18.

Ore 0,36

Gornt disse: “Naturalmente, Dunross può aver manomesso i freni, Jason!”

“Oh, andiamo, per amor del cielo! Infilarsi sotto la tua macchina durante una festa, con duecento invitati intorno? Ian non è tanto stupido.”

Erano nell’attico di Jason Plumm, sopra Happy Valley, e l’aria di mezzanotte era fresca, sebbene l’umidità fosse aumentata. Plumm si alzò e gettò via il mozzicone, prese un altro sigaro e l’accese. Il tai-pan delle Asian Properties, terzo hong in ordine di grandezza, era più alto di Gornt, sulla sessantina, magro ed elegante nella giacca di velluto rosso. “Neppure Ian Dunross può arrivare a tanto.”

“Ti sbagli. Nonostante la sua astuzia scozzese, è un animale d’azione, l’azione improvvisa e irriflessiva. È la sua debolezza. Credo che sia stato lui.”

Plumm giunse le dita, pensosamente. “Cos’ha detto la polizia?”

“Io ho riferito soltanto che si erano rotti i freni. Non è necessario chiamare in causa quei ficcanaso, almeno per il momento. Ma i freni delle Rolls non si rompono da soli, santo cielo! Be’, non importa. Domani mi farò dare una risposta da Tom Nikklin, una risposta assolutamente sicura, se esiste. E allora, semmai, potremo chiedere l’intervento della polizia.”

“Sono d’accordo.” Plumm sorrise a denti stretti. “Non abbiamo bisogno della polizia per lavare i nostri panni sporchi… vero?”

“No.” Risero entrambi.

“Hai avuto una bella fortuna. La strada del Peak non è la più adatta per perdere i freni. Deve essere stato molto spiacevole.”

“Per un momento, Jason. Ma, superato il trauma iniziale, non ho avuto problemi.” Gornt esagerò un poco, e sorseggiò il whisky and soda. Avevano cenato sulla terrazza affacciata su Happy Valley, l’ippodromo, la città e il mare, loro due soli… la moglie di Plumm era in vacanza in Inghilterra e i figli, ormai grandi, non vivevano più a Hong Kong. Adesso stavano fumando, sulle grandi poltrone dello studio di Plumm, pieno di libri, lussuoso e sobrio, di gusto perfetto come le altre dieci stanze dell’attico. “Tom Nikklin accerterà se la mia macchina è stata manomessa, se qualcuno è in grado di scoprirlo” disse Gornt, in tono sicuro.

“Sì.” Plumm sorseggiò un bicchiere d’acqua Perrier ghiacciata. “Hai intenzione di soffiare di nuovo nell’orecchio del giovane Nikklin per via di Macao?”

“Io? Vorrai scherzare!”

“No. Non sto affatto scherzando” disse Plumm, con una risatina ironica, educata. “Il motore di Dunross non è scoppiato durante la corsa, tre anni fa? Per poco non ci ha rimesso la pelle.”

“Le macchine da corsa si rompono sempre.”

“Sì. Sì, succede spesso, anche se non sempre con la collaborazione di un avversario.” Plumm sorrise.

Gornt continuò a sorridere, ma dentro non sorrideva. “Sarebbe a dire?”

“Niente, vecchio mio. Sono soltanto voci.” Plumm si tese per versare altro whisky a Gornt, poi vi aggiunse della soda. “Si dice che un certo meccanico cinese, per un modesto compenso, avesse messo… avesse messo, diciamo, una piccola pinza nel motore.”

“Dubito che sia vero.”

“Dubito che sia possibile provarlo. In un modo o nell’altro. È atroce, ma certa gente è disposta a fare qualunque cosa per un po’ di denaro.”

“Sì. Per fortuna, nel nostro mondo si fanno le cose in grande.”

“È proprio quel che volevo dire, vecchio mio. Allora” Plumm fece cadere la cenere dal sigaro, “qual è il programma?”

“È molto semplice. Se Bartlett non firma un accordo con la Struan entro dieci giorni, potremo spennare la Nobil Casa come un’anitra.”

“Questo l’hanno pensato tanti, prima d’ora, e la Struan è ancora la Nobil Casa.”

“Sì. Ma in questo momento è vulnerabile.”

“Perché?”

“I pagamenti della Toda Shipping, e la rata della Orlin.”

“Non è esatto. Il credito della Struan è eccellente… eh, sì, si sono esposti parecchio, ma non più degli altri. Aumenteranno la linea di credito… oppure Ian si rivolgerà a Richard Kwang… o alla Blacs.”

“Diciamo che la Blacs non lo aiuterà… e diciamo che Richard Kwang verrà neutralizzato. Resterà solo la Victoria.”

“Allora Dunross chiederà un maggiore credito alla banca, e noi dovremo concederglielo. Paul Havergill metterà la proposta ai voti in consiglio d’amministrazione. Sappiamo benissimo che non possiamo mettere in minoranza il blocco della Struan, quindi chineremo la testa per salvare la faccia, fingendoci felicissimi di aiutarlo, come al solito.”

“Sì. Ma questa volta ho il piacere di annunciare che Richard Kwang voterà contro la Struan. Ci sarà parità, in consiglio d’amministrazione, e la richiesta di credito verrà ritirata… Dunross non potrà effettuare i pagamenti, e andrà a picco.”

“Santo cielo, Richard Kwang non fa neppure parte del consiglio d’amministrazione! Sei impazzito?”

Gornt lanciò uno sbuffo di fumo dal sigaro. “Hai dimenticato il mio gioco. Il gioco chiamato Competizione. È cominciato un paio di giorni fa.”

“Contro Richard?”

“Sì.”

“Povero vecchio Richard”

“Sì. Lui sarà il nostro voto decisivo. E Dunross non si aspetterà mai un attacco da quella parte.”

Plumm lo fissò. “Richard e Dunross sono grandi amici.”

“Ma Richard è in difficoltà. È cominciato l’assalto agli sportelli della Ho-Pak. E lui farà qualunque cosa per salvarsi.”

“Capisco. Quante azioni della Ho-Pak hai venduto?”

“Parecchie.”

“Sei sicuro che Richard non disponga dei mezzi per bloccare la corsa agli sportelli… che non possa trovare altri fondi?”

“Se li trova, possiamo sempre rassegnarci, io e te.”

“Sì, è vero.” Jason Plumm fissò la spirale di fumo del sigaro. “Ma anche se Ian Dunross non ce la farà a coprire quei pagamenti, questo non significa che sia finito.”

“Sono d’accordo. Ma dopo il ‘disastro’ della Ho-Pak, la notizia che la Struan non ha pagato farà precipitare le sue azioni. La Borsa sarà molto nervosa, e ci saranno tutti i sintomi di un crack, che noi alimenteremo vendendo. Non ci sono riunioni del consiglio d’amministrazione in programma per un paio di settimane, a meno che Paul Havergill non ne indica una speciale. E non lo farà. Perché dovrebbe? Ci tiene a riavere quelle azioni più di qualunque altra cosa al mondo. Quindi sarà tutto risolto in anticipo. Sarà lui a stabilire le condizioni per salvare Richard Kwang, e una di esse sarà votare come decide Paul. Così il consiglio d’amministrazione lascerà bollire Ian per qualche giorno, poi proporrà di allargare il credito e di rendergli la fiducia… in cambio delle azioni della banca di proprietà della Struan, che del resto sono già impegnate come garanzia del credito.”

“Dunross non accetterà mai… né lui, né Phillip Chen, né Tsu-yan.”

“O accetta, o la Struan va a picco… purché si tenga duro e si abbia il controllo dei voti. Quando la banca gli avrà portato via il suo pacchetto di azioni… se si controlla il consiglio d’amministrazione, e quindi la Victoria Bank, lui è spacciato.”

“Sì. Ma se trovasse un altro credito?”

“Allora sarà soltanto malconcio, forse indebolito definitivamente, Jason; ma in ogni caso, noi faremo un colpo grosso. È questione di tempismo, lo sai.”

“E Bartlett?”

“Bartlett e la Par-Con sono miei. Lui non salirà mai sulla barca della Struan che affonda. A questo penserò io.”

Dopo una pausa, Plumm disse: “È possibile. Sì, è possibile.”

“Allora ci stai?”

“E dopo la Struan, come farai a fagocitare la Par-Con?”

“Io non lo farò. Ma noi potremmo… forse.” Gornt spense il sigaro. “La Par-Con è un obiettivo a lungo termine, e presenta una serie di problemi completamente diversi. Prima la Struan. Dunque?”

“Se io ottengo la divisione immobiliare della Struan… il 35 per cento delle loro proprietà in Thailandia e a Singapore; e facciamo cinquanta e cinquanta della gestione del Kai Tak?”

“Sì. Tutto bene, escluso il Kai Tak… mi serve per completare l’All Asia Airways, e sono sicuro che capirai, vecchio mio. Ma avrai un posto nel consiglio d’amministrazione della nuova compagnia, il 10 per cento delle azioni alla pari, posti nel consiglio d’amministrazione della Struan, naturalmente, e di tutte le sue sussidiarie.”

“Il 15 per cento. E la presidenza della Struan, ad anni alterni con te?”

“D’accordo, ma prima tocca a me.” Gornt accese una sigaretta. Perché no? si chiese. Fra un anno la Struan sarà smembrata, quindi la tua presidenza è puramente accademica, Jason, vecchio mio. “Allora siamo d’accordo? Prepareremo un memorandum congiunto, se vuoi, una copia per ciascuno.”

Plumm scrollò la testa. “Non ho bisogno di memorandum, neppure per idea! Ecco.” Tese la mano. “D’accordo!”

I due si strinsero la mano. “Abbasso la Nobil Casa!” Risero entrambi, soddisfatti dell’accordo concluso. L’acquisizione delle proprietà terriere della Struan avrebbe fatto delle Asian Properties la più grossa società immobiliare di Hong Kong. Gornt avrebbe ottenuto il monopolio quasi totale di tutto il traffico aereo e navale e della produzione industriale di Hong Kong… e la preminenza in Asia.

Bene, pensò Gornt. E adesso, Wu Quattro Dita. “Se mi chiami un tassì, me ne vado.”

“Prendi la mia macchina. Il mio autista…”

“Ti ringrazio, ma no, preferisco prendere un tassì. Davvero, Jason, grazie lo stesso.”

Plumm telefonò al portiere del palazzo di venti piani, di proprietà delle sue Asian Properties. Durante l’attesa, brindarono al loro successo, all’annientamento della Struan e agli utili che avrebbero ricavato. Nella stanza accanto squillò il telefono.

“Scusa un momento, vecchio mio.” Plumm uscì e socchiuse la porta alle sue spalle. Era la sua stanza da letto privata, e l’usava qualche volta, quando lavorava fino a tardi. Era una camera piccola e ordinata, isolata acusticamente, arredata come la cabina di una nave, con una cuccetta, gli altoparlanti dell’hi-fi che trasmettevano musica, un frigorifero e un fornello elettrico. E in un angolo, un’enorme radio ricetrasmittente a onde corte, che era l’hobby di Jason Plumm fin dall’infanzia.

Sollevò il ricevitore. “Sì?”

“Il signor Lop-sing, per favore?” disse una voce di donna.

“Qui non c’è nessun signor Lop-ting” disse Plumm, disinvolto. “Mi dispiace, ma ha sbagliato numero.”

“Vorrei lasciare un messaggio.”

“Ha sbagliato numero. Controlli sull’elenco.”

“Un messaggio urgente per Arthur: il Centro ha comunicato che la riunione è rinviata a dopodomani. Si tenga pronto a ricevere istruzioni urgenti alle sei.” La comunicazione s’interruppe. L’apparecchio riprese a squillare, in lontananza.

Plumm aggrottò la fronte e depose il ricevitore.

Wu Quattro Dita era accanto alla frisata della sua giunca, insieme a Poon Beltempo, e guardava Gornt salire sul sampan che lui gli aveva mandato incontro.

“Non è molto cambiato in tutto questo tempo, vero?” chiese distrattamente Wu, con uno scintillio negli occhi socchiusi.

“A me i diavoli stranieri sembrano tutti eguali, non importa. Quanti anni sono passati? Dieci?” chiese Poon, grattandosi.

“No, ormai sono quasi dodici. Bei tempi quelli, heya” disse Wu. “Si guadagnava bene. Molto piacevole, risalire il fiume verso Canton, eludendo i diavoli stranieri e i loro lacché, e la gente del presidente Mao che ci accoglieva a braccia aperte. Sì. I nostri che comandavano, e neppure un diavolo straniero in circolazione… e neppure un funzionario che allungava la mano per farsela ungere di grasso fragrante. Allora potevi far visita alla tua famiglia e ai tuoi amici senza seccature, heya? Non come adesso, heya?”

“I Rossi stanno diventando duri, molto furbi e molto duri… peggio dei mandarini.”

Wu si voltò quando il suo settimo figlio salì sul ponte. Il giovane indossava una linda camicia bianca, calzoni grigi, un paio di scarpe molto belle. “Sii prudente” gli intimò, brusco. “Sei sicuro di sapere cosa devi fare?”

“Sì, padre.”

“Bene” disse Quattro Dita, mascherando il suo orgoglio. “Non ammetto sbagli.”

Lo guardò dirigersi verso la traballante passerella di assi che univa la giunca a un’altra, e poi attraversare altre otto giunche, fino a un imbarcadero improvvisato.

“Settimo figlio non sa ancora niente?” chiese sottovoce Poon.

“No, non ancora” rispose acido Wu. “Quegli stupidi cani che si sono fatti sorprendere con i miei fucili! Senza i fucili, tutto il nostro lavoro sarà inutile.”

“Buonasera, signor Gornt, io sono Paul Choy… mio zio Wu mi ha mandato a indicarle la strada” disse il giovane in perfetto inglese, ripetendo la menzogna che per lui era ormai quasi la verità.

Gornt si fermò, sorpreso, poi riprese a salire la scaletta malferma. Se la cavava meglio del giovane. “Buonasera” disse. “Lei è americano? Oppure ha studiato in America, signor Choy?”

“L’uno e l’altro.” Paul Choy sorrise. “Sa com’è. Attento a non urtare la testa… e qui si scivola.” Si voltò e si avviò, precedendo il visitatore. Il suo vero nome era Wu Fang Choi ed era il settimo figlio di Wu Quattro Dita e della terza moglie; ma quando era nato, suo padre aveva chiesto per lui un certificato di nascita di Hong Kong, un gesto molto insolito per un abitante delle barche, aveva messo sul certificato il cognome da ragazza di sua madre, aveva aggiunto ‘Paul’ e aveva convinto uno dei suoi cugini a spacciarsi per il vero padre.

“Ascolta, ragazzo mio” aveva detto Wu Quattro Dita, appena Paul era stato in grado di capire, “quando parli haklo sulla mia nave, puoi chiamarmi padre… mai, però, davanti a un diavolo straniero, neppure in haklo. Le altre volte, io sono ‘zio’, uno dei tuoi tanti zii, chiaro?”

“Sì. Ma perché, padre? Ho fatto qualcosa di male? Se ti ho offeso, ti chiedo perdono.”

“Non hai fatto niente di male. Sei un bravo bambino e lavori con impegno. Ma per la famiglia è meglio che tu abbia un altro nome.”

“Ma perché, padre?”

“Te lo dirò a suo tempo.” Poi, quando Paul aveva dodici anni e aveva dimostrato quel che valeva, il padre l’aveva mandato negli Stati Uniti. “Ora devi imparare i costumi dei diavoli stranieri. Devi incominciare a parlare come uno di loro, a dormire come uno di loro, a diventare uno di loro, esteriormente; ma non dimenticare mai chi sei, chi è la tua gente, e che tutti i diavoli stranieri sono inferiori, quasi subumani, e certo non civili.”

Paul Choy rise tra sé. Se gli americani l’avessero saputo – dai tai-pan ai servitori – e gli inglesi, gli iraniani, i tedeschi, i russi, d’ogni razza e d’ogni colore, se avessero saputo veramente ciò che pensava di loro anche il coolie più pidocchioso, si sarebbero presi un accidente, si disse per la milionesima volta. Non è che tutte le razze della Cina disprezzino gli stranieri: è solo che gli stranieri sono indegni di venir presi in considerazione. Abbiamo torto, naturalmente. Gli stranieri sono umani, e alcuni sono civili – a modo loro – e tecnicamente molto più avanti di noi. Ma noi siamo migliori…

“Perché quel sorriso?” chiese Gornt, chinandosi per passare sotto le sartie ed evitando la sporcizia che costellava tutti i ponti.

“Oh, stavo solo pensando quanto è strana la vita. Un mese fa stavo praticando il surfing a Malibu Colony, in California. Cribbio, Aberdeen è tutta un’altra cosa, no?”

“Si riferisce all’odore?”

“Sicuro.”

“Sì, è vero.”

“Con l’alta marea non è molto meglio. Sembra che io sia l’unico a far caso al lezzo!”

“Quando è stato qui l’ultima volta?”

“Un paio di anni fa, per dieci giorni… dopo essermi laureato in economia e commercio. Ma non riesco ad abituarmi.” Choy rise. “Il New England è diverso!”

“Dove ha studiato?”

“Prima a Seattle. Poi all’Università di Washington, sempre a Seattle. Poi mi sono laureato a Harvard. Economia e commercio.”

Gornt si fermò. “Harvard?”

“Sicuro. Avevo vinto una borsa di studio.”

“Complimenti. Quando si è laureato?”

“Nel giugno dell’anno scorso. È stato come uscire di prigione! Cribbio, là sono capaci di metterti alla tortura, se non prendi ottimi voti. Due anni d’inferno! Appena ne sono uscito sono andato in California con un amico, lavorando qua e là come capitava, tanto per guadagnare quello che serviva per praticare il surfing, e divertirci un po’ dopo aver sudato tanto a scuola. Poi..” Choy sorrise. “Poi un paio di mesi fa zio Wu mi ha ripescato e mi ha detto che era ora che mi mettessi a lavorare, e così eccomi qua! Dopotutto, è stato lui a pagarmi gli studi. I miei genitori sono morti anni fa.”

“Era il primo della sua classe, a Harvard?”

“Il terzo.”

“Un ottimo risultato.”

“Grazie. Siamo quasi arrivati, la nostra è l’ultima giunca.”

Attraversarono una passerella traballante; Gornt veniva squadrato con sospetto dagli abitanti delle barche mentre passavano da una casa galleggiante all’altra, dove intere famiglie sonnecchiavano o cucinavano o mangiavano o giocavano a mah-jong; qualcuno stava ancora riparando le reti, e alcuni bambini pescavano.

“Attento a non scivolare, signor Gornt.” Choy balzò sul ponte. “Ce l’abbiamo fatta! Casa, dolce casa!” Scompigliò i capelli del bambinetto insonnolito che stava di vedetta e disse in haklo, poiché sapeva che Gornt non lo conosceva: “Stai sveglio, fratellino, o i diavoli ci prenderanno.”

“Sì, sì, starò sveglio” pigolò il bambino, fissando sospettoso Gornt.

Paul Choy scese. La vecchia giunca odorava di catrame e di teak, di pesce marcio e di acqua salata e di mille tempeste. Sottocoperta, la scaletta dava nella solita, grande cabina unica anteriore che occupava l’intera larghezza della nave, e la lunghezza fino a prua. Un fuoco di carbonella ardeva in un focolare di mattoni, e sopra canticchiava un bricco fuligginoso. Il fumo saliva, uscendo attraverso un condotto rozzamente intagliato del ponte. C’erano alcune vecchie sedie, tavoli, e file di rudimentali cuccette allineate su un lato.

Wu Quattro Dita era solo. Indicò una delle sedie con un sorriso raggiante. “Heya, bello rivedere” disse in un inglese esitante, appena comprensibile. “Whisky?”

“Grazie” disse Gornt. “Anche per me è un piacere rivederla.”

Paul Choy versò un ottimo scotch in due bicchieri quasi puliti.

“Vuole un po’ d’acqua, signor Gornt?” chiese.

“No, va bene liscio. Non troppo, per favore.”

“Sicuro.”

Wu prese il suo bicchiere e brindò a Gornt. “Bello rivedere, heya?”

“Sì. Salute!”

due guardarono Gornt che centellinava il whisky.

“Ottimo” disse Gornt. “Ottimo whisky.”

Raggiante, Wu indicò Paul. “Lui figlio sorella.”

“Sì.”

“Buona scuola… Paese d’Oro.”

“Sì. Sì, me lo ha detto. Lei deve esserne fiero.”

“Cosa?”

Paul Choy tradusse. “Ah, grazie, grazie. Lui parla bene, heya?”

“Sì” sorrise Gornt. “Molto bene.”

“Ah, bene, non importa. Fumare?”

“Grazie.” I due guardarono Gornt prendere una sigaretta. Poi Wu ne prese una a sua volta, e Paul Choy le accese entrambe. Un altro silenzio.

“Tutto bene per vecchio amico?”

“Sì. E lei?”

“Bene.” Un altro silenzio. “Lui figlio sorella” disse ancora il vecchio marinaio, e vide che Gornt annuiva e non diceva nulla. Gli faceva piacere, vedere che Gornt stava lì ad attendere con pazienza che lui venisse al dunque, come doveva fare una persona civile.

Alcuni di questi diavoli rosa cominciano a imparare, finalmente. Sì, ma certuni hanno imparato troppo bene… il tai-pan, per esempio, quello dai freddi, disgustosi occhi azzurri da pesce come li hanno quasi tutti i diavoli stranieri, che ti fissano come uno squalo morto… quello che sa addirittura parlare un po’ di haklo. Sì, il tai-pan è troppo furbo e troppo civilizzato, ma lui è stato preceduto da molte generazioni, e anche i suoi antenati avevano il malocchio. Sì, ma il vecchio Diavolo dagli Occhi Verdi, il primo della sua famiglia, fece un patto con il mio antenato, il grande signore della guerra, Wu Fang Choi e suo figlio Wu Kwok, e lo mantenne, e fece in modo che lo mantenessero anche i suoi figli, e i figli dei suoi figli. Quindi il tai-pan attuale deve essere considerato un vecchio amico anche se è il più pericoloso della sua stirpe.

Il vecchio represse un brivido e sputò per scacciare il malefico dio dello sputo che si annidava nella gola di tutti gli uomini. Studiò Gornt. Iiiiih, si disse, deve essere orribile vedere quella faccia rosea in tutti gli specchi… tutto quel pelo, come una scimmia, e quella pelle che sembra la pancia di un rospo pallido! Puah!

Sfoggiò un sorriso per nascondere l’imbarazzo e tentò di leggere la faccia di Gornt, e quello che c’era dietro, ma non ci riuscì. Non importa, si disse gaiamente, è per questo che ho impiegato tanto tempo e tanto denaro per preparare il “figlio numero sette”… lui lo saprà.

“Magari chiedo favore?” chiese, incerto.

Le strutture scricchiolavano piacevolmente, mentre la nave si dondolava all’ormeggio.

“Sì. Che favore, vecchio amico?”

“Figlio sorella… tempo lui lavorare… dare lavoro?” Vide lo stupore di Gornt, e questo lo irritò; ma nascose l’irritazione. “Spiegare” disse in inglese. Poi aggiunse, in haklo, rivolgendosi a Paul Choy: “Spiega a questo mangiatore di sterco di tartaruga quello che voglio. Esattamente come ti ho detto.”

“Mio zio si scusa di non saperlo fare direttamente, e mi ha chiesto di spiegarle, signor Gornt” disse educatamente Paul Choy. “Vuol sapere se lei può darmi un impiego, come apprendista, diciamo, nella sua divisione aerea e armatoriale.”

Gornt centellinò il whisky. “Perché proprio in quella, signor Choy?”

“Mio zio, come sa, è un armatore, e vuole che io modernizzi la sua attività. Posso fornirle tutta la documentazione sui miei studi, se vorrà prendermi in considerazione, signore: durante il secondo anno a Harvard mi sono specializzato in questi settori… nei trasporti di tutti i tipi. Ero stato accettato nella Divisione Internazionale della Bank of Ohio prima che mio zio mi richiamasse.” Paul Choy esitò. “Comunque, è ciò che lui le chiede.”

“Quali dialetti parla, oltre al haklo?”

“Mandarino.”

“Quanti caratteri sa scrivere?”

“Circa quattromila.”

“Conosce la stenografia?”

“Prendo appunti con abbreviazioni. So battere circa ottanta parole al minuto, ma con qualche errore.”

“Cosa?” comandò Wu.

Gornt fissò Paul Choy mentre il giovane riferiva allo zio ciò che avevano detto; e cercò di soppesarli tutti e due… Choy e Wu Quattro Dita. Poi chiese: “Che specie di apprendistato le interessa?”

“Mio zio vuole che impari tutto quello che c’è da sapere sulla gestione delle compagnie armatoriali e delle linee aeree, e anche sui noli e sul commercio, l’attività pratica, insomma; e naturalmente desidera che io diventi un ingranaggio utile per lei, per la sua macchina. Forse la specializzazione teorica che ho acquisito negli Stati Uniti potrebbe esserle utile. Ho ventisei anni, sono laureato, conosco tutte le nuove teorie dei computer. Naturalmente so programmarli. A Harvard mi sono occupato anche di conglomerate.”

“E se non sapesse cavarsela in modo soddisfacente o se ci fosse, come dire?, un conflitto di personalità?”

Il giovane rispose con fermezza: “Non ci sarà, signor Gornt… o almeno, io farò di tutto per evitarlo.”

“Cosa? Cos’ha detto? Esattamente?” chiese bruscamente Quattro Dita in haklo: aveva notato un cambiamento d’inflessione, e aveva occhi e orecchi sensibilissimi.

Suo figlio spiegò, scrupolosamente.

“Bene” disse Wu, con voce gracchiante. “Riferiscigli parola per parola che se non ti comporterai nel modo più soddisfacente per lui, ti scaccerò dalla mia famiglia e la mia collera consumerà i tuoi giorni.”

Paul Choy esitò, mascherando il turbamento. La sua educazione americana gli urlava di dire a suo padre che andasse a farsi fottere, che era laureato a Harvard, era americano e aveva un passaporto americano che lui si era guadagnato, indipendentemente dal maledetto sampan o dalla maledetta famiglia da cui veniva. Ma tenne gli occhi bassi e represse la rabbia.

Non essere ingrato, ordinò a se stesso. Tu non sei americano, un americano vero. Sei cinese, e il capo della tua famiglia ha il diritto di comandare. Se non fosse per lui, a quest’ora potresti gestire un bordello galleggiante, qui a Aberdeen.

Paul Choy sospirò. Sapeva di essere più fortunato dei suoi undici fratelli. Quattro erano comandanti di giunche lì ad Aberdeen, uno viveva a Bangkok e faceva la spola sul fiume Mekong, uno aveva un traghetto a Singapore, un altro dirigeva una ditta di import-export in Indonesia, due erano morti in mare, uno era in Inghilterra – a fare chissà cosa – e il maggiore gestiva una dozzina di sampan nel porto di Aberdeen che erano cucine galleggianti… e tre battelli-postribolo e otto belle di notte.

Dopo una pausa, Gornt chiese: “Che cosa ha detto? Esattamente?”

Paul Choy esitò, poi decise di dirglielo, esattamente.

“La ringrazio della sua sincerità, signor Choy. Ha fatto bene. Lei è un giovane eccezionale” disse Gornt. “Capisco perfettamente.” Per la prima volta, da quando Wu gli aveva fatto la richiesta, volse gli occhi verso il vecchio marinaio e sorrise: “Naturalmente. Sarà un piacere dare un lavoro a suo nipote.”

Wu sorrise, raggiante, e Paul Choy si sforzò di non tradire il suo sollievo.

“Non la deluderò, signor Gornt.”

“Sì, so che non mi deluderà.”

Wu indicò la bottiglia. “Whisky?”

“No, grazie. Va bene così” disse Gornt.

“Quando comincia lavoro?”

Gornt guardò Paul Choy. “Quando vorrebbe cominciare?”

“Domani? Quando sta bene a lei, signore.”

“Domani. Mercoledì.”

“Oh, grazie. Alle otto?”

“Alle nove; alle otto in seguito. La settimana è di sei giorni, naturalmente. Avrà un orario pesante, e la farò lavorare parecchio. Starà a lei imparare e meritare nuove responsabilità.”

“Grazie, signor Gornt.” Soddisfatto, Paul Choy riferì a suo padre. Wu sorseggiava il whisky, senza fretta. “Quanto denaro?” chiese.

Gornt esitò. Sapeva che doveva essere una somma equa, ma non troppo, né troppo poco, per dare faccia a Paul Choy e a suo zio. “1000 dollari di Hong Kong al mese per i primi tre mesi, poi vedrò.”

Il giovane nascose il suo avvilimento. Non erano neppure 200 dollari degli Stati Uniti. Ma tradusse in haklo.

“Forse 2000?” disse Wu, nascondendo la sua gioia. 1000 dollari erano la cifra perfetta, ma doveva mercanteggiare, per dare faccia a suo figlio e al diavolo straniero.

“Se si tratta di un apprendistato, sarà necessario distogliere molti dirigenti preziosi dal loro lavoro per istruirlo” disse educatamente Gornt. “Addestrare qualcuno è dispendioso.”

“Molto denaro Montagna d’Oro” disse con fermezza Wu. “Due?”

“Mille il primo mese, 1250 i due mesi seguenti?”

Wu aggrottò la fronte e soggiunse: “Mese tre, 1500?”

“Sta bene. Mesi tre e quattro a 1500. E gli aumenterò lo stipendio dopo quattro mesi. E Paul Choy s’impegna a lavorare per la Rothwell-Gornt per almeno due anni.”

“Cosa?”

Paul Choy tradusse di nuovo. Merda, stava pensando, come farò ad andare in vacanza negli Stati Uniti con 50 dollari la settimana, o magari anche 60? E dove diavolo andrò a vivere? Su un maledetto sampan? Poi sentì Gornt dire qualcosa e la sua mente diede un guizzo.

“Signore?”

“Ho detto che, siccome è stato così onesto con me, le assegnerò un alloggio gratis in una delle case della nostra compagnia… The Gables. Vi ospitiamo gli apprendisti dirigenti che vengono dall’Inghilterra. Se dovrà far parte di un hong di diavoli stranieri, è meglio che cominci subito a frequentarne i futuri dirigenti.”

“Sì, signore!” Paul Choy non seppe trattenere un gran sorriso. “Sì, signore, la ringrazio, signore.”

Wu Quattro Dita chiese qualcosa in haklo.

“Vuole sapere dov’è la casa, signore.”

“Sul Peak. È veramente graziosa, signor Choy. Sono sicuro che sarà più che soddisfatto.”

“Può scommetterci il… sì, signore.”

“Si prepari a traslocare domani sera.”

“Sì, signore.”

Quando Wu ebbe compreso ciò che aveva detto Gornt, annuì in segno di assenso. “Tutto accordato. Due anni poi vedere. Forse più, heya?”

“Sì.”

“Bene. Grazie, vecchio amico.” Poi, in haklo. “Adesso chiedigli quel che volevi sapere… della banca.”

Gornt si stava alzando, ma Paul Choy disse: “C’è qualcosa d’altro che mio zio vorrebbe chiederle, signore, se ha tempo.”

“Certo.” Gornt tornò a sedersi, e Paul Choy si accorse che adesso sembrava stare ancora più in guardia.

“Mio zio vorrebbe chiederle la sua opinione sull’assalto agli sportelli della filiale della Ho-Pak Bank ad Aberdeen, oggi.”

Gornt ricambiò lo sguardo con fermezza. “Cosa vuol sapere?”

“Circolano le voci più strane” disse Paul Choy. “Mio zio e quasi tutti i suoi amici hanno parecchio denaro in quella banca. Un assalto agli sportelli è una gran brutta notizia.”

“Credo che farebbe bene a ritirare il suo denaro” disse Gornt, felice di quell’occasione inaspettata di gettare olio sul fuoco.

“Gesù” mormorò Paul Choy, sgomento. Stava osservando attentamente Gornt, e aveva notato una tensione improvvisa, e poi una gioia altrettanto improvvisa che lo stupiva. Rifletté per un momento, poi decise di cambiare tattica e di sondare. “Mio zio voleva sapere se lei sta svendendo.”

Gornt chiese, ironicamente: “Lui o lei, signor Choy?”

“Tutti e due, signore. Mio zio ha un consistente portafoglio di azioni, e vuole che in futuro provveda io a gestirglielo” disse il giovane. Era un’esagerazione. “Gli ho spiegato la meccanica del moderno sistema bancario e della Borsa… come funzionano e in che cosa Hong Kong è diversa dagli Stati Uniti. Lui ha capito molto in fretta, signore.” Un’altra esagerazione. Paul Choy non era riuscito a far breccia nei pregiudizi di suo padre. “Vuole sapere se deve vendere.”

“Sì. Credo di sì. Secondo molte voci insistenti la Ho-Pak si è esposta troppo… denaro preso a prestito a breve termine e a basso interesse, dato a prestito a lungo termine e ad alti interessi, soprattutto su proprietà immobiliari, il modo più classico perché una banca finisca per mettersi in gravi difficoltà. Per sicurezza, è meglio che suo zio ritiri tutto il suo denaro e venda.”

“Un’altra domanda, signore: la Blacs o la Victoria Bank aiuteranno la Ho-Pak?”

Gornt rimase impassibile, a fatica. La vecchia giunca dondolò leggermente, investita dalle onde sollevate da un’altra che stava passando. “Perché le altre banche dovrebbero farlo?”

Sono in trappola, stava pensando Gornt, sgomento. Non posso dir loro la verità… è impossibile prevedere in quali mani finirebbero le informazioni. E nello stesso tempo, non posso non dirlo a quel vecchio bastardo e al suo maledetto cucciolo. Mi sta chiedendo di ricambiargli quel favore, e io devo pagare: è questione di faccia.

Paul Choy si protese verso di lui, concitato. “La mia teoria è che se c’è un vero assalto agli sportelli della Ho-Pak, le altre banche non la lasceranno andare a fondo… non sarà come il disastro dell’East India and Canton Bank, lo scorso anno, perché porterebbe conseguenze sgradite ai grossi operatori di Borsa. Tutti stanno aspettando un boom, e sono pronto a scommettere che i pezzi grossi non permetteranno che una catastrofe rovini tale possibilità. Poiché la Blacs e la Victoria sono i pezzi più grossi, immagino che saranno loro a operare il salvataggio.”

“Cosa intende dire, signor Choy?”

“Se qualcuno sapesse in anticipo quando le azioni della Ho-Pak arriveranno al punto più basso e una delle due banche o entrambe lanceranno l’operazione di salvataggio, potrebbe guadagnare un patrimonio.”

Gornt stava cercando di decidere cosa doveva fare; ma era stanco, e un po’ meno lucido di quanto avrebbe dovuto essere. L’incidente deve avermi sconvolto più di quanto pensassi, si disse. È stato Dunross? Quel bastardo ha cercato di ripagarmi per quella notte di Natale, o la vittoria della Pacific Orient o altre cinquanta vittorie… o magari anche la vecchia storia di Macao.

Gornt provò un senso di calore ricordando l’emozione incandescente che aveva provato nell’assistere alla corsa, quando sapeva che da un momento all’altro il motore del tai-pan sarebbe scoppiato… aveva guardato le macchine passare urlando, giro dopo giro, e poi Dunross, che era in testa, non era ricomparso… e lui aveva atteso e sperato, e poi era arrivata la notizia che era volato fuori al tornante di Melco, in un urlante schianto metallico, quando il motore era esploso. E lui aveva atteso ancora, con lo stomaco stretto in una morsa. E poi la notizia che la macchina era esplosa in un globo di fuoco, ma Dunross ne era uscito indenne. E per lui era stato un dispiacere e una gioia.

Non voleva che Dunross morisse. Voleva che vivesse e venisse annientato, che vivesse per rendersene conto.

Ridacchiò tra sé. Oh, non sono stato io a dare l’avvio a quello scherzo. Certo, aveva spinto un po’ il giovane Donald Nikklin e aveva suggerito tutti i mezzi e i sistemi che, con un po’ di h’eung yau nelle mani giuste…

Vide che Paul Choy e il vecchio marinaio attendevano e lo fissavano, e il suo buonumore svanì. Allontanò quei pensieri vagabondi e si concentrò.

“Sì, certo, ha ragione, signor Choy. Ma la sua premessa è errata. Naturalmente è una discussione accademica, la Ho-Pak non è ancora crollata. Forse non crollerà. Ma non c’è motivo perché un’altra banca intervenga come ha detto lei: in passato non è mai avvenuto. Ogni banca si regge o crolla per i propri meriti: è la bellezza del sistema della libera iniziativa. Una soluzione come quella che lei propone costituirebbe un precedente pericoloso. Sarebbe certamente impossibile puntellare tutte le banche che hanno sbagliato gestione. La Blacs e la Victoria non hanno bisogno della Ho-Pak, signor Choy. Entrambe hanno già abbastanza clienti. Nessuna delle due è mai intervenuta in favore di altre banche, qui, e non credo che avrà mai bisogno di farlo.”

Fesserie, stava pensando Paul Choy. Una banca deve svilupparsi, come qualunque altra azienda, e la Blacs e la Victoria sono le più rapaci di tutte… eccettuate la Struan e la Rothwell-Gornt. Merda, e le Asian Properties e tutti gli altri hong.

“Sono sicuro che lei ha ragione, signore. Ma mio zio Wu le sarebbe grato se lei venisse a sapere qualcosa, in un modo o nell’altro.”

Paul Choy si rivolse al padre e disse in haklo: “Ho finito, onorevole zio. Il barbaro riconosce che la banca può essere in difficoltà.”

Wu sbiancò in volto. “Eh? Molto gravi?”

“Domattina sarò il primo a far la coda. Dovresti ritirare in fretta tutto il tuo denaro.”

Ayeeyah! Per tutti gli dei!” disse Wu, furioso. “Se perderò una sola fottuta moneta, taglierò personalmente la gola al banchiere Kwang, anche se è mio nipote!”

Paul Choy lo fissò. “Cosa?”

“Le banche sono solo fottute invenzioni dei diavoli stranieri per rubare le ricchezze della gente onesta!” sbottò Wu. “Riavrò tutto il mio denaro, o scorrerà il suo sangue! Riferiscimi quello che lui ha detto della banca!”

“Ti prego di aver pazienza, onorevole zio. Secondo il costume dei barbari, non è cortese fare attendere questo diavolo straniero.”

Wu frenò la rabbia e disse a Gornt nel suo faticoso pidgin: “Banca male, heya? Grazie detto verità. Banca brutta usanza, heya?”

“Qualche volta” rispose guardingo Gornt.

Wu Quattro Dita rilassò i pugni ossuti e s’impose di star calmo. “Grazie per favore… sì… anche volere come figlio sorella dire, heya?”

“Mi scusi, non ho capito. Cosa vuol dire suo zio, signor Choy?”

Dopo aver parlato per un momento con il padre per salvare le apparenze, il giovane disse: “Mio zio lo considererebbe un vero favore se potesse essere informato privatamente, in anticipo, di ogni attacco, ogni tentativo di acquisizione o salvataggio… naturalmente, le informazioni rimarrebbero assolutamente confidenziali.”

Wu annuì. Adesso sorrideva solo con le labbra. “Sì. Favore.” Tese la mano e strinse quella di Gornt, amichevolmente: sapeva che i barbari amavano quella consuetudine, anche se lui la giudicava incivile e disgustosa, e contraria a quelle che erano, da tempo immemorabile, le buone maniere. Ma voleva che suo figlio venisse preparato in fretta, e proprio dalla Seconda Grande Compagnia, e aveva bisogno delle informazioni di Gornt. Si rendeva benissimo conto dell’importanza di venire informato in anticipo di certi avvenimenti. Iiiiih, pensò, senza i miei amici nelle polizie marittime dell’Asia, le mie flotte non potrebbero concludere nulla.

“Vai a riva con lui, nipote. Fallo salire su un tassì e poi aspettami. Vai a chiamare Tok Due Accette e aspettami alla fermata dei tassì.”

Wu ringraziò di nuovo Gornt, poi seguì i due fin sulla tolda e li guardò allontanarsi. Il suo sampan li attendeva per traghettarli: li vide salire a bordo e dirigersi verso la riva.

Era una bella notte e Wu aspirò il vento. C’era un sentore di umidità. Pioggia? Studiò subito le stelle e il cielo notturno, facendo appello a tutti i suoi anni d’esperienza. La pioggia sarebbe venuta solo con la tempesta. La tempesta poteva significare un tifone. La stagione era avanzata per le piogge estive, ma le piogge potevano arrivare in ritardo, e cadere improvvise e abbondanti, e un tifone poteva venire molto tardi, anche in novembre, o molto presto, anche in maggio, e se gli dei lo volevano, anche in ogni altra stagione dell’anno.

La pioggia ci andrebbe bene, pensò. Ma non il tifone.

Wu rabbrividì. Ormai siamo quasi nel Nono Mese.

Il Nono Mese gli portava tristi ricordi. In tutta la sua vita, il tifone lo aveva colpito per diciannove volte in quel mese, sette volte da quando suo padre era morto nel 1937 e lui era diventato Capo della Casa dei Wu del Mare, e Comandante delle Flotte.

E di quelle sette volte, la prima era stata proprio quell’anno. I venti da 115 nodi orari s’erano lanciati da nord-nordovest e avevano affondato un’intera flotta di cento giunche nell’estuario del Fiume delle Perle. Più di mille persone erano annegate quella volta… e anche il suo figlio maggiore con tutta la famiglia. Nel ’49, quando aveva ordinato a tutta la sua flotta che aveva la base nel Fiume delle Perle di fuggire dalla Cina comunista e di stabilirsi definitivamente a Hong Kong, era stato sorpreso in mare e affondato, insieme a novanta giunche e trecento sampan. Lui e la sua famiglia s’erano salvati, ma avevano perduto 817 persone. I venti, quella volta, erano arrivati dall’est. Dodici anni prima, erano venuti da est-nordest, e lui aveva perduto settanta giunche. Dieci anni prima, il tifone Susan, con i suoi venti da 80 nodi da nordest, e poi deviati verso est-sudest, aveva decimato la sua flotta di base a Formosa ed era costato altre cinquecento vite, là, e altre duecento a Singapore, e un altro figlio con tutta la sua famiglia. Il tifone Gloria nel ’57, venti da 100 nodi, un’altra moltitudine di annegati. L’anno scorso il tifone Wanda aveva devastato Aberdeen e quasi tutti i villaggi galleggianti haklo dei Nuovi Territori. I venti erano arrivati da nord-nordovest, e poi erano tornati verso nordovest e alla fine avevano deviato verso sud.

Wu conosceva bene i venti e il numero dei giorni. Due, otto, ancora due, diciotto, ventidue, dieci settembre, e il tifone Wanda il primo settembre. Sì, pensò, e questi numeri danno un totale di sessantatré, che è divisibile per il numero magico tre, e dà ventuno, che è di nuovo tre. Quest’anno il tifone verrà il terzo giorno del Nono Mese? Non è mai venuto prima d’ora, mai a memoria d’uomo, ma quest’anno lo farà? Sessantatré è anche nove. Verrà il nono giorno?

Assaporò di nuovo il vento. Era ancora più umido. Stava per arrivare la pioggia. Il vento era leggermente rinfrescato. Ora veniva da nord-nordest.

Il vecchio marinaio si schiarì la gola e sputò. Il fato! Se è il terzo giorno o il nono o il secondo è comunque una questione di fato. L’unica cosa certa è che il tifone arriverà da una parte o dall’altra, e verrà nel Nono Mese… o in questo mese che è altrettanto infausto.

Adesso stava seguendo il sampan, e vedeva suo figlio seduto a mezza nave, accanto al barbaro, e si chiese fino a che punto doveva fidarsi di lui. Quel ragazzo è sveglio e conosce molto bene le usanze dei diavoli stranieri, pensò con orgoglio. Sì, ma fino a che punto si è convertito ai loro mali? Lo scoprirò presto, non importa. Quando il ragazzo entrerà a far parte della catena, sarà obbediente. O morto. In passato, la Casa di Wu ha sempre praticato il traffico d’oppio, con o per la Nobil Casa, e qualche volta anche per noi stessi. Un tempo il commercio dell’oppio era onorevole.

Per qualcuno lo è ancora. Io, Mo il Contrabbandiere, Lee Polvere Bianca, ah, loro? Dovremmo unirci in una Confraternita, oppure no?

Ma la Polvere Bianca? È poi così diversa? Non è semplicemente oppio più forte… come i liquori rispetto alla birra?

Quale differenza commerciale c’è fra la Polvere Bianca e il sale? Nessuna. Solo, adesso la stupida legge dei diavoli stranieri afferma che una è contrabbando e l’altro no! Ayeeyah, fino a una ventina d’anni fa, quando i barbari persero la loro fottuta guerra contro i diavoli del Mare Orientale, qui era il governo che monopolizzava il commercio.

Il commercio di Hong Kong con la Cina non era basato sull’oppio, ingrassato soltanto dall’oppio coltivato nella barbara India?

Ma adesso che hanno distrutto le loro piantagioni, stanno cercando di far finta che quel commercio non sia mai esistito, che sia immorale, un reato gravissimo, meritevole di vent’anni di carcere!

Ayeeyah, come può una persona civile arrivare a capire un barbaro?

Disgustato, Wu scese sottocoperta.

Iiiiih, pensò stancamente. E stata una giornata difficile. Prima sparisce John Chen. Poi quei due cani di fornicatori cantonesi si fanno sorprendere all’aeroporto e il mio carico di fucili viene rubato dalla fottuta polizia. Poi questo pomeriggio è arrivata a mano la lettera del tai-pan: “Saluti, onorevole vecchio amico. Riflettendo bene, ti consiglio di mettere il figlio numero sette presso il nemico… meglio per lui, meglio per noi. Chiedi di parlare con Barbanera questa notte. Dopo telefonami.” Era firmato con il sigillo del tai-pan e “Vecchio amico”.

“Vecchio amico”, per un cinese, era una persona o una compagnia che aveva fatto un grande favore in passato, o qualcuno che si era dimostrato fidato e utile negli affari, nel corso degli anni. Qualche volta, gli anni si estendevano per molte generazioni.

Sì, pensò Wu, questo tai-pan è un vecchio amico. Era stato lui a suggerire il certificato di nascita e il nuovo nome per il suo settimo figlio, a suggerire di mandarlo nel Paese dell’Oro, e gli aveva spianato la strada e l’aveva fatto entrare nella grande università, e aveva vegliato sul ragazzo, laggiù, a sua insaputa… e il sotterfugio aveva risolto il dilemma di Wu, far studiare uno dei figli in America senza la macchia del legame con il commercio dell’oppio.

Come sono sciocchi i barbari! Sì, ma questo tai-pan non lo è. È veramente un vecchio amico… e lo è anche la Nobil Casa.

Wu ricordava tutti gli utili che lui e la sua famiglia avevano ricavato segretamente nel corso delle generazioni, con o senza l’aiuto della Nobil Casa, in pace e in guerra, commerciando dove le navi dei barbari non potevano arrivare: contrabbando, oro, benzina, oppio, gomma, macchinari, medicinali, tutto quello che scarseggiava ed era molto richiesto. E persino gli esseri umani, aiutandoli a fuggire dal Continente o nel Continente, e il denaro guadagnato in quel modo era stato parecchio. Con o senza (ma molto spesso con) la collaborazione della Nobil Casa, questo tai-pan e prima di lui il Vecchio Naso Aquilino, il suo vecchio cugino, e prima ancora Cane Arrabbiato, suo padre, e ancora prima il padre del cugino, il clan dei Wu aveva prosperato.

Adesso Wu Quattro Dita possedeva il 6 per cento della Nobil Casa, acquisito nel corso degli anni e mimetizzato con il loro aiuto in un labirinto di prestanomi, ma sempre sotto il suo esclusivo controllo, la fetta più grossa nell’affare del trasferimento dell’oro, oltre a massicci investimenti lì, a Macao, Singapore e Indonesia, in proprietà immobiliari, nelle compagnie di navigazione, nelle banche.

Le banche, pensò rabbiosamente. Taglierò la gola a mio nipote dopo avergli fatto ingoiare il suo Sacco Segreto se perdo anche soltanto una monetina di rame!

Entrò nella cabina ingombra dove dormivano lui e la moglie. Lei era stesa sulla grande cuccetta dal materasso di paglia: si girò, semiaddormentata. “Hai finito? Vieni a letto?”

“No. Dormi” disse Wu, gentilmente. “Devo lavorare.”

Lei obbedì, docile. Era la sua tai-tai, la moglie principale, ed erano sposati da quarantasette anni.

Wu si svestì e si cambiò. Indossò una camicia bianca, pulita, e calze pulite, e le scarpe, e la piega dei calzoni grigi era perfetta. Chiuse alle sue spalle la porta della cabina, senza far rumore, e salì sulla tolda. Si sentiva a disagio, impacciato in quegli abiti. “Tornerò prima dell’alba, quarto nipote” disse.

“Sì, nonno.”

“Stai sveglio!”

“Sì, nonno.”

Wu diede una pacca affettuosa al ragazzino, poi varcò le passerelle e si fermò alla terza giunca.

“Poon Beltempo?” chiamò.

“Sì… sì?” disse la voce assonnata. Il vecchio era raggomitolato su un vecchio materasso, e sonnecchiava.

“Raduna tutti i comandanti. Io tornerò fra due ore.”

Poon si svegliò completamente. “Salpiamo?” chiese.

“No. Tornerò fra due ore. Raduna i comandanti!”

Wu passò oltre e fu accolto con grandi inchini a bordo del sampan che era il suo traghetto personale. Guardò in direzione della spiaggia. Suo figlio l’attendeva accanto alla sua grande Rolls nera con la targa che portava il numero della buona fortuna – il numero 8 – acquistata per 150.000 dollari di Hong Kong all’asta del governo. Il suo autista e guardia del corpo, Tok Due Accette, aspettava deferente a fianco del ragazzo. Come sempre, Wu provò un senso di piacere nel vedere la sua macchina, e quel piacere ebbe la meglio sulla crescente preoccupazione. Certo, non era l’unico abitante dei villaggi galleggianti a possedere una Rolls. Ma, per consuetudine, la sua era sempre la più grande e la più nuova. 8, baat, era il numero più fortunato perché faceva rima con faat, che significava “crescente prosperità”.

Sentì il vento deviare di un punto, e la sua ansia aumentò. Iiiiih, è stata una brutta giornata, ma domani sarà peggio.

Quel pezzo di carne di cane di John Chen è scappato nel Paese dell’Oro o è stato veramente sequestrato? Senza quel pezzo di letame, sono ancora il cane obbediente del tai-pan. Sono stanco d’essere un cane obbediente. I 100.000 dollari di ricompensa offerti per John Chen sono investiti bene. Pagherei anche dodici volte di più, per John Chen e la sua fottuta moneta. Grazie a tutti gli dei, avevo messo le mie spie in casa Chen.

Indicò la riva con un gesto brusco. “Sbrigati, vecchio” ordinò al barcaiolo, cupo in volto. “Ho molto da fare prima dell’alba!”