CAPITOLO I
Azione e preparativi del re d’Inghilterra contro la Francia; preparativi di difesa del re di Francia. Spedizione del re d’Inghilterra. Presa di Terroana. Massimiliano Cesare presso l’esercito inglese.
Succedetteno nell’anno medesimo nelle regioni oltramontane pericolosissime guerre, le quali saranno raccontate da me per la medesima cagione e con la medesima brevità con la quale le toccai nella narrazione dell’anno precedente1. Origine di quei movimenti fu la deliberazione del re di Inghilterra d’assaltare, quella state, con grandissime forze per terra e per mare, il reame di Francia : della quale impresa per farsi più facile la vittoria, avea convenuto con Cesare di dargli cento ventimila ducati, acciò che entrasse nel tempo medesimo nella Borgogna con tremila cavalli e ottomila fanti, parte svizzeri parte tedeschi2 ; promesso ancora a’ svizzeri certa quantità di danari perché facessino il medesimo, congiunti con Cesare, il quale consentiva ritenessino in pegno una parte della Borgogna insino a tanto fussino pagati interamente da lui degli stipendi loro. Persuadevasi oltre a questo il re di Inghilterra che il re cattolico suo suocero aderendo alla confederazione di Cesare e sua, come sempre aveva asserito di volere fare, rompesse nel tempo medesimo la guerra da’ suoi confini. Perciò la novella della tregua fatta da quel re col re di Francia, con tutto che l’ardore alla guerra non raffreddasse, fu ricevuta con tanta indegnazione, non solamente da lui ma da tutti i popoli di Inghilterra, che è manifesto che, se la autorità sua non avesse repugnato3, sarebbe stato lo imbasciadore spagnuolo4 impetuosamente dalla moltitudine ammazzato. Aggiugnevasi a queste cose l’opportunità5 dello stato dell’arciduca6, non tanto perché non proibiva che i sudditi ricevessino lo stipendio contro a’ franzesi quanto perché prometteva di concedere che del dominio suo si conducessino vettovaglie all’esercito inghilese. Contro a tanti apparati e pericolosissime minaccie non ometteva il re di Francia provedimento alcuno : perché per mare preparava una potente armata7 per opporla a quella che si ordinava8 in Inghilterra, e per terra congregava esercito da ogni parte, sforzandosi sopratutto di condurre9 quanti più poteva fanti tedeschi. Aveva anche fatto, prima, instanza co’ svizzeri che, poi che non volevano aiutarlo per le guerre di Italia, gli consentissino almeno fanti per la difesa di Francia : i quali, intenti totalmente alla stabilità del ducato di Milano, rispondevano non volergliene concedere se non tornava all’unità della Chiesa10, lasciava il castello di Milano che ancora non era arrenduto11, e, facendo cessione delle ragioni di12 quello stato, promettesse di non molestare più né Milano né Genova. Aveva similmente il re, per insospettire delle cose proprie13 il re di Inghilterra, chiamato in Francia il duca di Suffolch14 come competitore15 a quel regno; per il quale sdegno16 il re anglo fece decapitare il fratello17 ; custodito insino allora in carcere in Inghilterra, poi che da Filippo re di Castiglia, nella navigazione sua in Spagna18, era stato dato al suo padre19. Né mancava al re di Francia speranza di pace col re cattolico: perché quel re, come ebbe inteso la lega fatta tra lui e i viniziani, diffidando potersi difendere il ducato di Milano, aveva mandato uno de’ suoi secretari20 in Francia a proporre nuovi partiti21 ; e si credeva che, considerando che la grandezza di Cesare e dello arciduca potessino alterargli il governo di Castiglia, non gli piacesse totalmente la depressione del regno di Francia. Suscitò22 oltre a questo Iacopo re di Scozia23, suo antico collegato, perché rompesse guerra nel regno di Inghilterra; il quale, mosso molto più dallo interesse proprio, perché le avversità di Francia erano pericolose al regno suo, si preparava con grande prontezza, non avendo dimandato dal re altro che cinquantamila franchi per comperare vettovaglie e munizioni. Nondimeno, a fare queste provisioni era il re di Francia proceduto con tardità; perché aveva volto i pensieri alla impresa di Milano, e per la negligenza solita, e per l’ardire che vanamente aveva preso per la tregua fatta col re cattolico.
Consumoronsi per il re24 di Inghilterra, in questi apparati, molti mesi : perché essendo i sudditi suoi stati molti anni senza guerra, ed essendo molto variati i modi di guerreggiare, e inutili gli archi e l’armadure che usavano ne’ tempi precedenti, era necessitato il re fare grandissima provisione di armi di artiglierie e di munizioni, condurre come soldati esperti molti fanti tedeschi, e per necessità molti cavalli, perché il costume antico degli inghilesi era di combattere a piede. Però, non prima che del25 mese di luglio passorono gli inghilesi il mare; e stati più dì in campagna presso a Bologna26, andorono a campo27 a Tcrroana28 terra posta in su’ confini di Piccardia, e in quegli popoli29 che da’ latini sono chiamati morini30. Passò poco dipoi la persona del re, che aveva in tutto il suo esercito cinquemila cavalli da combattere31 e più di quarantamila fanti: con la quale moltitudine postosi intorno luogo piccolo32, e circondato, secondo l’antico costume degli inghilesi, l’alloggiamento loro con fossi con carra e con ripari di legname, e munito intorno intorno d’artiglierie, e in modo pareva fussino in una terra murata, attendevano a battere con l’artiglierie la terra da più parti e a travagliarla con le mine; ma non corrispondendo con la virtù a tanti apparati né alla fama della ferocia33 loro, non gli davano l’assalto. Erano in Terroana, bene munita di artiglierie, dugento cinquanta lancie e dumila fanti, presidio piccolo ma non senza speranza di soccorso, perché il re di Francia, attendendo a raccorre sollecitamente l’esercito destinato, di dumila cinquecento lancie diecimila fanti tedeschi, guidati dal duca di Ghelleri, e diecimila fanti del regno, era venuto ad Amiens per dare di luogo vicino favore34 agli assediati: i quali, non temendo di altro che del mancamento delle vettovaglie, perché di queste non era stata proveduta, eccetto che di pane, Terroana a bastanza, molestavano dì e notte con l’artiglierie l’esercito inimico; dalle quali fu ammazzato il gran ciamberlano regio35, e levata una gamba a Talboth36 capitano di Calès. Premeva il re37 il pericolo di Terroana; ma per avere tardi e con la negligenza franzese cominciato a provedersi, e per la difficoltà di avere i fanti tedeschi, non aveva ancora messo insieme tutto l’esercito: determinato anche in qualunque caso di non venire a giornata38 con gli inimici, perché se fusse stato vinto sarebbe stato in manifestissimo pericolo tutto il reame di Francia, e perché sperava nella vernata, la quale in quegli paesi freddi era già quasi vicina. Ma come ebbe congregato l’esercito, restando egli ad Amiens, lo mandò a [Vere]39 proprinquo a Terroana, sotto Longavilla altrimenti il marchese del Rotellino40, principe del sangue reale e capo de’ gentiluomini del re, e la Palissa; con commissione che, fuggendo qualunque occasione di fatto d’arme, attendessino a provedere41 le terre circostanti, insino ad allora per la medesima negligenza male provedute, e a mettere se potevano soccorso di gente e di vettovaglia in Terroana: cosa in sé difficile, ma diventata più difficile per la piccola concordia de’ capitani; de’ quali ciascuno, l’uno per la nobiltà l’altro per la lunga esperienza della milizia, arrogava a sé la somma del governo42. Nondimeno, dimandando quegli che erano in Terroana soccorso di genti, vi si accostorono, da una parte più rimossa dagli inghilesi43, mille cinquecento lancie; e avendo l’artiglierie di dentro battuto in modo tremila inghilesi, posti a certi passi per impedirgli44, che non potettono vietargli45, né potendo proibirlo loro il resto dell’esercito per lo impedimento di certe traverse46 di ripari e di fosse fatte da quegli di dentro, il capitano Frontaglia, condottosi alla porta, messe in Terroana ottanta uomini d’arme senza cavalli, come essi avevano dimandato, e si ritirò salvo con tutto il resto delle genti: e arebbono nel medesimo modo messovi vettovaglie se ne avessino condotte seco. Dalla quale esperienza preso animo i capitani franzesi, si accostorono un altro dì con quantità grande di vettovaglie per mettervele per la via medesima; ma gl’inghilesi presentendolo, e avendo fatto nuova fortificazione da quella parte, non gli lasciorono accostare, e da altra parte mandorono i loro cavalli e quindicimila fanti tedeschi per tagliare loro il ritorno : i quali47 tornando senza sospetto e già montati per più comodità in su piccoli cavalli, come furono assaltati si messono subito in fuga senza resistere; nel qual disordine pcrdcrono i franzesi trecento uomini d’arme, co’ quali fu preso il marchese del Rotellino, Baiardo48, la Foietta e molti altri uomini nominati49 ; ed era stato fatto anche prigione la Palissa ma fortuitamente si salvò50. E si crede che se avessino saputo seguitare la vittoria51 si aprivano quel giorno la strada a pigliare il reame di Francia; perché indietro era restata una grossa banda di lanzchenech che aveva seguitato le genti d’arme, la quale disfatta, era52 di tanto danno all’esercito franzese che è certo che il re, quando ebbe la prima novella, credendo che questi medesimamente fussino rotti53, disperato delle cose sue, e con lamenti e pianti miserabili, già pensava fuggirsene in Brettagna: ma gli inghilesi, come ebbono messo in fuga i cavalli, pensando all’acquisto di Terroana, condusseno le insegne e i prigioni innanzi alle mura. Però, disperati i soldati che erano in Terroana essere soccorsi, né volendo i fanti tedeschi patire senza speranza insino all’ultima estremità54 delle vettovaglie, convennono, salvi i cavalli e le persone de’ soldati, di uscirsi, se fra due dì non erano soccorsi, di Terroana. Né si dubita che l’avere tollerato l’assedio circa cinquanta dì fusse cosa molto salutifera al re di Francia.
Era, pochi dì innanzi, venuto personalmente nello esercito inghilese Massimiliano, riconoscendo quegli luoghi ne’ quali, ora dissimile a se medesimo, aveva, giovanetto, rotto con tanta gloria l’esercito di Luigi undecimo re di Francia55. Nel quale56 mentre stette si governava ad arbitrio suo.
1. Cfr. XI, VI.
2. Trattato di Molines (5 aprile 1513).
3. se… repugnato: se il re non avesse opposto la sua autorità.
4. Luis Carroz de Villaragut.
5. l’opportunità: la comodità, l’utilità.
6. La Fiandra, territorio ereditario di Carlo d’Asburgo.
7. annata: flotta.
8. si ordinava: si preparava.
9. condurre: assoldare.
10. se… Chiesa: se non abbandonava la propria posizione di scismatico.
11. non era arrenduto: non si era arreso.
12. delle ragioni di: dei diritti su.
13. per… proprie: per creargli delle preoccupazioni riguardo alla propria situazione.
14. Richard de la Pole, terzo figlio di John de la Pole duca di Suffolk e di Elisabetta di York, sorella del re Edoardo IV, fuggito dall’Inghilterra nel 1501.
15. competitore: pretendente.
16. per il quale sdegno: sdegnato di questa cosa.
17. Edmund de la Pole (secondo figlio di John de la Pole e di Elisabetta di York), decapitato il 5 aprile 1513.
18. In occasione del suo viaggio in Spagna, durante il, quale si era dovuto fermare sulle coste inglesi (1506).
19. Enrico VII, cui Filippo d’Asburgo aveva consegnato, a patto che fosse mantenuto in vita, Edmund de la Pole, che si era rifugiato presso di lui. Cfr. VII, II.
20. Pedro de Quintana.
21. nuovi partiti: nuove condizioni d’accordo.
22. Suscitò: sobillò.
23. Giacomo IV.
24. per il re: da parte del re.
25. del: nel.
26. Boulogne.
27. a campo: ad accamparsi.
28. Thérouanne.
29. in quegli popoli: nella zona abitata da quelle popolazioni.
30. Nome di un popolo della Gallia Celtica, Cfr CESARE, De bello gallico, IV, XXI.
31. cavalli da combattere: soldati a cavallo.
32. postosi… piccolo: occupata una superficie relativamente piccola.
33. della ferocia: dell’ardire.
34. favore: aiuto.
35. Edmund Carew, sceriffo del Somerset e maestro delle ordinanze.
36. George Talbot, duca di Calais, cameriere del re e ambasciatore a Roma.
37. Premeva il re: preoccupava il re (di Francia).
38. a giornata: a battaglia campale.
39. Probabilmente Aire.
40. Louis d’Orléans-Dunois, marchese di Rothelin e signore di Neuchâtel. Discendeva direttamente da Carlo V.
41. provedere: rifornire e attrezzare per la difesa.
42. la… governo: l’autorità suprema.
43. più… inghilesi: più lontana dal campo inglese.
44. impedirgli: bloccarli.
45. vietargli: impedire loro il passo.
46. traverse: sbarramenti.
47. i quali: i francesi.
48. Pierre du Terrail, signore di Bayard.
49. nominati: famosi.
50. Battaglia di Guinegatte (16 agosto 1513).
51. seguitare la vittoria: approfittare della vittoria. Soggetto sono gli inglesi.
52. la quale… era: la disfatta della quale (banda) sarebbe stata.
53. rotti: messi in fuga.
54. insino… estremità: fino all’estrema penuria.
55. 7 agosto 1478.
56. Nel quale: nell’esercito inglese.
CAPITOLO II
Invasione della Borgogna da parte degli svizzeri; accordi con la Tramoglia. Indecisione del re di Francia intorno all’opportunità della ratifica degli accordi.
Ma non travagliavano1 le cose del re di Francia da questa parte sola, anzi erano con pericolo maggiore molestate da’ svizzeri; la plebe de’ quali infiammatissima che2 il re di Francia cedesse alle ragioni le quali pretendeva al3 ducato di Milano, e però ardente, insino non lo faceva, di odio incredibile contro a lui, aveva fatto abbruciare molte cose d’uomini privati di Lucerna, sospetti di favorire immoderatamente le cose del re di Francia; e procedendo continuamente contro agli uomini notati di simile suspizione4, aveva fatto giurare a tutti i principali di mettere le pensioni5 in comune; e dipoi prese l’armi, per publico decreto, erano in numero di ventimila fanti entrati quasi popolarmente6 nella Borgogna7 : ricevuta da Cesare, il quale, o secondo le sue variazioni o per sospetto che avesse di loro, recusò, benché l’avesse promesso e al re di Inghilterra e a loro, di andarvi personalmente, artiglieria e mille cavalli. Andorono a campo a Digiuno metropoli della Borgogna, dove era la Tramoglia con mille lancie e seimila fanti; e avendo la plebe, per paura delle fraudi de’ capitani che già cominciavano a trattare co’ franzesi, tolto l’artiglierie in mano8, cominciorno a percuotere la terra : della difesa della quale dubitando non poco la Tramoglia, ricorrendo agli ultimi rimedi, accordò subitamente con loro, senza aspettare commissione alcuna dal re, di pagare loro in più tempi quattrocentomila ducati, lasciare le fortezze di Milano e di Cremona che ancora non erano arrendute, cedere a Massimiliano Sforza le ragioni del ducato di Milano e la contea di Asti; per l’osservanza delle quali cose dette quattro statichi9, persone onorate e di più che mediocre condizione; né i svizzeri si obligorno ad altro che di ritornarsi alle case proprie, onde10 non erano tenuti a essere in futuro amici del re di Francia, anzi potevano quando voleano ritornare a offendere il suo reame. Ricevuti gli statichi partirno subitamente, allegando, per scusazione d’avere convenuto senza il re di Inghilterra, non avere ricevuti al tempo debito i danari promessi da lui. Fu giudicato questa concordia avere salvato il reame di Francia, perché, preso che avessino Digiuno, era in potestà de’ svizzeri correre senza alcuna resistenza insino alle porte di Parigi; ed era verisimile che il re di Inghilterra, passato il fiume della Somma, venisse nella Campagna11 per unirsi con loro, cosa che non poteva essere impedita da’ franzesi, perché non avendo a quel tempo più di seimila fanti tedeschi, né essendo ancora arrivato il duca di Ghelleri, erano necessitati a stare rinchiusi per le terre12 : e nondimeno al re fu molestissima, e si lamentò sommamente del la Tramoglia per la quantità de’ danari promessi, e molto più per l’averlo obligato alla cessione delle ragioni, come cosa di troppo pregiudicio e troppo indegna della grandezza e della gloria di quella corona. Però, ancora che il pericolo fusse gravissimo se i svizzeri sdegnati ritornassino di nuovo ad assaltarlo, nondimeno, confidandosi nella propinquità del verno e nel non essere facile che tanto presto si rimettessino insieme, deliberato ancora di correre più presto gli ultimi13 pericoli che privarsi delle ragioni di quel ducato, il quale amava eccessivamente, deliberò di non ratificare, ma cominciò a fare proporre loro nuovi partiti14 ; da’ quali essi alienissimi minacciavano, se la ratificazione non venisse fra certo termine15, tagliare il capo agli statichi.
1. travagliavano: erano in pericolo.
2. che: affinché.
3. cedesse… al: rinunziasse ai diritti che avanzava sul.
4. notati… suspizione. bollati da siffatto sospetto.
5. le pensioni: gli stipendi.
6. popolarmente: a furor di popolo.
7. Settembre 1513.
8. tolto… mano: preso il comando delle artiglierie.
9. statichi: ostaggi.
10. onde: in virtù del quale impegno.
11. Champagne.
12. per le terre: nei luoghi fortificati.
13. gli ultimi: gli estremi.
14. nuovi partiti: nuove condizioni d’accordo.
15. fra certo termine: entro un termine prestabilito.
CAPITOLO III
Nuove vicende della guerra degli inglesi in Francia. Nuove preoccupazioni e pericoli del re di Francia. Conciliazione del re con il papa. Morte della regina di Francia.
Presa Terroana, alla quale lo arciduca pretendeva per antiche ragioni1 e il re di Inghilterra diceva essere sua per averla guadagnata con giusta guerra, parve a Cesare e a lui, per spegnere i semi della discordia, di gittare in terra le mura; non ostante che ne’ capitoli fatti con quegli di Terroana fusse stato proibito loro. Partì poi Cesare immediate2 dallo esercito, affermando che gli inghilesi, per la esperienza Veduta di loro3, erano poco periti della guerra e temerari. Da Terroana andò il re di Inghilterra a campo a Tornai4, città fortissima5 e molto ricca, e aifezionatissima per antica inclinazione alla corona di Francia; ma circondata dal paese6 dello arciduca, e però impossibile a essere soccorsa da’ franzesi mentre non erano superiori alla campagna7. La quale deliberazione fu molto grata8 al re di Francia, perché temeva non9 andassino a percuotere nelle parti10 più importanti del suo reame, cosa che lo metteva11 in molte difficoltà : perché, se bene avesse già congregato esercito potente, trovandosi oltre a cinquecento lancie che aveva messe a guardia di San Quintino12, dumila lancie ottocento cavalli leggieri albanesi diecimila fanti tedeschi mille svizzeri ottomila fanti del regno suo, era molto più potente l’esercito inghilese; nel quale, concorrendovi ogni dì nuovi soldati, era publica fama trovarsi ottantamila combattenti. Però il re, non sperando molto di potere difendere Bologna13 e il resto del paese posto di là dalla riviera di Somma, dove temeva che gli inghilesi non si volgessino, pensava alla difesa di Abbavilla14 e Amiens e [del]l’altre terre che sono in sulla Somma, e a resistere che non15 passassino quella riviera; e così andarsi temporeggiando, insino che la stagione fredda sopravenisse o che la diversione del re di Scozia, nella quale molto sperava, facesse qualche effetto : camminando in questo tempo l’esercito suo lungo la Somma, per non lasciare guadagnare il passo agli inimici. Credettesi che della deliberazione degli inghilesi, indegna certamente d’uomini militari e di sì grande esercito, fusse stata cagione o i conforti di Cesare, che sperasse che, pigliandosi16, potesse o allora o con tempo pervenire in potestà del nipote, al quale si pretendeva che appartenesse, o perché temessino, andando ad altro luogo, della difficoltà delle vettovaglie, o che l’altre terre alle quali andassino non fussino soccorse dagli inimici. Fece la città di Tornai, non essendo provista di genti forestiere e disperandosi del soccorso, essendo battuta con le artiglierie da più parti, breve difesa; e si arrendé17, salve tutte le robe e persone loro, ma pagando, sotto nome di ricomperarsi18 dal sacco, centomila ducati. Né si mostrava altrove più benigna la fortuna de’ franzesi; perché il re di Scozia, venuto in sul fiume Tuedo19 alle mani con l’esercito inghilese, nel quale era in persona Caterina reina d’Inghilterra, fu vinto con grandissima uccisione20 ; perché vi furono ammazzati più di dodicimila scozzesi, insieme con lui e con uno suo figliuolo naturale, arcivescovo di [Santo Andrea]21, e molti altri prelati e nobili di quel regno.
Dopo le quali vittorie, essendo già alla fine del mese di ottobre, il re anglico, lasciata guardia grande in Tornai e licenziati i cavalli e fanti tedeschi, se ne ritornò in Inghilterra22, non avendo della guerra fatta con tanti apparati e con spesa inestimabile riportato altro frutto che la città di Tornai, perché Terroana, sfasciata di mura, restava in potere del re di Francia. Mosselo a passare il mare perché23, non si potendo più in quelli freddissimi paesi esercitare la guerra era inutile il dimorarvi con tanta spesa; e pensava oltre a questo a ordinare il governo24 del nuovo re di Scozia, pupillo e figliuolo di una sorella sua25, dove26 era anco andato il duca di Albania27 che era del sangue medesimo di quel re. Per la partita del quale il re, ritenuti28 in Francia i fanti tedeschi, licenziò tutto il resto dello esercito, liberato dalla cura29 de’ pericoli presenti ma non già dal timore di non ritornare l’anno seguente in maggiore difficoltà. Perché il re di Inghilterra, partito di Francia con molte minaccie, affermava volervi ritornare la state prossima ; anzi, per non differire più tanto il muovere la guerra, cominciava già a fare nuove preparazioni. Sapeva essere in Cesare la medesima disposizione di offenderlo; e temeva che il re cattolico, il quale con vari sotterfugi aveva scusato la tregua fatta per non se gli alienare totalmente, non pigliasse l’armi insieme con loro. Anzi n’aveva potenti indizi, perché era stata intercetta una lettera nella quale quel re, scrivendo allo imbasciadore residente appresso a Cesare, dimostrando l’animo molto alieno dalle parole, con le quali sempre dimostrava ardente desiderio di muovere guerra contro agli infedeli e di passare personalmente alla recuperazione di Ierusalem, proponeva che comunemente si attendesse a fare pervenire il ducato di Milano in Ferdinando nipote comune, fratello minore dello arciduca30 ; dimostrando31 che, fatto questo, il resto d’Italia era necessitato di ricevere le leggi da loro, e che a Cesare sarebbe facile, congiunti massime gli aiuti suoi32, pervenire, come dopo la morte della moglie era stato sempre suo desiderio, al pontificato, il quale ottenuto rinunzierebbe33 allo arciduca la corona imperiale : conchiudendo però che cose sì grandi non si potevano condurre a perfezione se non col tempo e con le occasioni. Era anche manifesto al re di Francia l’animo de’ svizzeri, a’ quali offeriva grandissime condizioni34, non placarsi in parte alcuna verso lui; anzi essersi nuovamente irritati perché gli statichi35 dati loro dal la Tramoglia, temendo per inosservanza del re di non essere decapitati, si erano occultamente fuggiti in Germania : donde meritamente aveva paura che, o di presente o almanco l’anno prossimo, per la occasione36 di tanti altri suoi travagli, non assaltassino o la Borgogna o il Dalfinato.
Queste difficoltà furono in qualche parte cagione di farlo consentire alla concordia delle cose spirituali col pontefice, della quale l’articolo principale era la estirpazione totale del concilio pisano ; la quale, trattata molti mesi, aveva varie difficoltà e specialmente per le cose fatte o con l’autorità di quello concilio o contro alla autorità del pontefice, le quali approvare pareva indegnissimo della sedia apostolica, il ritrattarle non era dubbio che partorirebbe gravissima confusione: però erano stati deputati tre cardinali a pensare i modi di provedere a questo disordine; e faceva qualche difficoltà il non parere conveniente concedere al re l’assoluzione dalle censure se non la dimandasse, e da altro canto il re negava volerla dimandare per non notare per37 scismatici la persona sua e la corona di Francia. Finalmente il re, stracco da questa molestia e tormentato dalla volontà di tutti i popoli del suo regno, i quali ardentemente desideravano il riunirsi con la Chiesa romana, mosso ancora molto dalla instanza della reina, la quale sempre era stata alienissima da queste controversie, deliberò cedere alla volontà del pontefice; neanche senza qualche speranza che, levato via questa differenza38, il pontefice avesse, secondo la intenzione39 che artificiosamente gli aveva data, a non si mostrare alieno dalle cose sue40 : benché alle querele antiche fusse aggiunta nuova querela, perché il pontefice aveva per uno breve comandato al re di Scozia che non molestasse il re d’Inghilterra. Però, nell’ottava sessione del concilio lateranense, che fu celebrato negli ultimi dì dell’anno, gli agenti del re di Francia, in nome suo e prodotto41 il suo mandato, rinunziorono al conciliabolo pisano e aderirono al concilio lateranense42 ; con promissione che sei prelati di quegli che erano intervenuti al pisano andrebbeno a Roma a fare il medesimo in nome di tutta la Chiesa gallicana, e che anche verrebbeno altri prelati a disputare sopra la pragmatica43, con intenzione di rimettersene alla dichiarazione del concilio44 : dal quale, nella medesima sessione, ottennono assoluzione pienissima di tutte le cose commesse contro alla Chiesa romana. Queste cose si feciono l’anno mille cinquecento tredici in Italia in Francia e in Inghilterra.
Nel principio dell’anno seguente, non avendo a fatica45 gustata la letizia della unione tanto desiderata della Chiesa, morì Anna reina di Francia46, reina molto prestante47 e molto cattolica, con grandissimo dispiacere di tutto il regno e de’ popoli suoi della Brettagna.
1. alla quale… ragioni: su cui l’arciduca avanzava delle pretese per antichi diritti.
2. immediate: immediatamente (latino).
3. per… loro: da quanto si poteva dedurre dalle prove che avevano dato di sé.
4. Tournai.
5. fortissima: munitissima.
6. dal paese: dai territori.
7. alla campagna: in campo aperto.
8. grata: gradita.
9. temeva non: temeva che.
10. a… parti: ad assalire le zone.
11. lo metteva: lo avrebbe potuto mettere.
12. Saint-Quentin.
13. Boulogne.
14. Abbeville.
15. a… non: ad opporre resistenza perché non.
16. pigliandosi: si riferisce a Tournai.
17. 23 settembre 1513.
18. sotto… ricomperarsi: a titolo di riscatto.
19. Twed.
20. Battaglia di Flodden (9 settembre 1513).
21. Alexander Stuard, arcivescovo di St. Andrews, in Scozia.
22. 24 settembre 1513.
23. perché: il fatto che.
24. ordinare il governo: stabilire a chi affidare la tutela.
25. Giacomo, figlio di Giacomo IV, alla cui morte la reggenza era stata affidata a Margaret, madre di Giacomo e sorella di Enrico VIII.
26. dove: in Scozia.
27. John Stuart, duca di Albany.
28. ritenuti: trattenuti.
29. dalla cura: dalla preoccupazione.
30. Ferdinando era fratello di Carlo d’Asburgo.
31. dimostrando: affermando.
32. congiunti… suoi: soprattutto potendo disporre della sua alleanza e del suo aiuto.
33. rinunzierebbe: abdicherebbe cedendo.
34. grandissime condizioni: favorevolissime condizioni d’accordo.
35. gli statichi: gli ostaggi.
36. per la occasione: cogliendo l’occasione.
37. per… per. per non bollare come.
38. levato… differenza: tolta di mezzo questa controversia.
39. la intenzione: la promessa.
40. alieno… sue: contrario ai suoi interessi.
41. prodotto: presentato.
42. Il negoziato si concluse in ottobre e il 19 dicembre 1513 ne fu dato l’annunzio solenne.
43. La prammatica sanzione (7 luglio 1438) applicava al clero francese i princìpi del concilio di Basilea, riducendo al minimo i diritti della Santa Sede riguardo ai benefici e ai processi, e autorizzando l’intervento di re e principi nel conferimento dei benefìci del regno.
44. rimettersene… concilio: rimettere il giudizio sulla questione al giudizio che sarebbe emerso dal concilio.
45. non… fatica: avendo appena.
46. 9 gennaio 1514.
47. prestante: dotata di molte ottime qualità. Latinismo.
CAPITOLO IV
Consigli del pontefice agli svizzeri di maggior benevolenza verso il re di Francia, ed al re di attenersi agli accordi con loro conchiusi. Difficoltà di conciliazione fra gli svizzeri ed il re. Proroga della tregua fra il re di Francia ed il re d’Aragona.
Ridotto che fu il reame di Francia alla obbedienza della Chiesa, e così spento già per tutto il nome e la autorità del concilio pisano, cominciavano alcuni di quegli che avevano temuta la grandezza del re di Francia e commuoversi1, e a temere che troppo non2 si deprimesse la sua potenza; e specialmente il pontefice. Il quale, benché perseverasse nel medesimo desiderio che da lui non fusse recuperato il ducato di Milano, nondimeno, dubitando che il re, spaventato da tanti pericoli e avendo innanzi agli occhi3 le cose dell’anno passato, non si precipitasse, come continuamente con volontà di Cesare trattava il re cattolico, alla concordia con Cesare (per la quale, contraendo lo sposalizio della figliuola con uno de’ nipoti di quei re, gli concedesse in dote il ducato di Milano), cominciò a persuadere i svizzeri che per il troppo odio contro al re di Francia non lo mettessino in necessità di fare deliberazione non manco nociva a loro che a lui; perché sapendo anche essi la mala disposizione che contro a loro avevano Cesare e il re cattolico, l’accordo col quale conseguissino lo stato di Milano non sarebbe manco pericoloso alla libertà e autorità loro che alla libertà della Chiesa e di tutta Italia: doversi persistere nel proposito che il re di Francia non recuperasse il ducato di Milano, ma avvertire ancora4 che (come spesso interviene5nelle azioni umane) per fuggire troppo [uno] de’ due estremi non incorressino nell’altro estremo, parimente, e forse più, dannoso e pericoloso6 ; né per assicurarsi, sopra il bisogno7, che quello stato non ritornasse nel re di Francia, essere cagione di farlo cadere in mano d’altri, con tanto maggiore pericolo e pernicie8 di tutti quanto ci resterebbe manco chi potesse loro resistere che non era stato chi potesse resistere alla grandezza del re di Francia9. Dovere la republica de’ svizzeri, avendo esaltato insino al cielo il nome suo nell’arti della guerra con tanti egregi fatti e nobilissime vittorie, cercare di farlo non meno illustre con l’arti della pace; antivedendo10 dallo stato presente i pericoli futuri, rimediandogli con la prudenza e col consiglio11, né lasciando precipitare le cose in luogo donde non potessino restituirsi12 se non con la ferocia13 e virtù delle armi : perché nella guerra, come a ogni ora14 testimoniava l’esperienza, molte volte accadeva che il valore degli uomini era soffocato dalla potestà troppo grande della fortuna. Essere migliore consiglio moderare in qualche parte l’accordo di Digiuno, offerendosi massime dal re15 maggiori pagamenti e promissione di fare tregua per tre anni con lo stato di Milano, pure che non fusse astretto alla cessione delle ragioni16 ; la quale essendo di maggiore momento in dimostrazione che in effetto17 (perché, quando al re ritornasse l’opportunità di recuperarlo, l’avere ceduto non gli farebbe altro impedimento che18 volesse egli medesimo), non doversi per questa difficoltà ridurre le cose in tanto pericolo. Da altra parte con efficaci ragioni19 confortava20 il re di Francia a volere più presto, per minore male, ratificare l’accordo fatto a Digiuno che tornare in pericolo di avere, la state21 prossima, tanti inimici nel suo regno. Essere ufficio di principe savio, per fuggire il male maggiore abbracciare per utile e per buona la elezione22 del male minore; né si dovere per liberarsi da uno pericolo e uno disordine incorrere in un altro più importante e di più infamia23 : perché, che onore gli sarebbe concedere agli inimici suoi naturali, e che lo avevano perseguitato con tante fraudi, il ducato di Milano con sì manifesta nota24 di viltà? che riposo che sicurtà, diminuita tanto la sua riputazione, avere accresciuto la potenza di quegli che non pensavano ad altro che ad annichilare il reame di Francia? da’ quali conosceva egli medesimo che nessuna promessa nessuna fede nessuno giuramento poteva assicurarlo, come con gravissimo suo danno gli dimostrava l’esperienza del tempo passato. Essere cosa dura il cedere quelle ragioni, ma di minore pericolo e di minore infamia, perché una semplice scrittura25 non faceva più potenti i suoi avversari; ed essendo stata fatta questa promessa senza consentimento suo dai suoi ministri, non si potere dire che da principio fusse stata sua deliberazione, ma essere più scusato a eseguirla quasi come necessitato dalla promessa fatta e da qualche osservanza della fede; e sapersi pure per tutto il mondo da quanto pericolo avesse quello accordo liberato allora il reame di Francia. Lodare26 che con altri partiti27 cercasse di indurre i svizzeri alla sua intenzione28 ; ed egli, desideroso che per sicurtà del regno suo seguitasse29 in qualunque modo la concordia tra lui e loro, non mancare di fare con ogni studio tutti gli offici30 perché i svizzeri si disponessino alla sua volontà; ma quando pure stessino pertinaci, esortare paternamente lui a piegarsi, e a obbedire a’ tempi e alla necessità; e per tutti gli altri rispetti31, e per non levare la scusa a lui32 di discostarsi dalla congiunzione degli inimici33.
Conosceva il re essere vere queste ragioni, benché si lamentasse che il pontefice avesse mescolato tacitamente le minaccie con le persuasioni, e confessava essere necessitato a fare qualche deliberazione che gli diminuisse il numero degli inimici; ma aveva fisso nell’animo sottoporsi più tosto a tutti i pericoli che cedere le ragioni del ducato di Milano; confortandolo a questo medesimo il suo consiglio e tutta la corte, a’ quali benché fusse molestissimo che il re facesse più34 guerra in Italia, nondimeno, avendo rispetto alla degnità della corona di Francia, era molto più molesto che e’ fusse così ignominiosamente sforzato a cederle35. Simile pertinacia era nelle diete de’ svizzeri; a’ quali benché il re offerisse di pagare di presente quattrocentomila ducati, e poi in vari tempi ottocentomila, e che il cardinale sedunense e molti de’ principali, considerando il pericolo imminente se il re di Francia si congiugnesse con Cesare e col re cattolico, fussino inclinati ad accettare queste condizioni, nondimeno la moltitudine, inimicissima del nome franzese, e che superba per tante vittorie si confidava di difendere contro a tutti gli altri prìncipi uniti insieme il ducato di Milano, e appresso alla quale era già molto diminuita l’autorità di Sedunense, e sospetti gli altri capi per le pensioni solevano36 ricevere dal re di Francia, insisteva ostinatissimamente nella ratificazione dell’accordo di Digiuno; anzi, concitata37 da grandissima temerità, trattava di entrare di nuovo in Borgogna : benché, opponendosi a questo Sedunense e gli altri capi, non con manifesta autorità ma con vari artifici e modi indiretti, traportavano38 di dieta in dieta questa deliberazione.
Però il re di Francia, non essendo né offeso né assicurato da loro, non cessava di continuare la pratica del parentado col re cattolico; nella quale, come altra volta, era la principale difficoltà se in potestà del padre o del suocero doveva stare [la sposa] insino a tempo abile alla consumazione del matrimonio, perché ritenendola39 il padre nessuna sicurtà dello effetto40 pareva avere a Cesare: e il re, insino che gli restava qualche speranza che la fama di questo maneggio, la quale egli studiosamente41 divulgava, potesse per lo interesse proprio mitigare in beneficio suo gli animi degli altri, nutriva42 volentieri le difficoltà che vi nascevano. Venne a lui Quintana43, secretario del re cattolico, quello che per le medesime cagioni vi era stato l’anno dinanzi; e dipoi passato con suo consentimento a Cesare, ritornò di nuovo al re di Francia. Alla ritornata del quale44, perché si potessino con maggiore comodità risolvere le difficoltà della pace, il re e Quintana in nome del re cattolico prorogorono per un altro anno la tregua fatta l’anno passato con le medesime condizioni; alle quali si aggiunse, molto secretamente, che durante la tregua non potesse il re di Francia molestare lo stato di Milano; nel quale articolo non si includeva né Genova né Asti. La quale condizione, tenuta occulta da lui, fu publicata e bandita solennemente dal re cattolico per tutta Spagna; incerti gli uomini quale fusse più vera, o la negazione dell’uno o l’affermazione dell’altro. Fu nella medesima convenzione riservato tempo di tre mesi a Cesare e al re di Inghilterra d’entrarvi, i quali affermava il Chintana45 che vi entrerebbono amendue: il che, quanto al re di Inghilterra, si diceva vanamente; ma a Cesare aveva persuaso il re d’Aragona46, resoluto sempre a non volere la guerra di verso Spagna, non si potere con migliore via ottenere il maritaggio che si trattava.
1. commuoversi: turbarsi.
2. temere che… non: temere che.
3. avendo… occhi: avendo freschissime nella memoria.
4. avvertire ancora: stare attenti anche.
5. interviene: accade.
6. par fuggire…. pericoloso: Cfr. Ricordi, C 188 (Opere, I, pp. 782 83).
7. sopra il bisogno: più del necessario.
8. pernicie: rovina. Latinismo,
9. quanto… Francia: quanto minore sarebbe stato il numero di quelli capaci di resistere a loro, rispetto al numero di quelli che potevano opporsi alla potenza del re di Francia. Cioè, se il ducato di Milano fosse passato dal re di Francia a Massimiliano e Ferdinando il Cattolico, il papa e gli Svizzeri si sarebbero trovati soli contro di loro; mentre invece li avevano avuti alleati contro il re di Francia.
10. antivedendo: prevedendo.
11. col consiglio: con la prudenza.
12. non… restituirsi: non potessero risollevarsi.
13. la ferocia: il valore.
14. a ogni ora: continuamente.
15. offerendosi… re: dato soprattutto che il re offriva.
16. astretto… ragioni: costretto a rinunziare ai diritti che avanzava sul ducato.
17. di… effetto: avendo più peso sul piano formale che sul piano pratico.
18. che: tranne quello che.
19. ragioni: argomenti.
20. confortava: esortava.
21. la state: l’estate.
22. la elezione: la scelta.
23. Essere ufficio… infamia: cfr. Ricordi, C 126 (Opere, I, p. 764) e C 188 (Opere, I, pp. 782-83).
24. nota: macchia.
25. una… scrittura: un semplice documento.
26. Lodare: soggetto è il pontefice.
27. con altri partiti: con altre proposte.
28. alla sua intenzione: ad appoggiarlo.
29. seguitasse: si realizzasse.
30. di… offici: di fare col massimo impegno ogni opera necessaria.
31. per… rispetti: per tutte le altre considerazioni (già esposte).
32. per… lui: per non togliere a lui (al papa) il pretesto.
33. di… inimici: di abbandonare l’alleanza con i nemici (del re).
34. più: ancora.
35. cederle: si riferisce alle ragioni.
36. per… solevano: per i pagamenti che erano soliti.
37. concitata: spinta.
38. traportavano: rinviavano.
39. ritenendola: continuando a tenerla.
40. nessuna… effetto: nessuna garanzia.
41. studiosamente: di proposito.
42. nutriva: alimentava.
43. Pedro de Quintana.
44. del quale: si riferisce a Quintana.
45. Quintana.
46. Ma… Aragona: ma Cesare era stato persuaso dal re d’Aragona.
I veneziani e Massimiliano Cesare si rimettono di nuovo al pontefice per un compromesso. Nuove fazioni di guerra fra veneziani e tedeschi. Condizioni ed insuccesso del lodo del pontefice. Fortunata azione di Renzo da Ceri a Crema. Vicende di guerra nel Friuli.
Accrebbe questa prorogazione il sospetto al pontefice che tra questi tre prìncipi non1 fusse fatta o in procinto di farsi, in pernicie2 d’Italia, conclusione di cose maggiori3. Ma non perciò partendosi dalle prime deliberazioni, che alla libertà comune fusse molto pernicioso che il ducato di Milano pervenisse in potere di Cesare e del re cattolico ma dannoso anche che e’ fusse recuperato dal re di Francia, gli era molto difficile procedere, e bilanciare le cose in modo che i mezzi che giovavano all’una di queste intenzioni non nocessino a l’altra; conciossiaché l’uno de’ pericoli nascesse dalla bassezza e dal timore, l’altro dalla grandezza e dalla sicurtà del re di Francia. Però, per liberare quel re dalla necessità di accordarsi con loro, continuava di confortare4 i svizzeri, a’ quali era sospetta la tregua fatta, di comporsi5 con lui; e per difficultargli in qualunque evento il passare in Italia, si affaticava più che mai per la concordia tra Cesare e il senato viniziano : il quale, giudicando che il fare tregua stabilisse le cose6 di Cesare nelle terre che gli restavano, si risolveva con animo costante7 o di fare pace o di continuare in sulle armi, non si removendo da questa generosità8 per accidente o infortunio alcuno. Perché, oltre a tanti danni e tanti infelici successi avuti nella guerra, e il disperare che per quello anno il re di Francia mandasse esercito in Italia, avendo ancora contraria o l’ira del cielo o i casi fortuiti che dependono dalla potestà della fortuna, era stato in Vinegia, nel principio dell’anno, uno grandissimo incendio; il quale, cominciato di notte dal ponte del Rialto e aiutato da’ venti boreali, non potendo rimediarvi alcuna diligenza o fatica degli uomini, distesosi per lunghissimo spazio, aveva abbruciato la più frequentata9 e la più ricca parte di quella città. Per la interposizione del pontefice allo accordo, si fece di nuovo tra Cesare e loro compromesso in lui10, non ristretto a tempo alcuno e con ampia e indeterminata potestà; ma nondimeno con secreta promessa sua, confermata con cedola11 di propria mano, di non pronunziare12 se non con consetimento di ciascuno: il quale compromesso come fu fatto, comandò per breve suo all’una parte e all’altra che sospendessino l’armi. La quale sospensione fu dagli spagnuoli e tedeschi poco osservata : perché quella parte degli spagnuoli che erano alle stanze13 nel Pulesine e a Esti predorono tutto il paese circostante; e il viceré mandò gente a Vicenza, per trovarsi in possessione quando si desse il lodo14.
Fece anche in questo tempo il Frangiapane15 in Friuli molti danni; e stando incauti16 i viniziani, i tedeschi per trattato17 tenuto da alcuni fuorusciti presono Marano, terra del Friuli vicina ad Aquileia e posta in sul mare: però i viniziani vi mandorono per terra Baldassarre di Scipione con certo numero di genti, e Ieronimo da Savorniano con molti paesani. I quali essendosi accampati, e strignendo anche con l’armata18 la terra per mare, vennono in soccorso di quella cinquecento cavalli tedeschi e dumila fanti; per la venuta de’ quali, uscendo anche quegli di dentro ad assaltare le genti de’ viniziani, gli roppono con non piccola uccisione e tolseno loro l’artiglieria; e fu anche, con alcuni legni, loro tolta una galea e molti altri legni: dopo la qual vittoria preseno per forza Monfalcone. Aggiunsensi alle genti di Marano, pochi dì poi, quattrocento cavalli e mille dugento lanzchenech19 che erano stati a Vicenza; i quali, congiunti con altri fanti e cavalli venuti nuovamente nel Friuli, correvano20 tutto il paese: però Malatesta da Sogliano, governatore di quella regione, con seicento cavalli e dugento fanti, e Ieronimo da Savorniano con dumila uomini del paese, che si erano ridotti21 a Udine, non vedendo potere resistere, passorono di là dal fiume di Liquenza, soccorrendo dove potevano. Ma essendosi divisi i tedeschi, una parte prese Feltro e correva per tutto il paese circostante; ma i viniziani, che avevano occupati tutti i passi, ne assaltorono una parte a Bassano, dove erano improvisti22, ed essendo di numero minore gli messeno in fuga, ammazzati trecento fanti, di cinquecento che erano, e presi molti soldati e capitani. L’altra parte de’ tedeschi era andata a campo a Osopio23, situato in cima d’uno aspro monte; dove, poi che ebbeno battuta la rocca con l’artiglieria e dato più assalti invano, si ridusseno a speranza di averla per assedio, confidatisi nello essere dentro carestia d’acqua : ma avendo a questa proveduto il beneficio celeste, perché in quegli dì furono spesse e grosse pioggie, ricominciorono di nuovo a dare la battaglia, [ma invano]; tanto che disperatisi e degli assalti e dell’assedio si levorono da campo.
Erano molestissime al pontefice queste cose, ma gli era molesto molto più non trovare mezzo di concordia che sodisfacesse all’una parte e all’altra. Perché dalla spessa variazione delle cose, variandosi secondo i progressi24 di quelle le speranze, era proceduto che quando Cesare aveva consentito di lasciare Vicenza, ritenendosi Verona, i viniziani avevano recusato se non erano reintegrati di Verona; ora che i viniziani, sbattuti25 da tante percosse, si contentavano d’avere Vicenza sola, Cesare non contento di Verona voleva anche Vicenza. Dalle quali difficoltà stracco il pontefice, e presupponendo che la dichiarazione26 sua non sarebbe accettata, ma per mostrare che per lui non mancasse, pronunziò la pace tra loro, con questo27 : che subito da ogni parte si posassino le armi, riservandosi la facoltà di dichiarare infra uno anno le condizioni della pace, nella quale e nella sospensione delle armi fusse compreso il re cattolico: che Cesare deponesse Vicenza in sua mano e quanto egli e gli spagnuoli possedevano nel padovano e nel trevigiano, e i viniziani deponessino Crema; l’altre cose ciascuno insino alla dichiarazione, possedesse secondo possedeva28. Dovessesi ratificare il lodo29 infra uno mese da tutti, e ratificandosi pagassino i viniziani allora a Cesare venticinquemila ducati e fra tre mesi prossimi venticinquemila altri, e che non ratificandosi da tutti si intendesse il lodo essere nullo : il quale modo insolito di giudicare fu seguitato da lui per non dispiacere ad alcuna delle parti. E perché non vi era facoltà di chi ratificasse30 in nome del re cattolico, se bene l’oratore suo faceva fede31 del suo consenso, riservò tanto tempo a ratificare a ciascuno che potesse venire la facoltà32 : ma essendo risoluti a non ratificare i viniziani, perché arebbeno desiderato che in uno tempo medesimo si fussino pronunziate le condizioni della pace, restò vano il giudizio.
Procedevano in questo tempo prosperamente le cose loro nella difesa di Crema, vessata dentro dalla peste e dalla carestia e di fuora dallo assedio degli inimici : perché da una parte era venuto Prospero Colonna a Efenengo33 con dugento uomini d’arme dugento cavalli leggieri e dumila fanti, e da altra parte, a Umbriano34, Silvio Savello con la compagnia sua di cavalli e dumila fanti, distante l’uno luogo e l’altro due miglia da Crema: donde usciva spesso gente a scaramucciare con gli inimici. I quali mentre stanno incauti35 allo alloggiamento di Umbriano, Renzo da Ceri, uscito una notte con parte delle genti che erano dentro, assaltati gli alloggiamenti, gli messe in fuga, ammazzati di loro molti fanti : per il che Prospero si discostò con la sua gente: e pochi dì poi Renzo, avuta l’occasione di potere per la bassezza delle acque, guadare il fiume dell’Adda, passato a Castiglione di Lodigiana36, svaligiò cinquanta uomini d’arme che vi erano alloggiati; riportando tanta laude di queste sì prospere e industriose fazioni che per consenso universale fusse già numerato tra’ principali capitani di tutta Italia.
Deliberorono dipoi i viniziani di recuperare il Friuli : però vi fu mandato l’Alviano, con dugento uomini d’arme quattrocento cavalli leggieri e settecento fanti. Il quale camminando alla volta di Portonon, dove era parte de’ tedeschi, i suoi cavalli leggieri che correvano innanzi, scontrato fuora della terra il capitano Rizzano tedesco con dugento uomini d’arme e trecento cavalli leggieri, venuti insieme alle mani, erano ributtati37 ; ma sopravenendo l’Alviano col resto delle genti, si cominciò una aspra battaglia, l’effetto della quale stette dubbio insino che Rizzano, ferito nella faccia, fu preso da Malatesta da Sogliano. Rifuggissi la gente rotta in Portonon, ma dubitando non potersi difendere si fuggirono; e la terra, abbandonata, fu, con morte di molti uomini del paese, messa a sacco. Andò dipoi l’Alviano alla volta di Osopio, assediato dal Frangiapane e da un’altra parte di tedeschi; i quali inteso lo approssimare suo si levorno, ma, avendo alla coda i cavalli leggieri, perderono i carriaggi e l’artiglierie. Per i quali successi38 essendo ritornato a ubbidienza de’ viniziani quasi tutto il paese, l’Alviano, poi che ebbe tentato39 invano Gorizia, se ne ritornò a Padova con le genti; avendo, secondo scrisse egli a Roma, tra presi e morti dugento uomini d’arme dugento cavalli leggieri e dumila fanti. Ma per la partita sua i tedeschi, ingrossati40 di nuovo, preseno Cromonio41 e Monfalcone e costrinseno i viniziani a levarsi da campo da Marano, dove in un aguato era stato preso, pochi dì innanzi, e condotto a Vinegia il Frangiapane; ma sentendo la venuta del soccorso, si levorono quasi come rotti: e poco poi, messi in fuga i loro stradiotti42, fu presso Giovanni Vitturio loro proveditore43, con cento cavalli. E accadevano spesso in Friuli queste variazioni per la vicinità de’ tedeschi, i quali non si servivano in quel paese se non di genti comandate44, le quali, poi che avevano corso e predato o sentendo la venuta delle genti viniziane, con le quali si congiugnevano molti del paese, si ritiravano presto alle loro case, ritornandovi dipoi secondo l’occasione. Mandoronvi i viniziani gente di nuovo, per il che il viceré ordinò che Alarcone45, uno de’ capitani spagnuoli che erano alloggiati tra Esti, Montagnana e Cologna, andasse con dugento uomini d’arme cento cavalli leggieri e cinquecento fanti nel Friuli; ma, inteso per il cammino che nel paese era stata fatta tregua per fare la vendemmia, se ne tornò al primo alloggiamento.
1. il sospetto… che… non: il sospetto… che.
2. in pernicie: per la rovina.
3. conclusione… maggiori: accordi più importanti.
4. di confortare: ad esortare.
5. di comporsi: a fare accordo.
6. stabilisse le cose: rafforzasse il potere.
7. si… costante: decideva fermamente.
8. non… generosità: non lasciandosi smuovere da questa decisione coraggiosa.
9. frequentata: abitata.
10. si fece… lui: Cesare e loro affidarono ancora una volta la soluzione delle loro controversie all’arbitrato del pontefice.
11. con cedola: con un impegno scritto.
12. pronunziare: emettere la sentenza.
13. alle stanze: alloggiati.
14. per… lodo: per averla già in proprio potere al momento in cui venisse emessa la sentenza.
15. Cristoforo Frangipani, capitano cesareo nel Friuli.
16. incauti: senza sorveglianza o sospetto.
17. per trattato: con un complotto.
18. con l’armata: con la flotta.
19. Landsknechte, fanterie della Germania meridionale.
20. correvano: devastavano.
21. ridotti: ritirati.
22. improvisti: impreparati e sprovveduti.
23. Osoppo.
24. i progressi: l’andamento.
25. sbattuti: indeboliti.
26. la dichiarazione: la sentenza.
27. con questo: in questi termini.
28. l’altre.., possedeva: ciascuno fino alla sentenza conservasse gli altri territori che possedeva.
29. il lodo: la sentenza arbitrale.
30. non… ratificasse: non c’era nessuno autorizzato a ratificare.
31. faceva fede: desse garanzia.
32. riservò… facoltà: dette a ciascuno per ratificare un lasso di tempo abbastanza lungo perché la ratifica giungesse entro i termini validi.
33. Offanengo.
34. Ombriano.
35. incauti: senza vigilanza.
36. Castiglione d’Adda.
37. ributtati: respinti, costretti a ritirarsi.
38. successi: avvenimenti.
39. tentato: provato a prendere.
40. ingrossati: aumentati di numero.
41. Cormons.
42. Gli stradiotti erano cavalleggeri di origine greca o dalmata al servizio dei veneziani.
43. Giovanni di Daniele Vitturi.
44. Le genti comandate erano fanterie arruolate d’autorità dal signore nel proprio territorio.
45. Fernando de Alareón.
CAPITOLO VI
Persistenza dell’avversione degli svizzeri al re di Francia e sospetti del re verso il pontefice. Sdegno del re d’Inghilterra contro il re d’Aragona per la convenzione conclusa col re di Francia. Pace fra il re d’Inghilterra e il re di Francia. Convenzione del pontefice con Massimiliano Cesare e col re d’Aragona; altra convenzione col re di Francia.
Così procedendo le guerre di Italia lentamente, non si intermettevano1 le pratiche della pace e degli accordi. Perché il re, non privato al tutto di speranza che i svizzeri consentissino di ricevere ricompenso di danari in cambio della cessione delle ragioni, sollecitava appresso a loro questo effetto2 con molta instanza; dal quale era la moltitudine tanto aliena che, avendo, quando fuggirono gli statichi3, costretto con minaccie il governatore di Ginevra a dare loro prigione il presidente di Granopoli, mandato dal re in quella città per trattare con loro, lo esaminavano4 con molti tormenti per intendere5 se alcuno della loro nazione ricevesse più pensione6 o avesse intelligenza7 occulta col re di Francia: non bastando né umanità né giustificazione alcuna a reprimere la loro barbara crudeltà. Né era senza sospetto il re che anche il pontefice, che per la diversità de’ fini suoi era costretto navigare con grandissima circospezione fra tanti scogli, non8 procurasse secretamente che9 i svizzeri non convenissino seco senza intervento suo, non per incitargli a rompere la guerra, che10 da questo continuamente gli sconfortava11, ma perché o restassino fermi nello accordo di Digiuno, o per paura12 che con questo principio non si separassino da lui. Però minacciava di precipitarsi all’accordo con gli altri, per non volere restare più solo alle percosse di tutto il mondo13 : stracco ancora dalle spese eccessive e dalle14 insolenze de’ soldati; perché avendo condotti15 in Francia ventimila fanti tedeschi, né potuto avergli tutti se non quando il re d’Inghilterra era a campo a Tornai, aveva, per avergli a tempo se venisse nuovo bisogno, ritenutogli16 in Francia; i quali facevano infiniti danni per il paese. E si doleva il re che il papa non lo volesse in Italia, e che gli altri prìncipi non lo volessino in Francia.
In queste difficoltà e in tanta perplessità17 delle cose, cominciò ad aprirgli la via alla sua sicurtà e alla speranza di ritornare nella pristina potenza e riputazione la indegnazione incredibile che ricevette il re di Inghilterra della tregua rinnovata dal suocero18, contro a quello che molte volte gli aveva promesso, di non fare più senza suo consentimento convenzione alcuna col re di Francia; della quale ingiuria19 lamentandosi publicamente, e affermando essere stato ingannato dal suocero tre volte, si alienava ogni dì più da’ pensieri di rinnovare la guerra contro a’ franzesi. La quale cosa pervenuta a notizia del pontefice, mosso o dal sospetto che il re di Francia, in caso fusse molestato da lui, non20 facesse la pace e il parentado (come continuamente minacciava) con gli altri due re, o perché, pensando che a ogni modo avesse a succedere la pace tra loro, desiderasse con lo interporsene acquistare qualche grado col21 re di Francia, di quello che non era in potestà sua di proibire22, cominciò a confortare il cardinale eboracense che persuadesse al suo re che, contento della gloria guadagnata, e avendo in memoria che corrispondenza di fede23 avesse trovata in Cesare, nel re cattolico e ne’ svizzeri, non travagliasse più con l’armi il reame di Francia. Certo è che, essendo dimostrato24 al pontefice che come il re di Francia si fusse assicurato della guerra25 di Inghilterra moverebbe le armi contro al ducato di Milano, rispondeva: conoscere questo pericolo, ma aversi anche a considerare il pericolo che partorirebbe da ogni banda26 ; ed essere, in materie sì gravi, troppo difficile il bilanciare le cose sì perfettamente e trovare consiglio che fusse totalmente netto27 da questi pericoli : restare in ogni evento allo stato di Milano la difesa de’ svizzeri, ed essere necessario, in deliberazioni tanto incerte e tanto difficili, rimetterne una parte all’arbitrio del caso e della fortuna.
Come si sia, cominciò presto, o per l’autorità del pontefice o per inclinazione propria delle parti, a nascere pratica d’accordo tra il re di Francia e il re di Inghilterra; i ragionamenti della quale28, cominciati dal pontefice con Eboracense, furono trasferiti presto in Inghilterra, dove per questa cagione fu mandato dal re di Francia il generale di Normandia, ma sotto colore29 di trattare della liberazione del marchese di Rotellino30 : allo arrivare del quale31 fu publicata sospensione delle armi, per terra solamente, tra l’uno e l’altro re, per tutto il tempo che il generale stesse nell’isola. Accrescevasi, per nuove ingiurie, la inclinazione del re di Inghilterra alla pace : perché Cesare, che gli aveva promesso di non ratificare senza lui la tregua fatta dal re cattolico, mandò a quel re lo instrumento32della ratificazione; il quale, per una lettera sua al re di Francia, ratificò in nome di Cesare, ritenendosi33 lo instrumento per potere usare le simulazioni e arti sue. Cominciata la pratica tra i due re, il pontefice, desideroso di farsi grato34 a ciascuno di loro, mandò in poste35 al re di Francia il vescovo di Tricarico36 a offerire tutta l’autorità e opera sua; il quale passò con suo consentimento in Inghilterra per l’effetto medesimo. Dimostroronsi in questa cosa da principio molte difficoltà, perché il re di Inghilterra dimandava che gli fusse dato Bologna di Piccardia e quantità grande di danari: finalmente, riducendosi la differenza in su le cose di Tornai37, perché il re d’Inghilterra instava di ritenerlo38 e dal canto del re di Francia se ne mostrava qualche difficoltà, mandò quel re il vescovo di Tricarico in poste al re di Francia; al quale39, non essendo notificato in che particolare consistesse la difficoltà, fu data commissione che in suo nome lo confortasse che, per rispetto40 di tanto bene, non insistesse così sottilmente41 nelle cose: sopra che il re di Francia, non volendo avere carico co’ popoli suoi, per essere Tornai terra nobile e di fede molto nota verso la corona di Francia, propose la cosa nel consiglio, nel quale intervenneno tutti i principali della corte. Fu unitamente confortato ad abbracciare, eziandio con questa condizione, la pace: nonostante che in questi tempi il re cattolico, cercando con ogni industria di interromperla42, proponesse al re di Francia molti partiti43, e specialmente di dargli favore allo acquisto dello stato di Milano. Però, come in Inghilterra fu arrivata la risposta che il re era contento delle cose di Tornai44, fu, al principio di agosto, conchiusa la pace tra i due re, durante la vita loro e uno anno dopo la morte45, con condizione che Tornai restasse al re d’Inghilterra, al quale il re di Francia pagasse secentomila scudi, distribuendo il pagamento in centomila franchi per anno; fussino tenuti alla difesa degli stati l’uno dell’altro, con diecimila fanti se la guerra fusse mossa per terra, con seimila solo se per mare; che il re di Francia fusse obligato a servire il re d’Inghilterra, in ogni suo affare, di46 mille dugento lancie, e quel re fusse tenuto a servire lui di diecimila fanti, ma in questo caso a spese di chi ne avesse di bisogno. Furono nominati dall’uno e l’altro di loro il re di Scozia, l’arciduca e lo imperio, ma non fu nominato né Cesare né il re cattolico; nominati i svizzeri, ma con patto che qualunque difendesse contro al re di Francia lo stato di Milano o Genova o Asti fusse escluso dalla nominazione. La quale pace, fatta con grandissima prontezza, fu corroborata con parentado; perché il re d’Inghilterra concesse la sorella sua per moglie al re di Francia, con condizione riconoscesse d’avere ricevuto per la sua dote quattrocentomila scudi. Celebrossi subito lo sposalizio in Inghilterra47, al quale il re non volle, per l’odio grande che aveva al re cattolico, che l’oratore suo vi intervenisse. Né era appena conchiusa questa pace che alla corte di Francia arrivò lo instrumento della ratificazione fatta da Cesare della tregua, e il mandato suo e del re cattolico per la conclusione del parentado che si trattava tra Ferdinando d’Austria e la figliuola seconda del re, che era ancora in età di quattro anni: la quale pratica, per la conclusione della pace, fu in tutto esclusa; e il re ancora, per sodisfare al re di Inghilterra, volle partisse del regno di Francia il duca di Suffolch, che era capitano generale de’ fanti tedeschi condotti da lui; e nondimeno, onorato e carezzato dal re, partì bene contento.
Nel quale tempo aveva anche il pontefice fatte nuove congiunzioni48, perché, pieno di artifici e di simulazioni, voleva da uno canto che il re di Francia non recuperasse lo stato di Milano, da altro intrattenere49 lui e gli altri prìncipi quanto poteva con varie arti. Però, per mezzo del cardinale San Severino, che nella corte di Roma trattava le cose del re di Francia, aveva proposto al re che, poi che i tempi non pativano50 che tra loro si facesse maggiore e più palese congiunzione, che almanco si facesse uno principio e uno fondamento in sul quale si potesse sperare aversi a fare altra volta strettissima intelligenza51 ; e aveva mandato la minuta de’ capitoli: alla quale pratica il re di Francia, ancorché dimostrasse gli fusse grata, non avendo fatto risposta sì presto, ché tardò quindici dì a risolversi, o per altre occupazioni o perché aspettasse d’altro luogo qualche risposta per governarsi secondo i progressi52 delle cose, il pontefice fece nuova capitolazione con Cesare e col re cattolico per uno anno, nella quale non si conteneva però altro che la difesa degli stati comuni: avendo prima il re cattolico non vanamente sospettato che egli aspirasse al regno di Napoli per Giuliano suo fratello, sopra che aveva già avuto qualche pratica co’ viniziani. Né l’aveva ancora quasi conchiusa che sopravenne la risposta del re di Francia, per la quale approvava tutto quello che aveva proposto il pontefice; aggiugnendovi solamente che, poi che egli si aveva a obligare alla protezione de’ fiorentini, di Giuliano suo fratello e di Lorenzo de’ Medici suo nipote53, il quale il papa aveva preposto alla amministrazione delle cose di Firenze, voleva che anche essi reciprocamente si obligassino alla difesa sua: la quale ricevuta54, il pontefice si scusò essersi ristretto55 con Cesare e col re cattolico, perché, vedendo differirsi tanto a rispondere a una dimanda tanto conveniente, non aveva potuto fare non entrasse in qualche dubitazione; e nondimeno averla fatta56 per breve tempo, né contenersi in quella cose pregiudiziali57 a lui né impedirgli la perfezione della pratica cominciata tra loro. Le quali giustificazioni accettate dal re, fermorono58 insieme la convenzione non per instrumento59, per maggiore secreto, ma per cedola60 sottoscritta di mano di ciascuno di loro.
1. intermettevano: sospendevano.
2. questo effetto: ciò, questa cosa.
3. gli statichi: gli ostaggi.
4. lo esaminavano: lo interrogavano.
5. per intendere: per sapere.
6. più pensione: ancora stipendio.
7. intelligenza: intesa.
8. sospetto… che… non: sospetto… che.
9. procurasse… che: si desse da fare… affinché.
10. che: perché.
11. gli sconfortava: ai sforzava di dissuaderli.
12. perché… per paura: perché ha valore finale, per paura ha valore causale.
13. solo… mondo: esposto da solo agli attacchi di tutti.
14. stracco ancora dalle… e dalle: e anche perché era stanco delle… e delle.
15. condotti: assoldato e fatto venire.
16. aveva… ritenutogli: li aveva… trattenuti.
17. perplessità: incertezza.
18. Cfr. XII, IV.
19. della quale ingiuria: del quale affronto.
20. dal sospetto che… non: dal timore che.
21. con… col: facendo da mediatore acquistarsi qualche merito nei confronti del.
22. di quello… proibire: per aver favorito ciò che non era in suo potere di impedire.
23. che… fede: quale lealtà (in senso ironico).
24. dimostrato: detto,
25. si… guerra: si fosse liberato dal timore della guerra.
26. il… banda: il pericolo che potrebbe derivare anche da un’altra decisione (come quella di indebolire troppo il re di Francia).
27. netto: esente.
28. i… quale: le cui trattative (della quale si riferisce a pratica d’accordo, oppure ad un sottinteso «pace» o «tregua»).
29. sotto colore: col pretesto.
30. Louis d’Orléans-Dunois, marchese di Rothelin, fatto prigioniero dagli Inglesi (cfr. XII, I).
31. del quale: si riferisce al generale di Normandia.
32. lo instrumento: il documento.
33. ritenendosi: trattonondo in sua mano.
34. grato: gradito.
35. in poste: in fretta (coi cavalli delle poste).
36. Ludovico di Canossa.
37. riducendosi… Tornai: essendosi ridotti i motivi di controversia alla questione di Tournai.
38. instava di ritenerlo: insisteva per conservarla.
39. al quale: si riferisce ai vescovo di Tricarico.
40. per rispetto: in considerazione.
41. sottilmente: caviliosamente.
42. interromperla: ostacolarla.
43. partiti: soluzioni.
44. era… Tornai: era disposto ad accettare che Tournai rimanesse agli inglesi.
45. 7 agosto 1514.
46. servire il… di: fornire al…
47. A Greenwich, il 13 agosto.
48. fatte nuove congiunzioni: stretto nuove alleanze.
49. intrattenere: tenere buoni e favorevoli a lui.
50. non pativano: non permettevano.
51. intelligenza: intesa.
52. i progressi: l’andamento.
53. Figlio di Piero de’ Medici e di Alfonsina Orsini.
54. la quale ricevuta: si riferisce alla risposta del re di Francia.
55. essersi ristretto: di essersi alleato.
56. averla fatta, sottinteso, l’alleanza.
57. pregiudiziali: dannose.
58. fermarono: stabilirono.
59. per instrumento: con documento formale.
60. per cedola: con un semplice impegno scritto.
Pensieri de’ prìncipi e degli svizzeri intorno alla pace conchiusa dai re di Francia e di Inghilterra. Sollecitazioni del pontefice al re di Francia perché tenti l’impresa del ducato di Milano; resa della Lanterna di Genova. La politica del pontefice e nuove preoccupazioni del re di Francia.
La pace tra il re di Francia e il re d’Inghilterra, fatta con maggiore facilità e prestezza che non era stata l’opinione universale, perché niuno credette mai che tanta inimicizia potesse così presto convertirsi in benivolenza e in parentado, non fu forse grata al pontefice che, come gli altri, si era persuaso doverne nascere più presto tregua che pace o, se pure, pace che avesse a essere con condizioni più gravi al re di Francia o almanco con obligazione che per qualche tempo non assaltasse lo stato di Milano: ma dispiacque sommamente a Cesare e al re cattolico. Il quale, come1 non è male alcuno nelle cose umane che non abbia congiunto seco qualche bene, affermava riceverne due sodisfazioni di animo: l’una, che l’arciduca suo nipote, escluso dalla speranza di dare la sorella2 per moglie al re di Francia e venuto in diffidenza col3 re d’Inghilterra, sarebbe costretto a procedere in tutte le cose col consiglio e autorità sua; l’altra, che potendo facilmente il re di Francia avere figliuoli era messa in dubbio la successione di Angolem4, col quale egli, per essere Angolem desiderosissimo di rimettere il re di Navarra nel suo stato, riteneva5 grandissimo odio. Soli i svizzeri, benché ritenendo il medesimo odio che per il passato contro al re di Francia, affermavano essersi rallegrati di questa concordia; perché restando, come si credeva, espedito quel re a6 muovere la guerra contro al ducato di Milano, arebbeno nuova occasione di dimostrare a tutto il mondo la virtù e la fede loro. Né si dubitava per alcuno7 che il re di Francia, cessato quasi in tutto il timore di essere molestato di là da’ monti, non8 avesse il consueto desiderio di recuperare il ducato di Milano; ma era incerto se avesse in animo di muovere l’armi subito o differire all’anno futuro9, perché la facilità appariva presente10 ma non apparivano segni di preparazione.
Nella quale incertitudine, il pontefice, ancoraché gli fusse molestissimo che il re recuperasse quello stato, lo confortò11 molto efficacemente, che col differire non corrompesse12 l’occasione presente; dimostrando le cose essere male preparate a resistere13, perché l’esercito spagnuolo era diminuito e non pagato, i popoli dello stato di Milano poveri e ridotti in ultima disperazione, e non vi essere chi potesse dare danari per muovere i svizzeri: le quali persuasioni avevano maggiore autorità perché, non molto innanzi che si facesse la pace col re di Inghilterra, dimostrando d’avere desiderio ch’egli recuperasse Genova, gli aveva dato qualche speranza di indurre Ottaviano Fregoso a convenire seco. Non è dubbio che in questa cosa il pontefice non procedeva sinceramente14, ma si crede lo movesse o perché15 vedendo le cose mal proviste e dubitando che il re di Francia non facesse eziandio senza suoi conforti questa espedizione, perché aveva le genti d’arme parate16 e molti fanti tedeschi, volesse con tale arte preoccupare la sua amicizia17, o che, procedendo con maggiore astuzia, sapesse essere vero quello che Cesare e il re cattolico affermavano e il re di Francia negava: che gli fusse proibito muovere, durante la tregua, l’armi contro allo stato di Milano; e però, persuadendosi che il re negherebbe il18 fare la impresa, gli paresse fargli buono concetto della sua disposizione19, e prepararsi scusa se da lui ne fusse ricercato20 ad altro tempo. E successe la cosa21 secondo il disegno suo: perché il re, deliberato, o per la cagione predetta o per avere difficoltà di denari o per la propinquità del verno, di non muovere l’armi insino alla primavera, e dimostrando confidare che anche a quello tempo non gli mancherebbe il favore del pontefice, rispondeva allegando varie escusazioni della dilazione, ma tacendo sempre quella, che forse era la principale, della tregua che ancora durava. Aveva nondimeno inclinazione a tentare le cose22 di Genova o almanco di soccorrere la Lanterna, la quale per ordine suo era stata nell’anno medesimo rinfrescata23 più volte di qualche quantità di vettovaglie, da piccoli legni i quali, fingendo di volere entrare nel porto di Genova, vi si erano accostati furtivamente24 ; ma l’estremità del vivere25 era tale che, non potendo quella fortezza aspettare il soccorso, furono costretti quegli di dentro ad arrendersi a’ genovesi; i quali, con dispiacere maraviglioso del re, la disfeceno insino da’ fondamenti. Rimosse la perdita della Lanterna il re in tutto da’ pensieri di molestare per allora Genova, ma si voltò tutto alle preparazioni di assaltare il ducato di Milano l’anno futuro : e sperava insino a qui, per la intenzione buona26 che gli dava il pontefice, per la disposizione che aveva dimostrato nelle pratiche col re d’Inghilterra e con i svizzeri, e per lo averlo stimolato a fare la impresa, gli avesse a essere congiunto e favorevole; massime che a lui faceva offerte grandi, e particolarmente prometteva aiutarlo ad acquistare il regno di Napoli o per la Chiesa o per Giuliano suo fratello. Ma nuove cose che sopravennono cominciorono a metterlo in qualche diffidenza di lui.
Non aveva il pontefice mai voluto comporre le cose del27 duca di Ferrara, se bene, nel principio della sua promozione28, gli avesse dato in Roma grandissima speranza e promesso la restituzione di Reggio al ritorno di Ungheria del cardinale suo fratello; al quale poiché fu ritornato, era andato differendo29 con varie scuse: confermategli però le medesime promesse non solo con le parole ma con uno breve, e consentendo che egli pigliasse l’entrate di Reggio come di cosa che presto avesse a ritornare sotto il loro dominio. Ma la intenzione sua era molto diversa, e inclinata a occupare Ferrara; stimolato da Alberto da Carpi oratore cesareo, inimico acerbissimo del duca, e da molti altri che gli proponevano ora l’esempio della gloria di Giulio, fatta eterna per avere tanto ampliato il dominio della Chiesa, ora l’occasione di dare uno stato onorevole a Giuliano suo fratello: il quale, avendosi proposto speranze poco moderate30, aveva spontaneamente consentito che Lorenzo suo nipote ritenesse31 in Firenze l’autorità della casa de’ Medici. Però entrato in questi pensieri, il pontefice ottenne facilmente da Cesare, bisognoso in ogni tempo di denari, che gli desse in pegno la città di Modena per quarantamila ducati, come poco innanzi alla morte di Giulio si era trattato con lui; disegnando unire quella città con Reggio, Parma e Piacenza e concederle in vicariato o in governo perpetuo a Giuliano, con aggiugnervi Ferrara se gli venisse mai l’occasione di ottenerla. Dette questa compra sospetto non mediocre al re di Francia, parendogli segno di congiunzione grande con Cesare ed essendogli molesto che gli desse denari, benché il pontefice si scusava, Cesare avergliene concessa32 per denari che prima aveva avuti: e accrebbe il sospetto, che, per avere ottenuto il principe de’ turchi una vittoria grande contro al Sophì re della Persia33, il pontefice, come per cosa pericolosa a’ cristiani scrisse lettere a tutti i prìncipi, confortandogli a posare l’armi tra loro per attendere a resistere o ad assaltare gl’inimici della fede. Ma quello che quasi in tutto scoperse a lui l’animo suo34 fu che egli mandò, sotto il medesimo pretesto, Pietro Bembo suo secretario, che fu poi cardinale35 a Vinegia, per disporgli36 allo accordo con Cesare: nel quale37 essendo le medesime difficoltà che per il passato, non l’avevano voluto accettare; anzi manifestorono al re di Francia la cagione della sua venuta. Donde il re, dispiacendogli che in tempo tanto propinquo a muovere l’armi cercasse di privarlo degli aiuti de’ suoi confederati, rinnovò le pratiche passate col re cattolico, o perché38 questo terrore movesse il pontefice o, non lo movendo, per conchiuderle: tanto [era] sopra ogni cosa ardente alla recuperazione del ducato di Milano.
1. come: ha valore causale-modale, analogo a quello dell’ ut latino.
2. Leonora o Maria d’Asburgo.
3. venuto in diffidenza col: non fidandosi più del.
4. Francesco d’Angoulême.
5. col quale… riteneva: nei confronti del quale… nutriva.
6. espedito… a: libero… di.
7. Né… alcuno: e nessuno dubitava.
8. che… non: che.
9. futuro: successivo.
10. presente: evidente.
11. lo conforto: lo esortò.
12. corrompesse: rovinasse.
13. le cose… resistere: la situazione era tale che il ducato di Milano si trovava impreparato a resistere.
14. sinceramente: in modo leale e rettilineo.
15. perché: il fatto che.
16. parate: pronte.
17. preoccupare la sua amicizia: conquistare la sua amicizia prima che gli riuscisse di recuperare Milano.
18. negherebbe il: si rifiuterebbe di.
19. fargli… disposizione: dargli l’impressione di essere disposto favorevolmente nei suoi confronti.
20. ricercato: richiesto.
21. E… cosa: e le cose andarono.
22. tentare le cose: provare ad impadronirsi, attaccare.
23. rinfrescata: rifornita.
24. furtivamente: di sorpresa.
25. Vestremità del vivere: la grande scarsezza di viveri.
26. per… buona: per le buone speranze.
27. comporre… del: accordarsi col.
28. nel… promozione: quando fu eletto pontefice.
29. al quale… era andato differendo: col quale… aveva rinviato il mettere in atto le promesse.
30. avendosi… moderate: essendosi proposto fini ambiziosi.
31. ritenesse: detenesse.
32. avergliene concessa: avergliela concessa.
33. Battaglia di Cialdirān (1514).
34. a… suo: al re di Francia le intenzioni del pontefice.
35. Nel 1538.
36. disporgli: convincerli, spingerli (i veneziani).
37. nel quale: si riferisce ad accordo.
38. perché: ha valore finale.
CAPITOLO VIII
Attentato degli spagnuoli contro l’Alviano; nuove fazioni di guerra fra veneziani e spagnuoli nel Veneto. Nuove vicende della lotta a Crema e nel bergamasco. Attività dell’Alviano nel Veneto. Quiete nel Friuli. Tentativi dei Fieschi e degli Adorni in Genova. Dono del re del Portogallo al pontefice.
Ma in questo medesimo1 non erano stati in Italia altri movimenti che contro a’ viniziani. Contro a’ quali anche si era tentato di procedere con occultissime insidie: perché, se è vero quello che riferiscono gli scrittori viniziani, alcuni fanti spagnuoli, entrati in Padova simulando di essere fuggiti del campo degli inimici, cercavano di ammazzare l’Alviano per commissione de’ capitani loro; i quali speravano che accostandosi subito con l’esercito a Padova, disordinata2 per la morte di uno tale capitano, averla facilmente a pigliare. Tanto solo dissimili i modi della milizia presente dalla virtù degli antichi!3 i quali, non che subornassero i percussori4, revelavano allo inimico se alcuna sceleratezza si trattava contro a lui5, confidandosi di poterlo vincere con la virtù. La quale congiurazione venuta a luce, fu degli scelerati fanti preso dai magistrati il debito suplicio6. Alloggiavano le genti spagnuole, diminuite non poco di numero, tra Montagnana, Cologna ed Esti; i quali7 per sforzare al ritirarsi nel reame di Napoli, i viniziani ordinavano una armata8, della quale avevano fatto Andrea Gritti capitano generale : la quale, destinata ad assaltare la Puglia, fu per varie difficoltà alla fine disarmata e messa in silenzio9. Vennono poi gli spagnuoli alle Torri appresso a Vicenza10, stimolati da i tedeschi che erano in Verona di andare insieme con loro a dare il guasto alle biade11 de’ padovani; ma avendogli aspettati in quello alloggiamento invano più dì, perché erano ridotti a piccolissimo numero e impotenti a adempiere le promesse sotto le quali gli avevano chiamati, lasciato il disegno del guasto e ottenuti da loro mille cinquecento fanti, andorono con settecento uomini d’arme settecento cavalli leggieri e tremila cinquecento fanti spagnuoli a campo a Cittadella, nella quale terra erano trecento cavalli leggieri. Dove essendo arrivati a due ore di dì, avendo cavalcato espediti12 tutta la notte, batteronla subito con l’artiglieria; e il dì medesimo la preseno, con tutti quegli cavalli, per forza13, al secondo assalto, e si ritornorono al primo alloggiamento propinquo a tre miglia a Vicenza: non si movendo l’Alviano, il quale, avendo avuto dal senato comandamento di non combattere, si era, con settecento uomini d’arme mille cavalli leggieri e settemila fanti, fermato in alloggiamento forte14 in sul fiume della Brenta, dal quale co’ cavalli leggieri travagliava15 continuamente gli inimici. Nondimeno poi, per maggiore sicurtà dello esercito, si ritirò a Barziglione16 quasi in sulle porte di Padova. Ma essendo tutto il paese17 consumato18 dalle scorrerie e dalle prede che si facevano dall’uno e dall’altro esercito, gli spagnuoli, mancando loro le vettovaglie, si ritirorono a’ primi alloggiamenti da’ quali si erano partiti, abbandonata la città di Vicenza e la rocca di Brendala19 distante da Vicenza sette miglia; né si nutrivano con altri sussidi o pagamenti che con le taglie mettevano20 a Verona, Brescia, Bergamo e gli altri luoghi circostanti. Ritirati gli spagnuoli, l’Alviano si pose con l’esercito tra la Battaglia e Padova in alloggiamento fortissimo : donde inteso essere in Esti poca e negligente guardia, vi mandò dì notte quattrocento cavalli e mille fanti; dove entrati innanzi fussino sentiti e presi ottanta cavalli leggieri del capitano Corvera21, il quale si salvò nella rocca, si ritirorono allo esercito. Ma avendo i viniziani mandate nuove genti all’esercito, l’Alviano, accostatosi a Montagnana, presentò la battaglia al viceré22 ; il quale, perché era molto inferiore di forze recusando di combattere, si ritirò nel Polesine di Rovigo : donde l’Alviano, non avendo più ostacolo alcuno di là dallo Adice, correva23 ogni dì insino in sulle porte di Verona; il che fu cagione che il viceré, mosso dal pericolo di quella città, lasciati nel Pulesine trecento uomini d’arme e mille fanti, vi entrò con tutto il resto dello esercito.
Molte maggiori difficoltà erano in Crema, quasi assediata dalle genti del duca di Milano alloggiate nelle terre e ville vicine24, perché dentro era la carestia, la peste smisurata, stati i soldati più mesi senza denari, mancamento di munizioni e di molte provisioni più volte dimandate. Però Renzo, diffidando potersi più sostenere, aveva quasi protestato25 a’ viniziani, e nondimeno, mostrandosegli ancora benigna la medesima fortuna, assaltò Silvio Savello che aveva dugento uomini d’arme cento cavalli leggieri e mille cinquecento fanti, e giuntogli addosso allo improviso lo roppe26 subito, e Silvio con cinquanta uomini d’arme fuggì in Lodi. Rifornirono dipoi un’altra volta i viniziani Crema di vettovaglie, e il conte Niccolò Scoto vi messe mille cinquecento fanti; dal quale presidio essendo accresciuto le forze e l’animo di Renzo, entrò pochi dì poi nella città di Bergamo, chiamato dagli uomini della terra, e gli spagnuoli si fuggirono nella Cappella27; e nel tempo medesimo Mercurio e Malatesta Baglione preseno trecento cavalli che erano alloggiati fuora: ma andando, pochi dì poi, Niccolò Scoto con cinquecento fanti italiani da Bergamo a Crema, incontrato da28 dugento svizzeri, fu rotto e fatto prigione, e condotto al duca di Milano che lo fece decapitare. La perdita di Bergamo destò il viceré e Prospero Colonna; i quali, con le genti spagnuole e del duca di Milano, andativi a campo con cinquemila fanti, piantorno l’artiglierie alla porta di Santa Caterina : con le quali avendo fatto progresso grande, Renzo che vi era dentro, vedendo non si potere difendere, lasciata la terra a discrezione29, accordò di potersene uscire con tutti i soldati con le loro robe, ma senza suono di trombe e con le bandiere basse. Compose il viceré Bergamo in30 ottantamila ducati.
Ma opera molto celebrata e piena di grande industria e celerità, mentre che queste cose a Crema e a Bergamo succedevano, fece l’Alviano nella terra di Rovigo. Nella quale essendo alloggiati più di dugento uomini d’arme spagnuoli, e riputando di esservi sicurissimi perché tra le genti viniziane e loro era in mezzo il fiume dello Adice, l’Alviano gittato il ponte all’improviso appresso alla terra della Anguillara31, e passato con gente tutta espedita32 il fiume con prestezza incredibile e arrivato alla terra, la porta della quale era già stata occupata da cento fanti vestiti da villani, mandati innanzi da lui sotto l’occasione33 che quel dì medesimo vi si faceva il mercato, entrato dentro gli fece tutti prigioni: per il quale caso gli altri spagnuoli che erano alloggiati nel Pulesine, rifuggitisi alla Badia34 come luogo più forte del paese, abbandonato poi tutto il Pulesine ed eziandio Lignago, si salvorono verso Ferrara. Preso Rovigo, andò l’Alviano con l’esercito a Oppiano presso a Lignago35, avendovi anche condotto per il fiume l’armata delle barche, e di quivi a villa Cerea presso a Verona; luogo dal quale, se non gli succedesse36 il pigliare Verona, nella quale erano dumila fanti spagnuoli e mille tedeschi, disegnava di travagliarla37 tutta la vernata: ma avendo notizia che verso Lignago andavano trecento uomini d’arme cinquecento cavalli leggieri e seimila fanti degli inimici, temendo non38 gli impedissino le vettovaglie o lo strignessino a combattere, si levò e gli andò costeggiando39, che andavano verso l’Adice; e lo passorno ad Albereto, con difficoltà grande di vettovaglie, per la molestia ricevevano da’ cavalli leggieri e dalla armata delle barche. Nel quale luogo avendo inteso che l’esercito spagnuolo, ricuperato Bergamo, ritornava verso Verona, deliberato non l’aspettare, mandò le genti d’arme per terra a Padova; egli con la fanteria carriaggi e artiglierie, per fuggire le pioggie e i fanghi grandi, se ne andò di notte per il fiume dello Adice alla seconda40, non senza timore di essere assaltato dagli inimici, i quali furno impediti dall’acque troppo alte : ma egli smontato in terra si condusse, con la consueta celerità, salvo a Padova, ove due dì innanzi erano entrati gli uomini d’arme; dipoi distribuì l’esercito tra Padova e Trevigi. E il viceré e Prospero Colonna, poste le genti alle stanze41 nel Polesine di Rovigo, andorno a Spruch, per consultare con Cesare delle cose occorrenti42.
Stette questo anno medesimo più quieto che ’l solito il paese del Friuli, essendo per la cattura del Frangiapane mancato quello instrumento43 il quale più che tutti gli altri lo inquietava: e però i viniziani, conoscendo quello che importasse il ritenerlo44, avevano recusato di permutarlo con Giampaolo Baglione; il quale, trattandosi prima di permutarlo con Carvagial, aveva avuto licenza dagli spagnuoli di andare a Roma, ma data la fede di ritornare prigione non si concordando la permutazione; la quale mentre che si tratta, succeduta la morte di Carvagial, Giampaolo, affermando per questo accidente rimanere libero, recusò di tornare più in potestà di chi l’aveva fatto prigione.
E ne’ medesimi dì, che fu circa la fine dell’anno, gli Adorni e i Fieschi, favoriti occultamente, secondo si credeva, dal duca di Milano, entrati di notte per trattato45 in Genova e venuti alla piazza del palazzo, furono scacciati da Ottaviano Fregoso; il quale co’ fanti della sua guardia fattosi loro incontro fuora delle sbarre46, combattendo sopra tutti gli altri valorosamente, gli messe in fuga, ricevuta una piccola ferita nella mano. Restorono prigioni Sinibaldo dal Fiesco Ieronimo Adorno e Gian Cammillo da Napoli47.
Pare, oltre alle cose sopradette, degno di memoria che in questo anno medesimo Roma vidde gli elefanti, animale forse non mai più veduto in Italia dopo i trionfi e i giuochi publici de’ romani : perché mandando Emanuel re di Portogallo una onoratissima imbascieria a prestare la ubbidienza al pontefice, mandò insieme a presentargli molti doni, e tra questi due elefanti, portati a lui della India dalle sue navi; la entrata de’ quali in Roma fu celebrata con grandissimo concorso48.
1. In questo medesimo: in questo stesso periodo (cfr. cap. prec).
2. disordinata: piena di disordini.
3. Tanto… antichi: cfr. Ricordi, C 205 (Opere, I, p. 788).
4. non… percussori: non solo non spingevano ad agire i sicari.
5. se… lui: gli eventuali delitti che si tramassero contro di lui.
6. degli… supplicio: gli scellerati fanti furono giustiziati come meritavano dai magistrati.
7. i quali, è oggetto e si riferisce, ad sensum, alle genti spagnuole.
8. ordinavano una armata: allestivano una flotta.
9. messa in silenzio: ridotta fuori uso.
10. Torri di Quartésolo.
11. dare… biade: distruggere i raccolti.
12. espediti: senza bagagli.
13. per forza: assalendola con le armi.
14. forte: fortificato, sicuro.
15. travagliava: attaccava.
16. Brusegana (o Bruzegana o Bruzeniga).
17. il paese: il territorio.
18. consumato: impoverito.
19. Probabilmente Brendola.
20. le… mettevano: le estorsioni che facevano.
21. Personaggio di incerta identificazione.
22. presentò la battaglia al vicerè: si presentò con l’esercito schierato in ordine di battaglia, invitando in tal modo il vicerè a combattere.
23. correva: faceva scorrerie.
24. nelle… vicine: nei luoghi fortificati e nei villaggi vicini.
25. protestato: dichiarato che avrebbe abbandonato il loro esercito.
26. lo roppe: lo mise in fuga.
27. Il castello posto sul colle di San Vigilio ad ovest della città.
28. incontrato da: scontratosi con.
29. lasciata… (Userelione; consegnata la città senza condizioni.
30. Compose… in: il vicerè accettò la resa di Bergamo dietro pagamento di.
31. Anguillara Veneta.
32. espedita: armata alla leggera.
33. sotto l’occasione: approfittando dell’occasione.
34. Badia Polesine.
35. Oppeano.
36. succedesse: riuscisse.
37. travagliarla: metterla in difficoltà con attacchi continui.
38. temendo non: temendo che.
39. costeggiando: seguendo.
40. alla seconda: seguendo la corrente.
41. poste… stanze: distribuiti i soldati negli alloggiamenti.
42. delle cose occorrenti: sui problemi presenti.
43. quello instrumento: quella causa, quell’elemento.
44. quello… ritenerlo: quanto fosse importante continuare a tenerlo prigioniero.
45. per trattato: con un complotto.
46. fuora delle sbarre: oltre lo sbarramento protettivo che recingeva il palazzo del doge.
47. Personaggio non identificato.
48. con… concorso: con grandissima affluenza di gente.
CAPITOLO IX
Sollecitazioni del re di Francia al pontefice per averne l’adesione e l’appoggio; risposta del pontefice al re. Morte del re di Francia: considerazioni dell’autore.
Ma in questi tempi medesimi, il re di Francia, intento con l’animo ad altro che a pompe e spettacoli, sollecitava tutte le altre provisioni della guerra: e desideroso di certificarsi1 dell’animo del pontefice, ma determinato, qualunque e’ fusse, di proseguire la impresa destinata2, lo ricercò3 che volesse dichiararsi in suo favore, riconfermando l’offerte prima fatte e affermando che, escluso dalla sua congiunzione, accetterebbe da Cesare e dal re cattolico le condizioni già recusate. Riducevagli in considerazione4 la potenza del regno suo, la confederazione e gli aiuti promessigli da’ viniziani; essere allora piccole in Italia le forze di Cesare e del re d’Aragona, e l’uno e l’altro di questi re bisognosissimo di danari, e impotenti a pagare i soldati propri non che a fare muovere i svizzeri; i quali, non pagati, non scenderebbono de’ monti loro: non desiderare altro tutti i popoli di Milano, poi che avevano provato il giogo acerbo degli altri, che di ritornare sotto lo imperio de’ franzesi: né avere cagione il pontefice di provocarlo a usare contro a lui inimichevolmente la vittoria, perché la grandezza de’ re di Francia in Italia e la sua propria essere stata in ogni tempo utile alla sedia apostolica, perché contenti sempre delle cose che di ragione se gli appartenevano5, non avere mai, come avevano tante esperienze dimostrato, pensato a occupare il resto di Italia: diversa essere la intenzione di Cesare e del re cattolico, che mai avevano pensato se non6, o con armi o con parentadi o con insidie, di occupare lo imperio7 di tutta Italia, e mettere in servitù, non meno che gli altri, la sedia apostolica e i pontefici romani, come sapeva tutto il mondo essere antichissimo desiderio di Cesare: però provedesse in uno tempo medesimo alla sicurtà della chiesa alla libertà comune d’Italia e alla grandezza della famiglia sua de’ Medici; occasione che mai arebbe né in altro tempo né con altra congiunzione che con la sua. Né mancavano al pontefice, in contrario, efficacissime persuasioni di Cesare e del re d’Aragona, perché si unisse con loro alla difesa d’Italia; dimostrandogli che se, congiunti insieme, avevano potuto cacciare il re di Francia del ducato di Milano, erano molto più bastanti a difenderlo da lui; ricordassesi dell’offesa fattagli l’anno passato, d’avere, quando l’esercito suo passò in Italia, mandato danari a’ svizzeri, e considerasse che, se il re ottenesse la vittoria, vorrebbe in uno tempo e vendicarsi contro a tutti delle ingiurie ricevute e assicurarsi da’ pericoli e da’ sospetti futuri. Ma più movevano il pontefice l’autorità e le offerte de’ svizzeri; i quali, perseverando nel pristino ardore, offerivano, ricevendo seimila raines8 il mese, di occupare e difendere con seimila fanti i passi del Monsanese di Monginevra e del Finale e, essendo pagati loro quarantamila raines il mese, di assaltare con ventimila fanti la Borgogna. In queste conflittazioni9 ambiguo il pontefice in se medesimo10, perché donde lo spronava la voglia lo ritraeva il timore, dando a ciascuno risposte e parole generali, differiva di dichiarare quanto poteva la mente sua11. Ma instando12, già quasi importunamente, il re di Francia, gli rispose finalmente: niuno sapere più di lui quanto fusse inclinato alle cose sue, perché sapeva quanto caldamente l’avesse confortato a passare in Italia in tempo che si poteva senza pericolo e senza uccisione ottenere la vittoria; le quali persuasioni, per non si essere osservato il segreto tante volte ricordato13 da lui, erano pervenute a notizia degli altri con detrimento di tutti a due, perché e lui era stato in pericolo di non14 essere offeso da essi e alla impresa del re erano cresciute le difficoltà, perché gli altri avevano riordinate le cose loro di maniera che non si poteva più vincere senza gravissimo pericolo e senza effusione di molto sangue, e che essendo nuovamente15 cresciuta con tanto successo la potenza del principe de’ turchi, non era né conforme alla sua natura né conveniente allo officio di uno pontefice favorire o consigliare i prìncipi cristiani a fare guerra tra loro medesimi; né potere altro che confortarlo a soprasedere, aspettando qualche facilità e occasione migliore, la quale quando apparisse riconoscerebbe in lui la medesima disposizione alla gloria e grandezza sua che aveva potuto riconoscere a’16 mesi passati. La quale risposta, benché non esprimesse altrimenti il concetto suo17, non solo arebbe privato il re di Francia della speranza d’averlo favorevole ma, se gli fusse pervenuta a notizia, l’arebbe quasi certificato che il pontefice sarebbe congiunto, e co’ consigli e con l’armi, contro a lui18. E queste cose si feciono l’anno mille cinquecento quattordici.
Ma interpose dilazione alla guerra già imminente la morte, solita a troncare spesso nelle maggiori speranze i consigli vani degli uomini : perché il re di Francia, mentre che dando cupidamente opera alla bellezza eccellente e alla età della nuova moglie, giovane di diciotto anni, non si ricorda della età sua e della debilità della complessione, oppresso da febbre e sopravenendogli accidenti di flusso19, partì quasi repentinamente della vita presente; avendo fatto memorabile il primo dì dell’anno mille cinquecento quindici con la sua morte. Re giusto e molto amato da’ popoli suoi, ma che mai, né innanzi al regno né re, ebbe costante e stabile né l’avversa né la prospera fortuna. Conciossiaché, di piccolo duca d’Orliens pervenuto felicissimamente al reame di Francia per la morte di Carlo più giovane di lui e di due suoi figliuoli20, acquistò con grandissima facilità il ducato di Milano e poi il regno di Napoli, reggendosi per più anni quasi a suo arbitrio tutta Italia; ricuperò con somma prosperità Genova ribellata, vinse gloriosissimamente i viniziani, intervenendo a queste due vittorie personalmente. Da altra parte, giovane ancora, fu costretto da Luigi undecimo di pigliare per moglie la figliuola, sterile e quasi mostruosa, non acquistata per questo matrimonio né la benivolenza né il patrocinio del suocero; e dopo la morte sua non ammesso, per la grandezza21 di madama di Borbone, al governo del nuovo re pupillo, e quasi necessitato a rifuggirsi in Brettagna : preso poi nella giornata di Santo Albino22, stette incarcerato due anni. Aggiugni a queste cose l’assedio e la fame di Novara, tante rotte avute nel regno di Napoli, la perdita dello stato di Milano, di Genova e di tutte le terre tolte a’ viniziani, e la guerra fattagli da inimici potentissimi nel reame di Francia; nel qual tempo vidde lo imperio suo ridotto in gravissimi pericoli. Nondimeno morì in tempo che pareva gli ritornasse la prosperità della fortuna, avendo difeso il regno suo, fatta la pace e parentado e in grandissima unione col re d’Inghilterra, e in grande speranza di recuperare lo stato di Milano.
1. certificarsi: accertarsi.
2. destinata: programmata.
3. lo ricercò: gli chiese.
4. riducevagli in considerazione: gli faceva presente.
5. che… appartenevano: cui avevano diritto.
6. che… non: che non avevano mai mirato ad altro che.
7. occupare lo imperio: impadronirsi.
8. raines: fiorini del Reno.
9. conflittazioni: contese.
10. ambiguo… in se medesimo: incerto… nel suo intimo.
11. la mente sua: le sue intenzioni.
12. instando: insistendo.
13. ricordato: raccomandato.
14. in… non: in pericolo di.
15. nuovamente: negli ultimi tempi.
16. a’: nei.
17. il… suo: i propri pensieri.
18. congiunto… contro a lui: alleato (con altri)… contro di lui.
19. accidenti di flusso: malattia dovuta all’eccessivo flusso di uno o più umori corporali. Questo ll significato generico dell’espressione. Qui probabilmente s’intende, in senso più ristretto, emorragia, o anche apoplessia.
20. Charles Orland (morto il 6 dicembre 1495) e Charles (morto l’8 settembre 1496).
21. grandezza: influenza.
22. Saint-Aubin du Cormier (27 luglio 1488).
CAPITOLO X
Il nuovo re di Francia: sue doti e sue aspirazioni. Accordi con il re d’Inghilterra e con l’arciduca. Accordi coi veneziani. Confederazione fra Massimiliano Cesare, il re d’Aragona, il duca di Milano e gli svizzeri contro il re di Francia ove tenti la conquista del ducato.
A Luigi duodecimo succedette Francesco monsignore di Anguelem, più prossimo a lui de’ maschi del sangue reale e della linea medesima de’ duchi di Orliens1, preferito nella successione del regno alle figliuole del morto re per la disposizione della legge salica, legge antichissima del reame di Francia; per la quale, mentre che della medesima linea vi sono maschi, si escludono dalla degnità reale le femmine. Delle virtù, della magnanimità, dello ingegno e spirito generoso di costui s’aveva universalmente tanta speranza che ciascuno confessava non essere, già per moltissimi anni, pervenuto alcuno con maggiore espettazione alla corona; perché gli conciliava somma grazia il fiore della età, che era di ventidue anni, la bellezza egregia del corpo, liberalità grandissima, umanità somma con tutti e notizia2 piena di molte cose; e sopratutto grato alla nobiltà, alla quale dimostrava sommo favore. Assunse, insieme col titolo di re di Francia, il titolo di duca di Milano, come appartenente a sé non solo per le antiche ragioni de’ duchi di Orliens ma ancora come compreso nella investitura fatta da Cesare per la lega di Cambrai: avendo a recuperarlo la medesima inclinazione che aveva avuto l’antecessore. Alla qual cosa stimolava non solamente lui ma eziandio tutti i giovani della nobiltà franzese la gloria di Gastone di Fois, e la memoria di tante vittorie ottenute da’ prossimi3 re in Italia; benché, per non invitare innanzi al tempo gli altri a prepararsi per resistergli, la dissimulasse per consiglio de’ suoi, attendendo in questo mezzo a trattare, come si fa ne’ regni nuovi, amicizia con gli altri prìncipi : di molti de’ quali concorsono a lui subito imbasciadori, ricevuti tutti con lieta fronte, ma più che tutti gli altri quegli del re d’Inghilterra; il quale, essendo ancora fresca la ingiuria ricevuta dal re cattolico, desiderava continuare seco l’amicizia cominciata col re Luigi. Venne e4 nel tempo medesimo onorata imbasceria dello arciduca, della quale fu il principale monsignore di Nassau5, e con dimostrazione di grande sommissione come a signore suo soprano6, per essere possessore della contea di Fiandra, la quale riconosceva la superiorità della corona di Francia.
L’una e l’altra legazione ebbe presta e felice espedizione7 ; perché col re d’Inghilterra fu riconfermata la confederazione fatta tra lui e il re morto, co’ medesimi capitoli e durante la vita di ciascuno di loro, riservato tempo di tre anni al re di Scozia di entrarvi; e con l’arciduca cessorono molte difficoltà che si giudicava per8 molti dovessino impedire la concordia. Perché l’arciduca9, il quale, finita l’età pupillare, aveva assunto nuovamente10 il governo degli stati suoi, movevano a questo molte cagioni: la instanza de’ popoli di Fiandra desiderosi di non avere guerra col reame di Francia, il desiderio di assicurarsi degli impedimenti11 che nella morte dell’avolo gli potessino essere dati da’ franzesi alla successione del regno di Spagna, e il parergli pericoloso rimanere senza legame di amicizia in mezzo del re di Francia e del re d’Inghilterra congiunti insieme; e da altra parte nel re era desiderio grande di rimuovere tutte l’occasioni che lo potessino costrignere a reggersi con l’autorità e consiglio dell’avolo paterno o materno. Fu adunque, nella città di Parigi, fatta tra loro pace e confederazione perpetua12, riservando facoltà a Cesare e al re cattolico, senza l’autorità13 de’ quali conveniva14 l’arciduca, di entrarvi fra15 tre mesi; promesso di fare lo sposalizio, trattato tante volte, tra l’arciduca e Renea figliuola del re Luigi, con dote di seicentomila scudi e del ducato di Berrì16 perpetuo per lei e per i figliuoli, la quale essendo allora di età tenerissima gli avesse a essere consegnata subito17 pervenisse alla età di nove anni, ma con patto rinunziasse a tutte le ragioni18 della eredità paterna e materna, e nominatamente19 a quelle gli appartenessino in su il ducato di Milano e di Brettagna; obligato a dargli il re aiuto di genti e di navi per andare al regno di Spagna, dopo la morte del re cattolico. Fu nominato a richiesta del re il duca di Ghelleri; e affermano alcuni che, oltre alle cose predette, fu convenuto che in nome dell’uno e dell’altro di loro andassino, fra tre mesi, imbasciadori al re d’Aragona a ricercarlo20 che facesse giurare a’ popoli l’arciduca per principe21 di quegli reami (è questo il titolo di quello al quale aspetta la successione) restituisse il regno di Navarra e astenessesi da difendere il ducato di Milano. Né si dubita che ciascuno di questi due prìncipi pensò più, nel confederarsi, alla comodità che si dimostrava22 di presente che alla osservanza del tempo futuro23 : perché, quale fondamento si poteva fare nello sposalizio che si prometteva, non essendo ancora la sposa pervenuta alla età di [quattro] anni? e come poteva piacere al re di Francia che Renea divenisse moglie dello arciduca, alla quale, essendo la sorella maggiore moglie del re, era parata l’azione sopra il ducato di Brettagna24 ? perché i brettoni, desiderosi d’avere qualche volta25 uno duca particolare26, quando Anna duchessa loro passò al secondo matrimonio, convennono27 che al secondogenito de’ figliuoli e discendenti di lei, pervenendo il primogenito alla corona di Francia, pervenisse quel ducato.
Trattava medesimamente il re di Francia col prefato28 re di prorogare la tregua fatta col re morto, ma rimossa29 la condizione di non molestare durante la tregua il ducato di Milano; sperando dovergli poi essere facile il convenire con Cesare; per la quale cagione teneva sospesi30 i viniziani che offerivano di rinnovare la lega fatta con l’antecessore, volendo essere libero a obligarsi a31 Cesare centro a loro. Ma il re cattolico, con tutto che in lui potesse32 come sempre il desiderio di non avere guerra propinqua33 a’ confini di Spagna, pure considerando quanto sospetto darebbe la prorogazione della tregua a’ svizzeri, e che questo, non essendo più né credute le sue parole né uditi i consigli suoi, sarebbe cagione che il pontefice, ambiguo34 insino a quel dì, si rivolgerebbe alla amicizia franzese, ricusò finalmente di prolungare la tregua se non con le medesime condizioni con le quali l’aveva rinnovata col re passato. Onde il re Francesco, escluso da questa speranza, e meno sperando che Cesare contro alla volontà e consigli di quel re avesse a convenire seco, riconfermò col senato viniziano la lega nella forma medesima che era stata fatta coll’antecessore. Rimanevano il pontefice e i svizzeri. A questi dimandò che ammettessino i suoi imbasciadori; ma essi, perseverando nella medesima durezza, ricusorno concedere il salvocondotto: col pontefice, dalla volontà del quale dipendevano interamente i fiorentini, non procedette per allora più oltre che a confortarlo35 a conservarsi libero da qualunque obligazione, acciocché, quando i progressi delle cose36 lo consigliassino a risolversi37, fusse in sua potestà l’eleggere la parte38 migliore: ricordandogli che mai da niuno più che da sé arebbe, per sé e per la casa sua, né più sincera benivolenza né più intera fede né maggiori39 condizioni.
Gittati il re questi fondamenti alle cose sue40, cominciò a fare studiosamente41 provedimenti grandissimi di danari, e ad accrescere insino al numero di quattromila l’ordinanza delle sue lancie; divulgando fare queste cose non perché avesse pensieri di molestare, per questo anno, altri ma per opporsi a’ svizzeri, i quali minacciavano, in caso che egli non adempiesse le convenzioni fatte, in nome del re morto, a Digiuno, di assaltare o la Borgogna o il Dalfinato : la quale simulazione aveva appresso a molti fede di verità42, per l’esempio de’ prossimi re i quali aveano sempre fuggito lo implicarsi in nuove guerre nel primo anno del regno loro. Nondimeno, non si imprimeva il medesimo negli animi di Cesare e del re d’Aragona43 ; a’ quali era sospetta la gioventù del re, la felicità che aveva, sopra il consueto degli altri re, di valersi di tutte le forze del regno di Francia, nel quale aveva tanta grazia con tanta estimazione44 : ed erano note le preparazioni grandi che aveva lasciate il re Luigi, per le quali, poi che era assicurato del re di Inghilterra, non pareva che di nuovo deliberasse la guerra ma più tosto che continuasse la deliberazione già fatta; perciò, per non essere oppressi45 allo improviso, facevano instanza di confederarsi col pontefice e co’ svizzeri. Ma il pontefice, usando con ciascuna delle parti benigne parole e ingegnandosi di nutrire tutti con varie speranze, differiva per ancora il fare alcuna certa dichiarazione. Ne’ svizzeri non solo continuava ma accresceva continuamente l’ardore di prima; essendosi le cagioni cominciate da’ dolori publici46, per lo augumento delle pensioni negato, per l’avere il re Luigi chiamato agli stipendi suoi i fanti tedeschi, per le parole ingiuriose e piene di dispregio usate contro alla nazione, augumentate da’ dolori dispiaceri e cupidità private, per l’invidia che aveva la moltitudine a molti privati, i quali ricevevano doni e pensioni dal re di Francia, e perché quegli che più ardentemente si erano opposti a’ principali di coloro che seguitavano l’amicizia franzese, chiamati allora volgarmente i gallizzanti, saliti per questo col favore della plebe in riputazione e grandezza, temevano si diminuisse la loro autorità se di nuovo la republica si ricongiugnesse co’ franzesi: di maniera che, non si consultando e disputando col zelo publico ma con l’ambizione e dissensioni civili, questi, prevalendo di credito a’ gallizzanti, ottenevano che si recusassino l’offerte grandissime, anzi smisurate, del re di Francia. In questa disposizione adunque degli animi e delle cose, gli imbasciadori di Cesare del re d’Aragona e del duca di Milano, congregati appresso a’ svizzeri, contrassono con loro, in nome de’ suoi prìncipi, confederazione per la difesa d’Italia, riservato al pontefice luogo47 di entrarvi insino alla domenica che si dice letare48, della prossima quadragesima: nella quale fu convenuto che, per costrignere il re di Francia a cedere le ragioni del ducato di Milano, i svizzeri, ricevendo ciascuno mese dagli altri confederati trentamila ducati, assaltassino o la Borgogna o il Dalfinato; e che il re cattolico movesse con potente esercito la guerra dalla parte o di Perpignano o di Fonterabia nel reame di Francia, acciò che il re, costretto a difendere il reame proprio, non potesse, se pure avesse nell’animo altrimenti., molestare il ducato di Milano.
1. Francesco I era figlio di Charles d’Orléans duca di Angoulême, figlio a sua volta di Jean d’Orléans, figlio cadetto di Louis d’Orléans e di Valentina Visconti.
2. notizia: conoscenza.
3. da’ prossimi: dagli ultimi.
4. e: anche.
5. Heinrich conte di Nassau.
6. soprano: sovrano.
7. espedizione: conclusione.
8. per: da parte di.
9. Carlo d’Asburgo.
10. nuovamente: recentemente.
11. assicurarsi degli impedimenti: eliminare gli ostacoli.
12. 24 marzo 1515.
13. l’autorità: essere sottoposto all’autorità.
14. conveniva: contraeva l’accordo.
15. fra: entro.
16. Berry.
17. subito: appena.
18. a… ragioni: a tutti i diritti.
19. nominatamente: espressamente.
20. a ricercarlo: a chiedergli.
21. che… principe: che facesse riconoscere dalle popolazioni l’arciduca come principe.
22. che si dimostrava: che appariva.
23. alla… futuro: alle previsioni del futuro.
24. alla quale… Brettagna: che aveva pronti i motivi giuridici per rivendicare la Bretagna.
25. qualche volta: un giorno.
26. particolare: indipendente.
27. convennono: concordarono.
28. prefato: predetto. Si riferisce a Ferdinando il cattolico.
29. rimossa: eliminata.
30. sospesi: nell’incertezza.
31. a… a: di allearsi con.
32. potesse: fosse molto forte.
33. propinqua: vicina.
34. ambiguo: incerto.
35. confortarlo: esortarlo.
36. i… cose: gli sviluppi della situazione.
37. risolversi: decidersi.
38. eleggere la parte: prendere la decisione.
39. maggiori: più favorevoli.
40. Gittati… sue: avendo il re consolidato in questo modo la propria posizione.
41. studiosamente: con impegno.
42. aveva… verità: risultava credibile per molti.
43. non… Aragona: non avevano la stessa impressione Cesare e il re d’Aragona.
44. aveva… estimazione: era tanto amato e stimato.
45. oppressi: assaliti.
46. da’… publici: dagli svantaggi della collettività.
47. luogo: facoltà.
48. La seconda domenica dopo Pasqua.
Preparativi del re di Francia per la spedizione in Italia. Tentativi e speranze d’avere favorevole il pontefice, e condotta ambigua di questo. Accordi fra il re ed il doge di Genova. Inizio della spedizione in Italia.
Stette occulta insino al mese di giugno la deliberazione del re; ma finalmente, per la grandezza e sollecitudine degli apparecchi1, non era più possibile tanto movimento dissimulare. Perché erano immoderati i provedimenti de’ danari, soldava numero grandissimo di fanti tedeschi, faceva condurre molte artiglierie verso Lione, e ultimamente aveva mandato in Ghienna, per soldare ne’ confini di Navarra diecimila fanti, Pietro Navarra, condotto nuovamente agli stipendi suoi2 : perché non avendo il re d’Aragona, sdegnato contro a lui perché in gran parte se gli attribuiva l’infelice successo del fatto d’arme3, voluto mai pagare per la sua liberazione la taglia postagli di ventimila ducati, la quale il re morto avea donato al marchese del Rotellino per ricompensarlo in qualche parte della taglia de’ centomila ducati pagati in Inghilterra, il nuovo re, deliberando usare l’opera sua, aveva, quando pervenne alla corona, pagato la taglia per lui, e dipoi condottolo agli stipendi suoi; avendo prima il Navarra, per scarico dell’onore suo, mandato al re d’Aragona a scusarsi se abbandonato da lui cedeva alla necessità, e a rinunziare uno stato il quale possedeva per sua donazione nel regno di Napoli4.
Essendo adunque manifesto a ciascuno che la guerra si preparava contro a Milano e che il re deliberava d’andarvi personalmente, cominciò il re a ricercare apertamente il pontefice che si unisse seco; usando a questo, oltre a molte persuasioni e instrumenti, il mezzo di Giuliano suo fratello, il quale nuovamente aveva presa per moglie [Filiberta] sorella di Carlo duca di Savoia e zia materna del re5, dotandola co’ danari del pontefice in centomila ducati : la qual cosa gli aveva data speranza che il pontefice fusse inclinato alla amicizia sua, avendo contratto seco sì stretto parentado; e tanto più che, avendo prima trattato col re cattolico di congiugnere Giuliano con una parente sua della famiglia di Cardona6, pareva che più per rispetto suo che per altra cagione avesse preposto questo matrimonio a quello. Né dubitava, Giuliano dovere cupidamente favorire questa inclinazione per desiderio di acquistare col mezzo suo qualche stato, col quale potesse sostentare le spese convenienti a tanto matrimonio e per stabilire7 meglio il governo perpetuo, datogli dal pontefice nuovamente, delle città di Modona, Reggio, Parma e Piacenza8 ; il quale, non sostenuto da favore di prìncipi potenti, era di poca speranza che avesse a durare dopo la morte del fratello. Ma era cominciata presto a turbarsi la speranza del re: perché il pontefice aveva conceduto al re d’Aragona le crociate9 del regno di Spagna per due anni, delle quali si credeva che avesse a trarre più di uno milione di ducati; e perché udiva con tanta inclinazione Alberto da Carpi e Ieronimo Vich oratori di Cesare e del re cattolico, che erano molto assidui appresso a lui, che parevano partecipi di tutti i consigli10 suoi. Nutriva questa ambiguità11 il pontefice, dando parole grate12 e dimostrando ottima intenzione a quegli che intercedevano per il re, ma senza effetto di alcuna conclusione, come quello13 nel quale prevaleva a tutti gli altri rispetti14 il desiderio che il ducato di Milano non fusse più posseduto da prìncipi forestieri. Però il re, desiderando di certificarsi della sua mente15, mandò a lui nuovi imbasciadori; tra’ quali fu Guglielmo Budeo parigino16, uomo nelle lettere umane, così greche come latine, di somma e forse unica erudizione tra tutti gli uomini de’ tempi nostri. Dopo i quali mandò Antonio Maria Palavicino, uomo grato al pontefice. Ma erano vane queste fatiche, perché già innanzi alla venuta sua aveva occultissimamente, insino del mese di luglio, convenuto17 cogli altri alla difesa dello stato di Milano: ma volendo che questa deliberazione stesse secretissima insino a tanto che la necessità delle cose lo costrignesse a dichiararsi, e desiderando oltre a questo publicarla con qualche scusa, ora dimandava che il re consentisse che la Chiesa si ritenesse18 Parma e Piacenza, ora faceva altre petizioni acciò che, essendogli negata qualcuna delle cose dimandate, paresse che la necessità più che la volontà lo inducesse a unirsi con gli inimici del re, ora, diffidandosi che il re gli negasse19 cosa alcuna di quelle che non al tutto senza colore d’onestà20 poteva proporre, faceva risposte varie, ambigue e irresolute.
Ma erano usate seco da altri delle medesime21 arti e astuzie. Perché Ottaviano Fregoso doge di Genova, temendo degli apparati potentissimi del re di Francia e avendo da altra parte sospetta la vittoria de’ confederati per l’inclinazione del duca di Milano e de’ svizzeri agli avversari suoi, si era per mezzo del duca di Borbone convenuto secretissimamente col re di Francia, avendo, e mentre trattava e poi che convenne, affermato sempre costantissimamente il contrario al pontefice; il quale, per essere Ottaviano congiuntissimo di antica benivolenza a lui e a Giuliano suo fratello, e stato favorito da loro nel farsi doge di Genova, gliene prestò tale fede che, avendo il duca di Milano insospettito da questa fama disposto di assaltarlo con quattromila svizzeri, che già erano condotti a Novara, e con gli Adorni e Fieschi, il pontefice fu operatore che22 non si procedesse più oltre. Convenne il Fregoso in questa forma : che al re si restituisse il dominio di Genova insieme col Castelletto; Ottaviano, deposto il nome del doge, governatore perpetuo del re, con potestà di concedere gli offici23 di Genova; avesse dal re la condotta di cento lancie, l’ordine di San Michele, provisione24 annua durante la sua vita; non rifacesse il re la fortezza di Codifà molto odiosa a’ genovesi, e concedesse a quella città tutti i capitoli e privilegi che erano stati annullati e abbruciati dal re Luigi25, desse certa quantità di entrate ecclesiastiche a Federico arcivescovo di Salerno fratello di Ottaviano, e a lui, se mai accadesse fusse cacciato di Genova, alcune castella nella Provenza. Le quali cose quando poi furno publicate non fu difficile a Ottaviano, perché ciascuno sapeva che meritamente temeva del duca di Milano e de’ svizzeri, giustificare la sua deliberazione. Solamente gli dava qualche nota26 lo avere negato la verità tante volte al pontefice da cui avea ricevuti tanti benefici, né osservata la promessa fatta di non convenire senza suo consentimento; e nondimeno, in una lunga lettera che dipoi gli scrisse in sua giustificazione, riandate27 accuratamente tutte le cagioni che lo avevano mosso e tutte le scuse con le quali appresso a lui poteva difendere l’onore e il procedere suo, e il non avere disprezzato la divozione che, come a pontefice e come a suo benefattore, gli aveva, conchiuse che gli sarebbe più difficile la giustificazione se scrivesse a uomini privati o a principe che misurasse le cose degli stati secondo i rispetti privati, ma che scrivendo a uno principe savio quanto in quella età fusse alcuno altro, e che per la sapienza sua conosceva che e’ non poteva salvare lo stato suo in altro modo, era superfluo lo scusarsi con chi conosceva e sapeva quel che fusse lecito, o almanco consueto, a’ prìncipi di fare, non solo quando erano ridotti in caso tale ma eziandio per migliorare o accrescere le condizioni dello stato loro.
Ma già le cose dalle parole e da’ consigli procedevano a’ fatti e alle esecuzioni: il re venuto a Lione, accompagnato da tutta la nobiltà di Francia e da’ duchi del Loreno28 e di Ghelleri29, moveva verso i monti l’esercito maggiore e più fiorito che già grandissimo tempo fusse passato di Francia in Italia; sicuro di tutte le perturbazioni di là da’ monti, perché il re d’Aragona (il quale, temendo prima che tanti provedimenti non si volgessino contro a sé, aveva armato i suoi confini, e acciò che i popoli fussino più pronti alla difesa della Navarra l’aveva unita in perpetuo al reame di Castiglia), subito come intese la guerra procedere manifestamente in Italia, licenziò tutte le genti che aveva raccolte, non tenendo più conto della promessa fatta quell’anno a’ confederati di muovere la guerra nella Francia che avesse tenuto delle promesse fatte a’ medesimi negli anni precedenti.
1. degli apparecchi: dei preparativi.
2. condotto… suoi: assunto recentemente al suo servizio come capitano.
3. del fatto d’arme: della battaglia di Ravenna (cfr. X, XIII).
4. Il feudo abruzzese di Valle Siciliana.
5. Filiberta di Savoia, figlia di Filippo Senza Terra e sorella di Luisa, aveva sposato nel 1488 Charles d’Orléans conte di Angoulême.
6. Teresa, figlia di Ramon de Cardona.
7. stabilire: consolidare.
8. 10 gennaio 1515.
9. Le crociate erano contributi pubblici e volontari decretati dal papa in favore di un sovrano per finanziare le imprese contro i mussulmani.
10. consigli: progetti.
11. ambiguità: incertezza.
12. grate: benevole.
13. come quello: costrutto latineggiante. Cfr. quippe qui.
14. a… rispetti: su tutte le altre considerazioni.
15. certificarsi… mente: accertarsi delle sue intenzioni.
16. Guillaume Budé.
17. aveva… convenuto: si era… accordato.
18. si ritenesse: conservasse.
19. diffidandosi… negasse: non avendo fiducia che il re gli negasse.
20. senza… onestà: senza alcuna parvenza di legittimità.
21. delle medesime: analoghe.
22. fu… che: fece in modo che.
23. gli offici: le cariche.
24. provisione: rendita.
25. Dopo la ribellione del 1507 (cfr. VII, VI).
26. gli… nota: appariva degno di biasimo da parte sua.
27. riandate: ricordate, elencate.
28. Antoine de Lorraine, che aveva il titolo di duca di Calabria.
29. Karel von Egmont, duca di Gelderland.
Gli svizzeri alla difesa del ducato di Milano. Preoccupazione dei francesi di evitare ì passi alpini custoditi dagli svizzeri. Passi alpini da Lione in Italia. Consigli del re d’Inghilterra contrari all’impresa d’Italia. 1 francesi, passate le Alpi, entrano nel marchesato di Saluzzo. Prospero Colonna prigione dei francesi.
Alla fama della mossa del re di Francia, il viceré di Napoli, il quale, essendo stato per molti mesi quasi in tacita tregua co’ viniziani, era venuto nel vicentino per approssimarsi agli inimici, alloggiati in fortissimo alloggiamento agli Olmi appresso a Vicenza, ridusse1 l’esercito a Verona per andare, secondo diceva, a soccorrere il ducato di Milano; e il pontefice mandava verso Lombardia le genti d’armi sue e de’ fiorentini sotto il governo del fratello eletto capitano della Chiesa, per soccorrere medesimamente quello stato, come non molti dì innanzi aveva convenuto cogli altri confederati: con tutto che, insistendo nelle solite simulazioni, desse voce2 mandarle solamente per la custodia di Piacenza di Parma e di Reggio, e fusse proceduto tanto oltre cogli oratori del re di Francia che il re, persuadendosi al certo la sua concordia3, aveva da Lione spedito agli imbasciadori suoi il mandato di conchiudere, consentendo che la Chiesa ritenesse Piacenza e Parma insino a tanto ricevesse da lui ricompenso tale che il pontefice medesimo l’approvasse. Ma erano, per le cagioni che di sotto appariranno, tutti vani questi rimedi: era destinato che col pericolo e col sangue de’ svizzeri, solamente, o si difendesse o si perdesse il ducato di Milano. Questi, non ritardati da negligenza alcuna, non dalla piccola quantità de’ danari, scendevano sollecitamente nel ducato di Milano; già ne erano venuti più di ventimila, de’ quali diecimila si erano accostati a’ monti; perché il consiglio4 loro era, ponendosi a’ passi stretti di quelle vallate che dalle Alpi che dividono Italia dalla Francia sboccano ne’ luoghi aperti, impedire il passare innanzi a’ franzesi.
Turbava molto questo consiglio de’ svizzeri l’animo del re; il quale prima per la grandezza delle sue forze si prometteva certa la vittoria; perché nell’esercito suo erano dumila cinquecento lancie, ventiduemila fanti tedeschi guidati dal duca di Ghelleri, diecimila guaschi5 (così chiamavano i fanti soldati da Pietro Navarra), ottomila franzesi e tremila guastatori6 condotti7 col medesimo stipendio che gli altri fanti. Considerava il re co’ suoi capitani essere impossibile, inteso il valore de’ svizzeri, rimuovergli da’ passi forti e angusti se non con numero molto maggiore; ma questo8 non si poteva in luoghi tanto stretti adoperare, diffìcile fare cosa di momento9 in tempo breve, più difficile dimorare lungamente nel paese tanto sterile così grande esercito, con tutto che continuamente venisse verso i monti copia grandissima di vettovaglie. Nelle quali difficoltà, alcuni, sperando più nella diversione che nell’urtargli, proponevano che si mandassino per la via di Provenza ottocento lancie, e per mare Pietro Navarra coi diecimila guaschi si unissino insieme10 a Savona ; altri dicevano perdersi, a fare sì lungo circuito11, troppo tempo, indebolirsi le forze e accrescersi troppo di riputazione agli inimici, dimostrando di non avere ardire di riscontrarsi12 con loro. Fu adunque deliberato, non si discostando molto da quel cammino, pensare di passare da qualche parte che o non fusse osservata13 o almeno manco custodita dagli inimici, e che Emat di Pria14 con [quattrocento] lancie e [cinquemila] fanti andasse per la via di Genova, non per speranza di divertire15, ma per infestare16 Alessandria e le altre terre di qua dal Po.
Due sono i cammini dell’Alpi per i quali ordinariamente si viene da Lione in Italia : quello del Monsanese17, montagna della giurisdizione del duca di Savoia, più breve e più diritto, e comunemente più frequentato; l’altro che da Lione, torcendo18 a Granopoli, passa per la montagna di Monginevra, giurisdizione del Dalfinato. L’uno e l’altro perviene da19 Susa, ove comincia ad allargarsi la pianura : ma per quello di Monginevra, benché alquanto più lungo, perché è più facile a passare e più comodo a condurre l’artiglierie, solevano sempre passare gli eserciti franzesi. Alla custodia di questi due passi e di quegli che riuscivano20 in luoghi vicini, intenti i svizzeri, si erano fermati a Susa; perché i passi più bassi verso il mare erano tanto stretti e repenti21 che, essendo molto difficile il passarvi i cavalli di tanto esercito, pareva impossibile che per quegli si conducessino l’artiglierie. Da altra parte il Triulzio, a cui il re avea data questa cura, seguitato da moltitudine grandissima di guastatori e avendo appresso a sé uomini industriosi ed esperimentati nel condurre l’artiglierie, i quali mandava a vedere i luoghi che gli erano proposti, andava investigando per qual luogo si potesse, senza trovare l’ostacolo de’ svizzeri, più facilmente passare; per il che l’esercito, disteso la maggior parte tra Granopoli e Brianzone22, aspettando quel che si deliberasse, procedeva lentamente; costrignendogli anche al medesimo la necessità di aspettare i provedimenti23 delle vettovaglie.
Nel qual tempo venne al re, partito già da Lione, uno uomo mandato dal re di Inghilterra, il quale in nome suo efficacemente lo confortò24 che per non turbare la pace della cristianità non passasse in Italia. Origine di tanta variazione fu che, essendo stato molesto a quel re che ’l re di Francia si fusse congiunto con l’arciduca, parendogli che le cose sue cominciassino a procedere troppo prosperamente, avea da questo principio cominciato a prestare l’orecchie agli imbasciadori del re cattolico, che non cessavano di dimostrargli quanto a lui fusse perniciosa la grandezza del re di Francia, che per l’odio naturale, e per avere esercitato i princìpi della sua milizia contro a lui25, non gli poteva essere se non inimicissimo; ma lo moveva più la emulazione e la invidia alla gloria sua, la quale gli pareva che si accrescesse molto se e’ riportasse la vittoria dello stato di Milano. Ricordavasi che egli, ancora che avesse il regno riposato26 e ricchissimo per la lunga pace, e trovato tanto tesoro accumulato dal padre, non aveva però se non dopo qualche anno avuto ardire di assaltare il re di Francia, solo, e cinto da tanti inimici e affaticato da tanti travagli: ora questo re, alquanto più giovane che non era egli quando pervenne alla corona, ancora che avesse trovato il regno affaticato ed esausto per tante guerre, avere ardire, ne’ primi mesi del suo regno, andare a una impresa dove aveva opposizione di tanti prìncipi: non avere egli, con tanti apparati e con tante occasioni, riportato in Inghilterra altro guadagno che la città di Tornai, con spesa nondimeno intollerabile e infinita; ma il re di Francia, se conseguisse, come si poteva credere, la vittoria, acquistando sì bello ducato, avere a tornare gloriosissimo nel regno suo: apertasi ancora27 la strada, e forse innanzi che uscisse d’Italia presa l’occasione, di assaltare il regno di Napoli. Co’ quali stimoli e punture28 essendo stato facile risuscitare l’odio antico nel petto suo, né essendo a tempo di potere dargli con l’armi impedimento alcuno, e forse anche cercando di acquistare qualche più giustificazione29, aveva mandato a fargli questa imbasciata. Per la quale il re non ritardando il suo cammino, venne da Lione nel Dalfinato: ove ne’ medesimi dì comparsone i lanzchenech detti della banda nera, condotti da Ruberto della Marcia; la quale banda della Germania più bassa30 era per la sua ferocia31 e per la fede32 sempre dimostrata, negli eserciti franzesi in grandissima estimazione.
A questo tempo significò33 Giaiacopo da Triulzi al re potersi condurre di là da’ monti l’artiglierie tra l’Alpi Marittime e le Cozie, scendendo verso il marchese di Saluzzo34 ; ove35, benché la difficoltà fusse quasi inestimabile, nondimeno per la copia grandissima degli uomini e degli instrumenti, dovere finalmente succedere36 : e non essendo da questa parte, né in sulla sommità de’ monti né alle bocche delle vallate, custodia alcuna, meglio essere tentare di superare l’asprezza de’ monti e i precipizi delle valli, la qual cosa si faceva colla fatica ma non col pericolo degli uomini, che tentare di fare abbandonare i passi a’ svizzeri tanto temuti, e ostinati o a vincere o a morire ; massime non potendo, se si faceva resistenza, fermarsi molti dì, perché niuna potenza o apparato bastava a condurre per i luoghi tanto aspri e tanto sterili vettovaglia sufficiente a tanta gente: il quale consiglio accettato, l’artiglierie, che si erano fermate in luogo comodo a volgersi a ogni parte, si mossono subito a quel cammino. Aveva il Triulzio significato dovere essere grandissima la difficoltà del passarle, ma con l’esperienza riuscì molto maggiore37. Perché prima era necessario salire in su monti altissimi e asprissimi, ne’ quali si saliva con grandissima difficoltà perché non vi erano sentieri fatti, né talvolta larghezza capace38 dell’artiglierie se non quanto di palmo in palmo facilitavano i guastatori39 ; de’ quali precedeva copia grandissima, attendendo ora ad allargare la strettezza de’ passi ora a spianare le eminenze che impedivano40. Dalla sommità de’ monti si scendeva, per precipizi molto prerutti41 e non che altro spaventosissimi a guardargli, nelle valli profondissime del fiume dell’Argentiera; per i quali non potendo sostenerle42 i cavalli che le tiravono, de’ quali vi era numero abbondantissimo, né le spalle de’ soldati che l’accompagnavano, i quali in tante difficoltà si mettevano a ogni fatica, era spesso necessario che appiccate a canapi grossissimi fussino, per le troclee43, trapassate con le mani de’ fanti44 : né passati i primi monti e le prime valli cessava la fatica, perché a quegli succedevano altri monti e altre vallate, i quali si passavano con le medesime difficoltà. Finalmente, in spazio di cinque dì, l’artiglierie si condussono in luoghi aperti del marchesato di Saluzzo di qua da’ monti; passate con tante difficoltà che è certissimo che, se o avessino avuta resistenza alcuna o se i monti fussino stati, come la maggiore parte sogliono essere, coperti dalla neve, sarebbe stata fatica vana; ma dalla opposizione degli uomini gli liberò che, non avendo mai pensato alcuno potersi l’artiglierie condurre per monti tanto aspri, i svizzeri fermatisi a Susa erano intenti a guardare i luoghi per i quali viene chi passa il Monsanese, il Monginevra o per monti propinqui a quegli; e la stagione dell’anno, essendo circa il decimo dì di agosto, aveva rimosso lo impedimento delle nevi già liquefatte.
Passavano ne’ dì medesimi, non senza molta difficoltà, le genti d’arme e le fanterie; alcuni per il medesimo cammino, altri per il passo che si dice della Dragoniera45, altri per i gioghi alti della Rocca Perotta46 e di Cuni47, passi più verso la Provenza. Per la quale via passato la Palissa, ebbe occasione di fare un fatto memorabile. Perché partito da Singlare48 con quattro squadre di cavalli, e fatta, guidandolo i paesani, una lunghissima cavalcata, sopragiunse improviso a Villafranca, terra distante sette miglia da Saluzzo e di nome più chiaro che non ricerca la qualità della terra49 perché appresso a quella nasce il fiume tanto famoso del Po. Alloggiava in quella con la compagnia sua Prospero Colonna, senza alcuno sospetto per la lunga distanza degli inimici, ne’ quali non temeva quella celerità che esso, di natura molto lento, non era solito a usare: e dicono alcuni che il dì medesimo voleva andare a unirsi co’ svizzeri. Ma, come si sia, certo è che stava alla mensa desinando, quando sopragiunsono le genti del la Palissa, non sentite, insino furno alla casa medesima, da alcuno; perché gli uomini della terra co’ quali la Palissa, intento a tanta preda, si era prima occultamente inteso, aveano tacitamente prese le scolte. Così, il quintodecimo dì di agosto, rimase prigione, non come si conveniva all’antica gloria, Prospero Colonna, tanto chiaro capitano e, per l’autorità sua e per il credito che aveva nel ducato di Milano, di momento grande in quella guerra. Fu preso, insieme con Prospero, Pietro Margano romano e una parte della compagnia sua : gli altri al primo romore dispersi in varie parti fuggirono.
1. ridusse: ritirò.
2. desse voce: spargesse la voce di.
3. persuadendo… concordia: ormai persuaso che si sarebbe accordato con lui.
4. il consiglio: il piano.
5. Baschi o guasconi.
6. I guastatori erano operai addetti all’esecuzione dei lavori d’ingegneria militare.
7. condotti: assoldati.
8. questo: il numero molto maggiore.
9. di momento: importante.
10. si mandassino,,. insieme: costruzione chiaramente anacoretica. È evidente comunque che soggetto di si unissino sono le ottocento lancie e i diecimila guaschi.
11. circuito: giro.
12. riscontrarsi: venire a battaglia.
13. osservata: sorvegliata.
14. Aymar (o Emard) de Prie, signore di Montpoupon.
15. divertire: fare una diversione e quindi distrarre gli svizzeri dalla sorveglianza dei passi.
16. infestare: attaccare.
17. Moncenisio.
18. torcendo a: piegando verso.
19. perviene da: sbocca nella zona di.
20. riuscivano: sboccavano.
21. repenti: ripidi.
22. Tra Grenoble e Briançon.
23. provedimenti: rifornimenti.
24. lo confortò: lo esortò.
25. Nella guerra per la riconquista della Navarra (cfr. XI, VI).
26. riposato: tranquillo, e quindi ben consolidato.
27. ancora: anche.
28. punture: pungoli.
29. qualche più giustificazione: qualche altra giustificazione più attendibile (per muovergli guerra).
30. più bassa: meridionale.
31. per la sua ferocia: per il suo valore.
32. la fede: la lealtà.
33. significò: comunicò.
34. verso… Saluzzo: verso i territori del marchese di Saluzzo (Michelantonio).
35. ove: il fare la qual cosa.
36. succedere: riuscire.
37. riuscì… maggiore: soggetto è la difficoltà.
38. larghezza capace: spazio sufficiente per il passaggio.
39. I guastatori erano gli operai addetti all’esecuzione dei lavori d’ingegneria militare.
40. le… impedivano: le alture che ostacolavano il cammino.
41. prerutti: dirupati (cfr. lat. praeruptus).
42. sostenerle: si riferisce ad un sottinteso «artiglierie».
43. le troclee erano carrucole e in genere macchine adibite a sollevare e calare pesi.
44. trapassate… fanti: trasportate per mezzo dei fanti che se le passavano di mano in mano.
45. Località non identificata.
46. Rocca Sparviera.
47. Cuneo.
48. Forse Sampeyre, in provincia di Cuneo.
49. di nome… terra: più famosa di quanto per se stessa non comporti la città.
CAPITOLO XIII
Migliore disposizione del pontefice verso il re di Francia, dopo il passaggio in Italia. Opposizione di Giulio de’ Medici ai propositi di rinuncia del pontefice a città dell’Emilia. Atteggiamento d’attesa del viceré. Inclinazione degli svizzeri a trattare col re di Francia.
Variò la passata de’ franzesi e il caso di Prospero Colonna i consigli1 di ciascuno e lo stato universalmente di tutte le cose, introducendo negli animi del pontefice del viceré di Napoli e de’ svizzeri nuove disposizioni. Perché il pontefice, il quale si era costantemente persuaso che il re di Francia non potesse per la opposizione de’ svizzeri passare i monti, e che molto confidava nella virtù di Prospero Colonna, perduto grandemente di animo, comandò a Lorenzo suo nipote, capitano generale de’ fiorentini (al quale, perché Giuliano suo fratello2, sopravenutagli lunga febbre, era rimasto in Firenze, avea data la cura di condurre l’esercito in Lombardia, e che tre dì dopo il caso di Prospero era venuto a Modena), che procedesse lentamente; il quale, pigliata occasione di volere recuperare la rocca di Rubiera, occupata da Guido vecchio Rangone, per la quale cagione gli pagò finalmente dumila ducati, consumò molti dì nel modonese e nel reggiano; e ricorrendo, oltre a questo, il pontefice alle sue arti, spedì occultissimamente Cintio…3 suo famigliare4 al re di Francia per escusare le cose succedute insino a quel dì, e cominciare per mezzo del duca di Savoia a trattare di convenire seco5, acciò che da questo principio gli fusse più facile il procedere più oltre se la difesa del ducato di Milano succedesse infelicemente6.
Ma a consiglio di maggiore precipitazione7 indussono il pontefice il cardinale Bibbiena e alcuni altri, mossi più da private passioni che dallo interesse del suo principe : perché, dimostrandogli essere pericolo che, per la fama de’ successi prosperi de’ franzesi e per gli stimoli e forse aiuti del re, che il duca di Ferrara si movesse per ricuperare Modona e Reggio e i Bentivogli per ritornare in Bologna, e in tanti altri travagli essere difficile combattere con tanti inimici, anzi migliore e senza dubbio più prudente consiglio preoccupare col beneficio la benivolenza loro8, e conciliarsegli, in qualunque evento delle cose, fedeli amici, gli persuasone che rimettesse i Bentivogli in Bologna e al duca di Ferrara restituisse Modena e Reggio; il che sarebbe senza dilazione stato eseguito se Giulio de’ Medici, cardinale e legato di Bologna, il quale il papa, perché in accidenti tanto gravi sostenesse le cose di quelle parti e fusse come moderatore e consigliatore della gioventù di Lorenzo, aveva mandato a Bologna, non fusse stato di contraria sentenza9. Il quale, mosso dal dispiacere della infamia che di consiglio pieno di tanta viltà risulterebbe al pontefice, maggiore10 certamente che non era stata la gloria di Giulio ad acquistare alla Chiesa tanto dominio; mosso ancora dal dolore di fare infame e vituperosa la memoria della sua legazione, alla quale non prima arrivato11 avesse rimesso Bologna, città principale di tutto lo stato ecclesiastico, in potestà degli antichi tiranni, lasciando in preda tanta nobiltà che in favore della sedia apostolica si era dichiarata apertamente contro a loro, mandato uomini propri al pontefice, lo ridusse12 con ragioni13 e con prieghi al consiglio più onorato e più sano. Era Giulio, benché nato di natali non legittimi, stato promosso da Lione ne’ primi mesi del pontificato al cardinalato, seguitando l’esempio di Alessandro sesto nell’effetto ma non nel modo: perché Alessandro, quando creò cardinale Cesare Borgia suo figliuolo, fece provare per testimoni che deposono la verità, che la madre al tempo della sua procreazione aveva marito, inferendone che, secondo la presunzione delle leggi14, s’aveva a giudicare che’l figliuolo fusse più presto nato del marito che dell’adultero; ma in15 Giulio i testimoni preposono la grazia umana16 alla verità, perché provorcno che la madre, della quale, fanciulla e non maritata, era stato generato, innanzi che ammettesse agli abbracciamenti suoi il padre Giuliano, aveva avuto da lui secreto consentimento di essere sua moglie.
Frontespizio dell’edizione originale
degli ultimi quattro libri della Storia d’Italia
(Venezia, Gabriele Giolito dei Ferrari, 1564).
Variorno similmente questi nuovi casi la disposizione del viceré: il quale, non partito ancora da Verona per la difficoltà che aveva a muovere i soldati senza danari e per aspettare nuove genti promesse da Cesare, venuto a Spruch, perché era necessario lasciare sufficientemente custodite Verona e Brescia, cominciò con queste e con altre scuse a procrastinare, aspettando di vedere quel che di poi succedesse nel ducato di Milano.
Commossono17 e i svizzeri18 medesimamente queste cose; i quali, ritiratisi subito dopo la passata de’ franzesi a Pinaruolo19, benché dipoi, inteso che il re passate l’Alpi univa le genti in Turino, venuti a Civàs20 l’avessino, perché ricusava dare loro vettovaglie, [presa] e saccheggiata e dipoi, quasi in sugli occhi del re che era a Turino, fatto il medesimo a Vercelli, nondimeno, ridottisi21 in ultimo a Noara22, prendendo dalle avversità animo quegli che non erano tanto alieni dalle cose franzesi23, cominciorno apertamente a trattare di convenire col re di Francia. Nel qual tempo quella parte de’ franzesi che veniva per la via di Genova, co’ quali si erano uniti quattromila fanti pagati per opera di Ottaviano Fregoso da’ genovesi, entrati prima nella terra del Castellacelo24 e poi in Alessandria e in Tortona, nelle quali città non era soldato alcuno, occuporno tutto il paese di qua dal Po.
1. i consigli: i progetti.
2. Figlio di Lorenzo il Magnifico e di Clarice Orsini.
3. Giovanni Cinzio Filonardi.
4. familiare: servitore.
5. di… seco: per accordarsi con lui.
6. succedesse infelicemente: non riuscisse.
7. a… precipitazione: ad una decisione più precipitosa.
8. preoccupare… loro: assicurarsi in anticipo col beneficarli il loro appoggio.
9. di… sentenza: di parere contrario.
10. maggiore: si riferisce ad infamia.
11. alla… arrivato: se appena avutala.
12. ridusse: indusse.
13. con ragioni: con ragionamenti.
14. secondo la presunzione delle leggi: In base a quanto prevedono e stabiliscono le leggi.
15. in: nel caso di.
16. la grazia umana: il favore degli uomini.
17. Commossono: turbarono.
18. e i svizzeri: anche gli svizzeri (è oggetto).
19. Pinerolo.
20. Chivasso.
21. ridottisi: ritiratisi.
22. Novara.
23. alieni… franzesi: avversi ai francesi.
24. Castellazzo Bormida.
Il re di Francia apprende d’aver nemico il pontefice; incertezze fra gli svizzeri; resa di Novara. I francesi sotto Milano; contegno della popolazione. Pace, subito turbata, fra il re di Francia e gli svizzeri. Il viceré muove da Verona a Parma e l’Alviano dal Polinesine di Rovigo a Cremona. Il re di Francia a Marignano: le posizioni dei diversi eserciti.
Era il re venuto a Vercelli, nel quale luogo intese la prima volta il pontefice essersi dichiarato contro a lui, perché il duca di Savoia gliene significò1 in suo nome : la qual cosa benché gli fusse sopra modo molestissima, nondimeno, non perturbato il consiglio2 dallo sdegno, fece, per non lo irritare, con bandi publici comandare, e nell’esercito e alle genti che aveano occupata Alessandria, che niuno ardisse di molestare o di fare insulto alcuno nel dominio della Chiesa. Soprasedette poi più dì a Vercelli per aspettare l’esito delle cose che si trattavano co’ svizzeri, i quali non intermettendo di trattare3 si dimostravano da altra parte pieni di varietà e di confusione. In Novara, cominciando a tumultuare, presa occasione del non essere ancora venuti i danari a’ quali era obligato il re d’Aragona, tolsono violentemente a’ commissari del pontefice i danari mandati da lui, e col medesimo furore partirno di Novara con intenzione di ritornarsene alla patria; cosa che molti di loro desideravano, i quali essendo stati in Italia già tre mesi, e carichi di danari e di preda, volevano condurre salvi alle case loro sé e le ricchezze guadagnate. Ma a fatica4 partiti da Noara, sopravennono i danari della porzione del re d’Aragona; i quali con tutto che nel principio occupassino5, nondimeno, considerando pure6 quanto fussino ignominiose così precipitose deliberazioni, ritornati alquanto a se medesimi7, restituirono e questi e quegli, per ricevergli ordinatamente da’ commissari : ridussonsi8 di poi a Galera, aspettando ventimila altri che di nuovo si dicevano venire; tremila andorno col cardinale sedunense per fermarsi alla custodia di Pavia. Perciò il re, diminuita per tante variazioni la speranza della concordia, partì da Vercelli per andare verso Milano; lasciati a Vercelli col duca di Savoia il bastardo suo fratello9, Lautrech e il generale di Milano10 a seguitare i ragionamenti principiati co’ svizzeri; e lasciata assediata la rocca di Novara, perché alla partita de’ svizzeri aveva ottenuta la città: la quale, battuta dalle artiglierie, fra11 pochi dì si arrendette, con patto che fusse salva la vita e le robe di coloro che la guardavano.
Passò dipoi il re, al quale si arrendè Pavia, il Tesino; e il dì medesimo Gianiacopo da Triulzi si distese12 con una parte delle genti a San Cristofano propinquo a Milano e poi insino al borgo della porta Ticinese, sperando che la città, la quale era certo che, malcontenta delle rapine e delle taglie de’ svizzeri e degli spagnuoli, desiderava di ritornare sotto il dominio de’ franzesi, né aveva dentro soldati, lo ricevesse. Ma era grande nel popolo milanese il timore de’ svizzeri, e verde13 la memoria di quello che avessino patito l’anno passato, quando per la ritirata de’ svizzeri a Novara si sollevarono in favore del re di Francia; però risoluti, non ostante che desiderassino la vittoria del re, di aspettare l’esito delle cose, mandorono a pregare il Triulzio che non andasse più innanzi, e il dì seguente mandorono imbasciadori al re, che era a Bufaloro14, a supplicarlo che, contento della disposizione del popolo milanese, divotissimo alla sua corona e che era parato a dargli vettovaglie, si contentasse non facessino più manifesta dichiarazione15 ; la quale non gli profittava cosa alcuna alla somma della guerra16, come non aveva giovato il dichiararsi loro17 l’anno dinanzi al suo antecessore, e a quella città era stato cagione di grandissimi danni. Andasse e vincesse gli inimici, presupponendo che Milano, acquistata che egli avesse la campagna18, fusse prontissimamente per riceverlo19. Alla qual cosa il re, che era prima molto sdegnato del non avere accettato il Triulzio, raccoltigli20 lietamente, rispose essere contento compiacergli delle dimande loro.
Andò da Bufaloro il re con l’esercito a Biagrassa21 ; dove mentre che stava, il duca di Savoia, avendo uditi venti imbasciadori de’ svizzeri mandati a lui a Vercelli, andato poi, seguitandolo il bastardo e gli altri deputati dal re, a Galera, contrasse la pace in nome del re co’ svizzeri, con queste condizioni: fusse tra il re di Francia e la nazione de’ svizzeri pace perpetua, durante la vita del re e dieci anni dopo la morte; restituissino i svizzeri e i grigioni le valli che avevano occupate appartenenti al ducato di Milano; liberassino quello stato dalla obligazione di pagare ciascuno anno la pensione de’ quarantamila ducati; desse il re a Massimiliano Sforza il ducato di Nemors22, pensione annua di dodicimila franchi, condotta di cinquanta lancie23 e moglie del sangue reale; restituisse a’ svizzeri la pensione antica di quarantamila franchi; pagasse lo stipendio di tre mesi a tutti i svizzeri che allora erano in Lombardia o nel cammino per venirvi; pagasse a’ cantoni, con comodità di tempi24, quattrocentomila scudi promessi nello accordo di Digiuno e trecento altri mila per la restituzione delle valli; tenessene continuamente a’ soldi suoi quattromila: nominati25 con consentimento comune il pontefice, in caso restituisse Parma e Piacenza, lo imperadore, il duca di Savoia e il marchese di Monferrato; non fatta menzione alcuna del re cattolico né de’ viniziani né di alcuno altro italiano. Ma questa concordia fu quasi in uno dì medesimo conchiusa e perturbata, per la venuta de’ nuovi svizzeri; i quali, feroci26 per le vittorie passate e sperando non dovere della guerra acquistare minori ricchezze che quelle delle quali vedevano carichi i compagni, avevano l’animo alienissimo dalla pace, e per difficultarla recusavano di restituire le valli : in modo che, non potendo i primi svizzeri rimuovergli da questo ardore, se ne andorono in numero di trentacinquemila a Moncia27 per fermarsi ne’ borghi di Milano; essendosi partito da loro28 per la via di Como, la quale strada il re studiosamente29 aveva lasciata aperta, Alberto Pietra, famoso capitano30, con molte insegne31. Così, non quasi prima fatta che turbata32 la pace, ritornorno le cose nelle medesime difficoltà e ambiguità33 ; anzi molto maggiori, essendosi nuove forze e nuovi eserciti approssimati al ducato di Milano.
Perché il viceré finalmente, lasciato alla guardia di Verona Marcantonio Colonna con cento uomini d’arme sessanta cavalli leggieri e dumila fanti tedeschi, e in Brescia mille dugento lanzchenech, era venuto ad alloggiare in sul Po appresso a Piacenza; avendo settecento uomini d’arme secento cavalli leggieri e semila fanti, e il ponte preparato a passare il fiume. Al quale per non dare giusta causa di querelarsi, Lorenzo de’ Medici, che era soggiornato industriosamente34 molti dì a Parma con lo esercito, nel quale erano settecento uomini d’arme ottocento cavalli leggieri e quattromila fanti, [venne a Piacenza] ; avendo prima, a richiesta de’ svizzeri, mandati, mentre trattavano, per servirsene a raccorre le vettovaglie, quattrocento cavalli leggieri sotto Muzio Colonna e Lodovico conte di Pitigliano, condottiere l’uno della Chiesa l’altro de’ fiorentini : i quali non aveva mandati tanto per desiderio di aiutare la causa comune quanto per non dare occasione a’ svizzeri, se pure componevano col re di Francia, di non includere nella pace il pontefice. Da altra parte Bartolomeo d’Alviano, il quale avea data speranza al re di tenere di maniera occupato l’esercito spagnuolo che non arebbe facoltà di nuocergli, subito che intese la partita del viceré da Verona, partendosi del Polesine di Rovigo, passato l’Adice e camminando sempre appresso al Po, con novecento uomini d’arme mille quattrocento cavalli leggieri e nove [mila] fanti e col provedimento conveniente35 d’artiglierie, era venuto con grandissima celerità alle mura di Cremona: della quale celerità, insolita a’ capitani de’ tempi nostri, egli gloriandosi, soleva agguagliarla alla celerità di Claudio Nerone quando, per opporsi ad Asdrubale, condusse parte dell’esercito espedito36 in sul fiume del Metauro37.
Così non solo era vario ma confuso e implicato38 molto lo stato della guerra. Vicini a Milano, da una parte il re di Francia con esercito instruttissimo39 di ogni cosa, il quale era venuto a Marignano per dare all’Alviano facilità di unirsi seco, alle genti ecclesiastiche e spagnuole difficoltà di unirsi con gli inimici: dall’altra trentacinquemila svizzeri, fanteria piena di ferocia e insino a quel dì, in quanto a’ franzesi, invitta : il viceré in sul Po presso a Piacenza e in sulla strada propria che va a Lodi, e col ponte preparato a passare per andare a unirsi co’ svizzeri; e in Piacenza, per congiugnersi seco al medesimo effetto, Lorenzo de’ Medici con le genti del pontefice e de’ fiorentini: l’Alviano, capitano sollecito e feroce, con l’esercito viniziano, in cremonese, quasi in sulla riva del Po, per aiutare, o con la unione o divertendo40 gli ecclesiastici e spagnuoli, il re di Francia. Rimaneva in mezzo di Milano e Piacenza con eguale distanza la città di Lodi, abbandonata da ciascuno ma saccheggiata prima da Renzo da Ceri, entratovi dentro come soldato de’ viniziani; il quale, per discordie nate tra lui e l’Alviano, avendo prima con protesti e quasi con minaccie ottenuto licenza dal senato, si era condotto con dugento uomini d’arme e con dugento cavalli leggieri agli stipendi del pontefice; ma non potendo così presto seguitarlo i soldati suoi, perché i viniziani proibivano a molti il partirsi di Padova dove erano alloggiati, si era partito da Lodi per empiere41 il numero della compagnia con la quale era stato condotto42. Ma il cardinale sedunense, il quale prima spaventato dalle pratiche che tenevano i suoi col re di Francia e dalla vacillazione della città di Milano, si era fuggito con mille svizzeri a Piacenza e con parte delle genti del duca di Milano, e dipoi andato a Cremona a sollecitare il viceré a farsi innanzi, indirizzatosi al cammino di Milano innanzi che l’esercito franzese gli impedisse quella strada, lasciò alcuni de’ suoi, benché non molto numero, a guardia di Lodi; i quali, come intesono la venuta del re di Francia a Marignano, impauriti l’abbandonorono.
1. gliene significò: glielo comunicò.
2. il consiglio: l’intelletto, la prudenza.
3. non… trattare: pur non interrompendo le trattative.
4. a fatica: appena.
5. i quali… occupassino: dei quali sebbene all’inizio si fossero impadroniti.
6. pure: tuttavia.
7. ritornati… a se medesimi: riusaviti e tornati sulle proprie decisioni.
8. ridussonsi: si ritirarono.
9. Renato, detto il bastardo di Savoia, figlio di Filippo II.
10. Jean (o Étienne) Grolier, tesoriere e ricevitore generale delle finanze di Milano e di Asti.
11. fra: dopo.
12. si distese: si spinse.
13. verde: fresca.
14. Boffalora.
15. non… dichiarazione: non dichiarassero più apertamente la loro posizione.
16. non… guerra: non gli arrecava alcun vantaggio riguardo al risultato della guerra.
17. il… loro: il fatto che si erano dichiarati.
18. acquistata… campagna,: dopo che egli avesse vinto i nemici in battaglia.
19. fusse… riceverlo: sarebbe stata prontissima ad accettare il suo dominio.
20. raccoltigli: accoltili.
21. Abbiategrasso.
22. Némours.
23. desse… condotta di cinquanta lancie: lo assumesse… come capitano di cinquanta lance.
24. con… tempi: in diverse rate dilazionate nel tempo.
25. nominati: indicati (come fruitori e partecipi dell’accordo).
26. feroci: animosi.
27. Monza.
28. essendosi… loro: avendo lasciato il loro esercito.
29. studiosamente: di proposito.
30. Albrecht von Stein, capitano bernese, detto anche in Italia Alberto de la Preda.
31. insegne: schiere.
32. non… turbata: turbata quasi prima di essere conclusa.
33. ambiguità: incertezze.
34. industriosamente: calcolatamele.
35. col… conveniente: adeguatamente provvisto.
36. espedito: armato alla leggera.
37. Nel 203 a. C, durante la seconda guerra punica.
38. implicato: incerto.
39. instruttissimo: fornitissimo.
40. divertendo: impegnando in una diversione.
41. empiere: completare.
42. condotto: assunto.
Sospetti del viceré riguardo all’esercito pontificio. Vana deliberazione degli spagnuoli e dei pontifici di passare il Po. Parole d’incitamento agli svizzeri del cardinale sedunense. Il primo giorno della battaglia fra svizzeri e francesi. Il secondo giorno ed il sopraggiungere dell’Alviano: importanza ed esito della battaglia; sue conseguenze.
Ma mentre che il viceré dimora in sul fiume del Po, e innanzi che Lorenzo de’ Medici giugnesse a Piacenza, fu preso da’ suoi Cintio, mandato dal pontefice al re di Francia; appresso al quale essendo trovati i brevi1 e le lettere credenziali, con tutto che per riverenza di chi lo mandava lo lasciasse subito passare, cominciò non mediocremente a dubitare che la speranza che gli era data, che l’esercito ecclesiastico unito seco passerebbe il fiume del Po, non2 fusse vana; tanto più che, ne’ medesimi dì, si era presentito che Lorenzo de’ Medici avea mandato occultamente uno de’ suoi al medesimo re. La qual cosa non era aliena dalla verità, perché Lorenzo, o per consiglio proprio3 o per comandamento del pontefice, avea mandato a scusarsi se contro a lui conduceva l’esercito, [stretto] dalla necessità che avea di ubbidire al papa; ma che quello che potesse, senza provocarsi la indegnazione del zio e senza maculare l’onore proprio, farebbe ogni opera per sodisfargli, secondo che sempre era stato ed era più che mai il suo desiderio.
Ma come Lorenzo fu arrivato a Piacenza, si cominciò il dì medesimo, tra il viceré e lui e gli uomini che intervenivano a’ consigli loro, a disputare se fusse da passare unitamente il fiume del Po per congiugnersi co’ svizzeri, adducendosi per ciascuno diverse ragioni. Allegavano quegli che confortavano al4 passare, niuna ragione dissuadere l’entrare in Lodi, dove quando fussino si difficulterebbe all’Alviano di unirsi con lo esercito franzese e a loro si darebbe facoltà di unirsi con i svizzeri, o andando verso Milano a trovargli o essi venendo verso loro: e se pure i franzesi si riducessino5, come era fama volevano fare, o fussino già ridotti in sulla strada tra Lodi e Milano, lo avere alle spalle questi eserciti congiunti gli metterebbe in travaglio e pericolo; e anche forse non sarebbe diffìcile, benché con circuito maggiore6, trovare modo di congiugnersi con i svizzeri. Essere questa deliberazione molto utile anzi necessaria alla impresa, e per levare a’ svizzeri tutte le occasioni di nuove pratiche di accordo e per accrescere loro forze, delle quali contro a sì grosso esercito avevano di bisogno, e specialmente di cavalli de’ quali mancavano; ma ricercarlo7, oltre a questo, la fede8 e l’onore del pontefice e del re cattolico, che per la capitolazione erano obligati soccorrere lo stato di Milano, e che tante volte ne avevano data intenzione9 a’ svizzeri, i quali trovandosi ingannati diventerebbono di amicissimi mimicissimi. Ricercare questo medesimo l’interesse degli stati propri, perché perdendo i svizzeri la giornata10 o facendo accordo col re di Francia, non restare in Italia forze da proibirgli11 che e’ non corresse per tutto lo stato ecclesiastico insino a Roma e poi a Napoli. Allegavansi in contrario molte ragioni, e quella massime, non essere credibile che il re non avesse a quella ora mandato genti a Lodi; le quali quando vi si trovassino, sarebbe necessario ritirarsi con vergogna e forse non senza pericolo, potendo avere in uno tempo medesimo i franzesi alle spalle e i viniziani o alla fronte o al fianco, né si potendo senza tempo e senza qualche confusione ripassare il ponte. Il quale partito se il pericolo si comprasse con degno prezzo12 non essere forse da recusare, ma, quando bene entrassino in Lodi abbandonato, che frutto farebbe questo alla impresa? come potersi disegnare13, stando tra Milano e Lodi uno esercito sì potente, o di andare a unirsi co’ svizzeri o ch’i svizzeri andassino a unirsi con loro? Né essere forse sicuro consiglio14 rimettere nelle mani di questa gente temeraria e senza ragione tutte le forze del pontefice e del re cattolico, dalle quali dependeva la salute di tutti gli stati loro; perché si sapeva pure che una grande parte aveva fatto la pace col re di Francia, e che tra questi e gli altri che repugnavano15 erano molte contenzioni16. Finalmente fu deliberato che il giorno prossimo tutti due gli eserciti, espediti17, senza alcuna bagaglia, passassino il Po, lasciate bene guardate Parma e Piacenza per timore dello esercito viniziano; i cavalli leggieri del quale avevano, in quegli dì, scorso e predato per il paese. La quale [deliberazione], secondo che allora credettono molti, da niuna delle parti fu fatta sinceramente; pensando ciascuno, col simulare di volere passare, trasferire la colpa nell’altro senza mettere se stesso in pericolo: perché il viceré, insospettito per la andata di Cintio e sapendo quanto artificiosamente procedeva nelle sue cose il pontefice, si persuadeva la volontà sua essere che Lorenzo non procedesse più oltre; e Lorenzo, considerando quanto malvolentieri il viceré metteva quello esercito in potestà della fortuna, faceva di altri quel giudicio medesimo che da altri era fatto di sé. Cominciorno dopo il mezzogiorno a passare per il ponte le genti spagnuole, dopo le quali doveano incontinente passare gli ecclesiastici; ma avendo per il sopravenire della notte differito necessariamente alla mattina seguente, non solamente non passorno ma il viceré ritornò con l’esercito di qua dal fiume, per la relazione di quattrocento cavalli leggieri i quali, mandati parte dell’uno parte dell’altro esercito per sentire degli andamenti degli inimici, rapportorno che il dì dinanzi erano entrate in Lodi cento lancie de’ franzesi : donde ritornati il viceré e Lorenzo agli alloggiamenti primi, l’Alviano andò coll’esercito suo a Lodi.
Il re, in questo tempo medesimo, andò da Marignano ad alloggiare a San Donato18 tre miglia appresso a Milano; e i svizzeri si ridussono tutti a Milano; tra i quali, essendo una parte aborrenti dalla guerra gli altri alieni dalla concordia, si facevano spessi consigli19 e molti tumulti. Finalmente, essendo congregati insieme, il cardinale sedunense, che ardentissimamente confortava il perseverare nella guerra, cominciò con caldissime parole a stimolargli che senza più differire uscissino fuora il giorno medesimo ad assaltare il re di Francia, non avendo tanto innanzi agli occhi il numero de’ cavalli e delle artiglierie degli inimici che perturbasse la memoria20 della ferocia21 de’ svizzeri e delle vittorie avute contro a’ franzesi.
— Dunque — disse Sedunense — ha la nazione nostra sostenuto tante fatiche, sottopostasi a tanti pericoli, sparso tanto sangue, per lasciare in uno dì solo tanta gloria acquistata, tanto nome, agli inimici stati vinti da noi? Non son questi quegli medesimi franzesi che accompagnati da noi hanno avute tante vittorie? abbandonati da noi sono sempre stati vinti da ciascuno? Non sono questi quegli medesimi franzesi che da piccola gente de’ nostri furono l’anno passato rotti, con tanta gloria, a Novara? Non sono eglino quegli che spaventati dalla nostra virtù, confusi dalla loro grandissima viltà, hanno esaltato insino al cielo il nome degli elvezi, chiaro quando eravamo congiunti con loro, ma fatto molto più chiaro poi che ci separammo da loro? Non avevano quegli che furono a Novara né cavalli né artiglierie, avevano la speranza propinqua del soccorso, e nondimeno, credendo a22 Mottino, ornamento a splendore degli elvezi, assaltatigli valorosamente a’ loro alloggiamenti, andati a urtare23 le loro artiglierie, gli roppono, ammazzati tanti fanti tedeschi che nella uccisione loro straccorono24 l’armi e le braccia: e voi credete che ora ardischino di aspettare quarantamila svizzeri, esercito sì valoroso e sì potente che sarebbe bastante a combattere alla campagna25 con tutto il resto del mondo unito insieme? Fuggiranno, credetemi, alla sola fama della venuta nostra; non avendo avuto ardire di accostarsi a Milano per confidenza della26 loro virtù ma solo per la speranza delle vostre divisioni. Non gli sosterrà la persona o la presenza del re, perché, per timore di non mettere in pericolo o la vita o lo stato, sarà il primo a cercare di salvare sé e dare esempio agli altri di fare il medesimo. Se con questo esercito, cioè con le forze di tutta Elvezia, non ardirete di assaltargli, con quali forze vi rimarrà egli speranza di potere resistere loro? A che fine siamo noi scesi in Lombardia, a che fine venuti a Milano, se volevamo avere paura dello scontro degli inimici? Dove sarebbeno le magnifiche parole, le feroci minaccie usate tutto questo anno? quando ci vantavamo di volere di nuovo scendere in Borgogna, quando ci rallegravamo dello accordo del re di Inghilterra, della inclinazione del pontefice a collegarsi col re di Francia, riputando a gloria nostra quanti più fussino uniti contro allo stato di Milano? Meglio era non avere avute questi anni sì onorate vittorie, non avere cacciato i franzesi d’Italia, essersi contenuti ne’ termini della nostra antica fama, se poi tutti insieme, ingannando l’espettazione di tutti gli uomini, avevamo a procedere con tanta viltà. Hassi oggi a fare giudicio da tutto il mondo se della vittoria di Novara fu cagione o la nostra virtù o [la] fortuna: se mostreremo timore degli inimici sarà da tutti attribuita o a caso o a temerità, se useremo la medesima audacia, confesserà ciascuno essere stata virtù; e avendo, come senza dubbio aremo, il medesimo successo, saremo non solamente terrore della età presente ma in venerazione ancora de’ posteri, dal giudicio e dalle laudi de’ quali sarà il nome de’ svizzeri anteposto al nome de’ romani. Perché di loro non si legge che mai usassino una audacia tale, né che mai conseguissino vittoria alcuna con tanto valore, né che mai senza necessità eleggessino di combattere contro agli inimici con tanto disavvantaggio; e di noi si leggerà la battaglia fatta presso a Novara, dove con poca gente, senza artiglierie senza cavalli, mettemmo in fuga uno esercito poderoso e ordinato di tutte le provisioni27 e guidato da due famosi capitani, l’uno senza dubbio il primo di tutta Francia l’altro il primo di tutta Italia. Leggerassi la giornata fatta a San Donato, con le medesime difficoltà dalla parte nostra, contro alla persona d’uno re di Francia, contro a tanti fanti tedeschi : i quali quanto più numero sono tanto più sazieranno l’odio nostro, tanto maggiore facoltà ci daranno di spegnere in perpetuo la loro milizia, tanto più asterranno da volere temerariamente fare concorrenza nell’armi co’ svizzeri. Non è certo, anzi per molte difficoltà pare impossibile, che il viceré e le genti della Chiesa si unischino con noi: però, a che proposito aspettargli? Né è necessaria la loro venuta, anzi ci debbe essere grato28 questo impedimento, perché la gloria sarà tutta nostra, saranno tutte nostre tante spoglie tante ricchezze che sono nello esercito inimico. Non volle Mottino che la gloria si comunicasse, non che a altri, a’ nostri medesimi29 ; e noi saremo sì vili, sì disprezzatori della nostra ferocia che, quando bene potessino venire a unirsi, volessimo aspettare di comunicare tanta laude tanto onore co’ forestieri? Non ricerca30 la fama de’ svizzeri, non ricerca lo stato delle cose che si usi più dilazione o si facci più consigli. Ora è necessario uscire fuora, ora è necessario di andare ad assaltare gli inimici. Hanno a consultare i timidi31, che pensano non a opporsi a’ pericoli ma a fuggirgli, ma a gente feroce e bellicosa come la vostra appartiene presentarsi allo32 inimico subito che si è avuto vista di lui33. Però, con l’aiuto di Dio che con giusto odio perseguita la superbia de’ franzesi, pigliate con la consueta animosità le vostre picche, date ne’34 vostri tamburi ; andianne subito senza interporre una ora di tempo, andiamo a straccare l’armi nostre, a saziare il nostro odio col sangue di coloro che per la superbia loro vogliono vessare ognuno ma per la loro viltà restano sempre in preda di ciascuno. —
Incitati da questo parlare, prese subito furiosamente le loro armi, e come furono fuora della porta Romana messisi co’ loro squadroni in ordinanza, ancor che non restasse molto del giorno, si avviano verso l’esercito franzese, con tanta allegrezza e con tanti gridi che chi non avesse saputo altro arebbe tenuto per certo che avessino conseguito qualche grandissima vittoria; i capitani stimolavano i soldati a camminare, i soldati gli ricordavano35 che a qualunque ora si accostassino allo alloggiamento degli inimici dessino subito il segno della battaglia; volere coprire il campo di corpi morti, volere quel giorno spegnere il nome de’ fanti tedeschi, e di quegli massime che, pronosticandosi la morte, portavano per segno le bande nere. Con questa ferocia accostatisi agli alloggiamenti de’ franzesi, non restando più di due ore di quel dì36, principiorono il fatto d’arme, assaltando con impeto incredibile le artiglierie e i ripari; col quale impeto, appena erano arrivati che avevano urtato e rotto le prime squadre e guadagnata una parte dell’artiglierie: ma facendosi loro incontro la cavalleria e una grande parte dello esercito, e il re medesimo cinto da uno valoroso squadrone di gentiluomini, essendo alquanto raffrenato tanto furore, si cominciò una ferocissima battaglia; la quale con vari eventi e con gravissimo danno delle genti d’arme franzesi, le quali furono piegate37, si continuò insino a quattro ore della notte, essendo già restati morti alcuni de’ capitani franzesi, e il re medesimo percosso da molti colpi di picche. Quivi38, non potendo più né l’una né l’altra parte tenere per la stracchezza l’armi in mano, spiccatisi39 senza suono di trombe senza comandamento de’ capitani, si messono i svizzeri ad alloggiare nel campo medesimo, non offendendo più l’uno l’altro ma aspettando, come con tacita tregua, il prossimo sole; ma essendo stato tanto felice il primo assalto de’ svizzeri, a’ quali il cardinale fece, come furno riposati, condurre vettovaglie da Milano, che per tutta Italia corsono i cavallari40 a significare41 i svizzeri avere messo in fuga l’esercito degli inimici.
Ma non consumò inutilmente il re quel che avanzava della notte; perché, conoscendo la grandezza del pericolo, attese42 a fare ritirare a’ luoghi opportuni e a l’ordine debito43 l’artiglierie, a fare rimettere in ordinanza le battaglie44 de’ lanzchenech e de’ guasconi, e la cavalleria ai suoi squadroni. Sopravenne il dì : al principio del quale i svizzeri, disprezzatori non che dello esercito franzese ma di tutta la milizia d’Italia unita insieme, assaltorono con l’impeto medesimo e molto temerariamente gli inimici; da’ quali raccolti45 valorosamente, ma con più prudenza e maggiore ordine, erano percossi parte dalle artiglierie parte dal saettune de’ guasconi, assaltati ancora da i cavalli, in modo che erano ammazzati da fronte e dai lati. E sopravenne, in sul levare del sole, l’Alviano; il quale, chiamato la notte dal re, messosi subito a cammino co’ cavalli leggieri e con una parte più espedita dello esercito, e giunto quando era più stretto46 e più feroce il combattere e le cose ridotte in maggiore travaglio e pericolo, seguitandolo dietro di mano in mano il resto dello esercito, assaltò con grande impeto i svizzeri alle spalle. I quali, benché continuamente combattessino con grandissima audacia e valore, nondimeno, vedendo sì gagliarda resistenza e sopragiugnere l’esercito viniziano, disperati potere ottenere la vittoria, essendo già stato più ore sopra la terra il sole, sonorono a raccolta; e postesi in sulle spalle l’artiglierie che aveano condotte seco voltorno gli squadroni, ritenendo47 continuamente la solita ordinanza48 e camminando con lento passo verso Milano: e con tanto stupore de’ franzesi che, di tutto l’esercito, ninno né de’ fanti né de’ cavalli ebbe ardire di seguitargli. Solo due compagnie delle loro, rifuggitesi in una villa49, vi furono dentro abbruciate da i cavalli leggieri de’ viniziani. Il rimanente dello esercito, intero nella sua ordinanza e spirando la medesima ferocia nel volto e negli occhi, ritornò in Milano; lasciati per le fosse, secondo dicono alcuni, quindici pezzi di artiglieria grossa, che avevano tolto loro nel primo scontro, per non avere comodità di condurla.
Affermava il consentimento comune di tutti gli uomini non essere stata per moltissimi anni in Italia battaglia più feroce e di spavento maggiore; perché, per l’impeto col quale cominciorono l’assalto i svizzeri e poi per gli errori della notte50, confusi gli ordini51 di tutto l’esercito e combattendosi alla mescolata senza imperio e senza segno, ogni cosa era sottoposta meramente alla fortuna; il re medesimo, stato molte volte in pericolo, aveva a riconoscere la salute più dalla virtù propria e dal caso che dall’aiuto de’ suoi52 ; da’ quali molte volte, per la confusione della battaglia e per le tenebre della notte, era stato abbandonato. Di maniera che il Triulzio, capitano che avea vedute tante cose, affermava questa essere stata battaglia non d’uomini ma di giganti; e che diciotto battaglie alle quali era intervenuto erano state a comparazione di questa, battaglie fanciullesche. Né si dubitava che se non fusse stato l’aiuto delle artiglierie era la vittoria de’ svizzeri, che, entrati nel primo impeto53 dentro a’ ripari de’ franzesi, tolto la più parte delle artiglierie, avevano sempre acquistato di terreno; né fu di poco momento54 la giunta dell’Alviano, che sopravenendo in tempo che la battaglia era ancor dubbia dette animo a i franzesi e spavento a i svizzeri, credendo essere con lui tutto l’esercito viniziano. Il numero de’ morti, se mai fu incerto in battaglia alcuna, come quasi sempre è in tutte, fu in questa incertissimo; variando assai gli uomini nel parlarne, chi per passione chi per errore. Affermorono alcuni essere morti de’ svizzeri più di quattordicimila; altri dicevano di dieci, i più moderati di ottomila, né mancò chi volesse ristrignergli a tremila; capi tutti ignobili55 e di nomi oscuri. Ma de’ franzesi morirno, nella battaglia della notte, Francesco fratello del duca di Borbone56, Imbricort57, Sanserro58, il principe di Talamonte figliuolo del la Tramoglia59, Boisì nipote già del cardinale di Roano60, il conte di Sasart61, Catelart di Savoia62, Busichio63 e Moia64 che portava la insegna de’ gentiluomini del re; tutte persone chiare per nobiltà e grandezza di stati o per avere gradi onorati nello esercito. E del numero de’ morti di loro si parlò, per le medesime cagioni, variamente; affermando alcuni esserne morti seimila, altri che non più di tremila: tra’ quali morirno alcuni capitani de’ fanti tedeschi.
Ritirati che furono i svizzeri in Milano, essendo in grandissima discordia o di convenire65 col re di Francia o di fermarsi alla difesa di Milano, quegli capitani i quali prima avevano trattata la concordia, cercando cagione meno inonesta66 di partirsi, dimandorono danari a Massimiliano Sforza, il quale era manifestissimo essere impotente a darne; e dipoi tutti i fanti, confortandogli a questo Rostio67 capitano generale, si partirono il dì seguente per andarsene per la via di Como al paese loro, data speranza al duca di ritornare presto a soccorrere il castello, nel quale rimanevano mille cinquecento svizzeri e cinquecento fanti italiani. Con questa speranza Massimiliano Sforza, accompagnato da Giovanni da Gonzaga e da Ieronimo Morone e da alcuni altri gentiluomini milanesi, si rinchiuse nel castello, avendo consentito, benché non senza difficoltà, che Francesco duca di Bari suo fratello se ne andasse in Germania; e il cardinale sedunense andò a Cesare per sollecitare il soccorso, data la fede di ritornare innanzi passassino molti dì; e la città di Milano, abbandonata d’ogni presidio, si dette al re di Francia, convenuta68 di pagargli grandissima quantità di danari : il quale recusò di entrarvi mentre si teneva per69 gli inimici il castello, come se70 a re sia indegno entrare in una terra che non sia tutta in potestà sua. Fece il re, nel luogo nel quale aveva acquistato la vittoria, celebrare tre dì solenni messe, la prima per ringraziare Dio della vittoria, l’altra per supplicare per la salute de’ morti nella battaglia, la terza per pregarlo che concedesse la pace; e nel luogo medesimo fece a perpetua memoria edificare una cappella71. Seguitorno la fortuna della vittoria72 tutte le terre e le fortezze del ducato di Milano, eccetto il castello di Cremona e quello di Milano : alla espugnazione del quale essendo preposto Pietro Navarra, affermava (non senza ammirazione di tutti, essendo il castello fortissimo, abbondante di tutte le provisioni necessarie a difendersi e a tenersi, e dove erano dentro più di dumila uomini da guerra) di espugnarlo in minore tempo d’uno mese.
1. i brevi: le lettere pontifìcie.
2. dubitare che… non: temere che.
3. per… proprio: per sua personale decisione.
4. confortavano al: consigliavano di.
5. si riducessino: si ritirassero.
6. con… maggiore: facendo un giro più lungo.
7. ricercarlo: imporre di fare così.
8. la fede: la lealtà.
9. ne… intenzione: lo avevano promesso.
10. la giornata: la battaglia.
11. da proibirgli: in grado di impedirgli.
12. si… prezzo: fosse ripagato da una degna contropartita.
13. disegnare: progettare.
14. sicuro consiglio: decisione priva di rischi.
15. repugnavano: si opponevano.
16. molte contenzioni: molti contrasti.
17. espediti: armati alla leggera.
18. San Donato Milanese.
19. spessi consigli: frequenti consultazioni.
20. non… memoria: senza badare alla quantità di cavalli e di artiglierie dei nemici tanto da offuscare in se stessi il ricordo.
21. della ferocia: del valore.
22. credendo a: seguendo fiduciosamente.
23. a urtare: ad attaccare.
24. straccorono: stancarono.
25. alla campagna: in campo aperto.
26. per… della: per fiducia nella.
27. ordinato… provisioni:provvisto di tutto.
28. ci… grato: dobbiamo considerare come un fatto positivo.
29. si comunicasse.,. medesimi: che la gloria fosse divisa non solo con gli stranieri, ma nemmeno con gli stessi svizzeri.
30. Non ricerca: non permette.
31. i timidi: i paurosi, i vili.
32. appartiene… allo: spetta sfidare il.
33. subito… lui: appena lo si è avvistato.
34. date ne’: percuotete i.
35. gli ricordavano: raccomandavano loro (ai capitani).
36. 13 settembre 1515.
37. furono piegate: furono costrette a ripiegare.
38. Quivi: a questo punto,
39. spiccatisi: separatisi.
40. i cavallari: i messi.
41. significare: comunicare.
42. attese: provvide.
43. a… debito: a piazzare debitamente.
44. le battaglie: le squadre.
45. raccolti: fronteggiati.
46. più stretto: più accanito.
47. ritenendo: conservando.
48. la… ordinanza: il medesimo schieramento di battaglia.
49. in una villa: in un villaggio.
50. per… notte: per gli spostamenti sbagliati derivati dalla scarsa visibilità della notte.
51. gli ordini: lo schieramento.
52. aveva… suoi: doveva attribuire la sua salvezza più al proprio valore e al caso che all’aiuto dei suoi soldati.
53. impeto: assalto.
54. di poco momento: poco determinante.
55. ignobili: plebei.
56. François de Bourbon, duca di Châtellerault.
57. Adrien de Brimeu, signore di Imbercourt.
58. Charles de Bueil, conte di Sancerre.
59. Charles de la Tremoїlle, figlio di Louis de la Tremoїlle e principe di Talmont.
60. A Marignano morirono due nipoti del cardinale d’Amboise: Jacques d’Amboise signore di Bussy e Pierre Gouffier signore di Boisy.
61. Personaggio non identificato.
62. Probabilmente François de Gingins, barone di Châtelard e signore di Sarraz.
63. Personaggio di difficile identificazione.
64. Jean de Mouy (o Moy), signore di Meilleraie, governatore di Beauvais e Coucy.
65. di convenire: se fare accordo.
66. inonesta: disonorevole.
67. Max (o Marx) Roїst (o Roüst), sindaco di Zurigo.
68. convenuta: dopo aver concordato.
69. si teneva per gli: era in possesso degli.
70. come se: va inteso nel senso di «sembrandogli che».
71. Nel 1518.
72. Seguitorono… vittoria: si arresero ai vincitori.