PROLOGO

Ore 23,45

L’uomo si chiamava Ian Dunross e, sotto la pioggia torrenziale, guidava cautamente la vecchia MG intorno all’angolo di Dirk’s Street, che costeggiava lo Struan Building sul lungomare di Hong Kong. Era una brutta notte, molto buia. In tutta la colonia – lì sull’isola di Hong Kong, di fronte al porto, a Kowloon e nei Nuovi Territori che facevano parte della Cina continentale – le vie erano quasi completamente deserte: tutti erano andati a rintanarsi, in attesa del tifone Mary. Il nono allarme era stato dato all’imbrunire, e già raffiche da ottanta o cento nodi orari giungevano dalla tempesta che si estendeva per mille miglia a sud, e scagliavano orizzontalmente la pioggia contro i tetti e i fianchi delle colline, dove decine di migliaia di abusivi stavano rintanati, indifesi, nelle baraccopoli di tuguri improvvisati.

Dunross rallentò, accecato: i tergicristallo non riuscivano a spazzar via tutta quella pioggia, il vento assaliva il tettuccio di tela e i vetri dei finestrini. Poi il parabrezza si schiarì per un momento. In fondo a Dirk’s Street, direttamente davanti a lui, c’erano Connaught Road e la praya, e poi i murazzi e la mole tozza del Golden Ferry Terminal. Più oltre, nel grande porto ben riparato, c’erano cinquecento navi all’ancora.

Più avanti, sulla praya, vide una raffica sradicare dal suolo un chioschetto abbandonato e scagliarlo contro una macchina ferma. Poi la macchina e il chioschetto furono trascinati via e scomparvero. Dunross aveva i polsi saldi e riusciva a tenere il volante nonostante le raffiche che squassavano con violenza l’MG. Era una macchina vecchia, ma ben tenuta, con il motore sovralimentato e i freni perfetti. Attese, mentre il suo cuore batteva piacevolmente, poiché amava gli uragani, poi salì adagio sul marciapiedi, per parcheggiarla al riparo del vento, accostata al muro, e scese.

Dunross aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri: aveva passato da poco i quarant’anni, era magro e agile e portava un vecchio impermeabile e un berretto. La pioggia l’infradiciò, mentre correva lungo la strada secondaria e s’infilava oltre l’angolo verso l’ingresso di quel palazzo di ventidue piani. Sopra l’enorme entrata c’era lo stemma della Struan: il Leone Rosso della Scozia allacciato al Drago Verde della Cina. Dunross si scosse, salì l’ampia scalinata ed entrò.

“’Sera, signor Dunross” disse il concierge cinese.

“Il tai-pan mi ha fatto chiamare.”

“Sì, signore.” L’uomo gli chiamò l’ascensore.

Quando l’ascensore si fermò, Dunross attraversò il corridoio ed entrò nel soggiorno dell’attico. “Buonasera, tai-pan” disse con fredda formalità.

Alastair Struan stava appoggiato allo splendido camino. Era uno scozzese grande e grosso, rubizzo e ben curato, con un po’ di pancia e i capelli bianchi, oltre la sessantina; dirigeva la Struan da undici anni. “Bevi qualcosa?” Indicò il Dom Pérignon nel secchiello d’argento.

“Grazie.” Dunross non era mai stato nell’abitazione privata del tai-pan. Il soggiorno era spazioso e arredato con gusto, lacche cinesi e bei tappeti, vecchi quadri a olio delle prime navi a vela e a vapore della compagnia. Le grandi finestre panoramiche, in condizioni normali, avrebbero mostrato tutta Hong Kong, il porto e Kowloon, ma adesso erano nere e striate di pioggia.

Si versò da bere. “Salute” disse in tono formale.

Alastair Struan rispose con un cenno e, altrettanto freddamente, alzò il suo bicchiere. “Sei arrivato in anticipo.”

“Arrivare in anticipo di cinque minuti è arrivare puntuale, tai-pan. Così mi aveva insegnato mio padre. Era necessario incontrarci a mezzanotte?”

“Sì. Fa parte delle nostre consuetudini. Le consuetudini di Dirk.”

Dunross sorseggiò il vino e attese in silenzio. L’orologio antico ticchettava rumorosamente. La sua agitazione cresceva: non sapeva cosa aspettarsi. Sul camino c’era il ritratto di una giovane donna in abito da sposa. Era Tess Struan, che, all’età di sedici anni, aveva sposato Culum, secondo tai-pan e figlio del fondatore, Dirk Struan.

Dunross studiò il ritratto. Uno scroscio di pioggia aggredì le finestre. “Che notte schifosa” disse.

Il vecchio si limitava a guardarlo con occhi carichi d’odio. Il silenzio si protrasse. Poi il vecchio orologio da nave suonò otto rintocchi, mezzanotte.

Bussarono tre volte alla porta.

“Avanti” disse Alastair Struan in tono di sollievo, lieto di poter cominciare.

La porta fu aperta da Lim Chu, il servitore personale del tai-pan. Si fece da parte per lasciar entrare Phillip Chen, compradore di Struan, poi richiuse l’uscio.

“Ah, Phillip, puntuale come sempre” disse Alastair Struan, cercando di assumere un tono gioviale. “Champagne?”

“Grazie, tai-pan. Buonasera, Ian Struan Dunross” disse Phillip Chen all’altro con insolita formalità, molto inglese e molto “bene”. Era un eurasiatico più vicino ai settanta che ai sessanta, magro, più cinese che europeo, bellissimo, con i capelli grigi e gli zigomi alti, la pelle chiara e gli occhi scurissimi, cinesi. “Una notte spaventosa, no?”

“Sì, davvero, zio Chen” rispose Dunross, usando per Phillip l’educato appellativo cinese: lo rispettava e provava simpatia per lui quanto detestava suo cugino Alastair.

“Dicono che questo tifone sarà tremendo.” Alastair Struan stava versando lo champagne negli splendidi bicchieri. Ne porse prima uno a Phillip Chen, poi a Dunross. “Salute!”

Bevvero. Uno scroscio di pioggia fece tremare le finestre. “Per fortuna non sono in mare, stanotte” disse pensieroso Alastair Struan. “Dunque, Phillip, eccoti di nuovo qui.”

“Sì, tai-pan. È un onore. Sì, un grande onore.” Sentiva la violenza che aleggiava fra i due uomini, ma non vi faceva caso. La violenza è inevitabile, pensò, quando un tai-pan della Nobil Casa cede il potere.

Alastair Struan centellinò ancora il vino. Dopo lunghi istanti disse: “Ian, è nostra consuetudine che ci sia un testimone al passaggio delle consegne da tai-pan a tai-pan. È sempre e soltanto il nostro attuale compradore. Phillip, quante volte sono, con questa?”

“Io vi ho assistito quattro volte, tai-pan.”

“Phillip ci ha conosciuti quasi tutti. Conosce troppi nostri segreti. Eh, vecchio amico?” Phillip Chen si limitò a sorridere. “Fidati di lui, Ian. I suoi consigli sono saggi. Puoi fidarti.”

Nella misura in cui un tai-pan doveva fidarsi di qualcuno, pensò cupamente Dunross. “Sì, signore.”

Alastair Struan posò il bicchiere. “Per prima cosa: Ian Struan Dunross, ti chiedo formalmente: vuoi essere tai-pan della Struan?”

“Sì, signore.”

“Giuri in nome di Dio che manterrai segreti tutti i procedimenti e non li divulgherai ad altri che al tuo successore?”

“Sì, signore.”

“Giuralo.”

“Giuro in nome di Dio che manterrò segreti tutti i procedimenti e non li divulgherò ad altri che al mio successore.”

“Tieni.” Il tai-pan gli porse una pergamena ingiallita dagli anni. “Leggi a voce alta.”

Dunross la prese. La calligrafia era esile, ma perfettamente leggibile. Guardò la data – 30 agosto 1841 – e la sua eccitazione crebbe. “È la scrittura di Dirk Struan?”

“Sì. Quasi tutta… una parte fu aggiunta da suo figlio, Culum Struan. Naturalmente, ci sono fotocopie nel caso che questa venisse danneggiata. Leggi!”

“‘Il mio testamento vincolerà ogni tai-pan che mi succederà, ed egli giurerà a voce alta e dinanzi a Dio in presenza di testimoni nel modo stabilito da me, Dirk Struan, fondatore della Struan and Company, di accettarlo e di tenerlo segreto, prima di prendere il mio posto. Impongo tali condizioni al fine di assicurare una continuità senza scosse e di evitare le difficoltà che, negli anni futuri, assilleranno i miei successori a causa del sangue che ho versato, dei miei debiti d’onore e delle stranezze delle consuetudini della Cina cui siamo vincolati e che senza alcun dubbio sono uniche su questa terra. Ecco il mio testamento:

“‘Primo: vi sarà un solo tai-pan alla volta, ed egli avrà assoluta, totale autorità sulla Compagnia, il potere di assumere e di licenziare tutti gli altri, l’autorità su tutti i nostri comandanti e le nostre navi e le nostre compagnie, dovunque possano essere situati. Il tai-pan è sempre solo, e questa è la sua gioia e la sua sofferenza. La sua intimità deve essere vigilata da tutti e le sue spalle protette da tutti. Qualunque ordine egli dia sarà obbedito, e non verrà permesso che si formino commissioni o tribunali o corti interne nella Compagnia per sminuire questo potere assoluto.

“‘Secondo: quando il tai-pan si trova sul ponte di comando di una delle nostre navi, egli ha la precedenza sul comandante, e i suoi ordini di navigazione o di battaglia sono legge. Tutti i comandanti lo hanno giurato in nome di Dio, prima di assumere la carica.

“‘Terzo: il tai-pan sceglie il suo successore, che verrà selezionato esclusivamente da una Corte Interna di sei uomini. Di costoro, uno sarà il nostro compradore, che apparterrà in perpetuo alla Casa di Chen. Gli altri cinque saranno degni di essere tai-pan, saranno uomini valenti e fedeli, con almeno cinque anni interi di servizio nella Compagnia quali commercianti con la Cina, e dovranno essere integri di spirito. Dovranno essere cristiani, e appartenenti al clan Struan per nascita o per matrimonio: la mia discendenza e quella di mio fratello Robb non avrà la precedenza, se non a motivo della fortezza d’animo o di qualità superiori a quelle di tutti gli altri. I membri di questa Corte Interna potranno essere consiglieri del tai-pan, se egli lo desidera, ma, ripeto, il voto del tai-pan ne varrà sette contro ciascuno dei loro.

“‘Quarto: se il tai-pan si perdesse in mare, o fosse ucciso in battaglia, o fosse irreperibile per sei mesi lunari, prima di scegliere il successore, la Corte Interna eleggerà come nuovo tai-pan uno dei suoi membri: ognuno avrà diritto a un voto, ma il voto del compradore varrà per quattro. Il tai-pan presterà quindi giuramento nello stesso modo qui stabilito, davanti ai suoi colleghi… quelli che avranno votato contro la sua elezione nel voto palese verranno immediatamente espulsi per sempre dalla Compagnia, senza diritto ad alcun risarcimento.

“‘Quinto: l’elezione alla Corte Interna, o la decadenza dalla stessa, avverrà a piacere del tai-pan e, in occasione del suo ritiro che avverrà quando egli deciderà, prenderà per sé non più del dieci per cento di ogni valore, a eccezione di tutte le nostre navi, escluse per sempre da ogni valutazione… poiché le nostre navi, i loro comandanti e i loro equipaggi sono e saranno il sangue della nostra vita.

“‘Sesto: ogni tai-pan approverà l’elezione del compradore. Il compradore dovrà riconoscere per iscritto, prima della sua elezione, che egli potrà venire allontanato in qualunque momento senza necessità di spiegazioni.

“‘Ultimo: il tai-pan farà prestare giuramento al suo successore, scelto esclusivamente da lui, in presenza del compradore, usando le parole scritte di mio pugno nella nostra Bibbia di famiglia, qui in Hong Kong, addì trenta agosto dell’anno del Signore 1841.’”

Dunross esalò un lungo respiro. “È firmato da Dirk Struan e attestato… non riesco a leggere i caratteri, signore. Sono troppo arcaici.”

Alastair rivolse un’occhiata a Phillip Chen, e quello disse: “Il primo testimone è il padre di mio nonno, Chen Sheng Arn, il nostro primo compradore. Il secondo è la mia prozia, T’Chung Jin May-may.”

“Allora la leggenda è vera!” disse Dunross.

“In parte. Sì, in parte.” Phillip Chen soggiunse: “Parlane con mia zia Sarah. Ora che sei tai-pan ti rivelerà molti segreti. Sta per compiere ottantaquattro anni. Ricorda molto bene mio nonno, Sir Gordon Chen, e Duncan e Kate T’Chung, i figli di May-may e di Dirk Struan. Sì. Ricorda molte cose…”

Alastair Struan si accostò al bureau laccato ed estrasse con delicatezza la pesante Bibbia sciupata. Inforcò gli occhiali, e Dunross si sentì accapponare la pelle. “Ripeti con me: Io, Ian Struan Dunross, parente degli Struan, cristiano, giuro in nome di Dio alla presenza di Alastair McKenzie Duncan Struan, undicesimo tai-pan, e di Phillip T’Chung Sheng Chen, quarto compradore, di obbedire in tutto al testamento da me letto in loro presenza qui in Hong Kong, di legare sempre più strettamente la Compagnia a Hong Kong e al commercio con la Cina, di mantenere la sede centrale dell’azienda qui in Hong Kong finché sarò tai-pan e di assumere, al cospetto di Dio, le promesse, le responsabilità e la parola d’onore di gentiluomo di Dirk Struan al suo eterno amico Chentse Jin Arn, altrimenti noto come Jinqua, o ai suoi successori; e inoltre di…”

“Quali promesse?”

“Devi giurare al cospetto di Dio, alla cieca, come tutti i tai-pan che ti hanno preceduto! Saprai ben presto che cosa hai ereditato.”

“E se non lo facessi?”

“Conosci già la risposta!”

La pioggia martellava contro le finestre e quella violenza sembrava eguagliare il battito del cuore di Dunross, mentre soppesava l’assurdità di quell’impegno. Ma sapeva che non avrebbe potuto diventare tai-pan se non avesse giurato, e perciò pronunciò le parole e prese l’impegno al cospetto di Dio, e continuò a ripetere le frasi che gli venivano lette.

“… e inoltre di usare tutti i mezzi e tutti i poteri per mantenere la Compagnia quale Prima Casa, la Nobil Casa dell’Asia, e giuro al cospetto di Dio di compiere ogni azione necessaria per sconfiggere, annientare ed espellere dall’Asia la Compagnia chiamata Brock e Figli, e in particolare il mio nemico, il fondatore Tyler Brock, e suo figlio Morgan, i loro eredi e ogni appartenente alla loro famiglia, eccettuando solo Tess Brock, moglie di mio figlio Culum, e i suoi discendenti…” Dunross s’interruppe di nuovo.

“Quando avrai finito potrai fare tutte le domande che vorrai” disse Alastair Struan. “Finisci!”

“Sta bene. Infine, giuro al cospetto di Dio che anche il tai-pan mio successore dovrà giurare di accettare questo testamento, e che Dio mi aiuti!”

Adesso il silenzio era rotto solo dalla pioggia che sferzava le finestre. Dunross sentiva il sudore scorrergli lungo la schiena.

Alastair Struan posò la Bibbia e si tolse gli occhiali. “Ecco, è fatta.” Tese la mano, rigidamente. “Desidero essere il primo a farti gli auguri, tai-pan. In qualunque cosa io possa aiutarti, sono a tua disposizione.”

“È per me un onore essere il secondo, tai-pan” disse Phillip Chen con un lieve inchino e la stessa solennità.

“Grazie.” Dunross era tesissimo.

“Credo che abbiamo tutti bisogno di bere, adesso” disse Alastair Struan. “Con il tuo permesso, verserò lo champagne” soggiunse rivolgendosi a Dunross, con una nuova formalità. “Phillip?”

“Sì, tai-pan. Io…”

“No. Ora il tai-pan è Ian.” Alastair Struan versò lo champagne e porse a Dunross il primo bicchiere.

“Grazie” disse Dunross: assaporò il complimento, ma sapeva che non era cambiato nulla. “Alla Nobil Casa” disse, alzando il bicchiere.

Bevvero tutti e tre; poi Alastair Struan estrasse una busta. “Qui ci sono le mie dimissioni dalle sessanta e più presidenze, direzioni generali e cariche di amministratore delegato che spettano automaticamente al tai-pan. La tua nomina al mio posto è egualmente automatica. Secondo la consuetudine, io diventerò presidente della nostra filiale di Londra… ma puoi revocarmi l’incarico quando vuoi.”

“È revocato” disse subito Dunross.

“Come desideri” borbottò il vecchio, ma il rossore gli stava invadendo il collo.

“Credo che saresti più utile alla Struan come vicepresidente della First Central Bank di Edimburgo.”

Struan alzò di scatto la testa. “Cosa?”

“È una delle nostre cariche, no?”

“Sì” disse Alastair Struan. “Ma perché?”

“Avrò bisogno d’aiuto. L’anno prossimo, la Struan diventerà pubblica.”

Gli altri due lo fissarono sbalorditi. “Cosa?”

“Diventerà una società pub…”

“Siamo una compagnia privata da 132 anni!” ruggì il vecchio. “Cristo, te l’ho detto cento volte che è la nostra forza, senza dannati azionisti o altri estranei che ficcano il naso nei nostri affari privati!” Era avvampato in volto e si sforzava di dominare la collera. “Non mi hai mai ascoltato?”

“Sempre. Con la massima attenzione” disse Dunross in tono impassibile. “L’unico modo in cui possiamo sopravvivere è diventare una compagnia pubblica… l’unico modo in cui potremo procurarci il capitale di cui abbiamo bisogno.”

“Parlagli tu, Phillip… cerca di farlo ragionare.”

Nervosamente, il compradore disse: “E questo che conseguenze avrà per la Casa di Chen?”

“Il nostro sistema del compradore è finito da questa notte.” Dunross vide Phillip Chen sbiancare in volto, ma continuò. “Ho un progetto per te… per iscritto. Non cambia nulla, e cambia tutto. Ufficialmente sarai ancora compradore: ufficiosamente opereremo in modo diverso. Il cambiamento principale è che, anziché guadagnare circa un milione l’anno, tra dieci anni la tua parte te ne renderà 20, e tra quindici anni circa 30.”

“Impossibile” sbottò Alastair Struan.

“Il nostro valore netto, oggi, è circa 20 milioni di dollari USA. Tra dieci anni sarà oltre i 200 e tra quindici, con un po’ di fortuna, sarà 400 milioni… e il nostro fatturato annuo si avvicinerà al miliardo.”

“Sei impazzito” disse Struan.

“No. La Nobil Casa diventerà internazionale… finirà una volta per tutte di essere soltanto una compagnia commerciale di Hong Kong.”

“Ricorda il tuo giuramento, per Dio! La nostra sede è Hong Kong!”

“Non lo dimenticherò. E adesso, quale responsabilità eredito da Dirk Struan?”

“È tutto nella cassaforte. È scritto in una busta sigillata con la scritta: ‘Legato’. E nelle ‘Istruzioni per i futuri tai-pan’, di Hag.”

“Dov’è la cassaforte?”

“Dietro il quadro nella Grande Casa. Nello studio.” Con aria risentita, Alastair Struan indicò una busta sulla mensola, accanto all’orologio. “Contiene la chiave speciale… e l’attuale combinazione. Naturalmente, tu la cambierai. Metti la combinazione in una delle cassette di sicurezza personali dei tai-pan alla banca, nell’eventualità di un incidente. Consegna a Phillip una delle due chiavi.”

Phillip Chen disse: “Secondo le nostre regole, finché tu sei vivo, la banca ha il dovere di rifiutarmi il permesso di aprirla.”

“Poi: Tyler Brock e i suoi figli… quei bastardi furono eliminati quasi un secolo fa.”

“Sì, la discendenza legittima maschile. Ma Dirk Struan era vendicativo, e la sua vendetta colpisce anche dalla tomba. C’è un elenco aggiornato dei discendenti di Tyler Brock: anche quello è nella cassaforte. È una lettura interessante, eh, Phillip?”

“Sì. Sì, certo.”

“Sai già dei Rothwell e dei Tomm, di Yadegar e della sua covata. Ma Tusker è nell’elenco, sebbene non lo sappia, Jason Plumm, Lord Depford-Smyth e soprattutto Quillan Gornt.”

“Impossibile!”

“Non soltanto Gornt è tai-pan della Rothwell-Gornt, la nostra principale avversaria, ma è anche discendente diretto di Morgan Brock… diretto anche se illegittimo. È l’ultimo dei Brock.”

“Ma ha sempre sostenuto che suo bisnonno era Edward Gornt, il commerciante americano.”

“Discende da Edward Gornt, infatti. Ma in realtà Sir Morgan Brock era padre di Edward, e Kristian Gornt era sua madre. Era un’americana della Virginia. Naturalmente la cosa fu tenuta segreta… la società non era più longanime di quanto lo sia ora. Quando Sir Morgan divenne tai-pan della Brock nel 1859, fece venire il figlio illegittimo dalla Virginia, gli comprò una parte delle azioni della vecchia azienda commerciale americana Rothwell and Company a Sciangai, e poi lui e Edward fecero di tutto per annientarci. Per poco non ci riuscirono… di sicuro causarono la morte di Culum Struan. Ma poi Lochlin e Hag Struan rovinarono Sir Morgan e distrussero la Brock e Figli. Edward Gornt non ci perdonò mai, e non ci perdoneranno mai neppure i suoi discendenti… scommetterei che anche loro hanno un impegno con il loro fondatore.”

“Lui sa che noi sappiamo?”

“Non ne sono certo. Ma è un nemico. La sua genealogia è nella cassaforte con tutte le altre. Fu mio nonno a scoprirla, per puro caso, durante la rivolta dei Boxer nel ’99. È un elenco interessante, Ian. Molto. Per te, una persona in particolare. Il capo…”

Una raffica violentissima squassò il palazzo. Uno dei ninnoli d’avorio sul tavolo di marmo si rovesciò. Phillip Chen lo raddrizzò nervosamente. Guardarono tutti le finestre, e videro le loro immagini riflesse distorcersi mentre i colpi di vento facevano tremare le enormi vetrate.

Tai-fun!” mormorò Phillip, con il volto imperlato di sudore.

“Sì.” Trattenendo il respiro, attesero che il “Vento del Diavolo” si placasse. Quelle raffiche improvvise arrivavano da ogni punto cardinale, e talvolta raggiungevano i centocinquanta nodi. E portavano sempre devastazione nella loro scia.

La violenza passò. Dunross si avvicinò al barometro, lo fissò e vi batté sopra la mano. 980,3.

“E continua a scendere” disse.

“Cristo!”

Socchiudendo gli occhi, Dunross guardò le vetrate. Le striature della pioggia, adesso, erano quasi orizzontali. “La Lasting Cloud dovrebbe arrivare domani sera.”

“Sì, ma si sarà rifugiata da qualche parte, al largo delle Filippine. Il comandante Moffatt è troppo esperto per farsi cogliere dal tifone” disse Struan.

“Non ne sono convinto. Moffatt ama rispettare gli orari. Questo tifone è imprevisto. Tu… sarebbe stato necessario ordinarglielo.” Dunross centellinò pensosamente lo champagne. “E meglio che la Lasting Cloud non si faccia sorprendere.”

Phillip Chen captò in Dunross una furia repressa. “Perché?”

“Abbiamo a bordo il nostro nuovo computer e motori a reazione per un valore di 2 milioni di sterline. E non sono assicurati… almeno, i motori non lo sono.” Dunross rivolse un’occhiata ad Alastair Struan.

Il vecchio rispose in tono difensivo. “C’era poco da scegliere: o accettare, o perdere il contratto. Tu sai che non potevamo assicurarli, Phillip, dato che sono destinati alla Cina comunista.” Poi aggiunse, irritato: “Sono… ehm… sono di proprietà sudamericana, e non ci sono limitazioni all’esportazione dal Sud America alla Cina. Ma anche così, nessuno è disposto ad assicurarli.”

Dopo una breve pausa, Phillip Chen disse: “Credevo che il nuovo computer sarebbe arrivato in marzo.”

“Infatti, ma sono riuscito ad anticipare la spedizione” disse Alastair.

“Ufficialmente, chi garantisce per i motori?” chiese Phillip Chen.

“Noi.”

“Il rischio è grosso.” Phillip Chen sembrava molto inquieto. “Non sei d’accordo, Ian?”

Dunross non disse nulla.

“Se non avessimo accettato, avremmo perso il contratto” disse Alastair Struan, ancora più irritato. “Il guadagno sarà del cento per cento, Phillip. Abbiamo bisogno di quel denaro. Ma soprattutto, i cinesi hanno bisogno dei motori. L’hanno detto ben chiaro, quando sono stato a Canton il mese scorso. E noi abbiamo bisogno della Cina… hanno detto chiaro anche questo.”

“Sì, ma 12 milioni sono… un grosso rischio, per un’unica nave” insistette Phillip Chen.

Dunross disse: “Tutto quel che possiamo fare per portar via buoni affari ai sovietici torna a nostro vantaggio. E poi, ormai è fatta. Stavi dicendo, Alastair, che c’è qualcuno nell’elenco di cui devo essere informato? Il capo… di cosa?”

“Della Marlborough Motors.”

“Ah” fece Dunross con una gioia rabbiosa. “Sono anni che detesto quei cretini. Padre e figlio.”

“Lo so.”

“Allora i Nikklin sono discendenti di Tyler Brock? Bene, non passerà molto tempo prima che possiamo cancellarli dall’elenco. Bene, molto bene. Sanno di essere sulla lista nera di Dirk Struan?”

“Non credo.”

“Meglio ancora.”

“Non sono d’accordo! Tu detesti il giovane Nikklin perché ti ha battuto.” Alastair Struan puntò rabbiosamente l’indice verso Dunross. “È ora che tu rinunci alle corse automobilistiche. Lascia le corse in salita e il Gran Premio di Macao ai semiprofessionisti. I Nikklin hanno più tempo da dedicare alle macchine: è la loro vita. Tu adesso hai altre gare da correre, molto più importanti.”

“Il Gran Premio di Macao è per i dilettanti, e l’anno scorso quei bastardi hanno barato.”

“Non è mai stato dimostrato… e il tuo motore cedette. Molti motori cedono, Ian. Fu un caso e basta.”

“La mia macchina era stata manomessa.”

“E neppure questo è mai stato dimostrato. Santo cielo, e poi parli di cattivo sangue! In certe cose sei stupido quanto lo stesso ‘Diavolo’ Struan!”

“Oh?”

“Sì, e…”

Phillip Chen si affrettò a intromettersi: voleva porre fine alla violenza che ribolliva in quella stanza. “Se è tanto importante, per favore, lasciatemi vedere se posso scoprire la verità. Dispongo di fonti che non sono accessibili a voi due. I miei amici cinesi dovrebbero sapere se c’erano di mezzo Tom o il giovane Donald Nikklin. Naturalmente” soggiunse con molto tatto, “se il tai-pan desidera correre, sta a lui decidere. Non è così, Alastair?”

Il vecchio dominò la rabbia, ma aveva ancora il collo paonazzo. “Sì, sì, hai ragione. Tuttavia, Ian, ti consiglio di smettere. Ti staranno addosso ancora di più perché ti detestano quanto li detesti tu.”

“Ci sono altri di cui debbo sapere… sull’elenco?”

Dopo una pausa, Struan disse: “No, non ora.” Aprì la seconda bottiglia e versò lo champagne, mentre parlava. “Bene, adesso è tutto tuo… il divertimento e la fatica. Sono ben lieto di passarti tutto. Quando avrai esaminato il contenuto della cassaforte saprai il meglio e il peggio.” Porse i bicchieri agli altri e sorseggiò lo champagne. “Gesù santo, è il vino migliore che sia mai uscito dalla Francia.”

“Sì” disse Phillip Chen.

Dunross pensò che il Dom Pérignon era troppo caro e sopravvalutato; e sapeva che l’annata, il ’54, non era particolarmente eccezionale. Ma stette zitto.

Struan si avvicinò al barometro. Indicava 979,2. “Sarà molto brutta. Be’, non ci pensiamo. Ian, Claudia Chen ha un fascicolo per te, con molti dati importanti, e un elenco completo delle nostre partecipazioni azionarie… e i nomi dei nostri prestanome. Se hai qualche domanda, rivolgimela prima di dopodomani… ho una prenotazione per Londra. Terrai Claudia, naturalmente.”

“Naturalmente.” Claudia Chen era il secondo legame da tai-pan a tai-pan, dopo Phillip Chen. Era la segretaria esecutiva del tai-pan, e lontana cugina di Phillip.

“E la nostra banca… la Victoria Bank of Hong Kong and China?” chiese Dunross, assaporando la domanda. “Non conosco la nostra esatta partecipazione.”

“È sempre stata a conoscenza esclusiva del tai-pan.”

Dunross si rivolse a Phillip Chen. “Qual è la nostra partecipazione, ufficialmente o per mezzo di prestanome?”

Il compradore esitò, turbato.

“In futuro voterò le tue partecipazioni in blocco con le nostre.” Dunross guardò negli occhi il compradore. “Voglio saperlo subito ed esigo il trasferimento ufficiale del diritto di voto perpetuo, per iscritto, a me e ai tai-pan successivi, entro domani a mezzogiorno, e la prima opzione sulle azioni, se mai decidessi di vendere.”

Il silenzio si prolungò.

“Ian” cominciò Phillip Chen, “quelle azioni…” Ma la sua decisione vacillò davanti alla volontà di Dunross. “Sei per cento… un po’ più del 6 per cento. Io… avrai quello che hai chiesto.”

“Non te ne pentirai.” Dunross rivolse la sua attenzione ad Alastair Struan e il cuore del vecchio mancò un colpo. “Quante azioni abbiamo? Quante sono in mano a prestanome?”

Alastair esitò. “Questo lo sa solo il tai-pan.”

“Naturalmente. Ma dobbiamo fidarci assolutamente del nostro compradore” disse Dunross, per far riacquistare faccia al vecchio: sapeva quanto lo addolorava l’idea di venire schiacciato di fronte ad Alastair Struan. “Quanto?”

Struan disse: “Il 15 per cento.”

Dunross soffocò un’esclamazione e Phillip Chen fece altrettanto. Avrebbe voluto gridare: Dio Cristo, abbiamo il 15 per cento e Phillip ha un altro 6 per cento, e non hai avuto il buon senso di servirtene per procurarci fondi quando siamo quasi alla bancarotta?

Invece, prese la bottiglia, versò nei tre bicchieri il vino che restava; e questo gli diede il tempo di calmare i battiti del suo cuore.

“Bene” disse con quella sua voce impassibile, “speravo che insieme avremmo potuto migliorare la situazione.” Sorseggiò lo champagne. “Rimando la riunione speciale. Alla settimana prossima.”

Gli altri due alzarono gli occhi. Fin dal 1880, i tai-pan della Struan, della Rothwell-Gornt e della Victoria Bank, nonostante le loro rivalità, si riunivano ogni anno per discutere questioni che influivano sul futuro di Hong Kong e dell’Asia.

“Forse non accetteranno di spostare la riunione” disse Alastair.

“Ho telefonato a tutti questa mattina. È fissata per lunedì prossimo alle nove del mattino, qui.”

“Chi verrà per la banca?”

“Il vicedirettore Havergill… il direttore è in Giappone e poi andrà in Inghilterra in ferie.” Il volto di Dunross s’indurì. “Dovrò accontentarmi.”

“Paul è un tipo a posto” disse Alastair. “Sarà il prossimo direttore.”

“No, se potrò evitarlo” disse Dunross.

“Paul Havergill non ti è mai stato simpatico, vero, Ian?” chiese Phillip Chen.

“No. È troppo provinciale, troppo Hong Kong, troppo antiquato e troppo pomposo.”

“E ha sostenuto tuo padre contro di te.”

“Sì. Ma non è questa la ragione per cui deve andarsene, Phillip. Deve andarsene perché è un intralcio per la Nobil Casa. È troppo conservatore, troppo generoso con le Asian Properties, e credo che sia alleato segretamente alla Rothwell-Gornt.”

“Non sono d’accordo” disse Alastair.

“Lo so. Ma abbiamo bisogno di denaro per allargarci e io intendo procurarmelo. Quindi intendo usare seriamente il mio 21 per cento.”

Fuori l’uragano si era intensificato, ma nessuno dei presenti sembrava accorgersene.

“Non ti consiglio di metterti contro la Victoria” disse in tono grave Phillip Chen.

“Sono d’accordo” disse Alastair Struan.

“Non lo farò. Purché la mia banca collabori.” Dunross guardò per un momento la pioggia che rigava i vetri. “A proposito, ho invitato alla riunione anche Jason Plumm.”

“Perché diavolo?” chiese Struan. Un’altra ondata di rossore gli invase il collo.

“Tra noi e le sue Asian Properties…”

“Plumm è sulla lista nera di Dirk Struan, come la chiami tu, e ci è assolutamente ostile.”

“Fra tutti e quattro, abbiamo la maggioranza a Hong Kong…” Dunross s’interruppe allo squillo del telefono. Tutti guardarono l’apparecchio.

Alastair Struan disse in tono acido: “Adesso il telefono è tuo, non mio.” Dunross sollevò il ricevitore. “Dunross!” Ascoltò per un momento poi disse: “No. Il signor Alastair Struan si è ritirato. Ora il tai-pan della Struan sono io. Sì. Ian Dunross. Cosa dice il telex?” Ascoltò di nuovo. “Sì, grazie.”

Posò il ricevitore. Dopo qualche istante ruppe il silenzio. “Era della nostra filiale di Taipei. La Lasting Cloud è affondata al largo della costa settentrionale di Formosa. Pensano che sia affondata con tutto l’equipaggio…”