12.

Ore 21,00

La stecca colpì la palla bianca, che sfrecciò attraverso il tavolo verde, scagliò quella rossa in una buca lontana e si fermò esattamente dietro un’altra rossa.

Adryon applaudì allegramente. “Oh, Linc, è stato super! Ero sicura che l’avesse detto solo per darsi delle arie. Oh, lo rifaccia!”

Linc Bartlett sorrise. “Scommetto un dollaro che faccio fare alla rossa il giro del biliardo e la mando in quella buca, e spedisco la bianca qui.” Segnò il punto con il gesso.

“Ci sto!”

Bartlett si sporse sul biliardo, prese la mira e la palla bianca si fermò a meno di un millimetro dal segno, mentre la rossa finiva in buca con prodigiosa inevitabilità.

Ayeeyah! Non ho un dollaro con me. Accidenti! Posso restare in debito?”

“Una signora, per quanto sia bella, deve pagare subito i debiti di gioco.”

“Lo so. Lo dice anche papà. Posso pagare domani?”

Bartlett la guardò: gli piaceva la sua compagnia ed era lieto che la sua abilità la divertisse. Lei portava una gonna nera al ginocchio e una deliziosa camicetta di seta. Aveva le gambe lunghe, molto lunghe e perfette. “No!” Bartlett finse di irritarsi, e poi risero insieme, nella sala enorme, dai lampadari immensi, bassi sopra il biliardo regolamentare, e il resto dell’ambiente immerso in un’oscurità intima, interrotta solo dal fascio di luce che entrava dalla porta aperta.

“Gioca con un’abilità incredibile” disse Adryon.

“Non lo dica a nessuno, ma mi guadagnavo da vivere giocando a biliardo nell’esercito.”

“In Europa?”

“No. Nel Pacifico.”

“Mio padre era pilota da caccia. Abbatté sei aerei prima che venisse colpito e fosse costretto a rinunciare ai voli.”

“Quindi era un asso, no?”

“Lei ha partecipato a quei tremendi sbarchi contro i giapponesi?”

“No. Ero nel genio. Noi arrivavamo quando le posizioni erano già conquistate.”

“Oh.”

“Costruivamo basi, aeroporti a Guadalcanal, e sulle isole di tutto il Pacifico. Per me la guerra è stata facile… non come quella di suo padre.” Bartlett si avvicinò alla rastrelliera delle stecche. Per la prima volta rimpiangeva di non essere stato nei marines. L’espressione della ragazza, quando le aveva detto che era stato nel genio, l’aveva fatto sentire svirilizzato. “Dovremmo andare in cerca del suo ragazzo. Forse è arrivato.”

“Oh, lui non conta! Non è il mio ragazzo. L’ho conosciuto solo una settimana fa, a una festa in casa di amici. Martin è un giornalista del China Guardian. Non è il mio amante.”

“Tutte le ragazze inglesi parlano con tanta franchezza dei loro amanti?”

“È la pillola. Ci ha liberate per sempre dalla schiavitù. Adesso siamo eguali ai maschi.”

“Lei lo è?”

“Sicuro.”

“Allora è fortunata.”

“Sì, lo so, sono molto fortunata.” Adryon lo scrutò. “Quanti anni ha, Linc?”

“Sono vecchio. ” Bartlett ripose la stecca nella rastrelliera. Era la prima volta in vita sua che avrebbe preferito non dire la sua età. Maledizione, pensò, stranamente turbato. Che cosa ti succede?

Niente. Va tutto bene.

“Io ho diciannove anni” stava dicendo lei.

“Quando è il suo compleanno?”

“Il 27 ottobre… sono dello Scorpione. E il suo?”

“Il 1° ottobre.”

“Oh, no! Me lo dica onestamente!”

“Ch’io possa morire se non è vero.”

Lei batté le mani, entusiasta. “Oh, è meraviglioso! Papà è nato il dieci. È meraviglioso… ottimo auspicio.”

“Perché?”

“Vedrà.” Soddisfatta, Adryon aprì la borsetta e tirò fuori un pacchetto di sigarette tutto gualcito e un malconcio accendino d’oro. Bartlett prese l’accendino e lo fece scattare, ma non riuscì ad accenderlo. Ritentò una seconda e una terza volta, ma senza risultato.

“Maledetto coso” disse lei. “Non ha mai funzionato a dovere, ma me l’ha regalato papà. Ci sono affezionata. Naturalmente, l’ho lasciato cadere per terra un paio di volte.”

Bartlett scrutò l’accendino, soffiò sullo stoppino e armeggiò un momento. “Ma non dovrebbe fumare.”

“Papà lo dice sempre.”

“Ha ragione.”

“Sì. Ma per il momento, fumare mi piace. Quanti anni ha, Linc?”

“Quaranta.”

“Oh!” Bartlett notò lo stupore di lei. “Allora ha la stessa età di mio padre! Ecco, quasi. Lui ne ha quarantuno.”

“Furono entrambe buone annate” disse in tono asciutto Linc, e pensò: comunque la veda tu, Adryon, sono davvero abbastanza vecchio per essere tuo padre.

Lei aggrottò la fronte. “È strano, non sembrate coetanei.” Poi aggiunse, precipitosamente: “Fra due anni ne avrò ventuno e così incomincerò a invecchiare, ma sinceramente, non riesco a immaginare di poter avere venticinque anni, figurarsi poi trenta o quaranta… Dio, credo che preferirei mangiare l’erba dalle radici.”

“A ventun anni si è vecchi… sì, signora, vecchissimi” disse lui. E pensò: è da parecchio che non passavi più il tuo tempo con una così giovane. Stai in guardia. Questa è dinamite. Fece scattare l’accendino, che questa volta si accese. “Guardi!”

“Grazie” disse lei, e accese la sigaretta. “Non fuma?” chiese.

“No, adesso no. Fumavo, ma poi Casey ha cominciato a mandarmi opuscoli illustrati sul fumo e il cancro, praticamente a tutte le ore, fino a quando l’ho capita. Non mi ha dato fastidio smettere… quando mi sono deciso. È servito a migliorare le mie prestazioni al golf e al tennis e…” Sorrise. “In tutti gli sport.”

“Casey è affascinante. Davvero è il suo vicepresidente esecutivo?”

“Sì.”

“Sarà… qui sarà molto difficile per lei. Gli uomini non avranno piacere di averla come interlocutrice in affari.”

“Anche negli Stati Uniti. Ma ci si stanno abituando. Abbiamo creato la Par-Con in sei anni. Casey è capace di lavorare come gli uomini migliori. È una vincitrice nata.”

“È la sua amante?”

Bartlett sorseggiò la birra. “Tutte le ragazze inglesi sono così brutali?”

“No.” Lei rise. “Ero curiosa, ecco. Tutti dicono… tutti ritengono che lo sia.”

“Davvero?”

“Sì. Siete sulla bocca di tutti, nella buona società di Hong Kong, e questa serata coronerà l’opera. Avete fatto tutti e due un’entrata spettacolare, con il jet privato, i fucili di contrabbando, e il fatto che Casey sia stata l’ultima europea che ha visto John Chen, o almeno così dicono i giornali. Mi è piaciuta la sua intervista.”

“Eh, quei bast… quei giornalisti mi stavano aspettando sulla porta, questo pomeriggio. Ho cercato di essere conciso e chiaro.”

“La Par-Con vale davvero mezzo miliardo di dollari?”

“No. Circa 300 milioni… ma presto sarà un’azienda da un miliardo di dollari. Sì, molto presto.”

Vide che lei lo guardava con quei suoi occhi verdegrigi, così franchi, così adulti eppure così giovani. “Lei è un uomo molto interessante, signor Linc Bartlett. Mi piace parlare con lei. E mi piace anche lei. In principio no. Ho strillato come un’aquila quando papà mi ha detto che dovevo farle compagnia e presentarla in giro, per un po’. Non ho fatto un gran buon lavoro, vero?”

“E stata super.”

“Oh, andiamo.” Anche lei sorrise. “L’ho monopolizzato completamente.”

“Non è vero. Ho conosciuto Christian Toxe, il direttore di quel giornale, Richard Kwang e i due americani del consolato. Lannan, no?”

“Langan. Edward Langan. È simpatico. Non ho afferrato il nome dell’altro… non li conosco veramente: vengono solo alle corse con noi. Christian è simpatico, e sua moglie è super. È cinese, e quindi stasera non è venuta.”

Bartlett aggrottò la fronte. “Perché è cinese?”

“Oh, è stata invitata, ma non ha voluto venire. Questione di faccia. Per salvare la faccia del marito. Gli snob non approvano i matrimoni misti.”

“Non va, sposare gli indigeni?”

“Più o meno.” Adryon alzò le spalle. “Vedrà. Adesso sarà bene che la presenti a qualche altro ospite, o ne sentirò di tutti i colori!”

“E Havergill, il banchiere? Che tipo è?”

“Papà pensa che Havergill sia un cafone.”

“E allora, per Dio, d’ora in poi sarà un cafone da ventidue carati!”

“Bene” disse lei, e risero insieme.

“Linc?”

Si voltarono a guardare le due figure profilate nel fascio di luce che entrava dalla porta aperta. Bartlett riconobbe subito la voce e la figura di Casey, ma non l’uomo. Da quel punto era impossibile vederlo, controluce.

“Salve, Casey! Come va?”

Bartlett prese con disinvoltura il braccio di Adryon e la spinse verso la porta. “Stavo insegnando a Adryon le finezze del biliardo.”

Adryon rise. “La dichiarazione più modesta dell’anno, Casey. È veramente super a biliardo, no?”

“Sì. Oh, Linc, Quillan Gornt voleva salutarti prima di andare.”

Adryon si arrestò bruscamente, e sbiancò in viso. Linc si fermò, sbalordito. “Cosa c’è?” le chiese.

“Buonasera, signor Bartlett” disse Gornt, muovendo verso di loro nella luce. “Ciao, Adryon.”

“Che cosa ci fa, qui?” chiese lei con un filo di voce.

“Sono venuto solo per pochi minuti” disse Gornt.

“Ha visto papà?”

“Sì.”

“Allora se ne vada. Se ne vada e lasci in pace questa casa” disse Adryon, con lo stesso filo di voce.

Bartlett la fissò. “Cosa diavolo succede?”

Gornt disse, calmissimo: “È una storia lunga. Può aspettare fino a domani… o alla settimana prossima. Volevo solo dare conferma per la nostra cena di martedì… e se lei è libero per il weekend, magari potreste venire tutti e due fuori con la mia barca, dalla mattina alla sera. Domenica, se ci sarà bel tempo.”

“Grazie. Credo di sì, ma potremmo confermare domani?” chiese Bartlett, ancora frastornato dal comportamento di Adryon.

“Adryon” disse gentilmente Gornt, “Annagrey partirà la settimana prossima. Mi ha chiesto di pregarti di telefonarle.” Adryon non rispose, continuò a fissarlo, e Gornt spiegò agli altri due: “Annagrey è mia figlia. Sono ottime amiche… hanno frequentato le stesse scuole. Mia figlia sta per andare all’Università di California.”

“Oh… allora, se c’è qualcosa che potremmo fare per lei…” disse Casey.

“È molto gentile” disse Gornt. “La conoscerà martedì. Magari potremo parlarne. Direi che…”

La porta in fondo alla sala si spalancò e Dunross si fermò sulla soglia.

Gornt sorrise e tornò a volgere l’attenzione sui tre. “Buonanotte, signor Bartlett… Ciranoush. Ci vediamo martedì. Buonanotte, Adryon.” S’inchinò leggermente, percorse la sala in tutta la sua lunghezza e si fermò. “Buonanotte, Ian” disse cortesemente. “Grazie per l’ospitalità.”

“’notte” disse Dunross, con la stessa cortesia, e si scostò, con le labbra tese in un lieve sorriso.

Seguì con lo sguardo Gornt che si allontanava, e poi si girò verso gli altri. “La cena sta per cominciare” disse, con voce calma. E calda. “Dovete essere tutti affamati. Io lo sono.”

“Cosa… cosa voleva?” chiese Adryon, con voce tremante.

Dunross si avvicinò con un sorriso. “Niente. Niente d’importante, piccola. Quillan si addolcisce invecchiando.”

“Sei sicuro?”

“Sicuro.” Dunross le cinse le spalle con un braccio e la strinse. “Non metterti brutte idee in quella graziosa testolina.”

“Se ne è andato?”

“Sì.”

Bartlett fece per dire qualcosa, ma desistette quando scorse gli occhi di Dunross sopra la testa di Adryon.

“Sì. Va tutto bene, tesoro” disse Dunross, stringendola di nuovo, e Bartlett vide che Adryon si stava riprendendo. “Non è il caso di preoccuparsi.”

“Linc mi stava mostrando come gioca a biliardo e poi… È stato così improvviso. Come un’apparizione.”

“Anch’io ci sono rimasto di sale quando è comparso come se fosse la Fata Cattiva.” Dunross rise, poi soggiunse, rivolgendosi a Bartlett e a Casey: “Quillan è molto teatrale.” Poi, soltanto a Bartlett: “Ne parleremo dopo la cena, io e lei.”

“Sicuro” disse Bartlett, e notò che gli occhi di Dunross non sorridevano.

Suonò il gong che annunciava la cena. “Ah, grazie a Dio!” disse Dunross. “Venite, tutti quanti: finalmente si mangia. Casey, lei è al mio tavolo.” Tenne il braccio intorno alla spalla di Adryon, affettuosamente, e la guidò fuori, nella luce.

Casey e Bartlett li seguirono.

Gornt sedette al volante della Rolls Silver Cloud nera che aveva parcheggiato davanti alla Grande Casa. Era una bella notte, sebbene l’umidità fosse aumentata ancora. Era soddisfatto di sé. E adesso, la cena e Jason Plumm, pensò. Quando quello si sarà impegnato, Ian Dunross sarà praticamente finito, e io sarò padrone di questa casa e della Struan e di tutto quanto!

Non poteva andar meglio: prima Casey e Ian insieme, e ho detto tutto chiaro davanti a lui e davanti a lei. Poi Havergill e Richard Kwang insieme. Poi Bartlett nella sala del biliardo, e di nuovo Ian.

Perfetto!

Adesso ho chiamato Ian, e Bartlett, e Casey, Havergill, Richard Kwang e anche Plumm. Ah! Se sapessero.

È tutto perfetto. Eccettuata Adryon. Peccato per lei, peccato che i figli debbano ereditare le faide dei padri. Ma è la vita. Peccato che non se ne vada in giro per il mondo, che non lasci Hong Kong come Annagrey… almeno fino a quando io e Ian Dunross non avremo regolato il nostro conto. Sarebbe meglio che lei non fosse qui a vederlo andare in rovina… e che non ci fosse neppure Penelope. Mi piacerebbe vederlo quando prenderò possesso del suo palco all’ippodromo, il seggio permanente in tutti i consigli d’amministrazione, tutte le sinecure, la legislatura… oh, sì. Presto saranno tutti miei. Insieme all’invidia dell’Asia intera.

Rise. Sì. Ed è ora. Così tutti gli spettri riposeranno in pace. Dio maledica tutti gli spettri!

Girò la chiavetta e avviò il motore, godendosi il lusso della vera pelle e del legno pregiato, quell’odore ricco ed esclusivo. Poi inserì la marcia e si immise sul viale, passando davanti al parcheggio dov’erano tutte le altre macchine, verso l’enorme cancello di ferro battuto con lo stemma degli Struan. Si fermò per attendere via libera e intravvide la Grande Casa nello specchietto retrovisore. Alta, enorme, con le finestre sfolgoranti, accogliente.

Presto sarò io il tuo padrone, pensò Gornt. Darò feste come l’Asia non ha mai visto e non vedrà mai più. Immagino che dovrei avere una padrona di casa.

La ragazza americana?

Gornt ridacchiò. “Ah, Ciranoush, che nome incantevole” disse a voce alta, con lo stesso tono roco e affascinante che aveva usato poco prima. Oh, puoi conquistarla, si disse, sicuro. Basta che ricorra al fascino del vecchio mondo e grandi vini, piatti leggeri ma squisiti e pazienza… e il meglio della raffinatezza maschile inglese e niente imprecazioni, e lei cadrà dove e quando vorrai tu. E poi, se scegli il momento giusto, potrai usare l’inglese più volgare e un po’ di maniere brusche ben calcolate, e scatenerai tutta la sua passione repressa come nessun uomo è riuscito a fare sino a ora.

Se l’ho interpretata nel modo esatto, deve avere un grande bisogno di qualcuno che a letto sia un esperto. Quindi Bartlett è inadeguato, oppure non sono davvero amanti come indicava quel rapporto riservato. Interessante.

Ma tu la vuoi? Come giocattolo… forse. Come strumento… naturalmente. Come padrona di casa no, le piace troppo imporsi.

Ormai la strada era libera. Gornt vi si immise e scese fino al crocicchio, svoltò a sinistra, e ben presto arrivò su Peak Road, che digradava verso Magazine Gap, dov’era l’attico di Plumm. Dopo aver cenato con lui sarebbe andato a una riunione, e poi a Wanchai, in uno dei suoi appartamenti privati, fra le braccia di Mona Leung. Il sangue prese a scorrergli più forte nelle vene, al pensiero del modo violento con cui lei faceva l’amore, all’odio a malapena dissimulato che provava per lui e tutti i quai loh e che era in eterno conflitto con il suo amore per il lusso, l’appartamento che le aveva prestato e le modeste somme di denaro che le passava mensilmente.

“Non dar mai abbastanza denaro, alle donne” gli aveva detto una volta suo padre, William. “Vestiti, gioielli, vacanze… benissimo. Ma mai troppo denaro. Controllale con i dollari. E non illuderti mai che ti amino per te stesso. Non sarà mai così. È solo il tuo denaro, solo il tuo denaro e niente altro. Sotto sotto ti disprezzeranno, ti disprezzeranno sempre. È abbastanza giusto, se ci rifletti… noi non siamo cinesi e non lo saremo mai.”

“Non ci sono mai eccezioni?”

“Non credo. Non per un quai loh, figlio mio. Non credo. Per me non ci sono mai state eccezioni, e sì che ne ho conosciute parecchie. Oh, lei ti darà il suo corpo, i suoi figli, magari anche la sua vita, ma ti disprezzerà sempre. Deve farlo: lei è cinese, e noi siamo quai loh!”

Ayeeyah, pensò Gornt. Quel consiglio si è rivelato esatto, tante volte. E mi ha risparmiato parecchi dispiaceri. Sarà una gioia rivedere il vecchio, si disse. Quest’anno gli farò uno splendido dono natalizio: la Struan.

Procedeva cautamente, in discesa, sul lato sinistro della strada tortuosa che abbracciava il fianco della montagna: la notte era bella, il fondo stradale ottimo, il traffico scarso. Normalmente, avrebbe portato con sé l’autista, ma quella sera non voleva testimoni al suo incontro con Plumm.

No, pensò. E non voglio testimoni quando incontrerò Wu Quattro Dita. Cosa diavolo vuole quel pirata? Niente di buono. Può essere pericoloso. Sì. Ma durante la guerra di Corea Wu ti ha fatto un grosso favore e forse adesso vorrà che tu lo ricambi. C’è sempre una resa dei conti, prima o poi, ed è giusto, ed è la legge cinese. Ricevi un dono, e lo ricambi con un altro un po’ più prezioso. Ricevi un favore…

Nel 1950, quando le forze comuniste cinesi in Corea si stavano sanguinosamente aprendo la strada verso sud dallo Yalu con perdite mostruose, erano disperatamente a corto di materiali strategici ed erano disposte a pagare parecchio coloro che riuscivano a portare attraverso il blocco ciò di cui avevano bisogno. A quel tempo, anche la Rothwell-Gornt era in una situazione disperata per le enormi perdite subite a Sciangai l’anno prima, grazie alla vittoria di Mao. E così, nel dicembre 1950, lui e suo padre s’erano fatti prestare somme ingenti e avevano acquistato in segreto un carico colossale di penicillina, morfina, sulfanalimidi e altri medicinali nelle Filippine, evitando di dover chiedere l’obbligatoria licenza d’esportazione. Avevano caricato tutto su una giunca presa a nolo, con un equipaggio fidato, e l’avevano mandata a Wampoa, una tetra isola nel Fiume delle Perle, presso Canton. Il pagamento doveva essere in oro e alla consegna, ma lungo il viaggio, nell’estuario del Fiume delle Perle, la giunca era stata intercettata dai pirati fluviali che appoggiavano i nazionalisti di Ciang Kai-scek e che avevano preteso un riscatto. Loro non avevano il denaro per riscattare il carico, e se i nazionalisti avessero scoperto che la Rothwell-Gornt trattava con i comunisti, i loro odiati nemici, il futuro della compagnia in Asia sarebbe stato compromesso per sempre.

Tramite il suo compradore, Gornt aveva combinato un incontro nel porto di Aberdeen con Wu Quattro Dita, che aveva fama di essere uno dei più grossi contrabbandieri dell’estuario del Fiume delle Perle.

“Dove nave adesso?” aveva chiesto Wu Quattro Dita in pidgin English.

Gornt glielo aveva spiegato come meglio aveva potuto, parlando in pidgin perché non sapeva l’haklo, il dialetto di Wu.

“Forse e forse no!” Wu Quattro Dita aveva sorriso. “Io telefono tre giorni. Nee choh wah parola d’ordine. Tre giorni, heya?”

Il terzo giorno aveva telefonato. “Cattivo, buono, non so. Noi trovare due giorni Aberdeen. Principio Ora di Scimmia.” Erano le dieci di sera. I cinesi dividevano il giorno in dodici frazioni di due ore ciascuna, e ciascuna aveva un nome, sempre nella stessa sequenza, partendo dalle 4 del mattino con il Gallo: poi alle 6 veniva il Cane, e così via: Cinghiale, Topo, Bue, Tigre, Coniglio, Drago, Serpente, Scimmia, Cavallo e Pecora.

All’Ora della Scimmia, sulla giunca di Wu ad Aberdeen, due giorni dopo, Gornt aveva ricevuto il saldo per il suo carico, in oro, più un extra del 40 per cento. Un guadagno incredibile del 500 per cento.

Wu Quattro Dita aveva sorriso. “Fatto affare migliore che quai loh, non importa. 28.000 tael d’oro.” Un tael era un po’ più di un’oncia. “Prossima volta me spedisco. Sì?”

“Sì.”

“Lei compra, me spedisco, me vendo, 40 per cento mio, prezzo vendita.”

“Sì.” Gornt, riconoscente, aveva cercato di fargli accettare una percentuale molto più elevata, per quella volta, ma Wu aveva rifiutato.

“40 per cento solo, prezzo vendita.” Ma Gornt aveva compreso che ormai aveva un debito con il contrabbandiere.

L’oro era in lingotti da 5 tael, come usavano i contrabbandieri. Era valutato al prezzo ufficiale di 35 dollari USA l’oncia. Ma al mercato nero, contrabbandato in Indonesia, in India o nella stessa Cina, valeva il doppio o il triplo… talvolta addirittura di più. In quell’unica spedizione, grazie all’aiuto di Wu, la Rothwell-Gornt aveva guadagnato un milione e mezzo di dollari USA e s’era rimessa in sesto.

Poi c’erano state altre tre spedizioni, immensamente redditizie per le due parti in causa. Poi la guerra era finita, ed erano finiti anche i loro rapporti.

E da allora, neppure una parola, pensò Gornt. Fino alla telefonata di quel pomeriggio.

“Ah, vecchio amico, posso vedere? Stasera?” aveva detto Wu Quattro Dita. “Può fare? Qualunque momento… Io aspetto. Stesso posto di vecchi tempi. Sì?”

Dunque, adesso il favore doveva venire ricambiato. Bene.

Gornt accese la radio. Chopin. Guidava automaticamente per la strada tortuosa, con la mente rivolta agli incontri che lo attendevano. Il motore si sentiva appena. Rallentò quando vide un camion che veniva verso di lui, poi passò sull’altra corsia e accelerò sul breve rettilineo per superare un tassì che procedeva adagio. Aveva raggiunto una velocità piuttosto sostenuta, e frenò bruscamente, in tempo per rallentare prima della curva cieca: poi qualcosa sembrò spezzarsi nelle viscere della macchina, il piede sul freno arrivò a fine corsa, lo stomaco gli si rovesciò, e affrontò il tornante ad andatura ancora troppo elevata.

Preso dal panico, premette di nuovo il piede sul freno, e di nuovo non accadde nulla, mentre girava quasi completamente il volante. Prese malamente la prima curva, sbandando come un ubriaco quando ne uscì contromano. Per fortuna non c’erano veicoli che venivano verso di lui: ma Gornt sterzò e piombò verso il fianco della montagna, con lo stomaco contratto per la nausea, sterzò ancora, troppo veloce, mentre la curva successiva sembrava balzargli incontro. In quel tratto la pendenza era più forte, e la strada si restringeva e diventava più tortuosa. Superò malamente anche quella curva, ma subito dopo ebbe a disposizione un secondo per tirare il freno a mano: rallentò, ma di pochissimo, e ormai era già a una nuova curva, e ne uscì contromano, accecato dai fari di un veicolo che gli veniva incontro.

Il tassì sterzò bruscamente sulla banchina e per poco non finì fuori strada, suonando alla disperata il clacson: ma lo mancò d’una frazione di centimetro. Impietrito, Gornt cercò di riportarsi sulla sua corsia, e poi continuò la discesa, senza riuscire a controllare la macchina. Un breve rettilineo, e riuscì a innestare la prima, mentre si avventava verso un’altra curva cieca. Il motore urlava. Il brusco rallentamento lo avrebbe scagliato attraverso il parabrezza se non fosse stato trattenuto dalla cintura di sicurezza. Le sue mani erano quasi paralizzate sul volante.

Superò la curva, ma ancora una volta ne uscì contromano e mancò di un millimetro la macchina che arrivava dalla direzione opposta, slittò di nuovo sulla sua corsia, sbandò, sovrasterzando, rallentando un po’, ma la pendenza della strada era sempre ripida. Andava ancora troppo forte quando affrontò il tornante successivo e quando ne uscì era troppo spostato sull’altra corsia. Il pesante camion che stava salendo a fatica non poteva evitarlo.

Spinto dal panico, Gornt girò violentemente il volante sulla sinistra, e riuscì a girare intorno al camion urtandolo di striscio. Tentò di innestare la marcia indietro, ma era impossibile: gli ingranaggi del cambio stridettero la loro protesta. Poi, inorridito, vide i veicoli che procedevano lenti sulla sua corsia, altri veicoli che arrivavano in senso opposto, vide la strada scomparire oltre la curva successiva. Si sentì perduto e sterzò sulla sinistra, verso il fianco della montagna, cercando di urtarla per arrestarsi.

Vi fu uno stridio metallico, il lunotto posteriore andò in frantumi e la macchina sobbalzò. L’auto che stava sopraggiungendo sterzò verso la banchina opposta, suonando il clacson. Gornt chiuse gli occhi e si puntellò attendendo la collisione frontale: ma chissà come non si scontrò, passò oltre, e trovò ancora la forza di dare uno strattone al volante e di piombare verso la montagna. Urtò di striscio. Il parafango anteriore sinistro fu strappato via. La macchina si avventò fra i cespugli, nella terra, poi sbatté contro uno spuntone di roccia, s’impennò gettando Gornt di fianco, ma quando ricadde una ruota finì nella cunetta e vi rimase incastrata. E un attimo prima di investire in pieno la piccola Mini paralizzata che le stava davanti, la Rolls si fermò.

Stordito, Gornt si raddrizzò. La macchina era ancora parzialmente impennata. Grondava di sudore e il cuore gli martellava. Si accorse che respirare e pensare era una fatica. Il traffico nei due sensi s’era bloccato. Sentì alcuni clacson che strombettavano spazientiti poi un passo precipitoso.

“Niente di rotto, vecchio mio?” chiese lo sconosciuto.

“No, no, credo di no. Sono… sono saltati i freni.” Gornt si asciugò la fronte sudata, cercando di rimettere in funzione il cervello. Si tastò il petto, poi mosse i piedi. Non sentì dolore. “Io… sono partiti i freni… Ho preso una curva e… e poi tutto…”

“I freni, eh? Una Rolls? Credevo che volesse imitare Stirling Moss. Ha avuto una bella fortuna. Pensavo che ci avrebbe lasciato la pelle almeno venti volte. Se fossi in lei spegnerei il motore.”

“Cosa?” Poi Gornt si accorse che il motore mormorava ancora dolcemente e la radio era ancora in funzione. Girò la chiave e, dopo un momento, la estrasse.

“Bella macchina” disse lo sconosciuto. “Ma adesso è conciata male. Mi è sempre piaciuto questo modello. È del ’62, vero?”

“Sì. Sì.”

“Vuole che chiami la polizia?”

Con uno sforzo, Gornt rifletté per un momento. Il sangue gli rombava ancora negli orecchi. Con mani tremanti, slacciò la cintura di sicurezza. “No, c’è una stazione di polizia poco più indietro. Può darmi un passaggio?”

“Con piacere, vecchio mio.” Lo sconosciuto era basso e tondo. Si voltò a guardare le altre macchine, i tassì e i camion che erano fermi sulle due corsie, con gli autisti cinesi e i passeggeri cinesi che li guardavano a occhi sgranati dai finestrini. “Maledetti” borbottò, acido. “Potresti crepare in mezzo alla strada e saresti ancora fortunato se non ti calpestassero.” Aprì la portiera e aiutò Gornt a scendere.

“Grazie.” Gornt si sentì tremare le ginocchia. Per un momento non riuscì a reggersi e si appoggiò alla macchina.

“È sicuro di non essersi fatto niente?”

“Oh sì. È che… ho preso una paura d’inferno!” Guardò i danni, il muso della macchina affondato nella terra e negli arbusti, un’enorme strisciata sul fianco destro, le ruote incastrate nella curva interna. “Che disastro!”

“Sì, ma non si è accartocciata! È stato fortunato ad avere una macchina simile, vecchio mio.” Lo sconosciuto spinse la portiera che si chiuse con uno scatto lievissimo. “Lavorazione magnifica. Bene, può lasciarla qui. Non è probabile che qualcuno gliela rubi.” Lo sconosciuto rise, avviandosi verso la sua macchina che era ferma poco più indietro, con i lampeggiatori accesi. “Salga, ci vorrà un attimo.”

Fu allora che Gornt ricordò il sorrisetto beffardo che aveva scorto sul viso di Dunross, quando se ne era andato, e che lui aveva scambiato per spavalderia. La sua mente si schiarì. Dunross aveva avuto il tempo di manomettere i freni… con la sua conoscenza delle macchine… sicuramente non avrebbe…?

“Figlio di puttana” mormorò, sgomento.

“Non si preoccupi, vecchio mio” disse lo sconosciuto mentre passava davanti alla Rolls sfasciata per invertire la marcia. “Penserà a tutto la polizia.”

Il viso di Gornt si oscurò. “Sì. Sicuro.”