Ore 14,35
Dunross scese dalla macchina e varcò in fretta la porta aperta dell’enorme villa di stile cinese che sorgeva sulla cresta della montagna chiamata Struan’s Lookout, Belvedere Struan. Passò davanti a un servitore impietrito che chiuse la porta alle sue spalle ed entrò in soggiorno. Il soggiorno era vittoriano e sgargiante, strapieno di bric-à-brac e di mobili mal assortiti.
“Salve, Phillip” disse. “Mi dispiace moltissimo. Povero John! Dov’è la lettera?”
“Eccola.” Phillip la prese dal divano e si alzò. “Ma prima guarda quella.” Indicò una scatola da scarpe di cartone, tutta ammaccata, su un tavolo di marmo accanto al camino.
Mentre attraversava la stanza, Dunross notò Dianne, la moglie di Phillip Chen, seduta su una poltrona nell’angolo opposto. “Oh, ciao, Dianne, mi dispiace” ripeté.
Lei scrollò le spalle, impassibile. “Il fato, tai-pan.” Aveva cinquantadue anni, ed era la seconda moglie di Phillip Chen, un’eurasiatica piacente e ingioiellata che portava un chong-sam marrone scuro, una collana di giada di valore inestimabile e un diamante da quattro carati… oltre a molti altri anelli. “Sì, il fato” ripeté.
Dunross annuì: sentiva di detestarla un po’ più del solito. Guardò il contenuto della scatola senza toccarlo. Tra i giornali gualciti vide la penna stilografica di John Chen, una patente di guida, un mazzo di chiavi, una lettera indirizzata a John Chen, 14A Sinclair Towers, e un sacchetto di plastica con un pezzo di stoffa. Si tolse una penna dal taschino e la usò per aprire la patente. John Chen.
“Apri il sacchetto di plastica” disse Phillip.
“No. Potrei cancellare le impronte digitali, se ce ne sono” disse Dunross. Si sentiva stupido, ma lo disse.
“Oh… avevo dimenticato. Maledizione. Certo, le impronte digitali! Ci sono le mie… l’ho aperto, naturalmente. Devo averle lasciate dappertutto.”
“Cosa c’è dentro?”
“È…” Phillip Chen si avvicinò e, prima che Dunross potesse trattenerlo, estrasse la stoffa dal pacchetto, senza toccare la plastica. “Non si possono lasciare impronte sulla stoffa, vero? Guarda!” Dentro c’era avvolto un orecchio umano reciso: il taglio era netto, regolare.
Dunross imprecò sottovoce. “Com’è arrivata la scatola?” chiese.
“È stata recapitata a mano.” Con mani tremanti, Phillip Chen avvolse di nuovo l’orecchio nella stoffa e lo ripose. “Ho… ho aperto il pacco come avrebbe fatto chiunque. È stato recapitato a mano mezz’ora fa.”
“Chi l’ha portato?”
“Non sappiamo. Era un giovane, ha detto la domestica. Un giovane in scooter. Non l’ha riconosciuto e non ha preso il numero di targa. Riceviamo molti pacchi. Non c’era niente di fuori dal normale… solo la scritta: ‘Signor Chen – Importantissimo – Da aprire personalmente’, all’esterno del pacco, e lei non se ne è accorta subito. Quando l’ho aperto e ho letto la lettera… Era solo un giovane che ha detto: ‘Un pacco per il signor Phillip Chen’ e se ne è andato.”
“Hai chiamato la polizia?”
“No, tai-pan. Tu avevi detto di non far niente.”
Dunross si avviò verso il telefono. “Hai rintracciato la moglie di John?” Dianne intervenne prontamente: “Perché Phillip dovrebbe darle questa cattiva notizia? Farà una scena da far volare le tegole del tetto. Chiamare Barbara? Oh, santo cielo, tai-pan, no… no, se prima non abbiamo informato la polizia. Dovrebbero dirglielo loro. Sanno come si fa, in questi casi.”
Il disgusto di Dunross divenne ancora più forte. “È meglio che la facciate venire qui subito.” Chiamò il comando di polizia e chiese di Armstrong. Non c’era. Dunross lasciò il suo nome, poi chiese di Brian Kwok.
“Sì, tai-pan?”
“Brian, può venire qui immediatamente? Sono a casa di Phillip Chen, su a Struan’s Lookout. John Chen è stato sequestrato.” Dunross riferì quel che conteneva la scatola.
Vi fu un silenzio inorridito, poi Brian Kwok disse: “Vengo subito. Non tocchi niente e non lo lasci parlare con nessuno.”
“D’accordo.”
Dunross posò il ricevitore. “Ora dammi la lettera, Phillip.” La maneggiò con attenzione, tenendola per i bordi. I caratteri cinesi erano scritti in modo chiaro, ma da un individuo non molto istruito. Lesse attentamente, riconoscendo quasi tutti i caratteri.
Signor Phillip Chen, ho l’onore d’informarla che ho un disperato bisogno di 500.000 dollari di Hong Kong in contanti e quindi mi rivolgo a lei. È così ricco che questo è come strappare un solo pelo a nove buoi. Nel timore che lei possa rifiutare, non ho quindi altra alternativa che tenere in ostaggio suo figlio. Così non corro il rischio che lei rifiuti. Spero che ci penserà tre volte molto scrupolosamente e prenderà in seria considerazione la mia richiesta. Sta a lei decidere se avvertire o no la polizia. Accludo alcuni oggetti che suo figlio adopera ogni giorno, come prova della situazione in cui è venuto a trovarsi. Accludo anche un pezzettino dell’orecchio di suo figlio. Così si renderà conto di quanto io sia spietato e crudele. Se pagherà senza fare storie la salvezza di suo figlio sarà assicurata. Scritto dal Lupo Mannaro.
Dunross indicò la scatola. “Scusa se te lo chiedo, ma hai riconosciuto l’o… ehm, quello?”
Phillip Chen rise nervosamente, e sua moglie lo imitò. “E tu, Ian? Eppure conosci John da sempre. Quello… come si fa a riconoscere una cosa simile, heya?”
“Qualcun altro lo sa?”
“No, eccettuati i servitori, naturalmente, e Shitee T’Chung e alcuni amici che erano a pranzo da me. Erano… erano qui quando è arrivato il pacco. Sì, erano qui. Se ne sono andati poco prima che venissi tu.”
Dianne Chen si agitò sulla poltrona e disse ciò che Dunross stava pensando: “E quindi, naturalmente, prima di sera lo saprà tutta Hong Kong.”
“Sì. E all’alba usciranno titoli a caratteri cubitali.” Dunross si sforzò di riordinare le innumerevoli domande e risposte che gli affollavano la mente. “La stampa si butterà sulla faccenda del… ehm, dell’orecchio e del Lupo Mannaro, e farà festa grande.”
“Sì. Sì, infatti.” Phillip Chen rammentò ciò che aveva detto Shitee T’Chung, quando tutti avevano letto la lettera. “Aspetta almeno una settimana a pagare il riscatto, Phillip, vecchio amico, e diventerai famoso in tutto il mondo! Ayeeyah, pensa, un pezzo del suo orecchio e il Lupo Mannaro! Iiiih, sarai famoso in tutto il mondo!”
“Forse l’orecchio non è suo ed è tutto un trucco” disse speranzoso Phillip Chen.
“Sì.” Se è l’orecchio di John, pensò turbato Dunross, e se lo hanno mandato il primo giorno, senza neppure avviare negoziati né altro, allora scommetto che quel poveraccio è già morto. “Non aveva senso, fargli una cosa simile” disse. “Naturalmente, tu pagherai.”
“Naturalmente. È una fortuna che qui non siamo a Singapore, no?”
“Sì.” A Singapore, secondo la legge, nel momento in cui qualcuno veniva sequestrato, tutti i conti in banca dei familiari venivano bloccati per impedire il pagamento del riscatto. Là i sequestri erano diventati un fenomeno endemico, e c’erano pochissimi arresti, dato che i cinesi preferivano pagare subito e con discrezione, senza avvertire la polizia. “Che carogna! Povero vecchio John.”
Phillip disse: “Gradiresti un tè… o qualcosa da bere? Hai appetito?”
“No, grazie. Aspetterò che arrivi Brian Kwok, poi andrò.” Dunross guardò la scatola e le chiavi. Quel portachiavi l’aveva visto spesso. “Manca la chiave della cassetta di sicurezza” disse.
“Quale chiave?” chiese Dianne Chen.
“John teneva sempre la chiave di una cassetta di sicurezza nel portachiavi.”
Lei non si mosse dalla poltrona. “E adesso non c’è?”
“No.”
“Forse ti sei sbagliato. Forse non la teneva nel portachiavi.”
Dunross guardò Dianne e poi Phillip Chen. Entrambi ricambiarono il suo sguardo. Bene, pensò, se non l’hanno presa i rapitori, adesso ce l’ha Phillip o Dianne, e se fossi al loro posto mi comporterei allo stesso modo. Dio solo sa cosa può esserci, in quella cassetta.
“Prendi un tè, tai-pan?” chiese Dianne, e lui scorse l’ombra di un sorriso in fondo ai suoi occhi.
“Sì, credo di sì” disse Dunross. Adesso era certo che la chiave l’avevano presa loro.
Dianne si alzò, ordinò il tè a gran voce e tornò a sedersi. “Iiiih, vorrei che si sbrigassero… quelli della polizia.”
Phillip stava guardando il giardino inaridito. “Vorrei che piovesse.”
“Chissà quanto costerà, riavere John” mormorò Dianne.
Dopo una pausa, Dunross chiese: “Ha importanza?”
“Certo che ha importanza” rispose prontamente lei. “Davvero, tai-pan!”
“Oh, sì” le fece eco Phillip Chen. “500.000 dollari! Ayeeyah, 500.000 dollari… è un patrimonio. Maledette triadi! Bene, se ne chiedono 500, potrò accordarmi per 150. Grazie a Dio, non hanno chiesto un milione!” Inarcò le sopracciglia e divenne ancora più cinereo. “Dew neh loh moh a tutti i sequestratori. Dovrebbero giustiziarli… tutti quanti.”
“Sì” disse Dianne. “Luride triadi. La polizia dovrebbe essere più sveglia. Più sveglia e attiva, e dovrebbe proteggerci meglio.”
“Questo non è giusto” ribatté brusco Dunross. “Da anni non c’erano sequestri clamorosi, a Hong Kong, mentre a Singapore capita ogni mese! Qui la criminalità è incredibilmente limitata… la nostra polizia fa un lavoro magnifico… magnifico.”
“Ah” Dianne arricciò il naso. “Sono tutti corrotti. Perché entrare nella polizia se non per far soldi? Io non mi fido di nessuno di loro… Lo sappiamo, oh, sì, lo sappiamo bene. In quanto ai sequestri di persona, uh, l’ultimo fu sei anni fa. Toccò al mio terzo cugino, Fu San Sung… i familiari dovettero pagare 600.000 dollari per riaverlo sano e salvo… Poco mancò che si riducessero in miseria.”
“Ah!” Phillip Chen sbuffò, ironicamente. “Ridurre in miseria Colibrì Sung? Impossibile!” Colibrì Sung era un ricchissimo armatore sciangalese oltre la cinquantina, dal naso aguzzo… molto lungo, per un cinese. Era soprannominato “Colibrì” Sung perché sfrecciava sempre da una sala da ballo all’altra, da un fiore all’altro, a Singapore, Bangkok e Taipei, Hong Kong, immergendo la sua virilità in una miriade di femminili vasetti di miele, anche se correva voce che non si trattasse esattamente della sua virilità, perché lui preferiva il cunnilinguo reciproco.
“La polizia recuperò gran parte del riscatto, se ricordo esattamente, e mandò in galera i responsabili per vent’anni.”
“Sì, tai-pan, infatti. Ma impiegò mesi e mesi. E sarei pronta a scommettere che sapeva molto più di quanto ha detto.”
“È assurdo!” disse Dunross. “Non hai nessun motivo di credere una cosa simile. Nessuno!”
“Giustissimo!” esclamò irritato Phillip Chen. “Presero i responsabili, Dianne.” Lei lo guardò, e Phillip cambiò subito tono. “Certo, cara, qualche poliziotto può anche lasciarsi corrompere, ma qui siamo fortunati, molto fortunati. Credo che non mi preoccuperei tanto per… per John – è solo questione di pagare il riscatto, e come famiglia finora abbiamo avuto sempre fortuna – non mi preoccuperei se non fosse per… per quello.” Indicò la scatola con un gesto di disgusto. “Terribile! E assolutamente incivile.”
“Sì” disse Dunross, e si chiese di chi poteva essere quell’orecchio, se non era di John Chen… dov’era possibile procurarsi un orecchio? Represse a stento una risata, colpito dal ridicolo di quegli interrogativi. Poi si chiese se quel sequestro aveva qualche legame con Tsu-yan e i fucili e Bartlett. Non è tipico dei cinesi mutilare una vittima. No: e certamente, non subito. Il sequestro di persona è un’antica arte cinese, e le regole sono sempre state chiare: paga e taci, e non ci saranno problemi; ritarda e parla, e i problemi saranno molti.
Guardò dalla finestra i giardini e l’immenso panorama della città e del porto. Navi, giunche e sampan costellavano il mare azzurro. Il cielo era assolutamente sereno e non faceva presagire pioggia, il monsone estivo spirava costantemente da sudovest. Si chiese, distrattamente, come dovevano apparire i clipper quando navigavano a gonfie vele o lottavano contro il vento, ai tempi dei suoi avi. Dirk Struan aveva sempre tenuto una vedetta, in segreto, sulla vetta della montagna sovrastante. Di lassù, l’uomo poteva vedere verso est e sud e ovest, e dominare il grande canale Sheung Sz Mun che permetteva di avvicinarsi a Hong Kong da sud… l’unico percorso possibile per le navi che giungevano dalla patria, dall’Inghilterra. Da Struan’s Lookout, la vedetta poteva avvistare segretamente il postale in arrivo e dare il segnale. Allora il tai-pan faceva partire un cutter veloce, per ricevere per primo la posta, per avere qualche ora di vantaggio sui suoi concorrenti, quelle poche ore che potevano rappresentare la differenza tra un enorme guadagno o la rovina… la durata del viaggio era così enorme. Non come adesso, con le comunicazioni istantanee, pensò Dunross. Siamo fortunati: non dobbiamo attendere quasi due anni una risposta, come Dirk Struan. Cristo, che uomo doveva essere!
Non devo fallire il colpo con Bartlett. Devo avere quei 20 milioni.
“L’accordo sembra buono, tai-pan” disse Phillip Chen, come se gli avesse letto nel pensiero.
“Sì. Sì, lo è veramente.”
“Se quelli sborsano davvero i contanti guadagneremo tutti una fortuna, e sarà h’eung yau per la Nobil Casa” aggiunse Phillip Chen, con un sorriso raggiante.
Il sorriso di Dunross, invece, era di nuovo ironico. H’eung yau significava “grasso fragrante”, e normalmente indicava il denaro, la bustarella, la protezione che veniva pagata da tutti i ristoranti cinesi, da quasi tutte le aziende, tutte le bische, tutte le sale da ballo, tutte le donne di facile virtù, alle triadi, a tutte le varie forme di triadi in tutto il mondo.
“Mi sembra ancora incredibile che il h’eung yau venga pagato dovunque ci sia un cinese in affari.”
“Davvero, tai-pan” disse Dianne, come se lo giudicasse molto puerile. “Come può esistere un’attività d’affari senza protezione? Tu prevedi di dover pagare, naturalmente, e quindi paghi e non ci pensi più. Tutti pagano il h’eung yau… in un modo o nell’altro.” La collana di giada tintinnò quando lei si assestò sulla poltrona, con gli occhi scurissimi che spiccavano nel biancore del volto… tanto apprezzato dai cinesi. “Ma l’accordo con Bartlett, tai-pan, credi che l’accordo con Bartlett andrà a buon fine?”
Dunross la scrutò. Ah, Dianne, pensò, tu conosci tutti i dettagli importanti di cui è a conoscenza Phillip a proposito dei suoi affari e dei miei affari, e tante cose che Phillip piangerebbe di rabbia se immaginasse che tu le sai. Quindi sai anche che la Struan potrebbe trovarsi in gravi difficoltà se non si concludesse l’accordo con Bartlett, ma se l’accordo venisse concluso allora le nostre azioni salirebbero alle stelle, e noi saremmo di nuovo ricchi… e lo saresti anche tu, se potessi entrare in gioco e acquistare un bel pacchetto d’azioni al momento giusto.
Sì.
E io vi conosco, signore cinesi di Hong Kong, meglio di quanto vi conosca il povero Phillip, perché io non ho nelle vene neppure una goccia di sangue cinese. So che voi signore cinesi di Hong Kong siete le donne più dure della terra, quando si tratta di denaro… o forse le più pratiche. E so anche che tu, Dianne, in questo momento sei in estasi, anche se ti fingi addolorata. Perché John Chen non è tuo figlio. Eliminato lui, in linea di successione vengono i tuoi due figli, e il maggiore, Kevin, sarà l’erede presuntivo. Quindi pregherai, come non hai mai pregato in vita tua, che John sparisca per sempre. Sei felice. John sequestrato e probabilmente assassinato, ma… come va l’accordo con Bartlett?
“Le signore sono molto pratiche” disse.
“Come, tai-pan?” chiese Dianne, socchiudendo gli occhi.
“Tengono le cose nella giusta prospettiva.”
“Qualche volta non riesco a capirti, tai-pan” rispose lei, con una sfumatura tagliente nella voce. “Che altro possiamo fare, ora, per John Chen? Niente. Abbiamo fatto tutto il possibile. Quando arriverà la richiesta del riscatto negozieremo e pagheremo, e tutto tornerà come prima. Ma l’accordo con Bartlett è importante, molto importante, molto, molto importante qualunque cosa accada, heya? Moh ching, moh meng.” Niente denaro, niente vita.
“Precisamente. È molto importante, tai-pan.” Phillip posò gli occhi sulla scatola e rabbrividì. “Credo che date le circostanze, tai-pan, se potessi esimerci dal venire alla tua festa, stasera… io non…”
“No, Phillip” disse con fermezza la moglie. “No. Dobbiamo andare. È questione di faccia per la Nobil Casa. Andremo, com’era stato deciso. Anche se per noi sarà molto doloroso… andremo com’era stato deciso.”
“Bene, se è questo che vuoi.”
“Sì.” Oh, sì, sì, stava pensando Dianne, mentre riconsiderava la sua toeletta per accentuare l’effetto drammatico della loro entrata. Stasera andremo, e tutta Hong Kong parlerà di noi. E condurremo con noi Kevin, naturalmente. Forse, ormai l’erede è lui. Ayeeyah! Chi dovrà sposare mio figlio? Adesso devo pensare al futuro. Ventidue anni è l’età ideale e io devo pensare al suo nuovo avvenire. Sì, una moglie. Chi? È meglio che io scelga subito la ragazza adatta, prima che al posto mio decida una puledrina con il fuoco tra le gambe e una madre rapace. Ayeeyah, pensò, accalorandosi, che gli dei non vogliano! “Sì” disse, accostandosi il fazzoletto agli occhi come per tergere una lacrima che non c’era. “Non c’è altro da fare per il povero John. Possiamo solo attendere… e continuare a lavorare e a manovrare e a fare piani per il bene della Nobil Casa.” Alzò verso Dunross gli occhi scintillanti. “L’accordo con Bartlett risolverebbe tutto, vero?”
“Sì.” E avete ragione entrambi, pensò Dunross. Non c’è altro da fare, per il momento. I cinesi sono molto saggi e molto pratici.
Quindi pensa alle cose importanti… si disse. Le cose importanti… il tuo gioco d’azzardo. Rifletti. Potresti trovare un momento e un luogo migliore per dare inizio al piano con cui hai cominciato a baloccarti da quando hai incontrato Bartlett?
No.
“Sentite” disse, con una decisione irrevocabile, poi sbirciò oltre la porta che conduceva all’alloggio dei servitori, per accertarsi che fossero soli. Abbassò la voce come un cospiratore e Phillip e Dianne si sporsero verso di lui per ascoltarlo. “Ho avuto un incontro privato con Bartlett prima di pranzo. Abbiamo concluso l’accordo. Mi occorreranno alcuni cambiamenti di poco conto, ma firmeremo ufficialmente il contratto martedì prossimo. I 20 milioni sono garantiti, e ce ne saranno altri 20 l’anno venturo.”
Phillip Chen era raggiante. “Congratulazioni.”
“Abbassa la voce, Phillip” sibilò sua moglie, altrettanto soddisfatta. “Quegli sguatteri dalla bocca di tartaruga, in cucina, hanno orecchie che sentono anche quel che si dice a Giava. Oh, ma è una notizia magnifica, tai-pan.”
“La terremo per noi” disse sottovoce Dunross. “Questo pomeriggio darò istruzioni ai nostri agenti di cambio perché acquistino in segreto azioni della Struan… con tutto il denaro che abbiamo disponibile. Voi farete altrettanto, a piccoli lotti, dividendo gli ordini tra i vari agenti e i vari prestanome… come al solito.”
“Sì. Oh, sì.”
“Io ne ho acquistate quarantamila personalmente, questa mattina.”
“Le azioni saliranno di molto?” chiese Dianne Chen.
“Raddoppieranno.”
“In quanto tempo?”
“Trenta giorni.”
“Iiiih” gorgogliò lei. “Pensa!”
“Sì” disse Dunross, di buon umore. “Pensa! Sì. E voi due lo direte soltanto ai parenti più stretti, e sono tanti, e quelli lo diranno solo ai loro parenti più stretti, e sono una moltitudine, e tutti quanti comprerete e comprerete, perché questa è una soffiata segretissima e tutta d’oro, non è un rischio, e alimenterà ancora l’ascesa delle azioni. Il fatto che è solo una faccenda di famiglia si risaprà in giro, e altri si butteranno, e poi altri ancora, e poi l’annuncio ufficiale della Par-Con aggiungerà altra paglia al fuoco, e la settimana prossima annuncerò l’acquisizione delle Asian Properties, e allora tutta Hong Kong comprerà. Le nostre azioni andranno alle stelle. Poi, al momento opportuno, farò precipitare le Asian Properties e punterò sul vero obiettivo.”
“Quante azioni, tai-pan?” chiese Phillip Chen, perduto nei calcoli dei possibili utili.
“Il massimo. Ma deve restare in famiglia. Le nostre azioni daranno il via al boom.”
Dianne restò a bocca aperta. “Ci sarà un boom?”
“Sì. Noi lo guideremo. I tempi sono maturi, e a Hong Kong tutti sono pronti. Noi forniremo i mezzi, noi saremo alla guida e, con una spinta opportuna qua e là, ci sarà una corsa.”
Vi fu un grande silenzio. Dunross scrutava l’avidità sul volto di Dianne.
Lei fece tintinnare con le dita la collana di giada. Dunross vide che Phillip stava guardando nel vuoto: sapeva che, con una parte della mente, il suo compradore pensava ai vari impegni che aveva controfirmato per la Struan e che sarebbero scaduti in un periodo fra i tredici e i trenta giorni. 12 milioni di dollari USA alle Toda Shipping Industries di Yokohama per due supermercantili, 6.800.000 dollari alla Orlin International Merchant Bank, e 750.000 dollari a Tsu-yan, che aveva risolto per lui un altro problema. Ma con la parte più cospicua della sua mente, Phillip pensava ai 20 milioni di Bartlett e all’ascesa delle azioni… al raddoppiamento del valore che Dunross aveva predetto arbitrariamente.
Il doppio?
Impossibile… no, non c’era nessuna possibilità…
A meno che ci sia un boom. A meno che ci sia un boom!
Dunross sentì che il suo cuore accelerava i battiti. “Se ci sarà un boom… Cristo, Phillip, possiamo farcela!”
“Sì… sì, sono d’accordo. Hong Kong è matura. Ah, sì.” Gli occhi di Phillip Chen scintillavano; stava tamburellando con le dita. “Quante azioni, tai-pan?”
“Tutte quelle che…”
In tono eccitato, Dianne interruppe Dunross. “Phillip, la settimana scorsa il mio astrologo ha detto che questo sarebbe stato un mese importante per noi! Un boom! Ecco a che cosa alludeva.”
“È vero. Ricordo che me lo hai detto, Dianne. Oh oh oh! Quante azioni, tai-pan?”
“Tutte quelle che potrete acquistare! Faremo un colpo grosso. Ma deve restare in famiglia fino a venerdì. Assolutamente fino a venerdì. Poi, dopo la chiusura della Borsa, farò spargere la voce dell’accordo con Bartlett…”
“Iiiiih” sibilò Dianne.
“Sì. Durante il weekend mi trincererò dietro un ‘no comment’… e tu renditi irreperibile, Phillip. E il lunedì mattina, tutti morderanno il freno. Io continuerò a dire ‘no comment’, ma lunedì acquisteremo apertamente. Poi, dopo la chiusura della Borsa, quel giorno stesso, darò conferma dell’accordo. Martedì…”
“Comincerà il boom!”
“Sì.”
“Oh, giorno felice” gracchiò estatica Dianne. “E tutti quanti, amah, servitori, coolie, uomini d’affari, decideranno che la sorte è favorevole e daranno fondo ai loro risparmi e compreranno, e tutte le azioni saliranno alle stelle. Peccato che non ci sarà un editoriale domani… meglio ancora l’oroscopo di uno dei quotidiani… magari quello di Fong Cent’Anni… oppure…” Era quasi strabica per l’esaltazione. “E che ne dici dell’astrologo per antonomasia, Phillip?”
Phillip Chen la fissò, scandalizzato. “Tung, il Vecchio Cieco?”
“Perché no? Un po’ di h’eung yau… o la promessa di qualche azione. Heya?”
“Ecco, io…”
“Lascia fare a me. Tung, il Vecchio Cieco, ci deve qualche favore: gli ho mandato tanti clienti! Sì. E non sbaglierà di molto annunciando portenti celesti, forieri del più grande boom della storia di Hong Kong, no?”