15

«È ferito gravemente?» domandò Alys mentre l'uomo la guidava nell'oscurità.

Non sapeva come si chiamasse. La sua serva l'aveva svegliata scuotendola gentilmente e lei era uscita a parlare con l'uomo, che le aveva detto soltanto: «Abbiamo bisogno della vostra assistenza, lady guaritrice. Potete venire?».

Si era preparata in tutta fretta. Sapeva che l'uomo era uno dei compagni di Robin Hood, perché l'aveva visto durante la sua breve cattività nel nascondiglio sull'albero. Nella borsa aveva già alcuni balsami ed erbe, a ogni modo ne aggiunse altri, insieme con un coltello tagliente e delle bende di lino pulite. Non conoscendo la natura del problema che era stata chiamata ad affrontare, sapeva di dover essere più preparata possibile.

Usciti dalla fortezza la sua guida, che alla fine le disse di chiamarsi Allan, accelerò il passo. Dopo averle detto il proprio nome, rimase in silenzio e si aspettò che lei tenesse il passo. Alys non capì se fosse perché non si curava del fatto che le sue gambe fossero più corte o perché avesse una gran fretta di tornare, ma faticò per stargli dietro.

«Siete venuto a chiamarmi per Robin?» gli domandò infine.

«Aye» rispose l'uomo. «Noi non possiamo fare altro e ha perso molto sangue. La freccia si è conficcata tra due costole sotto il petto e da allora non è più riuscito a respirare. Si è rotto qualcosa dentro.»

Alys accelerò il passo, molto allarmata. «Sembra bagnato quando respira?»

«Aye, come se respirasse attraverso l'acqua.»

Nay. Oh, nay, non era un buon segno. Alys si sentì sprofondare il cuore. «Riesce a parlare?»

«No. Non risponde.»

Una fitta le trafisse il ventre. Robin avrebbe potuto morire. Probabilmente sarebbe morto. Non c'era nulla che lei, un praticante di salassi o un cerusico potessero fare, se il petto era trafitto e il respiro bagnato. Con un frammento della freccia ancora nella ferita, per di più...

Alys trasse un respiro profondo, mentre camminava con tutta la velocità che le sue gambe corte potevano consentirle, l'orlo delle vesti che strisciava sul terreno ancora bagnato dalla pioggia recente. Non si era nemmeno curata di intrecciarsi i capelli, li aveva semplicemente fermati con un laccio morbido.

Nay. Non Robin. Non lo spregiudicato, sciocco, sorridente Robin. Robin con il cuore gentile e un'opinione esagerata di se stesso. Nay.

Cominciò a pregare.

Allan la condusse oltre il ponte levatoio della fortezza, attraverso il villaggio. Non aveva portato un cavallo? Dovevano addentrarsi nella foresta a piedi? Ci sarebbero volute ore prima di arrivare e la sua vita stava scivolando via. Dovevano andare più in fretta.

Un'ombra si staccò dall'oscurità di fronte a loro e si trasformò in un uomo con un cavallo.

«Alys» disse quando furono più vicino.

«Robin?» Lei non riuscì a trattenere un sussulto di sollievo e gioia. «Non siete ferito?»

«Nay. Io no. Ho chiesto ad Allan di venire a chiamarvi per me, per uno dei miei uomini. Siete venuta.» Quella notte il sorriso giocoso era scomparso, come gli occhi illuminati dall'allegria. Robin era serio, triste, avvolto in un mantello scuro che lo rendeva ancora più austero.

Alys capì che, quando Allan le aveva parlato, lei aveva frainteso. «Aye, certamente» disse mentre gli si avvicinava. Insieme all'apprensione percepì uno strano sollievo.

«Andremo più veloce a cavallo» le disse, come per chiederle il permesso di issarla in sella. Il suo comportamento era così contenuto, così rispettoso... eppure Alys percepì l'urgenza sottostante.

«Aye, facciamo in fretta» concordò.

Lui la mise in sella e balzò dietro di lei, sistemando le cosce contro le sue, le braccia intorno a lei per afferrare le redini.

«Perché avete mandato Allan a chiamarmi?» domandò. «Perché non siete venuto voi stesso?»

Perché mi avete lasciata credere che foste voi a stare per morire?

«L'ultima volta che ci siamo incontrati mi avete avvertito di non tornare a cercarvi. Non volevo correre il rischio che mi scatenaste addosso lo sceriffo o gli uomini del principe. Questa notte non c'è tempo da perdere. Fergus sta morendo.» La sua voce rimase fredda e formale, le braccia impersonali. Non ci furono strofinii gentili contro di lei, né dita subdole che le sfiorarono i seni o le cosce.

Nemmeno l'idea di un bacio nel suo sguardo.

La mente di Alys era un turbine di pensieri. L'aveva presa in parola, era rimasto lontano perché gli aveva ordinato di farlo e le si era rivolto soltanto perché il suo amico era in una situazione disperata.

Perché all'improvviso lei si sentì vuota e desolata? Non voleva avere niente a che spartire con quel fuorilegge.

Era vero?

Tuttavia era molto consapevole della sua presenza dietro e intorno a lei. E il sollievo che aveva provato trovandoselo di fronte, titubante ma sano e salvo, l'aveva sbigottita. Pura gioia che, per un momento, aveva preso il posto della fretta di raggiungere il ferito.

«Tenetevi forte» le mormorò Robin all'orecchio mentre le cingeva la vita con un braccio. Il cavallo partì al galoppo, lasciandosi il villaggio alle spalle per lanciarsi nella foresta buia.

Alys chiuse gli occhi e cercò di non gemere. Vedeva ben poco della mezza luna da quando erano entrati nella foresta, perché gli alberi erano folti e loro andavano molto veloce. Il torace di Robin era forte e sicuro dietro di lei e le gambe, fasciate dalle brache strette, le impedivano di scivolare.

Lo stallone balzava tra i cespugli e lei gli si teneva aggrappata alla criniera, la testa girata in modo che la guancia sfiorasse il mantello di Robin e il suo cappuccio le proteggesse il viso. Un ramo le graffiò un braccio e un altro rimase impigliato sotto il cappuccio, tra i capelli, ma proseguirono la corsa, mentre Robin si spostava in avanti o di lato in modo da proteggerla da cespugli e rami.

Infine gli sentì tirare le redini e, ancora prima che il cavallo si fosse fermato completamente, Robin balzò dalla sella. Le sue mani forti la deposero a terra e Alys si ritrovò di fronte la medesima scala di corda sulla quale si era arrampicata come prigioniera dell'enorme Little John.

Si sollevò le gonne, le infilò nella cintura e si arrampicò in fretta. La scala oscillò quando Robin la seguì. Alys chiuse gli occhi, poteva vedere ben poco dal momento che era buio, e si arrampicò tentoni fino alla sommità. Gli scricchiolii della corda contro corteccia e legno la guidarono verso l'apertura nel pavimento sovrastante.

La situazione che la accolse nel rifugio era perfino peggiore di quanto avesse temuto. Little John e Will Scarlet, due dei compagni di Robin, sedevano su piccoli sgabelli. Il frate, la cui tonsura brillò nella luce della candela quando chinò il capo, stringeva il rosario tra le mani ed era intento a benedire il giovane con un olio aromatico. Gli disegnò una croce sulla fronte e il profumo della mirra si diffuse nella stanza.

«La guaritrice è qui» esordì Robin. «Fatele posto.»

Alys andò al capezzale di Fergus e, nonostante la luce fioca delle cinque candele, scorse la morte nel pallore del suo volto. Gli posò con delicatezza una mano sul petto e osservò il respiro, un movimento lento, pesante e bagnato.

Rimossa la camicia che era stata tagliata nel tentativo di rimuovere la freccia, controllò la ferita. Qualcuno l'aveva ripulita il meglio possibile e l'aveva anche medicata con un impacco d'erbe. Riconobbe l'odore di guado e issopo.

«Bene» disse mentre indicava la ferita e l'impacco. «È quel che avrei fatto anch'io.» Guardò Robin. Per un momento rimase senza fiato, quando si accorse quanto fossero belli i suoi occhi. Non l'aveva mai notato prima. «Ma temo che non sarà sufficiente.»

Il volto tirato, Robin le si inginocchiò accanto. «Temevo che l'avreste detto. Non possiamo fare nulla?»

Lei scosse la testa. «Solo pregare che se ne vada in pace.»

I loro occhi s'incontrarono e lei sentì di nuovo il respiro fermarsi, catturata dall'intensità dello sguardo blu di lui.

Poi Robin girò la testa e si alzò di scatto. «Allan, riaccompagnala indietro. Non c'è niente che possa fare.»

«Nay.» Alys gli chiuse le dita intorno al polso. Era più sottile ed elegante di quello di Nottingham. Sentì che era cinto da un sottile filo di cuoio.

Lui la guardò ancora, cordoglio e apprensione negli occhi. Nient'altro. Per lei niente.

«Vorrei restare» disse. Mentre pronunciava quelle parole, si rese conto che era la verità.

In più di un senso.

Il sole regalava alla terra una gloriosa luce rosea e arancione, quando Fergus FitzHugh esalò l'ultimo respiro.

Alys era rimasta in silenzio, inginocchiata in un angolo del rifugio tra gli alberi, sonnecchiando di quando in quando durante la veglia. Aveva occupato il suo tempo riposando, pregando per l'anima del giovane moribondo e osservando Robin. Cercando di capire perché avesse provato un tale sollievo quando aveva scoperto che non era lui il ferito, benché provasse tristezza, tuttavia non un reale cordoglio, per la vera vittima. Non detestava Robin Hood per la sua mancanza di rispetto nei confronti della legge? Lo considerava uno sciocco e un mascalzone.

Eppure... le tornò alla mente la conversazione con Marian.

Può agire, dove invece Nottingham non può.

Era vero? Robin collaborava con lo sceriffo?

Una cosa era certa, in quel momento poteva osservare un lato diverso del fuorilegge, un lato la cui empatia e la preoccupazione per un amico erano evidenti e non finivano macchiati da civetterie sciocche e dichiarazioni vanagloriose.

Sembrava dimentico della sua presenza e, dopo la sua dichiarazione di voler restare, non l'aveva degnata di un altro sguardo.

Quando il corpo del giovane si fu svuotato della vita e dell'anima, il frate e Little John lo avvolsero in un telo e lo portarono giù dall'albero. Robin e gli altri li seguirono, lasciando Alys, senza curarsi di lei.

Alys li guardò allontanarsi, accompagnandoli con le sue preghiere, poi contemplò le sue scelte. Avrebbe potuto restare là, oppure tornare alla fortezza. Sarebbe riuscita a trovare la strada nella foresta, dal momento che la torre più alta di Ludlow faceva capolino oltre la sommità degli alberi e le avrebbe indicato la direzione.

Era chiaro che a Robin non interessava che restasse o se ne andasse.

Tuttavia, qualcosa la indusse a rimanere. Forse il ricordo del bacio condiviso con lui... dei baci. O forse solo il desiderio di chiedergli di Nottingham.

Alys sistemò ciò che restava del letto del ferito, tolse le lenzuola intrise di sangue e le gettò nel fuoco. Non sarebbero mai tornate pulite e nessuno avrebbe voluto dormire nelle lenzuola di un morto. Ne trovò altre, insieme con alcune pellicce, in un piccolo baule e le sistemò sulla branda. Se necessario si sarebbe fatta portare altre lenzuola dalla fortezza.

Quel pensiero la colpì. Pensava di fermarsi là? Cos'avrebbe detto la regina?

Nay, ma poteva sempre condividere i suoi agi. Nei suoi bauli a Ludlow aveva lenzuola sufficienti per rifornire metà del villaggio.

L'idea le rimase in mente e Alys sentì la pelle formicolare. Robin avrebbe potuto distribuirle, se lei gliele avesse date. L'avrebbe fatto e non sarebbe stato costretto a rubare.

Per togliere l'odore della morte aggiunse una manciata di foglie di lavanda all'acqua che sobbolliva sul fuoco, poi sistemò la stanza e le altre quattro brande che conteneva. Trovò una scopa e spazzò il pavimento, prendendosi un momento per riflettere sugli eventi verificatisi durante la cena la sera prima. Le setole di quella scopa erano fatte di paglia e ramoscelli, era molto diversa da quella che utilizzava nell'erbario.

La sua era fatta con steli di ginestra, arbusto utilizzato sovente in tal modo. Era anche una pianta medicinale utilizzata per liberare il corpo degli umori cattivi, nonché la pianta che Alys aveva usato per preparare il decotto per Marian la sera prima. Ormai il principe e i suoi compagni dovevano aver finito di eliminare tutti gli umori cattivi dal loro corpo e probabilmente dormivano tranquilli.

Si augurò che l'amica avesse apprezzato quella tregua.

Aveva appena riposto la scopa e cominciava a pensare di cercarsi un pezzetto di formaggio o di pane per interrompere il digiuno, quando udì dei suoni a terra.

Gli uomini erano tornati.

Il suo cuore accelerò i battiti e lo stomaco si strinse, ma lei resistette alla tentazione di correre alla finestra e guardare giù. Se Robin era là, c'era; in caso contrario lei avrebbe deciso cosa fare.

Lo scricchiolio ormai familiare della scala di corda contro il legno annunciò l'arrivo di qualcuno e lei si distrasse attizzando il fuoco. Poi girò l'acqua di lavanda, lasciando che la sua fragranza pulita e rilassante si diffondesse nell'aria.

Tutto senza guardare verso il foro nel pavimento da cui, di lì a poco, sarebbe emersa una testa.

Gli stivali si mossero sul pavimento spazzato di fresco con una serie di tonfi attutiti, invece di strofinii sommessi. Le si rizzarono i capelli sulla nuca.

«Ora vi riaccompagno indietro.»

Alys fu al tempo stesso grata che fosse la voce di Robin Hood e non quella di uno dei suoi uomini, ma delusa che il suo primo pensiero fosse ricondurla alla fortezza.

Perché avrebbe dovuto essere diversamente? Non gli aveva detto chiaramente, più di una volta, che lo disprezzava? Che avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere affinché lo sceriffo lo acciuffasse?

Si voltò e si accorse subito che erano soli. La foresta taceva intorno a loro. Più in basso e lassù, tra i rami degli alberi, gli unici rumori erano il fruscio delle foglie che sfioravano le pareti del nascondiglio e le conversazioni di gracole e passeri.

«Mi dispiace per la vostra perdita.»

Gli occhi di lui si spostarono su di lei, poi si abbassarono. «Non mi aspettavo di trovarvi qui al mio ritorno.»

«Robin.» Le tremavano le dita e lo stomaco le sfarfallava, senza che lei sapesse perché.

«Vogliamo andare? Vi confesso che preferirei non condurvi oltre il limitare del villaggio, Alys. Sono certo comprendiate il perché. Tuttavia...»

«Robin» ripeté lei, con maggiore urgenza. «Non vedo per quale ragione dovrei informare Nottingham della vostra presenza, se voi e lui siete d'accordo. Non farà altro che guardare dall'altra parte mentre vi allontanate.»

Colse un'emozione sul suo volto, per la prima volta. Robin cambiò espressione e raddrizzò le spalle. «Di cosa parlate?»

«Robin... è il vostro vero nome?»

«Aye.»

«Voi e lo sceriffo collaborate, non è vero?»

Lui si allontanò nel foro nel pavimento e cominciò ad arrotolare velocemente la scala di corda. Senza parlare, la sistemò in un angolo e chiuse la botola. Infine la guardò dal punto in cui si era acquattato, catturandola con gli occhi blu. La scintilla non c'era, nessuna allegria, ma Alys colse ammirazione. E cautela. «E come sareste giunta a questa conclusione?»

«Marian e io abbiamo discusso della questione. È l'unica spiegazione sensata.»

«E dunque, ora che ritenete che io sia... legittimato? Posso usare questa parola? Ora che ritenete che io sia legittimato, all'improvviso non mi disprezzate più? Siete disposta a restare qui, senza gridare finché tutto l'esercito del principe mi sarà addosso?» Le parole gli uscirono dalle labbra veloci e amare. «Semplicemente perché ho la benedizione di Nottingham?»

Ferita dal suo attacco, Alys rimase dov'era, rifiutandosi di piangere lacrime di rabbia. «Siete stavo voi a condurmi qui.»

«Avreste potuto andarvene. Ma ormai non siete diversa dalle altre dame, non è vero, Alys? Il pericolo, l'intrigo... tutto questo vi ha attratta contro la vostra volontà, ora tuttavia vedete che per voi non rappresento un pericolo, che ho l'approvazione di Nottingham, quindi adesso vi sembra lecito venire a cercarmi.» Aveva un'espressione disgustata, ma gli occhi erano feriti. Alys riconobbe le sue emozioni per quelle che erano e ciò le diede il coraggio di parlare con sincerità. Per la prima volta.

«Robin, la verità è che... non sono riuscita a dimenticarvi. Nemmeno quando pensavo il peggio di voi. Perché pensate che abbia avuto una reazione tanto... violenta?»

Gli occhi di lui la misurarono e Robin si alzò, più vicino di quanto fosse stato poco prima. «Ho perso un caro amico oggi, Alys. Non vi ho ringraziata per essere venuta ed essere stata sincera. Ma ora dovete tornare a Ludlow.»

«Perché?»

«Perché, in caso contrario, non posso garantirvi che le mie azioni nei vostri confronti saranno onorevoli.»

Quella confessione, intrisa di una certa disperazione, fece scoppiare un'enorme bolla calda dentro di lei. Prima di rendersi conto di cosa stesse facendo, Alys gli si avvicinò, chiuse le dita sulla sua tunica tiepida e lo trasse a sé.

Con un mugolio sommesso, Robin si sciolse dalla postura congelata che aveva assunto. La sua bocca incontrò quella di lei, mentre Alys alzava il viso per andargli incontro.

Ah, meraviglioso. Se le fossero rimasti dei dubbi, sarebbero stati fugati dall'onda di calore e desiderio, dal senso di giustezza che la sommerse, dalla punta delle dita fino al centro del suo essere.

Ma Robin arretrò, spingendola via. «Alys, dovete andarvene.»

«Nay» gli tenne testa lei, consapevole di avere il respiro accelerato e di come l'improvvisa assenza di lui la facesse sentire fredda e desolata.

«In tal caso me ne andrò io e Little John vi scorterà indietro.» Si voltò e si accucciò per sollevare la botola tramite la pesante maniglia di cuoio.

Alys si mosse veloce e si mise sulla botola di legno. «Robin.» Rimase là finché lui fu costretto a guardarla e, quando lo fece, il fuoco che gli ardeva negli occhi le trasmise un'altra vampata di desiderio.

«Se non ve ne andate, non posso garantirvi che resterete una fanciulla» le disse. «Vi prego, Alys, non...» Deglutì e le voltò le spalle.

Lei ignorò la sua preghiera accorata e gli si avvicinò finché l'orlo della veste, macchiato di fango, gli sfiorò le dita e gli coprì la punta di uno stivale. Il ginocchio flesso di lui premette sulla veste, spingendogliela contro il polpaccio.

Alys si sentì pervadere da una grande forza, quando colse la disperazione nei suoi occhi e capì quanto fosse combattuto. Eppure, mentre gli restava vicino, si sentì tremare le ginocchia, i palmi delle mani umidi.

Si mosse con lentezza, sciogliendo il laccio che le legava i capelli sulla schiena, per poi lasciarlo cadere. Scosse la testa, si passò le dita tra le lunghe ciocche ondulate e se le spostò in avanti, sulle spalle. «Allora porterò i capelli da fanciulla per un'ultima volta.»

«Alys.» La sua voce era strozzata, ma lui non si mosse, si limitò ad abbassare lo sguardo. «Non posso...»

La sua voce si spense quando lei trasse un respiro profondo e gli sfiorò la testa, infilando le dita tra i capelli folti per poi lasciarle scendere fino al mento, dove sentì la barba pungerle i polpastrelli e percepì le pulsazioni impazzite nel collo.

Poi lo lasciò andare e cominciò a sollevarsi la veste, muovendosi in fretta prima di cambiare idea... prima di rendersi conto della follia... fino a sfilarsela dalla testa.

Robin boccheggiò e tenne il volto girato dall'altra parte, lo sguardo fisso sul pavimento di legno. Ma Alys sospettò che con la coda dell'occhio scorgesse i suoi piedi, calzati nei morbidi scarpini di pelle e fasciati dalle calze di cotone, invece dell'orlo infangato che li copriva. Se avesse alzato lo sguardo, avrebbe scorto la semplice tunica da notte che le arrivava appena sopra le caviglie, che lei si affrettò a sfilarsi con un altro sfarfallare di tessuto.

«Alys» pronunciò il suo nome con reverenza e, finalmente, alzò lo sguardo. «Avete perso il senno?»

«Forse» rispose lei, mentre tornava a prendergli il mento tra le dita, a un alito dal suo ventre nudo. «Ma giuro che impazzirò completamente, se non sorriderete alla donna che vi ama.»

Quella parve la cosa giusta da dire. Perché, come il sorgere improvviso del sole all'orizzonte che inondava di luce una stanza dove le persiane fossero state spalancate, il volto di Robin si trasformò. Le sorrise e la scintilla che Alys si era abituata a vedere nel suo sguardo riapparve, insieme con il sorriso malandrino e le rughe sottili a lato degli occhi. «Sarei ancora più pazzo di quanto sia già, se ignorassi una minaccia del genere.»

Poi distolse lo sguardo e si sottrasse alla sua presa, afferrandole le mani nelle proprie. Lei sentì il peso dei suoi occhi sul petto nudo, scorse la passione nell'espressione di lui e la scintilla maliziosa che gli lampeggiò negli occhi. Dopodiché Robin si rialzò e la sollevò tra le braccia come se Alys fosse un cuscino di piume.

Mentre si dirigeva verso una delle brande, la baciò. Nay, non fu un vero e proprio bacio, quanto piuttosto un mordicchiare delicato, un assaporarle gentilmente il labbro superiore, intrappolandolo con tenerezza tra i denti, lasciando scivolare la lingua al di sotto di esso, nella bocca di lei. «Hai una bocca deliziosa» le disse con tono intimo. «Come una prugna succosa, l'ho sognata per troppe notti di seguito.»

Alys fu deposta su qualcosa di soffice, ma se ne accorse appena, perché Robin subito raddrizzò la schiena e si sfilò la tunica, poi la camicia e finalmente lei poté ammirare la forma delle sue gambe snelle e muscolose e il rigonfiamento in mezzo, ben visibile sotto le brache.

Il petto di Robin era magnifico, con spalle ampie che si restringevano nel tronco asciutto del colore del miele scaldato dal sole. Essendo una guaritrice, le era capitato sovente di vedere corpi maschili nudi, a volte perfino ben fatti e muscolosi come quello, ma fino a quel momento nessuno le aveva fatto dimenticare di respirare e perdersi nel desiderio di assaporarlo. Lui riconobbe la sua espressione e, per un momento, il fuorilegge spavaldo riemerse. Si fermò e strinse i pugni, flettendo le braccia di fronte a lei, cosicché i muscoli si gonfiarono nelle braccia e nel petto.

Incontrò il suo sguardo e le sorrise, malizioso. «Aye, vi piace, vero?» Poi la spavalderia svanì, sostituita da qualcosa di più caldo e liquido. «Non quanto piaci a me, Alys. Non sono riuscito a smettere di pensarti, amor mio.»

«Ho creduto fossi tu quello che stava morendo» bisbigliò lei, mentre sfiorava i muscoli lisci con la mano. «Allan non mi ha detto chi fosse rimasto ferito. Mi ha detto solo che c'era bisogno di me.»

«E così hai temuto di dover correre al mio capezzale?» Alzò le mani eleganti per coprirle i seni. «Bellissimi.»

Nessun uomo le aveva toccato i seni prima e Alys si scoprì impreparata alla vampata di piacere e l'immediato indurirsi dei capezzoli. Robin le si sedette di fronte, sfiorando le punte dure con i polpastrelli leggeri, sorridendo dei suoi fremiti e dei mugolii sorpresi al riscaldarsi della pelle. Piccole fitte le scesero fino al ventre e oltre ancora, mentre il suo corpo si preparava e lo stomaco le si stringeva in modo inconsueto.

«Alys» sussurrò, poi si chinò per coprirle di nuovo la bocca con la sua. Lei lo sentì sorridere, le labbra distese da delizia e allegria. Robin si separò un momento per sussurrare: «Non posso credere che tu sia qui. Ero disperato al pensiero di non rivederti mai più. Di non assaporarti». Poi le si avvicinò di nuovo e le insinuò la lingua nella bocca, intrecciandola a lungo con la sua.

Lei chiuse gli occhi quando la stanza cominciò a muoversi intorno a loro e si abbandonò a lui, a quel mondo fluido di tremiti, calore e pelle contro pelle. Dopo un momento, molto lungo, Robin si ritrasse ancora. «Potrei baciarti tutto il giorno» mormorò, mentre le lasciava scorrere di nuovo la lingua sul labbro superiore. «Ma ci sono altre cose da fare. E mi accorgo di avere fame.»

Le sorrise, gli occhi caldi e deliziati mentre si spostava giù, giù lungo il torace e ancora più giù, fino a posarle le dita sulle cosce nude. Alys portava ancora le calze, ma le arrivavano alle ginocchia, lasciando scoperto il punto pieno e caldo tra le gambe. «È ora che interrompa il mio digiuno.»

Alys non capì cosa intendesse finché lui le dischiuse le gambe. Boccheggiò sorpresa e, dapprima, resistette, ma quando Robin alzò la testa e le sorrise, lasciò che le divaricasse le gambe.

«Ah» disse lui, più un gemito che altro, un gemito profondo. Poi chinò il volto sul suo sesso, che non era mai stato tanto... aperto ed esposto e... oh.

Alys rischiò di balzare via dalla branda, quando le baciò l'interno coscia. Fu solo un leggero sfioramento con le labbra, ma lei era tanto sensibile, che le parve di sentirsi pungere ovunque, poi arrivarono altre punture, da ogni direzione, mentre Robin le risaliva lungo la coscia baciandola, sulla pelle delicata e virginea, verso i riccioli biondi... Alys trattenne il respiro quando li raggiunse, ma Robin evitò le sue labbra piene, limitandosi a sfiorare le punte dei riccioli prima di passare all'altra coscia.

Lei si rilassò e chiuse gli occhi, li riaprì e vide il soffitto di assi di legno, sfocato. Poi li richiuse mentre la lingua di Robin la lambiva e le labbra le sfioravano la gamba, nella parte più interna. Sospirò, non sentiva più la necessità di contorcersi a ogni contatto. Sentì qualcosa crescere e gonfiarsi dentro di sé.

Robin alzò la testa e Alys scorse la delizia nei suoi occhi e il calore, la determinazione... il piacere. Furono il godimento, la passione nella sua espressione a conquistarla e, quando la toccò con la massima delicatezza, con la punta della lingua, proprio là nel punto più sensibile, Alys si lasciò sfuggire un piccolo grido e si inarcò sulla branda.

«Aye» mormorò lui soddisfatto, la sua bocca si mosse su di lei e Alys percepì la vibrazione sul sesso e si contorse ancora perché era così... caldo, teso, pieno di desiderio. «Ah, Alys» sospirò lui.

Poi cominciò sul serio, prima un contatto leggero con la punta della lingua, poi una lunga carezza sui due lati del sesso rigonfio, all'interno delle pieghe per poi ripartire da capo, avanti, indietro, intorno e dentro finché Alys non fu più in grado di seguire il ritmo e si lasciò risucchiare in un crescendo di calore. Lo sentì risalirle lungo le gambe, dove le dita di Robin si muovevano leggere, ed erompere dal ventre per spostarsi più in basso.

Prima che potesse rendersene conto, gridò, chiedendo, qualcosa. Gridò, implorò e boccheggiò e Robin le scivolò addosso sempre più in fretta, finché Alys sentì qualcosa cedere.

Soltanto cedere, poi gridò e il suo corpo si trasformò in una massa incontrollabile di tremiti e lacrime e un grande calore protratto.

Alys non avrebbe saputo dire quanto tempo fosse trascorso prima che riaprisse gli occhi, ma quando lo fece, lui era lì. La guardava con il più soddisfatto dei sorrisi, gli occhi felici, come se avesse appena abbattuto un cinghiale a mani nude. O avesse sconfitto da solo una banda di predoni. O avesse trovato il paradiso.

«Posso avere l'ardire di dichiarare che ti è piaciuto aiutarmi a interrompere il mio digiuno?» mormorò, mentre le lasciava risalire un dito bagnato dal sesso ancora pulsante fino alla curva del ventre.

Lei poté soltanto annuire, la vista ancora annebbiata. «Robin. È sempre così?» sussurrò mentre gli accarezzava il volto.

«Nay. Solo se uno è molto fortunato.» Il suo sorriso si allargò. «Io ci considero i più fortunati di tutti.»

«Ma tu...» La sua voce si spense. Non c'era stato alcun noi. Poteva essere ancora una fanciulla, ma sapeva abbastanza per essere consapevole che Robin non aveva trovato il medesimo piacere.

Robin scosse piano la testa. «Non intendo prendere la tua verginità, Alys. Appartiene a tuo marito, quando deciderai di prenderne uno.»

«Che succede?» domandò lei, il tono allegro. «Il fuorilegge all'improvviso ha una coscienza?»

«Il fuorilegge...» Si interruppe, poi riprese con tono più deciso. «Il fuorilegge Robin Hood ha cessato di esistere.»

«Cosa?»

Lui si ritrasse, si passò una mano tra i capelli folti, lo sguardo dall'altra parte della stanza. «Negli ultimi tempi ha cominciato a pesarmi, questa messinscena. Oggi ho perso un grande amico e non desidero mettere in pericolo altri dei miei compagni. Ci sono altri modi per aiutare gli abitanti della Contea di Nottingham. E mi sono innamorato di una dama che non intendo compromettere. È questo ad avermi aperto gli occhi, più di ogni altra cosa.»

«Compromettere?»

«Sono ricercato dalla legge... dal principe. Una relazione tra noi condannerebbe anche te.» Le prese il viso tra le mani, l'espressione seria. «Non posso prenderti come amante, per quanto lo desideri. Se dovesse accadere un miracolo, al ritorno del re, Dio piacendo, sarai la moglie di Robin di Locksley. Ma non intendo prenderti prima di allora. Per quanto lo desideri.»

«Ma Robin...» protestò lei. Tuttavia lui le coprì le labbra con le sue, soffocando le sue lamentele. Il pulsare tra le gambe di lei riprese, insieme con il movimento della lingua contro la sua. Alys sentì il suo pene muoversi contro la coscia e, senza pensarci troppo, gli infilò una mano sotto le brache e lo afferrò.

Morbido come velluto, ma al tempo stesso duro come ferro, crebbe ancora nella sua mano. Alys quasi dimenticò di baciarlo e assaporarlo, rapita dalla sensazione. Il calore riprese a crescere tra le sue gambe.

Le dita abili di lui la toccarono e trovarono il desiderio crescente, intanto Robin la aiutò a chiudere le dita intorno al sesso, le mostrò come stringerlo e, senza bisogno di altre istruzioni, lei seppe cosa fare. Trovò il ritmo e lui lo imitò con le dita che le scivolavano tra le gambe e ben presto entrambi gridarono appagati, i corpi sudati e intrecciati l'uno con l'altro.

«Robin» boccheggiò Alys, le dita ancora flesse intorno all'estremità del sesso che si ammorbidiva. Il pollice accarezzò gentile la punta arrotondata e lei lo sentì contrarsi a ogni piccolo movimento. Non riuscì a trattenere un sorriso. «Sono una protetta della regina» disse. «Non del re.»

«È vero» confermò lui, la voce addolcita dalla soddisfazione. «Ma lei non si schiererà con me contro Giovanni. Finché Re Riccardo non farà ritorno e Nottingham gli riferirà tutto, io non sono che un fuorilegge. Le mie terre non ci sono più e io non ho nulla da offrirti, Alys.»

«Ma Robin» disse lei, mentre gli sorrideva sul petto. «Io ho terre in abbondanza. Sono l'erede di Clervillieres.»

«In Aquitania?» Rimase immobile accanto a lei. «Sei la Signora di Clervillieres?» La sua voce era colma di stupore e meraviglia, comprensibilmente. Clervillieres era un feudo molto esteso e importante lungo il confine settentrionale dell'Aquitania.

«Aye, e...» aggiunse lei, le guance arrotondate da un sorriso compiaciuto, «... ho già ottenuto il permesso della regina... per la verità fu mio padre a ottenerlo per me, di poter sposare chi desidero. Dovrò soltanto pagare un'ammenda, ingente, ne sono certa, se dovessi sposare un uomo prescelto. La regina non mi dirà no.»

All'udire quella notizia, Robin sollevò la testa dalla branda e la guardò. «Tu sei pazza, Alys. La regina non lo permetterà mai.»

«L'ha già fatto. Mio padre le ha fornito un servigio molto speciale, non chiedermi di cosa si sia trattato, Robin, perché non posso e non voglio dirtelo, dal momento che per lei si è trattato di una questione delicata e privata. Così facendo, ha ottenuto la sua autorizzazione. Perché pensi che non mi sia ancora sposata?»

«Davvero, perché?» mormorò lui. «La Signora di Clervillieres. E sei certa che Eleonora terrà fede al suo impegno?»

«Terrà fede eccome, dal momento che il denaro andrà nelle casse per la guerra santa di suo figlio.»

«Ma io sono un fuorilegge. La regina non...»

Alys scosse la testa, guardandolo con amore. «Chi sa che sei un fuorilegge? Nottingham e Marian di Morlaix... e i tuoi compagni. Penso che nessuno di loro lo racconterà in giro.»

«Giovanni lo sa» le ricordò Robin.

«Ma Robin Hood è stato catturato durante il torneo di tiro con l'arco. Chi oserà dire che sei Robin Hood, quando è già stato acciuffato?» Si strinse nelle spalle, allargando le mani.

Una luce si accese negli occhi di lui. «Possibile che sia tanto semplice?»

«I tuoi uomini verranno con noi. Lasceremo l'Inghilterra e ci allontaneremo da Giovanni e dagli altri. Informerò Eleonora dopo le nostre nozze e lei mi imporrà il tributo, ma non si lamenterà. Prenderà il denaro e brontolerà un po', ma non dirà niente, è troppo occupata a impedire che i suoi due cuccioli si taglino la gola a vicenda.»

«O, quantomeno, che uno dei due la tagli all'altro» soggiunse Robin, cupo.

«Aye.»

La guardò, le fossette nelle guance ben delineate per la prima volta quella mattina. «Credo che potrebbe andare come dici tu, Alys. Come posso essere tanto fortunato da trovare una donna che non soltanto mi ama, ma può anche liberarmi?»

«Sei molto fortunato. Ora, però, devi farmi una promessa.»

«Qualunque cosa, amor mio.»

«Devi liberarti di ogni laccio verde che hai, poiché non tollererò che tu li distribuisca alle altre dame.»

Lui scoppiò a ridere, divertito. «Alys, amor mio, sei l'unica donna alla quale donerò un laccio verde. Anzi...» I suoi occhi si socchiusero, quando un pensiero malizioso si fece largo nella sua mente. «Mi piacerebbe molto vederti vestita unicamente dei miei lacci verdi. Dalla testa ai piedi.»

«Ne possiedi dunque così tanti?» gli chiese lei, fingendosi infastidita.

«Nay!» Robin scoppiò a ridere. «È proprio questo il punto.»