Ore 20,30
“Salve, Brian” disse Dunross. “Benvenuto.”
“Buonasera, tai-pan… rallegramenti… una serata magnifica per una festa” disse Brian Kwok. Un cameriere in livrea comparve al suo fianco, e Kwok accettò lo champagne in uno splendido bicchiere di cristallo. “Grazie dell’invito.”
“È il benvenuto.” Dunross, alto ed elegante, era accanto all’ingresso della sala da ballo della Grande Casa; a pochi passi da lui, Penelope accoglieva altri invitati. La sala da ballo, già semipiena, dava sulle terrazze e sui giardini illuminati dai riflettori dove moltissime signore in abiti da sera coloratissimi e uomini in smoking erano raccolti in piccoli gruppi o sedevano intorno ai tavoli rotondi. L’imbrunire aveva portato una brezza fresca.
“Penelope, cara” chiamò Dunross, “ricordi il sovrintendente Brian Kwok?”
“Oh, certo” disse lei, avvicinandosi con un sorriso, anche se non lo ricordava affatto. “Come sta?”
“Benissimo, grazie… rallegramenti!”
“Grazie… faccia come se fosse a casa sua. Il pranzo è alle nove e un quarto, e Claudia ha l’elenco dei posti, se ha perduto il suo invito. Oh, mi scusi un momento…” Penelope se ne andò per intercettare altri ospiti, cercando di guardare dappertutto per accertarsi che tutto andasse bene e che nessuno rimanesse solo… e sapeva, in fondo, che se succedeva un disastro lei non avrebbe dovuto far niente, avrebbero provveduto gli altri a sistemare ogni cosa.
“Lei è un uomo fortunato, Ian” disse Brian Kwok. “Sua moglie ringiovanisce ogni anno.”
“Sì.”
“Bene. Altri vent’anni! Alla salute!” Brindarono. Erano amici dall’inizio degli anni cinquanta, quando s’erano conosciuti alla prima gara automobilistica in salita e da allora erano sempre stati leali avversari… e membri fondatori dello Sports Car and Rally Club di Hong Kong.
“Ma lei, Brian? Non ha portato un’amica? È venuto solo?”
“Sto studiando il campo.” Brian Kwok abbassò la voce. “Per la verità, ho intenzione di restare scapolo.”
“Illuso! Questo è il suo anno… è la preda più ambita di Hong Kong. Persino Claudia le ha messo gli occhi addosso. Ormai è spacciato, vecchio mio.”
“Oh, Cristo!” Brian abbandonò per un momento il tono scherzoso. “Senta, tai-pan, può concedermi un paio di minuti, questa sera?”
“John Chen?” chiese subito Dunross.
“No. Abbiamo messo al lavoro tutti i nostri uomini, ma per ora non c’è niente di nuovo. Si tratta di qualcosa d’altro.”
“Affari?”
“Sì.”
“Privati?”
“Privati.”
“D’accordo” disse Dunross. “Verrò a cercarla dopo la cena. Cosa…”
Uno scoppio di risa li indusse a voltarsi. Casey era al centro di un gruppo di ammiratori – c’erano anche Linbar Struan e Andrew Gavallan e Jacques deVille – appena oltre una delle grandi porte-finestre che davano sul terrazzo.
“Iiiih” mormorò Brian Kwok.
“Appunto” disse Dunross con un sogghigno.
Casey indossava un abito lungo di seta color smeraldo, modellato e aderente quanto bastava.
“Cristo, sì o no?”
“Cosa?”
“Porta qualcosa, sotto il vestito?”
“Cercate e troverete.”
“Mi piacerebbe. È abbagliante.”
“Lo penso anch’io” riconobbe amabilmente Dunross. “Ma direi che il cento per cento delle signore è di un’altra opinione.”
“Ha due seni perfetti, si vede benissimo.”
“Per la verità non si vedono. La sua è immaginazione.”
“Scommetto che in tutta Hong Kong non ne esistono di eguali.”
“50 dollari che sbaglia… purché includiamo le eurasiatiche.”
“Come facciamo a stabilire chi vince?”
“Non possiamo. Per la verità, io preferisco le caviglie.”
“Cosa?”
“Il vecchio zio Chen-Chen diceva sempre: ‘Prima guarda le caviglie, figlio mio, e allora capirai di che estrazione è, come si comporterà, come cavalcherà, come… come una puledra. Ma ricorda che tutti i corvi sono neri!’”
Brian Kwok ridacchiò, poi salutò qualcuno con un cenno amichevole. Dall’altra parte della stanza, un uomo alto, dall’aria vissuta, stava ricambiando il saluto. Al suo fianco c’era una donna straordinariamente bella, alta, bionda, con gli occhi grigi. Anche lei salutò allegramente.
“Ecco un’autentica bellezza inglese!”
“Chi? Oh, Fleur Marlowe? Sì, davvero. Non sapevo che lei conoscesse i Marlowe, tai-pan.”
“Posso dire altrettanto di lei! Ho conosciuto il marito questo pomeriggio, Brian. Lei lo conosce da molto?”
“Oh, da un paio di mesi. Per noi è persona grata.”
“Oh?”
“Sì, gli stiamo insegnando le strade giuste.”
“Ah, sì! Perché?”
“Qualche mese fa ha scritto al commissario: diceva che sarebbe venuto a Hong Kong a fare ricerche per un romanzo e chiedeva la nostra collaborazione. A quanto pare, il Vecchio aveva letto il suo primo romanzo e aveva visto diversi suoi film. Naturalmente, abbiamo fatto indagini sul suo conto: sembra un tipo a posto.” Gli occhi di Brian Kwok puntarono di nuovo su Casey. “Il Vecchio ha pensato che ci farebbe comodo qualcuno che ci presentasse sotto una buona luce, e così ha fatto sapere che, entro certi limiti, Peter aveva la sua approvazione e che dovevamo aiutarlo.” Tornò a guardare Dunross e sorrise a denti stretti. “Non spetta a noi chiedere il perché.”
“Che libro era?”
“Changi. Parlava della sua prigionia durante la guerra. Il fratello del Vecchio è morto là, quindi immagino che il libro abbia colpito nel segno.”
“Lei lo ha letto?”
“No… ho troppe gare in salita cui pensare! Ho sfogliato qualche pagina. Peter dice che è tutta fantasia, ma io non gli credo.” Brian Kwok rise. “E come sa bere la birra! Robert lo ha invitato a un paio delle sue Cento Pinte, e lui si è fatto onore.” Una Cento Pinte era una festa della polizia, alla quale gli ufficiali contribuivano con un barile di birra da cento pinte. Quando la birra finiva, finiva anche la festa.
Brian Kwok si sollazzava gli occhi su Casey, e Dunross si domandò per la milionesima volta perché gli asiatici preferissero le anglosassoni e gli anglosassoni preferissero le asiatiche.
“Che significa quel sorriso, tai-pan?”
“Niente. Ma Casey non è niente male, eh?”
“Scommetto 50 dollari che è bat jam gai, heya?”
Dunross rifletté un momento, soppesando con cura la scommessa. Bat jam gai voleva dire, letteralmente, carne bianca di pollo. Era il modo in cui i cantonesi alludevano alle donne che si radevano il pelo pubico. “È andata! Ha sbagliato, Brian, è see yau gai.” Voleva dire pollo alla soia. “O in questo caso, rossa, tenera e succosa. Lo so da fonte attendibile.”
Brian rise. “Mi presenti.”
“Si presenti da solo. I ventun anni li ha compiuti.”
“Le lascerò vincere la gara in salita, domenica!”
“Illuso! Ci provi, e scommetto 1000 dollari che non ce la farà a vincere.”
“Quante probabilità mi dà?”
“Vuol scherzare?”
“Non c’è niente di male a chiederlo. Cristo, mi piacerebbe vincerla. Dov’è il fortunato signor Bartlett?”
“Credo sia in giardino… ho pregato Adryon di tenergli compagnia. Mi scusi un momento…” Dunross si voltò per salutare qualcuno che Brian Kwok non conosceva.
Erano già arrivati più di centocinquanta invitati che Dunross aveva accolto personalmente. Il pranzo era per duecentodiciassette, tutti scrupolosamente sistemati secondo la consuetudine ai tavoli rotondi apparecchiati sui prati e illuminati dalle candele. Candele e lampadari nelle sale, camerieri in livrea che offrivano champagne in bicchieri di cristallo intagliato, o salmone affumicato e caviale in vassoi e recipienti d’argento.
Un’orchestrina suonava sul podio e Brian Kwok scorse alcune uniformi in mezzo agli smoking: americane e britanniche, esercito, marina e aeronautica. Non era sorprendente che gli europei predominassero. La festa era rigorosamente riservata a quel ristretto ambiente britannico che regnava nel Central District e rappresentava la potenza della colonia, più gli amici bianchi, alcuni eurasiatici, cinesi e indiani scelti con molta cura. Brian Kwok conosceva molti degli invitati: Paul Havergill della Victoria Bank di Hong Kong, il vecchio Sir Samuel Samuels, multimilionario, tai-pan di venti compagnie immobiliari, di traghetti, banche e agenzie di cambio; Christian Toxe, direttore del China Guardian, che stava parlando con Richard Twang, presidente della Ho-Pak Bank; l’armatore multimilionario V.K. Lam che conversava con Phillip e Dianne Chen, accompagnati dal figlio Kevin; l’americano Zeb Cooper, erede della più vecchia compagnia commerciale americana, la Cooper-Tillman, che ascoltava Sir Dunstan Barre, tai-pan delle Hong Kong and Lan Tao Farms. Notò tra gli invitati Ed Langan, l’uomo dell’FBI, e la sua presenza lo stupì. Non sapeva che Langan e l’uomo con cui stava parlando, Stanley Rosemont, vicedirettore del continente della CIA incaricato di tener d’occhio la Cina, fossero amici di Dunross. Lasciò che il suo sguardo vagasse sul gruppo degli uomini che chiacchieravano, e sui gruppetti sparsi delle loro mogli.
Ci sono tutti, pensò Brian Kwok, tutti i tai-pan, eccettuati Gornt e Plumm, tutti i pirati, tutti qui, in preda all’odio incestuoso, a rendere omaggio al tai-pan.
Qual è la spia, il traditore, il controllore del Sevrin, Arthur?
Deve essere europeo.
Scommetto che è qui. E lo prenderò. Sì, lo prenderò, e presto, ora che so che esiste. Prenderemo lui e li prenderemo tutti, pensò rabbiosamente. E li coglieremo con le mani nel sacco, e metteremo fine alle loro piraterie, per il bene comune.
“Champagne, onorevole signore?” chiese il cameriere in cantonese, con un sorriso tutto denti.
Brian accettò un bicchiere. “Grazie.”
Il cameriere s’inchinò per nascondere le labbra. “Il tai-pan aveva un fascicolo con la copertina azzurra fra le sue carte quando è rientrato questa sera” mormorò in fretta.
“C’è una cassaforte, un nascondiglio segreto?” chiese Brian, altrettanto cautamente, nello stesso dialetto.
“I servitori dicono che è nel suo ufficio, al piano di sopra” disse l’uomo. Era Feng, sommelier, ed era uno degli agenti della rete clandestina dell’SI. La sua copertura come sommelier della ditta che organizzava le feste più esclusive di Hong Kong lo rendeva prezioso. “Forse è dietro il quadro, ho sentito dire…” S’interruppe di colpo e passò al pidgin English. “Chanp’igy-nii, signorina?” chiese con un gran sorriso, presentando il vassoio alla minuscola vecchia eurasiatica che si stava avvicinando. “Molto prima classe.”
“Non chiamarmi signorina, cucciolo impertinente” ribatté altezzosamente lei in cantonese.
“Sì, onorevole prozia, chiedo scusa, onorevole prozia.” Feng sorrise, raggiante, e fuggì.
“Dunque, giovane Brian Kwok” disse la vecchia signora, alzando gli occhi. Sarah Chen, zia di Phillip Chen, aveva ottantotto anni, era minuscola ed esile come un uccellino, con la pelle bianca e gli occhi vivacissimi. E sebbene sembrasse fragile, aveva un portamento eretto e uno spirito indomabile. “Sono lieta di vederla. Dov’è John Chen? Dov’è il mio povero pronipote?”
“Non lo so, grande signora” rispose educatamente Brian Kwok.
“Quando ritroverà il mio pronipote numero uno?”
“Presto. Stiamo facendo tutto il possibile.”
“Bene. E non interferite se il giovane Phillip vuole pagare privatamente il riscatto. Ci pensi lei.”
“Sì. Farò quello che posso. La moglie di John è venuta?”
“Eh? Chi? Parli più forte, ragazzo!”
“Barbara Chen è qui?”
“No. È venuta prima, ma appena è arrivata quella donna, è stata colpita dal ‘mal di testa’ e se ne è andata. Uh, non le do torto!” Gli occhi lacrimosi della vecchia signora stavano fissando Dianne Chen. “Uh, quella donna! Ha assistito alla sua entrata?”
“No, grande signora.”
“Uh, sembrava Dame Nellie Melba in persona. È arrivata con il fazzoletto sugli occhi e il figlio maggiore Kevin a rimorchio – non mi piace, quel ragazzo – e il mio povero nipote Phillip in coda, come uno sguattero di seconda classe. Ah! L’unica volta che Dianne Chen ha pianto è stato durante il crollo del ’56, quando le sue azioni sono precipitate e lei ha perso un patrimonio. Ah! La guardi adesso, come si pavoneggia! Finge di essere sconvolta quando tutti sanno che si comporta come se fosse già l’imperatrice vedova! La prenderei a pizzicotti sulle guance! Disgustosa!” Sarah Chen girò di nuovo lo sguardo su Brian Kwok. “Mi trovi il mio pronipote John… non voglio che quella donna o il suo marmocchio diventino loh-pan della nostra casa.”
“Però lui può diventare tai-pan?”
Risero insieme. Pochissimi europei sapevano che, sebbene tai-pan significasse “grande capo”, anticamente in Cina tai-pan era il titolo confidenziale del gerente di un postribolo o di un bagno pubblico. Quindi nessun cinese avrebbe scelto di chiamarsi tai-pan, ma soltanto loh-pan… che significava egualmente grande capo. Per i cinesi e gli eurasiatici era divertente che gli europei ci tenessero a chiamarsi tai-pan, trascurando stupidamente il titolo esatto.
“Sì. Se è il pan giusto!” disse la vecchia signora. Ridacchiarono entrambi. “Mi trovi il mio John Chen, giovane Brian Kwok!”
“Sì. Sì, lo troveremo.”
“Bene. E ora, cosa pensa delle possibilità di Golden Lady, per sabato?”
“Sono buone, se ci sarà terreno asciutto. A tre a uno, può rendere benino. Tenga d’occhio Noble Star… anche quella ha una possibilità.”
“Bene. Dopo cena venga a cercarmi. Voglio parlare con lei.”
“Sì, grande signora.” Brian Kwok le sorrise e la guardò allontanarsi. Sapeva già che avrebbe cercato di combinare un matrimonio tra lui e qualche sua pronipote. Ayeeyah, pensò, dovrò fare qualcosa, e presto.
Il suo sguardo tornò a Casey. Era deliziato dalle occhiate di disapprovazione di tutte le donne… e dalla cauta, mascherata ammirazione dei loro accompagnatori. Poi Casey alzò la testa, vide che la stava osservando dall’altra parte della sala, e ricambiò per un attimo lo sguardo, con la stessa franchezza.
Dew neh loh moh, pensò, a disagio: chissà perché, si sentiva svestito. Quella mi piacerebbe possederla. Poi notò Roger Crosse, con Armstrong al fianco. Si scosse e si avviò verso di loro.
“Buonasera, signore.”
“Buonasera, Brian. Ha un’aria molto distinta.”
“Grazie, signore.” Kwok sapeva che non era il caso di ricambiare il complimento. “Vedrò il tai-pan dopo la cena.”
“Bene. Appena gli avrà parlato, mi cerchi.”
“Sì, signore.”
“Dunque, pensa che quell’americana sia affascinante?”
“Sì, signore.” Brian sospirò tra sé. Aveva dimenticato che Crosse era capace di leggere inglese, francese e un po’ di arabo dai movimenti delle labbra – non parlava nessun dialetto cinese – e aveva una vista eccezionale.
“Per la verità è piuttosto vistosa” disse Crosse.
“Sì, signore.” Vide che Crosse stava fissando le labbra di Casey, e comprese che “ascoltava” la conversazione anche a quella distanza. E s’infuriò con se stesso per non aver mai pensato d’imparare a fare altrettanto.
“Sembra che abbia una passione per i computer.” Crosse girò di nuovo gli occhi verso di loro. “Curioso, eh?”
“Sì, signore.”
“Che cos’ha detto Feng, il sommelier?”
Brian glielo riferì.
“Bene. Provvederò perché Feng riceva un premio. Non mi aspettavo di trovare qui Langan e Rosemont.”
“Potrebbe essere una coincidenza, signore” disse Brian Kwok. “Sono tutti e due scommettitori accaniti alle corse dei cavalli. Sono stati tutti e due nel palco del tai-pan.”
“Non mi fido delle coincidenze” disse Crosse. “Per quanto riguarda Langan, naturalmente, voi due non sapete niente.”
“Sì, signore.”
“Bene. Forse è meglio che vi diate da fare.”
“Sì, signore.” Con sollievo, i due uomini si voltarono per allontanarsi, ma si fermarono nell’improvviso silenzio. Tutti gli sguardi erano diretti verso la porta. Quillan Gornt era là, con la barba nera e le sopracciglia nere, ben consapevole di essere stato notato. Gli altri invitati si affrettarono a riprendere la conversazione e distogliere gli occhi da lui, ma tesero gli orecchi.
Crosse fischiò sommessamente. “Perché è qui?”
“Cinquanta contro uno che non ha in mente nulla di buono” disse Brian Kwok, altrettanto sbalordito.
Videro Gornt entrare nella sala da ballo e porgere la mano a Dunross e a Penelope. Claudia Chen, che era lì vicino, era traumatizzata: si stava domandando come avrebbe potuto riorganizzare il tavolo di Dunross così sui due piedi, perché naturalmente era là che Gornt doveva prendere posto.
“Spero non ti dispiaccia se ho cambiato idea all’ultimo momento” stava dicendo Gornt, e sorrideva soltanto con la bocca.
“Per nulla” rispose Dunross, sorridendo nello stesso modo.
“Buonasera, Penelope. Ho sentito il dovere di venirle a porgere personalmente i miei rallegramenti.”
“Oh, grazie” disse lei. Il suo sorriso era intatto, ma adesso il cuore le batteva forte. “Mi… mi è dispiaciuto molto per sua moglie.”
“Grazie.” Emelda Gornt era rimasta per diversi anni confinata su una sedia a rotelle a causa dell’artrite. All’inizio dell’anno aveva preso la polmonite ed era morta. “È stata molto sfortunata” disse Gornt. Guardò Dunross. “Anche John Chen non ha avuto buona fortuna.”
“Davvero.”
“Immagino che abbia letto la Gazette del pomeriggio.”
Dunross annuì e Penelope disse: “Era più che sufficiente per terrorizzare chiunque.” Tutti i giornali del pomeriggio avevano ostentato titoli a caratteri cubitali e avevano insistito a lungo sull’orecchio tagliato e sui Lupi Mannari. Vi fu una breve pausa, e Penelope si affrettò a colmarla. “I suoi figli stanno bene?”
“Sì. Annagrey andrà all’Università di California in settembre… Michael è qui per le vacanze estive. Stanno bene, sono lieto di dirlo. E le sue figlie?”
“Benissimo, grazie. Ma vorrei che anche Adryon andasse all’università. Purtroppo, i figli sono così difficili di questi tempi, no?”
“Credo che lo siano sempre stati.” Gornt sorrise a denti stretti. “Mio padre non faceva che osservare che io ero molto difficile.” Guardò di nuovo Dunross.
“Sì. Come sta suo padre?”
“Vivo e vegeto, sono lieto di dirlo. Il clima inglese gli fa bene, dice. Verrà qui per Natale.” Gornt accettò un bicchiere di champagne. Il cameriere tremò sotto il suo sguardo e fuggì via. Gornt alzò il bicchiere. “Una vita felice e i più vivi rallegramenti.”
Dunross ricambiò il brindisi. Era ancora sbalordito dalla comparsa di Gornt. Era solo per cortesia e per una questione di faccia che aveva fatto spedire l’invito a Gornt e ad altri nemici. Si aspettava un cortese rifiuto… e Gornt aveva già rifiutato.
Perché è venuto qui?
E venuto per godere un qualche trionfo, pensò Dunross. Come il suo stramaledetto padre. Deve essere questa, la ragione. Ma perché? Che diavoleria ci ha combinato? Bartlett? C’è di mezzo Bartlett?
“È una sala magnifica, ha proporzioni splendide” stava dicendo Gornt. “E la casa è incantevole. Ti ho sempre invidiato questa casa.”
Sì, bastardo, lo so, pensò rabbiosamente Dunross, ricordando l’ultima volta che uno dei Gornt era stato nella Grande Casa. Dieci anni prima, nel 1953, quando il padre di Ian, Colin Dunross, era ancora il tai-pan. Era stato durante la festa di Natale della Struan, che per tradizione era la più grandiosa della stagione, e Quillan Gornt era arrivato con suo padre William, allora tai-pan della Rothwell-Gornt… anche allora inaspettatamente. Dopo la cena c’era stato un feroce scontro pubblico fra i due tai-pan nella sala del biliardo, dove dieci o dodici uomini s’erano radunati per fare una partita. A quel tempo, la Struan era stata appena bloccata dai Gornt e dai loro amici sciangaiesi nel tentativo di impadronirsi delle South Orient Airways che, dopo la conquista della Cina da parte dei comunisti, erano diventate disponibili. La linea aerea monopolizzava il traffico in arrivo e in partenza da Sciangai per Hong Kong, Singapore, Taipei, Tokyo e Bangkok, e se ci fosse stata la fusione con l’Air Struan, la loro linea aerea appena nata, la Struan avrebbe ottenuto virtualmente il monopolio nell’Estremo Oriente. I due uomini s’erano scambiati accuse di manovre sotterranee… ed entrambe le accuse erano vere.
Sì, si disse Ian Dunross, tutti e due erano arrivati sull’orlo del precipizio, quella volta. William Gornt aveva cercato con tutti i mezzi d’installarsi a Hong Kong, dopo le perdite enormi che la Rothwell-Gornt aveva subìto a Sciangai. E quando Colin Dunross aveva capito che la Struan non avrebbe potuto spuntarla, aveva sottratto la South Orient alle grinfie di William Gornt appoggiando con tutta la sua influenza un fidato gruppo cantonese.
“Proprio così, Colin Dunross, proprio così. Sei caduto nella trappola e ormai non potrai più fermarci” aveva detto trionfante William Gornt. “Siamo qui e intendiamo restare. Butteremo fuori dall’Asia te e la tua maledetta Nobil Casa. La South Orient rappresenta soltanto l’inizio. Abbiamo vinto!”
“Avete vinto un accidente! Il gruppo Yan-Wong-Sun è associato a noi. Abbiamo un contratto.”
“È annullato.” William Gornt aveva rivolto un cenno a Quillan, suo figlio maggiore ed erede presuntivo, che aveva tirato fuori una copia dell’accordo. “Questo contratto è del gruppo Yan-Wong-Sun, prestanome del gruppo Tso-Wa-Feng” aveva detto, felice, “che a sua volta è prestanome del gruppo Ta-Weng-Sap, il quale vende il pacchetto di controllo della South Orient alla Rothwell-Gornt per un dollaro in più del costo originale!” Quillan Gornt aveva deposto ostentatamente il documento sul biliardo. “La South Orient è nostra!”
“Non lo credo!”
“Puoi crederlo. Buon Natale!” William Gornt era scoppiato in una clamorosa risata sprezzante ed era uscito. Quillan aveva posato la stecca, ridendo anche lui. Ian Dunross, in quel momento, era vicino alla porta.
“Un giorno sarò io, il padrone di questa casa” gli aveva sibilato Quillan Gornt, e poi s’era voltato e aveva gridato agli altri: “Se qualcuno di voi ha bisogno di lavorare, si rivolga a noi. Presto sarete tutti disoccupati. La vostra Nobil Casa non resterà nobile ancora per molto tempo.” C’erano Andrew Gavallan, Jacques deVille, Alastair Struan, Lechie e David MacStruan, Phillip Chen e persino John Chen.
Dunross ricordava quanto aveva inveito suo padre, quella sera, accusando il tradimento e i prestanome e la cattiva sorte; e lui sapeva che lo aveva messo in guardia molte volte e che i suoi avvertimenti erano rimasti inascoltati. Cristo, come perdemmo la faccia! Tutta Hong Kong rise di noi, quella volta. Gornt e i suoi intrusi sciangaiesi avevano orinato dall’alto sulla Nobil Casa.
Sì. Ma quella serata segnò la caduta di Colin Dunross. Quella sera decisi che se ne doveva andare prima che la Nobil Casa fosse perduta per sempre. Mi servii di Alastair Struan. Lo aiutai a emarginare mio padre. Alastair Struan doveva diventare tai-pan. Fino a quando io fossi diventato abbastanza saggio e forte da spingere da parte lui.
Adesso sono abbastanza saggio?
Non so, pensò Dunross, concentrandosi su Quillan Gornt, ascoltando i suoi convenevoli e ascoltando se stesso che rispondeva con lo stesso garbo, mentre la sua mente ripeteva: non ho dimenticato la South Orient, non ho dimenticato che fummo costretti a fondere la nostra linea aerea con la tua a prezzi stracciati e poi a perdere il controllo della nuova linea ribattezzata All Asia Airways. Non ho dimenticato niente. Quella volta abbiamo perduto, ma questa volta vinceremo. Vinceremo tutto, per Dio.
Casey osservava i due uomini, affascinata. Aveva notato Quillan Gornt fin dal primo momento, riconoscendolo dalle fotografie del dossier. Aveva percepito la sua forza e la sua mascolinità anche a quella distanza e aveva provato un’eccitazione inquietante. E mentre li guardava, quasi le sembrava di poter toccare la tensione tra quei due… due tori che si sfidavano.
Andrew Gavallan le aveva detto subito chi era Gornt. Lei non aveva fatto commenti, aveva soltanto chiesto a Gavallan e a Linbar Struan perché l’arrivo di Gornt li avesse tanto sconvolti. E adesso che erano soli, loro quattro – Casey, Gavallan, deVille e Linbar Struan – le riferirono la storia del “Buon Natale” e “Un giorno sarò io, il padrone di questa casa”.
“E cosa fece il tai-pan… cosa fece Ian?” chiese.
Gavallan disse: “Si limitò a guardare Gornt. Si capiva che se avesse avuto una pistola o un coltello o un bastone l’avrebbe usato, lo si capiva benissimo e, dato che non aveva un’arma, si capiva che da un momento all’altro avrebbe attaccato con le mani o con i denti… Restò immobile e guardò Gornt, e Gornt indietreggiò di un passo, fuori dalla sua portata… letteralmente. Ma quel Gornt ha i cojones. Si riprese, e per un momento ricambiò lo sguardo di Ian. Poi, senza dire una parola, gli girò intorno adagio, cautamente, senza distogliere mai gli occhi da lui, e uscì.”
“E cosa è venuto a fare qui questa sera, il bastardo?” mormorò Linbar.
Gavallan disse: “Deve essere una questione importante.”
“Quale?” chiese Linbar. “Quale delle due cose è importante?”
Casey lo guardò e con la coda dell’occhio vide Jacques deVille che scuoteva la testa come per dare un avvertimento, e subito su Linbar e Gavallan scese come un sipario. Tuttavia lei chiese: “Cosa fa qui Gornt?”
“Non lo so” disse Gavallan, e Casey gli credette.
“Si sono incontrati, dopo quel Natale?”
“Oh, sì, molte volte, sempre” le disse Gavallan. “In occasioni mondane, naturalmente. E poi fanno parte di molti consigli d’amministrazione e di molte commissioni.” Aggiunse, impacciato: “Ma… ecco, sono sicuro che entrambi stanno aspettando.”
Casey vide gli occhi degli altri puntare verso i due nemici, e il suo sguardo li seguì. Il cuore le batteva forte. Videro Penelope allontanarsi per parlare con Claudia Chen. Dopo un momento, Dunross rivolse loro un’occhiata. Casey comprese che stava facendo una specie di segnale a Gavallan. Poi gli occhi di Dunross si fissarono su di lei. Gornt seguì quello sguardo. Adesso la stavano guardando tutti e due. Sentiva il loro magnetismo. La inebriava. Un demone la spinse verso di loro. Adesso era lieta d’essersi vestita così, in modo più provocante di quanto avesse deciso in un primo momento, ma Linc le aveva detto che per quella serata poteva essere un po’ meno donna d’affari.
Mentre camminava, sentiva il contatto della seta: i suoi capezzoli s’inturgidirono. Sentì i loro occhi fluirle addosso, spogliarla, e questa volta, stranamente, non si risentì. Impercettibilmente, il suo passo divenne più felino.
“Salve, tai-pan” disse con simulata innocenza. “Voleva che venissi qui?”
“Sì” rispose prontamente Dunross. “Credo che voi due vi conosciate.”
Casey scosse la testa e sorrise a entrambi, senza accorgersi della trappola. “No. Non ci siamo mai incontrati. Ma naturalmente so chi è il signor Gornt. Me l’ha detto Andrew.”
“Ah, allora mi permetta di fare le presentazioni ufficiali. Il signor Quillan Gornt, tai-pan della Rothwell-Gornt. La signorina Tcholok… Ciranoush Tcholok, venuta dall’America.”
Lei tese la mano; si rendeva conto del rischio di mettersi in mezzo a quei due uomini, e metà della sua mente era esaltata dal pericolo, l’altra metà gridava: Gesù, ma cosa ci fai, qui?
“Ho sentito parlare molto di lei, signor Gornt” disse Casey, compiaciuta perché riusciva a dominare la propria voce, compiaciuta del contatto della mano di Gornt… era diversa da quella di Dunross, più ruvida e meno forte. “Mi pare che la rivalità tra le vostre compagnie risalga a molte generazioni fa.”
“Soltanto tre. Mio nonno fu il primo a essere oggetto delle attenzioni non molto delicate degli Struan” rispose disinvolto Gornt. “Spero, un giorno, di avere il piacere di raccontarle la nostra versione delle leggende.”
“Forse voi due dovreste fumare la pipa della pace” disse lei. “Senza dubbio l’Asia è abbastanza grande per entrambi.”
“Non lo è neppure il mondo intero” disse affabilmente Dunross.
“No” confermò Gornt, e se Casey non avesse conosciuto la verità, dal loro tono e dai loro modi avrebbe dedotto che erano soltanto amici-rivali.
“Negli Stati Uniti ci sono molte compagnie enormi… e coesistono pacificamente. Facendosi concorrenza.”
“Qui non siamo in America” disse con calma Gornt. “Per quanto tempo si tratterrà, signorina Tcholok?”
“Dipende da Linc… Linc Bartlett. Sono della Par-Con Industries.”
“Sì, lo so. Le ha detto che ceneremo insieme martedì?”
Casey sentì il segnale di pericolo. “Martedì?”
“Sì. Abbiamo combinato questa mattina. Quando ci siamo incontrati. Non gliene ha parlato?”
“No” disse lei, momentaneamente frastornata. I due uomini la scrutavano intenti, e Casey si augurò di poter fare marcia indietro e di ritornare dopo cinque minuti, dopo averci pensato sopra. Gesù, si disse, e fece uno sforzo per conservare la disinvoltura, mentre si sentiva assalita da tutte le implicazioni. “No” ripeté. “Linc non mi ha parlato di nessun incontro. Che cosa avete deciso?”
Gornt lanciò un’occhiata a Dunross che ascoltava impassibile. “Solo di cenare insieme, martedì prossimo. Il signor Bartlett e lei… se è libera.”
“Sarebbe un piacere… grazie.”
“Dov’è adesso il suo signor Bartlett?” chiese lui.
“In… in giardino, credo.”
Dunross disse: “L’ultima volta che l’ho visto era in terrazza. C’era Adryon con lui. Perché?”
Gornt estrasse un portasigarette d’oro e lo offrì a Casey.
“No, grazie” disse lei. “Non fumo.”
“Non le dà fastidio se lo faccio io?”
Casey scrollò la testa.
Gornt accese una sigaretta e guardò Dunross. “Mi piacerebbe salutarlo, prima di andare” disse cortesemente. “Spero non ti dispiaccia se mi sono fermato solo pochi minuti… se vuoi scusarmi, non resterò a cena. Ho alcuni affari urgenti da sbrigare… tu capisci.”
“Certo.” Dunross soggiunse: “Mi dispiace che tu non possa trattenerti.”
Nessuno dei due lasciava trasparire qualcosa, dal volto. Tranne gli occhi. Era nei loro occhi. Odio. Furore. Così profondi da sconvolgere Casey. “Chieda a Ian Dunross di mostrarle la Galleria Lunga” le stava dicendo Gornt. “So che ci sono alcuni ritratti splendidi. Io non sono mai stato nella Galleria Lunga… solo nella sala da biliardo.” Un brivido scorse lungo la spina dorsale di Casey, mentre Gornt guardava di nuovo Dunross, che ricambiò l’occhiata.
“L’incontro di questa mattina” disse Casey, che aveva ripreso a pensare con chiarezza e riteneva più opportuno parlarne subito di fronte a Dunross. “Quando era stato combinato?”
“Circa tre settimane fa” rispose Gornt. “Mi pareva che lei fosse la sua più stretta collaboratrice; mi sorprende che non gliene abbia accennato.”
“Linc è il nostro tai-pan, signor Gornt. Io lavoro per lui. Non è tenuto a dirmi tutto” disse lei. Adesso era più calma. “Avrebbe dovuto dirmelo, signor Gornt? Voglio dire, era importante?”
“Potrebbe esserlo. Sì. Ho confermato ufficialmente che noi siamo disposti a fare un’offerta superiore a quella della Struan. Qualunque offerta.” Gornt lanciò un’altra occhiata al tai-pan, e la sua voce s’indurì impercettibilmente. “Ian, volevo dirtelo di persona: siamo sullo stesso mercato.”
“Sei venuto per questo?”
“È una delle ragioni.”
“L’altra?”
“Perché è un piacere.”
“Conosci il signor Bartlett da molto tempo?”
“Da sei mesi, più o meno. Perché?”
Dunross scosse le spalle, poi guardò Casey, e lei non riuscì a leggere nulla di men che amichevole nella sua voce, nel suo volto e nei suoi modi. “Non sapeva niente delle trattative con la Rothwell-Gornt?”
Casey scosse la testa, sgomentata dall’abile pianificazione di Bartlett. “No. Ci sono trattative in corso, signor Gornt?”
“Direi di sì.” Gornt sorrise.
“Allora vedremo, no?” disse Dunross. “Vedremo chi concluderà l’accordo migliore. Ti ringrazio di avermelo detto personalmente, anche se non era necessario. Naturalmente, sapevo che saresti stato interessato anche tu. Non c’è bisogno di spiegarlo.”
“Per la verità c’è un’ottima ragione” disse Gornt in tono brusco. “Il signor Bartlett e questa signora non potevano sapere fino a che punto la Par-Con avesse per te un’importanza vitale. Mi sono sentito in dovere di spiegarlo personalmente. A loro. E a te. E naturalmente, anche di farti le mie congratulazioni.”
“Perché ha un’importanza vitale, signor Gornt?” domandò Casey. Ormai era in gioco.
“Senza l’accordo con la Par-Con e l’afflusso di capitali liquidi che porterà, la Struan andrà a fondo… potrebbe andare facilmente a fondo in pochi mesi.”
Dunross rise, e quei pochi che ascoltavano facendo finta di niente rabbrividirono e alzarono di un decibel il tono della conversazione; erano allibiti all’idea che la Struan fallisse, e nello stesso tempo si chiedevano: che accordo? La Par-Con? Dobbiamo vendere o comprare? Struan o Rothwell-Gornt?
“Non c’è nessuna probabilità” disse Dunross. “Nessuna!”
“Io credo invece che ci sia un’ottima probabilità.” Gornt cambiò tono. “Comunque, come hai detto tu, vedremo.”
“Sì, vedremo… E intanto…” Dunross s’interruppe quando vide Claudia che si avvicinava impacciata.
“Mi scusi, tai-pan” disse lei. “C’è in linea la sua chiamata personale per Londra.”
“Oh, grazie.” Dunross si voltò e con un cenno chiamò Penelope, che si avvicinò subito. “Penelope, fai compagnia a Quillan e alla signorina Tcholok per un momento. Devo fare una telefonata… Quillan non resta a cena… affari urgenti.” Agitò gaiamente la mano per salutare e li lasciò. Casey notò l’eleganza animale del suo passo.
“Non resta a cena?” stava chiedendo Penelope: provava un sollievo evidente, anche se cercava di nasconderlo.
“No. Le chiedo scusa del disturbo… sono arrivato così all’improvviso, dopo aver declinato il suo gentile invito. Purtroppo non posso trattenermi.”
“Oh. Allora… vuole scusarmi un momento? Torno subito.”
“Non si preoccupi di noi” disse gentilmente Gornt. “Sappiamo cavarcela da soli. Mi scuso ancora del disturbo… Ha un aspetto magnifico, Penelope. Non cambia mai.” Lei lo ringraziò, e fu con sollievo che raggiunse Claudia Chen, in attesa a pochi passi.
“Lei è un uomo strano” disse Casey. “Un momento è in guerra, e un attimo dopo fa sfoggio del più grande fascino.”
“Noi inglesi abbiamo regole precise, in pace e in guerra. Anche se si odia qualcuno, non è una ragione per inveire contro di lui, sputargli in un occhio o insultare la moglie.” Gornt le sorrise. “Vogliamo cercare il suo signor Bartlett? Dopo dovrò andare, veramente.”
“Perché ha fatto così? Con il tai-pan? La sfida alla battaglia… l’allusione all’importanza ‘vitale’. Gli ha gettato ufficialmente il guanto di sfida. In pubblico.”
“La vita è un gioco” disse lui. “Tutta la vita è un gioco, e noi inglesi lo giochiamo con regole diverse da voi americani. Sì. E la vita bisogna godersela. Ciranoush… Lei ha un nome bellissimo. Posso chiamarla così?”
“Sì” disse lei dopo una pausa. “Ma perché quella sfida, proprio adesso?”
“Era il momento giusto. Non ho esagerato l’importanza della Par-Con per la Struan. Vogliamo andare in cerca del suo signor Bartlett?”
È la terza volta che dice “il suo signor Bartlett”, pensò Casey. Lo fa per sondare o per punzecchiarmi? “Sicuro, perché no?” Si voltò per avviarsi verso il giardino, consapevole delle occhiate più o meno aperte, più o meno di sottecchi degli altri invitati: la sensazione di pericolo era piacevole. “Lei fa sempre entrate teatrali come stasera?”
Gornt rise. “No. Chiedo scusa se sono stato brusco, Ciranoush… se l’ho turbata.”
“Allude al suo incontro privato con Linc? No, non mi ha dato un dispiacere. Linc ha fatto bene a contattare l’opposizione a mia insaputa. Mi ha dato una libertà d’azione che altrimenti non avrei avuto, questa mattina.”
“Ah. Allora non è irritata perché non si è fidato di lei in questa faccenda?”
“La fiducia non c’entra affatto. Spesso anch’io tengo nascoste certe informazioni a Linc fino al momento opportuno, per proteggerlo. Ovviamente, lui fa lo stesso con me. Io e Linc ci capiamo. Almeno, io credo di capirlo.”
“Allora mi dica come posso finalizzare un accordo.”
“Prima devo sapere che cosa vuole. Oltre alla testa di Dunross.”
“Non voglio la sua testa, né la sua morte, niente del genere… solo la fine prematura della Nobil Casa. Quando la Struan cesserà di esistere, noi diventeremo la Nobil Casa.” Il volto di Gornt s’indurì. “E allora tutti gli spettri potranno riposare in pace.”
“Me ne parli.”
“Non è il momento adatto, Ciranoush, oh, no. Troppi orecchi ostili. Dovrebbe sentirlo soltanto lei.” Adesso erano nel giardino, e la lieve brezza era piacevole, e il cielo notturno lassù era splendido, pieno di stelle. Linc Bartlett non era su quella terrazza: scesero l’ampia gradinata di pietra, passando tra gli altri invitati, avviandosi verso i vialetti che si snodavano fra i prati. Poi furono intercettati.
“Salve, Quillan, che bella sorpresa.”
“Salve, Paul. Signorina Tcholok, posso presentarle Paul Havergill? Paul è l’attuale responsabile della Victoria Bank.”
“Purtroppo solo temporaneamente, signorina Tcholok, e solo perché l’amministratore delegato è in malattia. Andrò in pensione fra qualche mese.”
“Con nostro rammarico” disse Gornt. Poi presentò Casey al resto del gruppo: Lady Joanna Temple-Smith, una donna sulla cinquantina, alta, con la faccia tirata, e Richard Kwang e la moglie, Mai-ling. “Richard Kwang è il presidente della Ho-Pak, una delle nostre banche cinesi più solide.”
“Nel mondo bancario siamo tutti in concorrenza amichevole, signorina… ehm, signorina… esclusa naturalmente la Blacs.”
“Prego?” fece Casey.
“La Blacs? Oh, è il nomignolo della Bank of London, Canton and Shangai. Forse è un po’ più grossa della nostra, ed è nata un paio di mesi prima, ma noi siamo la banca migliore, qui, signorina, ehm…”
“La Blacs è la mia banca” disse Gornt a Casey. “Mi tratta benissimo. Sono banchieri di prim’ordine.”
“Di second’ordine, Quillan.”
Gornt si rivolse di nuovo a Casey. “Qui da noi c’è un detto: quelli della Blacs sono gentiluomini che cercano di fare i banchieri, e quelli della Victoria sono banchieri che si sforzano d’essere gentiluomini.”
Casey rise. Gli altri sorrisero educatamente.
“Siete soltanto in concorrenza amichevole, signor Kwang?” chiese lei.
“Oh, sì. Non oseremmo mai opporci alla Blacs o alla Victoria” disse amabilmente Richard Kwang. Era un uomo di mezza età, basso, tozzo, con i capelli neri brizzolati e un sorriso disinvolto, e parlava un inglese perfetto. “Ho saputo che la Par-Con farà investimenti a Hong Kong, signorina Tchelek.”
“Siamo qui per guardarci intorno, signor Kwang. Non c’è ancora niente di sicuro.” Casey non badò all’errore di pronuncia.
Gornt abbassò la voce. “Che resti fra noi: ho dichiarato ufficialmente tanto a Bartlett quanto alla signorina Tcholok che sono pronto a superare qualunque offerta della Struan. La Blacs mi appoggia al cento per cento. E ho altri amici fra i banchieri. Spero che la Par-Con prenda in considerazione tutte le possibilità, prima di impegnarsi.”
“Sarebbe molto opportuno, secondo me” disse Havergill. “Naturalmente, la Struan è partita in vantaggio.”
“La Blacs e parecchi altri, a Hong Kong, non sarebbero d’accordo con te” disse Gornt.
“Mi auguro che non si arrivi a uno scontro, Quillan” disse Havergill. “La Struan è il nostro maggior cliente.”
Richard Kwang disse: “In ogni caso, signorina Tchelek, sarebbe molto bello avere qui una grande compagnia americana come la Par-Con. Sarebbe utile per voi e per noi. Speriamo che sia possibile raggiungere un accordo che vada bene per la Par-Con. Se il signor Bartlett avesse bisogno d’una qualunque collaborazione…” Il banchiere porse il biglietto da visita. Casey lo prese, aprì la borsetta di seta e offrì il suo con la stessa prontezza: era venuta preparata per lo scambio immediato di biglietti da visita, che in Asia era d’obbligo. Il banchiere cinese lo guardò e socchiuse le palpebre.
“Mi dispiace, non l’ho ancora fatto tradurre in caratteri cinesi” disse Casey. “Le nostre banche, negli Stati Uniti, sono la First Central New York e la California Merchant Bank and Trust Company.” Le nominò con orgoglio: sapeva che il capitale interamente versato di quei due colossi superava i 6 miliardi di dollari. “Sarei lie…” S’interruppe, sgomentata dal gelo che l’aveva circondata all’improvviso, “C’è qualcosa che non va?”
“Sì e no” disse Gornt dopo un attimo. “Solo, la First Central New York Bank qui non gode di molta popolarità.”
“Perché?”
Havergill disse, in tono sprezzante: “Si è rivelata una brutta… ecco, molto infida, signorina, ehm, signorina. La First Central New York entrò in attività qui prima della guerra, poi si allargò alla metà degli anni quaranta, mentre noi della Victoria e altri istituti britannici ci stavamo appena riprendendo. Nel ’49, quando il presidente Mao buttò Ciang Kai-scek fuori dal continente e lo costrinse a rifugiarsi a Formosa, le truppe maoiste erano ammassate sui nostri confini, poche miglia a nord, nei Nuovi Territori. Da un momento all’altro, quelle orde potevano riversarsi sulla colonia. Parecchi tagliarono la corda… nessuno di noi, naturalmente: ma tutti i cinesi che potevano farlo se ne andarono. Senza nessun preavviso, quelli della First Central New York pretesero il rientro dei loro prestiti, liquidarono i correntisti, chiusero i battenti e fuggirono… e tutto in una settimana.”
“Non lo sapevo” disse Casey, sbigottita.
“Erano un branco di vigliacchi, mia cara, se mi perdona l’espressione” disse Lady Joanna con aperto disprezzo. “Naturalmente, quella fu l’unica banca che si squagliò… che fuggì. Ma erano… ecco, cosa poteva aspettarsi, mia cara?”
“Probabilmente qualcosa di meglio, Lady Joanna” disse Casey, furiosa con il vicepresidente responsabile della loro contabilità perché non l’aveva avvertita. “Forse c’erano circostanze attenuanti. Signor Havergill, i prestiti erano consistenti?”
“Per quei tempi, molto consistenti, purtroppo. Sì. Quella banca rovinò molte aziende e molte persone importanti e causò molti guai. Tuttavia” soggiunse con un sorriso, “tutti noi ricavammo un beneficio dalla sua fuga. E un paio d’anni fa, hanno avuto la sfrontatezza di chiedere al segretario alle Finanze una nuova autorizzazione!”
Richard Kwang disse, giovialmente: “È l’unica autorizzazione che non sarà mai rinnovata! Vede, signorina Tchelek, tutte le banche straniere operano in base a una concessione annuale rinnovabile. Certamente, noi possiamo cavarcela benissimo senza quella banca, anzi, senza le banche americane. Sono così… bene, vedrà che la Victoria, la Blacs o la Ho-Pak, e magari tutte e tre, signorina K.C., potranno provvedere nel modo migliore a tutte le esigenze della Par-Con. Se lei e il signor Bartlett volessero parlarne…”
“Sarei lieta di venirla a trovare, signor Kwang. Facciamo domani? Inizialmente sarò io a occuparmi di quasi tutte le nostre trattative con le banche. Magari in mattinata?”
“Sì, sì, naturalmente. Potrà constatare che siamo all’altezza della concorrenza” disse Richard Kwang, impassibile. “Alle dieci?”
“Benissimo. Noi siamo alloggiati al Victoria and Albert, Kowloon. Se non le va bene alle dieci, basta che me lo faccia sapere” disse lei. “È stato un piacere conoscerla personalmente, signor Havergill. Immagino che il nostro appuntamento per domani sia ancora valido.”
“Certamente. Alle quattro, no? Non vedo l’ora di parlare un po’ a lungo con il signor Bartlett… e naturalmente anche con lei, mia cara.” Havergill era un uomo alto e magro, e Casey notò che in quel momento stava rialzando gli occhi dalla sua scollatura. Represse una sensazione d’antipatia istintiva. Può darsi che abbia bisogno di lui, pensò, e della sua banca.
“La ringrazio” disse con la dovuta deferenza e cercò di usare il suo fascino su Lady Joanna. “Che bell’abito, Lady Joanna” disse, sebbene trovasse odiosi l’abito e il filo di perle che cingeva il collo scarno della donna.
“Oh, grazie, mia cara. Anche il suo viene da Parigi?”
“Indirettamente. È un Balmain, ma l’ho acquistato a New York.” Casey sorrise alla moglie di Richard Kwang, una cantonese solida e ben conservata dalla pettinatura complicata, la carnagione pallidissima e gli occhi allungati. Sfoggiava un enorme ciondolo di giada imperiale e un anello con un diamante da sette carati. “È stato un piacere conoscerla, signora Kwang” disse, impressionata dalla ricchezza testimoniata da quei gioielli. “Stavamo cercando Linc Bartlett. L’avete visto?”
“Un po’ di tempo fa” disse Havergill. “Credo che sia andato nell’ala est. Mi pare che ci sia un bar. Era con Adryon… la figlia di Dunross.”
“Adryon si è fatta così carina” disse Lady Joanna. “Fanno una così bella coppia. Il signor Bartlett è un uomo affascinante. Non è sposato, vero, mia cara?”
“No” rispose Casey con lo stesso garbo, mentre aggiungeva Lady Joanna Temple-Smith all’elenco delle persone che le erano odiose. “Linc non è sposato.”
“Verrà accalappiato molto presto, ci scommetto. Credo davvero che abbia fatto colpo su Adryon. Verrebbe a prendere il tè giovedì prossimo, mia cara? Sarei lieta di farle conoscere alcune mie amiche. È la giornata del nostro Club delle Ultratrentenni.”
“La ringrazio” disse Casey. “Non sono ancora qualificata per farne parte… ma verrei lo stesso con piacere.”
“Oh, mi scusi, mia cara! Pensavo… la manderò a prendere con la macchina. Quillan, rimane a cena?”
“No, non posso. Affari urgenti.”
“Che peccato.” Lady Joanna sorrise, mettendo in mostra i denti storti.
“Se volete scusarci… voglio solo trovare Bartlett, e poi dovrò andare. Ci vediamo sabato.” Gornt prese il braccio di Casey e la condusse via.
Gli altri li seguirono con gli occhi. “Lei è piuttosto piacente: non molto fine ma piacente, no?” disse Lady Joanna. “Chuluk. Un cognome mitteleuropeo, vero?”
“Può darsi. Ma potrebbe essere medio-orientale, Joanna, sa, turco, o qualcosa del genere, forse balcanico…” Havergill s’interruppe. “Oh, capisco che cosa intende. No, non credo. Non ha affatto l’aria di essere ebrea.”
“Di questi tempi non si può mai dire, vero? Potrebbe essersi fatta la plastica al naso… oggi fanno miracoli, no?”
“Non ci ho fatto caso. Ehm! Lo crede davvero?”
Richard Kwang passò il biglietto da visita di Casey alla moglie, che lo lesse e comprese al volo. “Paul, il biglietto dice che è tesoriere e vicepresidente esecutivo della holding… impressionante, no? La Par-Con è una grossa compagnia.”
“Oh, mio caro, ma quelli sono americani. In America fanno le cose più straordinarie. Senza dubbio è solo un titolo… ecco tutto.”
“Per dare faccia all’amante di Bartlett?” chiese Joanna.