1483 |
(6 marzo) Nasce a Firenze Francesco Guicciardini. Nell’infanzia, come egli stesso racconta nelle Ricordanze, si dedicò, seguendo la volontà del padre Piero, discepolo e amico di Marsilio Ficino, «a studiare cose di umanità, ed oltre alle lettere latine» imparò anche «qualche cosa di greco», studiò «assai bene» aritmetica ed ebbe qualche nozione di logica «benché poca» . |
1499-1505 |
Studiò legge, prima a Firenze (1499-1500), poi a Ferrara (1500-1502) e infine a Padova (1502-1505), tornando poi a Firenze. |
1505 |
(15 novembre) Si addottorò «nel capitolo di San Lorenzo, nel collegio dello studio pisano, solo in ragione civile». Iniziò quindi subito ad esercitare l’avvocatura con un certo successo : «ed ebbi più condizione assai che non si aspettava alla età mia ed al numero de’ dottori che erano in Firenze ed alle poche cause che ci erano rispetto a’ tempi avversi che correvano, ed a comparazione ancora degli altri dottori giovani» . |
1508 |
Sposò Maria Salviati, figlia di Alamanno Salviati, esponente in vista del partito antisoderiniano, e nello stesso anno iniziò a scrivere quelle che dal primo editore ottocentesco, il Canestrini, furono intitolate le Storie fiorentine. |
1511 |
Il 17 ottobre venne eletto ambasciatore in Spagna presso Ferdinando il Cattolico; partì da Firenze il 29 gennaio 1512 e vi ritornò alla fine del 1513, quando da circa un anno vi erano rientrati i Medici, appoggiati dalle truppe ispano-pontificie. Al soggiorno spagnolo risalgono, oltre alla Relazione di Spagna, vari discorsi: Del modo di ordinare il governo popolare, Sulle condizioni d’Italia dopo la giornata di Ravenna, Sulle mutazioni seguite in Italia dopo la giornata di Ravenna e i due discorsi pro e contro la venuta in Italia del Gran Capitano; è sempre in questo periodo che nasce il primo nucleo dei Ricordi. |
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Tornato a Firenze riprese ad esercitare l’avvocatura e ricoprì anche alcune cariche pubbliche nominalmente importanti ma ormai destituite di ogni effettiva autorità dal governo mediceo. |
1514 |
Membro degli Otto di Balìa. |
1515 |
Membro della Signoria. In questo periodo scrisse i due discorsi su come assicurare lo stato ai Medici. |
1516 |
Viene nominato da Leone X governatore di Modena. |
1517 |
Alla carica precedente si aggiunge il governatorato di Reggio. |
1521 |
Viene nominato commissario generale dell’esercito pontificio, alleato di Carlo V contro i Francesi; si sposta quindi in Lombardia, dove assiste all’assedio e alla presa di Milano. È durante il soggiorno in Lombardia che comincia a scrivere il Dialogo del reggimento di Firenze. |
1522 |
(novembre) Muore Leone X e il Guicciardini, tornato in Romagna, deve fronteggiare a Parma l’assalto dei Francesi, in una situazione resa particolarmente difficile dalla vacanza della sedia apostolica. |
1523 |
Dopo la breve parentesi del pontificato di Adriano VI (gennaiosettembre 1522), viene eletto papa il cardinale Giulio de’ Medici, col nome di Clemente VII, che nomina il Guicciardini presidente di Romagna. |
1525-1526 |
Gli avvenimenti incalzano: il 24 febbraio 1525 i Francesi vengono sconfitti a Pavia e Francesco I cade prigioniero, per ottenere poi la libertà a condizioni durissime nel gennaio 1526, col trattato di Madrid. Iniziano così le trattative e i sondaggi francesi presso alcuni alleati di Carlo V, allo scopo di preparare una lega anti-imperiale; la guerra sembra prendere una nuova piega e pare possibile impedire la vittoria definitiva di Carlo V, il cui strapotere comincia a far paura anche ai suoi alleati. È appunto in concomitanza con questi avvenimenti che Guicciardini si sposta a Roma, come consigliere dell’incerto Clemente VII, il quale, prima alleato di Carlo V, aveva cominciato già prima della battaglia di Pavia ad avere alcuni contatti con la Francia, e continuava a barcamenarsi tra le due potenze senza decidersi a prendere una risoluzione definitiva. Guicciardini è nettamente favorevole ad un intervento del pontefice nella lega anti-imperiale, per una serie di motivi: pericolo del dominio esclusivo di Carlo V in Italia, che porterebbe ad una vera e propria sottomissione di tutti gli stati italiani; necessità di salvaguardare la dignità dello stato pontificio prendendo una decisione ferma, speranza in una vittoria della lega, consapevolezza che ad ogni modo questa è l’unica possibilità per evitare il trionfo assoluto e incontrastato dell’imperatore. Motivi che vengono tutti chiaramente e minutamente esposti, oltre che nelle lettere di questo periodo, nei due discorsi a Clemente VII sull’argomento. |
1527-28 |
Pare che Guicciardini abbia avuto non poco peso sulla decisione del pontefice, il quale finisce con l’aderire alla lega di Cognac, e nomina Guicciardini luogotenente generale dell’esercito e dello stato pontificio. Guicciardini si sposta quindi in Lombardia, insieme alle truppe della lega poste sotto il comando di Giovanni Maria della Rovere, duca di Urbino. Il luogotenente pontificio si prodiga non poco per il successo dell’impresa, ma questa, dopo un inizio incerto e disordinato, si conclude con il sacco di Roma (6 maggio). (16 maggio) Firenze si ribella ai Medici e restaura la repubblica. (25 giugno) Guicciardini torna nella città, dove è stato eletto gonfaloniere il moderato Niccolò Capponi. Inizia per lui un periodo assai poco roseo: sospettato per la sua attività svolta fino a quel momento in favore dei Medici, i contatti con il governo repubblicano gli sono resi alquanto difficili, anche a causa del progressivo affermarsi al potere dell’elemento popolano, che riesce a scavalcare e a dominare la classe ottimatizia. Al Guicciardini vengono imposte pesanti tasse e, nello stesso tempo, viene accusato di aver rubato il danaro destinato alle paghe dei soldati. Egli riesce, attraverso un minuto rendiconto dei bilanci, a discolparsi dell’accusa; ma continua ad essere escluso dalle cariche pubbliche ed è costretto a ritirarsi a vita privata, nella villa di Finocchieto, dove scrive le tre orazioni che più direttamente si riferiscono agli avvenimenti di quell’anno: Consolatoria, Accusatoria, Defensoria. In seguito si trasferisce nella villa di Santa Margherita a Montici, più vicina dell’altra a Firenze, dalla quale spesso si reca in città per assistere alle sedute del Consiglio Grande. Inizia intanto a lavorare ad un’opera storica, che rimarrà però in gran parte allo stato di abbozzo: una storia di Firenze, per la quale si avvale di un ampio studio e di una minuta discussione di fonti. Quest’opera, pubblicata per la prima volta dal Ridolfi nel 1945 col titolo di Cose fiorentine, rimane importante soprattutto come testimonianza del metodo di lavoro del Guicciardini. Nello stesso periodo di quasi totale inattività politica si dedica anche alla revisione dei Ricordi. |
1529 |
Clemente VII conclude il 29 giugno il trattato di Barcellona con Carlo V, il quale si impegna a rimettere i Medici in Firenze, e nel settembre le truppe imperiali guidate dal principe di Orange giungono a Cortona. A Firenze il governo è nelle mani degli Arrabbiati, decisi a difendere la città; il Guicciardini, nuovamente sospettato dalla repubblica, era prima tornato a Finocchieto e poi aveva preso la via di Bologna, per incontrarsi col papa, il quale andava ad incoronare Carlo V. (12 ottobre) Inizia l’assedio di Firenze, e il Guicciardini, che si trova a Bologna con Clemente VII, viene accusato di aver tramato contro la repubblica ed invitato a presentarsi in giudizio; si trasferisce poi a Lucca, mentre a Firenze lo condannano in contumacia e confiscano tutti i suoi beni. Guicciardini va a Roma, passando denitivamente dopo questi fatti dalla parte del papa e dei nemici della repubblica. Risalgono a questo periodo romano le Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli e la redazione definitiva dei Ricordi. |
1530 |
Firenze capitola il 12 agosto a condizioni onorevoli, per cui conserva il governo repubblicano. Ma i patti non vengono osservati, poiché i membri della Signoria sono subito sostituiti e alle istituzioni repubblicane è tolta ogni effettiva autorità. A «riformare» la città viene mandato il Guicciardini, il quale agisce con notevole severità e durezza contro i membri del precedente governo, e rimane in Firenze dal 24 settembre 1530 al 20 giugno 1531, giorno in cui parte per Bologna, essendone stato nominato governatore da Clemente VII. Poco dopo i Medici rientrano definitivamente a Firenze nella persona di Alessandro, figlio di Lorenzo, duca di Urbino. Nell’aprile 1532 Guicciardini torna ancora nella città a riordinarvi il governo, per volere del papa. |
1533-I537 |
Morto Clemente VII nel settembre del 1534 ed eletto papa Paolo III, Guicciardini viene sostituito al governo di Bologna e torna a Firenze, dove è consigliere del duca Alessandro fino al gennaio 1537, quando viene assassinato da Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici. Passato il potere a Cosimo de’ Medici, Guicciardini si adopera senza risultati per limitarne l’autorità, mediante una politica tendente a bilanciare il potere del signore con una forte presenza di consiglieri. Ma l’atteggiamento di Cosimo diviene sempre più chiaramente assolutistico, e Guicciardini, consapevole di non potere ormai avare alcun peso politico in Firenze, si ritira definitivamente a vita privata. |
1538 |
Rifiuta l’offerta, fattagli da Paolo III, di un governo negli stati della Chiesa, e si dedica quasi unicamente alla composizione della Storia d’ltalia. |
1539 |
Colpito da apoplessia nel luglio, continua l’opera, che riesce a terminare prima della morte. |
1540 |
Muore il 21 maggio. |