Ore 17,45
Dunross era nella sala riunioni alla Struan con gli altri membri del consiglio d’amministrazione della Nelson Trading, e fissava Richard Kwang. “No, Richard. Mi dispiace, non posso aspettare fin dopo la chiusura di domani.”
“Per lei non farà nessuna differenza, tai-pan. Ma per me sì.” Richard Kwang sudava. Gli altri lo fissavano… Phillip Chen, Lando Mata e Zeppelin Tung.
“Non sono d’accordo, Richard” disse bruscamente Lando Mata. “Madonna, sembra che tu non ti renda conto della gravità di questo assalto agli sportelli!”
“Sì” disse Zeppeling Tung, tremando di rabbia repressa.
Dunross sospirò. Se non fosse stato presente, sapeva che avrebbero inveito e urlato, scambiandosi oscenità come si usava nelle trattative formali tra i cinesi, soprattutto in un momento serio come quello. Ma la legge della Nobil Casa stabiliva che tutte le riunioni del consiglio d’amministrazione si svolgessero in inglese, e l’inglese inibiva le imprecazioni e sbilanciava i cinesi: lo scopo, naturalmente, era proprio quello. “La questione va risolta subito, Richard.”
“Sono d’accordo.” Lando Mata era un portoghese molto bello, dai tratti decisi, oltre la cinquantina. Il sangue cinese di sua madre si notava negli occhi scuri, nei capelli neri e nella carnagione dorata. Le dita lunghe e sottili tambureggiavano incessantemente sul tavolo. Sapeva che Richard Kwang non avrebbe mai osato rivelare che lui, Tung Pugnostretto e Mo il Contrabbandiere controllavano la banca. La nostra banca è una cosa, pensò rabbiosamente, ma i nostri lingotti sono un’altra faccenda! “Non possiamo rischiare i nostri lingotti, né i nostri contanti!”
“Mai” disse nervosamente Zeppelin Tung. “Mio padre mi ha raccomandato di chiarirlo. Vuole il suo oro!”
“Madre de Dios, abbiamo quasi cinquanta tonnellate d’oro nei vostri sotterranei blindati.”
“Per l’esattezza, sono più di cinquanta tonnellate” disse Zeppelin Tung, con la fronte imperlata di sudore. “Il mio vecchio mi ha fornito i dati… sono 1.792.668 once in 298.778 barre da 5 tael.” L’aria, nella grande sala, era calda e umida, e le finestre erano aperte. Zeppelin Tung era un uomo corpulento ed elegante sulla quarantina, con gli occhietti obliqui; era il primogenito di Tung Pugnostretto, e aveva l’accento dell’aristocrazia britannica. Doveva il suo nome a un film che Pugnostretto aveva visto il giorno della sua nascita. “Richard, non è esatto?”
Richard Kwang spostò il foglio dell’ordine del giorno che elencava la quantità d’oro e il bilancio attuale della Nelson Trading. Se avesse dovuto rendere i lingotti e i contanti quella sera, avrebbe gravemente inficiato la liquidità della banca e, quando la notizia si fosse risaputa, come si sarebbe risaputa inevitabilmente, avrebbe fatto tremare tutta la loro organizzazione.
“Che cosa hai intenzione di fare, stupido osso di cane?” gli aveva urlato sua moglie poco prima che lui lasciasse il suo ufficio.
“Prendere tempo, prendere tempo e sperare che…”
“No! Datti malato! Se sei malato, non puoi dar loro il nostro denaro! Non puoi andare alla riunione! Corri a casa e fingeremo che…”
“Non posso. Mi ha chiamato il tai-pan in persona. E anche quell’osso di cane, Mata! Non posso non andare! Oh, oh, oh!”
“E allora scopri chi ce l’ha con noi, e pagalo! Dove hai la testa? Chi hai offeso? Devi avere offeso qualcuno di quegli sporchi quai loh. Scovalo e pagalo, o perderemo la banca, perderemo l’iscrizione al Turf Club, perderemo i cavalli, perderemo la Rolls e perderemo la faccia per sempre! Ayeeyah! Se la banca crolla, non diventerai mai Sir Richard Kwang, non che a me interessi essere Lady Kwang, oh, no! Fai qualcosa! Trova quel…”
Richard Kwang sentiva il sudore scorrergli lungo la schiena, ma mantenne la compostezza e cercò di trovare una via d’uscita da quel labirinto. “L’oro è al sicuro, e anche i vostri liquidi. Siamo sempre stati la banca della Nelson Trading fin dall’inizio, e non abbiamo mai avuto nessuna difficoltà. Abbiamo rischiato forte con voi, all’inizio…”
“Su, andiamo, Richard” disse Mata, nascondendo l’irritazione. “Con l’oro non si rischia. Non col nostro oro per lo meno.” L’oro apparteneva alla Great Good Luck Company di Macao, che era anche proprietaria da circa trent’anni del monopolio del gioco d’azzardo. Attualmente, la compagnia valeva oltre 2 miliardi di dollari USA. Tung Pugnostretto era proprietario del 30 per cento, personalmente, Lando Mata del 40 per cento, personalmente, e i discendenti di Mo il Contrabbandiere dell’altro 30 per cento.
E fra tutti, stava pensando Mata, siamo proprietari del 50 per cento della Ho-Pak, che tu, stupido sterco di cane, in un modo o nell’altro hai messo in pericolo. “Mi dispiace, Richard, ma io voto perché la Nelson Trading cambi banca… almeno temporaneamente. Tung Pugnostretto è veramente sconvolto… e io ho la delega della famiglia Chin.”
“Ma, Lando” attaccò Richard Kwang, “non c’è motivo di preoccuparsi.” Puntò l’indice sul giornale semiaperto, il China Guardian, che stava sul tavolo. “Il nuovo articolo di Haply ripete che siamo solidi… che è tutta una tempesta in un guscio d’ostrica, scatenata da banche malevo…”
“È possibile. Ma i cinesi hanno creduto alle voci, e l’assalto agli sportelli è una realtà” disse seccamente Mata.
“Il mio vecchio crede alle voci” disse con fervore Zeppelin Tung. “E crede anche a Wu Quattro Dita. Wu gli ha telefonato nel pomeriggio, per dirgli che ha ritirato tutto il suo denaro e consigliargli di fare altrettanto. E meno di un’ora dopo, Lando e io eravamo a bordo del nostro Catalina per venire qui, e tu sai che odio volare. Richard, sai benissimo che se il vecchio vuole che qualcosa venga fatto subito, deve essere fatto subito.”
Sì, pensò disgustato Richard Kwang, quel vecchio avaro schifoso sarebbe capace di uscire dalla tomba per 50 cents. “Io propongo di attendere un giorno o due…”
Dunross li lasciava parlare perché acquistassero faccia. Aveva già deciso cosa fare. La Nelson Trading era una consociata, interamente di proprietà della Struan, e quindi, in effetti, gli altri membri del consiglio di amministrazione avevano poca voce in capitolo. Ma anche se la Nelson Trading aveva la licenza esclusiva del governo di Hong Kong per l’importazione dell’oro, senza il commercio dell’oro della Great Good Luck Company – e cioè senza il favore di Tung Pugnostretto e di Lando Mata – gli utili della Nelson Trading sarebbero stati vicini allo zero.
La Nelson Trading riceveva una commissione di un dollaro l’oncia su ogni oncia importata per conto della compagnia, e consegnata al porto di Macao, e un altro dollaro l’oncia sulle esportazioni da Hong Kong. Inoltre, per aver proposto l’intero progetto relativo a Hong Kong alla compagnia, alla Nelson Trading era stato concesso un 10 per cento dell’utile effettivo. Quell’anno il governo giapponese aveva fissato arbitrariamente il prezzo dell’oro a 55 dollari l’oncia… un utile di 15 dollari per oncia. Al mercato nero sarebbe stato anche di più. In India sarebbero stati all’incirca 98 dollari.
Dunross diede un’occhiata all’orologio. Fra pochi minuti sarebbe arrivato Crosse.
“Abbiamo un capitale superiore a un miliardo, Lando” ripeté Richard Kwang.
“Bene” disse in tono deciso Dunross, alzandosi per concludere la riunione. “Allora, Richard, non fa veramente nessuna differenza in un modo o nell’altro. È inutile attendere. Ho preso certi accordi. Il nostro furgone sarà alla sua porta di servizio alle otto in punto.”
“Ma…”
“Perché così tardi, tai-pan?” chiese Mata. “Non sono ancora le sei.”
“Alle otto sarà buio. Lando. Preferirei non spostare 50 tonnellate d’oro alla luce del giorno. Potrebbe esserci in giro qualche malintenzionato. Non si sa mai. Eh?”
“Mio Dio, lei crede… le triadi?” Zeppelin Tung era sconvolto. “Telefonerò a mio padre. Lui avrà qualche altra guardia da mandare.”
“Sì” disse Mata. “Chiamalo subito.”
“Non è necessario” gli disse Dunross. “La polizia ci ha consigliato di non dare nell’occhio. Hanno detto che ci saranno loro.”
Mata esitò. “Be’, se lo dice lei, tai-pan. Lei è il responsabile.”
“Certo” disse cortesemente Dunross.
“E come possiamo sapere che la Victoria è sicura?”
“Se la Victoria fallisse, tanto varrebbe che noi fossimo in Cina.” Dunross prese il telefono e fece il numero personale di Johnjohn alla banca. “Bruce? Sono Ian. Abbiamo bisogno del sotterraneo blindato… alle otto e mezzo in punto.”
“Sta bene. Le nostre guardie giurate saranno lì per aiutare. Passate dalla porta di servizio… quella di Dirk’s Street.”
“Sì.”
“La polizia è stata informata?”
“Sì.”
“Bene. A proposito, Ian… Richard è lì con te?”
“Sì.”
“Chiamami appena puoi… questa sera sono a casa. Ho controllato, e le cose non sembrano mettersi molto bene per lui. I miei amici cinesi dell’ambiente bancario sono tutti molto nervosi… persino alla Mok-tung c’è stato un piccolo assalto agli sportelli, ad Aberdeen, e anche da noi. Naturalmente, anticiperemo a Richard tutto il denaro che gli occorre, contro i suoi valori, valori che possono essere depositati in banca, ma se fossi in te, porterei via tutti i liquidi. Di’ alla Blacs di occuparsi del tuo assegno per prima cosa, alla compensazione di questa sera.” Tutte le operazioni di compensazione degli assegni e dei prestiti bancari venivano effettuate nei sotterranei della Bank of London and China a mezzanotte, cinque giorni la settimana.
“Grazie, Bruce. Ci vediamo più tardi.” Poi Dunross si rivolse agli altri: “Tutto sistemato. Naturalmente, il trasferimento dovrebbe svolgersi in segreto. Richard, mi serve un assegno circolare per il saldo della Nelson Trading.”
“E io ne voglio uno per il saldo di mio padre!” fece eco Zeppelin.
Richard Kwang disse: “Manderò gli assegni immediatamente, domani mattina.”
“Questa sera” disse Mata. “Così potranno effettuare la compensazione questa notte.” Abbassò ancora di più le palpebre. “E naturalmente, anche un assegno per il mio saldo.”
“Non ci sono liquidi a sufficienza per coprire quei tre assegni… nessuna banca può avere tanti contanti” sbottò Richard Kwang. “Neppure la Banca d’Inghilterra.”
“Naturalmente. Per favore, chiama qualcuno per impegnare parte dei tuoi titoli. O Havergill, o Southerby.” Mata smise di tamburellare con le dita. “Stanno aspettando la tua telefonata.”
“Cosa?”
“Sì. Ho parlato con tutti e due, questo pomeriggio.”
Richard Kwang non disse nulla. Doveva trovare un sistema per non consegnare il denaro quella sera. Così avrebbe guadagnato un giorno di interessi, e forse l’indomani non sarebbe più stato necessario pagare. Dew neh loh moh a tutti gli sporchi quai loh e mezzi quai loh, che sono anche peggio! Il suo sorriso era soave quanto quello di Mata. “Bene, come preferite. Se volete venire da me in banca fra un’ora…”
“È meglio che Phillip venga subito con lei” disse Dunross. “Potrà consegnargli tutti gli assegni. Ti va bene, Phillip?”
“Oh, oh sì, tai-pan.”
“Bene, grazie. Poi, se li porterai subito alla Blacs, a mezzanotte li accrediteranno. Richard, questo le dà abbastanza tempo. No?”
“Oh, sì, tai-pan” disse Richard Kwang, rianimandosi. Gli era appena venuta in mente una soluzione geniale. Un finto attacco di cuore! Lo farò in macchina, mentre torno alla banca, e poi…
E poi vide la freddezza negli occhi di Dunross, sentì una fitta allo stomaco e cambiò idea. Perché devono portarmi via tutto il mio denaro? pensò alzandosi. “Non avete più bisogno di me, per il momento? Bene, vieni, Phillip.” Uscirono. Scese un lungo silenzio.
“Povero Phillip, ha un aspetto orribile” disse Mata.
“Sì. Non c’è da meravigliarsene.”
“Luride triadi” disse Zeppelin Tung con un brivido. “I Lupi Mannari devono essere forestieri, per spedire così il suo orecchio!” Un altro brivido. “Spero che non arrivino mai a Macao. Corre voce che Phillip stia già trattando con loro, che stia negoziando a Macao con i Lupi Mannari.”
“Non è vero” disse Dunross.
“Se lo facesse, non verrebbe certo a dirlo a lei, tai-pan. Lo nasconderebbe a tutti.” Zeppelin Tung fissò incupito il telefono. “Dew neh loh moh a tutti i luridi sequestratori.”
“La Ho-Pak è proprio spacciata?” chiese Mata.
“Se Richard Kwang non riesce a mantenere la liquidità, sì. Questo pomeriggio, Dunstan ha chiuso tutti i suoi conti.”
“Ah, allora anche questa voce era fondata!”
“Temo di sì!” A Dunross dispiaceva per Richard Kwang e la Ho-Pak, ma l’indomani avrebbe venduto. “Le sue azioni andranno a picco.”
“E questo influirà sul boom che lei ha previsto?”
“L’ho previsto?”
“Sta comprando le Struan a tutto spiano, ho sentito dire.” Mata sorrise a labbra strette. “E anche Phillip, la sua tai-tai, e tutta la famiglia.”
“È sempre saggio acquistare le nostre azioni, Lando, in qualunque momento. Valgono molto di più della valutazione ufficiale.”
Zeppelin Tung ascoltava attento. Il cuore gli batté più forte. Anche lui aveva sentito dire che i Chen della Nobil Casa compravano e compravano. “Ha visto la rubrica di Tung, il Vecchio Cieco? A proposito del boom imminente? È molto convinto.”
“Sì” disse Dunross, serio. Quella mattina, quando l’aveva letta aveva riso, e s’era fatto un’opinione più alta dell’influenza di Dianne Chen. Nonostante tutto, Dunross aveva riletto le previsioni e, per un attimo, si era chiesto se il vecchio indovino avesse espresso veramente le sue opinioni.
“Tung il Vecchio Cieco è un suo parente, Zep?” chiese.
“No, tai-pan, che io sappia. Dew neh loh moh, che caldo, oggi. Non vedo l’ora di tornare a Macao… là il clima è migliore. Partecipa alla corsa automobilistica quest’anno, tai-pan?”
“Sì, spero di sì.”
“Bene! Accidenti alla Ho-Pak! Richard ci darà i nostri assegni, vero? Al mio vecchio verrà un colpo, se mancherà un solo penny.”
“Sì” disse Dunross, poi notò un’espressione strana negli occhi di Mata. “Cosa c’è?”
“Niente.” Mata lanciò un’occhiata a Zeppelin. “Zep, è molto importante ottenere al più presto l’approvazione di tuo padre. Perché non cerchi di rintracciarlo con l’aiuto di Claudia?”
“Buona idea.” Obbediente, il cinese si alzò e uscì, chiudendo la porta. Dunross si girò verso Mata. “Allora?”
Mata esitò. Poi disse, sottovoce: “Ian, sto pensando di ritirare tutti i miei fondi da Macao e da Hong Kong e trasferirli a New York.”
Dunross lo fissò, turbato. “Se lo facesse, scuoterebbe tutto il nostro sistema dalle fondamenta. Se lei si ritira, si ritirerà anche Pugnostretto, e i Chin, e Wu Quattro Dita… e tutti gli altri.”
“Che cosa conta di più, tai-pan, il sistema o il proprio denaro?”
“Non vorrei che il sistema venisse scosso in questo modo.”
“Lei ha concluso con la Par-Con?”
Dunross lo fissò. “Verbalmente, sì. I contratti entro sette giorni. Se si ritira ci danneggerà tutti. Lando. Seriamente. E quel che farà male a noi farà molto male a lei, e ancor più a Macao.”
“Rifletterò su quel che mi ha detto. Dunque la Par-Con viene a Hong Kong. Molto bene… e se l’acquisizione dei General Stores da parte dell’American Superfoods andrà in porto, il mercato riceverà un’altra spinta. Forse Tung il Vecchio Cieco non esagerava. Forse avremo fortuna. Si è mai sbagliato prima d’ora?”
“Non lo so. Personalmente, non credo che abbia un filo diretto con l’Onnipotente, anche se molti ne sono convinti.”
“Un boom sarebbe una gran bella cosa, davvero. Al momento giusto. Sì” continuò stranamente Mata. “Potremmo aggiungere un po’ di combustibile al più grosso boom della nostra storia. Eh?”
“Lei ci starebbe a contribuire?”
“Dieci milioni di dollari USA tra me e i Chin… a Pugnostretto non interesserà, lo so. Dica lei dove e quando.”
“Mezzo milione nella Struan giovedì prima della chiusura, il resto diversificato tra Rothwell-Gornt, Asian Properties, Hong Kong Wharf, Hong Kong Power, Golden Ferries, Kowloon Investments e Hong Kong General Stores.”
“Perché giovedì? Perché non domani?”
“La Ho-Pak farà scendere il mercato. Se compriamo forti quantitativi giovedì, poco prima della chiusura, guadagneremo un patrimonio.”
“Quando annuncerà l’accordo con la Par-Con?”
Dunross esitò. Poi disse: “Venerdì, dopo la chiusura della Borsa.”
“Bene. Sono con lei, Ian. 15 milioni. 15, anziché 10. Domani venderà le Ho-Pak?”
“Naturalmente. Lando, lei sa chi c’è dietro il ritiro dei depositi alla Ho-Pak?”
“No. Ma Richard si è esposto troppo, e non è stato abbastanza prudente. La gente chiacchiera, i cinesi diffidano di tutte le banche, e reagiscono alle voci. Credo che la banca crollerà.”
“Cristo!”
Mata smise di tamburellare con le dita. “Voglio triplicare le nostre importazioni d’oro.”
Dunross lo fissò. “Perché? Ormai è al massimo. Se spinge troppo, quelli commetteranno qualche errore, e il numero dei sequestri aumenterà. Al momento ha trovato un equilibrio perfetto,”
“Sì, ma Wu Quattro Dita e Mo il Contrabbandiere ci garantiscono di poter fare qualche grossa spedizione in assoluta sicurezza.”
“Non è necessario metterli sotto pressione… né loro, né il suo mercato. Non ce n’è bisogno.”
“Ian, mi ascolti un attimo. Ci sono guai in Indonesia, guai in Cina, India, Tibet, Malesia, Singapore, fermenti nelle Filippine, e adesso gli americani vanno a cacciarsi nel Sudest asiatico, il che sarà magnifico per noi e disastroso per loro. L’inflazione salirà alle stelle e allora, come al solito, tutti gli uomini d’affari dell’Asia con la testa sulle spalle, in particolare i cinesi, vorranno liberarsi della cartamoneta e ripiegare sull’oro. Dobbiamo tenerci pronti a soddisfare la domanda.”
“Che cos’ha saputo, Lando?”
“Parecchie cose strane, tai-pan. Per esempio, che certi generali americani vogliono un confronto in piena regola con i comunisti. E hanno scelto il Vietnam.”
“Ma là gli americani non vinceranno mai. La Cina non può permetterlo, come non ha potuto permetterlo in Corea. Ogni libro di storia può insegnare che la Cina varca sempre i suoi confini per proteggere le zone cuscinetto, quando si avvicina un invasore.”
“Comunque, il confronto ci sarà.”
Dunross scrutò Lando Mata. Le sue ricchezze enormi e la lunga e onorevole attività commerciale, come la chiamava lui, gli davano accesso agli ambienti più esclusivi e segreti. “Che altro ha saputo, Lando?”
“La CIA si è fatta raddoppiare gli stanziamenti.”
“Questo deve essere un segreto. Nessuno potrebbe saperlo.”
“Sì. Ma io lo so. I loro servizi di sicurezza fanno pena. Ian, la CIA c’entra in tutto, nel Sudest asiatico. E credo che alcuni dei loro fanatici sconsigliati stiano addirittura cercando di infiltrarsi nel traffico d’oppio del Triangolo d’Oro a beneficio dei loro amici delle tribù del Mekong… per incoraggiarli a combattere i vietcong.”
“Cristo!”
“Sì. I nostri confratelli di Formosa sono furibondi. E c’è un fiume sempre crescente di denaro stanziato dal governo degli Stati Uniti che finisce in aeroporti, porti, strade. A Okinawa, a Formosa e soprattutto nel Vietnam del Sud. Certe famiglie di politicanti bene ammanigliate forniscono il cemento e l’acciaio a condizioni molto favorevoli.”
“Chi?”
“Chi produce cemento? Mettiamo in… nel New England?”
“Gesù Cristo, ma è sicuro?”
Mata sorrise, senza allegria. “Ho sentito dire persino che parte di un grosso prestito governativo al Vietnam del Sud è stata spesa in un aeroporto inesistente che al momento è ancora giungla impenetrabile. Oh, sì, Ian, i profitti sono già enormi. Il mese prossimo istituiremo il nostro nuovo servizio di aliscafi… ridurrà la durata del viaggio a Macao da tre ore a settantacinque minuti.”
“Ma il Catalina non sarebbe comunque più sicuro?”
“No. Non credo. Gli aliscafi possono trasportare molto più oro e possono distanziare qualunque mezzo, in queste acque… avremo continue comunicazioni radar, e potremo sfuggire ai pirati.”
Dopo una pausa, Dunross disse: “Tutto quell’oro potrebbe attirare parecchi malintenzionati. Forse la criminalità internazionale.”
Mata sorrise a labbra strette. “Che vengano. Non se ne andranno più. Abbiamo braccia molto lunghe, in Asia.” Riprese a tamburellare con le dita. “Ian, siamo vecchi amici. Vorrei qualche consiglio.”
“Lo farò con piacere… di qualunque cosa si tratti.”
“Crede nei cambiamenti?”
“Cambiamenti nel campo degli affari?”
“Sì.”
“Dipende, Lando” rispose pronto Dunross. “La Nobil Casa è cambiata poco in un secolo e mezzo, ma sotto altri aspetti è cambiata enormemente.” Scrutò l’altro, e attese.
Dopo qualche attimo, Mata disse: “Tra poche settimane, il governo di Macao sarà obbligato a mettere di nuovo all’asta la concessione del gioco d’azzardo…” Immediatamente l’attenzione di Dunross si risvegliò. Tutti i grandi affari, a Macao, erano basati sul regime di monopolio, e il monopolio andava alla persona o alla compagnia che si offriva di pagare la tassa annua più elevata per quel privilegio. “E il quinto anno. Ogni cinque anni, il nostro dipartimento chiede la presentazione di offerte in busta chiusa. Chiunque può partecipare all’asta ma, in pratica, setacciamo con molta attenzione quelli che vengono invitati.” Il silenzio si protrasse per un momento, poi Mata continuò: “Il mio vecchio socio, Mo il Contrabbandiere, è già morto. I suoi figli hanno quasi tutti le mani bucate, oppure s’interessano al mondo occidentale, giocano nei casinò della Francia meridionale o giocano a golf, anziché preoccuparsi del futuro del sindacato. Per i Mo è il solito, antico destino: un coolie su diecimila trova il filone d’oro, accumula denaro, investe in terreni, risparmia, arricchisce, si compra giovani concubine che lo consumano in fretta. Quelli della seconda generazione sono i malcontenti che spendono il denaro, ipotecano i terreni per acquistare faccia e comprarsi i favori femminili. Quelli della terza generazione vendono le terre e vanno in fallimento per ottenere gli stessi favori. E quelli della quarta generazione sono di nuovo coolie.” La voce di Mata era calma, addirittura gentile. “Il mio vecchio amico è morto, e non ho nessuna simpatia per i suoi figli, o per i figli dei suoi figli. Sono ricchi, immensamente ricchi grazie a me, e si assesteranno al loro livello, buono, cattivo o pessimo che sia. In quanto a Pugnostretto…” Ancora una volta, le dita smisero di tamburellare. “Pugnostretto sta morendo.”
Dunross trasalì. “Ma l’ho visto appena una settimana fa, e mi è sembrato in buona salute, fragile come sempre, ma sempre vivace ed energico.”
“Sta morendo, Ian. Lo so, perché gli ho fatto da interprete con gli specialisti portoghesi. Non si fidava dei suoi figli… mi ha detto così. Ho dovuto insistere per mesi, per convincerlo a farsi visitare, ma tutti e due i medici erano sicuri: cancro al colon. Il suo organismo è minato. Gli hanno dato un mese, due mesi di vita… una settimana fa.” Mata sorrise. “Il vecchio Pugnostretto s’è limitato a inveire, ha detto loro che si sbagliavano, che erano incompetenti, e che lui non avrebbe mai pagato per una diagnosi errata” Il portoghese rise, senza allegria. “Ha un patrimonio di oltre 600 milioni di dollari USA, ma non pagherà mai quell’onorario, non farà mai altro che continuare a bere pozioni cinesi d’erbe, che puzzano e hanno un sapore orribile, e fumare oppio, di tanto in tanto. Non accetterà la diagnosi di un occidentale, di un guai loh… lei lo conosce. Lo conosce molto bene, eh?”
“Sì.” Quando Dunross era in vacanza, ai tempi della scuola, suo padre lo mandava a lavorare presso certi vecchi amici. Pugnostretto Tung era uno di loro, e Dunross ricordava quell’estate atroce, passata a sudare nel lurido sotterraneo della banca del sindacato a Macao, sforzandosi di accontentare il suo mentore e di non piangere per la rabbia, al pensiero di quel che doveva sopportare, mentre tutti i suoi amici erano in giro a divertirsi. Ma adesso non se ne rammaricava più. Pugnostretto gli aveva insegnato molte cose sul denaro… il suo valore, il modo di guadagnarlo, di conservarlo, di prestarlo a usura e al normale tasso cinese che, nei periodi buoni, era del 2 per cento al mese.
“Fatti dare garanzie accessorie per il valore doppio del necessario, ma se chi ti chiede il prestito non ne ha, guardalo negli occhi!” gli urlava Pugnostretto. “Se non hanno garanzie accessorie, allora, ovviamente, fagli pagare un interesse più alto. E adesso pensaci bene: puoi fidarti di lui? Potrà renderti quel denaro? È un lavoratore o un fannullone? Guardalo, sciocco, è lui la tua garanzia accessoria!
Quanto vuole, del mio denaro guadagnato con tanta fatica? È un lavoratore serio? Se lo è, cosa vuoi che sia per lui il 2 per cento al mese… o il 4? Niente. Ma è il mio denaro che farà ricco quel fornicatore, se è destinato a diventare ricco. È l’uomo stesso, l’unica garanzia accessoria che ti occorre! Presta qualunque somma al figlio di un ricco, se chiede il prestito sulla sua futura eredità e se hai il sigillo del padre… lo butterà via tutto in donne, ma non importa, è denaro suo, non tuo! Come fai a diventare ricco? Risparmiando! Risparmi denaro, ma investi un terzo in terreni, prestane un terzo, e tieni un terzo in contanti. Presta solo a persone civili e non fidarti mai di un quai loh…” E sghignazzava.
Dunross ricordava bene il vecchio dagli occhi gelidi, quasi completamente sdentato… un illetterato che sapeva leggere soltanto tre caratteri e sapeva scrivere soltanto tre caratteri, quelli del suo nome, ma che aveva una mente da computer, e sapeva sempre, fino all’ultimo spicciolo, quello che gli altri gli dovevano, e quando dovevano pagare. Nessuno aveva mai mancato un pagamento d’uno dei suoi prestiti. Non valeva la pena di correre il rischio d’essere tormentati in continuazione.
Quell’estate, lui aveva tredici anni, e Lando Mata aveva fatto amicizia con lui. Allora, come adesso, Mata era quasi un fantasma, una presenza misteriosa che si aggirava negli ambienti governativi di Macao, sempre sullo sfondo, senza mettersi mai in vista, pressoché sconosciuto: uno strano asiatico che andava e veniva a suo piacere, raccoglieva quel che voleva, mieteva ricchezze incredibili come e quando gli piaceva. Ancora oggi, erano pochissimi coloro che sapevano il suo nome, e meno ancora erano quelli che lo conoscevano personalmente. Persino Dunross non era mai stato nella sua villa sulla Via della Fontana Rotta, l’edificio basso e ampio nascosto dietro i cancelli di ferro e l’altissimo muro di cinta, e in pratica non sapeva nulla di lui… da dove veniva, chi erano i suoi genitori, e come aveva fatto ad acquisire quei due monopoli che rendevano somme enormi.
“Mi dispiace per il vecchio Pugnostretto” disse Dunross. “È sempre stato un vecchio bastardo molto duro, ma con me non è stato tanto più duro di quanto lo sia stato con i suoi figli.”
“Sì. Sta morendo. Il fato. E non ho simpatia per nessuno dei suoi eredi. Come i Chin, diventeranno ricchi, tutti quanti. Persino Zeppelin” disse Mata con una smorfia, “persino Zeppelin riceverà dai 50 ai 75 milioni di dollari USA.”
“Cristo, pensare che il gioco d’azzardo rende tanto…”
Mata abbassò le palpebre. “Dovrei provare a cambiare?”
“Se vuol lasciare un monumento, sì. In questo momento il sindacato permette soltanto i giochi d’azzardo cinesi: fan-tan, domino e dadi. Se il nuovo gruppo fosse moderno, lungimirante, e apportasse qualche modifica… se costruisse un grande casinò nuovo, con tavoli di roulette, vingt-et-un, chemin de fer, magari anche craps americano, tutta l’Asia accorrerebbe a Macao.”
“C’è qualche probabilità che Hong Kong legalizzi il gioco d’azzardo?”
“Nessuna… lei sa meglio di me che senza il gioco d’azzardo e l’oro Macao finirebbe a mare, e uno dei capisaldi della politica dei britannici e di Hong Kong è impedire che questo avvenga. Noi abbiamo le corse dei cavalli… voi avete i tavoli da gioco. Ma con una gestione moderna, alberghi nuovi, nuovi giochi, nuovi aliscafi, avrebbe tali introiti che sarebbe costretto ad aprire una banca tutta sua.”
Lando Mata tirò fuori un foglietto, gli diede un’occhiata e lo passò. “Ecco quattro gruppi di tre persone che potrebbero essere ammesse all’asta. Vorrei la sua opinione.”
Dunross non guardò l’elenco. “Vorrebbe che scegliessi il gruppo già deciso da lei?”
Mata rise. “Ah, Ian, lei mi conosce troppo bene! Sì, ho scelto il gruppo che dovrebbe spuntarla, se l’offerta sarà abbastanza sostanziosa.”
“Qualcuno del gruppo sa che lei potrebbe accettarlo come socio?”
“No.”
“E Pugnostretto… e i Chin? Non si rassegneranno facilmente a perdere il monopolio.”
“Se Pugnostretto muore prima dell’asta, si affermerà un nuovo sindacato. Se no, il cambiamento verrà effettuato in modo diverso.”
Dunross diede un’occhiata all’elenco. E represse un’esclamazione di sorpresa. Erano tutti nomi di cinesi di Hong Kong e di Macao, molto noti, molto ricchi, e alcuni avevano un passato piuttosto strano. “Bene, certo sono tutti famosi, Lando.”
“Sì. Per guadagnare simili ricchezze, per gestire un impero del gioco d’azzardo ci vogliono uomini dalle ampie vedute.”
Dunross sorrise con lui. “Sono d’accordo. E allora perché io non figuro nell’elenco?”
“Si dimetta dalla Nobil Casa entro un mese, e potrà costituire il suo sindacato. Le garantisco che la sua offerta vincerà l’asta. Io prendo il 40 per cento.”
“Mi dispiace, Lando, ma non è possibile.”
“In dieci anni, potrebbe avere un patrimonio personale tra i 500 milioni e un miliardo di dollari.”
Dunross scrollò le spalle. “Cos’è il denaro?”
“Moh ching moh meng!” Niente denaro, niente vita.
“Sì, ma non c’è denaro al mondo che possa indurmi a dimettermi. Comunque, farò un accordo con lei. La Struan gestirà il gioco d’azzardo per lei, a mezzo di prestanome.”
“No, mi dispiace. O tutto o niente.”
“Noi potremmo farlo meglio e a minor costo di chiunque altro, e con maggior stile.”
“Se lei si dimette. Tutto o niente, tai-pan.”
Dunross si sentiva girare la testa, al pensiero di tutto quel denaro: ma sentiva l’irremovibilità di Lando Mata. “È giusto. Mi dispiace, non ci sto” disse.
“Sono sicuro che lei, personalmente, sarebbe gradito come… come consulente.”
“Se scelgo il gruppo giusto?”
“Può darsi.” Il portoghese sorrise. “Allora?”
Dunross si chiedeva se poteva correre il rischio di una simile collaborazione. Far parte del sindacato del gioco d’azzardo di Macao non era come essere commissario del Turf Club. “Ci penserò e glielo farò sapere.”
“Bene, Ian. Mi dia la sua opinione entro due giorni, eh?”
“D’accordo. Mi farà sapere quale offerta la spunterà se… se decidesse di cambiare?”
“Un socio o un consulente avrebbe il diritto di saperlo. Ancora una cosa, poi dovrò andare. Non credo che rivedrà più il suo amico Tsu-yan.”
Dunross lo fissò. “Che cosa?”
“Mi ha chiamato da Taipei, ieri mattina. Era molto agitato. Mi ha chiesto se potevo mandarlo a prendere con il Catalina. Era urgente, ha detto, e mi avrebbe spiegato quando ci saremmo visti. Sarebbe venuto direttamente a casa mia, appena arrivato.” Mata alzò le spalle e si studiò le unghie perfettamente curate. “Tsu-yan è un vecchio amico. Ho aiutato altre volte i vecchi amici, e perciò ho autorizzato il volo. Non l’ho visto, Ian. Oh, è arrivato con il Catalina… il mio autista era ad aspettarlo al molo.” Mata alzò gli occhi. “È abbastanza incredibile. Tsu-yan era vestito di stracci luridi, e con un cappello di paglia, come un coolie. Ha mormorato che sarebbe venuto da me più tardi, la sera, è saltato su un tassì e se ne è andato come se avesse alle calcagna tutti i diavoli dell’inferno. Il mio autista c’è rimasto di sasso.”
“Non ci sono possibilità d’errore? È certo che fosse lui?”
“Oh, sì, Tsu-yan è molto conosciuto… per fortuna il mio autista è portoghese e sa prendere un’iniziativa. Lo ha inseguito. Dice che il tassì di Tsu-yan si è diretto verso nord. Presso la Barrier Gate, il tassì si è fermato, e Tsu-yan è scappato a piedi, correndo come un disperato, ha attraversato la barriera ed è entrato in Cina. Il mio autista l’ha visto correre fino a raggiungere i soldati, dalla parte della Repubblica Popolare, e sparire nella guardiola.”
Dunross fissò Mata, incredulo. Tsu-yan era uno dei capitalisti anticomunisti più noti di Hong Kong e di Formosa. Prima della caduta della Cina comunista era stato una specie di piccolo signore della guerra nella zona di Sciangai. “Tsu-yan non può essere gradito nella Repubblica Popolare Cinese” disse. “Deve figurare ai primi posti della loro lista nera.”
Mata esitò. “A meno che non lavorasse per loro.”
“Non è possibile.”
“Tutto è possibile, in Cina.”
Venti piani più sotto, Roger Crosse e Brian Kwok stavano scendendo dall’auto della polizia, seguiti da Robert Armstrong. Un uomo dell’SI in borghese andò loro incontro. “Dunross è ancora nel suo ufficio, signore.”
“Bene.” Robert Armstrong si fermò all’ingresso e gli altri due si avviarono verso l’ascensore. Scesero al ventesimo piano.
“Ah, buonasera, signore” disse Claudia, e sorrise a Brian Kwok. Zeppelin Tung stava aspettando accanto al telefono. Fissò i due uomini della polizia, inorridito; evidentemente li aveva riconosciuti.
Roger Crosse disse: “Il signor Dunross mi sta aspettando.”
“Sì, signore.” Claudia premette il pulsante della sala delle riunioni e dopo un momento parlò al microfono. “C’è il signor Crosse, tai-pan.”
Dunross rispose: “Mi dia un minuto, e poi lo faccia entrare, Claudia.” Posò il ricevitore e si rivolse a Mata. “È arrivato Crosse. Se non ci vediamo stasera in banca, mi farò sentire domattina.”
“Sì. Io… la prego di chiamarmi, Ian. Sì. Voglio parlare privatamente con lei qualche minuto. Stasera o domani.”
“Stasera alle nove” disse prontamente Dunross. “Oppure domani, a qualunque ora.”
“Mi chiami alle nove. O domani. Grazie.” Mata attraversò la sala e aprì una porta mimetizzata nella libreria. Dava in un corridoio privato che portava al piano di sotto. Si chiuse la porta alle spalle.
Dunross lo seguì pensosamente con gli occhi. Chissà che cosa ha in mente? si chiese. Mise i fogli dell’ordine del giorno in un cassetto, lo chiuse a chiave, poi si appoggiò alla spalliera della sedia e si sforzò di riordinare i suoi pensieri, con gli occhi fissi sulla porta e il cuore che gli batteva un po’ più rapido. Lo squillo del telefono lo fece sussultare.
“Sì?”
“Papà” disse Adryon, precipitosamente come al solito, “mi dispiace disturbarti ma la mamma vuol sapere a che ora verrai a cena.”
“Farò tardi. Cenate pure. Mangerò qualcosa di corsa. A che ora sei tornata, stanotte?” chiese Dunross, ricordando di aver sentito la macchina della figlia rientrare poco prima dell’alba.
“Presto” rispose lei. Dunross stava per inveire, ma notò il tono rattristato.
“Cosa c’è, piccola?” chiese.
“Niente.”
“Cosa c’è?”
“Niente, davvero. Ho passato una giornata magnifica, sono stata a pranzo con il tuo Linc Bartlett… siamo andati a far compere, ma quell’animale di Martin mi ha fatto il bidone.”
“Cosa?”
“Sì. L’ho aspettato un’ora intera. Dovevamo vederci al Vic per il tè, ma non si è fatto vedere. Che animale!”
Dunross sorrise, soddisfatto. “Di certa gente non ci si può fidare, vero, Adryon? Pensa, farti un bidone! Che faccia tosta!” le disse, debitamente serio, felicissimo che Haply facesse la fine che meritava.
“È un mascalzone! Un mascalzone a ventiquattro carati!”
La porta si aprì. Crosse e Brian Kwok entrarono. Dunross li salutò con un cenno e indicò loro di accomodarsi. Claudia chiuse la porta.
“Devo lasciarti, tesoro. Ciao, piccola, ti voglio bene! Ciao!” Posò il ricevitore. “Buonasera” disse, non più turbato.
“I fascicoli, Ian, per favore.”
“Certamente, ma prima dobbiamo andare a parlare con il governatore.”
“Prima voglio quei fascicoli.” Crosse tirò fuori il mandato, mentre Dunross prendeva il telefono e componeva un numero. Attese solo un attimo. “Buonasera, signore. C’è qui il sovrintendente Crosse… sì, signore.” Porse il ricevitore. “Per lei.”
Crosse esitò, lo guardò con espressione ostile, poi lo prese. “Qui il sovrintendente Crosse” disse. Ascoltò per un momento. “Sì, signore. Sta bene, signore.” Posò il microfono. “E adesso, che diavolo di scherzo sta combinando?”
“Nessuno scherzo. Preferisco essere prudente.”
Crosse mostrò il mandato. “Se non avrò i fascicoli, Londra mi ha autorizzato ad arrestarla alle sei di questa sera, governatore o non governatore.”
Dunross ricambiò l’occhiata con la stessa durezza. “Faccia pure.”
“Sta bene, Ian Struan Dunross! Mi dispiace, ma lei è in arresto!”
Dunross strinse i denti. “D’accordo. Ma prima, per Dio, vedremo.il governatore!”