Sam era ufficialmente nauseata dagli ospedali. In particolare, era nauseata dal George Washington University Hospital, dove ultimamente aveva trascorso troppo tempo. Ora che Brooke era a casa e che Gonzo stava migliorando di giorno in giorno, era più che ansiosa di lasciarsi alle spalle quel posto. Purtroppo, però, non era possibile.
Suo padre era appena entrato in sala operatoria per rimuovere il proiettile che quasi tre anni prima lo aveva reso tetraplegico. Al tempo dell'incidente, i medici avevano detto loro che era troppo rischioso tentare di rimuovere il proiettile. Negli ultimi mesi, però, il proiettile aveva iniziato a muoversi e ora i medici ritenevano che dovesse essere tolto da lì prima che causasse altri danni. E così Sam era di nuovo in ospedale, in attesa dell'esito di un altro intervento chirurgico.
Dal momento che non c'era altro da fare che aspettare, dietro sua insistenza, Nick era andato al lavoro. Quel giorno il Congresso riapriva i battenti dopo l'interruzione per la festa del Ringraziamento. Il venerdì precedente, il vicepresidente Gooding aveva rassegnato le dimissioni e si facevano ipotesi su chi avrebbe scelto il Presidente per sostituirlo. L'attenzione era concentrata su Nick, il quale era in attesa che Nelson rendesse ufficiale la notizia della sua nomina.
Suo marito sarebbe diventato vicepresidente degli Stati Uniti, se avesse ottenuto l'approvazione del Congresso, che era tutt'altro che scontata. Sam continuava a ripetersi che la sua vita non sarebbe cambiata drasticamente, ma nutriva seri dubbi in proposito. Ciò nonostante, aveva deciso di vivere quell'esperienza e di stare a vedere come sarebbe andata. Cos'altro avrebbe potuto fare? Fino a quando non fosse stata costretta a lasciare il suo lavoro o a cambiare la sua vita, poteva tollerare di essere la Second Lady, no?
«Meglio non pensarci» disse tra sé, entrando in ascensore per andare a far visita a Gonzo, mentre suo padre si trovava sotto i ferri.
Bussò alla porta e fece capolino. «Non è che ti stanno lavando o cose del genere?»
«Già fatto» rispose lui, la voce ancora flebile, ma già più alta del giorno prima. «E devo dire che è stato anche piacevole, l'infermiera era molto carina.»
Sam entrò e si chiuse la porta alle spalle. «Bene, a quanto pare sai vedere il lato positivo della situazione.»
A parte il grosso cerotto sul collo e l'insolito pallore, Gonzo non aveva un brutto aspetto, mentre azionava il meccanismo per sollevare il letto in modo da poterla guardare meglio. «Era l'unico modo che avevo per prendermi qualche giorno di vacanza dal lavoro. La squadra omicidi non si ferma mai.»
«Questo è vero.»
«Skip è in sala operatoria?»
«Sì.»
«E tu sei terrorizzata.»
«Cosa? Io terrorizzata?»
«Andrà tutto bene, Sam. Skip è una roccia, quasi come sua figlia.»
«Se lo dici tu...» Sam si sedette, appoggiando i piedi sull'intelaiatura del letto. «Dov'è Christina?»
«L'ho mandata a casa a dormire in un vero letto. È esausta.»
«Ha dimostrato una grande forza. Forse ti ama davvero.»
Un gran sorriso illuminò il viso di Gonzo. «Pare proprio di sì, eh?» Poi, mentre tentava di trovare una posizione più comoda, si lasciò sfuggire una smorfia di dolore.
«Hai bisogno che ti sistemi il cuscino?»
«Non sono invalido.»
«Grazie a Dio.»
«Non sei il tipo adatto per assistere una persona a letto.»
«Nick non la pensa così.» Sam inarcò ripetutamente le sopracciglia con espressione allusiva.
«Non voglio sapere altro. A proposito di Nick... ho sentito girare un paio di voci sul suo conto.»
«Il figlio non è suo.»
«Ah-ah-ah, molto divertente, quasi quanto te nel ruolo di Second Lady.»
«Devo dire che la cosa mi terrorizza.»
«Allora è vero?»
«A quanto pare...»
«È incredibile, Sam! Dovrai lasciare il lavoro?»
«Assolutamente no! È già stato tutto deciso, potrò continuare a svolgere il mio lavoro senza la protezione del Servizio Segreto.»
«Wow, fantastico!»
«Ci tenevano molto ad avere Nick e hanno saputo toccare i tasti giusti.»
«Quando l'annuncio ufficiale?»
«Domani. Alla Casa Bianca.»
«Cristo santo, devi andarci anche tu?»
«Be'... sì. Mio marito sarà nominato vicepresidente degli Stati Uniti, è naturale che si aspetti che io sia presente.»
«Non prendertela con me solo perché te la stai facendo sotto.»
«Non me la sto facendo sotto!»
Gonzo scoppiò a ridere, ma se ne pentì immediatamente. «Non farmi ridere! Mi fa male.»
«Non dire cazzate e io non ti farò ridere.»
«Le persone che vengono a trovarmi di solito sono gentili con me.»
«Io non sono una delle tante.»
«Ah, no, non lo sei di sicuro!»
«Sono così felice che tu non sia morto, Gonzo. Sarebbe stata una perdita inconsolabile per tutti noi.»
«Oh, grazie!»
«Dico davvero... lo sai.»
«Lo so. I medici hanno detto che sarebbe bastato un millimetro più a sinistra per mandarmi all'altro mondo.»
Sam rabbrividì al pensiero di quanto fossero stati vicini a perderlo. «Ne sono capitate tante. Possiamo dire che nelle ultime settimane non abbiamo consumato la nostra dose di fortuna.»
«Decisamente. Vuol dire che ne è rimasta tanta per tuo padre.»
«Speriamo...» Sam e Gonzo si scambiarono battute salaci per un'altra ora prima del ritorno di Christina. Poi Sam li salutò e tornò in sala d'attesa nella speranza di avere qualche notizia di suo padre.
«Ancora niente» disse Celia, quando la vide arrivare.
La seconda moglie di suo padre era tesa come una corda di violino per la preoccupazione, e questo rese Sam ancora più agitata. Celia era infermiera: se era in ansia lei, dovevano esserlo anche loro, giusto?
«Andiamo a prendere una boccata d'aria» propose Sam alle sue sorelle. «Torneremo tra poco» disse poi a Celia.
Le tre sorelle presero l'ascensore fino al pianterreno e uscirono nella gelida aria di novembre.
«L'attesa è snervante» disse Angela dando voce al pensiero di tutte.
«Ho bisogno di fumare» aggiunse Tracy. «Qualcuno ha una sigaretta?»
Angela e Sam scossero la testa.
«Perché abbiamo smesso di fumare?» chiese Tracy. «Di chi è stata l'idea geniale?»
«Dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, credo» rispose Angela.
«Be', è stata un'idea stupida.»
«Molto stupida» concordò Sam. Aveva smesso di fumare da anni e a parte qualche tiro di sigaretta occasionale insieme alle sue sorelle, non aveva mai più fumato da allora e non ne sentiva la mancanza. Quasi mai. In quel momento, però, doveva dare ragione a Tracy... una sigaretta avrebbe alleggerito la tensione.
«Andrà tutto bene, vero?» chiese Angela.
«Non lo so» rispose Tracy. «Proprio non lo so.»
«Sono così contenta di aver passato uno splendido giorno del Ringraziamento insieme a lui!» intervenne Sam. «Qualsiasi cosa accadrà oggi, è entrato in sala operatoria sapendo quanto tutti lo amano.» Per tutta la giornata di festa, membri del dipartimento di polizia - ancora in servizio e in pensione - erano passati da casa loro per salutare Skip e fargli gli auguri per l'intervento.
«Sembrava una veglia funebre» fu il commento di Angela.
«Non è stata una veglia funebre!» sbottò Sam con veemenza, e subito se ne pentì. «È stato solo un gruppo di amici che ha voluto passare ad augurargli in bocca al lupo, tutto qui.»
«Sì, scusa» mormorò Angela, «è che sono molto stressata, e so che anche voi lo siete.»
Tracy l'abbracciò e tese la mano a Sam.
«Andrà tutto bene» disse Sam. «Deve andare bene.» L'alternativa era qualcosa con cui non era pronta a confrontarsi e, probabilmente, non lo sarebbe mai stata.
Il tempo scorreva lentamente, con una lentezza tale da indurre Sam a chiedersi se l'orologio non stesse procedendo a ritroso.
Dopo il lavoro, Nick passò da loro in ospedale con quattro caffè che Sam, le sue sorelle e Celia accettarono di buon grado, felici di aver qualcos'altro da fare per cinque minuti oltre che preoccuparsi della lunghezza dell'intervento.
I medici avevano detto loro che sarebbe durato circa cinque ore. Ora, dopo sette ore, iniziavano ad avere i nervi a pezzi.
Nick prese Sam per mano, posò il caffè su un tavolino e la portò in un angolo della sala d'attesa, dove la prese tra le braccia.
Lei gli infilò le mani sotto la giacca. «Era esattamente ciò di cui avevo bisogno.»
«Me lo sentivo.»
Inalando il suo profumo, Sam cercò di rilassarsi. Qualsiasi cosa fosse accaduta, avrebbe trovato il modo di superarla, consapevole che Nick sarebbe stato sempre al suo fianco. Quella era l'unica cosa di cui quel giorno aveva l'assoluta certezza.
«Sam...» Quell'unica parola pronunciata da Tracy racchiudeva un mondo di significati.
Tenendo Nick per mano, seguì sua sorella, decisa ad affrontare ciò che la vita aveva in serbo per lei con la forza e il coraggio che suo padre le aveva instillato.
Il neurochirurgo attese che fossero tutti presenti prima di parlare. «L'intervento è andato come speravamo, ma è stato lungo e complesso e per il momento non sappiamo ancora cosa aspettarci.»
«Riguardo all'intervento o alla paralisi?» chiese Sam.
«A entrambi.»
«È ancora in pericolo di vita?» domandò Angela.
«L'intervento lo ha superato, e questo è positivo. Il resto non dipende da noi.»
«Grazie, dottore» disse Celia. «Vi siamo grati per avergli dato un'altra possibilità.»
«Vi informeremo quando sarà trasferito in camera.»
Sam si allontanò dalla sua famiglia per seguire il medico. «Dottore, riguardo al proiettile...»
«Lo abbiamo messo nel sacchetto delle prove. Cosa dobbiamo farne?»
«A breve manderò qualcuno a ritirarlo. Le chiedo la cortesia di fare in modo che non venga perso o manomesso.»
«Lo terrò io.» Il medico le porse il suo biglietto da visita. «Mi chiami quando verranno a ritirarlo.»
«Grazie.» Il medico si allontanò e Sam telefonò subito all'agente Hill, il quale rispose al primo squillo. Sam si disse che non doveva dare per scontato che stesse aspettando la sua chiamata. «Mio padre è uscito dalla sala operatoria.»
«Arrivo subito.»
«Grazie.»
Avery arrivò poco dopo e li trovò ancora riuniti nella sala d'attesa. Non appena lo vide, Sam telefonò al medico, che promise di raggiungerli al più presto.
«Grazie per essere venuto» disse Sam al collega.
«Nessun problema. Lui come sta?»
«Ha superato l'intervento, è già un buon segno.»
«Sono contento di sapere che è andato bene. Senatore, le mie congratulazioni» disse poi Hill, rivolto a Nick.
«Grazie... spero.»
Tutti risero della risposta di Nick, e questo contribuì ad alleggerire un po' la tensione.
Pochi minuti dopo arrivò il medico con la busta delle prove contenente il proiettile che tre anni prima aveva cambiato radicalmente la loro vita. Sam lo osservò con interesse, ma trattenendosi dal toccarlo. La catena di custodia era importante e non voleva fare nulla che potesse inquinare l'unica prova sostanziale che possedevano sul caso irrisolto di suo padre.
«Questo è l'agente speciale Avery Hill dell'FBI» disse Sam al chirurgo. «Ritirerà lui il proiettile.»
«Devo farle firmare un paio di documenti, dottore» comunicò Hill.
«Certo.»
Avery tirò fuori i documenti, su cui il medico appose la sua firma, prima di restituirglieli insieme alla busta contenente il proiettile.
«Lo porto in laboratorio e dirò loro di esaminarlo con urgenza, ma in questo periodo dell'anno ci vorranno almeno un paio di settimane.»
«Capisco... grazie ancora.»
«Fa' i miei migliori auguri a tuo padre.»
«Grazie.»
Mentre Hill si allontanava, Sam ripose in lui - e nel laboratorio dell'FBI - tutta la sua fiducia, nella speranza di ottenere le risposte che attendevano da troppo tempo.
«E adesso?» chiese Nick, circondandole le spalle.
«Adesso aspettiamo.»
La sveglia suonò alle sei, ma Sam finse di non averla sentita. Si rannicchiò sotto le coperte sognando che una bacchetta magica potesse trasportare lei, Nick e Scotty su un'isola deserta, dove sarebbero potuti stare sempre insieme. Le labbra di suo marito sulla spalla le ricordarono che lei non possedeva una bacchetta magica e che il loro programma per quella giornata non aveva nulla a che fare con un'isola deserta. Quel giorno Nick non era suo, ma apparteneva a più di trecento milioni di persone.
A quel pensiero, Sam avrebbe voluto mettersi a piangere. Poi le mani di Nick le accarezzarono i seni, facendole capire che per il momento lui era suo, e solo suo. Si voltò verso di lui.
Suo marito la prese tra le braccia, baciandole il collo e facendola fremere di desiderio. La sua lingua e l'incalzante erezione che premeva con urgenza contro il suo ventre le fecero dimenticare ogni cosa, tranne il piacere che provava ogni volta tra le sue braccia.
Nelle ultime, caotiche settimane, si erano aggrappati l'uno all'altra, mentre intorno a loro imperversava la bufera. Nelson era stato osteggiato dai Repubblicani per la sua scelta di un vicepresidente troppo giovane e troppo inesperto per subentrare al suo posto se lui fosse morto o non avesse più potuto governare il Paese.
La stampa era impazzita, esaminando il problema da tutti i punti di vista possibili, e scavando nella vita di Nick... e in quella di Sam. Lei aveva saputo dell'esistenza di donne nel passato di suo marito di cui non aveva nemmeno mai sentito parlare, e il suo primo matrimonio era stato dato in pasto al mondo intero, mentre lei cercava di continuare a fare il suo lavoro e di prendersi cura di suo padre convalescente... il tutto fingendo che non stesse succedendo nulla.
In poche parole, era stato un vero incubo, aggravato dalla lunga attesa dei risultati da parte del laboratorio che stava analizzando il proiettile rimosso dalla spina dorsale di suo padre.
Sam non aveva confessato a Nick quanto quel periodo fosse stato pesante per lei. Non era necessario. Lui ne era consapevole ed era terribilmente dispiaciuto. Più di una volta aveva preso in considerazione l'idea di rinunciare alla vicepresidenza, affinché potessero ritornare alla loro vita già abbastanza frenetica e complicata ancor prima della proposta del Presidente, ma Sam non gli aveva permesso di rinunciare prima di vedere come sarebbe andata a finire.
Poi, la sera prima, era arrivato il responso della Casa Bianca. I voti erano sufficienti. Nick le aveva detto che il Venticinquesimo Emendamento prevedeva che la proposta venisse accettata dalla maggioranza della Camera e del Senato. Sul Senato non c'erano dubbi. Nick era stato apprezzato da colleghi di entrambi gli schieramenti politici durante l'anno in cui era stato senatore, e settantacinque dei cento membri del Senato avevano appoggiato la sua nomina.
Alla Camera il discorso era diverso, perché era controllata dai Repubblicani, che si rifiutavano di concedere una facile vittoria a un presidente democratico. Era scoppiata una vera e propria rissa politica, a cui avevano preso parte la Casa Bianca e il Presidente in persona, deciso a ottenere l'approvazione del suo candidato.
Nick aveva cercato di restarne fuori il più possibile, ma con le telecamere sempre puntate addosso e il telefono che squillava ogni cinque minuti, non poteva far altro che tenere gli occhi bassi e la bocca chiusa fino a quando si fossero esaurite tutte quelle macchinazioni politiche.
E si era arrivati fino a quel giorno. La votazione delle nove avrebbe sancito l'atto finale del Congresso prima dell'interruzione per le vacanze. Nick avrebbe prestato giuramento subito dopo per coprire il mese che mancava al giorno dell'insediamento, quando avrebbe fatto un altro giuramento. Erano rimasti alzati fino a tardi a fare telefonate per assicurarsi che tutte le persone che gli erano fedeli sarebbero state presenti alla Camera per quel momento storico in cui lui sarebbe diventato ufficialmente uno dei più giovani vicepresidenti degli Stati Uniti.
Nick le si mise sopra, guardandola con quegli occhi color nocciola che lei adorava. «Mi dispiace averti coinvolta in tutto questo. Se solo lo avessi saputo, non avrei mai...»
Lei lo baciò con la speranza di cancellare tutti i suoi pensieri. Voleva che in quel momento fosse consapevole solo di tutto l'amore che lei nutriva per lui. Si sistemò sotto di lui e lo accolse dentro di sé, senza staccarsi dalle sue labbra.
«Samantha... devi darmi la possibilità di scusarmi.»
«Preferirei che pensassi solo a far l'amore con me.»
«Posso fare entrambe le cose» disse Nick, affondando in lei. «Come sai, sono un eccellente multitasker.»
Il fatto che lui riuscisse a farla ridere e a eccitarla al tempo stesso era la prova che lo era davvero.
Nick la baciò con dolcezza, muovendosi dentro di lei. «Ti amo più di quanto ti amassi un mese fa, se è possibile, e mi dispiace di averti trascinata in questo casino.»
«Mmh...» Trasportata lontano dalle sue dolci parole e dall'eccitazione che si faceva sempre più intensa, Sam lo strinse a sé, mentre Nick iniziava a muoversi sempre più veloce. «Anch'io ti amo. Tanto. Non puoi immaginarlo.»
«Sì, lo immagino» sussurrò lui contro il suo collo, facendola rabbrividire. «Nell'ultimo anno, ogni giorno ho sentito la forza del tuo amore.»
L'ironia della sorte aveva voluto che Nick avrebbe prestato giuramento il giorno dell'anniversario della morte di John O'Connor, lo stesso giorno in cui aveva rincontrato Sam dopo sei anni. In quel momento, però, lei riusciva a pensare solo al corpo di suo marito sopra di lei, ai suoi capezzoli che premevano contro il suo torace muscoloso, all'amore a all'eccitazione che la fecero urlare di piacere quando raggiunse l'orgasmo all'improvviso.
«Cristo...» mormorò Nick, venendo insieme a lei con un'ultima spinta e accasciandosi tra le sue braccia.
Sam immerse le dita tra i suoi capelli e lo tenne stretto al petto. Lo voleva avere ancora tutto per sé per un minuto. Solo per un minuto ancora...
«Siamo stati rumorosi» disse Nick dopo un lungo silenzio.
«Scotty sta ancora dormendo.»
«È quello che speri.»
«È quello che spero, altrimenti resterà traumatizzato a vita.»
«No, capirà cos'è il vero amore e saprà cosa cercare nella sua vita.»
«Ci sai fare con le parole, senatore. Come ti devo chiamare adesso?»
«Ehm... che ne dici di Nick?»
«Stavo pensando a signor vicepresidente, o forse solo signore.»
Lui la guardò inarcando le sopracciglia. «Signore? Interessante...»
«Sarà meglio che mi fai alzare. Devo sottopormi al mio programma di bellezza, a meno che tu non voglia che sia una megera a reggerti la Bibbia. Ah, a proposito, se devo fare questa cosa della Bibbia due volte all'anno, pretendo un aumento di stipendio.»
«Ti ho appena fatto un bonifico.»
Ridendo, Sam gli puntò le mani sulle spalle, respingendolo, fino a quando Nick si staccò da lei e le permise di alzarsi. Osservandolo, notò con stupore che era ancora eccitato. «Dovresti fare qualcosa per quel problema se non vuoi essere etichettato come il vicepresidente arrapato o con un aggettivo altrettanto equivoco.»
Nick la seguì senza distogliere gli occhi dal suo fondoschiena e sotto la doccia la convinse ad aiutarlo a risolvere il problema.
Svegliarono Scotty e gli dissero di indossare i suoi abiti da lavoro, come il ragazzo aveva battezzato i vestiti e le scarpe che avevano acquistato quando lui aveva seguito Nick nei vari comizi durante la campagna elettorale.
Per l'occasione, Sam aveva acquistato un nuovo abito rosso, ma stavolta si era assicurata che la scollatura non fosse troppo profonda, a differenza dell'abito che aveva indossato il giorno in cui Nick aveva fatto giuramento per portare a termine l'ultimo anno del mandato di John O'Connor e lei aveva temuto di destare scandalo con quell'abito più sexy di quanto avrebbe voluto.
Adesso il suo abbigliamento era decisamente castigato. Raccolse i capelli in un elegante chignon e mise il girocollo di diamanti che Nick le aveva regalato il giorno del loro matrimonio. Guardandosi allo specchio, pensò che quella sera non lo avrebbe messo in imbarazzo sulla televisione nazionale.
«Wow!» esclamò Nick, entrando in camera. «Molto, molto sexy...»
«Non troppo, spero.»
Nick posò sul comodino le tazze di caffè che aveva portato dalla cucina. «No, ma se posso dire la mia, ti preferirei con i capelli sciolti.»
«Davvero? Credo che verrei male in televisione.»
«Non sono d'accordo» replicò Nick, togliendole le forcine applicate strategicamente. I capelli le ricaddero sulle spalle e lui annuì con un sorriso d'approvazione. «Perfetta!»
«Okay, ti assecondo solo perché oggi è la tua giornata e puoi chiedere tutto quello che vuoi.»
Nick inarcò le sopracciglia. «Tutto?»
«Quello lo hai già avuto - due volte - e siamo in ritardo.»
«Non siamo in ritardo, siamo perfettamente in orario e tutto ci offre un'intera gamma di opzioni per quando finalmente potremo festeggiare più tardi.»
«Ma non ne hai mai abbastanza?»
«Mai.» Nick l'attirò a sé per un bacio.
«Oh, mio Dio, voi due!» esclamò Scotty, facendo capolino in camera e coprendosi gli occhi. «C'è un bambino in questa casa!»
Sam e Nick si separarono, ridendo del tono disgustato di Scotty. Aveva compiuto tredici anni quattro giorni prima di quando Nick ne aveva compiuti trentasette e la festa congiunta dei loro compleanni aveva dato loro qualcosa su cui concentrare l'attenzione mentre tutt'intorno imperversava il circo mediatico.
«Quel bambino ormai è un adolescente e deve imparare a bussare prima di entrare» disse Nick.
«La porta era aperta. Bisogna stabilire delle regole!»
«A proposito di regole, ti sei lavato i denti?» gli chiese Sam.
«Me n'ero dimenticato, me li lavo adesso, ma voi due non ricominciate, torno subito.»
«Com'è possibile che dimentichi di lavarsi i denti?» domandò Sam.
«Ha tredici anni, non può farci niente. La mancanza di igiene è nel loro DNA.»
«Fuori c'è il solito circo?» chiese Sam, immaginando con trepidazione la strada piena di antenne satellitari e di telecamere che cercavano di riprenderli mentre si recavano in Campidoglio.
«Ci penseranno gli agenti del Servizio Segreto a tenere a bada la stampa.»
«A mio padre farebbe piacere salutarci prima che andiamo.»
«Immaginavo che avresti voluto fermarti da lui e ho escogitato un piano. Pronta?»
Sam buttò giù il caffè rimasto nella tazza. «Prontissima, come sempre.»
Nick si avvalse dell'aiuto degli agenti del Servizio Segreto che erano stati assegnati alla sua scorta per uscire dalla porta sul retro e raggiungere la casa di Skip attraverso il vicolo che collegava le due abitazioni.
Celia, che stava leggendo il giornale in cucina, li guardò sorpresa quando li vide entrare. «Oh, come siete belli! Voglio una fotografia!»
Nonostante avessero poco tempo, si tolsero i cappotti e si misero in posa. «Sono così eccitata! Non posso credere che stia succedendo proprio nella nostra famiglia!»
«Nemmeno noi» replicò Sam in tono ironico, facendo ridere tutti. «Papà è sveglio?»
«Sì, sta guardando il notiziario. Andate pure.»
Dopo l'intervento chirurgico erano riusciti a portare Skip a casa grazie all'aiuto di un'infermiera a tempo pieno che dava una mano a Celia.
«Chi c'è qui?» chiese Skip, quando entrarono nella camera da letto che un tempo era stata il soggiorno. «La seconda famiglia della nazione? Oggi non si parla d'altro, Nick. O forse dovrei dire, signor vicepresidente?»
«Nick va benissimo.»
La parte destra del viso di Skip si aprì in un ampio sorriso.
Sam non poteva ignorare che l'intervento lo aveva lasciato debilitato. Suo padre sembrava improvvisamente più magro, più grigio e più vecchio. Si disse che si sarebbe ripreso, com'era già successo in passato dopo che era stato ferito, ma si chiedeva anche quanto poteva sopportare una persona prima di perdere completamente le forze. La cosa peggiore era che ora soffriva. Le terminazioni nervose rimaste sopite per tre lunghi anni, compresse dal proiettile, avevano ripreso vita. Non a sufficienza da permettergli di muoversi, ma abbastanza da causargli incessanti dolori agli arti.
I medici avevano detto che il dolore sarebbe stato temporaneo, ma non ne erano certi perché il caso di Skip non aveva precedenti su cui basarsi. Nonostante il dolore, Sam riconobbe la scintilla negli occhi di suo padre mentre guardava il genero che presto sarebbe diventato vicepresidente.
«Sono molto orgoglioso di te, Nick» disse Skip. «Spero che tu sappia quanto vorrei essere presente al giuramento.»
«Lo so» disse Nick, stringendogli la mano destra come d'abitudine. «Certo che lo so.» Si fece da parte affinché Sam potesse chinarsi sul letto a baciare suo padre.
«Fai tante fotografie» disse Skip a Scotty.
«Certo e quando torneremo a casa, verrò a fartele vedere.»
«Sarà meglio andare» disse Nick. «La votazione è alle nove e tutti si aspettano che io sia presente.»
«Grazie per essere passati a salutarmi, mi ha fatto molto piacere.»
«Ci vediamo più tardi, Skip» disse Sam, lasciandolo con un sorriso. «Grazie» disse poi a Nick, dopo che ebbero salutato anche Celia e furono usciti di casa.
«Ci tenevo anch'io, sai che gli voglio bene.»
Mentre aspettavano che gli agenti portassero il SUV nero davanti alla loro casa, Sam prese la mano di Nick e appoggiò la testa alla sua spalla. Era un grande giorno... un giorno davvero importante. Ma alla fine di quell'importante giornata, lei avrebbe dormito tra le sue braccia. Avrebbe potuto sopportare qualsiasi cosa sapendo che alla fine quella sarebbe stata la ricompensa.
La votazione andò come tutti si aspettavano. Settantacinque voti favorevoli contro venticinque contrari al Senato e duecentoventi contro duecentoquindici alla Camera, un voto in più di quelli previsti. Nick avrebbe preferito un risultato migliore, ma era abbastanza realista da sapere che questo non sarebbe potuto accadere a causa della tensione politica del momento. La maggioranza era sufficiente, e l'avevano ottenuta.
Dopo la votazione, il presidente della Camera dei Rappresentanti indisse una seduta del Congresso per la convalida dei voti e per la cerimonia d'insediamento.
«Congratulazioni» disse Nelson a Nick, mentre attendevano il segnale per salire sul palco.
Nick gli strinse la mano. «Grazie, signore, per aver avuto fiducia in me e per aver lottato per me in queste ultime settimane. L'ho molto apprezzato.»
Nelson aveva ingaggiato una vera lotta per ottenere il vicepresidente che voleva. «Immagino che lei sappia per quale ragione il Partito repubblicano ha opposto una strenua resistenza: perché sa che nei prossimi quattro anni la loro vita sarà molto più complicata. Non deve considerarla un'offesa personale.»
«Lo capisco. Sebbene sia in Senato solo da un anno, sono in questo ambiente da abbastanza tempo per sapere che non si tratta di un'antipatia personale. Almeno nella maggior parte dei casi. Ho saputo da un amico che lavora per Stenhouse che il Comitato Nazionale Repubblicano è andato in crisi quando è venuto a conoscenza del fatto che lei aveva scelto me.»
«Ah, ci credo!» esclamò Nelson ridendo. «Per questo abbiamo combattuto per spuntarla. Sono terrorizzati da lei. Lei è uno dei rari politici puliti. Nessuna zona d'ombra e, mi creda, nell'ultimo mese hanno setacciato la sua vita per trovarla. Sono spaventati dalla sua popolarità ed è questo il motivo per cui noi l'apprezziamo tanto.»
Dopo che Richard Clairbone, il presidente della Camera dei Rappresentanti, ebbe indetto la seduta congiunta, Nick, Sam e Scotty seguirono il Presidente sul palco. Clairbone annunciò il risultato della votazione fatta nel rispetto del Venticinquesimo Emendamento della Costituzione. Aggiunse anche che, in obbedienza alle leggi del Commonwealth della Virginia, Nick aveva presentato le sue dimissioni dal Senato al governatore Zorn.
«La legge vuole che sia il presidente della Corte Suprema a ricevere il giuramento del vicepresidente» concluse Clairbone.
«Alzi la mano destra, signor Cappuano, metta la sinistra sulla Bibbia e ripeta insieme a me» disse Byron Riley, presidente della Corte Suprema, mentre Sam e Scotty tenevano la Bibbia della famiglia O'Connor e Nelson era in piedi accanto a Nick. «Io, Nicholas Cappuano, giuro solennemente di sostenere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti contro tutti i nemici, interni ed esterni; di serbarle fedeltà e vero affidamento senza alcuna riserva mentale o intenzione elusiva, e di adempiere bene e fedelmente ai doveri della carica che sto per assumere. Che Dio mi aiuti.»
Nick ripeté le parole di Riley, diventando così il quarantanovesimo vicepresidente della nazione. Uno scroscio di applausi soffocò le congratulazioni del presidente Nelson e del presidente della Corte Suprema.
Gli applausi si fecero ancora più fragorosi quando Nick baciò Sam, abbracciò Scotty e poi si rivolse al Congresso e a tutti gli ospiti riuniti ad applaudire e festeggiare lui, Nick Cappuano, di Lowell, nel Massachusetts. Guardò verso la galleria, dove Graham e Laine O'Connor agitavano la mano verso di lui.
Graham colse lo sguardo di Nick e alzò il pollice in segno di vittoria. Nonostante fosse un giorno triste e tragico per la loro famiglia, Nick aveva dato loro un motivo per festeggiare. In piedi in galleria c'erano anche il padre di Nick e sua moglie, le sorelle di Sam con i loro figli e mariti, Shelby, Freddie, Elin, Christina, Gonzo, Terry, Lindsey, Derek, Andy, Harry, e tutti gli altri amici e colleghi di Nick e Sam.
Quando gli applausi iniziarono a diminuire, Nick lasciò la mano di Sam e attese fino a quando Scotty e il Presidente ebbero preso posto sulle sedie allineate dietro il podio.
«Signor Presidente, membri del Congresso e distinti ospiti, ho l'onore di presentarvi il nuovo vicepresidente degli Stati Uniti d'America» annunciò Clairbone.
Durante lo scroscio di applausi che seguì, Nick si avvicinò al microfono e attese fino a quando sulla grande sala cadde il silenzio. Da quello stesso podio, il Presidente pronunciava il suo discorso annuale sullo stato della nazione. Assolutamente surreale...
«Signor Presidente, presidente della Camera, presidente della Corte Suprema, presidente pro tempore, membri del Congresso e amici tutti, oggi abbiamo visto la nostra Costituzione in azione. È un grande orgoglio per me, per la mia famiglia e per tutta l'America poter dimostrare al mondo ancora una volta perché siamo la più grande nazione del pianeta.»
Durante il fragoroso applauso che seguì, Nick cercò di dimenticare che gli occhi di tutta la nazione - e del mondo - erano puntati su di lui. «A proposito, signor presidente della Corte Suprema dovremmo smettere di incontrarci in questo modo.»
Le sue parole scatenarono un'esplosione di risa e altri applausi.
«Grazie per aver officiato il giuramento di oggi, così come quello dello scorso anno. Grazie anche agli altri giudici per avermi onorato oggi con la vostra presenza qui. Ai miei ex colleghi del Congresso, che abbiate votato oppure no per la mia nomina, che siate democratici o repubblicani, voglio dire che oggi siamo tutti americani, e che la nostra nazione e il nostro governo continueranno a percorrere la strada tracciata dai nostri padri fondatori più di duecentotrenta anni fa. Signor Presidente, la prego di accettare i miei più sentiti ringraziamenti e il mio apprezzamento per la fiducia che ha riposto in me. Sono profondamente commosso dalla sua stima e spero di emulare l'esempio che lei ha saputo dare al nostro Paese.
«Sarebbe negligente da parte mia non onorare l'incredibile contributo del mio predecessore, il vicepresidente Joe Gooding. Non sarà facile uguagliare la dedizione di chi ha servito fedelmente il popolo del Michigan e tutto il popolo americano per più di quarant'anni. Signor vicepresidente, che Dio protegga lei e la sua famiglia in questo difficile momento, sarete sempre nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere.»
Tutti si alzarono in piedi per applaudire Gooding, come Nick sperava che avrebbero fatto.
«Peccherei altresì di negligenza se non dicessi pubblicamente quanto sia stato fortunato a sposare mia moglie» proseguì Nick, quando gli applausi si acquietarono.
I presenti approvarono le sue parole. Avrebbero mai potuto dissentire? Sam era meravigliosa e, a giudicare dall'occhiata che lei gli lanciò, altrettanto furibonda. Più tardi, gliel'avrebbe fatta pagare per quel commento, ma a Nick andava bene così.
«Samantha, grazie per tutto l'appoggio che mi hai dato nel corso di questo ultimo anno e per aver acconsentito a intraprendere insieme a me questo incredibile viaggio. Grazie anche a Scotty: hai reso completa la nostra famiglia e riempi di gioia ogni singolo giorno della nostra vita. E sì, dovrai recuperare quello che i tuoi compagni hanno fatto oggi a scuola.»
Altre risate e altri applausi per Scotty, il quale era raggiante e orgoglioso di trovarsi al centro dell'attenzione quel giorno.
«Vorrei anche ricordare che non è la prima volta che la mia vita cambia radicalmente in questa data. Un anno fa abbiamo perso il senatore John O'Connor, mio grande amico e la persona per cui lavoravo.»
Altri applausi, più sommessi, in ricordo di John O'Connor.
«Non posso dimenticare quanto la morte di John abbia cambiato la mia vita, così come la vita della sua famiglia e dei suoi amici. Sentiamo molto la sua mancanza e pensiamo a lui tutti i giorni, mentre andiamo avanti senza di lui e cerchiamo di renderlo orgoglioso di quello che facciamo. Ho un debito di gratitudine nei confronti dei genitori di John, il senatore O'Connor e sua moglie, che mi hanno accettato nella loro famiglia dalla prima volta che John mi ha portato a casa loro, quando eravamo matricole al college, e mi hanno insegnato il vero significato della parola famiglia.
«Pochi fine settimana alla tavola di Graham O'Connor hanno cambiato i miei programmi per il futuro. Dalla finanza sono passato alla politica, e da allora non ho mai avuto ripensamenti. Come vostro vicepresidente, giuro che continuerò a battermi per le famiglie americane, che mi impegnerò ad assistere il presidente Nelson al meglio delle mie possibilità e che sarò la voce delle persone che ancora lottano per realizzare il loro sogno americano. Grazie per il vostro supporto, lavoriamo uniti per fare della nostra patria il più grande Paese nella storia del mondo.»
Durante la standing ovation che seguì le sue parole, Sam lo raggiunse, passandogli un braccio intorno alla vita, e posò il viso sulla sua spalla.
«Ti ucciderò» gli sussurrò senza perdere il sorriso.
La risata di Nick fu sovrastata dall'entusiasmo della folla. «Immagino come, piccola, e non vedo l'ora.»