42.

Ore 10,01

Orlanda Ramos aprì la porta del suo appartamento e mise l’ombrello fradicio nell’attaccapanni. “Entri, Linc” disse, raggiante. “Minha casa é vossa casa. La mia casa è sua.”

Linc sorrise. “È sicura?”

Lei rise e disse, disinvolta: “Ah! Questo resta da vedere. È solo una vecchia consuetudine portoghese… offrire la propria casa.” Si tolse il lucido impermeabile all’ultima moda. Bartlett si tolse il suo, fradicio e un po’ liso, nel corridoio.

“Su, lasci, lo appendo io” disse Orlanda. “Oh, non importa se sgocciola, la mia amah asciugherà. Entri.”

Bartlett notò che il soggiorno era lindo e ordinato, molto femminile, accogliente e di buon gusto. Lei chiuse la porta e appese l’impermeabile. Bartlett si accostò alla porta-finestra che dava su un balconcino. L’appartamento era all’ottavo piano di Rose Court, in Kotewall Road.

“Piove sempre così forte?” chiese.

“In un tifone vero è molto peggio. Anche trecento, quattrocento millimetri in un giorno. Poi ci sono gli smottamenti e le zone dei nuovi insediamenti vengono spazzate via.”

Bartlett guardava giù, tra le nubi. Quasi tutto il panorama era bloccato dai grattacieli che fiancheggiavano i nastri delle strade tortuose ricavate nel fianco della montagna. Di tanto in tanto riusciva a intravvedere Central e la costa, laggiù. “È come essere su un aereo, Orlanda. La notte, quando è sereno, dev’essere meraviglioso.”

“Sì. Sì. Mi piace moltissimo. Si può vedere tutta Kowloon. Prima che costruissero le Sinclair Towers – il complesso davanti a noi – avevamo il più bel panorama di Hong Kong. Sapeva che le Sinclair Towers sono proprietà della Struan? Credo che Dunross abbia voluto che le costruissero per fare dispetto a Quillan. Quillan ha l’appartamento nell’attico, qui… o almeno, l’aveva.”

“Gli ha guastato il panorama?”

“L’ha rovinato.”

“Un dispetto molto costoso.”

“No. I due palazzi rendono parecchio. Quillan mi ha detto che tutto quello che si costruisce a Hong Kong viene ammortizzato in tre anni. Le proprietà immobiliari sono l’ideale. Potrebbe fare for…” Orlanda rise. “Potrebbe guadagnare ancora di più, se volesse.”

“Se mi fermassi, dove dovrei abitare?”

“Qui, ai Mid Levels. Più in alto, sul Peak, c’è sempre molto umido, i muri trasudano e tutto ammuffisce.” Orlanda si tolse il foulard e scrollò i capelli, poi sedette sul bracciolo della poltrona, fissando la schiena di Bartlett e attendendo, paziente.

“Da quanto abita qui?” chiese lui.

“Cinque anni, quasi sei. Da quando è stato costruito il palazzo.”

Lui si voltò e si appoggiò alla finestra. “È splendido” disse. “E anche lei.”

“La ringrazio, gentile signore. Gradirebbe un caffè?”

“Grazie.” Linc Bartlett si passò le dita fra i capelli, guardando un quadro a olio. “È un Quance?”

“Sì. Sì, è un Quance. Me l’ha regalato Quillan. Espresso?”

“Sì. Senza latte, per favore. Vorrei intendermi di più di pittura.” Stava per aggiungere “Casey se ne intende”, ma s’interruppe e guardò Orlanda che apriva una delle porte. La cucina era grande, moderna, ben attrezzata. “Sembra uscita dalle pagine di ‘House and Garden’!”

“È stata un’idea di Quillan. Gli piace la buona tavola e si diverte a cucinare. Questo l’ha progettato lui, il resto… il resto l’ho creato io, anche se è stato lui a insegnarmi a distinguere le cose belle dal kitsch.”

“Le dispiace di aver rotto con lui?”

“Sì e no. È una questione di fato, di karma. Lui… Era venuto il momento.” Il tono sommesso di Orlanda lo commosse. “Non poteva durare. Non qui.” Bartlett notò un’ombra fuggevole di tristezza, ma lei la scacciò e cominciò a trafficare con la lucente caffettiera. Tutti i ripiani erano immacolati. “Quillan aveva la mania dell’ordine e grazie a Dio l’ha attaccata anche a me. La mia amah. Ah Fat, mi fa ammattire.”

“Abita qui con lei?”

“Oh, sì, sì, naturalmente, ma adesso è a fare la spesa… la sua camera è in fondo al corridoio. Dia pure un’occhiata in giro, se vuole. Ci metterò un minuto.”

Bartlett si mosse, incuriosito. Una bella sala da pranzo con un tavolo rotondo per otto. La camera da letto di Orlanda era bianca e rosa, chiara e ariosa con i morbidi tendaggi rosa che ricadevano intorno al grande letto. I fiori erano disposti con gusto delicato. Il bagno era moderno, piastrellato e perfetto, con gli asciugamani in tinta. Una seconda camera da letto, con libri e un telefono e un hi-fi e un letto più piccolo, altrettanto ordinata e di buon gusto.

Casey è surclassata, si disse Bartlett ricordando il disinvolto, noncurante disordine della sua casetta nel canyon, a Los Angeles, mattoni rossi, montagne di libri dappertutto, il barbecue, i telefoni e le macchine da scrivere elettriche. Infastidito da quel pensiero e da quell’impulso automatico di confrontare le due donne, tornò in cucina, senza guardare nella stanza dell’amah, camminando senza far rumore. Orlanda era china sulla caffettiera, e non si accorgeva che la stava osservando. Gli piaceva guardarla.

Quella mattina le aveva telefonato prestissimo, preoccupato, e l’aveva svegliata per ricordarle di andare da un medico, per precauzione. Nel trambusto della notte, quando lui e Casey e Dunross erano arrivati a riva lei era già ritornata a casa.

“Oh, grazie, Linc, com’è stato gentile a telefonare! No, sto benissimo” aveva detto lei, con allegra precipitazione, e allora lui le aveva proposto di fare colazione insieme. Lei aveva accettato subito, e Bartlett era uscito godendosi l’acquazzone e la temperatura piacevole. Colazione sulla terrazza coperta del Mandarin, uova Benedict e toast e caffè, tutto magnifico, e Orlanda che scintillava ed esprimeva ammirazione per lui e per Casey.

“Credevo d’essere spacciata. Sapevo che sarei annegata, Linc, ma ero troppo spaventata per urlare. Se lei non avesse agito così in fretta, non avrei mai… Appena sono caduta, c’era lì Casey ad aiutarmi, e mi sono ritrovata viva e salva prima ancora di rendermene conto…”

Era stata la colazione più deliziosa di tutti i tempi, per Bartlett. Lei lo colmava di piccole premure, gli aveva passato il toast e gli aveva versato il caffè senza che lui dovesse chiederlo, gli aveva raccolto il tovagliolo che era caduto, divertita e divertente, sicura e femminile, e l’aveva fatto sentire forte e maschio. E a un certo momento lei gli aveva posato la mano sul braccio, con le dita lunghe e le unghie curatissime, e la sensazione di quel contatto permaneva ancora. Poi l’aveva accompagnata a casa e s’era fatto invitare nel suo appartamento, e adesso era lì, e la guardava trafficare in cucina, con la gonna di seta e gli stivali da pioggia, la camicetta sbuffante e stretta intorno alla vita sottile, e lasciava che il suo sguardo fluisse su di lei.

Gesù, pensò, è meglio essere prudente.

“Oh, non l’avevo vista, Linc. Cammina senza far rumore, per essere così alto!”

“Mi scusi.”

“Non si scusi, Linc!” Il vapore sibilava in crescendo, e le gocce di caffè incominciavano a riempire le tazzine. “Una scorzetta di limone?”

“Grazie. E lei?”

“No. Preferisco il cappuccino.” Orlanda scaldò il latte. Il profumo del caffè era meraviglioso. Poi portò il vassoio al tavolo della colazione. Cucchiaini d’argento e porcellana squisita. Entrambi avvertivano una certa tensione, ma facevano finta di nulla.

Bartlett sorseggiò il caffè. “È delizioso, Orlanda! Il migliore che abbia mai bevuto in vita mia. Ma è diverso.”

“È il pizzico di cioccolata.”

“Le piace cucinare?”

“Oh, sì, moltissimo. Quillan diceva che ero una brava allieva. Mi piace curare la casa e organizzare feste e Quillan era sempre…” Adesso il viso di Orlanda era lievemente aggrondato. Lo guardò negli occhi. “Continuo a nominarlo. Mi dispiace ma è ancora… è ancora automatico. È stato il primo uomo della mia vita… l’unico della mia vita… È una parte incancellabile di me stessa.”

“Non è tenuta a spiegarlo, Orlanda. Capi…”

“Lo so, ma vorrei farlo. Non ho amici veri, non ho mai parlato di lui con nessuno, non ho mai voluto, ma adesso… ecco, mi piace stare con lei e…” All’improvviso sorrise. “Ma certo! L’avevo dimenticato! Adesso sono una sua responsabilità!” Orlanda rise e batté le mani.

“Come sarebbe a dire?”

“Secondo la tradizione cinese, lei ha interferito con il fato. Oh, sì. Ha interferito con la volontà degli dei. Lei mi ha salvato la vita, perché senza il suo intervento sarei morta sicuramente… probabilmente… ma sarebbero stati gli dei a decidere. E dato che si è intromesso, si è assunto la loro responsabilità, quindi adesso dovrà prendersi cura di me per sempre! È la buona, saggia consuetudine cinese!” Le brillavano gli occhi, e Bartlett non aveva mai visto cornee così bianche o iridi scure così limpide, o un viso così piacente. “Per sempre!”

“Accettato!” Bartlett rise con lei, avviluppato dalla forza di quella gaiezza.

“Oh, bene!” disse Orlanda, poi ridivenne più seria e gli sfiorò il braccio. “Scherzavo, Linc. È così galante… non sono abituata a tanta galanteria. La sciolgo solennemente dall’impegno… la metà cinese del mio essere la scioglie dall’impegno.”

“Forse preferisco non essere sciolto.” Subito, vide che lei sgranava gli occhi. Sentiva una stretta al petto e il cuore gli batteva più forte. Il profumo di Orlanda lo tentava. All’improvviso, l’ondata li investì. Tese la mano e le toccò i capelli, così serici e fini e morbidi. Il primo contatto. La prima carezza. Un brivido sottile, e poi si baciarono. Bartlett sentì le labbra morbide e, dopo un momento, consenzienti, appena umide, senza rossetto, con un buon sapore pulito.

La passione crebbe. La mano di Bartlett si posò sul seno di lei, sentì il calore attraverso la seta. Lei rabbrividì ancora, tentò fiaccamente di indietreggiare, ma lui la trattenne, con fermezza, con il cuore che batteva all’impazzata, accarezzandola, e lei gli appoggiò le mani sul petto e rimase per un poco così, e poi lo respinse, interrompendo il bacio, ma restò vicina, riprendendo fiato, con il cuore che batteva forte, inebriata quanto lui.

“Linc… tu…”

“È stato bellissimo” disse lui, sottovoce, tenendola stretta. Si piegò per baciarla ancora, ma lei evitò il bacio.

“Aspetta, Linc. Prima…”

Lui le baciò il collo e ritentò, sentendo il desiderio di lei.

“Linc, aspetta… prima…”

“Prima il bacio, poi aspetterò!”

Lei rise. La tensione si spezzò. Bartlett imprecò contro se stesso per l’errore commesso; il suo desiderio era fortissimo, alimentato da quello di lei. Il momento era passato, e adesso avevano ripreso le schermaglie. Bartlett si sentì pervadere dalla collera, ma lei si alzò in punta di piedi e lo baciò, meravigliosamente. Subito la collera svanì, rimase solo il calore.

“Sei troppo forte per me, Linc” disse Orlanda con voce roca, cingendogli il collo con le braccia, ma cautamente. “Troppo forte e troppo affascinante e troppo simpatico e davvero, davvero ti devo la vita.” Gli accarezzò il collo con la mano e lui sentì quella carezza nell’inguine mentre Orlanda lo guardava dall’alto delle sue difese, forte e invitta. Forse, pensò lui.

“Prima parliamo” disse lei, scostandosi. “Poi, forse, ci baceremo ancora.”

“Bene.” Bartlett mosse subito verso di lei. Ma adesso che erano entrambi di buon umore, lei gli posò l’indice sulle labbra per fermarlo.

“Signor Bartlett! Tutti gli americani sono come lei?”

“No” rispose lui immediatamente, ma Orlanda non abboccò.

“Sì, lo so.” Lei aveva un tono serio. “Lo so. È di questo che volevo parlarti. Caffè?”

“Sicuro” disse lui; attendeva, chiedendosi come doveva procedere. La valutava e la desiderava, non si sentiva sicuro in quella giungla ed era affascinato.

Lei versò il caffè, meticolosamente. Era squisito come il primo. Bartlett si dominava, ma la tensione era rimasta.

“Andiamo in soggiorno” disse lei. “Ti porterò la tazza.”

Bartlett si alzò, tenendole una mano intorno alla vita. Lei non obiettò, e lui sentì che quel contatto le piaceva. Sedette su una poltrona. “Qui” disse, battendo la mano sul bracciolo. “Ti prego.”

“Dopo. Prima voglio parlarti.” Orlanda sorrise, un po’ timidamente, e sedette sul divano di fronte. Era ricoperto di velluto blu, intonato al tappeto cinese che copriva il parquet lucido. “Linc, ti conosco solo da pochi giorni e non… non sono una ragazza da avventurette.” Orlanda arrossì nel dirlo e continuò precipitosamente, interrompendo ciò che Bartlett stava per ribattere. “Mi dispiace, non lo sono. Quillan è stato il primo e l’unico, e non voglio un’avventura. Non voglio un incontro frenetico o amichevole e un addio timido o dolente. Ho imparato a vivere senza amore, non posso ricominciare. Amavo Quillan. Adesso non più. Avevo diciassette anni quando… quando cominciammo, e adesso ne ho venticinque. Ci siamo lasciati da quasi tre anni. È tutto finito da tre anni e non lo amo più. Non amo nessuno e mi dispiace, mi dispiace, ma non sono una ragazza con cui si va per passare il tempo.”

“Non ho mai pensato che lo fossi” disse Bartlett, e in cuor suo sapeva che era una menzogna, e imprecò contro la malasorte. “Diavolo, cosa credi che io sia?”

“Io credo che tu sia un’ottima persona” disse subito lei, sinceramente. “Ma in Asia una ragazza, qualunque ragazza, scopre molto in fretta che gli uomini vogliono portarla a letto, e non vogliono altro. Mi dispiace, Linc, andare a letto con il primo che capita non è il mio genere. Forse un giorno lo sarà, ma adesso no. Sì, sono eurasiatica ma non sono… capisci quel che voglio dire?”

“Sicuro” rispose Bartlett e aggiunse, prima di riuscire a trattenersi: “Vuoi dire che sei off-limits.”

Orlanda smise di sorridere e lo fissò. Lui si sentì stringere il cuore di fronte a quella tristezza. “Sì” disse lei, alzandosi lentamente, quasi sul punto di piangere. “Sì, credo di sì.”

“Gesù, Orlanda.” Bartlett si alzò e l’abbracciò. “Non intendevo in quel senso. Non così.”

“Linc, non sto cercando di provocarti o di giocare o di fare la diffi…”

“Capisco. Diavolo, non sono un ragazzino e non voglio insistere…”

“Oh, oh, sono contenta. Per un momento…” Orlanda alzò la testa, e Bartlett si sentì intenerito dalla sua innocenza. “Non sei arrabbiato con me. Linc? Voglio dire io… non sono stata io a chiederti di salire, sei stato tu a insistere, veramente.”

“Lo so” disse lui, tenendola fra le braccia, e pensava: è la verità, e la verità è anche che ti voglio, adesso, e non so chi sei e cosa sei, ma ti voglio. Ma cosa voglio da te? Cosa voglio veramente? Voglio la magia? O soltanto un’avventura? Sei la magia che ho sempre cercato, o solo una ragazza come tante altre? Come posso confrontarti con Casey? Misurare la lealtà contro la tua pelle di seta? Ricorda quello che aveva detto Casey una volta: “L’amore consiste di molte cose. Linc, e il sesso è solo una parte dell’amore. Solo una parte. Pensa a tutte le altre parti. Giudica una donna dal suo amore, sì, ma prima cerca di comprendere che cosa è una donna.” Ma il calore di Orlanda si trasmetteva a lui, e lei gli teneva il viso contro il petto, e ancora una volta si sentì fremere. La baciò sul collo, incapace di frenare la passione.

“Che cosa sei, Orlanda?”

“Io… posso dirti soltanto che cosa non sono” disse lei, con un filo di voce. “Non sono una civetta. Non voglio che tu creda che sto cercando di provocarti.

Mi piaci, mi piaci moltissimo ma non sono… non sono l’avventura di una notte.”

“Lo so. Gesù, cosa ti sei messa in mente?” Bartlett vide che le luccicavano gli occhi. “Non c’è nessun motivo di piangere. Nessuno. Okay?”

“Sì.” Lei si scostò, aprì la borsetta, pescò un fazzolettino di carta e si asciugò le lacrime. “Ayeeyah, mi comporto come un’adolescente o una vergine vestale. Scusami, ma è stato così improvviso e non ero preparata a… stavo per lasciarmi andare.” Trasse un profondo respiro. “Scuse umilissime.”

Lui rise. “Rifiutate.”

“Grazie a Dio!” Orlanda lo scrutò. “Per la verità, Linc, di solito sono capace di tener testa ai forti, ai miti e agli astuti, anche ai molto astuti, senza troppe difficoltà. Credo di aver conosciuto ogni genere di approccio che possa capitare a una ragazza, e ho sempre creduto di avere automaticamente un sistema per respingerli quasi prima che cominciassero. Ma con te…” Esitò, poi soggiunse: “Mi dispiace, ma con quasi tutti gli uomini che incontro è sempre la stessa cosa.”

“E non va bene?”

“No, ma è esasperante cercare di entrare in una stanza o in un ristorante e sentire quegli occhi avidi. Mi chiedo come si comporterebbero gli uomini se succedesse a loro. Tu sei giovane e bello. Cosa faresti se le donne ti guardassero così, dovunque vai? Diciamo, se quando hai attraversato l’atrio del Vic, questa mattina, avessi visto tutte le donne, di tutte le età, le vecchie nonne con la dentiera, le arpie imparruccate, le grasse, le brutte, le volgari, tutte, intente a guardarti con aperta bramosia, spogliandoti con gli occhi, cercando di venirti vicino, di toccarti il didietro, adocchiandoti apertamente il petto o l’inguine, e quasi tutte con l’alito cattivo, quasi tutte sudate e puzzolenti, e tu avessi saputo che immaginavano di averti a letto con loro, a fare entusiasticamente e allegramente le cose più intime.”

“Non mi piacerebbe affatto. Casey mi disse la stessa cosa con parole diverse, quando cominciò a lavorare con me. So cosa vuoi dire, Orlanda. O almeno, posso immaginarlo. Ma il mondo è fatto così.”

“Sì, e qualche volta è spaventoso. Oh, non vorrei essere un uomo, Linc, sono felicissima di essere donna, ma qualche volta è veramente orribile. Sapere che ti considerano soltanto un ricettacolo che si può comprare, e che dopo devi dire grazie mille al vecchio sporcaccione corpulento con l’alito cattivo e accettare il biglietto da 20 dollari e sgattaiolare via come una ladra.”

Bartlett aggrottò la fronte. “Come siamo arrivati a questo argomento?”

Lei rise, “Tu mi hai baciata.”

Lui sorrise, felice insieme a lei. “È giusto. Quindi, forse, ho meritato la predica. Mi riconosco colpevole. E adesso, quel bacio che mi hai promesso…” Ma non si mosse. La stava studiando, cautamente. Adesso è tutto cambiato, pensò. Certo, volevo portarla a letto. Sicuro. La voglio ancora, più di prima. Ma adesso siamo cambiati. Adesso il gioco è diverso. Non so se ci voglio stare. Le regole sono cambiate. Prima era semplice. Adesso, forse, è più semplice. “Sei carina. Ti ho detto che sei carina?” chiese, evitando l’argomento che lei cercava di affrontare.

“Stavo per parlare di quel bacio. Vedi, Linc, la verità è che non ero preparata al modo… per essere sincera, al modo in cui… in cui mi sono fatta travolgere. Credo sia la parola esatta.”

Bartlett lasciò che quella parola aleggiasse nell’aria. “È bello o brutto?”

“L’uno e l’altro.” Orlanda socchiuse gli occhi in un sorriso. “Sì, travolta dal mio desiderio. Tu sei qualcosa di diverso, signor Bartlett, e anche questo è molto brutto, o molto bello. Mi… mi è piaciuto il tuo bacio.”

“Anche a me.” Le sorrise di nuovo. “Puoi chiamarmi Linc.”

Dopo una pausa, Orlanda disse: “Non mi sono mai sentita così travolta, e per questo sono spaventata.”

“Non è il caso di spaventarsi” disse lui. Ma si chiedeva cosa doveva fare. L’istinto gli diceva di andarsene. L’istinto gli diceva di restare. Il buon senso gli suggeriva di non dir niente e di attendere. Sentiva il suo cuore battere e la pioggia martellare contro le finestre. Meglio andare, pensò. “Orlanda, è ora che…”

“Hai tempo per parlare? Un pochino?” chiese lei, intuendo la sua indecisione.

“Certo.”

Lei si scostò i capelli dal viso. “Volevo parlarti di me. Quillan era il principale di mio padre, a Sciangai, e mi sembra di conoscerlo da sempre. Contribuì a pagarmi gli studi, soprattutto negli Stati Uniti, ed è sempre stato molto buono con me e con la mia famiglia… ho quattro sorelle e un fratello, e io sono la maggiore, e adesso sono tutti in Portogallo. Quando tornai a Sciangai da San Francisco, dopo essermi diplomata, avevo diciassette anni, quasi diciotto… Ecco, lui è un uomo affascinante, per me lo è, anche se qualche volta è molto crudele. Molto.”

“In che senso?”

“Crede nella vendetta personale, crede che un uomo abbia diritto di vendicarsi, se è un uomo. Quillan è veramente un uomo. Era sempre buono con me, lo è ancora adesso.” Orlanda lo studiò. “Quillan mi passa ancora un mensile, paga ancora questo appartamento.”

“Non sei obbligata a dirmi niente.”

“Lo so. Ma mi piacerebbe farlo… se vuoi ascoltarmi. Poi potrai decidere.”

Bartlett la scrutò. “D’accordo.”

“Vedi, un po’ è perché sono eurasiatica. Quasi tutti gli europei ci disprezzano, apertamente o in segreto, soprattutto i britannici, qui… Linc, ascoltami fino in fondo. Quasi tutti gli europei disprezzano le eurasiatiche. E tutti i cinesi le disprezzano. Perciò siamo sempre sulla difensiva, quasi sempre sospette, quasi sempre ritenute illegittime, e tutti credono che sia facile ‘farsele’. Dio, come detesto questa espressione! Com’è odiosa e volgare e orribile. E come rivela tante cose del maschio, specie di quello americano… anche se, stranamente, è stato negli Stati Uniti che ho imparato ad avere rispetto per me stessa e a superare il mio senso di colpa da eurasiatica. Quillan mi ha insegnato molte cose, mi ha formata sotto molti aspetti. Gli sono molto obbligata. Ma non lo amo. E questo che volevo dire. Gradisci un altro po’ di caffè?”

“Sì, grazie.”

“Vado a prepararlo.” Orlanda si alzò, con un’andatura inconsciamente sensuale, e Bartlett imprecò di nuovo contro la malasorte.

“Perché hai rotto con lui?”

Molto seria, lei gli disse di Macao. “Mi lasciai convincere ad andare a letto con quel tale, e dormii lì, anche se non accadde niente, niente… quel poveraccio era ubriaco e non ce la faceva. Il giorno dopo, finsi che fosse stato magnifico.” La sua voce era calma e pacata ma Bartlett vi sentì l’angoscia. “Non accadde niente, ma qualcuno lo disse a Quillan. Lui s’infuriò, a ragione. Non ho giustificazioni.

Era… Quillan era assente da parecchio. So che non è una scusa, ma avevo imparato ad apprezzare l’amore e…” Un’ombra passò su di lei. Scrollò le spalle. “Il fato. Karma.” Con lo stesso filo di voce, raccontò la vendetta di Quillan. “È fatto così, Linc. Ma aveva ragione di essere furioso con me. Ero dalla parte del torto.” Il vapore sibilò e il caffè cominciò a scendere. Le mani di Orlanda cercavano le tazzine pulite e i biscotti freschi fatti in casa e i tovaglioli inamidati, ma le menti di entrambi erano altrove.

“Lo vedo ancora, di tanto in tanto. Solo per parlare. Siamo soltanto amici, e lui è buono con me e io faccio quello che voglio, vedo chi voglio.” Orlanda spense la macchina e alzò gli occhi. “Noi… abbiamo avuto una bambina, quattro anni fa. Io la volevo, lui no. Mi disse che potevo averla, ma dovevo averla in Inghilterra. Adesso è in Portogallo con i miei genitori… mio padre è in pensione, e lei sta con loro.” Una lacrima le rotolò sulla guancia.

“È stata un’idea sua, tenere là la bambina?”

“Sì. Ma ha ragione. Ci vado una volta all’anno. I miei genitori… mia madre ha voluto la bambina, mi ha supplicato, per poterla tenere. Quillan è generoso anche con loro.” Adesso le lacrime le scorrevano sul viso, silenziosamente. “Così ora sai tutto, Linc. Non l’avevo mai detto a nessuno, e ora lo sai. Non sono stata un’amante fedele e non… non sono una buona madre e…”

Bartlett le andò vicino e la strinse, e la sentì abbandonarsi contro di lui, cercare di reprimere i singhiozzi e aggrapparsi per assorbire il suo calore e la sua forza. Bartlett la cullò, tenendola contro di sé, calda e tenera e sinuosa.

Quando Orlanda si fu ripresa si alzò in punta di piedi e lo baciò, leggermente ma con grande tenerezza, e lo guardò.

Lui ricambiò il bacio, nello stesso modo.

Si guardarono di nuovo, scrutandosi, poi si baciarono ancora. La passione crebbe e sembrò durare un’eternità, ma non era un’eternità, e tutti e due sentirono nello stesso attimo la chiave che girava nella serratura. Si staccarono, cercando di riprendere fiato, ascoltando i loro cuori e sentendo la voce sgraziata dell’amah nel corridoio. “Weyyyvy?

Orlanda si rassettò i capelli, accennò una scrollata di spalle come per scusarsi. “Sono in cucina” gridò in sciangaiese. “Per favore, vai in camera tua e restaci fino a quando ti chiamerò.”

“Oh? Oh, il diavolo straniero è ancora qui, vero? E la mia spesa? Ho fatto la spesa, io!”

“Lasciala vicino alla porta.”

“Oh, oh, bene, padroncina” gridò di rimando l’amah e si allontanò brontolando. La porta sbatté.

“Sbattono sempre le porte?” chiese Linc, con il cuore che ancora martellava.

“Sì, sembra di sì.” Orlanda gli posò la mano sulla spalla, carezzandogli il collo con le unghie. “Scusa.”

“Non c’è motivo di scusarti. Ceniamo insieme?”

Lei esitò. “Se porti Casey.”

“No. Solo tu.”

“Linc, credo sia meglio di no” disse lei. “Adesso non siamo in pericolo. Diciamoci addio ora.”

“Cena. Alle otto. Verrò a prenderti. Scegli tu il ristorante. Cucina sciangaiese.”

Lei scosse la testa. “No. Sono già troppo stordita. Scusami.”

“Verrò a prenderti alle otto.” Bartlett la baciò, lievemente, poi andò alla porta. Lei prese l’impermeabile e glielo porse. “Grazie” disse lui, gentilmente. “Nessun pericolo, Orlanda. Il lieto fine è assicurato. Ci vediamo alle otto. Okay?”

“È meglio di no.”

“Può darsi.” Lui le rivolse uno strano sorriso. “Sarebbe il fato… karma. Dobbiamo ricordare gli dei, eh?” Lei non rispose. “Sarò qui alle otto.”

Orlanda chiuse la porta dietro di lui, tornò lentamente alla poltrona e sedette a riflettere, chiedendosi se l’avesse spaventato, atterrita a quel pensiero. Si domandò se lui sarebbe venuto davvero alle otto, e in tal caso come avrebbe fatto a tenerlo a bada, a manovrarlo fino a quando fosse impazzito di desiderio, impazzito abbastanza per sposarla.

Sentì una fitta d’inquietudine allo stomaco. Devo far presto, pensò. Casey lo ha incantato, l’ha avvolto nelle sue spire e il mio unico sistema consiste nella buona cucina e la casa e amore, amore amore amore e tutto ciò che Casey non ha. Ma niente letto. È così che Casey l’ha intrappolato. Devo fare altrettanto.

Allora sarà mio.

Orlanda si sentiva debole. Era andato tutto alla perfezione, concluse. Poi ricordò ancora quel che le aveva detto Gornt. “È una legge antichissima che ogni uomo debba venire indotto con il raggiro al matrimonio, preso in trappola dalla libidine o dalla possessività o dall’avidità o dal denaro o dalla paura o dalla pigrizia, ma sempre preso in trappola. E nessun uomo sposa volentieri la sua amante.”

Sì, Quillan ha ragione ancora una volta, pensò. Ma sul mio conto si sbaglia. Non mi accontenterò di metà del premio. Lo voglio tutto. Avrò non soltanto la Jaguar e questo appartamento e tutto quello che contiene ma anche una casa in California e, soprattutto, la ricchezza in America, lontano dall’Asia, in un posto dove non sarò più un’eurasiatica ma una donna come le altre, bella, spensierata e innamorata.

Oh, sarò per lui la moglie migliore che un uomo possa avere. Mi prenderò cura delle sue esigenze, farò per lui tutto quello che vorrà. Ho sentito la sua forza e sarò meravigliosa con lui.

“Se ne è andato?” Ah Fat entrò nella stanza senza far rumore, riordinando automaticamente mentre parlava nel dialetto di Sciangai. “Bene, molto bene. Devo preparare il tè? Sarai stanca. Un po’ di tè, heya?”

“No. Sì, sì, prepara un po’ di tè, Ah Fat.”

“Prepara un po’ di tè! Lavorare, lavorare, lavorare!” La vecchia andò in cucina, ciabattando. Portava ampi calzoni neri, il grembiule bianco e capelli raccolti in una lunga treccia sulla schiena. S’era presa cura di Orlanda da quando era nata. “Gli ho dato un’occhiata, da basso, quando sei arrivata con lui. Per un individuo incivile è molto presentabile” disse, pensierosa.

“Ah sì? Non ti ho vista. Dov’eri?”

“Vicino alla scala” sghignazzò Ah Fat. “Iiiih, mi sono affrettata a nascondermi, ma volevo vederlo. Ah! Hai mandato fuori sotto l’acqua la tua povera vecchia schiava con le sue povere vecchie ossa, cosa importa se sono qui o no? Chi ti porterà i dolci e il tè o i liquori a letto quando hai finito le tue fatiche, heya?”

“Oh! Stai zitta! Stai zitta!”

“Non zittire la tua povera vecchia madre! Lei sa come prendersi cura di te! Ah, sì, piccola imperatrice, ma si capiva bene che lo yang e lo yin erano pronti ad attaccare battaglia! Voi due sembravate felici come gatti in un barile di pesce! Ma non c’era bisogno che io me ne andassi!”

“I diavoli stranieri sono diversi, Ah Fat. Volevo restare sola con lui. I diavoli stranieri sono timidi. Adesso prepara il tè e stai zitta o ti rimanderò fuori di nuovo!”

“Sarà lui il nuovo padrone?” chiese speranzosa Ah Fat. “È ora che tu trovi un padrone, non va bene per una persona non avere uno Stelo Fumante alla Porta di Giada. La tua Porta si avvizzirà e diventerà arida come la polvere, a usarla così poco! Oh, ho dimenticato di darti due notizie. Sembra che i Lupi Mannari siano stranieri di Macao che colpiranno ancora prima della luna nuova. È quello che si dice in giro. Tutti giurano che è la verità. E l’altra, bene, il vecchio Tok lo Sputacchione, al mercato del pesce, dice che questo diavolo straniero della Montagna d’Oro ha più oro dell’eunuco Tung!” Tung era un eunuco leggendario della corte imperiale nella Città Proibita di Pechino: la sua sete d’oro era così immensa che tutta la Cina non bastava a soddisfarla. Era tanto odiato che il nuovo imperatore gli aveva fatto ammucchiare addosso tutte le sue ricchezze mal guadagnate, e il peso dell’oro l’aveva schiacciato. “Il tempo passa anche per te, piccola madre! Dovremmo fare sul serio. Sarà lui il nuovo padrone?”

“Lo spero” disse Orlanda, lentamente.

Oh, sì, pensò con fervore, tormentata dall’ansia, sapendo che Linc Bartlett era la più grande occasione della sua vita. All’improvviso temette ancora di avere esagerato, di non vederlo più tornare. Scoppiò in pianto.

Otto piani più sotto, Bartlett attraversò il piccolo vestibolo e uscì a raggiungere le cinque o sei persone che attendevano con impazienza un tassì. La pioggia torrenziale cadeva dalla tettoia di cemento, si riversava nella fiumana che dilagava per Kotewall Road, traboccando dalle fogne e dagli scolmatori ormai intasati, trascinando le pietre e il fango e i ciuffi di vegetazione strappati dai pendii e dalle banchine più in alto. Le macchine e i camion che salivano e scendevano cautamente la strada ripida lanciavano spruzzi avanzando tra i mulinelli, con i tergicristalli che ticchettavano e i vetri appannati.

Dall’altra parte della strada si ergeva un pendio scosceso, e Bartlett vide la moltitudine dei rivoletti che zampillavano dalle alte banchine di cemento. Dalle crepe spuntavano le erbacce. Una zolla bagnata fradicia precipitò, andò a raggiungere i detriti, le pietre e il fango. Un lato della banchina era formato da un garage recintato e, più in alto sul pendio, c’era un’elegante villa cinese seminascosta con il tetto di tegole verdi e draghi sui frontoni. Accanto c’erano le impalcature di un cantiere edile e gli scavi per la costruzione di un grande caseggiato, e poi un altro grattacielo che spariva tra le nubi basse.

Continuano a costruire, si disse Bartlett, in tono di disapprovazione. Forse dovremmo metterci nell’edilizia. Quando c’è troppa gente che si disputa una disponibilità di terreni troppo limitata, ci sono in vista profitti, profitti enormi. E i costi ammortizzati in tre anni… Gesù!

Sopraggiunse un tassì, noncurante delle pozzanghere. Alcuni passeggeri scesero e altri salirono brontolando. Una coppia di cinesi uscì dal portone, passò davanti a lui e agli altri, fino in testa alla coda… una matrona loquace e chiassosa con un enorme ombrello e un impermeabile costoso sopra il chong-sam, e il marito a fianco, docile e mite. Vai a farti fottere, pupa, non mi ruberai il turno. Si spostò in una posizione migliore. Il suo orologio segnava le 10 e 35.

E adesso? si chiese. Non lasciarti distrarre da Orlanda!

La Struan o Gornt?

Oggi è il giorno delle schermaglie, domani – venerdì – domani sarà la giornata decisiva, il weekend servirà per raggruppare le forze, lunedì ci sarà l’assalto finale e per le tre del pomeriggio dovremmo avere un vincitore.

Chi voglio che vinca? Dunross o Gornt?

Quel Gornt è un uomo fortunato… era un uomo fortunato, pensò. Gesù, Orlanda è un’altra cosa. L’avrei lasciata, se fossi stato in lui? Certo. Certo, l’avrei lasciata. Ecco, forse no… non era successo niente. Ma io l’avrei sposata appena avessi potuto e non avrei spedito nostra figlia in Portogallo… quel Gornt è un gran figlio di puttana. O maledettamente furbo. L’uno o l’altro?

Lei l’ha detto chiaro… proprio come Casey, ma in modo diverso, anche se il risultato è lo stesso. Ora tutto è più complicato o più semplice. L’uno o l’altro?

Voglio sposarla? No.

Voglio lasciarla perdere? No.

Voglio portarmela a letto? Certo. E allora organizza una campagna, manovrala in modo da portartela a letto senza impegni. Non giocare secondo le regole dettate dalle femmine: tutto è lecito in amore e in guerra. Cos’è l’amore, del resto? Come ha detto Casey, il sesso ne è soltanto una parte.

Casey. E lei? Ormai non c’è molto da attendere per Casey. E allora, cosa sarà? Il letto o la marcia nuziale o un addio o che cosa? Mi venga un accidente se mi sposerò ancora. L’unica volta che l’ho fatto è andata ben male. Strano, era da parecchio tempo che non pensavo a lei.

L’aveva conosciuta a San Diego quando era ritornato dal Pacifico nel ’45 e dopo una settimana l’aveva sposata, pieno d’amore e di ambizione, e s’era dedicato con tutte le forze alla creazione di un’impresa edile nella California meridionale. I tempi erano maturi per la California, vi fiorivano attività di ogni genere. Il primo figlio era arrivato dopo dieci mesi, e il secondo un anno più tardi e il terzo a dieci mesi di distanza, e intanto lui lavorava anche il sabato e la domenica e amava il suo lavoro ed era giovane e forte e stava facendo fortuna in fretta… ma si andava estraniando. Poi erano cominciate le liti e i lamenti e i “non stai più con noi e al diavolo gli affari, non m’interessano gli affari, voglio andare in Francia e a Roma e perché non torni a casa presto, hai un’amica, lo so che hai un’amica…”

Ma non c’era nessuna amica: soltanto il lavoro. Poi, un giorno, la lettera dell’avvocato. Così, per posta.

Merda, pensò rabbiosamente Bartlett, mi brucia ancora. Ma del resto, sono soltanto uno tra tanti, ed è successo prima e succederà ancora. Anche così, le tue lettere e le tue telefonate bruciano. Bruciano e costano. Ti costano parecchio, e gli avvocati si prendono una bella fetta e soffiano abilmente sul fuoco tra noi, nel loro interesse. Sicuro. Siamo il loro buono-pasto, tutti noi. Dalla culla alla tomba, gli avvocati creano guai e si nutrono del tuo sangue. Merda. Gli avvocati sono la vera peste dei cari, vecchi Stati Uniti. Io ne ho conosciuti soltanto quattro veramente onesti in tutta la mia vita, ma gli altri? Sono parassiti. Nessuno di noi è al sicuro.

Sì. Quel bastardo di Stone. Ha fatto un colpo grosso, con me, l’ha trasformata in una diavolessa, ha messo lei e i bambini contro di me, per sempre, e poco è mancato che mi mandasse in rovina. Spero che quel bastardo marcisca per tutta l’eternità.

Con uno sforzo, Bartlett distolse la mente da quella piaga aperta e guardò la pioggia e ricordò che si trattava soltanto di denaro, e che lui era libero, libero, e questo lo fece sentire meravigliosamente.

Gesù! Sono libero, e ci sono Casey e Orlanda.

Orlanda.

Gesù, pensò, con l’inguine ancora dolorante, stavo veramente per lasciarmi andare, lassù. E anche Orlanda. Maledizione, è già un guaio con Casey, e adesso ne ho due.

Non era stato con una donna da un paio di mesi. L’ultima volta era successo a Londra, un incontro casuale e una cena e poi a letto. Lei alloggiava nello stesso albergo, era divorziata, niente complicazioni. Come aveva detto Orlanda? Un incontro amichevole e un timido addio? Sì. Ecco. Ma quella non era timida.

Fece la coda, felice; si sentiva magnificamente vivo e guardava i rivoli d’acqua e l’odore della terra bagnata era meraviglioso, la strada era invasa dalle pietre e dal fango, e la fiumana vorticava su una lunga crepa nell’asfalto e danzava nell’aria come la rapida di un fiume.

Questa pioggia causerà una quantità di guai, pensò. E anche Orlanda causerà guai, vecchio mio. Certo. Comunque, dev’esserci un modo per portarla a letto. Che cosa ti colpisce tanto? Un po’ il viso, un po’ la figura, un po’ l’espressione dei suoi occhi, un po’… Gesù, renditene conto, quella è tutta donna e tutta guai. È meglio che dimentichi Orlanda. Sii saggio, sii saggio, vecchio mio. Come ha detto Casey, quella ragazza è una carica di dinamite!