Ore 9,40
La Rolls scese dal traghetto che collegava Kowloon all’isola di Hong Kong e svoltò verso est su Connaught Road, immettendosi nel traffico intenso. Era una mattinata caldissima, umida, serena e soleggiata. Casey si assestò sul sedile posteriore. Diede un’occhiata all’orologio, con agitazione crescente.
“Tutto il tempo, signorina” disse l’autista, prontissimo. “Nobil Casa in fondo alla strada, palazzo alto, dieci, quindici minuti, presto fatto.”
“Bene.”
Questa è la vita, si disse. Un giorno avrò anch’io una Rolls e un gentile autista cinese e non dovrò preoccuparmi del prezzo della benzina. Mai più. Forse – finalmente – è qui che riuscirò ad avere il denaro che mi serve per poter dire “crepa”. Sorrise tra sé. Linc era stato il primo a spiegarle cos’era il denaro che serviva per poter dire “crepa”. Lui l’aveva chiamato “il denaro che serve per poter dire vai a farti fottere”. Tanto denaro da poterlo dire a chiunque e a qualunque cosa. “È il più prezioso del mondo… ma è quello che costa più caro” aveva detto. “Se lavorerai per me – con me ma per me – ti aiuterò a procurartelo. Ma, Casey, non so se sarai disposta a pagarne il prezzo.”
“Qual è il prezzo?”
“Non lo so. So soltanto che varia da persona a persona… e ti costa sempre più di quanto tu sia disposto a pagare.”
“Anche il tuo?”
“Oh, sì.”
Bene, pensò lei, finora il prezzo non è stato troppo alto. Guadagno 52.000 dollari l’anno, ho un buon rimborso spese e un lavoro che mi aguzza l’ingegno. Ma il governo si porta via una fetta troppo grossa, e non resta abbastanza per poter dire “crepa”. “Il denaro che serve per poter dire ‘crepa’ lo si guadagna con un colpo gobbo” aveva detto Linc. “Non con i soliti traffici.”
A me quanto ne serve?
Casey non si era mai posta la domanda, prima di quel momento.
500.000 dollari? Al 7 per cento rendono 35.000 dollari l’anno ma sono tassabili. E l’11 per cento garantito dal governo messicano, meno l’uno per cento per il suo disturbo? Ma è sempre tassabile. In buoni del tesoro esentasse al 4 per cento fanno 20.000 dollari, ma i buoni del tesoro sono pericolosi, e non si può giocare d’azzardo con il denaro che serve per poter dire “crepa”.
“È la prima regola, Casey” aveva detto Linc. “Non devi rischiarlo mai. Mai.” Poi aveva riso, quella sua risata amabile che la disarmava sempre. “Non devi mai rischiare il denaro che serve per poter dire vai a farti fottere, se non quell’unica volta, o due volte al massimo, che decidi di farlo.”
Un milione? Due? Tre?
Pensa alla riunione e non sognare, si disse Casey. Non sognerò, ma il mio prezzo è 2 milioni in contanti, in banca. Esentasse. È quello che mi serve. Due milioni al 5,25 per cento esentasse rendono 150.000 dollari l’anno. E questo basterà per dare a me e alla mia famiglia tutto quello che voglio, con un buon margine, per sempre. E potrei ottenere anche più del 5,25 per cento.
Ma come faccio a procurarmi 2 milioni esentasse?
Non lo so. Ma so che questo è il posto per procurarmeli.
La Rolls si fermò all’improvviso, mentre una massa di pedoni attraversava fra le file di macchine e di autobus con l’imperiale e di tassì e di camion e camioncini e carri e biciclette e carretti a mano e risciò. Migliaia di persone correvano di qua e di là, entrando e uscendo dai vicoli e dalle vie laterali, riversandosi dai marciapiedi sull’asfalto, nell’ora di punta. Fiumi di formiche umane.
Casey aveva fatto una ricerca approfondita su Hong Kong, ma nonostante tutto non era preparata all’effetto di quell’incredibile sovraffollamento.
“Non ho mai visto niente di simile, Linc” aveva detto quella mattina, quando lui era arrivato in albergo, poco prima che lei partisse per andare alla riunione. “Erano le dieci passate quando siamo venuti qui dall’aeroporto, ma c’erano migliaia di persone in giro, compresi i bambini… ed era tutto aperto… ristoranti, mercati, negozi.”
“La gente significa guadagno… perché siamo qui, del resto?”
“Siamo qui per usurpare la Nobil Casa dell’Asia con l’aiuto segreto e la collusione di un Giuda Iscariota, John Chen.”
Linc aveva riso insieme a lei. “Correzione. Siamo qui per concludere un affare con la Struan, e per dare un’occhiata in giro.”
“Allora il piano è cambiato?”
“La tattica sì. La strategia è la stessa.”
“Perché è cambiata, Linc?”
“Stanotte Charlie ha telefonato. Abbiamo acquistato altre 200.000 azioni della Rothwell-Gornt.”
“Allora il tentativo nei confronti della Struan è soltanto una finta e il nostro vero obiettivo è la Rothwell-Gornt?”
“Abbiamo ancora tre obiettivi: la Struan, la Rothwell-Gornt e le Asian Properties. Ci guardiamo intorno e aspettiamo. Se le cose si mettono bene, attacchiamo. Se no, possiamo guadagnare 5 milioni, forse 8, quest’anno, con un affare pulito con la Struan. Niente male.”
“Tu non sei qui per 5 o per 8 milioni. Qual è la vera ragione?”
“Il mio piacere.”
La Rolls avanzò di qualche metro poi si fermò di nuovo. Il traffico era più fitto, ora che si stavano avvicinando al Central District. Ah, Linc, pensò Casey, il tuo piacere maschera parecchie piraterie.
“Questa sua prima visita a Hong Kong, signorina?” chiese l’autista, interrompendo i suoi pensieri.
“Sì. Sì. Sono arrivata ieri sera.”
“Ah, molto bene. Tempo molto brutto, ma non importa. Molto umido, molto odore, sempre umido d’estate. Primo giorno molto simpatico, heya?”
Il primo giorno era incominciato con il secco ronzio della ricetrasmittente CB che l’aveva strappata dal sonno. E… “Geronimo”.
Era la loro parola in codice per indicare pericolo… in guardia. Casey aveva fatto la doccia e s’era vestita in fretta, senza sapere da dove sarebbe arrivato il pericolo. Aveva appena applicato le lenti a contatto quando il telefono aveva cominciato a squillare. “Qui il sovrintendente Armstrong. Mi dispiace disturbarla a quest’ora, signorina Tcholok, ma posso vederla per un momento?”
“Certo, sovrintendente.” Casey aveva esitato. “Mi dia tempo cinque minuti… e mi aspetti al ristorante.”
S’erano incontrati e lui l’aveva interrogata: le aveva detto solo che a bordo dell’aereo era stata trovata merce di contrabbando.
“Da quanto tempo lavora per il signor Bartlett?”
“Direttamente, da sei anni.”
“C’erano mai stati problemi con la polizia, prima d’ora? Di qualunque genere?”
“Vuol dire per lui… o per me?”
“Per lui. O per lei.”
“No, mai. Cos’è stato trovato a bordo, sovrintendente?”
“Non mi sembra troppo preoccupata, signorina Tcholok.”
“Perché dovrei esserlo? Non ho fatto niente d’illecito, e neppure Linc. In quanto ai membri dell’equipaggio, sono tutti professionisti selezionati con molta cura, quindi non credo che siano immischiati nel contrabbando. Si tratta di droga, vero? Che genere di droga?”
“Perché dovrebbe essere droga?”
“Non è quello che viene contrabbandato qui?”
“Era un grosso quantitativo di fucili.”
“Cosa?”
C’erano state altre domande, e lei aveva risposto a quasi tutte, e poi Armstrong se n’era andato. Casey aveva finito il caffè e aveva rifiutato per la quarta volta i croissants caldi offerti da un giovane cameriere inamidato e sorridente. Le ricordavano troppo quelli che aveva mangiato nel Midi francese, tre anni prima.
Ah, Nizza e Cap d’Ail e il vino della Provenza. E il caro Linc, aveva pensato, mentre tornava nell’appartamento per attendere la sua telefonata.
“Casey? Senti, il…”
“Ah, Linc, sono contenta che mi abbia chiamata” aveva detto subito lei, interrompendolo di proposito. “Pochi minuti fa è stato qui il sovrintendente Armstrong… e ieri sera ho dimenticato di ricordarti che dovevi chiamare Martin per quelle azioni.” Anche Martin era una parola in codice. Voleva dire: “Credo che stiano intercettando la comunicazione.”
“Anch’io ho pensato a Martin. Ma adesso non ha importanza. Riferiscimi esattamente cos’è successo.”
Perciò Casey glielo aveva riferito. E lui aveva raccontato il resto, concisamente. “Ti darò i particolari quando verrò lì. Sto partendo per l’albergo. Com’è l’appartamento?”
“Fantastico! Il tuo si chiama Primavera Fragrante, e la mia camera è adiacente: credo che normalmente ne faccia parte. Sembra che ci siano dieci camerieri addetti a ogni appartamento. Ho chiamato il servizio in camera per ordinare il caffè, e me l’hanno portato su un vassoio d’argento prima ancora che avessi posato il ricevitore. I bagni sono abbastanza grandi per tenerci un cocktail party per venti persone.”
“Benissimo. Aspettami.”
Lei s’era seduta su uno dei grandi divani di pelle, in salotto, e aveva atteso, godendosi il lusso che la circondava. Splendidi cassettoni cinesi laccati, un bar ben fornito in una nicchia tutta specchi, mazzi di fiori disposti con discrezione e una bottiglia di scotch con il monogramma di Lincoln Bartlett e gli omaggi della direzione. La sua stanza da letto era da una parte, con la porta intercomunicante, la stanza di Linc era dall’altra. Erano le più grandi che avesse mai visto, e i letti erano enormi.
Perché c’erano quei fucili sul nostro aereo, e chi ce li ha messi?
Perduta in quei pensieri, aveva guardato dalla grande vetrata, affacciata sull’isola di Hong Kong e sul Peak, la montagna più alta dell’isola. La città, chiamata Victoria in onore della regina, incominciava dalla riva e saliva a gradinate sui fianchi della montagna sempre più scoscesa, diradandosi poco a poco, ma c’erano grandi caseggiati vicino alla cresta. Lei riusciva a scorgerne uno poco più in alto del capolinea della funicolare del Peak. Il panorama, di lassù, doveva essere fantastico, pensò distrattamente.
L’acqua azzurra scintillava, il porto era pieno di traffico come le vie di Kowloon. Navi passeggeri e mercantili erano ancorati o ormeggiati lungo i moli di Kowloon, entravano o uscivano, facendo risuonare allegramente le sirene! Nel porto militare c’era un caccia della Reale Marina e, poco lontano, all’ancora, una fregata grigioscura della Marina degli Stati Uniti. C’erano centinaia di giunche di tutte le grandezze e di tutte le età – in maggioranza pescherecci – alcune a motore, altre a vela. I traghetti a due ponti, stracarichi, sfrecciavano avanti e indietro come libellule e dovunque i minuscoli sampan, a remi o a motore, filavano intrepidi attraverso le ordinate corsie d’acqua.
Dove vive tutta questa gente? si chiese Casey, sgomenta. E come vive?
Un fattorino aprì la porta con il passepartout, senza bussare, ed entrò Linc Bartlett. “Hai un aspetto magnifico, Casey” disse lui, chiudendosi la porta alle spalle.
“Anche tu. Questa storia dei fucili non promette niente di buono, vero?”
“C’è qualcuno? Qualche cameriera nelle stanze da letto?”
“Siamo soli, ma i fattorini, sembra, entrano ed escono come vogliono.”
“Quello aveva già tirato fuori la chiave prima che mi avvicinassi alla porta.” Linc le riferì quello che era successo all’aeroporto. Poi abbassò la voce. “E John Chen?”
“Niente. Si è limitato a chiacchierare del più e del meno. Era nervoso. Non ha voluto parlare d’affari. Credo che non si fosse ripreso dalla sorpresa, dopo aver scoperto che sono una donna. Mi ha scaricata davanti all’albergo e ha detto che mi avrebbe mandato una macchina alle nove e un quarto.”
“Quindi il piano è andato bene?”
“Benissimo.”
“Splendido. L’hai ottenuto?”
“No. Gli ho detto che mi avevi autorizzata a ricevere la consegna e ho offerto il versamento iniziale. Ma lui ha finto d’essere sorpreso e ha detto che ne avrebbe parlato personalmente con te, quando ti riporterà indietro dopo pranzo. Mi sembrava molto nervoso.”
“Non importa. La tua macchina sarà qui fra pochi minuti. Ci vediamo a pranzo.”
“Devo parlare dei fucili, alla Struan? A Dunross?”
“No. Aspettiamo di vedere chi sarà il primo a parlarne.”
“Pensi che potrebbero essere stati loro?”
“È probabile. Conoscevano il nostro piano di volo, e hanno un movente.”
“Quale?”
“Screditarci.”
“Ma perché?”
“Forse credono di conoscere il nostro piano di battaglia.”
“Ma allora avrebbero avuto interesse a non far niente… per attirarci in trappola.”
“Può darsi. Ma così hanno fatto la mossa d’apertura. Primo giorno: Cavallo in f3. Hanno lanciato l’attacco.”
“Sì. Ma chi è stato… e noi abbiamo il bianco o il nero?”
Gli occhi di Bartlett s’indurirono. “Non m’interessa, Casey, purché siamo noi a vincere.” E se ne andò.
C’è in aria qualcosa, si disse lei. Qualcosa di pericoloso, e non vuole parlarmene.
“La segretezza ha un’importanza vitale, Casey” le aveva detto, nei primi tempi. “Napoleone, Cesare, Patton, tutti i grandi generali, spesso nascondevano il loro vero piano anche ai membri del loro stato maggiore. Per fuorviarli… e per fuorviare le spie nemiche. Se ti nascondo qualcosa, non è per diffidenza, Casey. Ma tu non dovrai mai nascondermi nulla.”
“Non è giusto.”
“La vita non è giusta. La morte non è giusta. La guerra non è giusta. Gli affari sono come la guerra. Io gioco come se fosse una guerra ed è per questo che vincerò.”
“E cosa vincerai?”
“Voglio che la Par-Con Industries diventi più grande della General Motors e della Esso messe insieme.”
“Perché?”
“Per il mio piacere.”
“Adesso dimmi la vera ragione.”
“Ah, Casey, è per questo che ti amo. Tu ascolti e capisci.”
“Ah, Razziatore, anch’io ti amo.”
Poi avevano riso entrambi, perché sapevano che nessuno dei due amava l’altro, almeno non nel senso ordinario della parola. Fin dall’inizio, avevano concordato di accantonare l’ordinario a favore dello straordinario. Per sette anni.
Casey guardava il porto e le navi.
Schiaccia, distruggi, e vinci. Il mondo degli affari, il più emozionante gioco di monopoli del mondo. E il mio capo è Bartlett il Razziatore, maestro in questo gioco. Ma il tempo sta per scadere, Linc. Quest’anno, il settimo, l’ultimo anno, scade il giorno del mio compleanno, il 25 novembre, il mio ventisettesimo compleanno.
Sentì bussare leggermente, sentì il passepartout che girava nella serratura. Si voltò per dire “avanti”, ma il fattorino inamidato era già entrato.
“Buongiorno, signorina, sono il fattorino di giorno numero uno, Chang.” Chang aveva i capelli grigi e irradiava sollecitudine. “Riordinare stanze, posso?”
“Nessuno di voi aspetta mai d’essere invitato a entrare?” chiese bruscamente Casey.
Chang la fissò senza capire: “Signorina?”
“Oh, lasci stare” disse lei, stancamente.
“Bella giornata, heya? Quale prima? Stanza di signore o di signorina?”
“La mia. Il signor Bartlett non ha ancora usato la sua.”
Chang sogghignò a tutti denti. Ayeeyah, tu e signore fatto l’amore su tuo letto, signorina, prima che lui uscito? Ma erano passati solo quattordici minuti dal momento in cui il signore era arrivato a quello in cui se ne era andato, e quando era uscito non aveva l’aria accaldata.
Ayeeyah, prima dovevano essere due diavoli stranieri maschi a dividersi il mio appartamento, e poi salta fuori che uno è femmina… confermato da Ng del turno di notte, che naturalmente ha ispezionato il suo bagaglio e ha trovato la prova che è proprio una femmina… prova convalidata questa mattina con grande slancio dalla terza cameriera Fung.
Pelo pubico biondo! Che orrore!
E Pelo Pubico Biondo non soltanto non è la moglie principale del signore, non è neppure la moglie secondaria e, oh, oh, peggio ancora non ha avuto il buon gusto di fingere di esserlo, in modo che le regole dell’albergo venissero rispettate e che tutti salvassero la faccia.
Chang ridacchiò, perché quell’albergo aveva sempre avuto regolamenti strani, a proposito delle signore nelle camere dei signori – oh, dei, a che altro servivano i letti? – e adesso c’era una femmina che viveva pubblicamente e barbaramente in peccato! Oh, come s’erano indignati tutti, la sera prima. Barbari! Dew neh loh moh a tutti i barbari! Ma questa è sicuramente un drago femmina, perché ha fatto chinare la testa al vicedirettore eurasiatico, e al direttore di notte eurasiatico, e persino al vecchio mellifluo direttore generale, il Capo in persona.
“No no no” aveva ululato lui, o almeno così avevano riferito a Chang.
“Sì sì sì” aveva risposto lei, insistendo per avere la metà dell’appartamento Primavera Fragrante.
Era stato allora che l’onorevole Mong, capo facchino e capo triade e quindi somma autorità dell’albergo, aveva risolto il problema insolubile. “L’appartamento Primavera Fragrante ha tre porte, heya?” aveva detto. “Una per ogni camera da letto e una per il salotto. Accompagnatela nella Primavera Fragrante B, che tanto è la camera meno lussuosa, facendola passare dalla relativa porta. Ma la porta interna che dà nel salotto e di lì nella stanza del signore sarà chiusa a chiave. Comunque, lasciate una chiave lì vicino. Se la baldracca melliflua apre lei la porta… cosa possiamo fare? E poi, se ci sarà confusione domani o dopodomani nelle prenotazioni e il nostro onorevole direttore capo dovrà pregare il milionario e la sua sgualdrina della Terra della Montagna d’Oro di andarsene, bene, dolentissimi, ma non importa, abbiamo abbastanza prenotazioni e così avremo salvato la faccia.”
E così si era fatto.
Era stata aperta la porta esterna della B, e Pelo Pubico Biondo era stata invitata a entrare. Se lei poi aveva preso la chiave e aveva aperto subito la porta di comunicazione… chi poteva dirlo? Adesso quella porta è aperta, bene, certo non andrei mai a raccontarlo a un estraneo. Le mie labbra sono suggellate, come sempre.
Ayeeyah, ma se le porte esterne possono venire chiuse a chiave ed essere pudibonde, le porte interne possono venire spalancate ed essere lascive. Come la sua Porta di Giada, pensò Chang. Dew neh loh moh, chissà che effetto fa espugnare una Porta di Giada delle dimensioni della sua? “Rifaccio il letto, signorina?” chiese soavemente in inglese.
“Faccia pure.”
Oh, com’è spaventoso il suono della loro lingua barbara. Puah!
Chang del turno di giorno si sarebbe schiarito la gola e avrebbe sputato il dio della saliva dalla bocca; ma il regolamento dell’albergo lo vietava.
“Heya, Chang del turno di giorno” disse in tono vivace la terza cameriera Fung entrando nella camera da letto, dopo aver bussato svogliatamente alla porta dell’appartamento, che ormai aveva già aperto. “Sì, signorina, mi scusi, signorina” disse in inglese, e poi di nuovo a Chang, in cantonese: “Non hai ancora finito? Il suo letame è così dolce che vuoi sguazzare nei suoi cassetti?”
“Dew neh loh moh nei tuoi, sorella. Tieni la lingua a posto o il tuo vecchio padre potrebbe usare il bastone!”
“L’unico bastone che vuole la tua vecchia madre, tu non puoi darmelo! Vieni, aiutami a rifare il letto alla svelta. Fra mezz’ora comincia una partita a mah-jong. L’onorevole Mong mi ha mandato a chiamarti.”
“Oh, grazie, sorella. Heya, davvero hai visto il suo pelo pubico?”
“Non te l’ho già detto? Sono forse una bugiarda? È oro puro, più chiaro dei capelli. Lei era nella vasca da bagno e io ero vicina come lo sono adesso a te. E poi, oh, sì, ha i capezzoli rosa, non scuri.”
“Iiiih! Immagina!”
“Proprio come quelli di una scrofa.”
“Spaventoso!”
“Sì. Hai letto il Commercial Daily di oggi?”
“No, sorella, non ancora. Perché?”
“Ecco, l’oroscopo dice che questa è una settimana favorevole per me, e il redattore finanziario dice che sembra che stia per incominciare un nuovo boom.”
“Dew neh loh moh! Non dirmelo!”
“Allora questa mattina ho detto al mio agente di Borsa di comprare altre mille Nobil Casa, mille Traghetti d’Oro, quaranta della Seconda Grande Casa e cinquanta delle Proprietà della Buona Fortuna. I miei banchieri sono generosi, ma adesso non posso più farmi prestare neppure una monetina in tutta Hong Kong!”
“Iiiih, ti sei buttata, sorella. Anch’io mi sono esposto un po’. La settimana scorsa mi sono fatto fare un prestito dalla banca sulle mie azioni e ho comprato altre seicento Nobil Casa. È stato martedì. Le ho comprate a 25,23.”
“Ayeeyah, onorevole Chang, erano a 29,14 alla chiusura, ieri sera.” La terza cameriera Fung fece un rapido calcolo. “Hai già guadagnato 2348 dollari di Hong Kong! E dicono che la Nobil Casa cercherà di rilevare le Proprietà della Buona Fortuna. Se ci prova, farà bollire di rabbia i suoi nemici. Ah! Il tai-pan della Seconda Grande Casa scorreggerà polvere!”
“Oh oh oh, ma intanto le azioni saliranno alle stelle! Per tutte e tre le compagnie! Ah! Dew neh loh moh, dove posso procurarmi altri liquidi?”
“Alle corse, Chang del turno di giorno! Fatti prestare 500 dollari sui guadagni attuali e puntali sulla duplice accoppiata di sabato o sulla doppia quinella. I miei numeri fortunati sono quattro e cinque…”
Alzarono entrambi gli occhi quando Casey entrò in camera da letto. Chang passò all’inglese: “Sì, signorina?”
“C’è un po’ di roba da lavare, in bagno. Può farla portar via, per favore?”
“Oh, sì, io provvedo. Pronto stasera alle sei, okay, niente paura.” Questi diavoli stranieri sono così stupidi, pensò sprezzante Chang. Cosa sono io, un mucchio di letame con la testa vuota? Certo che mi occupo della roba da lavare, se c’è roba da lavare.
“Grazie.”
Entrambi la guardarono affascinati mentre si controllava il trucco nello specchio, preparandosi a uscire.
“Non ha le tette cascanti, vero, sorella?” disse Chang. “Capezzoli rosa, heya? Straordinario!”
“Come quelli di una scrofa, te l’ho detto. Cos’hai, al posto delle orecchie? Vasi da notte per pisciarci?”
“Nel tuo orecchio, terza cameriera Fung.”
“Ti ha già dato la mancia?”
“No. Il signore ha dato troppo e lei niente. Disgustoso, heya?”
“Sì. Che cosa ci vuoi fare? Quelli della Montagna d’Oro sono davvero incivili, no, Chang del turno di giorno?”