45.

Ore 15

Il campanello che annunciava la chiusura della Borsa suonò, ma lo squillo fu sommerso dal pandemonio degli agenti di cambio che cercavano disperatamente di completare le ultime transazioni.

Per la Struan era stata una giornata disastrosa. Quantitativi enormi di azioni erano stati buttati sul mercato per venire acquistati in via provvisoria e poi venir rimessi in ballo quando si diffondevano altre voci e altre azioni venivano messe in vendita. Le azioni erano precipitate da 24,70 a 17,50 e nella colonna delle vendite c’erano ancora 300.000 azioni in offerta. Tutte le azioni delle banche erano scese, la Borsa vacillava. Tutti si aspettavano che la Ho-Pak fallisse il giorno dopo… soltanto Sir Luis Basilio, sospendendo a mezzogiorno le contrattazioni delle banche, l’aveva salvata dal crollo immediato.

“Gesù, che schifo!” disse qualcuno. “Fregato dalla campana.”

“Guardate il tai-pan!” esclamò un altro. “Cristo onnipotente, si direbbe che sia stata una giornata normale, e non il rintocco a morto per la Nobil Casa.”

“Il nostro Ian ha fegato, non c’è dubbio. Guarda come sorride. Cristo, le sue azioni scendono da 24,70 a 17,50 in una giornata, quando non sono mai andate sotto 25 da quando la compagnia è diventata pubblica, ed è come se non fosse successo niente. Domani Gornt dovrà ottenere il controllo.”

“Sono d’accordo… oppure la banca.”

“La Vic? No, anche quelli hanno i loro guai” disse un altro, unendosi al gruppo di uomini agitati e sudati.

“Santo cielo, credi davvero che Gornt ce la farà?”

“Non riesco a immaginarlo!” gridò un altro, in mezzo al chiasso.

“Meglio abituarsi all’idea, vecchio mio. Ma sono d’accordo, non si capirebbe mai che il mondo di Ian sta crollando…”

“Ed era ora!” esclamò un altro.

“Oh, andiamo, il tai-pan è una brava persona. Gornt è un bastardo arrogante.”

“Sono due bastardi!” disse un altro.

“Oh, non saprei. Ma ammetto che Ian ha sangue freddo. Freddo come la carità, quindi molto freddo…”

“Charlie, come ti è andata oggi?”

“Ho guadagnato una fortuna in commissioni.”

“Anch’io.”

“Fantastico. Ho scaricato il 100 per cento di tutte le mie azioni. Ho liquidato tutto, grazie a Dio! Sarà dura per certuni dei miei clienti, ma il denaro va e viene, e loro possono permetterselo!”

“Io ho ancora 58.000 Struan e nessuno le vuole…”

Gesù Cristo!

“Cosa c’è?”

“La Ho-Pak è finita! Ha chiuso i battenti.”

Cosa?

“Ha chiuso tutte le filiali!”

“Cristo onnipotente, sei sicuro?”

“Certo che sono sicuro, e dicono che domani non aprirà neppure la Vic, che il governatore ordinerà di non aprire le banche! L’ho saputo da fonte molto bene informata, vecchio mio!”

“Gesù, la Vic chiude?”

“Oh, Cristo, siamo tutti rovinati…”

“Sentite, ho appena parlato con Johnjohn. Anche i loro sportelli sono assediati, ma lui dice che se la caveranno… che non c’è da preoccuparsi…”

“Grazie a Dio!”

“Dice che ci sono stati disordini ad Aberdeen mezz’ora fa quando la filiale della Ho-Pak ha chiuso, ma Richard Kwang ha appena diramato un comunicato alla stampa. Ha ‘chiuso temporaneamente’ tutte le filiali, e tiene aperta solo la sede centrale. Non c’è da preoccuparsi, ha denaro in abbondanza e…”

“Sporco bugiardo!”

“… e quelli che hanno depositi presso la Ho-Pak devono presentarsi alla sede centrale con il libretto per farsi liquidare.”

“E le azioni? Quando liquideranno, quanto credi che pagheranno? 10 centesimi per dollaro?”

“Dio lo sa! Ma migliaia di persone ci rimetteranno anche i calzoni in questo crack!”

“Ehi, tai-pan! Ha intenzione di lasciare che le sue azioni precipitino, oppure compra?”

“La Nobil Casa è forte come sempre, vecchio mio” disse tranquillamente Dunross. “Le consiglio di comprare!”

“Per quanto può tener duro, tai-pan?”

“Supereremo questo piccolo problema, non si preoccupi.” Dunross continuò a farsi largo tra la folla, verso l’uscita, seguito da Linc Bartlett e da Casey, sotto un fuoco di fila di domande. Molte le liquidava con una battuta di spirito, a qualcuna rispondeva. Poi si trovò di fronte Gornt, al centro di un grande silenzio.

“Ah, Quillan, come ti è andata oggi?” chiese educatamente Dunross.

“Benissimo, grazie, Ian, benissimo. Io e i miei soci abbiamo guadagnato 3 o 4 milioni.”

“Hai soci?”

“Naturalmente. Non si organizza un attacco contro la Struan alla leggera… naturalmente bisogna avere un appoggio finanziario molto solido.” Gornt sorrise. “Per fortuna, la Struan è cordialmente detestata da molta brava gente, ormai da un secolo o più. Sono lieto di dirti che mi sono appena procurato altre 300.000 azioni da vendere domattina all’apertura. Dovrebbero bastare per far crollare la tua compagnia.”

“Noi non siamo pupazzi. Siamo la Nobil Casa.”

“Fino a domani. Sì. O forse fino a dopodomani. Fino a lunedì, al più tardi.” Gornt guardò Bartlett. “Vale ancora l’impegno per la cena di martedì?”

“Sì.”

Dunross sorrise. “Quillan, un uomo può bruciarsi, vendendo a breve in una Borsa così capricciosa.” Si rivolse a Bartlett e a Casey e disse, garbatamente: “Non siete d’accordo?”

“Di certo non è come la Borsa di New York” rispose Bartlett, tra le risate generali. “Quel che è successo qui oggi avrebbe mandato a pezzi il nostro sistema economico. Eh, Casey?”

“Sì” rispose Casey, a disagio sotto lo sguardo di Gornt. “Salve” disse, lanciandogli un’occhiata.

“Siamo onorati di averla qui” disse Gornt, garbatamente. “Posso complimentarmi per il coraggio dimostrato questa notte… da tutti e due?”

“Non ho fatto niente di speciale” disse Bartlett.

“Neppure io” disse Casey, impacciata, consapevole d’essere l’unica donna nella sala, al centro dell’attenzione di tutti. “Se non fosse stato per Linc e Ian… per il tai-pan e lei e gli altri, avrei ceduto al panico.”

“Ah, ma non lo ha fatto. Il suo tuffo è stato perfetto” disse Gornt, tra le acclamazioni degli altri.

Casey non disse nulla, ma si sentì riscaldare a quel pensiero, e non per la prima volta. In un certo senso, la vita era cambiata da quando s’era tolta il vestito, senza riflettere. Gavallan le aveva telefonato quella mattina per chiederle come stava. E anche altri. In Borsa, aveva sentito le occhiate. Aveva ricevuto molti complimenti, spesso da sconosciuti. Sentiva che Dunross, Gornt e Bartlett ricordavano che non li aveva delusi. E non aveva deluso se stessa. Sì, pensò lei, hai acquistato molto merito di fronte a tutti gli uomini. E hai accresciuto l’invidia delle loro donne. Strano.

“Lei vende a breve, signor Bartlett?” stava dicendo Gornt.

“Non personalmente” rispose Bartlett con un sorrisetto. “Non ancora.”

“Dovrebbe farlo” disse amabilmente Gornt. “Si può guadagnare parecchio quando la Borsa crolla, e sono sicuro che lo sa. Parecchio denaro cambierà mani, con il controllo della Struan.” Tornò a fissare Casey, eccitato dal suo coraggio e dalla sua figura e dal pensiero che domenica sarebbe venuta, sola, sul suo yacht. “E lei, Ciranoush, è sul mercato?” chiese.

Casey udì il suo nome e il modo in cui veniva pronunciato. Si sentì scossa da un brivido. Stai in guardia, si disse. Quest’uomo è pericoloso. Sì. E lo è anche Dunross, e anche Linc.

Quale?

Credo di volerli tutti e tre, pensò, in una vampata di calore.

Era stata una giornata grandiosa ed emozionante fin dal primo momento, da quando Dunross le aveva telefonato con tanta sollecitudine. E poi s’era alzata, senza risentire effetti spiacevoli, dopo gli emetici del dottor Tooley. Aveva lavorato allegramente per tutta la mattinata, fra i cablo e i telex e le telefonate negli Stati Uniti, risolvendo i problemi dell’enorme conglomerata della Par-Con, concludendo una fusione che era in programma da mesi, vendendo con ottimo utile un’altra compagnia per acquistarne un’altra che avrebbe consolidato la presenza della Par-Con in Asia… con chiunque avessero finito per accordarsi. Poi, inaspettatamente, Linc l’aveva invitata a pranzo… Caro, bellissimo, sicuro, affascinante Linc, pensò, ricordando il pranzo al Victoria and Albert, nella grande sala verde affacciata sul porto, e Linc così premuroso, e l’isola di Hong Kong e le strade marine oscurate dalla pioggia battente. Mezzo pompelmo, un’insalatina, Perrier, tutto servito alla perfezione, come voleva lei. Poi il caffè.

“Ti andrebbe di andare alla Borsa, Casey? Facciamo alle due e mezzo?” aveva chiesto Linc. “Ian ci ha invitati.”

“Ho ancora molto da fare. Linc, e…”

“Ma è un posto straordinario, ed è incredibile quello che riescono a fare impunemente. Qui l’aggiotaggio è un modo di vita, e perfettamente lecito. Gesù, è fantastico… meraviglioso… un sistema splendido! Quello che qui fanno legalmente ogni giorno, negli Stati Uniti costerebbe vent’anni di galera.”

“Questo non lo rende giusto, Linc.”

“No, ma siamo a Hong Kong, e loro sono soddisfatti delle loro regole, e questo è il loro paese, e campano benone, e il governo si prende solo il 15 per cento di tasse” aveva detto lui. “Ti assicuro, Casey: se cerchi il denaro per poter dire ‘crepa’, è qui a tua disposizione.”

“Speriamo! Vai tu, Linc. Davvero, ho ancora un mucchio di roba da sbrigare.”

“Può aspettare. Domani potrebbe essere la giornata decisiva. Dovremmo essere presenti al colpo grosso.”

“Vincerà Gornt?”

“Sicuro, a meno che Ian ottenga un massiccio finanziamento. Ho saputo che la Victoria non lo sosterrà. E la Orlin non gli rinnoverà il prestito, come avevo previsto!”

“Te l’ha detto Gornt?”

“Poco prima di pranzo… ma qui si sa sempre tutto di tutti. Mai visto niente di simile.”

“Allora forse Ian sa che tu hai dato 2 milioni a Gornt per partire.”

“Forse. Non importa, purché non sappiano che la Par-Con è sulla strada buona per diventare la nuova Nobil Casa. Come suona tai-pan Bartlett?”

Casey ricordava il sorriso di Linc, il calore che irradiava, e adesso lo sentiva di nuovo, mentre stava lì, nella Borsa, e lo osservava, circondata da una folla di uomini, e solo tre contavano… Quillan, Ian e Linc, gli uomini più vivi e interessanti che avesse mai conosciuto. Sorrise a tutti e tre, imparzialmente, poi disse a Gornt: “No, non sono sul mercato, personalmente. Non mi piace giocare d’azzardo… il mio denaro mi costa troppo caro.”

Qualcuno borbottò: “Che cosa mi tocca sentire!”

Gornt finse di non avere sentito e continuò a fissarla. “Saggio, molto saggio. Certo, qualche volta è una cosa sicura, qualche volta si può fare il colpo grosso.” Guardò Dunross che ascoltava con quel suo strano sorriso. “Figurativamente, certo.”

“Certo. Bene, Quillan, ci vediamo domani.”

“Ehi, signor Bartlett” gridò qualcuno, “ha concluso l’accordo con la Struan o no?”

“Sì” disse un altro. “E che cosa pensa Bartlett il Corsaro di un attacco stile Hong Kong?”

Un altro silenzio. Bartlett alzò le spalle. “Un attacco è un attacco dovunque” rispose, cautamente. “E direi che questo è ormai lanciato. Ma non sai mai se hai vinto, se prima non hai vinto e hai contato tutti i voti. Sono d’accordo con il signor Dunross. Ci si può bruciare.” Sorrise di nuovo, con gli occhi che s’illuminavano. “E sono d’accordo anche con il signor Gornt. Qualche volta si può fare una strage, figurativamente, s’intende.”

Un altro scoppio d’ilarità. Dunross ne approfittò per spingersi verso l’uscita. Bartlett e Casey lo seguirono. Quando arrivarono alla sua Rolls con autista, Dunross disse: “Su, salite… chiedo scusa, io devo scappare, ma la macchina vi porterà a casa.”

“Non importa, prenderemo un tassì…”

“No, salite. Con questa pioggia dovreste aspettare mezz’ora.”

“Andrà benissimo il traghetto, tai-pan” disse Casey. “Può farci lasciare là.” Salirono e la macchina partì, nel traffico ingorgato.

“Cos’ha intenzione di fare con Gornt?” chiese Bartlett.

Dunross rise, e Casey e Bartlett tentarono di valutare la forza di quella risata. “Aspetterò” disse. “È la vecchia tradizione cinese. Pazienza. Tutto finisce per arrivare ai piedi di chi aspetta. Grazie di non aver parlato del nostro accordo. Se l’è cavata molto bene.”

“L’annuncerà domani dopo la chiusura della Borsa, come avevamo deciso?” chiese Bartlett.

“Preferirei lasciare le porte aperte. Io conosco questo mercato, e voi no. Forse domani.” Dunross li guardò entrambi. “Forse soltanto martedì, quando avremo firmato. Immagino che l’accordo sia ancora valido. Fino a martedì a mezzanotte?”

“Sicuro” disse Casey.

“Posso scegliere io il momento di annunciarlo? Ve lo dirò in anticipo, ma può darsi che debba scegliere il momento per… per manovrare.”

“Certo.”

“Grazie. Naturalmente, se saremo andati a picco, salterà anche l’accordo. Me ne rendo conto.”

“Gornt può assumere il controllo?” domandò Casey. Entrambi videro gli occhi dello scozzese cambiare espressione. Il sorriso c’era ancora, ma soltanto in superficie.

“No, per la verità no; ma se avesse un quantitativo sufficiente di azioni può aprirsi immediatamente la strada fino al consiglio d’amministrazione e nominare altri amministratori delegati. Se entrerà nel consiglio, sarà a conoscenza di quasi tutti i nostri segreti, e ci distruggerà.” Dunross guardò Casey. “Il suo scopo è distruggerci.”

“A causa del passato?”

“In parte.” Dunross sorrise, ma questa volta gli altri due videro una profonda stanchezza nel sorriso. “La posta è molto alta, è in gioco la faccia, e qui siamo a Hong Kong. Qui i forti sopravvivono e i deboli periscono, ma il governo non ti deruba strada facendo e non ti protegge. Se non volete essere liberi e se non vi piacciono le nostre regole del gioco, o la loro assenza, non venite qui. Siete venuti in cerca di profitto, heya?” Dunross fissò Bartlett. “E l’avrete, in un modo o nell’altro.”

“Sì” ammise Bartlett in tono blando, e Casey si domandò cosa sapesse Dunross dell’accordo con Gornt. Era un pensiero inquietante.

“Il nostro movente è il profitto, sì” disse lei. “Ma non la distruzione.”

“Molto saggio” disse Dunross. “È meglio creare che distruggere. Oh, a proposito, Jacques vuol sapere se siete disposti a cenare con lui stasera. Alle otto e mezzo. Io non posso, ho un impegno ufficiale con il governatore, ma dopo potremmo vederci per bere qualcosa.”

“Grazie, ma stasera non posso” disse Bartlett in tono disinvolto, sebbene fosse inquieto al pensiero improvviso di Orlanda. “E tu, Casey?”

“No, no grazie. Ho parecchio lavoro da sbrigare, tai-pan. Spero che l’invito sia valido per un’altra occasione” disse lei, allegramente, e pensò che Dunross era stato saggio a tenere la bocca chiusa, e Linc Bartlett era stato altrettanto saggio a lasciare per un po’ le cose in sospeso con la Struan. Sì, si disse, pensando ad altro, e sarà bellissimo cenare con Linc, noi due soli, come a pranzo. Magari, potremmo anche andare al cinema.

Dunross entrò in ufficio.

“Oh… oh, salve, tai-pan” disse Claudia. “Il signore e la signora Kirk sono giù in sala d’attesa. Le dimissioni di Bill Foster sono nel cestino delle pratiche in arrivo.”

“Bene. Claudia, voglio vedere Linbar prima che parta.” La scrutò attentamente e, sebbene lei fosse abilissima a nascondere i suoi sentimenti, percepì la sua paura. La sentiva in tutto il palazzo. Tutti facevano finta di niente, ma la fiducia vacillava. “Senza la fiducia nel generale” aveva scritto Sun Tzu, “nessuna battaglia può essere vinta, per quanto siano numerose le truppe e le armi.”

Irrequieto, Dunross riconsiderò il suo piano e la sua posizione. Sapeva che aveva pochissime mosse possibili, che l’unica vera difesa era l’attacco, e non poteva attaccare senza un finanziamento massiccio. Quella mattina, quando aveva incontrato Lando Mata, aveva ottenuto solo un “forse” riluttante, “… le ho detto che devo consultarmi prima con Tung Pugnostretto. Ho avvertito che voglio parlargli, ma non riesco a mettermi in contatto con lui.”

“È a Macao?”

“Sì, sì, credo. Ha detto che sarebbe arrivato oggi, ma non so con quale traghetto. Davvero non lo so, tai-pan. Se non arriva con l’ultimo, tornerò a Macao e lo vedrò subito… se c’è. Le telefonerò questa sera, appena avrò parlato con lui. A proposito, ha riesaminato le nostre proposte?”

“Sì. Non posso vendervi il controllo della Struan. E non posso abbandonare la Struan per controllare il gioco d’azzardo di Macao.”

“Con il nostro denaro distruggerà Gornt e…”

“Non posso cedere il controllo.”

“Forse potremmo combinare le due offerte. Noi l’appoggiamo contro Gornt in cambio del controllo della Struan, e lei dirige il sindacato del gioco d’azzardo, in segreto, se preferisce. Sì, si potrebbe tenerlo segreto…”

Dunross si assestò sulla poltrona, certo che Lando Mata e Pugnostretto sfruttavano la trappola in cui si trovava per fare il loro gioco. Come Bartlett e Casey, pensò senza risentimento. È una donna interessante. Bella, coraggiosa e leale… nei confronti di Bartlett. Mi domando se sa che lui ha fatto colazione con Orlanda, questa mattina, e poi è stato nel suo appartamento. Mi domando se loro sanno che io so dei 2 milioni accreditati dalla Svizzera. Bartlett è furbo, molto furbo, e sta facendo tutte le mosse giuste, ma è vulnerabile perché è prevedibile, e il suo tallone d’Achille è una ragazza asiatica. Forse Orlanda, forse no, ma certamente una giovane Pelledoro molto giovane. Gornt è stato abile, a usarla come esca per la trappola. Sì. Orlanda è un’esca perfetta, pensò; poi si concentrò di nuovo su Lando Mata e i suoi milioni. Per avere quei milioni dovrei infrangere il Sacro Giuramento, e non lo farò.

“Che chiamate ci sono, Claudia?” chiese, con un improvviso gelo allo stomaco. Mata e Pugnostretto erano stati il suo asso nella manica, l’unico che gli restava.

Claudia esitò, diede un’occhiata all’elenco. “Hiro Toda ha chiamato da Tokyo, personalmente. La prega di richiamarlo appena ha un momento libero. Lo stesso Alastair Struan da Edimburgo… David McStruan da Toronto… suo padre da Ayr… il vecchio Sir Ross Struan da Nizza…”

“Zio Trussler da Londra” disse Dunross, interrompendola. “Zio Kelly da Dublino… il cugino Cooper da Atlanta, il cug…”

“Da New York” disse Claudia.

“Da New York. Le brutte notizie volano” disse lui, calmo.

“Sì. Poi c’è…” Gli occhi di Claudia si riempirono di lacrime. “Cosa faremo?”

“Piangere è assolutamente escluso” disse lui. Sapeva che gran parte dei risparmi di Claudia era stata investita in azioni della Struan.

“Sì! Oh, sì.” Claudia tirò su col naso e usò un fazzoletto. Era rattristata per lui, ma ringraziava gli dei perché aveva avuto la preveggenza di vendere quando le quotazioni erano al massimo e di non comprare quando il Capo della Casa di Chen aveva sussurrato a tutto il clan di acquistare. “Ayeeyah, tai-pan, mi scusi, la prego di scusarmi… sì. Ma va molto male, no?”

Och aye, lassie” disse lui, scimmiottando un largo accento scozzese. “Ma solo quando si è morti. Non è così che diceva sempre il vecchio tai-pan?” Il vecchio tai-pan era Sir Ross Struan, il padre di Alastair, il primo tai-pan che lui ricordava. “Continui con le chiamate.”

“Il cugino Kern da Houston e il cugino Deeks da Sydney. È l’ultimo della famiglia.”

“Ci sono tutti.” Dunross trasse un sospiro. Quelle famiglie avevano il controllo della Nobil Casa. Ognuna aveva un pacchetto di azioni ricevuto in eredità anche se, secondo la legge della Casa, era lui solo a votare per tutte le azioni… finché era il tai-pan. Le partecipazioni dei Dunross, discendenti della figlia di Dirk Struan, Winifred, erano il 10 per cento; gli Struan, discendenti di Robb Struan, il fratellastro di Dirk, avevano il 5 per cento; i Trussler e i Kelly, discendenti della figlia minore di Culum e Hag Struan, il 5 per cento ciascuno; i Cooper, i Kern e i Derby, discendenti dal rappresentante americano Jeff Cooper della Cooper-Tillman, il grande amico di Dirk che aveva sposato la figlia maggiore di Hag Struan, il 5 per cento ciascuno; i MacStruan, ritenuti discendenti illegittimi di Dirk, il 2,5 per cento; e i Chen il 7,5 per cento. Il grosso delle azioni, il 50 per cento, proprietà personale e legato di Hag Struan, era stato lasciato in deposito fiduciario perpetuo, e i voti relativi spettavano al tai-pan, “chiunque sia, e il relativo profitto verrà diviso annualmente, il 50 per cento al tai-pan, il resto in proporzione alle partecipazioni azionarie della famiglia, ma solo se il tai-pan avrà così deciso”, aveva scritto Hag Struan, con la sua grafia ferma e decisa. “Se deciderà di trattenere i profitti delle mie azioni e di non versarli alla famiglia per qualunque ragione, potrà farlo, e in tal caso il reddito passerà al fondo privato del tai-pan, per qualunque uso riterrà opportuno. Ma tutti i futuri tai-pan ricordino: la Nobil Casa passerà da una mano sicura a una mano sicura e i clan da un porto sicuro a un porto sicuro come il tai-pan in persona ha stabilito, o io aggiungerò la mia maledizione alla sua, al cospetto di Dio, contro colui o colei che ci tradirà…”

Dunross si sentì scuotere da un gelido brivido, ricordando la prima volta che aveva letto il testamento di Hag Struan… imperioso come il legato di Dirk Struan. Perché siamo così ossessionati da quei due? si chiese ancora una volta. Perché non possiamo chiudere con il passato, perché dobbiamo essere agli ordini dei fantasmi… e fantasmi neppure molto simpatici?

Non sono ai loro ordini, si disse con fermezza. Sto solo cercando di dimostrarmi degno di loro.

Guardò di nuovo Claudia, matronale, dura e composta, ma adesso, per la prima volta, spaventata. La conosceva da sempre, e lei aveva servito il vecchio Sir Ross, e poi suo padre, e poi Alastair, e adesso lui, con devozione fanatica, come Phillip Chen.

Ah, Phillip, povero Phillip.

“Phillip ha chiamato?” chiese.

“Sì, tai-pan. E anche Dianne. Lei ha chiamato quattro volte.”

“Altri?”

“Una dozzina o più. I più importanti sono Johnjohn alla banca, il generale Jen da Formosa, Gavallan père da Parigi, Wu Quattro Dita, Pug…”

“Quattro Dita?” Le speranze di Dunross rinacquero. “Quando ha telefonato?”

Claudia consultò l’elenco. “Alle 2 e 56.”

Chissà se quel vecchio pirata ha cambiato idea, pensò Dunross, con crescente eccitazione.

Il pomeriggio del giorno prima era ancora ad Aberdeen per parlare con Wu e chiedere il suo aiuto; ma come era avvenuto con Lando Mata, aveva ottenuto solo vaghe promesse.

“Senta, vecchio amico” gli aveva detto, nel suo haklo incerto, “non le ho mai chiesto un favore.”

“Molti dei suoi antenati tai-pan hanno chiesto molti favori e hanno ricavato grandi profitti grazie ai miei antenati” aveva risposto il vecchio, con gli occhi astuti che dardeggiavano. “Favori? Fottuti tutti i cani, tai-pan, non ho tanto denaro. 20 milioni? E come potrebbe, un povero vecchio pescatore come me, averli in contanti?”

“Ieri ne sono usciti di più dalla Ho-Pak, vecchio amico.”

Ayeeyah, fottuti tutti coloro che mormorano informazioni false! Forse ho ritirato il mio denaro, ma se ne è andato tutto quanto, è andato per pagare le merci, le merci che avevo comprato.”

“Non per la Polvere Bianca, spero” aveva detto Dunross, cupamente. “La Polvere Bianca porta male. Le voci dicono che a lei interessa quel giro. Glielo sconsiglio, da amico. I miei antenati, il Diavolo dagli Occhi Verdi e la Megera dal Malocchio e dai Denti di Drago, gettarono una maledizione su coloro che trafficano con la Polvere Bianca; non sull’oppio, ma su tutte le Polveri Bianche e su tutti coloro che le commerciano” aveva detto, esagerando la verità, poiché sapeva quanto fosse superstizioso il vecchio. “Le sconsiglio la Polvere Assassina. Senza dubbio il suo commercio d’oro è più che redditizio.”

“Non so niente della Polvere Bianca.” Il vecchio aveva sorriso, forzatamente, mostrando le gengive e i pochi denti storti. “E non temo le maledizioni, neppure quelle dei suoi antenati.”

“Bene” aveva detto Dunross, sapendo che era una menzogna. “Intanto mi aiuti a trovare credito. 50 milioni per tre giorni, è tutto quello che voglio.”

“Lo chiederò ai miei amici, tai-pan. Forse loro potranno aiutarla, forse potremo aiutarla, insieme. Ma non si aspetti acqua da un pozzo vuoto. A quale interesse?”

“Un interesse alto, se è per domani.”

“Non è possibile, tai-pan.”

“Convinca Pugnostretto; è suo socio e suo vecchio amico.”

“Pugnostretto ha un unico fottuto amico: Pugnostretto” aveva detto il vecchio, seccato, e Dunross non era riuscito a fargli cambiare atteggiamento.

Prese il telefono. “Che altre chiamate c’erano, Claudia?” chiese, mentre faceva un numero.

“Johnjohn alla banca. Phillip e Dianne… oh, questo gliel’ho già detto… Il sovrintendente Crosse, e poi tutti i grossi azionisti e tutti gli amministratori delegati di tutte le sussidiarie, quasi tutti i soci del Turf Club… Travkin, il suo allenatore… non finisce più.”

“Un attimo solo, Claudia.” Dunross frenò l’ansia e disse al telefono, in haklo: “Qui è il tai-pan. C’è il mio vecchio amico?”

“Sicuro. Sicuro, signor Dunross” disse educatamente una voce dall’accento americano. “Grazie di aver richiamato. Glielo passo subito, signore.”

“Il signor Choy? Paul Choy?”

“Sì, signore.”

“Suo zio mi ha detto tutto di lei. Benvenuto a Hong Kong.”

“Io… eccolo, signore.”

“Grazie.” Dunross si concentrò. Si era chiesto perché Paul Choy fosse con Wu Quattro Dita, in quel momento, invece di essere impegnato a insinuarsi negli affari di Gornt, e perché avessero telefonato Crosse e Johnjohn.

“Tai-pan?”

“Sì, vecchio amico. Voleva parlarmi?”

“Sì. Possiamo… possiamo incontrarci questa sera?”

Dunross avrebbe voluto urlare: hai cambiato idea? Ma le buone maniere lo vietavano, e i cinesi detestavano i telefoni, e preferivano sempre gli incontri faccia a faccia. “Certo. Agli otto rintocchi di campana, al turno di mezzo” disse, disinvolto. Verso mezzanotte. “Più o meno” soggiunse, ricordando che doveva incontrarsi con Brian Kwok alle dieci e tre quarti.

“Bene. Al mio molo. Ci sarà un sampan ad attenderla.”

Dunross posò il ricevitore. Il cuore gli batteva forte. “Prima Crosse, Claudia, poi faccia entrare i Kirk. Poi spunteremo l’elenco. Convochi una conferenza telefonica con mio padre, Alastair e Sir Ross, per le cinque, per loro sono le nove, le dieci a Nizza. Questa sera chiamerò David e gli altri negli Stati Uniti. Non c’è bisogno di svegliarli nel cuore della notte.”

“Sì, tai-pan.” Claudia stava già componendo il numero. Chiamò Crosse, passò il ricevitore e uscì, chiudendo la porta.

“Sì, Roger?”

“Quante volte è stato in Cina?”

La domanda inattesa disorientò Dunross per un momento. “È tutto documentato” disse. “Può controllare facilmente.”

“Sì, Ian, ma potrebbe ricordarlo adesso? Per favore.”

“Quattro volte a Canton, alla fiera, ogni anno per gli ultimi quattro anni. E una volta a Pechino con una delegazione commerciale, l’anno scorso.”

“È mai riuscito ad allontanarsi da Canton… o da Pechino?”

“Perché?”

“Lo ha fatto?”

Dunross esitò. La Nobil Casa aveva molti rapporti in Cina, che risalivano a parecchio tempo prima, molti vecchi amici fidati. Adesso, alcuni erano comunisti sinceri. Alcuni erano comunisti per convenienza, ma dentro erano totalmente cinesi, quindi preveggenti, amanti della segretezza, prudenti e apolitici. Erano uomini di varia importanza: ce n’era persino uno nel Presidium. E tutti, poiché erano cinesi, sapevano che la storia si ripeteva, che le ere potevano cambiare in fretta, e che l’imperatore del mattino poteva diventare il servo del pomeriggio, che le dinastie si succedevano secondo il capriccio degli dei, che il primo d’ogni dinastia saliva inevitabilmente sul trono del Drago con le mani sporche di sangue, che era sempre opportuno tenere aperta una via di fuga… e che certi barbari erano “vecchi amici” e degni di fiducia.

Ma sapeva soprattutto che i cinesi erano un popolo pratico. La Cina aveva bisogno di merci e di aiuti. Senza le merci e gli aiuti era indifesa di fronte al suo nemico storico, l’unico vero nemico, la Russia.

Molte volte, grazie alla speciale fiducia di cui godeva la Nobil Casa, Dunross era stato abbordato ufficialmente e ufficiosamente, ma sempre in segreto. Aveva molti potenziali accordi privati per ogni genere di macchinari e di merci che scarseggiavano, inclusa la flotta di aerei commerciali a reazione. Spesso era andato dove altri non potevano andare. Una volta aveva partecipato a una riunione a Hangchow, nella parte più bella della Cina. Vi aveva incontrato privatamente altri membri del Club del 49, trattati come ospiti d’onore. Il Club del 49 comprendeva le compagnie che avevano continuato a commerciare con la Repubblica Popolare Cinese dopo il 1949: quasi tutte erano aziende britanniche. La Gran Bretagna aveva riconosciuto il governo di Mao Tse-tung poco dopo che Ciang Kai-scek aveva abbandonato il continente e s’era rifugiato a Formosa. Nonostante questo, le relazioni tra i due governi erano sempre state piuttosto tese. Ma, per definizione, le relazioni tra i “vecchi amici” non lo erano, a meno che un “vecchio amico” tradisse la fiducia o barasse.

“Oh, ho fatto qualche gita nei dintorni” disse in tono disinvolto Dunross, che non voleva mentire al capo dell’SI. “Non valeva la pena di scriverne a casa. Perché?”

“Può dirmi dove è stato, per favore?”

“Se fosse più preciso, Roger, certamente” rispose Dunross, con voce più dura. “Noi siamo commercianti, non politici, né spie, e la Nobil Casa ha una posizione speciale in Asia. Siamo qui da parecchi anni, ed è grazie ai mercanti che l’Union Jack sventola… sventolava su metà della terra. Che cos’aveva in mente, vecchio mio?”

Vi fu una lunga pausa. “Niente. Niente di particolare. Sta bene, Ian, aspetterò fino a quando avremo avuto il piacere di leggere i fascicoli, poi sarò più preciso. Grazie, scusi il disturbo. Arrivederci.”

Dunross fissò il telefono, turbato. Cosa vuol sapere Crosse? si chiese. Molti degli accordi che aveva concluso e che avrebbe concluso non erano certo conformi alla politica ufficiale del governo di Londra e soprattutto di quello di Washington. Il suo atteggiamento verso la Cina, a breve e a lungo termine, era decisamente opposto al loro. Quello che loro avrebbero considerato contrabbando, per lui non lo era affatto.

Bene, finché io sono il tai-pan, si disse con fermezza, venga l’inferno o il tifone, i nostri legami con la Cina continueranno a essere i nostri legami con la Cina, e questo è quanto. Quasi tutti gli uomini politici a Londra e a Washington non vogliono capire che i cinesi sono prima cinesi e poi comunisti. E Hong Kong ha un’importanza vitale per la pace dell’Asia.

“Il signor Jamie Kirk e signora, tai-pan.”

Jamie Kirk era un ometto dall’aria pedante, la faccia rosea, le mani rosee, e un simpatico accento scozzese. La moglie era grande e grossa e americana.

“Oh, è un piacere con…” cominciò Kirk.

“Sì, davvero, signor Dunross” tuonò bonariamente la moglie. “Vieni subito al dunque, Jamie, tesoro, il signor Dunross è molto occupato e noi dobbiamo andare a far spese. Mio marito ha un pacchetto per lei, signore.”

“Sì, da parte di Alan Medford G…”

“Lo sa già che è da parte di Alan Medford Grant, tesoro” disse allegramente la moglie, interrompendolo di nuovo. “Dagli il pacchetto.”

“Oh. Oh, sì, e c’è una…”

“C’è anche una sua lettera” disse la moglie. “Il signor Dunross è molto occupato, quindi consegnagli tutto quanto e andiamo a far spese.”

“Oh. Sì, ecco…” Kirk porse a Dunross il pacchetto. Misurava trentacinque centimetri per ventidue, e aveva uno spessore d’un paio di centimetri. Anonimo, avvolto in carta marrone e chiuso con pesanti nastri adesivi. La busta era sigillata con ceralacca rossa. Dunross riconobbe il sigillo. “Alan ha detto di…”

“Di consegnarlo a lei personalmente e di salutarla tanto” disse la moglie con un’altra risata. E si alzò. “Sei sempre così lento, angelo mio. Bene, grazie, signor Dunross. Vieni, tes…”

La signora Kirk s’interruppe, sbalordita, quando Dunross alzò imperiosamente la mano e disse, con tono cortese ma autoritario: “Che spese intende fare, signora Kirk?”

“Eh? Oh. Oh, qualche vestito, ehm, voglio farmi qualche vestito, e il mio tesoro ha bisogno di camicie e…”

Dunross alzò di nuovo la mano, premette un pulsante, ed entrò Claudia. “Conduca subito la signora Kirk da Sandra Lee che dovrà accompagnarla immediatamente da Lee Foo Tap, qui sotto, e in nome di Dio, deve dirgli di praticare alla signora Kirk i prezzi migliori, altrimenti lo farò deportare! Il signor Kirk la raggiungerà fra un momento.” Prese la signora Kirk per un braccio e, prima di rendersene conto, lei si trovò fuori dall’ufficio, tutta felice, insieme a Claudia che ascoltava premurosamente l’elenco di quel che intendeva comprare.

Nel silenzio, Kirk sospirò. Un sospiro profondo, paziente. “Vorrei saperlo fare anch’io” disse cupo, poi sorrise raggiante. “Och aye, tai-pan, lei è proprio come mi ha detto Alan.”

“Oh? Non ho fatto niente. Sua moglie voleva andare a far compere, no?”

“Sì, ma…” Dopo una pausa, Kirk soggiunse: “Alan ha detto che lei doveva, ehm, doveva leggere la lettera in mia presenza. Io… a mia moglie non l’avevo detto. Pensa che avrei dovuto dirglielo?”

“No” rispose gentilmente Dunross. “Mi ascolti, signor Kirk, mi dispiace darle una brutta notizia, ma purtroppo Grant è morto in un incidente con la moto, lunedì scorso.”

Kirk restò a bocca aperta. “Cosa?”

“Mi dispiace, ma ho pensato che fosse meglio farglielo sapere.”

Kirk fissò le finestre rigate dalla pioggia, assorto. “Terribile” disse dopo qualche istante. “Maledette moto, sono trappole mortali. È stato investito?”

“No. Lo hanno trovato sulla strada, accanto alla motocicletta. Mi dispiace.”

“Terribile. Povero vecchio Alan. Oh, poveri noi! Ha fatto bene a non parlarne davanti a Frances, anche lei gli è, gli era affezionata. Io, ehm, io… forse allora sarà meglio che lei legga la lettera. Frances non era una grande amica così io non… povero vecchio Alan!” Kirk si guardò le mani. Le unghie erano rosicchiate, deformate. “Povero vecchio Alan!”

Per lasciare tempo a Kirk, Dunross aprì la lettera. Diceva: “Caro signor Dunross, le presento un vecchio compagno di scuola, Jamie Kirk, e sua moglie Frances. La prego di aprire in privato il pacchetto che lui le consegnerà. Desideravo che arrivasse sicuramente nelle sue mani e Jamie ha acconsentito a fare una tappa a Hong Kong. È fidato, per quanto lo si può essere di questi tempi. E la prego di non far caso a Frances, è una brava donna, davvero, vuol bene al mio vecchio amico, ed è piuttosto benestante grazie ai precedenti mariti, e questo dà a Jamie la libertà di starsene tranquillo a pensare… un privilegio molto raro, ai giorni nostri. Tra l’altro, loro non conoscono la mia attività, sebbene sappiano che sono uno storico dilettante, con mezzi privati.” Dunross avrebbe sorriso, se quella non fosse stata la lettera di un morto. “Jamie è geologo, geologo marino, uno dei migliori del mondo. Gli chieda di parlarle del suo lavoro in questi ultimi anni, preferibilmente non in presenza di Frances… non che la moglie non sia al corrente di tutto quel che fa lui, ma è un po’ chiacchierona. Lui ha alcune teorie interessanti che forse potrebbero essere utili alla Nobil Casa e ai suoi piani. Con ossequi, AMG.”

Dunross alzò gli occhi. “Grant dice che siete vecchi compagni di scuola.”

“Oh, sì. Sì, siamo stati a scuola insieme. Alla Charterhouse, per la precisione. Poi io andai a Cambridge, lui a Oxford. Sì. Ci siamo, ehm, tenuti in contatto per tutti questi anni, non continuamente, certo. Sì. Lei lo, ehm, lo conosceva da molto?”

“Da circa tre anni. Mi era simpatico. Forse ora preferisce non parlarne?”

“Oh. Oh, no, va bene. Sono… è un colpo, naturalmente, ma, be’, la vita deve continuare. Il vecchio Alan… è un tipo strano, con tutte quelle sue carte e i libri e la pipa e le pantofole.” Kirk intrecciò le dita, tristemente. “Dovrei dire era. Ma non mi sembra ancora giusto parlare di lui al passato. Non credo di essere mai stato a casa sua senza avergli visto addosso le pantofole.”

“Vuol dire nel suo appartamento? Non ci sono mai stato. C’incontravamo sempre nel mio ufficio di Londra, anche se una volta lui è venuto ad Ayr.” Dunross si frugò nella memoria. “Non ricordo che là portasse le pantofole.”

“Ah, sì, mi aveva detto di essere stato ad Ayr, signor Dunross. Sì, me l’aveva detto. Era stato, ehm, un momento importante della sua vita. Lei è… è molto fortunato, ad avere quella tenuta.”

“Castle Avisyard non è mio, signor Kirk, anche se appartiene alla famiglia da oltre un secolo. Dirk Struan l’acquistò per sua moglie e la sua famiglia… una residenza estiva, per così dire.” Come sempre, Dunross si sentì commosso al pensiero di quella bellezza, quelle dolci colline ondulate, le brughiere, i laghetti, le foreste, le radure, duemila ettari o più, ottima selvaggina, il meglio della Scozia. “Secondo la tradizione, il tai-pan in carica è sempre il laird di Avisyard… finché è tai-pan. Ma naturalmente tutte le famiglie, in particolare i bambini delle varie famiglie, lo conoscono molto bene. Le vacanze estive… il Natale ad Avisyard è una tradizione meravigliosa. Agnelli interi e quarti di bue, haggis a Capodanno, whisky e fuochi enormi, ruggenti, e le cornamuse che suonano. È un posto incantevole. E una fattoria attiva, bestiame, latte, burro… e non dimentichi la distilleria di Loch Vey! Vorrei poterci stare di più… mia moglie è partita oggi per i preparativi per le vacanze di Natale. Conosce quella parte della Scozia?”

“Un pochino. Conosco soprattutto le Highlands. Sì, le conosco meglio. La mia famiglia veniva da Inverness.”

“Ah, allora dovrete venirci a trovare quando saremo ad Ayr, signor Kirk. Nella sua lettera, Grant dice che lei è geologo, uno dei migliori del mondo.”

“Oh. Lui è troppo buono… era troppo buono. La mia, ehm, la mia specialità è la geologia marina. Sì. In particolare…” Kirk s’interruppe di colpo.

“Che succede?”

“Oh, ehm, niente, proprio niente, ma pensa che Frances si troverà a suo agio?”

“Assolutamente. Vuole che glielo dica io di Grant?”

“No. No, posso farlo io, più tardi. No, io… ecco, pensandoci meglio, credo che fingerò che non sia morto, signor Dunross. Lei non era tenuto a dirmelo e così io non dovrò rovinare la vacanza a Frances. Sì. Meglio così, non crede?” Kirk si rianimò un po’. “Potremo scoprire la brutta notizia quando torneremo a casa.”

“Come preferisce. Stava dicendo? In particolare…?”

“Oh, sì… petrografia, che naturalmente è lo studio generale delle rocce, incluse l’interpretazione e la descrizione. Nell’ambito della petrografia, il mio campo si è ristretto recentemente alle rocce sedimentarie. Da qualche anno, io mi, ehm, mi occupo d’un progetto di ricerca sulle rocce sedimentarie del Paleozoico, le rocce porose. Lo studio concerne lo zoccolo continentale orientale della Scozia. Grant pensava che forse a lei sarebbe interessato.”

“Certo.” Dunross represse l’impazienza. Teneva gli occhi fissi sul pacchetto posato sopra la scrivania. Voleva aprirlo e chiamare Johnjohn e fare una dozzina d’altre cose urgenti. C’era tanto da fare, e non capiva ancora quale nesso avesse visto Grant tra la Nobil Casa e Kirk. “Mi sembra molto interessante” disse. “Che scopo ha lo studio?”

“Eh?” Kirk lo fissò, trasalendo. “Idrocarburi.” Vedendo che Dunross non capiva, soggiunse: “Gli idrocarburi si trovano solo nelle rocce sedimentarie porose del Paleozoico. Petrolio, signor Dunross. Petrolio grezzo.”

“Oh! Cercava il petrolio?”

“Oh, no! Era una ricerca per accertare la possibile presenza di idrocarburi in mare. Al largo della Scozia. Sono lieto di poter dire che ci sono, in abbondanza. Non proprio vicino, nel Mare del Nord.” Il viso roseo dell’ometto divenne ancora più roseo. Si asciugò la fronte. “Sì. Sì, credo che là ci siano molti giacimenti ricchissimi.”

Dunross era perplesso. Ancora non riusciva a vedere il nesso. “Ecco, so qualcosa delle prospezioni marine nel Medio Oriente e nel golfo del Texas, ma nel Mare del Nord? Buon Dio, signor Kirk, è il peggior mare del mondo, probabilmente il più agitato, quasi sempre in tempesta, con onde alte come montagne. Come si potrebbe trivellare? Come si potrebbe rendere sicure le piattaforme dei pozzi, e come si farebbe a rifornirle, e come si potrebbe portare il petrolio a riva, anche se lo si trovasse? E se lo portassero a riva, mio Dio, il costo sarebbe proibitivo.”

“Oh, giustissimo, signor Dunross” ammise Kirk. “Quel che ha detto è giustissimo, ma vede, non è compito mio occuparmi degli aspetti commerciali: solo trovare i nostri sfuggenti, preziosissimi idrocarburi.” E aggiunse, con orgoglio: “È la prima volta che abbiamo pensato che possano trovarsi in quella zona. Naturalmente, è solo una teoria, la mia teoria… non si può mai essere sicuri fino a quando non si trivella. Ma parte della mia specializzazione riguarda le interpretazioni sismiche, cioè lo studio delle onde risultanti da esplosioni indotte, e il mio modo di esaminare i risultati più recenti è poco ortodosso…”

Ormai Dunross ascoltava solo con una parte del cervello, cercando ancora di capire perché Grant considerasse importante quell’argomento. Lasciò che Kirk continuasse per un po’, e poi, educatamente, lo richiamò alla realtà. “Mi ha convinto, signor Kirk. Mi congratulo con lei. Si tratterrà per molto a Hong Kong?”

“Oh. Oh, solo fino a lunedì. Poi, ehm, poi andremo nella Nuova Guinea.”

Dunross si concentrò, preoccupato. “Dove, di preciso?”

“In un posto che si chiama Sukanapura, sulla costa settentrionale, nella nuova parte indonesiana. Sono stato…” Kirk sorrise. “Mi scusi, naturalmente lei sa che il presidente Sukarno si è annesso la Nuova Guinea olandese lo scorso maggio.”

“Rubata sarebbe il termine più esatto. Se non fosse stato per le solite, avventate pressioni americane, la Nuova Guinea olandese sarebbe ancora olandese, e starebbe molto meglio, credo. Non penso che sia una buona idea, per lei e la signora Kirk, andare laggiù, per adesso. È molto rischioso, la situazione politica è molto fluida e il presidente Sukarno è ostile. L’insurrezione nel Sarawak è fomentata e appoggiata dall’Indonesia… lui è nemico giurato dell’Occidente, di tutta la Malaysia, ed è filomarxista. Per giunta, Sukanapura è un porto spaventoso, caldissimo, schifoso, e brulica di malattie d’ogni genere.”

“Oh, non deve preoccuparsi. Ho un vero fisico da scozzese, e siamo invitati dal governo.”

“Quel che volevo dire è, appunto, che adesso l’influenza del governo conta ben poco.”

“Ah, ma ci sono certe rocce sedimentarie molto interessanti, e vogliono che io le studi. Non deve preoccuparsi, signor Dunross, noi siamo geologi, non politici. È tutto concordato… era questo lo scopo principale del nostro viaggio. Non è il caso di preoccuparsi. Bene, ora devo andare.”

“C’è… Darò un piccolo cocktail-party sabato, dalle sette e mezzo alle nove” disse Dunross. “Vuol venire con sua moglie? Così potremo parlare ancora della Nuova Guinea.”

“Oh, oh, lei è molto gentile. Io, ehm, noi saremmo ben lieti. Dove…”

“Manderò una macchina a prendervi. Ora forse vorrà raggiungere la signora Kirk… Non parlerò di Grant, se lei preferisce.”

“Oh! Oh, sì. Povero Alan. Per un momento, mentre parlavo di rocce sedimentarie, l’avevo dimenticato. Strano, no, come si dimentica in fretta.”

Dunross lo fece accompagnare e chiuse la porta. Meticolosamente ruppe i sigilli del pacchetto di Grant. Dentro c’era una busta e un altro pacchettino. La busta era indirizzata: “Ian Dunross, personale e riservata”. A differenza dell’altra lettera, scritta a mano, questa era battuta a macchina: “Caro signor Dunross, le invio questa in tutta fretta tramite il mio vecchio amico Jamie. Ho appena avuto alcune notizie molto inquietanti. C’è un’altra falla molto seria nella sicurezza del nostro sistema, britannico o americano, ed è evidente che i nostri avversari stanno intensificando gli attacchi clandestini. In parte, questo potrebbe ripercuotersi su di me, o addirittura su di lei, e perciò sono preoccupato. Lei potrebbe andarci di mezzo perché è possibile che sia stata scoperta l’esistenza dei nostri documenti riservatissimi. Se dovesse capitarmi qualcosa di spiacevole, la prego di chiamare il numero 871-65-65 di Ginevra. Chieda della signora Riko Gresserhoff: per lei, il mio nome è Hans Gresserhoff. Il vero nome della signora è Riko Anjin. Parla tedesco, giapponese e inglese, e un po’ il francese… e se mi spettasse qualcosa la prego di trasferire il denaro a lei. Le consegnerà certe carte; alcune dovranno venire inoltrate. La prego di trasmetterle di persona, quando lo riterrà conveniente. Come ho detto, è raro trovare qualcuno di cui potersi fidare. Mi fido di lei. Lei è l’unico sulla terra che conosca l’esistenza della signora e il suo vero nome. Ricordi, è d’importanza vitale che questa lettera e le carte che le ho inviato in precedenza non finiscano in altre mani.

“Per prima cosa, le spiegherò qualcosa di Kirk. Entro dieci anni o giù di lì, credo che le nazioni arabe accantoneranno le loro divergenze e useranno il potere di cui dispongono, non direttamente contro Israele ma contro il mondo occidentale… mettendoci in una posizione insostenibile: abbandonare Israele o morire di fame. Useranno il loro petrolio come arma.

“Se riusciranno a mettersi d’accordo, gli sceicchi e i re feudali dell’Arabia Saudita, l’Iran, gli staterelli del Golfo Persico, l’Iraq, la Libia potranno, a loro capriccio, tagliare all’Occidente e al Giappone il rifornimento di una materia prima indispensabile. Hanno una possibilità ancora più insidiosa: portare i prezzi a livelli senza precedenti e ricattare la nostra economia. Il petrolio è l’arma suprema del mondo arabo. Imbattibile, finché dobbiamo dipendere dal loro petrolio. Perciò provo un interesse immediato per la teoria di Kirk.

“Oggi, costa circa 8 centesimi di dollaro USA portare un barile di petrolio alla superficie di un deserto arabo. Estrarlo dal Mare del Nord verrebbe a costare 7 dollari al barile, per portarlo a riva in Scozia. Se il petrolio arabo, sul mercato mondiale, salisse a 9 dollari dagli attuali 3 dollari a barile… sono sicuro che lei avrà già capito. Lo sfruttamento del Mare del Nord diventa decisamente possibile, ed è un tesoro nazionale britannico.

“Jamie dice che i giacimenti si trovano a nordest della Scozia. Il porto di Aberdeen sarebbe il punto più logico per portarlo a terra. Un uomo previdente incomincerebbe a cercare di acquistare magazzini, terreni, proprietà, aeroporti, ad Aberdeen. Non ci sarebbe da preoccuparsi per il maltempo: gli elicotteri diventeranno il mezzo di collegamento con le piattaforme. Dispendioso, sì, ma fattibile. Inoltre, se lei accetta la mia previsione che i laburisti vinceranno le prossime elezioni a causa dello scandalo Profumo…”

Lo scandalo aveva riempito i giornali. Sei mesi prima, in marzo, il ministro britannico della Guerra, John Profumo, aveva smentito ufficialmente in Parlamento di aver avuto rapporti con una nota “ragazza squillo”, Christine Keeler, una delle tante ragazze che erano balzate improvvisamente alla notorietà internazionale insieme al loro protettore, Stephen Ward… che fino a quel momento era stato solo un medico, molto conosciuto nell’alta società di Londra. Era incominciata a circolare la voce non confermata che la ragazza avesse una relazione anche con uno degli attachés sovietici, un noto agente del KGB, il comandante Garenoff. Yevgenj Ivanov, che era stato richiamato in Russia nel dicembre precedente, aveva lasciato l’Inghilterra. Il chiasso era stato enorme. Profumo s’era dimesso e Stephen Ward s’era suicidato.

“È strano che la lettera rivelatrice sia stata passata alla stampa nel momento ideale per i sovietici” continuava Grant. “Non ne ho ancora le prove, ma secondo me non si è trattato d’una coincidenza. Ricordi che la dottrina sovietica è frammentare le nazioni – Corea del Nord e del Sud, Germania Est e Ovest, e così via – e poi lasciare che i servi ben indottrinati facciano il resto del lavoro. Perciò credo che i socialisti filosovietici della Gran Bretagna contribuiranno a suddividere il loro paese in Inghilterra, Scozia, Galles e Sud e Nord Irlanda (tenga d’occhio l’Eire e l’Irlanda del Nord, che costituiscono un campo ideale e per giunta già pronto, per i sovietici).

“Vengo ora al Piano I di Contingenza che suggerisco per la Nobil Casa: sia molto circospetto per quanto riguarda l’Inghilterra, e punti sulla Scozia come base. Il petrolio del Mare del Nord renderebbe la Scozia del tutto autosufficiente. La popolazione è poco numerosa, solida e nazionalista. Come entità, la Scozia oggi sarebbe pratica e difendibile… con un’abbondante quantità di petrolio da esportare. Una Scozia forte potrebbe forse contribuire a inclinare i piatti della bilancia e aiutare la vacillante Inghilterra… il nostro povero paese, signor Dunross! Io ho grandi timori per l’Inghilterra.

“Forse è solo un’altra delle mie teorie assurde. Ma riconsideri la Scozia e Aberdeen alla luce di un Mare del Nord del tutto nuovo.”

“Ridicolo!” sbottò Dunross, e per un momento smise di leggere, sconvolto. Poi si disse: non lasciarti trascinare così. Qualche volta Grant sconfina nell’assurdo, è portato all’esagerazione, è un imperialista di destra che vede quindici comunisti sotto ogni letto. Ma quello che dice è possibile. E se è possibile, allora è necessario prenderlo in considerazione. Se ci fosse un’estrema penuria di petrolio in tutto il mondo e noi fossimo preparati, potremmo guadagnare un’enormità, si disse, sarebbe facile iniziare un ripiegamento calcolato da Londra senza sbilanciare niente… Edimburgo ha tutti i servizi moderni in fatto di banche, comunicazioni, porti e aeroporti che ci servirebbero per operare con efficienza. La Scozia agli scozzesi, con petrolio in abbondanza da esportare? Completamente autosufficiente ma non separata, nell’ambito di una forte Gran Bretagna. Ma se la city di Londra, il Parlamento e Threadneedle Street venissero soffocate dalla sinistra…

Dunross si sentì drizzare i capelli al pensiero della Gran Bretagna sepolta sotto un’ondata di socialismo. E Robin Grey? O Julian Broadhurst? si domandò, agghiacciato. Certamente loro nazionalizzerebbero tutto, s’impadronirebbero del petrolio del Mare del Nord, se c’è, e manderebbero Hong Kong al patibolo… lo hanno già annunciato.

Con uno sforzo, accantonò quel pensiero per riconsiderarlo più tardi, voltò la pagina e continuò a leggere. “Inoltre, credo di aver identificato tre talpe del Sevrin. L’informazione è costata parecchio – forse avrò bisogno di altro denaro prima di Natale – e non sono assolutamente sicuro che sia esatta (sto cercando di accertarlo, poiché mi rendo conto che per lei è importantissimo). Si ritiene che le talpe siano: Jason Plumm, di una compagnia che si chiama Asian Properties; Lionel Tuke nella compagnia dei telefoni; e Jacques deVille nella Struan…”

“Impossibile!” esclamò Dunross a voce alta. “Grant è impazzito! Plumm è impossibile quanto Jacques, totalmente, assolutamente impossibile. Non potrebbero in nessun modo…”

Il suo telefono privato squillò. Prese il ricevitore, automaticamente. “Sì?”

“Chiamata internazionale per il signor Dunross.”

“Chi lo desidera, prego?” scattò lui.

“Il signor Dunross accetta una chiamata a suo carico da Sydney, Australia, dal signor Duncan Dunross?”

Il cuore del tai-pan si arrestò per un attimo. “Certo! Pronto, Duncan… Duncan?”

“Papà?”

“Ciao, figliolo, tutto bene?”

“Oh, sì, papà, benissimo!” esclamò suo figlio, e l’ansia di Dunross si dileguò. “Scusami se ti ho chiamato durante l’orario d’ufficio, ma nel volo di lunedì non c’erano più posti e…”

“Accidenti, hai una prenotazione già confermata, laddie. Penserò io a…”

“No, papà, grazie, è tutto sistemato. Adesso ho un posto sul volo precedente, il volo 6 delle Singapore Airlines che arriva a Hong Kong a mezzogiorno. Non disturbarti a mandarmi a prendere, salterò su un tassì e…”

“Troverai la macchina, Duncan. Manderò Lee Choy. Ma passa in ufficio prima d’andare a casa, eh?”

“D’accordo. Ho già fatto vidimare i biglietti e tutto.”

Dunross sentì il tono d’orgoglio nella voce del figlio e si sentì riscaldare il cuore. “Bene. Hai fatto bene. A proposito, il cugino Linbar arriverà domani con la Qantas, alle otto di sera. Anche lui verrà a stare nella nostra casa.” La Struan aveva una casa a Sydney fin dal 1900 e un ufficio permanente fin dal 1880. Hag Struan s’era messa in società con un ricchissimo agricoltore che si chiamava Bill Scragger, e la loro compagnia aveva prosperato fino al crollo del 1929. “Ti sei divertito in vacanza?”

“Oh, fantastico! Fantastico, sì, voglio tornarci anche l’anno prossimo. Ho conosciuto una ragazza fantastica, papà.”

“Oh?” Una metà della personalità di Dunross avrebbe voluto sorridere, l’altra metà era ancora raggelata dall’incubo, dalla possibilità che Jacques fosse un traditore; e se era un traditore e faceva parte del Sevrin, era stato lui a fornire a Linc Bartlett alcuni dei loro segreti più delicati? No, Jacques non può averlo fatto. Non poteva conoscere la consistenza del nostro blocco d’azioni della banca. Chi la conosce? Chi può…

“Papà?”

“Sì, Duncan?”

Dunross sentì l’esitazione, poi suo figlio disse precipitosamente, cercando di darsi un tono molto vissuto: “Non c’è nulla di strano se un uomo ha una ragazza un po’ più vecchia di lui?”

Dunross sorrise gentilmente e fece per rispondere di no, perché suo figlio aveva soltanto quindici anni. Ma poi ricordò Giada Elegante, al tempo in cui lui non aveva ancora quindici anni, anche se sicuramente allora era più uomo di Duncan. Ma non è detto, soggiunse onestamente. Duncan è già così alto e continua a crescere, è un uomo anche lui. E io, io non ho amato pazzamente quella ragazza, quell’anno e l’anno seguente, e il terzo anno non ho creduto di morire, quando lei è sparita? “Ecco” disse come se parlasse a un coetaneo, “molto dipende dalla ragazza, dalla sua età e dall’età dell’uomo.”

“Oh.” Vi fu una lunga pausa. “Lei ha diciotto anni.”

Dunross si sentì sollevato. Questo significa che è abbastanza cresciuta per sapere il fatto suo, pensò. “Direi che va benissimo” rispose a Duncan con lo stesso tono. “Soprattutto se lui ha quasi sedici anni, è alto e forte e conosce la vita.”

“Oh. Oh, io non… oh! Non volevo…”

“Non intendevo criticarti, laddie. Ho solo risposto alla tua domanda. A questo mondo, un uomo deve essere prudente, e scegliersi con criterio le ragazze. Dove l’hai conosciuta?”

“Era alla stazione. Si chiama Sheila.”

“È un bel nome” disse. “Sheila e poi?”

“Sheila Scragger. È una nipote del vecchio signor Tom, ed era venuta a trovarlo dall’Inghilterra. Studia da infermiera al Guy’s Hospital. È sempre stata super con me, e anche Paldoon è super. Davvero, non potrò mai ringraziarti abbastanza per avermi combinato una vacanza così super.” Paldoon, l’allevamento di Scragger, o stazione, come veniva chiamato in Australia, era l’unica proprietà che erano riusciti a salvare dalla grande crisi. Paldoon era ottocento chilometri a sudovest di Sydney, presso il fiume Murray, tra le risaie australiane, più di ventimila ettari, trentamila ovini, settecento ettari di grano e mille bovini… ed era un posto meraviglioso per andarci in vacanza, quando si era giovani, a lavorare tutto il giorno dall’alba al crepuscolo, a galoppare per una trentina di chilometri in qualunque direzione restando sempre entro i confini della proprietà.

“Salutami Tom Scragger e ricordati di mandargli una bottiglia di whisky prima di partire.”

“Oh, gliene ho mandata una cassa, ho fatto male?”

Dunross rise. “Ecco, laddie, sarebbe andata bene anche una bottiglia, ma una cassa va benone. Richiamami se ci fosse qualche cambiamento nel tuo volo. Oh, a proposito, la mamma e Glenna sono partite oggi per Londra, insieme a zia Kathy, quindi dovrai tornare a scuola da solo e…”

“Oh, benissimo, papà!” esclamò allegramente suo figlio. “Dopotutto, ormai sono un uomo e sto per andare all’università!”

“Sì. Sì, è vero.” Un senso di dolce tristezza sfiorò Dunross. Teneva in mano la lettera di Grant, ma l’aveva dimenticata. “Come stai a denaro?”

“Oh, benissimo. Non ho speso quasi niente alla stazione, solo qualche birra. Papà, non dire niente alla mamma della mia ragazza.”

“D’accordo. E neppure a Adryon” disse Dunross, e subito provò una stretta al cuore, ricordando Martin Haply e Adryon, e come se ne erano andati tenendosi per mano. “A Adryon dovresti dirlo tu.”

“Oh, super. L’avevo dimenticata. Come sta?”

“Magnificamente” rispose Dunross, imponendosi di essere adulto e saggio e di non preoccuparsi, perché era del tutto normale che i ragazzi e le ragazze si comportassero da ragazzi e ragazze. Sì, ma Cristo, è difficile, quando si è il padre. “Bene, Duncan, ci vediamo lunedì! Grazie della telefonata.”

“Oh, sì e… papà, Sheila mi ha portato in macchina a Sydney. Lei… lei passa il weekend in casa di amici e mi accompagnerà all’aeroporto! Stasera andiamo al cinema, a vedere Lawrence dArabia, l’hai visto?”

“Sì, è appena arrivato a Hong Kong. Ti piacerà.”

“Oh, super! Bene, ciao, papà, devo scappare… Ti abbraccio!”

“Ti abbraccio” disse Dunross, ma la comunicazione s’era già interrotta.

Ho avuto fortuna con la mia famiglia, mia moglie e i miei figli, pensò Dunross; e subito soggiunse: Dio, ti prego, fa’ che a loro non succeda mai niente!

Con uno sforzo, tornò a guardare la lettera. È impossibile che Jason Plumm e Jacques siano spie comuniste, si disse. Non hanno mai fatto o detto niente che potesse indicarlo. Lionel Tuke? No, neppure lui. Lo conosco solo superficialmente. È un individuo antipatico che sta molto sulle sue, ma fa parte della squadra di cricket, è socio del Turf Club ed è qui dagli anni trenta. Non era addirittura internato a Stanley fra il ’42 e il ’45? Lui, forse, ma gli altri due? Impossibile!

Peccato che Grant sia morto. Lo chiamerei subito per chiedergli di Jacques e…

Prima finisci la lettera e poi analizza le varie parti, si impose. Sii efficiente. Buon Dio! Duncan e una Sheila di diciotto anni! Grazie a Dio non si tratta della figlia minore di Tom Scragger. Quanti anni ha Priscilla, adesso? Quattordici, graziosa, e dimostra più della sua età. Sembra che le ragazze maturino più in fretta, sotto l’equatore.

Esalò un respiro. Chissà se dovrei fare per Duncan quello che Chen-chen fece per me.

La lettera proseguiva: “… Come ho detto, non sono completamente sicuro, ma di solito la fonte è attendibile.

“Mi duole dire che la guerra delle spie è diventata più calda da quando abbiamo scoperto e preso Blake, Vassal – l’addetto all’ufficio cifra dell’Ammiragliato – e Philby, Burgess e Maclean sono fuggiti. A proposito, tutti sono stati visti a Mosca. Prevedo che lo spionaggio in Asia avrà un incremento fortissimo. (Siamo riusciti a inchiodare Skripov, il primo segretario dell’ambasciata sovietica a Canberra, Australia, e a ordinargli di lasciare il paese in febbraio. Questo ha spezzato la sua organizzazione australiana che, credo, era legata al vostro Sevrin e coinvolta anche nel Borneo e in Indonesia.)

“Ormai ci sono abbondanti infiltrazioni nel mondo libero. L’MI-5 e l’MI-6 sono contagiati. Persino la CIA. Noi siamo stati ingenui e fiduciosi, mentre i nostri avversari hanno capito molto presto che il futuro equilibrio del mondo dipende dalla nostra potenza economica non meno che dalla potenza militare, e perciò si sono mossi per acquisire – rubare – i nostri segreti industriali.

“Stranamente, i mass-media del mondo libero dimenticano di far notare che tutti i progressi dei sovietici sono basati su invenzioni o tecniche che ci sono state sottratte, che senza il nostro grano l’Unione Sovietica morirebbe di fame e senza la nostra enorme e sempre crescente assistenza economica e senza i nostri crediti per comprare da noi grano e tecnologia, non potrebbe alimentare l’infrastruttura militare-industriale che mantiene in schiavitù il suo impero e le sue popolazioni.

“Le consiglio di usare i suoi contatti con i cinesi per legarli a sé ancora di più. I sovietici considerano sempre più la Cina il loro nemico numero uno. Altrettanto stranamente, sembrano non avere più quella paura paranoica degli Stati Uniti che sono, senza dubbio, la prima potenza militare ed economica del mondo. La Cina, economicamente e militarmente debole, se si esclude il numero dei soldati disponibili, in realtà non costituisce per loro una minaccia da un punto di vista militare. Tuttavia, la Cina li terrorizza.

“Una delle ragioni è che hanno in comune ottomila chilometri di confine. Un’altra è il complesso di colpa nazionale a causa delle immense aree di territorio storicamente cinese che la Russia ha fagocitato nel corso dei secoli; un’altra è la consapevolezza che i cinesi sono un popolo paziente e dotato di buona memoria. Un giorno, i cinesi si riprenderanno le loro terre. Le hanno sempre riprese, quando ne hanno avuto la possibilità. Ho fatto notare molte volte che la base della politica imperialista dei sovietici consiste nell’isolare e frammentare la Cina per mantenerla in uno stato di vulnerabilità. Il loro grande spauracchio è un’alleanza tripartita fra Cina, Giappone e Stati Uniti. La sua Nobil Casa dovrebbe adoperarsi per promuoverla. (E anche un Mercato Comune fra Stati Uniti, Messico e Canada che, secondo la mia opinione, è assolutamente indispensabile per la stabilità del continente americano.) Da dove potrebbe passare tutta la ricchezza diretta alla Cina, se non attraverso Hong Kong, e quindi attraverso le sue mani?

“Infine, per tornare al Sevrin: ho corso un grosso rischio e ho interpellato il nostro informatore più prezioso, nel cuore dell’ultrasegreto Dipartimento 5 del KGB. Proprio oggi mi ha comunicato che l’identità di Arthur, il capo del Sevrin, rientra nella Classificazione Uno, quindi al di fuori della sua portata. L’unica indicazione che ha potuto dare è che l’uomo è inglese e una delle sue iniziali è R. Purtroppo non è molto.

“Spero di rivederla presto. Ricordi: i miei fascicoli non dovranno mai finire nelle mani di altri. Con ossequi, AMG.”

Dunross mandò a memoria il numero telefonico di Ginevra, lo riportò in codice sulla sua rubrica e accese un fiammifero. Guardò il foglio di carta velina per posta aerea che si raggrinziva e incominciava a bruciare.

R. Robert Ralph Richard Robin Rod Roy Rex Rupert Red Rodney e sempre, di nuovo Roger. E Robert. Robert Armstrong o Roger Crosse o… o chi?

Gesù Cristo, pensò Dunross, improvvisamente esausto.

“Ginevra 871-65-65, urgente” disse, usando il telefono privato. La stanchezza lo sommergeva. Quella notte aveva dormito male, e i sogni l’avevano riportato ai tempi della guerra, nell’abitacolo in fiamme, con l’odore di bruciato nelle narici; e poi s’era svegliato, agghiacciato, e aveva ascoltato la pioggia, e s’era alzato presto, senza far rumore, mentre Penn dormiva profondamente, e nella Grande Casa c’era silenzio, solo la vecchia Ah Tat che, come al solito, gli stava preparando il tè. E poi all’ippodromo e poi via, braccato per tutto il giorno, con i nemici che lo incalzavano, e niente altro che brutte notizie. Povero John Chen, pensò, e poi cercò di scacciare la stanchezza. Forse riuscirò a fare un sonnellino fra le cinque e le sei. Questa sera avrò bisogno di essere perfettamente lucido.

Il centralinista stabilì la comunicazione e Dunross sentì suonare il numero che aveva chiamato.

Ja?” disse una voce gentile.

Hier ist Herr Dunross in Hong Kong. Frau Gresserhoffe, bitte” disse lui in tedesco.

“Oh!” Una lunga pausa. “Ich bin Frau Gresserhoff. Tai-pan?

Ah, so desu! Ohayo gozaimasu. Anata wa Anjin Riko-san?” chiese Dunross, con un ottimo accento giapponese. Buon giorno. Lei si chiama anche Riko Anjin?

Hai. Hai, dozo. Ah, nihongo wa jotzu desu.” Sì. Oh, lei parla molto bene il giapponese.

Iye, sukoshi, gomen nasai.” No, mi spiace, solo un po’. Durante gli anni della sua formazione, Dunross aveva passato un biennio nella sede di Tokyo. “Ah, mi scusi” continuò in giapponese, “ma l’ho chiamata per via del signor Gresserhoff. Ha saputo?”

“Sì.” Dunross sentì il tono triste. “Sì. L’ho saputo lunedì.”

“Ho appena ricevuto una lettera che mi aveva mandato. Dice che lei ha qualcosa per me” soggiunse cautamente Dunross.

“Sì, tai-pan. Sì.”

“Potrebbe portarla qui? Mi dispiace moltissimo, ma non posso venire io da lei.”

“Sì. Sì, naturalmente” disse lei in tono esitante, con voce sommessa, simpatica. “Quando dovrei venire?”

“Il più presto possibile. Se vuol recarsi nel nostro ufficio in Avenue Bern fra un paio d’ore, diciamo a mezzogiorno, troverà i biglietti e una somma a sua disposizione. Mi pare che ci sia un aereo della Swissair che parte questo pomeriggio… se fosse possibile.”

Di nuovo l’esitazione. Dunross attese, paziente. La lettera di Grant si accartocciava bruciando nel portacenere. “Sì” disse lei. “Sarebbe possibile.”

“Darò tutte le disposizioni necessarie. Desidera che la faccia accompagnare?”

“No, no, grazie” disse lei, a voce così bassa che Dunross dovette accostarsi la mano all’orecchio per sentirla. “La prego di scusarmi per il disturbo che le sto causando. Posso provvedere io a tutto.”

“Davvero, non è un disturbo” disse Dunross, fiero del proprio giapponese fluente e colloquiale. “La prego, vada nel mio ufficio a mezzogiorno… A proposito, qui fa caldo ed è umido. Ah, mi scusi se glielo domando, ma il suo passaporto è svizzero o giapponese? E sotto quale nome intende viaggiare?”

Una pausa ancora più lunga. “Vorrei… credo che dovrei… Svizzero, e viaggerei sotto il nome di Riko Gresserhoff.”

“La ringrazio, signora Gresserhoff. Sarà un piacere conoscerla. Kiyoskette” concluse Dunross. Le auguro un buon viaggio.

Pensosamente, posò il ricevitore sulla forcella. La lettera di Grant finì di bruciare con un filo di fumo. Schiacciò meticolosamente la cenere.

E adesso… Jacques?