La luce svanisce prima, e ora, ritornando a casa da scuola, camminiamo tra il fumo delle foglie che bruciano. Piove, e dobbiamo stare a giocare in casa. Siamo sedute sul pavimento della camera di Grace, in silenzio per via del mal di cuore della signora Smeath, e ritagliamo matterelli e padelle che incolliamo intorno alle nostre signore di carta.
Ma Cordelia vuole smetterla con questo gioco. Ha capito immediatamente, a quanto pare, per quale, motivo ci sono tante copie del ‘Catalogo Eaton’ in casa di Grace. È così che gli Smeath acquistano i loro abiti per tutta la famiglia: li ordinano dal ‘Catalogo Eaton’. Lì, nella sezione ‘Abbigliamento per ragazze’, si trovano i vestiti scozzesi, le gonne con i nastrini e le giacche invernali che portano Grace e le sue sorelle, tutte in tre colori: verde, azzurro, marrone, di lana grumosa e resistente, dotate di cappuccio. Cordelia ci fa capire che lei un vestito ordinato dal ‘Catalogo Eaton’ non lo metterebbe mai. Ma non lo dice a voce alta perché, come ognuna di noi, vuole mantenere buoni rapporti con Grace.
Salta le cose da cucina, sfoglia distrattamente le pagine. Si sofferma sui reggiseni, sui bustini con pieghe e merletti intricati (indumenti di base, li chiamano) e fa i baffi alle modelle, su quella loro pelle che sembra verniciata con una sottile patina di intonaco marroncino. Disegna della peluria sotto le loro braccia e sul petto, tra i seni. Legge le descrizioni arricciando il naso, e intanto soffoca le risate: «Deliziosamente guarnito con squisiti merletti, appositamente rinforzati per la donna robusta... Vuole dire un’armatura! E guardate questa... sembra una coppa, come quella del gelato!».
I seni affascinano Cordelia e stimolano il suo scherno. Tutte e due le sue sorelle maggiori ce li hanno già. Perdie e Mirrie se ne stanno sedute nella loro camera con i letti gemelli e le balze di mussola ornata di ramoscelli, e si limano le unghie ridacchiando sommesse, oppure eccole in cucina a intiepidire una cera marrone dentro a dei vasetti, che poi portano di sopra per spalmarsela sulle gambe. Si guardano allo specchio con aria sconsolata: «Sembro Haggis McBaggis! È una maledizione!». I loro cestini della carta straccia puzzano di fiori appassiti.
Dicono a Cordelia che ci sono cose che lei è troppo giovane per capire, ma poi gliele dicono ugualmente e Cordelia, con la voce bassa e gli occhi sgranati, ci rivela la verità: la maledizione è quando il sangue ti esce tra le gambe. Noi non le crediamo, e allora lei esibisce la prova: un assorbente igienico, recuperato dal cestino di Perdie. Vi si vede un grumo marrone, come salsa essiccata. «Questo non è sangue!» esclama Grace con disgusto, e ha ragione, non è niente di simile a quello che si vede quando ci si taglia un dito. Cordelia è offesa, ma non può dimostrare niente.
Non ho mai pensato molto, prima d’ora, al corpo delle donne adulte. Ma adesso questi corpi si rivelano nella loro luce vera e inquietante: sono diversi e bizzarri, pelosi, mollicci, mostruosi. Ci appostiamo fuori dalla camera in cui Perdie e Mirrie si stanno strappando la ceretta dalle gambe tra gridolini di dolore e tentiamo di vedere attraverso il buco della serratura, ridacchiando. Ci sentiamo imbarazzate, anche se non sappiamo perché. Capiscono che stiamo ridendo di loro e vengono alla porta per cacciarci. «Cordelia, perché tu e le tue amichette non andate a scocciare altrove?» Sorridono un po’ minacciosamente, come se già sapessero che cosa ci aspetta. «Aspettate e vedrete» ci dicono.
Siamo spaventate. Qualsiasi cosa sia loro capitata, facendole gonfiare e arrotondare, costringendole a camminare invece di correre, come se trattenute da un invisibile laccio intorno al collo, di qualsiasi cosa si tratti, può succedere anche a noi. Guardiamo furtivamente il seno delle donne per strada e quello delle maestre; delle nostre madri no, perché ci metterebbe a disagio. Ci esaminiamo gambe e ascelle per scoprire se spuntano dei peli, e il petto per controllare eventuali gonfiori. Ma non sta succedendo niente: finora siamo al sicuro.
Cordelia sfoglia le ultime pagine del catalogo dove le fotografie, in grigio e nero, mostrano stampelle, cinti erniari e altre protesi ortopediche. «Vedete questa?» dice. «È una pompa per il seno. Serve a pompare le tettine, a farle diventare più grandi, funziona come una pompa da bicicletta.» E noi non sappiamo che cosa pensare.
Alle nostre madri non possiamo chiedere. È difficile immaginarle senza vestiti o pensare che sotto i vestiti abbiano un corpo. Sono molte le cose che non ci dicono. Tra noi e loro c’è un baratro, un abisso che si approfondisce sempre più, pieno di parole non dette. Avvolgono la spazzatura in diversi fogli di giornale che legano con una corda, ma nonostante ciò la spazzatura gocciola sul pavimento da poco lucidato. Sulle loro corde del bucato sono appese mutande, camicie da notte, calze, una sfilza di indumenti intimi sporchi che hanno lavato e risciacquato, affondando le mani nella grigia acqua gelata. Si intendono di spazzole per il gabinetto, di assi per la tazza, di germi. Il mondo, per quanto loro puliscano, è sporco; sappiamo che non presteranno ascolto volentieri alle nostre domandine imbarazzanti. Scorre allora tra noi un sussurrare prolungato, che passa da una bambina all’altra e diventa sempre più orripilante.
Cordelia dice che gli uomini hanno una carota tra le gambe. Non è proprio una carota ma anche peggio, una cosa coperta di peluria. Dalla cima escono semi che entrano nella pancia delle donne e diventano bambini, che loro lo vogliano o no. Alcuni uomini si fanno traforare la carota e vi infilano degli anelli, come se si trattasse di un orecchio.
Cordelia non sa bene come escono i semi né come sono fatti. Dice che sono invisibili, ma io non ci credo. Se sono semi, devono essere come semini per uccelli o come semi di carota, lunghi e sottili. E poi non sa nemmeno come entra la carota per piantare i semi. L’ombelico sembra il posto più naturale, ma dovrebbe avere un buco o un taglio. Tutta la faccenda è controversa, e l’idea che anche noi potremmo essere state prodotte da un atto simile ci offende. Penso ai letti, dove si ritiene che tutto ciò avvenga, ai letti gemelli in casa di Carol, sempre così ordinati, all’elegante letto con baldacchino in camera di Cordelia, il letto di mogano scuro in casa di Grace, così rispettabile con quel suo copriletto a uncinetto e le coperte di lana una sull’altra. Questi letti sono in sé una smentita, una confutazione. Penso alla madre di Carol con la sua bocca severa, alla signora Smeath con le forcine nella crocchia di capelli che ingrigiscono. Stringerebbero le labbra, si ritrarrebbero indignate. Non lo permetterebbero mai.
Grace dice: «È Dio che fa i bambini» in quel suo tono che non ammette discussioni. Sorride di un sorriso riservato e sdegnoso, e ci sentiamo rassicurate. Meglio Dio che noi.
Rimangono però dei dubbi. Io, per esempio, so un mucchio di altre cose. So che ‘carota’ non è la parola giusta. Ho visto libellule e coleotteri che volavano congiunti insieme, uno sul dorso dell’altro, e so che questo si chiama ‘accoppiamento’. So degli animali che posano le uova sulle foglie, sui bruchi, sulla superficie dell’acqua; sono lì disegnati sul foglio, con la loro etichetta, sulle tavole di entomologia che mio padre corregge a casa. So delle formiche regine e delle mantidi religiose che divorano i maschi. Ma tutto ciò non è di molto aiuto. Penso ai signori Smeath tutti nudi, e al signor Smeath sul dorso della signora Smeath. Questa immagine, anche senza l’aggiunta del volo, non è sufficiente.
Potrei chiedere a mio fratello. Ma anche se abbiamo esaminato al microscopio acari e sporco dei piedi, anche se non abbiamo paura degli occhi di bue sotto alcol, dei pesci eviscerati e di tutto ciò che si può trovare sotto i ceppi degli alberi morti, sarebbe indelicato, forse offensivo, fargli questa domanda. Penso alla scritta ‘Venere’, tracciata sulla sabbia con la sua grafia inclinata, da quel suo agile dito in più. Secondo quanto dice Cordelia, anche questo finirà coperto di peli. Può darsi che lui non lo sappia.
Cordelia dice che i ragazzi mettono la lingua in bocca alle ragazze quando le baciano. Nessuno dei ragazzi che conosciamo, solo quelli più vecchi. Lo dice nello stesso tono con cui mio fratello dice ‘bava di lumaca’ o ‘moccio del naso’ quando Carol è vicina, e Carol si comporta nello stesso modo, arricciando così il naso, torcendo la bocca. Il commento di Grace è che Cordelia dice cose disgustose.
Penso agli sputi che qualche volta si vedono sui marciapiedi, giù in città, e alle lingue delle mucche nelle macellerie. Perché dovrebbero fare una cosa simile, mettere la lingua nella bocca di altra gente? Solo per fare schifo, naturalmente, solo per vedere come gli altri reagiscono.