Attraversò il Connecticut
in una carrozza di vetro.
Una volta, una paura lo trafisse,
in quanto scambiò
l’ombra del suo equipaggio
per merli.
In quasi tutte le stanze per gli interrogatori la videocamera è fissata in un angolo in alto: come l’occhio di un ragno. È preferibile avere una visuale sulla porta: la verità si disegna spesso nel profilo di un’entrata. Gli innocenti entrano e si siedono subito, perplessi, le mani unite come se fossero impazienti di disporsi alla preghiera, invece i colpevoli è facile che indugino un momento a guardare la stanza e misurarla, alla ricerca di un nascondiglio, pronti a smentire la loro stessa conoscenza dell’accaduto.
Gli arredi delle stanze sono pensati per non offrire punti d’ancoraggio: la nudità stessa è un’accusa. Due o tre sedie, quasi sempre di legno. Una semplice scrivania, di solito con un cassetto poco profondo: nessun senso di peso o di cose nascoste. Nel cassetto, alcuni fogli di carta e una semplice biro. Un falso specchio sul muro più lontano, liscio, disadorno. Nulla che possa essere usato come arma: niente sedie pieghevoli o vetro o matite appuntite. Niente tazze né macchinetta per il caffè. Nessun poster che possa distrarre dalle pareti. Un tappeto è improbabile, ma nel caso è in tinta unita. Le assi del pavimento sono dipinte dello stesso colore dei muri. La luce è più che altro al neon e cruda, sebbene a volte ci sia una lampada da tavolo che i detective accendono quando la verità comincia a farsi strada: ammorbidisce l’altra luce, taglia via gli spigoli, riscatta la stanza.
La videocamera è fissata abbastanza in alto perché non salti subito all’occhio, ma quelli che indugiano sulla soglia – spesso i colpevoli – sollevano lo sguardo. C’è parecchio da leggere in quell’occhiata fugace: timore, sfida, insolenza, disprezzo. Spesso cercano di sedersi con le spalle all’obiettivo, ma i detective li dirottano velocemente al lato opposto del tavolo. I detective tengono il conto di quante volte gli interrogati alzano gli occhi verso l’angolo: più volte lo fanno, maggiori sono le probabilità che mentiranno.
Gli altri – spesso gli innocenti – vanno immediatamente a sedersi, come se volessero proteggere la loro verità, tenerla stretta, conservarla nel suo piccolo universo per un po’, riparandola fra le braccia. Il loro sguardo nell’obiettivo è bruciante: un misto di supplica e terrore.
A volte i detective lasciano gli interrogati da soli nella stanza. E poi, non visti, li osservano dal falso specchio. È di solito il colpevole a rivolgere un cenno alla videocamera: un vaffanculo di sfida. Qualcuno si avvicina all’angolo sotto l’obiettivo per tentare di sottrarsi al suo sguardo. In certe stazioni di polizia un’altra videocamera è fissata all’angolo opposto, anche se a volte è soltanto un secondo occhio posticcio.
Quasi sempre la stanza è insonorizzata, nonostante la videocamera sia predisposta per registrare ogni rumore. I detective usano anche un registratore aggiuntivo.
Quando Pedro Jiménez viene portato lì per l’interrogatorio, dà prova di un curiosa combinazione di innocenza e colpevolezza. Arriva in giacca e camicia azzurra e pantaloni bianchi da chef, triste come un oggetto in svendita, cinquantasette anni, un sottile istmo di capelli al centro della fronte. Scarno, ma con un po’ di doppio mento, la pelle cascante come le foglie d’autunno. Si ferma sulla soglia e si guarda intorno, senza tuttavia rivolgere una sola occhiata alla videocamera, si gira anzi verso la detective sudamericana come per implorare che sia lei a dare un senso a quella stanza. I capelli della donna sono scuri, scuri sono gli occhi e scuri anche gli abiti. Indossa una semplice catenina d’oro al collo. Tocca il gomito di Pedro e lo guida verso la sedia accanto alla nuda scrivania di legno. Qualche momento dopo la raggiunge un altro detective, un tizio pallido e flaccido come pane in cassetta, che sistema la sedia all’estremità del tavolo. La mette al contrario, piazza il mento sulla spalliera, si sporge più vicino.
Così accerchiato, Pedro lancia un’occhiata alla videocamera come se nell’obiettivo potesse scorgere il suo stesso riflesso, poi riabbassa lo sguardo sulle proprie mani posate sul piano del tavolo. Sorprendentemente, tira fuori di tasca un paio di occhiali da lettura, anche se di fronte a sé non ha niente da leggere.
Quando li inforca sembra un uomo completamente diverso, non più uno squallido lavapiatti, ma semmai un bibliotecario trasandato.
All’inizio la detective gli parla in uno spagnolo che sembra aver strusciato e ruzzolato per le strade della città. Data, ora, luogo esatto dell’interrogatorio. È consapevole, gli chiede, che la loro conversazione verrà registrata? Non è in stato di arresto, ma le parole per ora sembrano tacitamente cucite in coda alla frase. Lei sa che lui è un padre di famiglia. Vorrebbe dargli una mano. Non le interessa la sua attuale posizione di immigrato. È amica di molta gente nella comunità costaricana, è lei stessa originaria delle isole, è nata a Guadalupa, si è trasferita qui all’età di due anni. È disinvolta, amichevole, aperta, seduta di sbieco. Sa bene che lui ha un passato, ma tutti hanno un passato, non è così, Pedro? Pedro annuisce, un fulmineo luccichio dietro gli occhiali. I detective si fermano a bisbigliare in inglese e Pedro le dice che lui lo capisce bene, che non ha problemi a fare l’interrogatorio nell’una o nell’altra lingua. Lei dice che, sì, Rick, il suo collega, è un po’ arrugginito. Lo apprezziamo molto, Pedro, dice, davvero. Tuttavia, c’è ancora un’inflessione nelle domande di lei, come se il suo inglese fosse appena arrivato a nuoto dai Caraibi. Sarei per fare tabula rasa, gli dice. Evita la parola omicidio. Si tratta di un’aggressione, una pesante aggressione, una vera tragedia. Si rende conto di quello che è successo? Sì. Ha sentito girare delle voci? No. Ci sono persone che perdono il controllo, sai? Immagino di sì. Tu l’hai mai perso, Pedro? No, io sono un tipo tranquillo, vivo una vita tranquilla. Vivi a Brooklyn, giusto? Sì. Dove? Be’, a Coney Island. Com’è vivere lì, Pedro? A volte c’è vento. Divertente, c’è vento, l’hai sentito Rick, a Coney Island c’è vento, il nostro Pedro è un simpaticone. Non sto cercando di essere divertente, Mami. Scherzavo, Pedro – allora, da quant’è che lavori in città? Vent’anni. Da quanto da Chialli? Quattro. Quattro? Sì. È difficile mantenere una famiglia con il salario di un lavapiatti? Mia moglie è morta. Tiri avanti? Tiro avanti. Hai una figlia? Sì, Maria. È sposata, Maria? Ha appena divorziato, sta cercando un lavoro. È stata licenziata? Sì, un paio di mesi fa. Ha figli? Due. Una vita dura, divorziata, due figli, appena licenziata, un po’ d’acqua, Pedro? No. Hai l’aria di chi potrebbe aver bisogno di bere un sorso d’acqua.
Pedro si sistema gli occhiali sul naso. Lei si sporge verso di lui, il detective si sporge all’indietro. Come se nella stanza ci fosse una specie di ritmo oscillante, i corpi, come rime, dipendenti l’uno dall’altro.
Allora, vorrei parlare del ristorante, Pedro. Quello che vuoi, Mami, non ho niente da nascondere. Non ricordi nulla di insolito che sia successo quel giorno, magari qualcosa fra te e Dandinho, perché abbiamo sentito un paio di cosette, in tutta franchezza, parliamoci chiaro, Pedro, abbiamo sentito che è volato qualche puñetazo, è così? Lui lancia un’occhiata alla videocamera ma tiene le labbra contratte, scuote la testa, no, quella discussione con Dandinho non era niente di serio, Mami, niente, i dipendenti hanno organizzato delle puntate sul fútbol, capisci, una robetta di scommesse, e c’è stata – come si dice? – una divergenza su una partita del Corinthians in Brasile, un battibecco, giusto per, niente di serio. C’è stato altro che ti ha detto Dandinho? No. Sei sicuro? Sono sicuro. E poi dove sei andato, Pedro? Al bagno. Ma quello non è proprio il momento più impegnativo della giornata, Pedro, il turno del pranzo, come mai te ne sei andato in bagno in quel momento? Dovevo cagare. Dovevi cagare? Sì. Va bene, Pedro, tutti cagano, ma sei sicuro che su quella tua cagata non ci siano finiti dei fiocchi di neve? Fiocchi di neve? Non è che per caso sei uscito dalla porta di servizio, Pedro, forse per una boccata d’aria o per farti una sigaretta? Non fumo. E dunque non sei uscito, magari dopo aver preso il piumino, e forse anche il cappello, per prendere una boccata d’aria passando dall’entrata dei dipendenti, o dalla porta d’acciaio che dà su Madison Avenue? Non sono andato da nessuna parte. Sei semplicemente tornato a lavare i piatti? Già. Plongeur, così lo chiamano, vero Pedro? Suppongo di sì. E perché lo chiamano plongeur? Senti, non lo so, so che ho un lavoro, e che ho due nipoti.
Nelle domande la cadenza è volubile, a volte diretta al nocciolo dell’informazione desiderata, altre avvoltolata in digressive volute, studiate apposta per dissimulare.
C’è qualcosa di cui volevamo parlarti, Pedro. Cosa? Maria. Maria? Be’, del suo divorzio, del suo licenziamento, del fatto che è tornata a vivere con te a Coney Island. Voleva risparmiare i soldi. Magari ti ha messo un po’ sotto pressione? No. Perché Maria aveva un buon posto… dov’è che lavorava? Rick, cos’è che ci ha detto? Avete parlato con Maria? Ma certo che abbiamo parlato con Maria. Maria non ha nulla a che vedere con tutto questo. Tutto questo, cosa? Perché siete andati a parlare con Maria? Tutto questo cosa, Pedro? Niente. Niente? È una brava ragazza, ho detto solo questo. Naturale che è una brava ragazza. Allora lasciatela fuori. In tutta franchezza, Pedro, be’, di cose da dirci ne aveva parecchie. Maria non direbbe mai niente di male su di me. Certo che non ha detto niente di male su di te, lei è pazza di te, la niña de sus ojos. E allora qual è il problema? Nessun problema, Papi. E perciò che ci faccio qui? Conosci la Barner Funds? La che cosa? Maria lavorava per la Barner Funds. Ah sì, e allora? Che ne pensi della Barner Funds? Aveva un buon lavoro, le piaceva stare lì, tutto qui. Tutto qui? Esatto. Non ti hanno fatto incazzare, Pedro? No, avrei dovuto? Nemmeno quando è stata licenziata? È stato due mesi fa, ve l’ho detto. Che cosa pensi dei loro capi, Pedro? Niente, non sono fatti miei, non ci ho mai pensato. Perché Maria ci ha detto che stava intraprendendo un’azione legale contro la Barner Funds per licenziamento senza giusta causa, lo sapevi? Certo. E tu cos’hai pensato? Bueno, niente d’importante. E lo conosci quell’Elliot Mendelssohn? Eh? Non è il figlio del tale a cui hanno dato un pugno fuori dal tuo ristorante? Sì. Qui mi devi scusare, Pedro, ma questo Elliot potrebbe, insomma, potrebbe essersi intromesso fra Maria e tuo genero qualche mese fa. Non so di che cosa stai parlando. Hai capito cosa voglio dire, prima di essere stata licenziata. Cosa? È quello che abbiamo sentito dire, che lui potrebbe avere allungato un po’ le mani su Maria, e loro… scusami se te lo dico, Pedro, sei un padre, e ai padri non piace sentire ’ste stronzate, nemmeno alle madri, fidati, ma ai padri no di certo, vero? E che cazzo. Quello che sto dicendo, Pedro, è che loro hanno approfondito la conoscenza un paio di volte in un albergo di Stamford, dove vive questo Elliot, su nel Connecticut, con una moglie e dei figli, ha un debole per gli alberghi, Pedro, sai che intendo, mi ascolti, Pedro? c’è qualcuno in casa, toc toc, c’è nessuno? mi stai ascoltando, Pedro? Non so cosa intendi dire. Ah, no? No, non lo so. Forse hai fatto dei brutti pensieri sulla Barner Funds, tipo che questo Elliot la stava sfruttando, magari che si stava divertendo un po’ troppo? Maria non l’ha mai fatto, Maria è una brava ragazza, Maria era sposata. Non fraintendermi, Pedro… questo Elliot è uno stronzo di prima categoria, e lo sappiamo. Non lo conosco, non l’ho mai incontrato. Magari ha fatto intendere a Maria che sarebbe diventata ricca, e poi però ha cambiato idea e l’ha silurata. L’ho già detto, non so di che stai parlando. Magari le sussurrava paroline dolci. Non ho mai sentito il suo nome prima d’ora. Secondo te la giuria se la beve, questa storia, Pedro? Quale storia? Che per il fatto che sei un padre e via discorrendo hai preso a pugni suo padre? Io non ho preso a pugni nessuno. Ne sei sicuro, Pedro? Giuro su Dio, Mami. Chiamami pure Carla. Non ho preso a pugni nessuno. Forse non intendevi colpirlo così forte, è stato una specie d’incidente? Te l’ho detto, non l’ho toccato. Forse l’hai spinto? No. Lo vuoi adesso quel bicchiere d’acqua? Mi stai dicendo che ho bisogno di un avvocato? Senti, qui noi non stiamo cercando di inchiodarti, Pedro. Ho diritto a un avvocato, questo lo so. Certamente, ma qui quello che stiamo cercando di fare è di aiutarti, quel morto una volta era un giudice, Pedro, della Corte Suprema di Brooklyn, e per come si mettono le cose, avrai bisogno di noi schierati dalla tua parte. Non ho preso a pugni nessuno. Perché io e Rick siamo dalla tua parte.
Questo è il momento in cui devono fare una pausa e cambiare ritmo – non è una buona idea uscire dalla stanza e lasciare Pedro da solo, in caso decida di zittirsi ulteriormente o di richiedere un avvocato, ma è ora di cambiare un po’ le carte in tavola, così Carla si alza dalla sedia e lascia Pedro da solo con Rick, quella grossa pagnotta bianca e umidiccia, rendendo la stanza molto più maschia e se possibile ancora più soffocante. Ed è qui che Rick adotta lo sguardo schietto, si sporge in avanti, vagamente minaccioso, e chiede a Pedro di spiegargli di nuovo dove fosse al momento dell’aggressione, e perché avesse lasciato la sua postazione di lavapiatti, e che tipo di discussione avesse avuto in precedenza con Dandinho, e se quando era andato in bagno è possibile che fosse uscito in strada dall’entrata del personale – puoi rispondere a questo, Pedro? – e che magari fosse anche rientrato da quella stessa porta dopo pochi secondi, starebbe tutto in piedi, è comprensibile, amico, si trattava di suo figlio e di tua figlia, capisci cosa intendo? Siamo qui per aiutarti, francamente mi piacerebbe tanto sbattere quello stronzo di Elliot dietro le sbarre, dovrebbe essere lui a pagarla, capisci che voglio dire?
Carla ritorna con un bicchiere d’acqua e tre bottigliette di aranciata che fa scivolare sul tavolo, quasi come se fossero tutti e tre in una cantina, lontano, in un luogo caldo e sicuro, un luogo in cui possono fidarsi gli uni degli altri, ma Pedro la sua bottiglietta la lascia lì sul tavolo. Carla si sporge in avanti e fa nuove domande su Maria, com’era da bambina e com’era crescendo, se aveva dei problemi, se aveva mai menzionato qualche difficoltà sul lavoro, se si era arrabbiata, se aveva mai detto qualcosa dei suoi viaggi in Connecticut. Pedro beve l’acqua, ma non tocca l’aranciata.
Il tempo scivola via, le lancette dell’orologio sulla parete girano, la luce fluorescente nell’ufficio resta costante. I detective si predispongono alla raffica finale.
Allora, Pedro, te l’ha raccontato? Raccontato cosa? Della sua tresca con Elliot Mendelssohn. La sua che? La sua storia, capisci, il suo intrallazzo. Non so di cosa stai parlando. Com’è che potrei dirlo in modo delicato, Pedro? Dire cosa? Si scopava questo tizio, Pedro, adesso calmati, Papi, calmati, cálmese. Sono calmo, non parlare di mia figlia in questo modo. Va bene, va bene, che cosa sai della loro re-la-zio-ne? Non ne so niente. Perché per come la vedo io, lei faceva una bella vita, non è così, Pedro? a un certo punto era felice, giusto? Non ho niente da dire. Era una brava figlia, aveva un buon lavoro, aveva frequentato la scuola per segretarie, aveva trovato un buon marito, un bel ragazzo, seconda generazione, e tu sei fiero di lei, tuo genero ti piace, ti piacciono i tuoi nipoti, la vita è bella, lei è felice, si è trovata una casetta a Rockaway, con la palizzata, sai che voglio dire, il sogno americano, ci sei, Pedro, dobbiamo rifare il giochino del toc toc? Sto ascoltando. Lavora per una società finanziaria, indossa dei bei vestiti, guadagna dei bei soldini, segretaria del direttore generale, ma tu guardala, che lavora in centro, in un ufficio sulla Lexington, in un’enorme torre di vetro, e poi un bel giorno, puf, sparisce tutto, in una nuvoletta di fumo, salta fuori che il suo capo è lo stronzo che ha sempre minacciato di essere, e la licenzia in tronco. Di questo non so niente. E poi senti dire che è nel ristorante? Non ho sentito dire niente. Forse è stato Dandinho a dirtelo? Dandinho non mi ha detto un bel niente. Ve ne state a parlare solo di fútbol? Proprio così. Dandinho è il tuo miglior amico, vero? Che c’entra Dandinho con questa roba? E forse ti sei confidato con lui, su come la tua bambina ha perso il lavoro dalla Barner Funds, e lui fa due più due, dice che proprio adesso là fuori c’è il suo vecchio – Pedro, è questo che è successo? – perché è del tutto perdonabile, che cavolo, è chiaro come il giorno, quando Dandinho ti dice che Elliot Mendelssohn è nel ristorante quello oramai se n’è già andato, e tu, tu hai lavato i suoi piatti. Stavamo parlando di fútbol. Ma non solo di fútbol, vero, Pedro? Eh? Sei un fan del baseball, Pedro? Sí, claro. Qual è la tua squadra? Non ne ho una in particolare. Allora, quant’hai detto che ti pagano, Pedro? Otto sacchi l’ora, dieci e mezzo per lo straordinario. Non è un granché come lavoro, il lavapiatti, vero? È okay, faccio anche delle altre cose. Tipo cosa, Pedro? Vendo delle cose. Davvero? Già. Dunque, spacci noccioline, Pedro? Non so cosa vuoi dire. Dove le fai le tue vendite? Dai Cyclones. Intendi i Brooklyn Cyclones? Sì, i Brooklyn Cyclones, qual è il problema? E per caso ti danno anche un’uniforme da indossare, Pedro, magari anche un berretto? Certo, a volte indosso un berretto, tutti indossano un berretto, e comunque in cucina bisogna metterselo. Ma tu ne indossi uno dei Brooklyn Cyclones, vero? Non so di cosa stai parlando, Mami.
Ritirano lentamente tutte le parole, le raccolgono in un pugno, le trattengono per un momento a mezz’aria, poi le scagliano.
Perché abbiamo un tizio ripreso dalla videocamera con addosso un berretto dei Brooklyn Cyclones e sembra proprio il tuo sosia.
Dove?
Fuori dal Chialli, mentre si china sul morto.
Non ne so niente.
È nel filmato, Pedro. Un sosia.
Mio?
Tu e lui, Pedro, dos gotas de agua.