Ore 12,01
Nella sala del consiglio d’amministrazione. Casey era ancora in difficoltà. Quelli non volevano saperne di abboccare alle esche che lei offriva. La sua ansia cresceva, e ora stava aspettando, scossa da un’ondata di strana paura.
Phillip Chen stava scarabocchiando, Linbar giocherellava con i fogli che aveva davanti, Jacques deVille la osservava pensieroso. Poi Andrew Gavallan finì di scrivere le ultime percentuali che Casey aveva citato. Sospirò e alzò la testa. “È chiaro che dovrebbe essere un’operazione di co-finanziamento” disse con voce tagliente. L’elettricità nella sala crebbe e Casey stentò a reprimere un’esclamazione di gioia quando Gavallan aggiunse: “Quanto sarebbe disposta a investire la Par-Con in un finanziamento congiunto, per l’intero accordo?”
“18 milioni di dollari USA per quest’anno dovrebbero bastare” rispose lei immediatamente, notando con soddisfazione che tutti cercavano di soffocare lo stupore.
L’anno precedente, il valore netto ufficiale della Struan era stato di circa 28 milioni, e Casey e Bartlett avevano calcolato la loro offerta in base a quella cifra.
“Fai una prima offerta di 20 milioni” le aveva detto Linc. “Dovresti prenderli all’amo a 25, e sarebbe magnifico. È essenziale che partecipiamo con un co-finanziamento, ma la proposta deve partire da loro.”
“Ma guarda il loro ultimo bilancio d’esercizio, Linc. Non puoi sapere con certezza quale sia il loro vero valore netto. Potrebbe essere 10 milioni in più o in meno, e forse lo scarto può essere anche maggiore. Non sappiamo quale sia la loro vera forza… o la loro debolezza. Guarda questa voce: ‘14,7 milioni assegnati alle consociate’. Quali consociate? Dove? Per che cosa? Eccone un’altra: ‘7,4 milioni trasferiti a…’”
“E allora, Casey? Così sono 30 milioni anziché 25. La nostra proiezione resta valida.”
“Sì, ma le loro procedure contabili… Mio Dio, Linc, se facessimo negli Stati Uniti anche solo una minima parte di quello che fanno loro, la commissione di controllo ci salterebbe alla gola e finiremmo al fresco per cinquant’anni.”
“Sì. Ma non è contrario alla loro legge, ed è un’ottima ragione per andare a Hong Kong.”
“20 milioni come apertura sono troppi.”
“Lascio decidere a te, Casey. Ma ricorda che a Hong Kong giochiamo secondo le regole di Hong Kong… finché è legale. Voglio entrare nel loro gioco.”
“Perché? E non dirmi ‘per il mio piacere’.”
Linc aveva riso. “Okay… allora, per il tuo piacere. Ma concludi l’affare con la Struan!”
Nella sala del consiglio l’umidità era salita. Casey avrebbe voluto prendere un fazzolettino di carta ma restò immobile, fingendosi calma, augurandosi che gli altri si decidessero ad andare avanti.
Gavallan ruppe il silenzio. “E il signor Bartlett quando confermerebbe l’offerta dei 18 milioni… se accettassimo?”
“È già confermata” disse soavemente Casey, sorvolando sull’insulto. “Sono autorizzata a impegnarmi fino a 20 milioni in questo accordo senza consultare Linc o il suo consiglio d’amministrazione” disse, lasciando volutamente agli altri uno spazio di manovra. Poi soggiunse con aria innocente: “Allora è tutto sistemato! Bene.” Cominciò a riordinare le carte. “Ora…”
“Un momento solo” disse Gavallan, colto alla sprovvista. “Io… ehm… 18 milioni sono… Comunque, dobbiamo sottoporre la proposta al tai-pan.”
“Oh” fece lei, fingendosi sorpresa. “Credevo che negoziassimo da pari a pari, che voi quattro, signori, aveste i miei stessi poteri. Forse sarà meglio che in futuro parli direttamente con il signor Dunross.”
Andrew Gavallan arrossì. “La decisione finale spetta al tai-pan. In tutto.”
“Mi fa piacere saperlo, signor Gavallan. Io posso decidere solo fino a 20 milioni.” Casey sorrise, raggiante. “Molto bene, presentate la proposta al vostro tai-pan. Nel frattempo, vogliamo fissare un limite di tempo per il periodo di riflessione?”
Un altro silenzio.
“Lei cosa propone?” disse Gavallan che si sentiva preso in trappola.
“Il minimo consentito. Non so se amate lavorare in fretta” disse Casey.
Phillip Chen disse: “Perché non rimandare la risposta a dopopranzo, Andrew?”
“Sì… buona idea.”
“Per me sta bene” disse Casey. Il mio lavoro l’ho fatto. Concorderò per 20 milioni quando potevano essere 30, e loro sono uomini ed esperti e maggiorenni e credono che io sia gonza. Ma adesso avrò il denaro che mi serve per poter dire “crepa”. Buon Dio del cielo, fai che questo affare vada in porto, perché allora sarò libera per sempre.
Libera di fare che cosa?
Non importa, si disse. Ci penserò poi.
Sentì la propria voce proseguire: “Dobbiamo discutere in dettaglio come preferireste i 18 milioni e…”
“18 non basteranno” l’interruppe Phillip Chen, mentendo con molta disinvoltura. “Ci sono costi aggiuntivi di ogni genere…”
Da perfetta negoziatrice, Casey discusse e lasciò che la spingessero fino a 20 milioni e poi, con ostentata riluttanza, disse: “Signori, siete uomini d’affari veramente eccezionali. Sta bene, 20 milioni.” Notò i loro sorrisetti repressi e rise tra sé.
“Bene” disse Gavallan, soddisfattissimo.
“Ora” disse Casey, per tenerli sotto pressione, “come volete che sia la struttura della nostra joint venture? Naturalmente, salvo approvazione del vostro tai-pan… scusate, salvo approvazione del tai-pan” disse, correggendosi con l’esatta sfumatura di umiltà.
Gavallan la osservava, irritato, e rimpiangeva di non avere a che fare con un uomo. Allora potrei dirti: vai a far un culo, e rideremmo tutti e due perché tu sai e io so che devi sempre avere l’approvazione del tai-pan, in un modo o nell’altro… si tratti di Dunross o di Bartlett o di un consiglio d’amministrazione o di una moglie. Sì, e se fossi un uomo, non ci sarebbe questa maledetta sessualità del tutto fuori luogo in questa sede. Cristo, se fossi una vecchia megera forse sarebbe diverso ma, merda, una pollastrella come te?
Cosa diavolo hanno le donne americane? Perché, in nome di Cristo, non se ne stanno al loro posto e non si accontentano di fare quello che sanno fare così bene? Stupide!
È da stupida concedere un finanziamento così in fretta, e ancora di più darci altri 2 milioni quando probabilmente ne sarebbero bastati 10 in tutto. Santo Dio, avresti dovuto essere più paziente e avresti ottenuto condizioni molto più favorevoli! È il guaio di voi americani… non avete finezza, né pazienza, né stile, e non capite l’arte del negoziato, e tu, mia cara signora, sei troppo ansiosa di affermarti. Quindi so come trattarti.
Andrew Gavallan lanciò un’occhiata a Linbar Struan che osservava Casey di sottecchi e attendeva che lui o Phillip o Jacques continuassero. Quando sarò io il tai-pan, pensò deciso Gavallan, ti distruggerò, giovane Linbar, ti distruggerò o ti costringerò a farti le ossa. Hai bisogno di venire spinto nel mondo ad arrangiarti da solo, a pensare con la tua testa, a contare solo su te stesso e non sul tuo nome e sulla tua eredità. Sì, a lavorare sodo per togliere un po’ di bollore dal tuo yang… e prima ti risposerai e meglio sarà.
Girò gli occhi su Jacques deVille, che lo ricambiò con un sorriso. Ah, Jacques, pensò senza rancore, tu sei il mio principale oppositore. Stai facendo quello che fai di solito: parli poco, osservi tutto, rifletti molto… sai essere duro, brusco e carogna se è necessario. Ma cosa pensi di questo accordo? Mi è sfuggito qualcosa? Che cosa prevede la tua astuta mente di legale parigino? Ah, ma lei ti ha bloccato a dovere con quella sua battuta in risposta alla tua battuta sul suo musetto, eh?
Anche a me piacerebbe portarmela a letto, pensò distrattamente; sapeva che anche Linbar e Jacques erano arrivati alla stessa conclusione. Naturalmente… chi non l’avrebbe desiderato?
E tu, Phillip Chen?
Oh, no. Tu no. A te piacciono molto più giovani e stranamente ce la fai, se quel che si racconta è vero, heya?
Guardò di nuovo Casey. Sentiva la sua impazienza. Non mi sembri una lesbica, pensò, gemendo tra sé. È questa, l’altra tua debolezza? Cristo, che spreco tremendo!
“La joint venture dovrà essere organizzata secondo la legge di Hong Kong” disse lui.
“Sì, naturalmente. C’è…”
“Lo studio legale Sims, Dawson e Dick potrà consigliarci. Prenderò un appuntamento per domani o dopo.”
“Non è necessario, signor Gavallan. Ho già ricevuto le loro proposte, ipotetiche e riservate, naturalmente, nell’eventualità che decidessimo di concludere.”
“Cosa?” La guardarono tutti a bocca aperta, mentre Casey estraeva cinque copie di un contratto e le distribuiva.
“Ho saputo che sono i vostri legali” disse gaiamente. “Ho chiesto informazioni e mi è stato riferito che sono i migliori, quindi per noi vanno benissimo. Li ho pregati di esaminare le nostre eventuali esigenze… le vostre come le nostre. C’è qualcosa che non va?”
“No” disse Gavallan, infuriandosi all’idea che il loro studio non li avesse informati delle richieste della Par-Con. Cominciò a leggere il foglio.
Dew neh loh moh a quella Casey, comunque si chiami, stava pensando Phillip Chen, esasperato perché la Struan aveva perso la faccia. Che la tua fessura dorata inaridisca e si riempia di polvere per i tuoi modi atroci e per le tue sporche abitudini così poco femminili!
Dio ci salvi dalle donne americane!
Ayeeyah, a Lincoln Bartlett costerà parecchio aver osato imporci questa… questo essere, si ripromise. Come ha osato!
Tuttavia, stava valutando mentalmente gli enormi vantaggi della proposta. Devono essere almeno 100 milioni di dollari USA, potenzialmente, per i prossimi anni, si disse. Gli girava la testa. Questo darà alla Nobil Casa la stabilità di cui ha bisogno.
Oh, lieto giorno, pensò. E il co-finanziamento, dollaro per dollaro! Incredibile! Che stupidaggine, cedere così in fretta senza neppure chiedere in cambio una piccola concessione. È una stupidaggine, ma cosa vuoi aspettarti da una stupida donna? Ayeeyah, il Bordo del Pacifico soffocherà sotto tutti i prodotti di schiuma di poliuretano che potremo fabbricare… per gli imballaggi, le costruzioni, i materassi, gli isolanti. Una fabbrica qui, una a Formosa, una a Singapore, una a Kuala Lumpur e un’ultima a Giacarta, tanto per cominciare. Guadagneremo milioni, decine di milioni. E l’agenzia di leasing dei computer, oh, al prezzo d’affitto che ci hanno offerto questi sciocchi, il 10 per cento in meno del prezzo di listino dell’IBM, meno la nostra commissione del 7,5 per cento – mercanteggiando un po’, saremmo stati felici di accettare un 5 per cento – entro il prossimo weekend posso venderne tre a Singapore, uno qui, uno a Kuala Lumpur e uno a quegli armatori pirati dell’Indonesia con un utile netto di 67.500 dollari USA l’uno, 405.000 dollari per sei telefonate. E in quanto alla Cina…
E in quanto alla Cina…
Oh, per tutti gli dei, grandi e piccoli e piccolissimi, aiutateci a concludere questo accordo, e io doterò un nuovo tempio, una cattedrale a Tai-ping Shan, promise, acceso di fervore. Se la Cina revocherà certi controlli, o se li allenterà solo un pochino, potremo concimare le risaie della provincia di Kwantung e poi di tutta la Cina, e nei prossimi dodici anni saranno decine di centinaia di milioni di dollari, dollari USA e non dollari di Hong Kong!
Il pensiero di tutti quegli utili fece sbollire di molto la sua rabbia. “Credo che questa proposta possa costituire la base di un’ulteriore discussione” disse, finendo di leggere. “No, Andrew?”
“Sì.” Gavallan posò il documento. “Li chiamerò dopopranzo. Quando sarebbe comodo per il signor Bartlett… e per lei, naturalmente?”
“Questo pomeriggio, il più presto possibile, oppure domani; ma Linc non verrà. Sono io che mi occupo di tutti i dettagli, è il mio lavoro” rispose Casey, in tono sbrigativo. “Lui stabilisce la politica, e firma ufficialmente i documenti finali… dopo che io li ho approvati. È questa, la funzione del comandante in capo, no?” E li guardò, raggiante.
“Prenderò l’appuntamento e le lascerò un messaggio all’albergo” disse Gavallan.
“Forse potremmo fissarlo subito… così non ci penseremo più.”
Gavallan consultò l’orologio con aria acida. Era quasi ora di pranzo, grazie a Dio. “Jacques… che impegni hai, domani?”
“Mi andrebbe meglio la mattina del pomeriggio.”
“Anche per John” disse Phillip Chen.
Gavallan prese il telefono e fece il numero. “Mary? Chiami Dawson e fissi per domani alle undici un appuntamento che includa il signor deVille, il signor John Chen e la signorina Casey. Nel loro ufficio.” Poi posò il ricevitore. “Jacques e John Chen si occupano di tutte le questioni societarie. John conosce bene i problemi americani e Dawson è l’esperto. Manderò la macchina a prenderla alle 10 e 30.”
“Grazie, ma non occorre che si disturbi.”
“Come desidera” rispose lui, cortesemente. “Non sarebbe ora d’interrompere per andare a pranzo?”
Casey disse: “Ci resta un quarto d’ora. Possiamo cominciare a discutere come preferireste il nostro finanziamento? Oppure, se volete, possiamo mandare a prendere qualche panino e continuare a lavorare.”
I quattro la fissarono sgomenti. “Lavorare durante il pranzo?”
“Perché no? È una vecchia abitudine americana.”
“Grazie a Dio, qui non ha attecchito” disse Gavallan.
“Sì” fece seccamente Phillip Chen.
Casey sentiva la disapprovazione che calava come una coltre soffocante. Andate al diavolo, pensò irritata; ma poi s’impose di dominarsi. Stai a sentire, idiota, non puoi permettere che questi figli di puttana ti facciano perdere le staffe! Sorrise soavemente: “Se volete smettere ora per il pranzo, per me va benissimo.”
“Magnifico” disse subito Gavallan, mentre gli altri traevano un sospiro di sollievo. “Andremo a pranzo alle 12 e 40. Probabilmente, prima lei vorrà incipriarsi il naso.”
“Sì, grazie” disse Casey. Sapeva che non vedevano l’ora che si allontanasse per poter parlare… prima di lei e poi dell’accordo. Dovrebbe essere viceversa, pensò, ma non sarà così. No. Andrà come al solito: scommetteranno chi sarà il primo a far centro con me. Ma non sarà uno di loro, perché io non voglio saperne, al momento, anche se a modo loro sono attraenti. Questi sono come tutti gli altri uomini che ho conosciuto: non vogliono l’amore, vogliono soltanto il sesso.
Eccettuato Linc.
Non pensare a Linc e a quanto lo ami e a quanto sono stati schifosi questi anni. Schifosi e magnifici.
Ricorda la tua promessa.
Non penserò a Linc e all’amore.
Fino al mio compleanno, e mancano novantotto giorni. Al novantottesimo giorno scadono i sette anni, e grazie al mio tesoro, allora avrò il denaro che mi serve per poter dire “crepa” e sarò veramente eguale a lui e, a Dio piacendo, avremo la Nobil Casa. Sarà il mio regalo di nozze per Linc? O il suo per me?
O un regalo d’addio.
“Dov’è la toeletta delle signore?” chiese alzandosi; e tutti si alzarono e torreggiarono su di lei, eccettuato Phillip Chen che era più basso, e Gavallan le fornì le indicazioni.
Linbar Struan le aprì la porta e la richiuse dietro di lei. Poi sogghignò. “Scommetto 1000 dollari che non ce la farai, Jacques.”
“Altri 1000” disse Gavallan. “E 10 che non ce la farai neppure tu, Linbar.”
“Ci sto” rispose Linbar. “Purché lei resti qui un mese.”
“Stai rallentando, no, vecchio mio?” disse Gavallan e poi, rivolto a Jacques: “Ebbene?”
Il francese sorrise. “20 che tu, Andrew, non ce la farai mai a portare a letto quella signora… e in quanto a te, Linbar, 50 contro il tuo cavallo.”
“Santo cielo, alla mia cavalla ci tengo. Noble Star ha buone possibilità di far razzia di premi. È la migliore della nostra scuderia.”
“50.”
“100, e ci penserò.”
“Non tengo a un cavallo fino a questo punto.” Jacques sorrise a Phillip Chen. “Tu cosa ne pensi, Phillip?”
Phillip Chen si alzò. “Penso che andrò a pranzo a casa e lascerò voi stalloni ai vostri sogni. Ma c’è una cosa che m’incuriosisce: scommettete tutti che gli altri non ce la faranno… non che uno di voi possa riuscirci.” Risero di nuovo.
“Che stupida a concederci quell’extra, eh?” disse Gavallan.
“È un accordo fantastico” disse Linbar Struan. “Zio Phillip, è fantastico!”
“Come il derrière della signora” disse deVille, con aria da intenditore. “Eh, Phillip?”
Phillip Chen annuì bonariamente e uscì, ma quando vide Casey scomparire nella toeletta pensò: Ayeeyah, e chi vorrebbe quel didietro così voluminoso?
Nella toeletta delle signore, Casey si guardò intorno inorridita. Era pulita ma puzzava di fogna e c’erano secchi ammonticchiati uno sull’altro e alcuni erano pieni d’acqua. Il pavimento era piastrellato, ma chiazzato e sporco. Avevo sentito dire che gli inglesi non hanno il culto dell’igiene, pensò lei, disgustata, ma qui, nella Nobil Casa! Puah! Sbalorditivo!
Entrò in uno dei gabinetti dal pavimento bagnato e sdrucciolevole, e quando ebbe finito tirò la maniglia: non successe nulla. Provò e riprovò, e alla fine, imprecando, sollevò il coperchio del serbatoio. Era asciutto e arrugginito. Irritata, aprì la porta, andò al lavabo e aprì il rubinetto, ma non scese neppure una goccia d’acqua.
Ma cosa succede? Scommetto che quei bastardi mi hanno mandata qui apposta!
C’erano asciugamani puliti, e Casey versò un secchio d’acqua nel lavabo, impacciata, facendone traboccare un po’, si lavò le mani e le asciugò, infuriandosi perché s’era spruzzata le scarpe. Presa da un pensiero improvviso, prese un altro secchio e lo vuotò nel gabinetto, poi ne usò un terzo per pulirsi di nuovo le mani. Quando uscì, si sentiva insudiciata.
Immagino che le tubazioni siano rotte e che l’idraulico non verrà fino a domani. Accidenti a tutti gli impianti igienici!
Calmati, si disse. O comincerai a commettere errori.
Il pavimento era coperto di splendidi tappeti cinesi di seta, e alle pareti erano allineati quadri a olio di velieri e paesaggi. Quando si avvicinò, sentì le voci smorzate che provenivano dalla sala del consiglio d’amministrazione e una risata… il tipo di ilarità suscitato da una barzelletta sconcia o da un commento osceno. Sapeva che, nell’istante in cui avesse aperto la porta, l’allegria e il cameratismo sarebbero svaniti, e sarebbe ritornato il silenzio dell’imbarazzo.
Casey aprì la porta e tutti si alzarono.
“C’è qualche problema con le tubature dell’acqua?” chiese, frenando la collera.
“No, non credo” disse Gavallan, sorpreso.
“Be, non c’è acqua. Non lo sapeva?”
“Certo che non c’è… Oh!” Gavallan s’interruppe. “Lei alloggia al Vic, e quindi… Nessuno le ha detto della mancanza d’acqua?”
Cominciarono a parlare tutti insieme, ma Gavallan li dominò. “Il Vic ha la sua fornitura d’acqua, come altri due o tre alberghi… ma per tutti gli altri, l’acqua c’è soltanto per quattro ore ogni quattro giorni, e quindi dobbiamo usare i secchi. Credevo che lei lo sapesse. Mi scusi.”
“E come fate? Ogni quattro giorni?”
“Sì. Per quattro ore, dalle sei alle otto del mattino e dalle cinque alle sette di sera. È una seccatura tremenda perché siamo costretti a fare la scorta per quattro giorni. Nei secchi, o nella vasca da bagno, o come si può. Abbiamo i secchi quasi vuoti… domani avremo l’acqua. Oh, mio Dio, c’era abbastanza acqua per lei, vero?”
“Sì, ma… Vuol dire che le condutture idriche sono chiuse? Dappertutto?” domandò Casey, incredula.
“Sì” rispose paziente Gavallan. “Escluse quelle quattro ore ogni quattro giorni. Ma lei non avrà problemi, al Vic. Dato che l’albergo è proprio sul lungomare, possono rifornirsi d’acqua dalle chiatte… naturalmente, devono pagarla.”
“Non potete fare la doccia né il bagno?”
Linbar Struan rise. “Dopo tre giorni con questo caldo siamo tutti luridi, ma almeno siamo nella stessa fogna. Comunque, è un buon esercizio per la sopravvivenza assicurarsi che ci sia un secchio pieno prima di andare.”
“Non immaginavo” disse lei, sgomenta all’idea di aver usato tre secchi.
“Le nostre riserve sono a zero” spiegò Gavallan. “Quest’anno è piovuto pochissimo, e anche l’anno scorso c’è stata siccità. Una maledetta seccatura, ma che ci vuol fare? Sono cose che capitano.”
“Allora la vostra acqua da dove arriva?”
I quattro la fissarono, sorpresi. “Dalla Cina, naturalmente. Con gli acquedotti oltreconfine nei Nuovi Territori, oppure con le navi cisterna dal Fiume delle Perle. Il governo ha appena noleggiato una flotta di dieci navi cisterne che risalgono il fiume, d’accordo con Pechino. Ci portano circa 45 milioni di litri al giorno. Al governo il noleggio verrà a costare più di 25 milioni per quest’anno. Il giornale di sabato diceva che il nostro consumo è sceso a 136 milioni di litri al giorno per la popolazione di tre milioni e mezzo… inclusa l’industria. Al suo paese, ogni persona consuma 680 litri al giorno, dicono.”
“Ed è lo stesso per tutti? Quattro ore ogni quattro giorni?”
“Persino nella Grande Casa si usa il secchio.” Gavallan scrollò di nuovo le spalle. “Ma il tai-pan ha una casa a Shek-O, con un pozzo. Corriamo tutti là quando siamo invitati, per toglierci la sporcizia di dosso.”
Casey pensò di nuovo ai tre secchi d’acqua che aveva usato. Gesù, pensò, l’ho consumata tutta? Non ricordo se ne è rimasta ancora.
“Credo di aver molto da imparare” disse.
Sì, pensarono tutti. Hai molto da imparare.
“Tai-pan?”
“Sì, Claudia?” disse Dunross al citofono.
“La riunione con Casey è appena stata sospesa per il pranzo. Il signorino Andrew è sulla linea quattro. Il signorino Linbar sta salendo.”
“Rimandalo a dopo pranzo. Saputo qualcosa di Tsu-yan?”
“No, signore. L’aereo è atterrato in orario alle 8 e 40. Lui non è nel suo ufficio di Taipei e neppure nel suo appartamento. Continuerò a insistere, naturalmente. Un’altra cosa. Ho appena ricevuto una comunicazione interessante, tai-pan. Sembra che il signor Bartlett sia andato alla Rothwell-Gornt questa mattina e abbia avuto un incontro privato con il signor Gornt.”
“È sicura?” chiese Dunross, con un’improvvisa sensazione di gelo allo stomaco.
“Oh, sì, assolutamente.”
Bastardo, pensò Dunross. Bartlett voleva che lo sapessi? “Grazie” disse, accantonando per il momento quell’interrogativo. Ma era lieto di essere stato informato. “1000 dollari per lei da puntare su qualunque cavallo il prossimo sabato.”
“Oh, grazie, tai-pan.”
“Torni al lavoro, Claudia!” Dunross premette il pulsante del quattro. “Sì, Andrew, com’è andata?”
Gavallan gli riferì la parte più importante.
“20 milioni in contanti?” chiese Dunross, incredulo.
“In bei dollari USA!” esclamò Gavallan raggiante. “E appena ho chiesto quando Bartlett avrebbe confermato l’accordo, la piccola ha avuto la faccia tosta di rispondere: ‘Oh, è già confermato… posso impegnarmi fino a 20 milioni in questo accordo senza consultare lui o chiunque altro.’ Ti sembra possibile?”
“Non so.” Dunross si sentiva mancare le ginocchia. “Bartlett dovrebbe arrivare da un momento all’altro. Glielo chiederò.”
“Ehi, tai-pan, se l’accordo va in porto…”
Ma Dunross ascoltava appena Gavallan che continuava a parlare come in estasi. È un’offerta incredibile, si disse.
È troppo bella. Dov’è l’inghippo?
Dov’è l’inghippo?
Sempre, da quando era diventato tai-pan, aveva dovuto manovrare, mentire, lusingare e persino minacciare – Havergill della banca, ad esempio – molto più di quanto avesse previsto, per rimediare ai disastri che aveva ereditato, e alle catastrofi naturali e politiche che sconvolgevano il mondo. Neppure trasformare la Struan in una compagnia pubblica era bastato a dargli il capitale e il tempo che gli servivano perché una crisi mondiale aveva sconvolto i mercati. E l’anno prima, in agosto, il tifone Wanda aveva lasciato nella sua scia rovina, centinaia di morti, centomila senzatetto, cinquecento pescherecci a picco, venti navi affondate, uno dei loro mercantili da tremila tonnellate scagliato a riva, il loro molo gigantesco quasi ultimato demolito e l’intero programma edilizio saltato per sei mesi. In autunno, la crisi di Cuba e un’altra recessione. Quella primavera, de Gaulle aveva messo il veto all’ingresso della Gran Bretagna nel Mercato Comune, e c’era stata un’altra recessione. La Cina e la Russia litigavano, e ancora una recessione…
E adesso ho quasi messo le mani su 20 milioni di dollari USA, ma credo che siamo in qualche modo coinvolti nel contrabbando d’armi, Tsu-yan, a quanto pare, è fuggito, e John Chen chissà dov’è!
“Cristo onnipotente!” esclamò in tono rabbioso.
“Eh?” Gavallan s’interruppe, sbalordito. “Cosa succede?”
“Oh, niente… niente, Andrew” disse Dunross. “Tu non c’entri. Parlami di lei. Com’è?”
“Abile con le cifre, svelta e sicura, ma impaziente. Ed è la più bella pollastra che abbia visto da anni e credo che abbia il più formidabile paio di tette in città.” Gavallan riferì le scommesse. “Credo che Linbar sia partito allo steccato.”
“Silurerò Foster e manderò Linbar a Sydney per sei mesi perché sistemi tutto laggiù.”
“Buona idea.” Gavallan rise. “Così smetterà di scorreggiare in chiesa… anche se dicono che le signore di laggiù siano molto accomodanti.”
“Credi che l’accordo andrà in porto?”
“Sì. Phillip era entusiasta. Ma è uno schifo, negoziare con una donna: davvero. Non credi che potremmo tagliarla fuori e trattare direttamente con Bartlett?”
“No. Nella sua corrispondenza ha precisato chiaramente che K.C. Tcholok era il suo negoziatore.”
“Oh, bene… faremo buon viso a cattiva sorte. Che cosa non si fa, per la Nobil Casa?”
“Hai scoperto il suo punto debole?”
“L’impazienza. Ci tiene ad affermarsi… Direi che il suo punto debole sta nel fatto che ci tiene disperatamente a farsi accettare in un mondo di uomini.”
“Non c’è niente di male a desiderarlo… come il Santo Graal. La riunione con Dawson è per domattina alle undici?”
“Sì.”
“Avverti Dawson che la disdica, ma non prima delle nove di domattina. Digli di inventare un pretesto e di spostarla a mercoledì a mezzogiorno.”
“Buona idea. La terremo sulle spine, no?”
“Di’ a Jacques che parteciperò personalmente alla riunione.”
“Sì, tai-pan. E John Chen? Vuoi che ci sia anche lui?”
Dopo una pausa, Dunross disse: “Sì. L’hai già visto?”
“No. Lo aspettiamo per pranzo… vuoi che te lo cerchi?”
“No. Dov’è Phillip?”
“È andato a casa. Tornerà alle due e mezzo.”
Bene, pensò Dunross, e decise di accantonare John Chen fino a quel momento. “Senti…” Il citofono ronzò. “Un minuto solo, Andrew.” Premette il pulsante per tenere in sospeso la comunicazione. “Sì, Claudia?”
“Mi scusi se l’interrompo, tai-pan, ma ho in linea il signor Jen a Taipei sulla due, e il signor Bartlett è appena arrivato.”
“Lo faccia entrare appena avrò finito di parlare con Jen.” Premette di nuovo il pulsante della quattro. “Andrew, può darsi che io arrivi in ritardo di qualche minuto. Offri tu da bere. Porterò con me Bartlett.”
“Okay.”
Dunross premette la linea due. “Tsaw an” disse in lingua mandarina… Come va? Era contento di poter parlare con lo zio di Wei-wei, il generale Jen Tang-wa, vicecapo della polizia segreta illegale del Kuomintang a Hong Kong.
“Shey-shey.” Poi, in inglese: “Cosa c’è, tai-pan?”
“Pensavo che dovesse esserne informato…” Dunross gli riferì brevemente la scoperta dei fucili sull’aereo di Bartlett; disse che c’era di mezzo la polizia, ma non parlò di Tsu-yan e di John Chen.
“Ayeeyah! È veramente molto strano.”
“Sì. Lo pensavo anch’io. Molto strano.”
“È convinto che non sia stato Bartlett?”
“Sì. Non ne avrebbe motivo. Nessun motivo. Sarebbe stato uno stupido se si fosse servito del suo aereo. E Bartlett non è stupido” disse Dunross. “Chi può avere bisogno di quel genere d’armamento, qui?”
Una pausa. “I criminali.”
“Le triadi?”
“Non tutte le triadi sono criminali.”
“No” disse Dunross.
“Vedrò cosa riuscirò a scoprire. Sono sicuro che noi non c’entriamo, Ian. Verrà qui domenica?”
“Sì.”
“Bene. Vedrò cosa riuscirò a scoprire. Da me alle sei di sera, a bere qualcosa?”
“Facciamo alle otto. Ha già visto Tsu-yan?”
“Mi pareva che dovesse arrivare per il weekend. Non doveva fare da quarto lunedì, con l’americano?”
“Sì. Ho sentito che ha preso il primo aereo, stamattina.” Dunross conservò un tono indifferente.
“Mi chiamerà di sicuro… vuole che gli dica di telefonarle?”
“Sì. Quando capita. Non è importante. Ci vediamo domenica alle otto.”
“Sì, e grazie per le informazioni. Se saprò qualcosa le telefonerò immediatamente. Arrivederci.”
Dunross posò il ricevitore. Aveva ascoltato attentamente il tono della voce di Jen, ma non aveva notato nulla di anormale. Dove diavolo era Tsu-yan?
Bussarono.
“Avanti.” Dunross si alzò e andò incontro a Bartlett. “Salve.” Sorrise e tese la mano. “Sono Ian Dunross.”
“Linc Bartlett.” Si strinsero la mano con fermezza. “Sono in anticipo?”
“È in perfetto orario. Deve sapere che amo la puntualità.” Dunross rise. “Ho sentito che la riunione è andata bene.”
“Magnifico” rispose Bartlett, chiedendosi se Dunross si riferiva al suo incontro con Gornt. “Casey conosce bene i fatti e le cifre.”
“I miei collaboratori erano molto impressionati… Casey ha detto che poteva concludere personalmente. È esatto, signor Bartlett?”
“Può negoziare e decidere fino a 20 milioni. Perché?”
“Niente. Volevo solo accertarmene. Si accomodi, prego… abbiamo ancora qualche minuto. Il pranzo avrà inizio alle 12 e 40. Sembra che abbiamo davanti a noi un’attività redditizia.”
“Lo spero. Appena avrà parlato con Casey, lei e io potremmo incontrarci.”
Dunross consultò l’agenda. “Domani alle dieci. Qui?”
“Sta bene.”
“Fuma?”
“No, grazie. Ho smesso qualche anno fa.”
“Anch’io… ma sento ancora il bisogno di una sigaretta, di tanto in tanto.” Dunross si appoggiò allo schienale della poltrona. “Prima di andare a pranzo, signor Bartlett, ci sono alcuni dettagli. Io andrò a Taipei domenica pomeriggio e tornerò martedì per l’ora di cena. Vorrei che venisse con me. Ci sono alcune persone che vorrei farle conoscere, e una partita di golf che potrebbe essere piacevole. Potremmo parlare tranquillamente e lei vedrebbe i luoghi più adatti per costruire lo stabilimento. Potrebbe essere importante. Ho preso tutti gli accordi, ma non è possibile condurre con noi la signorina Tcholok.”
Bartlett aggrottò la fronte, chiedendosi se quel “martedì” era soltanto una coincidenza. “Secondo il sovrintendente Armstrong, io non posso lasciare Hong Kong.”
“Senza dubbio si potrà provvedere.”
“Allora anche lei sa dei fucili?” chiese Bartlett, e imprecò tra sé per quella gaffe. Riuscì a mantenere uno sguardo fermo.
“Oh, sì. Qualcun altro le ha dato fastidio per quella storia?” chiese Dunross, scrutandolo.
“La polizia ha addirittura dato la caccia a Casey! Gesù! Il mio aereo è sotto sequestro, siamo tutti sospetti, e io non so niente di quei maledetti fucili.”
“Bene, non è il caso di preoccuparsi, signor Bartlett. La nostra polizia è molto abile.”
“Non sono preoccupato. Sono seccato.”
“È comprensibile” disse Dunross, rallegrandosi al pensiero che il colloquio con Armstrong fosse stato confidenziale.
Cristo, pensò innervosito, se John Chen e Tsu-yan sono coinvolti in un modo o nell’altro, Bartlett si seccherà sul serio, e perderemo l’accordo, e lui si metterà con Gornt e allora…
“Come ha saputo dei fucili?”
“Siamo stati informati questa mattina dal nostro ufficio al Kai Tak.”
“Non era mai capitato niente del genere?”
“Sì.” Dunross soggiunse, in tono leggero: “Ma non c’è niente di male nel contrabbando, e neppure in un po’ di traffico d’armi… anzi, sono entrambe attività onorevoli… naturalmente, noi le svolgiamo altrove.”
“Dove?”
“Dovunque lo desideri il governo di Sua Maestà.” Dunross rise. “Qui siamo tutti pirati, signor Bartlett, almeno agli occhi degli estranei.” S’interruppe un istante. “Se mi mettessi d’accordo con la polizia, lei verrebbe a Taipei?”
Bartlett disse: “Casey è molto discreta.”
“Non voglio insinuare che non sia degna di fiducia.”
“Però non è invitata?”
“Certe nostre consuetudini sono un po’ diverse dalle vostre, signor Bartlett. In moltissime occasioni sarebbe la benvenuta… ma qualche volta, ecco, se venisse esclusa ci si risparmierebbe un notevole imbarazzo.”
“Non è facile mettere in imbarazzo Casey.”
“Non è a lei che stavo pensando. Mi dispiace essere così brutale, ma forse a lungo andare sarà meglio.”
“E se non potessi adeguarmi?”
“Probabilmente non potrebbe approfittare di un’occasione unica, e sarebbe un vero peccato… soprattutto se si ripropone una collaborazione a lungo termine con l’Asia.”
“Ci penserò.”
“Mi scusi, ma devo avere un sì o un no subito.”
“Davvero?”
“Sì.”
“Allora vada al diavolo!”
Dunross sorrise ironicamente: “Non ci andrò. E nel frattempo: sì o no?”
Bartlett scoppiò a ridere: “Se la mette così, verrò a Taipei.”
“Bene. Naturalmente, dirò a mia moglie di occuparsi della signorina Tcholok durante la nostra assenza. Così non perderà la faccia.”
“Grazie. Ma non deve preoccuparsi per Casey. Come intende sistemare Armstrong?”
“Non lo sistemerò: chiederò semplicemente all’assistente commissario di lasciarmi assumere la responsabilità per lei, andata e ritorno.”
“Così sarei in libertà sulla parola, affidato alla sua custodia?”
“Sì.”
“E come può sapere che non lascerò la città? Forse ho contrabbandato davvero quei fucili.”
Dunross lo scrutò. “Può darsi. Forse ci proverà… ma io posso riconsegnarla vivo o morto, come dicono nei film. Hong Kong e Taipei fanno parte del mio feudo.”
“Vivo o morto, eh?”
“Ipoteticamente, è ovvio.”
“Quanti uomini ha ucciso in vita sua?”
L’atmosfera della stanza cambiò, e i due percepirono profondamente quel mutamento.
Non è ancora una situazione pericolosa, tra lui e me, pensò Dunross. Non ancora.
“Dodici” rispose, serenamente, sebbene la domanda l’avesse sorpreso. “Dodici, a quanto mi risulta con certezza. Ero pilota di caccia durante la guerra. Gli Spitfire. Abbattei due caccia monoposto, uno Stuka e due bombardieri… erano Dornier 17 e ognuno doveva avere un equipaggio di quattro uomini. Tutti gli aerei s’incendiarono precipitando. Di dodici sono sicuro, signor Bartlett. Naturalmente, sparavamo anche a una quantità di treni, convogli, concentramenti di truppe. Perché?”
“Sapevo che lei era aviatore. Io non credo di aver mai ucciso nessuno. Costruivo campi, basi nel Pacifico, cose del genere. Non ho mai sparato spinto dalla rabbia di uccidere.”
“Però le piace la caccia?”
“Sì. Nel ’59 partecipai a un safari nel Kenya. Presi un elefante e un grosso kudu e parecchia selvaggina minuta da mettere in pentola.”
Dopo una pausa, Dunross disse: “Io, credo, preferisco annientare aerei e treni e navi. Gli uomini, in guerra, sono puramente incidentali. Non è così?”
“Sicuro, quando il generale è stato messo in campo dal sovrano. È una delle realtà della guerra.”
“Ha letto L’arte della guerra di Sun Tzu?”
“Il miglior libro sulla guerra che abbia mai letto” disse Bartlett con entusiasmo. “Meglio di Clausewitz e Liddell Hart, anche se è stato scritto nel 500 a.C.”
“Oh?” Dunross si appoggiò alla spalliera: era un sollievo non dover più parlare di uccidere. Non avevo più ripensato a quelle morti per tanti anni, pensò. È non è giusto nei confronti di quegli uomini.
“Sapeva che il testo di Sun Tzu fu pubblicato in francese nel 1782? Secondo me, Napoleone lo aveva letto.”
“Di sicuro è stato tradotto in russo… e Mao ne portava sempre con sé una copia tutta sciupata per l’uso” disse Dunross.
“Lei l’ha letto?”
“Mio padre me lo fece entrare in testa a forza. Dovevo leggere l’originale… in caratteri cinesi. E poi m’interrogava con la massima serietà.”
Una mosca cominciò a sbattere contro la finestra, con un ronzio irritante. “Suo padre voleva che lei facesse la carriera militare?”
“No. Sun Tzu, come Machiavelli, parlava più della vita che della morte… e più della sopravvivenza che della guerra…” Dunross guardò la finestra per un momento, poi si alzò, si avvicinò e schiacciò la mosca con una ferocia controllata che fece scorrere un’ondata di segnali d’allarme nei nervi di Bartlett.
L’altro ritornò alla scrivania. “Mio padre riteneva che dovessi imparare a sopravvivere e a manovrare grandi masse d’uomini. Voleva che fossi degno di diventare tai-pan, un giorno, sebbene non sperasse che sarei diventato gran che.” E sorrise.
“Anche lui era tai-pan?”
“Sì. Era formidabile. All’inizio.”
“Che cosa successe poi?”
Dunross rise sardonicamente. “Ah! Siamo già agli scheletri nell’armadio, signor Bartlett? Ecco, per dirla in breve, tra noi ci fu una fastidiosa, lunga divergenza d’opinioni. Alla fine lasciò il posto ad Alastair Struan, il mio predecessore.”
“È ancora vivo?”
“Sì.”
“E i suoi eufemismi così tipicamente britannici significano che lei entrò in guerra con suo padre?”
“Sun Tzu è molto preciso circa l’entrata in guerra, signor Bartlett. È un gran male entrare in guerra, dice, a meno che sia necessario. Cito le sue parole: ‘La suprema eccellenza di un generale consiste nello spezzare la resistenza del nemico senza combattere.’”
“Lei spezzò la resistenza di suo padre?”
“Fu lui a ritirarsi dal campo, signor Bartlett, da quel saggio che era.”
Il volto di Dunross s’era indurito. Bartlett lo studiava. Entrambi sapevano che, involontariamente, stavano disponendo le loro forze per la battaglia.
“Sono contento di essere venuto a Hong Kong” disse l’americano. “E sono contento di averla conosciuta.”
“Grazie. Forse un giorno non lo sarà più.”
Bartlett scrollò le spalle. “Può darsi. Per ora abbiamo un accordo che bolle in pentola… conveniente per voi, conveniente per noi.” All’improvviso sorrise, ripensando a Gornt e al coltello da cucina. “Sì, sono contento d’essere venuto a Hong Kong.”
“Verrebbe da me questa sera insieme a Casey? Do una festicciola alle 8 e 30.”
“Abito da sera?”
“Da pranzo… le va bene?”
“Benissimo. Casey diceva che a lei piacciono le serate in smoking e cravatta nera.” Poi Bartlett notò un quadro, un vecchio olio con una graziosa barcaiola cinese che portava un bimbetto inglese, con i capelli biondi stretti in un codino. “È un Quance? Un Aristotle Quance?”
“Sì. Sì, infatti” disse Dunross, dissimulando appena lo stupore.
Bartlett si avvicinò al quadro per guardarlo meglio. “È l’originale?”
“Sì. Lei s’intende d’arte?”
“No, ma Casey mi ha parlato di Quance durante il volo. Diceva che era come un fotografo, uno storico dei tempi andati.”
“Sì, è vero.”
“Se ricordo bene, questo dovrebbe essere il ritratto di una ragazza che si chiamava May-may T’Chung, e il bambino è figlio suo e di Dirk Struan.”
Dunross non disse nulla: fissava la schiena di Bartlett.
Bartlett si avvicinò ancora di più al quadro. “È difficile vedere gli occhi. Allora il bambino è Gordon Chen, il futuro Sir Gordon Chen?” Si girò verso Dunross.
“Non lo so con certezza, signor Bartlett. È una delle possibilità.”
Bartlett lo squadrò per un momento. I due avevano all’incirca la stessa presenza fisica: Dunross era un poco più alto, ma Bartlett aveva le spalle più ampie. Entrambi avevano gli occhi azzurri, ma quelli di Dunross con una sfumatura leggermente più verde, e volti vissuti.
“Le piace essere tai-pan della Nobil Casa?” chiese Bartlett.
“Sì.”
“Non so con precisione quali siano i poteri di un tai-pan, ma alla Par-Con io posso assumere e licenziare chiunque, e posso chiudere l’azienda, se voglio.”
“Allora anche lei è un tai-pan.”
“E allora anche a me piace essere tai-pan. Voglio mettere piede in Asia… lei ha bisogno di mettere piede negli Stati Uniti. Insieme, potremmo chiudere l’intero Bordo del Pacifico in un sacco.”
O in un sudario funebre per uno di noi, pensò Dunross: Bartlett gli era simpatico, sebbene sapesse che trovarlo simpatico era pericoloso.
“Io ho quel che manca a lei, e lei ha quel che manca a me.”
“Sì” disse Dunross. “E adesso, quello che manca a entrambi è il pranzo.”
Si avviarono verso la porta. Bartlett la raggiunse per primo. Ma non l’aprì subito. “So che non è la vostra abitudine, ma dato che verrò con lei a Taipei, potrebbe chiamarmi Linc, e io la chiamerò Ian, e potremmo cominciare a decidere quanto dobbiamo scommettere sulla partita a golf. Sono certo che lei sa che il mio handicap è tredici, ufficialmente, e io so che il suo è dieci, ufficialmente, il che significa probabilmente almeno un margine di un colpo, per stare sul sicuro.”
“Perché no?” rispose subito Dunross. “Ma di norma non scommettiamo denaro: soltanto palle.”
“Mi venga un accidente se scommetterò le mie su una partita a golf.”
Dunross rise. “Forse un giorno lo farà. Qui di solito scommettiamo una dozzina di palle da golf… qualcosa del genere.”
“È una cattiva abitudine britannica scommettere denaro, Ian?”
“No. Che ne direbbe di puntare 500 a testa, e la squadra vincente si prende tutto?”
“Dollari USA o di Hong Kong?”
“Hong Kong. Tra amici, devono essere di Hong Kong. Inizialmente.”
Il pranzo fu servito nella sala privata dei membri del consiglio d’amministrazione al diciannovesimo piano. Era una sala d’angolo, a L, con il soffitto alto e i tendaggi azzurri, tappeti cinesi screziati d’azzurro e grandi finestre da cui si vedevano Kowloon e gli aerei che decollavano e atterravano al Kai Tak, e lontano, verso ovest, l’isola Stonecutters e l’isola Tsin Yi, e più oltre parte dei Nuovi Territori. La grande, antica tavola da pranzo di quercia dove potevano trovare comodamente posto venti persone era apparecchiata con tovagliette e argenteria magnifica, e la migliore cristalleria di Waterford. Per sei commensali c’erano quattro camerieri silenziosi e impeccabili in calzoni neri e giacca bianca ricamata con l’emblema della Struan.
Gli altri avevano già cominciato con i cocktail prima dell’arrivo di Bartlett e Dunross. Casey aveva preso un martini dry alla vodka come gli altri… escluso Gavallan che aveva scelto un gin rosa doppio. Senza venire interpellato, Bartlett si vide servire una lattina di birra Anweiser gelata su un vassoio d’argento del periodo georgiano.
“Chi gliel’ha detto?” chiese Bartlett, compiaciuto.
“Con gli omaggi della Struan and Company” disse Dunross. “Abbiamo saputo che ti piace così.” Lo presentò a Gavallan, deVille e Linbar Struan, accettò un bicchiere di Chablis ghiacciato, poi sorrise a Casey. “Come va?”
“Benissimo, grazie.”
“Scusatemi” disse Bartlett agli altri, “ma devo ricordare una cosa a Casey prima di dimenticarmene. Casey, per favore, domani chiama Johnston a Washington… informati chi può essere il nostro contatto migliore, qui al consolato.”
“Certamente. Se non riuscirò a trovarlo lo chiederò a Tim Diller.”
Ogni riferimento a Johnston era un segnale in codice che voleva dire: come sta procedendo l’accordo? E la risposta: Diller voleva dire bene, Tim Diller molto bene, Jones male, George Jones molto male.
“Ottima idea” disse Bartlett, sorridendo; poi, a Dunross: “È una sala molto bella.”
“È dignitosa” disse Dunross.
Casey rise: aveva afferrato l’allusione. “La riunione è andata molto bene, signor Dunross” disse. “Abbiamo concordato una proposta da sottoporle.”
Era tipicamente americano venirsene fuori con quell’affermazione… nessuna finezza! Quella non sa che di affari si parla dopo pranzo, non prima. “Sì. Andrew mi ha accennato ai risultati” rispose Dunross. “Gradisce bere ancora qualcosa?”
“No, grazie. Credo che la proposta includa tutto, signore. C’è qualche punto che vorrebbe le chiarissi?”
“Sono sicuro che ce ne saranno, a tempo debito” disse Dunross, divertito come sempre da quel “signore” che tante donne americane usavano abitualmente e spesso incongruamente con i camerieri. “Appena l’avrò studiata ne parlerò con lei. Una birra per il signor Bartlett” soggiunse, cercando ancora una volta di posporre gli affari a più tardi. Poi, a Jacques: “Ça va?”
“Oui, merci.”
“Non preoccuparti” disse Dunross. Il giorno prima, l’adorata figlia di Jacques e il marito avevano avuto un grave incidente d’auto mentre si trovavano in Francia… e deVille attendeva ancora di conoscere fino a che punto fosse stato grave. “Non preoccuparti.”
“No.” Ancora una volta il francese scrollò le spalle, nascondendo l’angoscia enorme.
Jacques era primo cugino di Dunross ed era entrato nella Struan nel ’45. La sua guerra era stata tremenda. Nel 1940 aveva mandato la moglie e i due figli in Inghilterra ed era rimasto in Francia. Fino alla fine. Era stato partigiano, e poi era stato catturato e condannato, era evaso e aveva ripreso l’attività partigiana. Adesso aveva cinquantaquattro anni: era un uomo forte e tranquillo, ma capace d’incattivirsi quando lo provocavano, con il torace massiccio, gli occhi castani, le mani tozze e molte cicatrici.
“In linea di principio l’accordo va bene?” domandò Casey.
Dunross sospirò tra sé, e concentrò l’attenzione sulla ragazza. “Potrei avere una controproposta da formulare su un paio di punti di secondaria importanza. Per il momento” soggiunse in tono deciso, “può procedere in base alla certezza che, in termini generali, è accettabile.”
“Oh, splendido” disse soddisfatta Casey.
“Magnifico” disse Bartlett, altrettanto soddisfatto, e alzò la lattina di birra. “A una felice conclusione e a grandi utili… per voi e per noi.”
Brindarono; gli altri avevano letto in Dunross i segnali di pericolo e si chiedevano quale sarebbe stata la controproposta del tai-pan.
“Impiegherà molto per concludere, Ian?” domandò Bartlett, e tutti gli altri sentirono quel Ian. Linbar Struan rabbrividì apertamente.
Con loro sorpresa, Dunross rispose soltanto “No,” come se quella familiarità fosse una cosa normale, e soggiunse: “Non credo che i legali tireranno fuori qualcosa d’insormontabile.”
“Li vedremo domani alle undici” disse Casey. “Il signor deVille, John Chen e io. Abbiamo già ricevuto il loro abbozzo… non ci sono problemi.”
“Dawson è molto competente… in particolare per quanto riguarda la legislazione fiscale degli Stati Uniti.”
“Casey, forse dovremmo far venire qui il nostro consulente fiscale da New York” disse Bartlett.
“Sicuro, Linc, appena saremo a posto. E Forrester.” Casey spiegò a Dunross: “È il direttore della nostra divisione schiuma di poliuretano.”
“Bene. E adesso, basta parlare d’affari prima di pranzo” disse Dunross. “Sono le regole, signorina Casey: niente lavoro quando si mangia. Rovina la digestione.” Poi fece un cenno a Lim. “Non aspetteremo il signorino John.”
Immediatamente i camerieri si materializzarono, e scostarono le sedie. I nomi dei commensali erano battuti a macchina sui cartoncini nei segnaposti d’argento. Venne servita la minestra.
Il menù indicava: sherry con la minestra, Chablis con il pesce – oppure Borgogna con l’arrosto e lo Yorkshire pudding, a scelta – fagiolini bolliti e patate bollite e carote bollite. Zuppa inglese allo sherry per dessert. Poi porto con i formaggi.
“Per quanto tempo si tratterrà, signor Bartlett?” chiese Gavallan.
“Per il tempo necessario. Ma, signor Gavallan, dato che a quanto pare saremo insieme in affari per un pezzo, perché non lascia perdere il ‘signor’ Bartlett e la ‘signorina’ Casey e non ci chiama Linc e Casey?”
Gavallan non distolse gli occhi da Bartlett. Avrebbe voluto dire: ecco, signor Bartlett, noi qui preferiamo andar piano con queste cose… è uno dei pochi modi per distinguere gli amici dai conoscenti. Per noi, i nomi di battesimo sono una cosa seria. Ma dato che il tai-pan non ha protestato per quello sbalorditivo “Ian”, non posso far niente. “Perché no, signor Bartlett?” fece con aria blanda. “Non è necessario fare cerimonie. No?”
Jacques deVille e Struan e Dunross ridacchiarono a quel “signor Bartlett” e al modo impeccabile con cui Gavallan aveva trasformato l’accettazione indesiderata in un rifiuto, e in una perdita di faccia che i due americani non avrebbero mai capito.
“Grazie, Andrew” disse Bartlett. Poi aggiunse: “Ian, posso violare le regole e fare un’altra domanda prima di pranzo? Può concludere entro martedì prossimo, in un modo o nell’altro?”
Immediatamente l’atmosfera cambiò. Lim e gli altri servitori esitarono scandalizzati. Tutti fissarono Dunross. Bartlett pensò di essere andato troppo oltre; e Casey ne era sicura. Aveva osservato Dunross: il suo volto non aveva cambiato espressione, ma i suoi occhi sì. Tutti i presenti avevano compreso che il tai-pan era stato chiamato, come un uomo può chiamarne un altro a poker. Prendere o lasciare. Entro martedì prossimo.
Attesero. Il silenzio si protrasse. Si protrasse ancora.
Poi Dunross lo ruppe. “Glielo farò sapere domani” disse in tono calmo, e il momento passò, e tutti sospirarono tra sé e i camerieri ripresero a muoversi, e tutti si rilassarono. Tranne Linbar. Aveva ancora le mani sudate, perché era l’unico dei presenti che conoscesse la caratteristica comune a tutti i discendenti di Dirk Struan – un impulso violento bizzarro, quasi primordiale – e l’aveva quasi visto affiorare… quasi, non del tutto. Questa volta era svanito. Ma sapere che esisteva, sapere che era così vicino lo terrorizzava.
La sua famiglia discendeva da Robb Struan, fratellastro e socio di Dirk Struan, e quindi lui non aveva nelle vene il sangue di Dirk. Se ne rammaricava amaramente, e odiava ancora di più Dunross perché gli ispirava tanta invidia.
Hag Struan a te, dannato Ian Dunross, e a tutte le tue generazioni, pensò, e rabbrividì involontariamente al pensiero di quella donna.
“Che c’è, Linbar?” chiese Dunross.
“Oh, niente, tai-pan” disse Linbar, quasi sussultando. “Niente… soltanto un pensiero improvviso. Chiedo scusa.”
“Quale pensiero?”
“Stavo pensando a Hag Struan.”
Il cucchiaio di Dunross si fermò a mezz’aria; gli altri lo fissarono. “Non è esattamente indicato per la digestione.”
“No, signore.”
Bartlett lanciò un’occhiata a Linbar, poi a Dunross. “Chi è Hag Struan?”
“Uno scheletro” disse Dunross con una risata secca. “Abbiamo parecchi scheletri nella nostra famiglia.”
“E chi non ne ha?” fece Casey.
“Hag Struan era il nostro eterno spauracchio… e lo è tuttora.”
“Ormai non più, tai-pan, sicuramente” disse Gavallan. “È morta da quasi cinquant’anni.”
“Forse morirà con noi, con Linbar, Kathy e me, con la nostra generazione, ma ne dubito.” Dunross guardò stranamente Linbar. “Credi che Hag Struan questa notte uscirà dalla bara per divorarci?”
“Giuro davanti a Dio che non mi piace scherzare sul suo conto, tai-pan.”
“Al diavolo Hag Struan” disse Dunross. “Se fosse viva, glielo direi in faccia.”
“Lo credo. Sì.” Gavallan rise all’improvviso. “Mi sarebbe piaciuto vederlo.”
“Anche a me.” Dunross rise con lui, poi notò l’espressione di Casey. “Ah, è solo una bravata, Casey. Hag Struan era una diavolessa uscita dall’inferno, se si crede anche solo a metà delle leggende. Era la moglie di Culum Struan, il figlio di Dirk Struan… il figlio del nostro fondatore. Da ragazza si chiamava Tess, Tess Brock, ed era figlia dell’odiato nemico di Dirk, Tyler Brock. Culum e Tess fuggirono insieme nel 1841, così si racconta. Lei aveva sedici anni ed era dolce e bellissima, e lui era l’erede della Nobil Casa. Fu un po’ come la storia di Giulietta e Romeo… ma loro due vissero, e questo non cambiò minimamente la faida di sangue tra Dirk e Tyler, tra gli Struan e i Brock: servì solo a intensificarla e complicarla. Lei nacque nel 1825 con il nome di Tess Brock, e morì nel 1917 a novantadue anni, conosciuta come Hag Struan, la megera, senza denti, calva, rimbecillita, maligna e tremenda fino all’ultimo momento. La vita è strana, heya?”
“Sì. Qualche volta è incredibile” disse pensierosa Casey. “Perché la gente cambia tanto quando invecchia… perché diventa tanto acida e amareggiata? Le donne, soprattutto.”
Questione di moda, avrebbe potuto rispondere subito Dunross, e perché uomini e donne invecchiano in modo diverso. Non è giusto… ma è una realtà immortale. Una donna vede spuntare le rughe e il doppio mento e la sua pelle non è più fresca e soda, ma il suo uomo ha ancora un bell’aspetto, è ricercato, e poi lei vede le pollastrelle giovani, e ha il terrore di perderlo per causa loro, e alla fine lo perderà davvero perché lui si stanca delle sue critiche e del tormento dell’automutilazione… e perché ha un’innata, irrefrenabile passione per la gioventù…
“Ayeeyah, al mondo non esiste un afrodisiaco superiore alla gioventù” diceva sempre il vecchio Chen-Chen, padre di Phillip Chen e mentore di Ian. “Non esiste, giovane Ian, non esiste. Nessuno nessuno nessuno. Ascoltami. Lo yang ha bisogno dei succhi dello yin, ma succhi giovani, oh, sì, devono essere giovani, succhi giovani per prolungarti la vita e nutrire lo yang… oh oh oh! Ricorda, più invecchia il tuo Stelo Maschile e più ha bisogno di giovinezza e di cambiamenti e di entusiasmo giovanile per dare prestazioni esuberanti, e più sono e meglio è! Ma ricorda anche che lo Scrigno Bellissimo che si annida tra le loro cosce, anche se è impareggiabile, dilettevole, delizioso, ultraterreno, oh, tanto dolce e oh, tanto piacevole, è anche, ricordalo! ah, è anche una trappola, un’imboscata, una camera di tortura e la tua bara!” Poi quell’uomo vecchio, vecchissimo, rideva, e il suo ventre sussultava e le lacrime gli scorrevano sul volto.
“Oh, gli dei sono meravigliosi, no? Ci accordano il paradiso in terra, ma è l’inferno quando non puoi convincere il tuo monaco con un occhio solo ad alzare la testa per entrare in paradiso. Il fato, figlio mio! È il nostro fato… bramare che la Roggia Avida ti divori, ma oh oh oh…”
Deve essere terribile per le donne, soprattutto per le americane, pensò Dunross, il trauma della vecchiaia, l’inevitabilità che venga tanto presto, troppo presto… in America è peggio che in qualunque altro luogo della terra.
Perché dovrei dirti una verità che tu già ti senti nelle ossa? si chiese Dunross. O dire che la moda americana t’impone di cercare di afferrare un’eterna giovinezza che non possono darti né Dio né il diavolo né il chirurgo? Non puoi avere venticinque anni quando ne hai trentacinque e non puoi dimostrarne trentacinque quando ne hai quarantacinque, o quarantacinque quando ne hai cinquantacinque. Mi dispiace: so che non è giusto, ma è così.
Ayeeyah, pensò con fervore, grazie a Dio – se c’è un Dio – grazie a tutti gli dei grandi e piccoli io sono un uomo e non una donna. Ti compiango, donna americana dai bei nomi.
Ma Dunross rispose semplicemente: “Immagino sia perché la vita non è un letto di rose, e perché cresciamo nutriti di stupidaggini e di falsi valori… non come i cinesi che hanno tanto buon senso… Cristo, hanno un buon senso incredibile! Nel caso di Hag Struan, forse era quel suo maledetto sangue dei Brock. Credo che fosse il suo fato, o la sua fortuna o sfortuna. Lei e Culum ebbero sette figli, quattro maschi e tre femmine. Tutti i maschi morirono di morte violenta, due di ‘influenza’ – probabilmente di peste – qui a Hong Kong, uno fu assassinato, accoltellato a Sciangai, e l’ultimo annegò al largo di Ayr, in Scozia, dove sono le terre della nostra famiglia. Sarebbe stato sufficiente per fare perdere la ragione a qualunque madre, questo unito all’odio e all’invidia che circondarono Culum e lei per tutta la vita. Ma se aggiunge a tutto questo i problemi di vivere in Asia, il passaggio della Nobil Casa ai figli di altri… bene, è comprensibile.” Dunross rifletté per un istante, poi soggiunse: “Secondo la leggenda, dominò Culum Struan per tutta la vita, e tiranneggiò la Nobil Casa fino a quando morì… e tutti i tai-pan, tutte le nuore e i generi e i figli. Persino dopo la sua morte. Ricordo una delle mie bambinaie inglesi, che possa bruciare per sempre all’inferno, che mi diceva sempre: ‘Fai il bravo, signorino Ian, altrimenti chiamo Hag Struan perché ti divori…’ Non avevo più di cinque o sei anni.”
“Terribile” disse Casey.
Dunross scrollò le spalle. “Lo fanno tutte le bambinaie.”
“Non tutte, grazie a Dio” disse Gavallan.
“Non ne ho mai avuta una che fosse buona a qualcosa. O una gan sun che fosse cattiva.”
“Cos’è una gan sun?” domandò Casey.
“Significa ‘vicino al corpo’, ed è il nome esatto per amah. In Cina, prima del ’49, i bambini delle famiglie benestanti e di quasi tutte le vecchie famiglie europee ed eurasiatiche avevano sempre una gan sun che si prendeva cura di loro… molto spesso la tenevano con sé per tutta la vita. Molte gan sun fanno voto di non sposarsi. Si riconoscono dalla lunga treccia sulle spalle. La mia gan sun si chiama Ah Tat. È straordinaria. È ancora con noi” disse Dunross.
Gavallan disse: “La mia fu per me una madre, più della mia vera madre.”
“Dunque Hag Struan era sua bisnonna?” disse Casey a Linbar.
“Cristo, no! No, io… io non discendo da Dirk Struan” rispose Linbar, e Casey gli vide spuntare sulla fronte un sudore che non comprese. “Io discendo dal suo fratellastro, Robb Struan. Robb era socio di Dirk. Il tai-pan discende direttamente da Dirk, ma comunque… nessuno di noi discende dalla Megera.”
“Siete tutti imparentati?” domandò Casey. Sentiva una tensione bizzarra nell’atmosfera. Vide Linbar esitare e gettare un’occhiata a Dunross, mentre lo fissava.
“Sì” disse Dunross. “Andrew ha sposato mia sorella Kathy. Jacques è un cugino e Linbar… Linbar porta il nostro cognome.” Dunross rise. “C’è ancora molta gente a Hong Kong che ricorda la Megera, Casey. Portava sempre un lungo abito nero con la crinolina e un cappello ridicolo con un’enorme piuma tarmata, completamente fuori moda, e un bastone nero con il manico d’argento. Molte volte andava in giro su una specie di palanchino con quattro portatori. Era alta poco più di un metro e mezzo, ma tonda e solida come il piede di un coolie. Anche i cinesi avevano terrore di lei. Il suo soprannome era ‘Onorevole Vecchia Madre Diavolessa Straniera con il Malocchio e i Denti di Drago’.”
“Proprio così” disse Gavallan, con una breve risata. “Mio padre e mia nonna la conoscevano. Avevano una loro compagnia commerciale qui e a Sciangai, Casey, ma nella Grande Guerra perdettero tutto o quasi e nel ’19 si fusero con la Struan. Mio padre mi raccontava che quando era bambino, lui e i suoi amici seguivano la Megera per la strada, e quando lei si arrabbiava, si toglieva la dentiera e la sbatteva come se volesse morderli.” Risero tutti, mentre Gavallan la scimmiottava. “Mio padre giurava che i denti erano alti mezzo metro, e montati su molle, e scattavano, scattavano, scattavano!”
“Ehi, Andrew, l’avevo dimenticato” interruppe Linbar con un sorriso. “La mia gan sun, la vecchia Ah Fu, conosceva bene Hag Struan, e ogni volta che gliela nomini, alza gli occhi al cielo e implora gli dei di proteggerla dal malocchio e dai denti magici. Io e mio fratello Kyle…” S’interruppe e poi riprese, cambiando tono: “La prendevamo sempre in giro per le sue paure.”
Dunross si rivolse a Casey. “C’è un ritratto di Hag Struan, nella Grande Casa… due, anzi. Se le interessa, un giorno glieli mostrerò.”
“Oh, grazie… ci terrei. C’è anche un ritratto di Dirk Struan?”
“Parecchi. E uno di Robb, il fratellastro.”
“Mi piacerebbe vederli.”
“Anche a me” disse Bartlett. “Diavolo, non ho mai visto neppure una foto dei miei nonni, e tanto meno un ritratto del mio bisnonno. Ho sempre desiderato sapere qualcosa dei miei antenati, com’erano, da dove venivano. Non so niente, di loro, solo che mio nonno aveva una ditta di trasporti nel Vecchio West, in una località che si chiamava Jerrico. Deve essere magnifico conoscere la propria origine. Siete fortunati.” Era rimasto tranquillo ad ascoltare quelle conversazioni, affascinato, cercando indizi che lo aiutassero nel momento in cui avrebbe dovuto decidere: Dunross o Gornt. Se opterò per Dunross, Andrew Gavallan è un nemico e dovrà togliersi di torno, si disse. Il giovane Struan odia Dunross, il francese è un enigma e in quanto a Dunross è fatto di nitroglicerina e altrettanto pericoloso. “La vostra Hag Struan mi sembra fantastica” dichiarò. “E anche Dirk Struan doveva essere un personaggio.”
“Ecco un capolavoro d’eufemismo!” disse Jacques deVille, con gli occhi scuri che scintillavano. “Era il più grande pirata dell’Asia! Aspetti di aver visto il ritratto di Dirk e scoprirà la rassomiglianza! Il nostro tai-pan è la sua immagine sputata e, ma foi, ha ereditato tutti gli aspetti peggiori.”
“Crepa, Jacques” disse bonariamente Dunross. Poi, rivolgendosi a Casey: “Non è vero. Jacques mi punzecchia sempre. Non somiglio affatto a Dirk.”
“Ma discende da lui.”
“Sì. La mia bisnonna era Winifred, l’unica figlia legittima di Dirk. Sposò Lechie Struan Dunross, appartenente al clan. Ebbero un unico figlio, che divenne mio nonno… fu tai-pan dopo Culum. La mia famiglia… i Dunross sono i soli discendenti diretti di Dirk Struan, a quanto ne sappiamo.”
“Legittima, ha detto?”
Dunross sorrise. “Dirk ebbe altri figli e figlie. Un figlio, Gordon Chen, lo ebbe da una certa Shen. Fu il capostipite dell’attuale famiglia Chen. C’è anche la famiglia T’Chung… discende da Duncan T’Chung e Kate T’Chung, il figlio e la figlia che Dirk ebbe dalla famosa May-may T’Chung. Comunque, questa è la leggenda, e qui le leggende vengono accettate, anche se nessuno può confermarle o confutarle.” Dunross esitò e sorrise, socchiudendo gli occhi. “A Hong Kong e a Sciangai i nostri predecessori erano… socievoli, ecco, e le donne cinesi erano belle, allora come adesso. Ma raramente sposavano le loro donne e la pillola è un’invenzione recente… quindi non sempre si sa bene con chi si può essere imparentati. Noi, ecco, non discutiamo pubblicamente di queste cose: da buoni inglesi, fingiamo che non esistano anche se lo sanno tutti, e così nessuno perde la faccia. Le famiglie eurasiatiche di Hong Kong, di solito, prendevano il cognome dalle madri, quelle di Sciangai dai padri. A quanto pare, abbiamo risolto tutti il problema.”
“Con spirito amichevole” disse Gavallan.
“Qualche volta” disse Dunross.
“Allora John Chen è imparentato con tutti voi?” domandò Casey.
“Se risale fino ai tempi del paradiso terrestre, tutti quanti sono imparentati con tutti gli altri, immagino.” Dunross stava guardando nel vuoto. Non è da John scappare via così, pensò irrequieto, e non è il tipo che s’immischia in un traffico d’armi, per nessuna ragione. E non è così stupido da farsi pescare. Tsu-yan? Bene, lui è sciangaiese, ed è facile che abbia ceduto al panico… se è immischiato in questa storia. John è troppo conosciuto perché nessuno l’abbia visto prendere un aereo stamattina, e quindi questo è da escludere. Se è fuggito, deve essersene andato con una barca. Per andar dove? Macao… no, è un vicolo cieco. Una nave? Troppo facile, pensò, se era tutto preparato o anche se non lo era ed è stato combinato tutto con un preavviso di un’ora. Ogni giorno dell’anno ce ne sono trenta o quaranta che partono, dirette in tutte le parti del mondo, navi grandi e piccole, e mille giunche non registrate e, anche se è fuggito, con qualche dollaro distribuito qua e là, è anche troppo facile uscire clandestinamente… uscire o entrare. Uomini, donne, bambini. Droga. Qualunque cosa. Ma non c’è motivo di fare entrare clandestinamente qualcosa, a meno che siano esseri umani, droghe, fucili, liquori, sigarette e petrolio… tutto il resto è esente dalla dogana e non soggetto a restrizioni.
Tranne l’oro.
Dunross sorrise tra sé. Importi ufficialmente l’oro con regolare licenza a 35 dollari l’oncia per portarlo a Macao, e quello che succede poi non riguarda nessuno, ma è enormemente redditizio. Sì, pensò, e la riunione del consiglio d’amministrazione della nostra Nelson Trading, questo pomeriggio. Bene. È un’attività che non delude mai.
Mentre si serviva il pesce dal vassoio d’argento che gli veniva offerto, si accorse che Casey lo fissava. “Sì, Casey?”
“Oh, mi stavo solo domandando come mai conosceva i miei nomi.” La ragazza si rivolse a Bartlett. “Il tai-pan mi ha sorpresa, Linc. Ancora prima che ci presentassimo, mi ha chiamata Kamalian Ciranoush come se fosse Mary Jane.”
“È persiano?” chiese subito Gavallan.
“Armeno, in origine.”
“Kamahly-arn Cirrrannooossssh” disse Jacques, apprezzando le sibilanti di quei nomi. “Très jolis, mademoiselle. Ils ne sont pas difficiles sauf pour les crétins.”
“Ou les anglais” disse Dunross, e tutti risero.
“Come l’ha saputo, tai-pan?” domandò Casey: si sentiva più a suo agio chiamandolo tai-pan che Ian. Ian non gli si adatta ancora, pensò, impressionata dal suo passato e Hag Struan e le ombre che sembravano circondarlo.
“L’ho chiesto al vostro legale.”
“E cioè?”
“John Chen mi ha telefonato la notte scorsa, verso mezzanotte. Lei non gli aveva spiegato cosa significavano K.C. e io volevo saperlo. Era troppo presto per parlare con i vostri uffici di Los Angeles – là erano soltanto le 8 del mattino – e così ho chiamato il vostro legale a New York. Mio padre diceva sempre: se hai dubbi, chiedi.”
“Ha trovato Seymour Steigler III di sabato?” chiese Bartlett, meravigliatissimo.
“Sì. A casa sua, a White Plains.”
“Ma il suo numero di casa non figura nell’elenco.”
“Lo so. Ho telefonato a un cinese mio amico alle Nazioni Unite. Ha pensato lui a rintracciarmelo. Ho detto al signor Steigler che tenevo a saperlo per gli inviti… il che, naturalmente, è la verità. È meglio essere precisi, no?”
“Sì” disse Casey, con ammirazione. “Sì, certo.”
“Sapevi già ieri sera che Casey era… era una donna?” chiese Gavallan.
“Sì. Per l’esattezza lo sapevo da diversi mesi, anche se non sapevo cosa significassero K.C. Perché?”
“Niente, tai-pan. Casey, lei stava parlando dell’Armenia. La sua famiglia è immigrata negli Stati Uniti dopo la guerra?”
“Dopo la Prima guerra mondiale, nel 1918” disse Casey, cominciando a raccontare quella storia che le capitava spesso di dover ripetere. “In origine il nostro cognome era Tcholokian. Quando i miei nonni arrivarono a New York lasciarono perdere lo ian finale per semplicità, per facilitare la pronuncia agli americani. Ma comunque io ebbi i nomi di Kamalian Ciranoush. Come sapete, l’Armenia è la parte meridionale del Caucaso… situata a nord dell’Iran e della Turchia e a sud della Georgia russa. Era uno stato libero e sovrano, ma ormai è stato completamente assorbito dall’Unione Sovietica o dalla Turchia. Mia nonna era georgiana… un tempo i matrimoni tra i due paesi erano frequenti. Gli armeni erano sparsi in tutto l’Impero Ottomano: erano circa due milioni, ma i massacri, soprattutto nel 1915 e ’16…” Casey rabbrividì. “Fu un vero e proprio genocidio. Ormai siamo rimasti in cinquecentomila e siamo sparpagliati in tutto il mondo. Gli armeni erano mercanti, artisti, pittori e orafi, scrittori, e anche guerrieri. C’erano circa cinquantamila armeni nell’esercito turco, che vennero poi disarmati, espulsi e fucilati dai turchi durante la Prima guerra mondiale… generali, ufficiali e soldati. Erano una minoranza elitaria, e lo erano stati per secoli.”
“È per questo che i turchi li odiavano?” chiese deVille.
“Erano lavoratori instancabili con un forte spirito di clan, e ottimi mercanti e uomini d’affari… controllavano una buona parte del commercio. Mio nonno diceva che abbiamo il commercio nel sangue. Ma forse la ragione principale è che gli armeni sono cristiani – il loro fu il primo stato cristiano della storia, al tempo dei romani – e i turchi sono maomettani. I turchi conquistarono l’Armenia nel sedicesimo secolo, e ci fu sempre una guerra di confine in corso tra la Russia zarista cristiana e i turchi ‘infedeli’. Fino al 1917, la Russia zarista era la nostra vera protettrice… I turchi ottomani sono sempre stati un popolo estraneo, estraneo e crudele.”
“La sua famiglia se ne andò prima del disastro?”
“No. I miei nonni erano ricchissimi, e come tanti altri erano convinti che a loro non potesse accadere niente di male. Fuggirono poco prima che arrivassero i militari: portarono via due figli e una figlia dall’ingresso di servizio, con quel poco che riuscirono ad arraffare all’ultimo istante. Gli altri membri della famiglia non ce la fecero. Mio nonno riuscì a lasciare Istanbul a bordo di un peschereccio che portò clandestinamente lui e mia nonna a Cipro: e là ottennero il visto per gli Stati Uniti. Avevano un po’ di denaro, qualche gioiello… e molta abilità. Mia nonna è ancora viva… ed è capace di tener testa a chiunque.”
“Suo nonno era commerciante?” chiese Dunross. “E così che lei ha cominciato a interessarsi di affari?”
“Oh, certo, cominciarono a mettercelo in testa fin da quando fummo in grado di pensare a renderci autosufficienti” disse Casey. “Mio nonno mise in piedi un’azienda d’ottica a Providence, fabbricando lenti e microscopi, e una compagnia d’import-export che commerciava soprattutto in tappeti e profumi, più un po’ d’oro e pietre preziose. Mio padre disegnava e faceva gioielli. Adesso è morto, ma aveva un negozio suo, a Providence, mentre suo fratello, mio zio Bghos, lavorava con il nonno. E da quando il nonno è morto, mio zio dirige la compagnia d’import-export. Piccola, ma solida. Mia sorella e io siamo cresciute fra le trattative, i negoziati e i problemi degli utili. Era un grande gioco, e tutti sapevamo cavarcela.”
“Dove… oh, vuole ancora un po’ di zuppa inglese, Casey?”
“No, grazie, va benissimo così.”
“Dove si è laureata in economia e commercio?”
“Oh, un po’ dovunque” disse lei. “Dopo aver finito le superiori, mi sono iscritta a un corso di due anni al Katharine Gibbs di Providence: stenografia, dattilografia, contabilità e archivio, più qualche elemento fondamentale di economia e commercio. Ma fin da quando avevo imparato a far di conto, avevo lavorato giorno e notte, incluse le festività, insieme a mio nonno. Ho imparato a riflettere, a pianificare e a mettere in atto i progetti, e così quasi tutta la mia preparazione è stata pratica. Certo, dopo aver terminato gli studi ho seguito i corsi specializzati che m’interessavano… soprattutto alle scuole serali.” Casey rise. “L’anno scorso ne ho addirittura seguito uno alla Harvard Business School, e per certi membri del corpo insegnante è stato come una bomba H, anche se adesso comincia a diventare un po’ più facile, per una donna.”
“E com’è diventata il factotum della Par-Con Industries?” chiese Dunross.
“Grazie alla mia perspicacia” disse Casey, e tutti risero con lei.
Bartlett disse: “Casey è diabolica sul lavoro, Ian. Legge a velocità fantastica e riesce a sbrigare il doppio di quel che farebbero due dirigenti normali. Ha un grande fiuto per i rischi, non ha paura di prendere una decisione, sa concludere gli accordi, e non arrossisce facilmente.”
“È la mia qualità migliore” disse Casey. “Grazie, Linc.”
“Ma non è molto faticoso per lei, Casey?” domandò Gavallan. “Non deve rinunciare a molte cose, come donna, per star dietro all’attività? Non può essere facile per lei fare un lavoro da uomo.”
“Non lo considero un lavoro da uomo, Andrew” rispose prontamente Casey. “Le donne hanno la stessa intelligenza e la stessa capacità lavorativa degli uomini.”
Linbar e Gavallan lanciarono esclamazioni di amichevole derisione, e Dunross li interruppe dicendo: “Di questo riparleremo in seguito. Ma mi dica, Casey, come è arrivata dov’è arrivata, alla Par-Con?”
Devo raccontarti la storia vera, Ian, oppure devo dirti quella che è diventata leggenda? si domandò Casey.
Poi sentì che Bartlett aveva cominciato a raccontare, e comprese che poteva mettersi tranquilla, perché aveva già sentito centinaia di volte quella versione, ed era in parte vera, in parte falsa, e in parte era quel che Linc amava credere che fosse accaduto. Quante delle vostre leggende sono vere… Hag Struan e Dirk Struan? E quale è la tua vera storia, e come sei diventato tai-pan? Casey centellinò il porto, apprezzandone il gusto morbido e dolce, e lasciò vagare i suoi pensieri.
C’è qualcosa che non va, qui, stava pensando. Lo sento. Qualcosa che non va in Dunross.
Che cosa?
“Conobbi Casey a Los Angeles, California… circa sette anni fa” aveva cominciato Bartlett. “Avevo ricevuto una lettera da un certo Casey Tcholok, presidente della Hed-Opticals di Providence, che voleva discutere la possibilità di una fusione. A quel tempo mi occupavo di costruzioni in tutta la zona di Los Angeles… edilizia residenziale, supermercati, un paio di grossi palazzi d’uffici, industrie, centri commerciali, un po’ di tutto, insomma. Avevamo un fatturato di 3,2 milioni e avevo appena fatto diventare pubblica la mia azienda… ma ero ancora lontano un milione di miglia dal Grande Listino. Allora…”
“Vuol dire la Borsa di New York?”
“Sì. Dunque, Casey arrivò tranquilla come una rosa e disse che voleva che concludessi la fusione con la Hed-Opticals, che l’anno prima aveva avuto un fatturato lordo di 277.600 dollari. E poi, insieme, avremmo cercato d’impadronirci della Randolf Opticals, la più grossa del settore, quotata al Grande Listino, 53 milioni di vendite, una fetta enorme del mercato delle lenti e un pozzo di denaro in banca… E io le dissi: è pazza, ma perché proprio la Randolf? E lei rispose che, prima di tutto, era azionista della Bartlett Constructions – aveva acquistato dieci azioni da 1 dollaro, e io avevo capitalizzato un milione d’azioni e ne avevo vendute 500.000 – e pensava che sarebbe stato bello per la Bartlett Constructions possedere la Randolf. E in secondo luogo, ‘perché quel figlio di puttana di George Toffer che dirige la Randolf Opticals è un bugiardo, un truffatore, un ladro, e sta cercando di annientarci’.”
Bartlett s’interruppe per riprendere fiato, con un gran sorriso, e Dunross scoppiò a ridere. “È vero, Casey?”
Casey si scosse prontamente. “Oh, sì, dissi che George Toffer era un bugiardo, un truffatore, un ladro, e lo è ancora.” Casey sorrise senza gaiezza. “E stava cercando veramente di distruggermi.”
“Perché?”
“Perché gli avevo detto di andare… di crepare.”
“E perché l’aveva fatto?”
“Avevo appena assunto la direzione della Hed-Opticals. Mio nonno era morto l’anno prima, e io e mio zio Bghos avevamo tirato a sorte per dividerci le aziende. Io avevo vinto la Hed-Opticals. Avevamo ricevuto un’offerta dalla Randolf, circa un anno prima; voleva rilevarci, ma non avevamo accettato… avevamo una ditta che funzionava bene, bravi operai, bravi tecnici, quasi tutti armeni… una piccola fetta del mercato. Non avevamo capitale né spazio di manovra, ma tiravamo avanti e la qualità dei nostri prodotti era ottima. Avevo appena assunto la direzione quando George Toffer capitò ‘per caso’. Si fece bello, mio Dio, quanto si fece bello. Raccontò che era un eroe di guerra, ma poi scoprii che non era vero… un tipo così, ecco. Comunque, mi fece un’altra offerta ridicola per togliermi la Hed-Opticals… mi vedeva come la povera ragazzetta che avrebbe fatto meglio a starsene in cucina, e poi aveva attaccato la solita storia: ‘ceniamo insieme stasera nel mio appartamento e perché non ci divertiamo un po’ dato che sono qui da solo per qualche giorno?’… Gli dissi no, grazie, e lui ci restò molto male. Comunque tornò a parlare d’affari e fece una proposta: invece di cedergli l’azienda, avremmo dovuto subappaltare qualcuno dei suoi contratti. L’offerta era buona, e dopo aver mercanteggiato un po’ ci accordammo sulle condizioni. Se i risultati fossero stati soddisfacenti, mi disse, avrebbe raddoppiato il contratto. Il mese dopo, noi eseguimmo il lavoro meglio e più a buon mercato di quanto avrebbe potuto far lui… feci le consegne in tempo e lui ne ricavò un utile fantastico. Ma poi si rimangiò una clausola verbale e dedusse, o meglio rubò, 20.378 dollari, e il giorno dopo cinque dei miei clienti migliori ci piantarono per la Randolf, e la settimana dopo fecero lo stesso altri sette… tutti quanti avevano ricevuto offerte inferiori ai prezzi di costo. Lui mi lasciò sudare per una settimana o due e poi mi telefonò. ‘Salve, pupa’ disse, felice come un rospo in un secchio di fango, ‘sto passando il weekend da solo a Martha’s Vineyard.’ È un’isoletta al largo della Costa Orientale. Poi aggiunse: ‘Perché non vieni qui? Ci divertiremo un po’, discuteremo il futuro e raddoppieremo gli ordini.’ Gli chiesi il mio denaro, e lui rise e mi disse di non fare la bambina e mi consigliò di riconsiderare la sua offerta perché, così come s’erano messe le cose, di lì a poco la Hed-Opticals avrebbe finito di esistere.
“Lo maledissi” continuò Casey. “So maledire in modo pittoresco quando mi arrabbio, e gli dissi in tre lingue quello che doveva fare. Dopo quattro settimane, non avevo più clienti. Ancora un mese, e i miei dipendenti dovettero cercarsi un altro posto. Allora mi venne in mente di provare in California. Non volevo restare all’Est.” Sorrise ironicamente. “Era questione di faccia… se allora avessi saputo cosa voleva dire. Decisi di prendermi un paio di settimane per vedere cosa potevo fare. Poi un giorno, mentre girovagavo senza meta in una fiera a Sacramento, vidi Linc. Stava vendendo azioni della Bartlett Constructions in un chiosco e io ne comprai…”
“Che cosa faceva?” chiese Dunross.
“Sicuro” disse Bartlett. “Vendetti più di ventimila azioni in quel modo. Fiere campionarie, vendite per posta, supermarket, agenti di cambio, centri commerciali… e banche d’investimenti. Sicuro. Continua, Casey!”
“Lessi il suo prospetto, osservai Linc per un po’ e pensai che aveva tutte le qualità per farsi strada. Le sue cifre e il bilancio d’esercizio e il ritmo d’espansione erano eccezionali, e pensavo che chiunque fosse capace di vendere personalmente le sue azioni doveva avere un futuro. Perciò acquistai dieci azioni, gli scrissi e andai a trovarlo. Fine della storia.”
“Oh, non finisce qui, Casey” disse Gavallan.
“Racconta tu, Linc” disse lei.
“Okay. Bene, dunque…”
“Un po’ di porto, signor… scusi, Linc?”
“Grazie, Andrew, ma… ehm, potrei avere un’altra birra?” La birra arrivò immediatamente. “Dunque Casey venne a trovarmi. Dopo che mi ebbe raccontato tutto, più o meno come l’ha raccontato adesso, io dissi: ‘C’è una cosa, però. La Hed-Opticals, l’anno scorso, ha avuto un fatturato lordo inferiore ai 300.000 dollari. Cosa farà quest’anno?’
“‘Zero’ mi rispose lei con quel suo sorriso. ‘Io sono tutto il patrimonio della Hed-Opticals. Anzi, sono l’intera azienda.’
“‘E allora che interesse avrei a fondermi con questo zero…? Ho già abbastanza problemi per conto mio.’
“‘Io so come ridurre sul lastrico la Randolf Opticals.’
“‘Come?’
“‘Il 22 per cento della Randolf è di proprietà di tre uomini… e tutti e tre disprezzano Toffer. Con il 22 per cento potrebbe acquisire il controllo. So come potrebbe arrivare ai loro prestanome, e soprattutto conosco il punto debole di Toffer.’
“‘E sarebbe?’
“‘La vanità. Ed è megalomane, ma soprattutto è stupido.’
“‘Non può essere stupido, se dirige quella compagnia.’
“‘Forse una volta non lo era, ma lo è adesso. È pronto per cascarci.’
“‘E lei cosa vuole guadagnarci, Casey?’
“‘La testa di Toffer… voglio essere io a buttarlo fuori.’
“‘E che altro?’
“‘Se riesco a mostrarle la strada giusta… se riusciamo a impadronirci della Randolf Opticals, diciamo entro sei mesi, vorrei… vorrei concludere con lei un accordo per un anno, prolungabile fino a sette, con lo stipendio che lei riterrà adeguato alle mie capacità, come suo vicepresidente esecutivo responsabile per gli acquisti. Ma lo voglio come essere umano, non come donna: come una persona eguale a lei. Naturalmente, lei è il capo; ma io voglio essere eguale, come lo sarebbe un uomo… se realizzerò quello che devo realizzare.’”
Bartlett sorseggiò la birra con un sogghigno. “Io le dissi: ‘Okay, ci sto.’ Pensavo: che cos’ho da perdere… io con quei miserabili tre quarti di milione e lei con quel bilancio zero, contro la possibilità di arraffare la Randolf Opticals in sei mesi? Così ci demmo la mano, da uomo a donna.” Bartlett rise. “Era la prima volta che concludevo un affare con una donna, proprio così… e non me ne sono mai pentito.”
“Grazie, Linc” disse Casey, con voce dolce e sommessa, e tutti gli altri provarono una punta d’invidia.
E cosa avvenne dopo l’eliminazione di Toffer? si stava chiedendo Dunross, come tutti gli altri. È così che avete cominciato, voi due?
“E la conquista della Randolf?” chiese a Bartlett. “Andò liscia?”
“Tutt’altro: ma le lezioni che imparai, che imparammo, ci fruttarono al mille per cento. In cinque mesi avevamo il controllo. Casey e io avevamo conquistato una compagnia cinquantatré volte e mezzo più grossa di noi. All’ora X meno uno ero sotto di 4 milioni di dollari in banca e stavo rischiando di finire in galera, ma un’ora dopo avevo il controllo. Cribbio, che battaglia! In un mese e mezzo l’avevamo riorganizzata, e adesso la Divisione Randolf della Par-Con ha un fatturato lordo di 150 milioni di dollari l’anno, e le azioni continuano a salire. Fu un blitzkrieg classico, e costituì la base della Par-Con Industries.”
“E George Toffer, Casey? Lo buttò fuori?”
Casey distolse gli occhi dorati da Linc e li volse su Dunross, e Dunross pensò: Cristo, come mi piacerebbe possederti.
Casey disse: “Nel momento stesso in cui prendemmo il controllo, io…” S’interruppe quando l’unico telefono nella sala squillò, e l’atmosfera divenne di colpo tesa. Tutti, compresi i camerieri, rivolsero l’attenzione al telefono… eccettuato Bartlett. Gavallan e deVille erano impalliditi. “Cosa succede?” domandò Casey.
Dunross ruppe il silenzio. “È una delle nostre regole. Durante il pranzo non vengono mai inoltrate telefonate, a meno che si tratti di un’emergenza… un’emergenza personale per uno di noi.”
Guardarono Lim che posava il vassoio del caffè. Parve che impiegasse un’eternità per attraversare la stanza e sollevare il microfono. Tutti loro avevano mogli e figli e familiari, e tutti si domandavano chi poteva essere morto, quale disastro poteva essere capitato, e ti prego, Dio, fai che la telefonata sia per un altro. Ricordavano quando era squillato l’ultima volta, due giorni prima. Per Jacques. E un’altra volta, il mese scorso, per Gavallan: sua madre stava morendo. Tutti avevano ricevuto telefonate, nel corso degli anni. Tutte tragiche.
Andrew Gavallan era sicuro che la chiamata fosse per lui. Sua moglie Kathren, la sorella di Dunross, era all’ospedale per una serie di esami… stava male da settimane, senza una ragione evidente. Gesù Cristo, controllati, pensò, conscio del fatto che gli altri lo fissavano.
“Weyyyy?” Lim ascoltò per un momento. Si voltò e porse il ricevitore. “È per lei, tai-pan.”
Gli altri ripresero a respirare e seguirono Dunross con lo sguardo. Camminava con passo sicuro. “Pronto… Oh, diav… Cosa?… No… no, vengo subito… No, non fate niente, vengo subito.” Gli altri videro quanto era sconvolto, mentre posava il ricevitore nel silenzio di tomba. Dopo una pausa, disse: “Andrew, avverti Claudia di rimandare le riunioni dei consigli d’amministrazione per questo pomeriggio. Tu e Jacques continuate con Casey. Era Phillip. Temo che il povero John Chen sia stato sequestrato.” E uscì.