bevendo una coppa di vino. Alex vide tra loro Donna de Sancerre, accanto a un uomo energico che doveva essere il marito, e riconobbe a prima vista anche un altro ospite poiché era biondissimo e glaciale come Laurent e aveva l’età giusta per essere suo padre. Accanto a sé, l’uomo aveva una dama dalle trecce più nere dell’inchiostro, inconfondibilmente mediterranea. Ian era tra la moglie e una donna pallida dai capelli castani e l’aspetto dolce e principesco insieme. «Eccovi qui, cominciavo a preoccuparmi» disse. «Hai scelto l’accompagnatore più importante di tutti, complimenti» continuò poi, con un sorriso rivolto ad Alex.

«Mi sono accaparrato di prepotenza questa bella dama, rubandola ad accompagnatori più piacevoli» rispose il conte Guillaume. «Non ho saputo resistere all’idea di introdurre di persona in società tanta bellezza, ma adesso la lascerò a compagnie più adatte alla sua età.»

«Anche perché tua moglie potrebbe essere gelosa» insinuò Ian e la dama pallida lanciò una finta occhiata di rimprovero al conte, per stare al gioco.

Alex sentì rinnovarsi l’ansia di essere al centro dell’attenzione e cercò Marc con lo sguardo, ma lui fece un inchino di commiato ai presenti. «Scusatemi, devo andare al mio posto, ormai la cena è pronta.»

Alex si sentì abbandonata, ma Marc le dedicò un sorriso passandole accanto. «Ci vediamo dopo» promise, proseguì attraverso la sala, e sparì oltre una tenda in fondo. Alex notò in quel momento che nessuno dei ragazzi era in vista. Gli unici maschi presenti tra gli invitati erano uomini adulti o comunque giovani cavalieri. Senz’altro gli scudieri si stavano preparando a servire i loro tutori durante la cena, mentre i bambini più piccoli, di entrambi i sessi, erano rimasti con le balie.

«Devo lasciarvi anch’io. Ormai la regina e la contessa Margherita saranno pronte e devo scortarle in assenza del re» disse Ponthieu e tornò nella direzione da cui era appena venuto.

Ian andò da Alex. «Allora? Che te ne pare?» le domandò, facendo un cenno a un servo perché le portasse da bere.

«È magnifico» rispose lei. «Non avevo nemmeno mai sognato una cosa del genere.»

«Ha fatto la stessa impressione anche a me e ai tuoi, la prima volta» le sussurrò lo zio e poi fece le presentazioni ufficiali.

Come Alex si aspettava, l’uomo con madame de Sancerre era il marito, il conte Etienne. La bella dama pallida era Alinor de Ponthieu, la padrona di casa, mentre il conte Henri de Bar faceva un contrasto di colori perfetto con la moglie spagnola, anzi aragonese, Lucrecia.

Alex fece un inchino davanti a tutti. «Molto piacere.»

Dama de Sancerre fu la prima ad accostarsi. «Come ti senti?»

«Bene, grazie» rispose Alex.

«Andiamo, moglie, sta benissimo e si vede. Questa ragazza è forte quanto un giovanotto, io non mi preoccuperei davvero per la sua salute: ne ha da vendere. Lasciala godere della serata» intervenne il conte di Sancerre. Aveva un’aria gioviale e allo stesso tempo sembrava vigoroso come un leone, forse perché aveva una folta criniera di riccioli scuri. Ad Alex ispirò subito simpatia, nonostante la corporatura temibile.

«Sono io il medico, lascia decidere a me, marito mio» rispose la dama con un sorriso dolce che però non lasciava alcun dubbio sull’autorità che la donna sapeva di avere in materia. Il cavaliere, infatti, cedette subito con una risata divertita.

«Sì, direi proprio che sia tutto a posto» disse dama de Sancerre ad Alex, dopo averle esaminato gli occhi e il colorito con fare professionale. «Mio marito ha ragione nel dire che puoi goderti la serata senza problemi.»

Alex dovette voltarsi di nuovo verso il conte Etienne che, a quanto pareva, non riusciva proprio a stare fuori dalla conversazione. «Allora: mio figlio mi ha raccontato cose eccezionali su di voi, madamigella. A quanto pare, siete bella come vostra madre e coraggiosa come vostro padre.»

Cose eccezionali? si ripeté Alex, incredula. «Siete troppo buono, io ho fatto solo quello che potevo.»

«E voi minimizzate le vostre azioni» intervenne il conte di Bar. «Anche mio figlio mi ha fatto un racconto piuttosto straordinario delle vostre imprese.»

Speriamo che non gli abbia raccontato anche le mie “stregonerie”, pensò Alex, più in soggezione. Anche nel parlare Henri de Bar sembrava freddo quanto Laurent, nonostante il sorriso cordiale, e Alex non era certa che l’aggettivo «straordinario» sulle sue labbra fosse da interpretarsi in modo positivo.

«Avremo modo di parlarne con calma» disse Ian. «Più tardi.»

«Ci sono novità?» domandò Alex, ma lo zio scosse la testa. «Non molte. Nemmeno Etienne e Henri hanno avuto fortuna nelle loro ricerche.»

Alex notò che i cavalieri si erano fatti seri. «Non finisce qui» dichiarò il conte di Sancerre, ma in quel momento il servo portò il vino e l’argomento fu subito accantonato da tutti, come se si fossero messi d’accordo in precedenza.

«Ecco Angélique» annunciò Henri de Grandpré. Si era voltato verso una dama che doveva essere la moglie poiché somigliava molto e aveva gli stessi riccioli di Béatrice, accanto a lei ancora con il broncio.

In quel momento venne annunciato l’ingresso della regina Bianca e della contessa Margherita. Tutti gli ospiti si divisero in due ali e lasciarono libero il passo verso il centro del salone. Alex s’inchinò come tutti, ma sbirciò le dame reali con curiosità.

La regina Bianca veniva per prima al braccio del conte Guillaume: era vestita severamente di scuro, con file di perle al collo e ai polsi. Il velo bianco del cappello le fasciava la gola e le contornava il viso reso energico dagli anni, ma lasciava scendere sulla schiena una lunga treccia nera, appena striata di grigio. La contessa Margherita seguiva da sola e in atteggiamento composto. Chissà che parentela aveva con i sovrani, si chiese Alex. Doveva avere tredici o quattordici anni, era chiara di occhi e di pelle e con i lineamenti delicati, diversissima dalla regina.

Le due donne si sedettero ai posti d’onore, a destra e a sinistra dello scranno più imponente di tutti, lasciato vuoto per rispetto in assenza del re e coperto dal drappo con i gigli d’oro. Il conte Guillaume invitò gli ospiti ad accomodarsi. I musici ricominciarono a suonare con più energia.

«Che la festa cominci» annunciò Etienne de Sancerre.

Il gruppo si sciolse augurandosi buona cena.

«Precedetemi, io vado ad accertarmi che tutto proceda bene» disse Ian e si diresse verso la tenda che aveva già inghiottito Marc.

Alex sperò di non essere troppo lontana dai Grandpré e quindi da Marc, ma rimase delusa nel vedere che dama Isabeau andava dalla parte opposta, verso l’altro braccio dell’enorme tavolata a forma di “U” che aveva al suo centro gli scranni della famiglia reale e dei padroni di casa.

Dama Alinor si sedette nella parte centrale della tavola, vicino al marito e alla regina. Accanto a lei prese posto un bambino, l’unico di tutta la sala, al quale forse era stato permesso di partecipare alla cena perché era l’erede del castello.

Il piccolo Philippe, pensò Alex, ricordando le parole di Ian: il bambino doveva essere il fratellino di Elodie e in effetti le somigliava.

Anche Laurent raggiunse i suoi genitori. Il suo primo banchetto da seduto, pensò Alex, visto che il ragazzo doveva aver vissuto i banchetti precedenti servendo Ian come scudiero. Laurent la notò e le rivolse un saluto da lontano. Aveva un’aria stupita.

Non ti aspettavi che la strega fosse così carina, eh? pensò Alex con un pizzico di presuntuosa soddisfazione, ricambiando il saluto.

Fu distratta da un bisbigliare concitato proprio dietro di lei. Si girò giusto in tempo per vedere una ragazza appena più vecchia di Béatrice, che spingeva verso di lei un’intimidita Elodie de Ponthieu.

Noelle de Sancerre, intuì, poiché era la copia al femminile di Nicolas. Sono fratelli gemelli.

Le due smisero subito di parlare non appena si videro scoperte dall’oggetto del loro interesse, ma se Elodie arrossì per l’imbarazzo, l’altra rivolse invece ad Alex un sorriso carico di aspettativa. Lei si presentò per prima, per sbloccare subito la situazione. In cambio ricevette presentazioni altrettanto compite.

«Stavo dicendo a Elodie che sarei stata capace di qualsiasi cosa pur di conoscervi stasera» esordì subito Noelle de Sancerre.

«Mi dispiace per avervi disturbato così, senza alcun preavviso. Non ho proprio potuto trattenerla» si scusò invece Elodie.

«Nessun disturbo, anzi, mi fa piacere» disse Alex. «Non conosco quasi nessuno qui e mi sento un po’ a disagio.»

«Allora saremo noi le vostre prime amiche nel regno di Francia» decise Noelle. «Ho sentito che non siete mai stata nelle nostre terre prima di questi giorni.»

«Sì, in effetti non ero mai venuta qua» rispose Alex. E non pensavo nemmeno che ci sarei mai arrivata, aggiunse tra sé.

«Eppure parlate davvero bene la nostra lingua. Avete un accento così affascinante» Noelle la stava studiando con assoluto entusiasmo.

«Be’, grazie.» Alex era perplessa: a quanto pareva, chissà perché, andava a genio a tutta la famiglia Sancerre.

Le due ragazze vennero richiamate quasi subito dalle rispettive madri. Noelle non riuscì a nascondere il suo disappunto. «Continueremo dopo la nostra conversazione» promise, correndo via.

Alex seguì Elodie, ma si fermò accanto a Isabeau che le indicava lo scranno accanto a lei. «Hai fame?»

Alex annuì vigorosamente e si sedette. «Una fame da lupi.»

Dama Isabeau le mostrò come lavarsi le mani nell’acquamanile posato sul tavolo, in cui galleggiavano corolle di fiori variopinti. Nel frattempo Ian tornò da loro. «Sono il vostro cavalier servente» annunciò, accomodandosi a tavola. «Il mio coltello è a vostra disposizione per tagliarvi il cibo, mie bellissime dame.»

I servi portarono altri vassoi e la varietà dei cibi sembrò decuplicare. Agnelli, montoni, cervi, qualsiasi tipo di carne cucinata nei modi più disparati venne servito agli ospiti insieme a verdure, frutta, intingoli e pane. Alex stava ancora studiando i bocconi nel tagliere quando si rese conto che il cameriere che le versava il vino era Michel. Si scambiarono un’occhiata sorpresa, riconoscendosi a vicenda.

«Adesso capisco perché Marc ha quella faccia stasera» commentò il ragazzo con un ghigno, mentre si allontanava per andare a servire lo zio Guillaume e la sua famiglia.

Quale faccia? Alex alzò subito gli occhi verso l’altro lato della tavolata e individuò Marc dietro la famiglia Grandpré. Proprio vicino a loro, però, sedevano i Courtenay. Marc reggeva la brocca per versare da bere al suo tutore, ma si era attardato a rispondere alle parole che la bella Eugenie gli rivolgeva con quel suo eterno sorriso amabile sulle labbra a cuore.

Lei flirtava, era evidente nonostante le sue castissime maniere da medioevo, e lui era lusingato come qualsiasi maschio al di sopra dei dodici anni. A un certo punto della conversazione, Eugenie rise coprendosi la bocca con la mano che poi appoggiò sul polso di Marc per un brevissimo istante, senza farsi notare dai vicini di tavola. Lui nascose un fremito, ma non abbastanza bene da sfuggire all’attenzione di Alex.

Eugenie sfoderò un’espressione compiaciuta, invece Alex si dimenticò del cibo. Perché non fai il tuo dovere, invece di distrarti? accusò col pensiero.

Come se l’avesse sentita, Marc si accorse che lo stava fissando. Mancò il boccale del suo tutore mentre gli versava il vino e si prese in contemporanea una parola di ammonimento dal conte di Grandpré e i brontolii di Béatrice. Eugenie de Courtenay distolse lo sguardo e riunì le mani intorno alla sua coppa.

Mentre Marc si scusava e si affrettava a rimediare alla disattenzione, asciugando la pozza di vino dal tavolo, il conte di Grandpré rivolse lo sguardo ad Alex e le indirizzò un sorrisetto saputo. Lei tornò subito col naso sul cibo, ma segretamente provò una certa soddisfazione.

Mai un banchetto era sembrato così lungo. Non finiva più e Marc si sorprese a contare esasperato tutti i vassoi che arrivavano dalle cucine. Quella sera il suo dovere di scudiero gli pesava come un’incudine, perché lo teneva esposto agli sguardi, osservato e giudicato in ogni singola mossa da più parti, e la cosa lo stava facendo impazzire.

Anche nei giorni precedenti Eugenie de Courtenay aveva colto ogni occasione buona per rivolgergli uno sguardo, una parola o un sorriso: quella sera, però, si era fatta più audace, e proprio quando lui si era reso conto per la prima volta della gelosia di Béatrice. La vedeva rabbuiarsi ogni volta che si avvicinava ai Courtenay e questo gli toglieva qualsiasi soddisfazione provocata dai sorrisi di Eugenie.

Ma la sensazione più pesante di tutte era quella di avere lo sguardo di Alex addosso. Eppure, quando alzava gli occhi verso l’altro lato del salone, lei stava sempre guardando da tutt’altra parte. Parlava con Michel, con i vicini di tavola o era intenta a mangiare. Dopo averlo visto versare il vino sul tavolo, si era apparentemente disinteressata di lui, eppure a Marc sembrava di avere i suoi occhi piantati addosso tutte le volte che non la guardava.

Comunque fosse, si sentiva come san Sebastiano legato al palo e trafitto dalle frecce e non vedeva l’ora che quel supplizio finisse. Non avrebbe mai e poi mai immaginato che a un certo punto le attenzioni di Eugenie gli sarebbero sembrate quasi fastidiose.

Fu con enorme gratitudine che accolse il congedo del suo tutore, quando le vivande smisero di comparire nella sala, e quasi non attese che il conte finisse di dirgli: «Vai a mangiare qualcosa, per questa sera non ho più bisogno di te». Salutò i Grandpré e i Courtenay e si dileguò nelle cucine.

Appena fu fuori dalla vista degli ospiti, tirò un sospiro di sollievo. Si rilassò, mentre intorno a lui i servi indaffarati rigovernavano con scrupolo, poi andò a lavarsi le mani e si sedette a metà su un tavolo grezzo per mangiare con soddisfazione quello che nel frattempo si era messo nel tagliere. Aveva fame, ma soprattutto adesso si sentiva finalmente libero.

Guardandosi intorno, notò di essere l’unico scudiero in mezzo ai servi, almeno per il momento. Il conte di Grandpré l’aveva congedato prima degli altri e lui non se n’era nemmeno accorto. Quel pensiero lasciò subito il posto a uno più eccitante: adesso era il momento di divertirsi, ballare e fare conversazione con le dame. In particolare con una di loro.

L’idea gli fece sentire caldo, dentro e fuori. Doveva solo capire come approcciare Alex: di certo non poteva più trattarla con la stessa confidenza dei giorni precedenti, nonostante tutto quello che avevano passato insieme.

Ripensandoci, era ancora sbalordito. Non poteva credere che quella dama vestita di azzurro, con i capelli color mogano intrecciati di perle e oro, fosse uscita dai panni maschili del ladruncolo che aveva incrociato a Clois. Eppure il viso era lo stesso e così il corpo snello… No, non se ne capacitava: l’aveva avuta sotto gli occhi per due giorni interi e non l’aveva mai vista davvero.

Come aveva potuto non accorgersi di una simile rarità? Forse perché lei non aveva le forme aggraziate e morbide che lui aveva sempre considerato indispensabili per una bella donna. Alex era alta, flessuosa e forte allo stesso tempo, come un giovane salice. L’abito lungo le metteva in risalto il busto sottile, come i vestiti maschili non avevano potuto fare, ma lui ricordava molto bene anche le sue gambe fasciate nelle brache grigie e ora nascoste sotto la gonna. Quando l’aveva vista sulla scala, non era più riuscito a staccarle gli occhi di dosso e non sapeva perché.

O forse sì: perché lei era diversa da tutte le altre, nel corpo e soprattutto nel temperamento. Perché aveva discusso con lui da pari a pari, aveva rischiato la vita senza esitare per salvarlo e l’aveva baciato nel bosco, quando la teneva tra le braccia.

Basta stare a distanza, decise Marc. Non sapeva come riavvicinare Alex, ma avrebbe improvvisato sul momento. Adesso, niente o nessuno l’avrebbe più tenuto lontano da lei.