36.

Ore 21,45

Linc Bartlett vide Orlanda prima che lei lo vedesse, e restò senza fiato. Non poté fare a meno di confrontarla con Casey, che gli stava accanto e parlava con Andrew Gavallan. Orlanda indossava un abito lungo di seta bianca, scollatissimo sulla schiena, che con molta discrezione esaltava il suo corpo dorato. Casey portava l’abito verde che lui le aveva visto molte volte, con i capelli ramati sciolti sulle spalle.

“Volete venire tutti e due con me alla festa di Shi-teh, questa sera?” gli aveva chiesto Orlanda quella mattina. “Potrebbe essere importante andarci, per lei e per la sua Casey.”

“Perché?”

“Perché quasi tutti gli affari che contano, a Hong Kong, vengono conclusi in questo tipo di feste, signor Bartlett. Potrebbe essere molto importante per lei frequentare persone come Shi-teh… e il Turf Club, il Cricket Club, persino il Club, anche se questo è impossibile.”

“Perché sono americano?”

“Perché solo se muore qualcuno si libera un posto… un inglese o uno scozzese.” Orlanda aveva riso. “La lista d’attesa è lunga come Queen’s Road! Vi sono ammessi soltanto gli uomini, è tutto molto pomposo e noioso, vecchie poltrone di pelle, vecchi signori che dormono per smaltire i pranzi durati tre ore con accompagnamento di dieci gin, il Times e tutto il resto.”

“Diavolo, sembra entusiasmante!”

Lei aveva riso di nuovo. Aveva i denti bianchissimi, ed era perfetta. Avevano parlato mentre facevano colazione, e Bartlett s’era accorto che si trovava a suo agio a parlare con lei. E a stare con lei. Il suo profumo era eccitante. Casey usava raramente il profumo… diceva che serviva solo a distrarre gli uomini d’affari con i quali doveva trattare. Avevano ordinato caffè e toast e uova e bacon, all’americana, in un albergo nuovissimo proposto da Orlanda, il Mandarin. Casey non faceva mai colazione. Prendeva soltanto caffè e toast, qualche volta, o un paio di croissants.

L’intervista era andata liscia e il tempo era passato troppo in fretta. Non era mai stato in compagnia di una donna dotata di una femminilità così aperta e sicura. Casey era sempre forte, efficiente, tranquilla e non femminile. Per sua scelta e per mio consenso, si disse.

“Quella è Orlanda?” Casey lo guardava, inarcando un sopracciglio.

“Sì” rispose Bartlett, tentando invano di leggere la sua espressione. “Cosa te ne pare?”

“È una carica di dinamite.”

“In che senso?”

Casey rise. Si rivolse a Gavallan, che si sforzava di mostrarsi cortese, ma che pensava soltanto a Kathy. Quando Kathy glielo aveva detto, quella sera, non avrebbe voluto lasciarla, ma lei aveva insistito, ripetendo che per lui era importante andare alla festa. “La conosce, Andrew?”

“Chi?”

“La ragazza in bianco.”

“Dove? Oh! Oh, sì, ma solo di fama.”

“Buona o cattiva?”

“Dipende, ehm, dal punto di vista, Casey. È… è portoghese, eurasiatica, naturalmente. Orlanda è stata per diversi anni l’amica di Gornt.”

“Vuol dire la sua amante?”

“Sì, credo sia la parola esatta” rispose educatamente Gavallan, infastidito dalla franchezza di Casey. “Ma era una relazione molto discreta.”

“Gornt ha buon gusto. Sapevi che era la sua amica fissa, Linc?”

“Me l’ha detto lei questa mattina. L’ho conosciuta nell’ufficio di Gornt un paio di giorni fa. Lui ha detto che erano ancora amici.”

“Non c’è da fidarsi di Gornt” disse Gavallan.

Casey disse: “Ha parecchi appoggi importanti, a Hong Kong e fuori, mi hanno detto. A quanto ne so, al momento non è troppo esposto, a differenza di voi. Come lei saprà, vuole che ci accordiamo con lui, non con voi.”

“Noi non siamo troppo esposti” disse Gavallan. Guardò Bartlett. “Abbiamo concluso?”

“Firmeremo martedì. Se voi siete pronti” disse Bartlett.

“Siamo pronti anche adesso.”

“Ian vuole che lo teniamo segreto fino a sabato, e noi siamo d’accordo” disse Casey. “Vero, Linc?”

“Sicuro.” Bartlett guardò di nuovo Orlanda. Casey seguì il suo sguardo.

L’aveva notata fin dal momento in cui la ragazza s’era fermata esitando sulla soglia. “Con chi sta parlando, Andrew?” L’uomo aveva un’aria interessante; era agile, elegante, oltre la cinquantina.

“Quello è Lando Mata. Anche lui è portoghese, di Macao.” Gavallan si chiese, tormentosamente, se Dunross sarebbe riuscito a convincere Mata a muovere in loro aiuto con tutti i suoi milioni. Cosa farei, se fossi io il tai-pan? si chiese stancamente. Domani comprerei, o mi metterei d’accordo con Mata e Pugnostretto questa sera? Con il loro denaro, la Nobil Casa sarebbe al sicuro per intere generazioni, anche se sfuggirebbe al nostro controllo. È inutile preoccuparti, adesso. Aspetta di essere diventato tai-pan. Poi vide Mata sorridere a Orlanda, poi tutti e due lo guardarono e si avviarono verso di loro. Gavallan guardò i seni sodi, liberi sotto la seta. I capezzoli eretti. Buon Dio, pensò, sgomento, neppure Venus Poon ne avrebbe il coraggio. Quando i due si avvicinarono li presentò e si trasse un po’ in disparte per osservarli.

“Salve” disse Orlanda a Casey, con calore. “Linc mi ha parlato tanto di lei, mi ha detto quanto è importante.”

“Anch’io ho sentito parlare di lei” disse Casey, con lo stesso calore. Ma non abbastanza. Sei molto più incantevole di quanto mi avesse fatto capire Linc. Molto di più. Dunque sei Orlanda Ramos. Bella e femminile e con la voce dolce, e sei un piranha che ha messo gli occhi sul mio Linc. Gesù, e adesso cosa devo fare?

Sentiva la propria voce parlare del più e del meno, ma la sua mente era ancora rivolta a Orlanda Ramos. Da una parte, sarebbe un bene se Linc avesse una relazione. Così sbollirebbe un po’. La scorsa notte è stato tremendo, per lui come per me. Aveva ragione a chiedermi di cambiare stanza. Ma se finisse prigioniero di questa magia, come potrei tirarlo fuori? Lei sarebbe davvero come tutte le altre ragazze, che non avevano importanza per me e, dopo una settimana, non ne avevano più neppure per lui?

Questa no, decise irrevocabilmente Casey. Ho due possibilità. O resisto per tredici settimane e quattro giorni e dò battaglia, o non lo faccio e dò battaglia.

Sorrise. “Orlanda, ha un vestito fantastico.”

“Grazie. Posso chiamarla Casey?”

Tutte e due sapevano che la guerra era incominciata.

Bartlett era felice che Casey trovasse così simpatica Orlanda. Gavallan li osservava tutti e quattro, affascinato. C’era uno strano senso di calore, tra loro. Soprattutto tra Bartlett e Orlanda.

Rivolse l’attenzione su Mata e Casey. Mata era mellifluo, pieno del fascino del vecchio mondo, e si dedicava a Casey, giocando con lei come se fosse un pesciolino. Chissà fin dove arriverà, con lei. Strano che Casey non sembri affatto preoccupata per Orlanda. Si sarà pure accorta che il suo amico è cotto. O forse no. O forse non le importa nulla, e lei e Bartlett sono soltanto soci d’affari e niente di più. Forse lei è davvero una lesbica, dopotutto. Oppure è soltanto frigida, come tante. Che peccato!

“Le piace Hong Kong, signorina Casey?” domandò Mata, chiedendosi come poteva essere a letto.

“Purtroppo non l’ho vista molto, anche se sono andata nei Nuovi Territori, a fare il giro turistico organizzato dall’albergo e a dare un’occhiata alla Cina.”

“Le piacerebbe andarci? Voglio dire, andare veramente in Cina? A Canton, diciamo? Potrei farle avere un invito.”

Casey lo guardò, perplessa. “Ma non possiamo andare in Cina… i nostri passaporti non sono validi.”

“Oh, non sarà necessario il passaporto. La Repubblica Popolare Cinese non bada ai passaporti. Sono così pochi i quai loh che vanno in Cina… non è un problema. Le rilasciano un visto scritto, e timbrano quello.”

“Ma il nostro Dipartimento di Stato… Non credo che potrei correre il rischio, proprio adesso.”

Bartlett annuì. “Non dovremmo entrare neppure nell’emporio comunista che c’è qui. Il grande magazzino.”

“Sì, il vostro governo è veramente molto strano” disse Mata. “Come se entrare in un emporio fosse un atto sovversivo! Avete sentito quello che dicono dello Hilton?”

“Che cosa?”

“Sembra che abbiano comprato una meravigliosa collezione di oggetti cinesi d’antiquariato per il nuovo albergo… l’hanno comprata qui, naturalmente.” Mata sorrise. “E sembra che adesso gli Stati Uniti abbiano deciso che non possono servirsene, neppure a Hong Kong. È tutto in magazzino. Almeno, così dicono.”

“È logico. Negli Stati Uniti, se non ce la fai a cavartela da solo, vai a lavorare per il governo” disse Bartlett in tono acido.

“Casey, dovrebbe decidere da sola” disse Mata. “Vada a visitare l’emporio. Si chiama China Arts and Crafts, e si trova su Queen’s Road. I prezzi sono ragionevoli, e i comunisti non hanno le corna e la coda biforcuta.”

“È tutto diverso da quel che mi aspettavo” disse Bartlett. “Casey, perderesti davvero la testa, di fronte a certi oggetti che espongono lì.”

“Tu ci sei stato?” chiese lei, sorpresa.

“Sicuro.”

“Ho accompagnato il signor Bartlett questa mattina” spiegò Orlanda. “Stavamo passando di lì. Sarà un piacere portare anche lei, se desidera.”

“Grazie, mi piacerebbe moltissimo” disse Casey, con eguale gentilezza, mentre sentiva squillare tutti i segnali di pericolo. “Ma a Los Angeles ci hanno detto che la CIA sorveglia gli americani che vi entrano perché sono sicuri che sia un covo comunista.”

“A me è sembrato un emporio normalissimo, Casey” disse Bartlett. “Non ho visto altro che qualche manifesto di Mao. Però non si può contrattare. Vendono a prezzo fisso. Ci sono alcune delle occasioni più sensazionali che ti possa capitare di vedere. Peccato che non possiamo portarcele in patria.” Negli Stati Uniti c’era un embargo totale su tutte le merci di provenienza cinese, persino sugli oggetti d’antiquariato che erano a Hong Kong da cent’anni.

“Non è affatto un problema” disse subito Mata, chiedendosi cosa avrebbe guadagnato come mediatore. “Se c’è qualcosa che le piace, posso acquistarlo per lei.”

“Ma non potremmo portarlo comunque negli Stati Uniti, signor Mata” obiettò Casey.

“Oh, anche questo è facile. Lo faccio sempre per i miei amici americani. Spedisco i loro acquisti a una mia compagnia di Singapore o di Manila. Per una tariffa molto modesta, glieli inviano negli Stati Uniti con un certificato d’origine. Malesia o Filippine, come preferisce.”

“Ma sarebbe un’irregolarità. Contrabbando.”

Mata, Gavallan e Orlanda scoppiarono a ridere e Gavallan disse: “Il commercio è il lubrificante del mondo. Le merci sottoposte a embargo negli Stati Uniti o a Formosa arrivano nella Repubblica Popolare Cinese, le merci della Repubblica Popolare Cinese arrivano a Formosa o negli Stati Uniti… se sono richieste. È logico!”

“Lo so” disse Casey. “Ma non mi sembra giusto.”

“L’Unione Sovietica è decisa ad annientarvi, eppure continuate ad avere scambi commerciali con lei” disse Gavallan a Bartlett.

“Noi non lo facciamo” disse Casey. “Noi della Par-Con. Anche se ci hanno abbordato perché vendessimo loro i computer. Per quanto amiamo il profitto, i russi sono assolutamente fuori discussione. Il governo commercia, ma solo per quel che riguarda merci scrupolosamente controllate. Grano, roba del genere.”

“Dovunque ci sia qualcuno disposto ad acquistare, c’è sempre qualcuno disposto a vendere” disse Gavallan, irritato. Guardò oltre le finestre e si augurò di poter essere ancora a Sciangai. “Prenda il Vietnam, la vostra Algeria.”

“Prego?” disse Casey.

Gavallan le lanciò un’occhiata. “Volevo dire che il Vietnam dissanguerà la vostra economia, come ha dissanguato la Francia, come l’Algeria ha dissanguato la Francia.”

“Noi non andremo mai nel Vietnam” disse Bartlett, in tono sicuro. “Perché dovremmo farlo? Il Vietnam non ha niente a che vedere con noi.”

“D’accordo” disse Mata. “Ma gli Stati Uniti si stanno lasciando coinvolgere sempre di più. Anzi, signor Bartlett, penso che vi stiano trascinando nell’abisso.”

“In che senso?” domandò Casey.

“Credo che i sovietici vi abbiano attirati di proposito nel Vietnam. Voi manderete truppe, e loro no. Voi combatterete contro i vietcong e la giungla, e i sovietici vinceranno. La CIA è già presente in forze. Sta gestendo una linea aerea. Già adesso si stanno costruendo aeroporti con denaro americano, e le armi americane continuano ad affluire. Ci sono già i vostri soldati che combattono.”

“Non lo credo” disse Casey.

“Può crederlo. Si chiamano Forze Speciali, qualche volta Forze del Delta. Mi dispiace, ma il Vietnam diventerà un grosso problema per il vostro governo, se non sarà estremamente abile.”

Bartlett disse in tono sicuro: “Grazie a Dio lo è. Kennedy ha risolto la crisi di Cuba. Risolverà anche la questione del Vietnam. Ha costretto Chruščëv a far marcia indietro e potrà farlo ancora. Quella volta ha vinto. I sovietici hanno ritirato i loro missili.”

Gavallan ebbe un sorriso amaro. “Dovrebbe parlare di Cuba con Ian, vecchio mio; allora sì che lo vedrebbe prender fuoco. Lui dice, e sono d’accordo con lui, che avete perso. I sovietici vi hanno attirato in un’altra trappola. È convinto che abbiano costruito le postazioni quasi apertamente… perché volevano che voi le scopriste, come del resto avete fatto, e poi c’è stato un grande clangore di sciabole, il mondo si è spaventato a morte, e in cambio della decisione sovietica di ritirare i missili da Cuba il vostro presidente ha calpestato la dottrina di Monroe, la base stessa del vostro sistema di sicurezza.”

“Cosa?”

“Certamente. Kennedy non ha promesso per iscritto di non invadere Cuba, di non permettere un’invasione partita dal territorio americano… o da qualunque altro luogo dell’emisfero occidentale? Una promessa scritta, per Dio! E così adesso una potenza europea ostile, l’Unione Sovietica, in totale contrasto con la dottrina di Monroe, è apertamente insediata a novanta miglia dalle vostre coste, con i confini garantiti per iscritto dal vostro presidente e ratificati dal vostro Congresso. Chruščëv ha realizzato un colpo di mano enorme, come non era mai successo in tutta la vostra storia. E tutto per niente!” La voce di Gavallan divenne più aspra. “Adesso Cuba è sicura, grazie a voi, e crescerà, si espanderà e finirà per contagiare tutto il Sudamerica. Una base sicura per i sommergibili, le navi, gli aerei sovietici… Cristo Onnipotente, che meravigliosa vittoria!”

Casey guardò Bartlett, sconvolta. “Ma Linc, senza dubbio non è così.”

Anche Bartlett era sconvolto. “Credo… se ci pensi bene, Casey… una cosa è certa: a loro non è costato niente.”

“Ian ne è convinto” disse Gavallan. “Ne parli con lui. In quanto al Vietnam, qui nessuno pensa che il presidente Kennedy possa cavarsela, anche se personalmente lo ammiriamo molto. L’Asia non è come l’Europa o le Americhe. Qui pensano in modo diverso, agiscono in modo diverso e hanno valori diversi.”

Vi fu un improvviso silenzio. Bartlett lo spezzò. “Allora crede che ci sarà la guerra?”

Gavallan gli diede un’occhiata. “Non ha motivo di preoccuparsi. La Par-Con dovrebbe cavarsela benissimo. Voi avete industria pesante, computer, schiuma di poliuretano, commesse governative aerospaziali, petrolchimiche, radio… Con la vostra gamma di produzione e la vostra competenza, se ci sarà una guerra, i vostri profitti potrebbero arrivare alle stelle.”

“Non credo che mi piacerebbe guadagnare in questo modo” disse Casey, irritata. “È un modo schifoso di far soldi.”

Gavallan si girò verso di lei. “Su questa terra ci sono tante cose schifose, sbagliate e ingiuste…” Stava per lanciarsi in una tirata, infuriato perché lei continuava a interrompere la sua conversazione con Bartlett, ma decise che non era il luogo né il momento, perciò disse, amabilmente: “Ma ha ragione. Nessuno vuole guadagnare sulla morte. Chiedo scusa, ma dovrei andare… Sapete che tutti hanno i cartellini segnaposto? La cena comincerà da un momento all’altro.”

E se ne andò.

Casey disse: “Non credo di essergli simpatica.”

Risero per il tono in cui l’aveva detto. “Le sue parole sono state molto giuste, Casey” le disse Orlanda. “Ha ragione. La guerra è orribile.”

“Era qui, durante l’ultima?” domandò Casey in tono innocente.

“Sì, ma a Macao. Sono portoghese. Mia madre diceva che là non andava troppo male. I giapponesi lasciarono in pace Macao perché il Portogallo era neutrale.” Orlanda soggiunse soavemente: “Certo, ho solo venticinque anni, quindi non ricordo quasi niente. Non ne avevo ancora sette quando finì la guerra. Macao è molto simpatica, Casey. Molto diversa da Hong Kong. Dovrebbe piacere a lei e a Linc. Val la pena di vederla. Sarei felice di farvi da guida.”

Ci scommetto, pensò Casey, che a ventisei anni si sentiva vecchia, in confronto a Orlanda che aveva la carnagione di una diciassettenne. “Sarebbe magnifico. Ma, Lando, che cos’ha Andrew? Perché è così stizzito? Perché io sono vicepresidente della Par-Con anche se sono una donna, e tutto il resto?”

“Ne dubito. Sono sicuro che lei esagera” disse Mata. “Ma lui non è molto filoamericano, e lo esaspera l’idea che l’Impero britannico non esista più, che gli Stati Uniti siano arbitri delle sorti del mondo e commettano grossolani errori, secondo lui. Moltissimi britannici la pensano allo stesso modo, temo! In parte è invidia, naturalmente. Ma deve aver pazienza con Andrew. Dopotutto, il vostro governo, nel ’45, ha lasciato Hong Kong a Ciang… solo la marina britannica riuscì a impedirlo. L’America si è schierata con i sovietici contro di loro nella crisi di Suez, ha appoggiato gli ebrei contro di loro in Palestina… ci sono esempi a dozzine. Ed è vero che molti di noi, qui, pensano che la vostra attuale ostilità nei confronti della Cina sia un errore.”

“Ma sono comunisti come i russi. Hanno combattuto contro di noi, quando cercavamo soltanto di proteggere la libertà della Corea del Sud. Non avevamo nessuna intenzione di attaccarli.”

“Ma, storicamente, la Cina ha sempre varcato lo Yalu quando un invasore straniero si avvicinava a quel confine. Sempre. Il vostro MacArthur diceva d’essere uno storico” spiegò paziente Mata, chiedendosi se era altrettanto ingenua a letto. “Avrebbe dovuto saperlo. Lui – o il vostro presidente – ha costretto la Cina a prendere una strada a lei sgradita. Ne sono assolutamente sicuro.”

“Ma non eravamo noi gli invasori. È stata la Corea del Nord a invadere quella del Sud. Volevamo soltanto aiutare un popolo a difendere la sua libertà. Guardi cos’ha fatto la Cina al Tibet… e all’India, lo scorso anno. In fondo, noi vogliamo solo difendere la libertà.” Casey s’interruppe quando un brusio di sollievo si levò nella sala e gli invitati cominciarono ad avviarsi verso i tavoli. Stava entrando un corteo di camerieri con i vassoi coperti da copripiatti d’argento. “Dio sia lodato! Sto morendo di fame.”

“Anch’io” disse Bartlett.

“Questa sera Shitee è in anticipo” disse Mata, ridendo. “Orlanda, avresti dovuto avvertirli che è indispensabile fare uno spuntino prima dei banchetti di Shitee.”

Orlanda si limitò a sorridere, e Casey disse: “Orlanda aveva avvertito Linc, e lui l’ha detto a me. Ma credevo di poter resistere.” Guardò la sua nemica che era alta mezza testa meno di lei, intorno al metro e sessanta. Per la prima volta in vita sua si sentì voluminosa e ingombrante. Sii sincera, si disse, da quando sei uscita dall’albergo e hai girato per le strade e hai visto tutte quelle donne e quelle ragazze cinesi, con mani e piedi e figure minute, tutte con gli occhi scuri e i capelli scuri, ti sei sentita enorme e aliena. Sì. Adesso capisco perché tutti ci guardano a bocca aperta. E in quanto al comune turista, chiassoso, grasso, ciabattante…

Ma anche così, Orlanda Ramos, carina come sei e furba come credi di essere, non sei la ragazza per Linc Bartlett. Quindi puoi togliertelo dalla testa! “La prossima volta, Orlanda” disse garbatamente, “mi ricorderò di stare molto attenta alle sue raccomandazioni.”

“Io raccomanderei di mangiare, Casey. Anch’io sono affamata.”

Mata disse: “Credo che siamo tutti allo stesso tavolo. Devo confessare che l’ho organizzato io.” Li precedette allegramente, eccitato più che mai dall’idea di riuscire a portarsi a letto Casey. L’aveva deciso nel momento in cui l’aveva vista. Un po’ era la sua bellezza, la sua statura e i seni bellissimi, quel piacevole contrasto con la piccolezza delle ragazze asiatiche, tutte eguali. Parte del suo desiderio nasceva dagli accenni che aveva fatto Orlanda. Ma soprattutto era stato il pensiero improvviso che spezzando il legame tra Bartlett e Casey avrebbe potuto bloccare la penetrazione della Par-Con in Asia. Molto meglio tenere gli americani e la loro morale ipocrita lontano dalla nostra sfera il più a lungo possibile, si era detto. E se Dunross non concluderà l’accordo con la Par-Con, dovrà concedermi il controllo che voglio. E allora, finalmente, io diventerò il tai-pan della Nobil Casa, alla faccia di tutti i Dunross e di tutti gli Struan.

Madonna, la vita è davvero bella. Strano che questa donna possa essere la chiave della miglior serratura dell’Asia, pensò. Poi aggiunse, soddisfatto: è chiaro che la si può comprare. È solo questione di prezzo.