30.

Ore 14,20

Phillip Chen smise di esaminare la posta e diventò cinereo. Sulla busta era scritto: “Per il signor Phillip Chen – Da aprirsi personalmente”.

“Che cos’è?” chiese sua moglie.

“L’hanno mandata loro.” Gliela mostrò, tremando. “I Lupi Mannari.”

“Oh!” Erano a tavola, in un angolo del soggiorno, lassù sulla cresta di Struan’s Lookout. Dianne Chen posò nervosamente la tazzina del caffè. “Aprila, Phillip. Ma… ma è meglio che adoperi il mio fazzoletto se… se ci fossero impronte digitali” aggiunse, inquieta.

“Sì, certo, Dianne, che stupido!” Phillip Chen era molto invecchiato. Aveva appoggiato la giacca sulla spalliera della sedia, e la camicia era fradicia di sudore. Una brezza leggera entrava dalla finestra dietro di lui, ma era calda e umida, e sull’isola era calata la foschia. Meticolosamente, servendosi di un tagliacarte d’avorio, aprì il foglio. “Sì, è… è dei Lupi Mannari. Parla… parla del riscatto.”

“Leggila.”

“Ecco: ‘A Phillip Chen, compradore della Nobil Casa, saluti. Ho l’onore d’informarla come dovrà essere pagato il denaro del riscatto. 500.000 per lei contano meno del grido di un maiale nel macello ma per noi poveri contadini sarebbe un’eredità per i nostri nipo…’”

“Bugiardi!” sibilò Dianne, mentre la splendida collana d’oro e di giada luccicava in un tenue raggio di sole. “Come se i contadini fossero capaci di sequestrare John e di mutilarlo così! Sporche, fetenti triadi forestiere! Continua, Phillip.”

“‘… sarebbe un’eredità per i nostri nipoti che soffrono la fame. Il fatto che lei si sia già rivolto alla polizia è per noi come pisciare nell’oceano. Ma questa volta non la consulterà. No. Adesso terrà il segreto o metterà in pericolo la sicurezza di suo figlio e lui non ritornerà e se accadrà qualcosa di brutto sarà colpa sua. Stia in guardia, abbiamo gli occhi dovunque. Se tenta di tradirci, accadrà il peggio e sarà tutta colpa sua. Le telefonerò questa sera alle sei. Non lo dica a nessuno, neppure a sua moglie. Nel frattem…’”

“Sporche triadi! Sporchi figli di puttana che cercano di metter male tra marito e moglie” lo interruppe incollerita Dianne.

“‘… nel frattempo prepari il riscatto in banconote usate da 100 dollari…’” Irritato, Phillip Chen diede un’occhiata all’orologio. “Non ho molto tempo per arrivare alla banca. Dovrò…”

“Finisci la lettera!”

“D’accordo, abbi pazienza, mia cara” disse lui per placarla, e il suo cuore affaticato saltò un battito, quando riconobbe quel tono tagliente. “Dov’ero arrivato? Ah, sì ‘… dollari. Se obbedirà esattamente alle mie istruzioni, potrà riavere suo figlio entro stanotte…’ Oh, Dio, lo spero” disse Phillip Chen, interrompendosi per un attimo, poi proseguì: “‘Non si rivolga alla polizia e non cerchi di tenderci una trappola. I nostri occhi la stanno sorvegliando anche adesso. Scritto dal Lupo Mannaro.’” Si tolse gli occhiali. Aveva gli occhi stanchi e arrossati, la fronte madida di sudore. “‘La stanno sorvegliando anche adesso’? Possibile che uno dei servitori… o l’autista sia al loro soldo?”

“No. No, naturalmente. Sono tutti con noi da anni.”

Phillip Chen si asciugò il sudore. Si sentiva male, voleva rivedere John, lo rivoleva sano e salvo, voleva strozzarlo. “Questo non significa nulla. Io… io preferirei chiamare la polizia.”

“Scordatelo! Scordatelo fino a quando non sapremo cosa dovrai fare. Vai alla banca. Ritira solo 200.000 dollari… dovresti riuscire ad accordarti su quella cifra. Se ne ritiri di più, potresti essere tentato di darglielo tutto, questa notte… se hanno davvero intenzione di fare quel che dicono.”

“Sì… molto giusto. Se potessimo accordarci su quella cifra…” Phillip Chen esitò. “E il tai-pan? Credi che dovrei dirlo al tai-pan, Dianne? Lui… lui potrebbe aiutarci.”

“Ah!” disse Dianne, sprezzante. “Che aiuto può darci? Abbiamo a che fare con quegli ossi di cane delle triadi, non con diavoli stranieri corrotti. Se abbiamo bisogno d’aiuto, dobbiamo rivolgerci ai nostri.” Lo fissò con occhi penetranti. “E adesso faresti bene a dirmi cos’è successo veramente, perché l’altra sera eri così furioso e perché da allora ti comporti come un gatto arrabbiato con una spina in una zampa e non ti occupi neppure degli affari.”

“Mi sono occupato degli affari” disse lui, in tono difensivo.

“Quante azioni hai comprato? Eh? Azioni della Struan? Hai approfittato di quello che ci ha detto il tai-pan a proposito del boom imminente? Ricordi che cos’ha predetto Tung, il Vecchio Cieco?”

“Certo, certo, mi ricordo!” balbettò Phillip Chen. “Ho… ho raddoppiato segretamente il numero delle nostre azioni e ho dato ordini riservati a vari agenti di cambio per acquistarne ancora.”

La mente calcolatrice di Dianne Chen si accese al pensiero degli utili enormi, e degli utili personali che avrebbe ricavato da tutte le azioni che aveva acquistato per sé, impegnando tutto il suo portafoglio di titoli. Ma conservò un’espressione fredda, un tono gelido. “E quanto le hai pagate?”

“In media, 28,90.”

“Ah! Secondo il giornale di oggi la Nobil Casa ha aperto a 28,80” disse Dianne, arricciando sprezzante il naso, furiosa all’idea che suo marito avesse pagato ogni azione 5 centesimi meno di lei. “Avresti dovuto andare in Borsa questa mattina, invece di restare qui a dormire.”

“Non mi sentivo bene, cara.”

“È cominciato tutto dall’altra notte. Che cosa ti ha fatto infuriare tanto? Heya?

“Niente.” Phillip Chen si alzò, sperando di poter fuggire. “Nien…”

“Siediti! Non è niente, il fatto che tu abbia urlato con me, la tua fedele moglie, di fronte alla servitù? Niente, che mi abbia ordinato di chiudermi in sala da pranzo come una puttana? Heya?” Dianne cominciò ad alzare la voce e si lasciò andare.

Sapeva istintivamente che era il momento più opportuno, adesso che erano soli in casa e lui era indifeso e lei poteva approfittare del vantaggio. “Ti pare niente maltrattarmi così, io che ti ho dato gli anni migliori della mia vita e ho lavorato come una schiava e mi sono presa cura di te per ventitré anni? Io, Dianne Mai-wei T’Chung, che ho nelle vene il sangue del grande Dirk Struan, che ti ho sposato vergine e ti ho portato proprietà a Wanchai, a North Point e persino su Lan Tao, e azioni e partecipazioni e la migliore istruzione in Inghilterra? Io che non mi lamento mai se russi e vai a puttane e non protesto neppure per il marmocchio che hai avuto da quella ragazza di sala da ballo e che hai mandato a studiare in America?”

Eh?

“Oh, so tutto di te e di lei e di tutte le altre e delle altre porcherie che combini, e so che non mi hai mai amata e volevi soltanto le mie proprietà e un perfetto ornamento per la tua esistenza scialba…”

Phillip Chen si sforzava di non ascoltare, ma non ci riusciva. Il cuore gli batteva forte. Odiava le liti e odiava quegli strilli che gli allegavano i denti, gli stordivano la mente e gli facevano torcere le budella. Cercò d’interromperla, ma lei continuò, assalendolo, accusandolo di ogni genere di tresca e di errori e di misfatti privati, lasciandolo di sasso nel vedere che lei sapeva tutto.

“… e il tuo club?”

“Eh? Quale club?”

“Il club privato cinese con quarantatré soci, il 74, in un isolato vicino a Pedder Street, con uno chef di Sciangai, ragazze minorenni e camere da letto e saune e gli aggeggi che i vecchi sporcaccioni adoperano per far rizzare i loro Steli Sfiatati? Eh?”

“Ma non è affatto così” farfugliò Phillip Chen, inorridito al pensiero che sua moglie sapesse. “È un…”

“Non mentire! Hai versato 87.000 dollari USA come acconto a Shitee T’Chung e a quei tuoi due amici melliflui e adesso paghi ancora 4000 dollari di Hong Kong al mese. Per che cosa? È meglio che… E adesso dove vuoi andare?”

Docile, Phillip Chen sedette di nuovo. “Volevo… volevo… devo andare al bagno.”

“Ah! Ogni volta che discutiamo devi andare al bagno! Il fatto è che ti vergogni del modo in cui mi tratti e di…” Poi, vedendo che lui stava per esplodere, cambiò tono di colpo, divenne suadente e gentile. “Povero Phillip! Povero caro! Perché eri così infuriato? Chi ti ha fatto del male?”

E così lui glielo disse, e appena incominciò a parlare si sentì meglio, e l’angoscia, la paura e il furore si attenuarono. Le donne sono abili e astute in queste cose, si disse, continuando a raccontare. Le disse che aveva aperto la cassetta di sicurezza di John, alla banca, e aveva trovato le lettere a Linc Bartlett, e il duplicato della chiave della sua cassaforte. “Ho portato via tutte le lettere” disse, quasi piangendo. “Sono di sopra, puoi leggerle anche tu. Mio figlio! Ci ha traditi!”

“Mio Dio, Phillip” ansimò lei. “Se il tai-pan sapesse che tu e Papà Chen-chen avevate tenuto… se lo sapesse, ci rovinerebbe!”

“Sì, sì, lo so! È per questo che ero così sconvolto! Secondo il legato di Dirk, ne ha il diritto e i mezzi. Saremmo rovinati. Ma… ma non è tutto. John sapeva dov’era la nostra cassaforte segreta, in giardino, e…”

Cosa?

“Sì, e l’ha dissepolta.” Le disse che anche la moneta era sparita.

Ayeeyah!” Dianne lo fissò, traumatizzata, per metà atterrita e per metà felice perché adesso John, fosse tornato o no, si era rovinato con le sue mani. John non avrebbe ereditato nulla! Il mio Kevin è il figlio numero uno, adesso, è il futuro compradore della Nobil Casa! Poi le paure sommersero l’euforia. Mormorò, sgomenta: “Se ci sarà ancora una Casa di Chen.”

“Cosa? Come hai detto?”

“Niente, non importa. Aspetta un momento, Phillip, lasciami pensare. Oh, che carogna, quel ragazzo! Come ha potuto, John, fare una cosa simile a noi che gli abbiamo sempre voluto tanto bene! Tu… dovresti andare in banca. Ritira 300.000 dollari… caso mai dovessi pagare di più. Dobbiamo riavere John a tutti i costi. Aveva la moneta con sé, oppure l’avrà messa nell’altra cassetta di sicurezza?”

“Dovrebbe essere nella cassetta… o nascosta nel suo appartamento, alle Sinclair Towers.”

Il viso di Dianne s’incupì. “Come possiamo cercarla, se là c’è lei? Sua moglie? Quella sgualdrina di Barbara! Se sospettasse che cerchiamo qualcosa…” La sua mente si soffermò su un particolare. “Phillip, vuol dire che chiunque presenti la moneta ottiene tutto quello che vuole?”

“Sì.”

“Iiiih! Che potere!”

“Sì.” Ora la mente di Dianne funzionava alla perfezione. “Phillip” disse, ricomponendosi e dimenticando tutto il resto, “abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile. Telefona a tuo cugino Quattro Dita…” Lui la guardò, sbalordito, poi cominciò a sorridere. “… Mettiti d’accordo con lui, perché ti faccia seguire in segreto da qualcuno dei suoi scagnozzi, per proteggerti quando pagherai il riscatto. E poi dovranno seguire il Lupo Mannaro fino alla tana e salvare John a qualunque costo. In ogni caso, non parlargli della moneta… digli solo che hai bisogno d’aiuto per salvare il povero John. Ecco. Dobbiamo riavere a tutti i costi il povero John.”

“Sì” rispose lui, molto più tranquillo. “Quattro Dita è l’ideale. Ci deve un paio di favori. So dove posso trovarlo, questo pomeriggio.”

“Bene. Adesso vai in banca, ma dai a me la chiave della cassaforte. Annullerò l’appuntamento con il parrucchiere e leggerò subito le carte di John.”

“D’accordo.” Phillip Chen si alzò immediatamente. “La chiave è di sopra” disse, mentendo, e si affrettò a uscire. Non voleva che lei curiosasse nella cassaforte. C’erano diverse cose che non voleva che lei sapesse. Sarà meglio che le nasconda altrove, pensò irrequieto. Non si sa mai. L’euforia svanì, e l’ansia lo riprese. Oh, mio povero figlio, pensò, sul punto di piangere. Che cosa ti ha preso? Sono stato un buon padre, e sarai sempre il mio erede e ti volevo bene come volevo bene a tua madre. Povera Jennifer, povera piccina, morta nel dare alla luce il mio primogenito. Oh, dei, rendetemi mio figlio, sano e salvo, qualunque cosa abbia fatto, aiutatemi a venir fuori da questa storia pazzesca, e io vi dedicherò un nuovo tempio!

La cassaforte era dietro la testata del letto di ottone. Lo scostò dalla parete, aprì lo sportello e tirò fuori tutte le carte di John, e i suoi atti di proprietà, le lettere e le cambiali, li infilò nella tasca della giacca, e scese di nuovo.

“Ecco le lettere di John” disse. “Ho voluto risparmiarti la fatica di spostare il letto.”

Dianne notò la tasca gonfia ma non disse nulla.

“Sarò di ritorno per le cinque e mezzo in punto.”

“Bene. Guida con prudenza” disse lei, distratta, completamente concentrata su un unico problema… come impadronirsi di quella moneta, per se stessa e Kevin. In segreto.

Squillò il telefono. Phillip Chen si fermò sulla soglia, mentre lei rispondeva. “Weyyyy?” I suoi occhi si offuscarono. “Oh, salve, tai-pan, come sta?” Phillip Chen impallidì.

“Benissimo, grazie” disse Dunross. “C’è Phillip?”

“Sì, sì, un attimo solo.” Dianne sentì molte voci, in sottofondo, e le parve di percepire un tono di velata urgenza che accrebbe la sua paura. “Phillip, è per te” disse, cercando di nascondere il nervosismo. “Il tai-pan!” Gli porse il ricevitore, accennandogli di tenerlo un po’ scostato dall’orecchio, in modo da poter ascoltare anche lei.

“Sì, tai-pan?”

“Salve, Phillip. Che progetti hai per questo pomeriggio?”

“Niente di speciale. Stavo uscendo per andare alla banca. Perché?”

“Prima passa in Borsa. Il mercato è impazzito. L’assalto agli sportelli della Ho-Pak ormai si è diffuso in tutta la colonia, e le azioni vacillano, anche se Richard ce la sta mettendo tutta per sostenerle. Precipiteranno da un momento all’altro. L’assalto, adesso, c’è anche ad altre banche… la Ching Prosperity, persino la Victoria…” Phillip Chen e sua moglie si scambiarono un’occhiata, turbati. “Ho sentito che la Victoria ha avuto problemi ad Aberdeen e Central. Scendono tutte, anche le più sicure: Victoria and Albert, Kowloon Investments, Hong Kong Power, Rothwell-Gornt, Asian Properties, H.K.L.F., Zong Securities, Solomon Textiles, le nostre… tutti quanti.”

“Di quanti punti sono scese le nostre?”

“Da stamattina? Tre punti.”

Phillip Chen si lasciò sfuggire un’esclamazione e per poco non fece cadere il ricevitore. “Cosa?”

“Sì” rispose amabilmente Dunross. “Qualcuno ha messo in giro voci sul nostro conto. In Borsa si sa che siamo nei guai, che non possiamo pagare la Toda Shipping la settimana prossima… e neppure la rata della Orlin. Credo che adesso ci stiano vendendo a breve.”