Ore 16,01
Sir Dunstan Barre fu introdotto nell’ufficio di Richard Kwang con la deferenza che riteneva dovuta. La sede della Ho-Pak era piccola e poco pretenziosa, vicino a Ice House Street a Central, e l’ufficio era come tanti altri uffici cinesi, piccolo, ingombro e scialbo, un luogo fatto per il lavoro, non per l’ostentazione. Molte volte, due o tre persone dividevano lo stesso ufficio, occupandosi di due o tre aziende diverse, usando lo stesso telefono e la stessa segretaria. E perché no? avrebbe detto un saggio. Le spese generali ridotte a un terzo volevano dire un maggiore utile per la stessa fatica.
Ma Richard Kwang non divideva il suo ufficio con nessuno. Sapeva che non sarebbe piaciuto ai suoi clienti quai loh… e quei pochi che aveva erano importanti per la sua banca e per lui, perché gli davano faccia e perché potevano apportargli vantaggi molto desiderabili. Per esempio, la possibile e importantissima elezione a membro con diritto di voto dell’esclusivo Turf Club, o l’ammissione al Hong Kong Golf Club o al Cricket Club – o addirittura al Club per antonomasia – o a qualunque altro dei circoli meno famosi ma altrettanto esclusivi, rigorosamente controllati dai tai-pan britannici dei grandi hong, dove si concludevano gli affari veramente grossi.
“Salve, Dunstan” disse affabilmente. “Come vanno le cose?”
“Benissimo. E lei?”
“Molto bene. La mia cavalla ha fatto un allenamento magnifico, questa mattina.”
“Sì. C’ero anch’io all’ippodromo.”
“Oh. Non l’ho visto!”
“Mi sono fermato solo per un minuto o due. Il mio puledro ha la febbre… forse dovremo ritirarlo, sabato. Ma Butterscotch Lass volava veramente, questa mattina.”
“È andata vicina a battere il primato della pista. Sabato dovrebbe farcela.”
Barre ridacchiò. “Verrò da lei prima della corsa, e così potrà dirmi tutto! Non ci si può mai fidare degli allenatori e dei fantini, vero? Né del suo, né del mio, né di nessun altro!”
Parlarono del più e del meno, poi Barre venne al dunque.
Richard Kwang si sforzò di nascondere l’orrore. “Chiudere tutti i conti della società?”
“Sì, vecchio mio. Oggi stesso. Mi dispiace e tutto il resto, ma il mio consiglio d’amministrazione ritiene che per il momento sia più prudente, fino a quando non ne sarete usciti…”
“Ma non penserà davvero che siamo in difficoltà?” Richard Kwang rise. “Non ha visto l’articolo di Haply sul Guardian?… ‘menzogne calunniose sparse da certi tai-pan e da una certa grande banca…’”
“Oh, sì. L’ho visto. Le solite fesserie di Haply, direi. Ridicolo! Spargere dicerie? E perché qualcuno dovrebbe fare una cosa simile? Ah, ho parlato con Paul Havergill e con Southerly, questa mattina, e loro hanno detto che Haply farà meglio a stare attento, questa volta, se allude a loro, altrimenti si beccherà una querela per diffamazione. Quel giovanotto si merita una lezione! Comunque… vorrei un assegno circolare subito… mi dispiace, ma lei sa come sono i consigli d’amministrazione.”
“Sì, sì, lo so.” Richard Kwang conservò il sorriso pur odiando ancora più del solito quell’omaccione florido. Sapeva che il consiglio d’amministrazione non faceva altro che avallare le decisioni di Barre. “Non ci sono problemi. Siamo una banca da un miliardo di dollari. In quanto alla filiale di Aberdeen… è solo un branco di superstiziosi.”
“Sì, lo so.” Barre lo scrutava. “Ho sentito che questo pomeriggio ci sono stati dei problemi anche alla filiale di Mong Kok e anche a Tsim ShaTsui… a Sha Tin nei Nuovi Territori e persino, Dio ci aiuti, a Lan Tao.” L’isola di Lan Tao era situata una mezza dozzina di miglia a est di Hong Kong; era la più grande dell’intero arcipelago di quasi trecento isole che costituiva la colonia, ma era quasi spopolata, perché priva d’acqua.
“Diversi clienti hanno ritirato i loro risparmi” disse Richard Kwang, sprezzante. “Non ci sono difficoltà.”
Ma le difficoltà c’erano. Lo sapeva, e temeva che lo sapessero tutti. All’inizio era stato solo ad Aberdeen. Poi, durante la giornata, gli altri direttori avevano incominciato a telefonargli, sempre più agitati. Aveva diciotto filiali, nella colonia. In quattro, i prelievi erano stati eccezionali e molto pesanti. A Mong Kok, un alveare nella brulicante città di Kowloon, nel primo pomeriggio s’era formata una coda. Tutti avevano rivoluto il loro denaro. La cosa non aveva assunto le proporzioni spaventose di Aberdeen, ma bastava per indicare che la fiducia veniva meno. Richard Kwang poteva capire che la gente dei villaggi galleggianti avesse saputo della chiusura dei conti di Wu Quattro Dita e che si fosse precipitata a imitarlo… ma Mong Kok? Perché proprio là? E perché Lan Tao? Perché a Tsim Sha Tsui, la sua filiale più florida, vicina al frequentatissimo terminal dei Golden Ferry, dove centocinquantamila persone passavano tutti i giorni per andare e venire da Hong Kong?
Deve essere un complotto!
C’è sotto il mio amico e rivale Ching il Sorridente? Sono quei fornicatori invidiosi della Blacs o della Victoria?
È il Tubo Magro di Letame, Havergill, che ha ideato l’attacco? Oppure Compton Southerby della Blacs… quello mi ha sempre odiato. Quei luridi quai loh. Ma perché dovrebbero attaccarmi? Certo, sono un banchiere migliore di loro, e sono invidiosi, ma io tratto con gente civile, e i miei affari praticamente non li toccano. Perché? Oppure si è risaputo, chissà come, che contro la mia opzione, nonostante le mie obiezioni, i miei soci che controllano la banca hanno insistito perché io prendessi a prestito a breve termine e a basso tasso d’interesse e prestassi a lungo termine e ad alto tasso d’interesse sulle proprietà, e adesso, grazie alla loro stupidità, ci siamo esposti troppo, temporaneamente, e non siamo in grado di reggere a un assalto agli sportelli?
Richard Kwang avrebbe voluto gridare e urlare e strapparsi i capelli. I suoi soci segreti erano Lando Mata e Tung Pugnostretto, i principali azionisti del sindacato del gioco d’azzardo e dell’oro di Macao, e Mo il Contrabbandiere, che dieci anni prima lo aveva aiutato a formare e finanziare la Ho-Pak. “Ha visto le predizioni di Tung il Vecchio Cieco, questa mattina?” chiese, senza smettere di sorridere.
“No. Cosa diceva?”
Richard Kwang trovò il giornale e lo porse. “Tutti i segni mostrano che siamo vicini al boom. L’otto, il numero fortunato, è dovunque, nel cielo, e siamo nell’ottavo mese, il mio compleanno è l’otto dell’ottavo mese…”
Barre lesse la rubrica. Sebbene non credesse agli indovini, era in Asia da troppo tempo per non prenderli in considerazione. Il cuore gli batté più forte. Tung, il Vecchio Cieco, a Hong Kong aveva una reputazione straordinaria. “A credergli, stiamo per avere il più grosso boom della storia del mondo” disse.
“Di solito è molto più cauto. Ayeeyah, sarebbe bello, heya?”
“Sarebbe bellissimo. Nel frattempo, Richard, vecchio mio, concludiamo le nostre trattative.”
“Certamente. Ma è un tifone in un guscio d’ostrica, Dunstan. Siamo più forti che mai… le nostre azioni sono calate appena di un punto.” All’apertura della Borsa c’era stata una serie di piccole offerte e, se non si fosse reagito immediatamente, quella tendenza avrebbe fatto precipitare le azioni della Ho-Pak. Richard Kwang aveva ordinato subito ai suoi agenti di cambio di comprare e continuare a comprare. L’intervento aveva stabilizzato le azioni. Durante il giorno, per mantenere le posizioni, aveva dovuto comprare quasi 5 milioni di azioni, un numero eccezionalmente elevato per gli scambi di una giornata. Nessuno dei suoi esperti era riuscito a individuare chi vendesse a grosse quantità. Non c’erano motivi di sfiducia, oltre alla chiusura dei conti di Wu Quattro Dita. Che tutti gli dei maledicessero quel vecchio diavolo e quel fornicatore troppo furbo del nipote arrivato da Harvard! “Perché non…”
Il telefono squillò. “Mi scusi.” Poi, seccamente, all’apparecchio: “Avevo detto di non disturbare.”
“È il signor Haply del Guardian. Dice che è importante” annunciò la sua segretaria, sua nipote Mary Yok. “E ha chiamato la segretaria del tai-pan. La riunione del consiglio d’amministrazione della Nelson Trading è stata anticipata alle cinque di questo pomeriggio. Il signor Mata ha chiamato per avvertire che ci sarà anche lui.”
Il cuore di Richard Kwang saltò tre battiti. Perché? si chiese, sgomento. Dew neh loh moh, doveva essere rinviata alla settimana prossima. Oh ko, perché? Poi accantonò in fretta quell’interrogativo per riflettere sulla chiamata di Haply. Decise che rispondere adesso, in presenza di Barre, sarebbe stato troppo pericoloso. “Lo richiamerò io fra pochi minuti.” Sorrise all’uomo rubizzo che gli stava davanti. “Lasciamo tutto in sospeso per un giorno o due, Dunstan. Non abbiamo problemi.”
“Non posso, vecchio mio. Mi dispiace. C’è stata una riunione speciale, dobbiamo risolvere in giornata. Il consiglio ha insistito.”
“Siamo stati generosi, in passato… vi abbiamo prestato 40 milioni senza garanzia… e abbiamo investito altri 70 milioni in una joint venture con voi, nel vostro nuovo programma edilizio.”
“Sì, effettivamente è così, Richard, e i tuoi utili saranno cospicui. Ma quella è un’altra faccenda, e i prestiti sono stati negoziati in buona fede mesi fa e verranno rimborsati in buona fede a tempo debito. Non abbiamo mai mancato un pagamento alla Ho-Pak o a chiunque altro.” Barre restituì il giornale e consegnò i documenti con il sigillo della sua compagnia. “I conti sono consolidati, quindi basterà un solo assegno.”
L’ammontare era di poco inferiore a 9 milioni e mezzo.
Richard Kwang firmò l’assegno circolare e sorrise accompagnando Sir Dunstan Barre alla porta, poi maledisse tutti e rientrò nell’ufficio sbattendo la porta. Sferrò un calcio alla scrivania, poi prese il telefono e gridò alla nipote di chiamare Haply, e per poco non spaccò il ricevitore sbattendolo sulla forcella.
“Dew neh loh moh a tutti i luridi quai loh” gridò rivolto al soffitto, e si sentì molto meglio. Quel pezzo di carne di cane! Chissà se… oh, chissà se è possibile convincere il Serpente a proibire le code, domani? Forse lui e i suoi uomini potrebbero fare qualcosa.
Cupamente, Richard Kwang si abbandonò ai suoi pensieri. Era stata una giornata tremenda. Era cominciata male all’ippodromo. Era sicuro che il suo allenatore – o il fantino – rimpinzasse Butterscotch Lass di pillole eccitanti per farla correre più forte in modo che venisse data a meno – ormai doveva essere la favorita – e poi sabato avrebbe smesso di somministrarle le pillole e avrebbe puntato su un outsider e avrebbe fatto un colpo gobbo senza che lui ci guadagnasse niente. Sporchi ossi di cane, tutti quanti! Bugiardi! Credono che io tenga un cavallo da corsa per rimetterci?
Il banchiere si raschiò la gola e sputò nella sputacchiera.
Barre Bocca di Verme e zio Wu Osso di Cane! Quei prelievi assorbiranno gran parte dei miei liquidi. Non importa, con Lando Mata, Mo il Contrabbandiere, Tung Pugnostretto e il tai-pan sono al sicuro. Oh, dovrò gridare e urlare e imprecare e piangere, ma niente può toccare veramente me e la Ho-Pak. Sono troppo importante per loro.
Sì, era stata una giornata schifosa. L’unico momento luminoso era stato il suo incontro con Casey, quella mattina. Gli aveva fatto piacere guardarla, con quella sua aria americana, pulita, efficiente, odorosa di grandi spazi. Avevano avuto una simpatica schermaglia sui finanziamenti, e lui era sicuro che avrebbe potuto ottenere tutto o almeno una parte del loro volume di affari. Gli utili sarebbero stati evidentemente enormi. Lei è così ingenua, pensò. Ha una competenza impressionante in fatto di banche e di finanza, ma non sa niente del mondo asiatico. È così ingenua, a esporre con tanta franchezza i loro piani. Dio sia ringraziato perché ha creato gli americani.
“Io amo molto l’America, signorina Casey. Sì. Ci vado due volte l’anno, a mangiare buone bistecche e a giocare a Las Vegas… e a concludere affari, naturalmente.”
Iiiih, pensò allegramente, le puttane del Paese dell’Oro sono le quai loh migliori e più disponibili del mondo, e le quai loh costano così poco in confronto alle ragazze di Hong Kong! Oh, oh, oh! È così piacevole portarle sul cuscino, con le loro grandi ascelle deodorate, e le grandi tette e le cosce e il didietro, tutto in grande. Ma a Las Vegas è anche meglio. Ricordo quella bellona dai capelli d’oro che torreggiava al mio fianco, ma sdraiata era…
Il suo telefono privato squillò. Sollevò il ricevitore, irritato come sempre di averlo dovuto installare. Ma non aveva avuto scelta. Quando la precedente segretaria se ne era andata per sposarsi, sua moglie l’aveva rimpiazzata con la nipote prediletta. Per spiarmi, naturalmente, pensò acido. Iiiih, cosa può farci, un uomo?
“Sì?” disse, chiedendosi cosa potesse volere sua moglie.
“Non mi hai chiamata tutto il giorno… sono ore che aspetto!”
Al suono inatteso della voce della ragazza il cuore gli diede un tuffo. Non badò alla petulanza: il suo cantonese era dolce quanto la sua Porta di Giada. “Ascolta, piccolo tesoro,” disse suadente. “Il tuo povero padre ha avuto molto da fare quest’oggi. Ho…”
“Tu non vuoi più la tua povera figlia, ecco. Dovrò buttarmi nel porto, o trovare un altro che mi voglia bene, oh, oh, oh…”
La pressione di Kwang salì, al suono di quel pianto. “Ascolta, boccuccia dolce, ci vediamo questa sera alle dieci. Ordineremo un pranzo di otto portate a Wanchai al mio ristorante pref…”
“Alle dieci è troppo tardi e non voglio un banchetto, voglio andare al Vic a bere champagne!”
Kwang gemette fra sé al pericolo che qualcuno lo vedesse e riferisse tutto alla sua tai-tai. Oh, oh, oh! Ma di fronte ai suoi amici e ai suoi nemici e a tutta Hong Kong, avrebbe guadagnato faccia enormemente, accompagnando là la sua nuova amante, la giovane diva in ascesa del firmamento televisivo, Venus Poon.
“Verrò alle dieci e…”
“Alle dieci è troppo tardi. Alle nove.”
Rapidamente, lui cercò di passare in rassegna tutte le riunioni di quella sera per vedere come avrebbe potuto accontentarla. “Senti, piccolo tesoro, ve…”
“Alle dieci è troppo tardi. Alle nove. Credo che morirò, perché non mi vuoi più bene.”
“Ascolta. Ho tre riunioni e…”
“Oh, mi duole la testa al pensiero che tu non mi vuoi più, oh, oh, oh. Quest’umile persona dovrà tagliarsi i polsi o…” Kwang sentì il tono diverso, e lo stomaco gli si rivoltò, a quella minaccia. “Oppure rispondere alle telefonate di altri, meno importanti del suo riverito padre, naturalmente, ma altrettanto ricchi e…”
“Sta bene, piccolo tesoro. Alle nove!”
“Oh, allora mi ami davvero!” Sebbene parlasse cantonese, Venus Poon usò la parola inglese, e Kwang provò un tuffo al cuore. L’inglese era la lingua dell’amore per i cinesi moderni: nella loro lingua non c’erano parole romantiche. “Dimmi che mi ami!”
Lui lo disse, docilmente, poi riattaccò. Piccola puttana dalla bocca mielata, pensò irritato. Ma del resto, a diciannove anni ha il diritto di essere esigente e petulante e difficile, se tu ne hai quasi sessanta e lei ti fa sentire come se ne avessi venti e rende beato il tuo Yang Imperiale. Iiiih, Venus Poon è la migliore che abbia mai avuto. È costosa, ma, iiiih, ha certi muscoli nella sua Fossa Dorata, come quelli di cui scrisse il leggendario imperatore Kung.
Sentì il suo Yang fremere e si grattò piacevolmente. Questa notte farò una sorpresa alla piccola. Comprerò qualcosa di grosso, ah, sì, un anello con i campanelli. Oh, oh, oh! Come la farà fremere!
Sì, ma intanto pensa a domani. Come prepararti per domani?
Chiama il tuo amico Drago Supremo, il sergente divisionale Tang-po a Tsim Sha Tsui, e chiedi il suo aiuto, perché la sua filiale e tutte le filiali di Kowloon siano ben protette dalla polizia. Telefona alla Blacs e al cugino Tung della grande Tung Po Bank e al cugino Ching il Sorridente e a Havergill per ottenere altri contanti, sulla garanzia dei titoli e delle azioni della Ho-Pak. Ah, sì, telefona al tuo ottimo amico Joe Jacobson, vicepresidente della Chicago Federal and International Merchant Bank… la sua banca ha un capitale di 4 miliardi e lui ti deve parecchi favori. Parecchi. Ci sono molti quai loh e persone civili che sono in debito con te. Chiamali tutti!
All’improvviso, Richard Kwang emerse dalle sue fantasticherie, ricordando la convocazione del tai-pan. Provò una fitta al cuore. I depositi in contanti e lingotti della Nelson Trading erano enormi. Oh ko se la Nels…
Il telefono squillò irritante. “Zio, il signor Haply è in linea.”
“Salve, signor Haply, che piacere sentirla. Mi scusi, ma prima ero occupato.”
“Non importa, signor Kwang. Volevo solo accertare un paio di fatti, se posso. Prima, i disordini ad Aberdeen. La polizia è…”
“Non ci sono stati disordini, signor Haply. Solo alcuni individui impazienti e rumorosi, ecco tutto” disse Kwang. Disprezzava l’accento canadese di Haply, e la necessità di essere cortese con lui.
“In questo momento ho alcune fotografie sotto gli occhi, signor Kwang. Le ha pubblicate il Times del pomeriggio… sembra un vero tumulto.”
Il banchiere si agitò sulla sedia e si sforzò di mantenere un tono calmo. “Oh… oh, ecco, io non c’ero, quindi… Dovrò parlare con il signor Sung.”
“L’ho già fatto io, signor Kwang. Alle tre e mezzo. Sono stato con lui mezz’ora. Mi ha detto che se non fosse intervenuta la polizia avrebbero fatto a pezzi la filiale.” Haply esitò un attimo. “Lei ha ragione di minimizzare la cosa, ma io sto cercando di aiutarla, e non posso farlo se non conosco la verità, quindi sia franco con me… Quanti hanno rivoluto il loro denaro, a Lan Tao?”
“Diciotto” disse Richard Kwang, dimezzando la cifra vera.
“Il nostro informatore ha detto trentasei. Ottantadue a Sha Tin. E a Mong Kok?”
“Qualcuno.”
“Il mio informatore ha detto quarantotto, e alla chiusura c’erano ancora cento persone almeno. E a Tsim Sha Tsui?”
“Non ho ancora i dati, signor Haply” disse impassibile Richard Kwang. Ma era divorato dall’ansia, e non sopportava quell’interrogatorio.
“Tutte le edizioni della sera parlano dell’assalto agli sportelli della Ho-Pak. Alcuni giornali si esprimono proprio in questi termini.”
“Oh ko…”
“Già. Sarà bene che si prepari a una giornata veramente calda, per domani, signor Kwang. Direi che i suoi avversari sono ben organizzati. È troppo ben congegnato perché si tratti di una coincidenza.”
“Le sono grato per il suo interessamento.” Poi Richard Kwang soggiunse, con molto tatto: “Se c’è qualcosa che posso fare…”
Di nuovo quella risata esasperante. “Qualcuno dei suoi grossi correntisti ha chiuso i conti, oggi?”
Richard Kwang esitò per una frazione di secondo, e Haply si avventò, pronto, in quella pausa. “Naturalmente, so di Wu Quattro Dita. Mi riferisco ai grossi Hong britannici.”
“No, signor Haply, non ancora.”
“Secondo una voce insistente, la Hong Kong and Lan Tao Farms cambierà banca.”
Richard Kwang sentì una fitta nel Sacco Segreto. “Auguriamoci che non sia vero, signor Haply. Chi sono i tai-pan e qual è la grossa banca? La Victoria o la Blacs?”
“Forse è cinese. Mi dispiace, ma non posso rivelare le mie fonti d’informazione. Ma è meglio che si organizzi… a quanto pare, i grossi calibri ce l’hanno con lei.”