Ore 20,17
Quasi non aveva fatto in tempo a staccare il dito dal campanello, quando la porta si spalancò.
“Oh, Linc” disse sottovoce Orlanda, traboccante di felicità. “Pensavo che non venissi più. Entra, ti prego!”
“Scusa il ritardo” disse Bartlett, sbalordito dalla bellezza di lei, dal suo meraviglioso calore. “C’è un traffico infernale e i traghetti sono stracarichi e non sono riuscito a trovare un telefono.”
“Sei qui, quindi non sei in ritardo. Avevo paura che…” Poi Orlanda aggiunse, precipitosamente: “Avevo paura che non tornassi, stasera, e sarei andata a pezzi. Ecco, l’ho detto, e tutte le mie difese sono cadute e sono così felice di vederti che non m’importa.” Si alzò in punta di piedi e lo baciò, in fretta, felice, lo prese per il braccio e chiuse la porta.
Il suo profumo era delicato e appena percettibile, ma Bartlett lo sentiva come una presenza fisica. Indossava un abito corto alle ginocchia, di chiffon bianco, che frusciava quando lei si muoveva, chiuso ai polsi e al collo, e mostrava e non mostrava la pelle dorata. “Sono così felice che tu sia venuto” disse di nuovo lei, e gli prese l’ombrello e lo mise nell’attaccapanni.
“Anch’io.”
Il soggiorno era ancora più bello, di notte, con le candele accese e le porte a vetri del terrazzo aperte. Erano appena al di sotto della coltre di nubi e la città digradava dalla montagna al mare, e le luci si annebbiavano di tanto in tanto, velate dai fiocchi delle nuvole basse di passaggio. Il mare era duecento metri più sotto. Kowloon e il porto erano sfocati dalla distanza, ma Bartlett sapeva che là c’erano le navi, e poteva scorgere l’enorme portaerei attraccata al molo, il grande ponte inclinato inondato dai riflettori, i caccia a reazione affusolati, la torretta grigia che si protendeva verso il cielo, e la bandiera a stelle e strisce che penzolava bagnata.
“Ehi” disse, appoggiandosi alla ringhiera della terrazza. “Che notte magnifica, Orlanda.”
“Oh, sì, sì, è magnifica. Vieni a sederti.”
“Preferirei guardare il panorama, se non ti spiace.”
“Certo, tutto quello che vuoi va bene, tutto. Quell’abito ti sta magnificamente, Linc, e la cravatta è un amore.” Orlanda lo disse allegramente, per fargli un complimento, anche se pensava che la cravatta non era intonata. Non importa, pensò, lui non ha sensibilità per i colori, come l’ha Quillan, e ha bisogno di un aiuto. Farò quel che mi ha insegnato Quillan: non criticarlo, ma andare a comprare una cravatta che piaccia a me e regalargliela. Se gli piace, benissimo, se non gli piace, non importa, perché tanto… è lui quello che deve portarla. Azzurra, azzurra s’intonerebbe agli occhi di Linc e starebbe meglio con quella camicia. “Vesti molto bene.”
“Grazie, anche tu.” Bartlett ricordava quello che aveva detto Casey della sua cravatta, e come era stato furioso con lei, quella sera, durante la traversata in traghetto, e mentre attendeva un tassì, e c’era stata quella vecchia che gli aveva pestato i piedi per passargli davanti e portargli via il tassì, ma lui l’aveva bloccata e aveva reagito imprecando.
Solo adesso la sua rabbia era svanita. È stata la gioia di Orlanda nel vedermi, si disse. Sono anni, ormai, che Casey non s’illumina come un albero di Natale e non dice niente quando io… oh, al diavolo, stasera non starò a preoccuparmi di Casey. “Il panorama è fantastico, e tu sei bella come un quadro!”
Orlanda rise. “Anche tu e… oh, dimenticavo di offrirti da bere, scusami…” Girò su se stessa e volò verso la cucina, facendo roteare la gonna. “Non so perché, ma mi fai sentire come una scolaretta” gli gridò. Tornò dopo un momento. Sul vassoio c’era una terrina di pâté e fette di toast fresco e una bottiglia di birra ghiacciata. “Spero che vada bene.”
Era Anweiser. “Come conoscevi la mia marca?”
“Me l’hai detto tu questa mattina, non ricordi?” Orlanda irradiò di nuovo calore, nel vedere la sua evidente soddisfazione. “E mi hai detto anche che ti piace berla dalla bottiglia.”
Bartlett prese la birra e le rivolse un gran sorriso. “Anche questo lo metterai nell’articolo?”
“No. No, ho deciso di non scrivere niente di te.”
La vide diventare improvvisamente seria. “Perché?”
Orlanda si versò un bicchiere di vino bianco. “Ho deciso che non avrei mai potuto renderti giustizia in un articolo, e quindi non lo scriverò. E poi non credo che ti piacerebbe.” Si portò la mano sul cuore. “Giuro, niente articolo, tutto privato. Niente articolo, niente giornalismo, lo giuro sulla Madonna” soggiunse, ben convinta di quel che diceva.
“Ehi, non c’è bisogno di questi toni drammatici!”
Orlanda s’era appoggiata di schiena alla ringhiera: c’era uno strapiombo di venticinque metri, dietro di lei. Bartlett vide la sincerità sul suo volto, e le credette, completamente. Era un sollievo. L’articolo era stato l’unica pecca, l’unico punto pericoloso per lui… quello e il fatto che Orlanda fosse una giornalista. Si sporse e la baciò, un bacio volutamente lieve. “Suggellato con un bacio. Grazie.”
“Sì.”
Contemplarono il panorama per un momento.
“La pioggia è davvero finita?”
“Spero di no, Linc. Abbiamo bisogno di una bella serie di temporali per riempire le cisterne. È così difficile tenere pulito, e continuiamo ad avere l’acqua solo un giorno su quattro.” Orlanda sorrise maliziosamente come una bambina. “Questa notte, durante l’acquazzone, mi sono spogliata e mi sono lavata qui. È stato fantastico. Pioveva così forte che ho potuto lavarmi persino i capelli.”
Il pensiero di Orlanda nuda, lì, nella notte, lo toccò. “Stai attenta” le disse. “La ringhiera non è molto alta. Non vorrei che cadessi.”
“Strano, ho una paura mortale del mare, ma l’altezza non mi fa paura. Mi hai salvato la vita, sicuramente.”
“Oh, andiamo! Ce l’avresti fatta anche senza di me.”
“Può darsi, ma di sicuro mi hai salvato la faccia. Senza di te avrei fatto una figura tremenda. Quindi grazie per la mia faccia.”
“E qui è più importante della vita, no?”
“Qualche volta, sì. Sì. Perché l’hai detto?”
“Pensavo a Dunross e a Quillan Gornt. Quei due si fanno guerra soprattutto per la faccia.”
“Sì. Hai ragione, certo.” Orlanda aggiunse, pensierosa: “Sono entrambi uomini magnifici, sotto un certo aspetto, e diavoli, sotto un altro.”
“Cosa vorresti dire?”
“Sono entrambi spietati, entrambi forti, duri, abili e… ed esperti della vita.” Mentre parlava, lei spalmò il pâté su uno dei toast e glielo offrì. Aveva le unghie lunghe, perfette. “I cinesi hanno un detto: ‘Chan ts’ao, chu ken’… quando strappi le erbacce, sbarazzati delle radici. Le radici di quei due affondano nell’Asia, sono troppo profonde. Sarebbe difficile strapparle.” Sorseggiò il vino e sorrise lievemente. “E con ogni probabilità non sarebbe una buona idea… per il bene di Hong Kong. Ancora un po’ di pâté?”
“Sì, grazie. È delizioso. L’hai fatto tu?”
“Sì. E un’antica ricetta inglese.”
“Perché non sarebbe bene per Hong Kong?”
“Oh, forse perché si controbilanciano a vicenda. Se uno annientasse l’altro… oh, non mi riferisco solo a Quillan o a Dunross, voglio dire i due hong, le compagnie, la Struan e la Rothwell-Gornt. Se una divorasse l’altra, forse quella rimasta sarebbe troppo forte, non ci sarebbe concorrenza, e allora il tai-pan diverrebbe troppo avido, forse deciderebbe di scaricare Hong Kong.” Orlanda sorrise, esitante. “Scusami… parlo troppo. È solo un’idea. Un’altra birra?”
“Sì, tra un momento, grazie; ma è un’idea interessante.” Sì, stava pensando Bartlett, e non era venuta in mente a me… né a Casey. Quei due sono necessari l’uno all’altro?
E io e Casey? Siamo necessari l’uno all’altra?
Vide che Orlanda l’osservava e le sorrise. “Orlanda, come saprai, sto pensando di concludere un accordo con uno dei due. Se fossi al mio posto, chi sceglieresti?”
“Nessuno dei due” disse subito lei, e rise.
“Perché?”
“Tu non sei britannico, non sei uno di loro, non sei socio ereditario d’uno dei loro club, e per quanto tu abbia denaro e potere, qui, alla fine è sempre il loro gruppo che decide.” Orlanda prese la bottiglia di birra vuota e ne portò un’altra.
“Vuoi dire che non potrei farcela?”
“Oh, non è questo che intendevo, Linc. Tu hai chiesto se dovevi scegliere la Struan o la Rothwell-Gornt per metterti in affari. Se lo farai, alla fine saranno loro i vincitori.”
“Sono tanto furbi?”
“No. Ma sono asiatici, questo è il loro posto. Qui c’è il detto ‘T’ien hsia wu ya i pan hei’, tutti i corvi sotto il cielo sono neri… Vuol dire che tutti i tai-pan sono eguali, e faranno causa comune per distruggere l’estraneo.”
“Quindi Ian e Quillan non gradirebbero un socio?”
Lei esitò. “Temo che non sia mia competenza. Linc. Non capisco nulla di affari. Ma non mi risulta che alcun americano abbia avuto un gran successo, qui.”
“E Biltzmann, la Superfoods e l’acquisto della Hong Kong General Stores?”
“Biltzmann è un pagliaccio. Tutti lo odiano e si augurano che faccia un bel capitombolo, incluso Pug… Pugmire. Quillan è sicuro che gli capiterà prima o poi. No, neppure Cooper e Tillman ce la fecero. Erano mercanti yankee dei primi tempi, Linc, mercanti d’oppio… ed erano sotto la protezione di Dirk Struan. Sono addirittura imparentati, gli Struan e i Cooper. Hag Struan diede la figlia maggiore, Emma, in moglie al vecchio Jeff Cooper… Vecchio Naso a Uncino, lo chiamavano. Si dice che il matrimonio fu il premio perché l’aveva aiutata ad annientare Tyler Brock. Hai sentito parlare di loro, Linc? I Brock, Sir Morgan e suo padre Tyler, e Hag, la Megera?”
“Peter Marlowe ci ha raccontato qualcosa.”
“Se vuoi sapere qualcosa della vera Hong Kong, dovresti parlare con Zia Occhi Fulgidi… Sarah Chen, la zia nubile di Phillip Chen! È un personaggio straordinario, Linc, e lucidissima. Dice di avere ottantotto anni. Io credo che sia ancora più vecchia. Suo padre era Sir Gordon Chen, figlio illegittimo di Dirk Struan e della sua amante Kai-Sung; e sua madre era una bellezza famosa, Karen Yuan.”
“E chi è?”
“Karen Yuan era la nipote di Robb Struan. Robb era il fratellastro di Dirk, e aveva un’amante che si chiamava Yau Ming Soo. Ebbero una figlia, Isobel, che sposò John Yuan, un figlio illegittimo di Jeff Cooper. John Yuan divenne un famoso pirata e trafficante d’oppio, e Isobel, quando morì, era famosa perché aveva perso il patrimonio di due dei suoi mariti giocando a mah-jong. La figlia di Isobel e di John, Karen, sposò Sir Gordon Chen… per la precisione era la sua seconda moglie, più che altro una concubina, anche se il matrimonio era legittimo. Qui, ancora oggi, se sei cinese puoi avere tutte le mogli che vuoi.”
“Molto comodo!”
“Per un uomo!” Orlanda sorrise. “Quindi questo piccolo ramo degli Yuan discende da Cooper… i T’Chung e i Chen discendono da Dirk Struan, i Sung, i Tup e i Tong da Aristotle Quance, il pittore… qui a Hong Kong c’è l’usanza che i figli prendano il nome della madre, di solito una ragazza insignificante venduta come concubina dai genitori.”
“Dai genitori?”
“Quasi sempre” disse disinvolta Orlanda. “‘T’ung t’ien yu ming’… ascolta il cielo e segui il fato. Soprattutto quando muori di fame.” Alzò le spalle. “Non è una vergogna, Linc, non si perde la faccia, in Asia.”
“E come mai sai tante cose degli Struan e dei Cooper e delle loro amanti e tutto il resto?”
“Hong Kong è piccola e tutti noi amiamo i segreti, ma qui non esistono segreti veri. Quelli che sono addentro, veramente, sanno quasi tutto degli altri. Come ho detto, abbiamo radici profonde. E non dimenticare che i Chen, gli Yuan e i Sung sono eurasiatici. Come ti ho detto, gli eurasiatici si sposano tra loro, quindi noi sappiamo bene da dove veniamo. Non siamo desiderati dai britannici e dai cinesi come mogli o mariti, solo come amanti.” Orlanda centellinò il vino, e Bartlett osservò quasi con reverenza la delicatezza dei suoi movimenti, la sua grazia. “Le famiglie cinesi hanno l’abitudine di far scrivere le loro genealogie nel registro del villaggio: è l’unica legalità, per loro, e conferisce la continuità. Non hanno mai avuto certificati di nascita.” Gli sorrise. “Per tornare alla tua domanda, Ian Dunross e Quillan accetterebbero con gioia il tuo denaro e le tue aperture sul mercato degli Stati Uniti. E con l’uno o con l’altro, qui guadagneresti bene… se ti accontentassi di essere un socio senza voce in capitolo.”
Pensosamente, Bartlett guardò il panorama.
Orlanda attendeva paziente, immobile, lasciandolo ai suoi pensieri. Sono contenta che Quillan sia stato un insegnate così abile e un uomo così ingegnoso, si disse. E così saggio. Aveva ragione anche in questo.
La mattina lei l’aveva chiamato, piangendo, sulla sua linea privata e gli aveva riferito quello che era successo e… “Oh, Quillan, temo di avere rovinato tutto!”
“Tu che cos’hai detto e lui che cos’ha detto?”
Lei gliel’aveva riferito esattamente, e lui l’aveva tranquillizzata. “Non credo che tu debba preoccuparti, Orlanda. Tornerà. Se non stasera, domani.”
“Oh, ne sei sicuro?” aveva chiesto lei, riconoscente.
“Sì. E adesso asciugati le lacrime e ascolta.” Poi le aveva detto cosa doveva fare e cosa doveva indossare; e soprattutto, le aveva spiegato, doveva essere donna.
Ah, come sono felice d’essere donna, pensò Orlanda, e ricordò con tristezza i vecchi tempi, quando erano felici insieme, lei e Quillan, e lei aveva diciannove anni, già da due anni era la sua amante, e non era più timida e non aveva più paura – del letto e di lui e di se stessa – e qualche volta uscivano con lo yacht per una crociera notturna, loro due soli, e Quillan l’istruiva. “Sei una donna e una yan di Hong Kong, quindi se ci tieni a fare la bella vita e avere tante cose belle, ed essere amata e protetta, sii femmina.”
“Come, tesoro?”
“Pensa soltanto alla mia soddisfazione e al mio piacere. Dammi la passione quando la voglio, la quiete quando ne ho bisogno, la privacy quando ne ho bisogno, e la felicità e la discrezione, sempre. Cucina come una buongustaia, impara a conoscere i grandi vini, sii sempre discreta, proteggi sempre la mia faccia e non essere mai seccante.”
“Ma, Quillan, mi sembra molto unilaterale.”
“Sì. Naturalmente. In cambio, io faccio la mia parte con eguale impegno. Ma è questo che voglio da te: nulla di meno. Hai voluto essere la mia amante. Te l’ho detto prima che cominciassimo e tu hai accettato.”
“Lo so, e mi piace essere la tua amante, ma… ma qualche volta sono preoccupata per il futuro.”
“Ah, piccola, non hai motivo di preoccuparti. Sai che le nostre regole del gioco sono state stabilite in anticipo. Rinnoveremo il nostro accordo ogni anno, purché tu lo voglia, fino a quando avrai ventiquattro anni, e poi, se deciderai di lasciarmi, ti regalerò l’appartamento, abbastanza denaro per provvedere alle tue esigenze e una bella dote per un marito adatto. Ci siamo accordati e i tuoi genitori hanno approvato…”
Sì, avevano approvato. Orlanda ricordava che sua madre e suo padre avevano approvato con entusiasmo la relazione… gliel’avevano addirittura proposta quando era tornata dall’America, dopo aver terminato gli studi, e le avevano detto che Quillan aveva chiesto se poteva avvicinarla, aveva dichiarato che s’era innamorato di lei. “È un brav’uomo” aveva detto suo padre, “e ha promesso di provvedere a te, se accetti. Sta a te scegliere, Orlanda. Noi pensiamo che sarebbe il caso di accettare.”
“Ma, papà, compirò i diciotto anni solo il mese prossimo, e poi voglio andare a vivere negli Stati Uniti. Sono sicura che potrò ottenere un permesso di residenza permanente.”
“Sì, puoi andare, figliola” aveva detto sua madre. “Ma sarai povera. Noi non possiamo darti niente, nessun aiuto. Che lavoro troverai? Chi ti manterrà? Così, invece, potrai avere una rendita, e delle proprietà che ti consentiranno di vivere.”
“Ma lui è così vecchio. È…”
“Un uomo non invecchia come una donna” le avevano detto entrambi. “È forte e rispettato, e per anni è stato buono con noi. Ha promesso di prendersi cura di te, e le contropartite finanziarie sono generose, indipendentemente dal tempo che resterai con lui.”
“Ma io non lo amo!”
“Stai dicendo sciocchezze in otto direzioni! Senza la protezione delle labbra, i denti si raffreddano!” aveva detto irosamente sua madre. “L’occasione che ti viene offerta è come le piume della fenice e il cuore del drago! Cosa devi fare, in cambio? Solo essere donna, e onorare e obbedire un uomo buono per pochi anni – l’accordo è rinnovabile annualmente – e anche per un tempo illimitato, se sarai fedele e astuta. Chissà? Sua moglie è invalida e si spegne lentamente. Se lo soddisfi e sei premurosa con lui, perché non dovrebbe sposarti?”
“Sposare un’eurasiatica? Quillan Gornt?” aveva gridato lei.
“Perché no? Non sei soltanto eurasiatica, sei portoghese. Lui ha già figli e figlie britannici, heya? I tempi cambiano, persino qui a Hong Kong. Se farai del tuo meglio, chissà? Dagli un figlio, fra un anno o due, con il suo permesso, e chissà? Gli dei sono dei, e se vogliono possono far tuonare anche con il cielo sereno. Non essere stupida! Amore? Cosa significa per te questa parola?”
Orlanda Ramos stava guardando la città, senza vederla. Com’ero stupida e ingenua allora, pensò. Ingenua e molto stupida. Ma adesso ho imparato. Quillan mi ha insegnato a dovere.
Guardò Linc Bartlett, muovendo soltanto gli occhi per non disturbarlo.
Sì, sono ben addestrata, si disse. Sono stata istruita per diventare la moglie migliore che un uomo possa avere, che Bartlett possa avere. Niente errori, questa volta. Oh, no, niente errori. Quillan mi guiderà. Mi aiuterà a togliere di mezzo Casey. Sposerò Linc Bartlett. Tutti gli dei e tutti i diavoli mi siano testimoni: questo è ciò che deve accadere…
Poco dopo, Bartlett distolse gli occhi dalla città, dopo aver finito di pensare a ciò che aveva detto lei. Lei guardava, con un lieve sorriso enigmatico. “Che c’è?”
“Pensavo che sono stata molto fortunata a incontrarti.”
“Fai sempre complimenti agli uomini?”
“No, soltanto a quelli che mi piacciono… e sono rari come le piume della fenice o il cuore di un drago. Pâté?”
“Grazie.” Bartlett l’accettò. “Tu non mangi?”
“Mi riservo per la cena. Devo stare attenta alla dieta, non sono come te.”
“Io faccio ginnastica tutti i giorni. Tennis quando posso, e golf. E tu?”
“Gioco un po’ a tennis. Mi piace camminare, ma sto ancora prendendo lezioni di golf.” Sì, pensò lei. M’impegno moltissimo per riuscire al meglio in tutto quello che faccio, e per te, Linc Bartlett, sono quanto c’è di meglio al mondo. Giocava molto bene a tennis e piuttosto bene a golf, perché Quillan aveva preteso che imparasse a dovere l’uno e l’altro… perché a lui quegli sport piacevano. “Hai fame?”
“Da morire.”
“Tu hai parlato di una cena cinese. Ci tieni proprio tanto?”
Bartlett alzò le spalle. “Per me non importa. Mi rimetto a te.”
“Sicuro?”
“Sicurissimo. Perché, a te cosa andrebbe?”
“Vieni qui un momento.”
Lui la seguì. Orlanda aprì la porta della sala da pranzo. Il tavolo era elegantemente apparecchiato per due. Fiori, e una bottiglia di Verdicchio in ghiaccio. “Linc, da tanto tempo non cucinavo più per nessuno” disse lei, con quella precipitazione che lui trovava così gradevole. “Ma desideravo cucinare per te. Se ti va, ho pronta una cena all’italiana. Pasta fresca con olio e aglio, piccata di vitello, insalata verde, zabaglione, espresso, e brandy. Ti va? Ci metterò solo venti minuti, e mentre aspetti puoi leggere il giornale. Poi potremo lasciare tutto lì per quando rientrerà la mia amah e andare a ballare o a fare un giro in macchina. Che ne dici?”
“La cucina italiana è quella che preferisco, Orlanda!” disse lui, con entusiasmo. Poi gli affiorò un vago ricordo e per un momento si chiese a chi avesse detto che prediligeva la cucina italiana. A Casey… oppure a Orlanda, quella mattina?