Ore 21,15
Wu Quattro Dita era sulla poppa della giunca motorizzata che si dondolava sulle onde, al largo, con tutte le luci spente, “Ascolta, stronzo di un Lupo Mannaro” sibilò rabbiosamente a Kin il Butterato che giaceva tremante sul ponte ai suoi piedi, stordito dal dolore, legato con le corde e una pesante catena. “Voglio sapere chi altro c’è nella tua fottuta banda e dove hai preso la moneta, la mezza moneta.” Non ebbe risposta. “Fai rinvenire questo fornicatore!”
Prontamente, Poon Beltempo versò un altro secchio d’acqua di mare sul giovane prostrato. Quando vide che non faceva effetto, si chinò, impugnando il coltello. Subito Kin il Butterato urlò e uscì dallo stato stuporoso. “Cosa… cosa c’è, signore?” gridò. “Basta… cosa c’è, che cosa vuole?”
Wu Quattro Dita ripeté la domanda. Il giovane urlò di nuovo, quando Poon Beltempo lo punzecchiò. “Le ho detto tutto… tutto…” Disperato, incapace di credere che fosse possibile soffrire tanto nell’universo, senza curarsi più di nulla, ripeté ancora una volta chi erano i membri della banda, tutti i loro veri nomi e gli indirizzi, parlò persino della vecchia amah di Aberdeen. “… la moneta me l’ha data mio padre… non so dove l’aveva presa… me l’ha data e non mi ha detto do… l’aveva presa, lo giuro…” La voce si affievolì e si spense. Era svenuto di nuovo.
Wu Quattro Dita sputò, disgustato. “I giovani d’oggi non hanno più forza!”
Era una notte buia e un vento rabbioso spirava a raffiche sotto i nuvoloni bassi, e il potente motore ronzava regolarmente, spingendo avanti la giunca quanto bastava per attenuare le inevitabili giravolte… il rollio era continuo. Erano poche miglia a sudovest di Hong-Kong, appena al di fuori delle rotte abituali, e le acque territoriali della Repubblica Popolare Cinese e l’immenso estuario del Fiume delle Perle erano a sinistra, il mare aperto a dritta. Tutte le vele erano ammainate.
Wu accese una sigaretta e tossì. “Tutti gli dei maledicano tutti i fottuti stronzi delle triadi!”
“Devo farlo rinvenire ancora?” chiese Poon Beltempo.
“No. No, quel fornicatore ha detto la verità, per quel che sa lui.” Con le dita callose, Wu toccò nervosamente la mezza moneta che adesso portava al collo sotto la maglietta lacera, per assicurarsi che ci fosse ancora. L’ansia l’attanagliò al pensiero che la moneta poteva essere autentica, poteva essere il tesoro perduto da Phillip Chen. “Ti sei comportato benissimo, Poon Beltempo. Questa notte avrai una gratifica.” Girò gli occhi verso sudest, cercando il segnale. Tardava a venire, ma lui non si preoccupava ancora. Istintivamente, fiutò il vento, l’assaporò con la lingua: era penetrante e salmastro. Scrutò il cielo e il mare e l’orizzonte. “Presto pioverà ancora” borbottò.
Poon accese un’altra sigaretta e schiacciò il mozzicone sulla tolda con il piede nudo e coriaceo. “Rovinerà le corse di sabato?”
Il vecchio alzò le spalle. “Se gli dei vorranno. Credo che domani piscerà ancora forte. A meno che cambi il vento. Se non cambia, potrebbero venire i Venti del Diavolo, i Venti Supremi, e quei fornicatori potrebbero disperderci sui Quattro Mari. Orina sui Venti Supremi!”
“Orinerò su di loro se non ci saranno le corse. Il mio fiuto mi dice che vincerà la cavalla del banchiere Kwang.”
“Uh! Quel mio fetente e mellifluo nipote ha certamente bisogno che la sua sorte cambi! Quello sciocco ha perduto la banca!”
Poon si raschiò la gola e sputò. “Tutti gli dei siano ringraziati per Choy il Redditizio!”
Da quando Quattro Dita e i capitani e tutti i suoi avevano ritirato i depositi dalla Ho-Pak, grazie alle informazioni di Paul Choy… e da quando lui aveva ricavato un profitto enorme dall’illecita manovra compiuta da suo figlio con le azioni della Struan, Wu l’aveva soprannominato Choy il Redditizio. Per via di quel che aveva guadagnato, aveva perdonato la trasgressione del figlio. Ma soltanto in cuor suo. Poiché era prudente, il vecchio non l’aveva fatto trapelare: l’aveva detto solo al suo amico e confidente Poon Beltempo.
“Fallo salire sul ponte.”
“E questo fornicatore di Lupo Mannaro?” Il piede coriaceo di Poon urtò Kin. “Al giovane Redditizio questa storia non va, heya?”
“È ora che diventi adulto, è ora che impari come si trattano i nemici, è ora che conosca i veri valori, non i fatui, fetidi, nefasti valori della Montagna d’Oro.” Il vecchio sputò sulla tolda. “Ha dimenticato chi è e quali sono i suoi interessi.”
“L’hai detto tu che non si manda un coniglio contro un drago. O un pesciolino contro uno squalo. Devi pensare all’investimento che hai fatto, e non dimenticare che Choy il Redditizio ti ha ripagato venti volte di quel che ti è costato in quindici anni. Sul mercato del denaro, lui è un Drago Supremo, e ha solo ventisei anni. Lascialo dove è più utile, è meglio per te e meglio per lui. Heya?”
“Stanotte è meglio che sia qui.”
Il vecchio marinaio si grattò l’orecchio. “Non so, Quattro Dita. Decideranno gli dei. Io l’avrei lasciato a terra.” Poon Beltempo stava scrutando l’orizzonte a sudovest. Aveva intravvisto qualcosa. “Lo vedi?”
Dopo un attimo, Quattro Dita scrollò la testa. “C’è tutto il tempo, tutto il tempo.”
“Sì.” Il vecchio marinaio lanciò un’occhiata al corpo avvolto nelle catene come un pollo spennato. Il suo volto si aprì in un gran sorriso. “Iiiih, ma quando Choy il Redditizio è diventato bianco come una medusa al primo urlo e al primo sangue di questo fornicatore, ho dovuto spetezzare per liberare la risata e salvargli la faccia!”
“I giovani d’oggi sono deboli” ripeté Wu, poi accese un’altra sigaretta e annuì. “Però hai ragione. Dopo questa notte, Choy il Redditizio lo lascerò al suo posto, perché diventi più redditizio ancora.” Gettò un’occhiata a Kin il Butterato. “È morto?”
“Non ancora. Che sporca puttana senza madre, colpire il figlio numero uno di Chen della Nobil Casa con un badile e poi mentire con noi, heya? E tagliare l’orecchio di Chen e dare la colpa a suo padre e ai suoi fratelli e mentire ancora! E poi prendere il riscatto anche se non potevano consegnare la merce! Terribile!”
“Disgustoso!” Il vecchio sghignazzò. “E cosa ancora più terribile, si è fatto prendere. Ma tu hai mostrato a questo fornicatore quanto era sbagliata la sua strada, Poon Beltempo.”
Risero entrambi, soddisfatti.
“Devo tagliargli l’altro orecchio, Quattro Dita?”
“Non ancora. Presto. Sì, molto presto.”
Poon si grattò di nuovo la testa.. “C’è una cosa che non capisco. Non capisco perché mi hai detto di mettere il loro cartello addosso al figlio numero uno e di lasciarlo come avevano deciso di abbandonarlo loro.” Guardò Quattro Dita aggrottando la fronte. “Quando questo fornicatore sarà morto, saranno morti tutti i Lupi Mannari, heya? Quindi, a cosa serve il cartello?”
Quattro Dita sghignazzò. “Tutto appare chiaro a chi sa attendere. Pazienza” disse, soddisfatto di sé. Il cartello indicava che i Lupi Mannari erano vivissimi. Se soltanto lui e Poon avessero saputo che erano morti, avrebbe potuto risuscitare quando voleva la minaccia che rappresentavano. A suo capriccio. Sì, pensò contento, uccidine uno per terrorizzarne diecimila. I “Lupi Mannari” possono facilmente diventare una fonte continuativa di reddito a bassissimo costo. Qualche telefonata, un paio di sequestri fatti con giudizio, magari un altro orecchio. “Pazienza, Poon Beltempo. Presto capi…” S’interruppe. Entrambi stavano fissando lo stesso punto nell’oscurità. Un piccolo mercantile fiocamente illuminato stava apparendo in quel momento. Dopo un attimo, due luci lampeggiarono sull’albero maestro. Subito Wu andò a lanciare il segnale di risposta. Il mercantile lampeggiò per dare conferma. “Bene” disse felice Wu facendo un’ulteriore segnalazione. Anche gli uomini sul ponte avevano visto le luci. Uno si precipitò sottocoperta per chiamare il resto dei marinai, e gli altri si piazzarono ai loro posti. Wu abbassò gli occhi su Kin il Butterato. “Prima lui” disse in tono malevolo. “Porta qui mio figlio.”
Paul Choy avanzò vacillando sul ponte. Aspirò con sollievo l’aria pura: il fetore, là sotto, era soffocante. Salì la scaletta di poppa. Quando vide la chiazza rossa sul ponte e il corpo straziato e incatenato, lo stomaco gli si rivoltò, e ancora una volta vomitò in mare.
Wu Quattro Dita disse: “Dai una mano a Poon Beltempo.”
“Cosa?”
“Hai gli orecchi pieni di vomito?” gridò il vecchio. “Dagli una mano.”
Spaventato, barcollante, Paul Choy si avvicinò al vecchio marinaio, mentre il timoniere osservava incuriosito. “Cosa vuoi… cosa vuoi che faccia?”
“Prendilo per le gambe!”
Paul Choy tentò di dominare la nausea. Chiuse gli occhi. Aveva le narici sature dell’odore del vomito e del sangue. Si chinò, prese le gambe e parte della pesante catena e vacillò, quasi cadde. Poon Beltempo reggeva quasi tutto il peso, e avrebbe potuto portarlo completamente, e anche Paul Choy, se fosse stato necessario. Mise Kin il Butterato in bilico sulla frisata, senza fatica.
“Tienilo lì!” Come aveva deciso prima Quattro Dita, il vecchio marinaio indietreggiò, lasciando solo Paul Choy, con quel corpo inerte abbandonato precariamente addosso a lui.
“Buttalo fuoribordo!” ordinò Wu.
“Ma, padre… ti prego… non… non è… non è ancora morto. Ti pr…”
“Buttalo fuoribordo!”
Fuori di sé per la paura e il ribrezzo, Paul Choy tentò di trascinare indietro il corpo, ma una raffica di vento fece girare la giunca, e l’ultimo dei Lupi Mannari cadde in mare e sparì senza lasciare traccia. Impotente, Paul Choy fissò le onde che lambivano la fiancata di legno di teak. Si accorse di avere la camicia e le mani sporche di sangue. Un’altra ondata tormentosa di nausea lo squassò.
“Prendi!” Burberamente, Wu porse al figlio una borraccia. Conteneva whisky, buon whisky. Paul Choy tossì un po’, ma tenne giù il whisky. Wu si voltò, indicò al timoniere di dirigere verso il mercantile, avanti tutta. Paul Choy per poco non cadde, ma riuscì ad aggrapparsi alla frisata e a restare in piedi, impreparato al rombo improvviso, alla nuova velocità. Quando si riprese guardò suo padre. Il vecchio era vicino al timone, con Poon Beltempo al fianco, ed entrambi scrutavano l’oscurità. Poteva scorgere la piccola nave: gli si rivoltava lo stomaco, e provò un odio rinnovato per suo padre, per il pensiero di essere a bordo e di essere coinvolto in quella che era evidentemente un’operazione di contrabbando… oltre all’orrore del Lupo Mannaro.
Qualunque cosa avesse fatto quel povero figlio di puttana, pensò infuriato, non è giusto farsi giustizia da soli. Doveva venire consegnato alla polizia, perché lo impiccassero o lo tenessero in galera o che altro.
Wu sentì il suo sguardo e girò la testa. Non cambiò espressione. “Vieni qui” ordinò, indicando la frisata davanti a lui. “Mettiti qui.”
Stordito, Paul Choy obbedì. Era molto più alto di suo padre e di Poon Beltempo, ma contro uno di loro sarebbe stato come un fuscello.
La giunca tagliò l’oscurità, su una rotta d’intercettazione, e il mare era nero e la notte era nera, e il chiaro di luna filtrava appena tra la nuvolaglia. Ben presto arrivarono vicino alla poppa del mercantile, un po’ a tribordo, e accostarono rapidamente. L’altra nave era piccola, lenta, vecchissima, e beccheggiava irrequieta sulle onde. “È un mercantile costiero” spiegò Poon Beltempo. “Un motopeschereccio thailandese, come diciamo noi. Ci sono dozzine di questi fornicatori in tutte le acque asiatiche. Sono i pidocchi dei mari, Choy il Redditizio, e le ciurme sono formate dalla feccia, e i comandanti vengono dalla feccia, e fanno più acqua delle nasse per le aragoste. Molti fanno la rotta Bangkok, Singapore, Manila, Hong Kong e vanno dovunque debbano portare un carico. Questo viene da Bangkok.” Si raschiò la gola e sputò, e il giovane provò una nuova ondata di disgusto. “Non vorrei proprio viaggiare su una di quelle puttane fetenti. Il…”
Poon s’interruppe. Vi fu un altro breve segnale, e Wu rispose. Poi tutti, sul ponte, videro lo spruzzo a tribordo, quando qualcosa di pesante cadde in mare. Subito Quattro Dita ordinò di fermare le macchine. Il silenzio improvviso era assordante. Le vedette di prua scrutavano nell’oscurità, e la giunca sbandava rallentando.
Poi una delle vedette segnalò con una bandiera. Wu ordinò di riaccendere i motori ed effettuò la correzione. Un altro segnale silenzioso, un altro cambiamento di direzione e poi un movimento più brusco della bandiera.
Immediatamente, Wu fece macchina indietro. Le eliche azzannarono con forza il mare. Poi ridusse la spinta, e la giunca deviò, avvicinandosi alla fila di boe ondeggianti. Il vecchio ricurvo sembrava far parte della nave, con gli occhi fissi sul mare, più avanti. Manovrò con destrezza la pesante giunca, seguendo le boe. Pochi attimi più tardi un marinaio con un lungo grappino d’abbordaggio si sporse dal ponte e agganciò il cavo. I rozzi galleggianti di sughero furono tirati rapidamente a bordo con l’aiuto di altri marinai, e la cima venne avvolta saldamente a un sostegno. Con mosse esperte, il primo marinaio tagliò i galleggianti e li ributtò in mare, mentre gli altri mettevano al sicuro le balle attaccate all’altra estremità della cima, appena sotto la superficie. Paul Choy poteva vedere chiaramente le balle, adesso: erano due, all’incirca due metri per uno e per uno, legate insieme pesantemente, sott’acqua, con i piombi che tenevano ben tesa la grossa cima. Appena il carico fu assicurato alla fiancata della giunca, a meno di due metri sotto la superficie, il primo marinaio fece un segnale. Wu Quattro Dita lanciò la giunca a velocità di crociera, e si allontanarono in una direzione diversa.
L’intera operazione era stata compiuta in silenzio, senza sforzo apparente, e in pochi secondi. Pochi attimi dopo, le luci fioche del peschereccio thailandese erano sparite nell’oscurità, e loro erano di nuovo soli sul mare.
Wu e Poon Beltempo accesero le sigarette. “Molto bene” disse Poon Beltempo. Quattro Dita non rispose, e ascoltò il rombo dei motori. Lì, nessun guaio, pensò. Sondò il vento con i sensi. Nessun guaio neppure lì, si disse. E allora perché sei così inquieto? Per via del settimo figlio?
Lanciò un’occhiata a Paul Choy, che era a sinistra e gli voltava le spalle. No. Neppure lui è pericoloso.
Paul Choy fissava le balle, che sollevavano una lieve scia. La sua curiosità cresceva, e si sentiva un po’ meglio: il whisky lo riscaldava e l’odore di salmastro adesso era piacevole, e l’eccitazione del rendezvous e la certezza di essere lontani, al sicuro. “Perché non le tiri a bordo, padre? Potresti perderle.”
Wu accennò a Poon di rispondere.
“Meglio lasciare in mare la messe del mare, Choy il Redditizio, fino a quando potremo portarla a terra senza pericoli. Heya?”
“Il mio nome è Paul, non Redditizio.” Il giovane si voltò a guardare suo padre e rabbrividì. “Non c’era bisogno di uccidere quel fornicatore!”
“Non è stato il comandante” disse Poon Beltempo con un gran sorriso, rispondendo per il vecchio. “Sei stato tu, Choy il Redditizio. Sei stato tu a buttarlo in mare. L’ho visto benissimo. Ero a mezzo passo da te.”
“Menzogne! Stavo cercando di tirarlo indietro! E del resto, è stato lui a ordinarmelo. Mi ha minacciato.”
Il vecchio marinaio alzò le spalle. “Raccontalo a un giudice dei diavoli stranieri, Choy il Redditizio, e non sarà fottutamente redditizio, per niente!”
“Non mi chiamo…”
“Il Comandante delle Flotte ti ha chiamato Redditizio, e quindi, per tutti gli dei, sarai Redditizio per sempre. Heya?” soggiunse Poon, sorridendo a Quattro Dita.
Wu non disse nulla, si limitò a sorridere e mostrò i pochi denti guasti che rendevano ancora più orrida la sua smorfia. La testa calva annuì in segno di consenso. Poi fissò il figlio, e Paul Choy rabbrividì.
“Il tuo segreto è ben protetto, figlio mio. Non aver paura. Nessuno, a bordo di questa barca, ha visto niente. Hanno visto qualcosa, Poon Beltempo?”
“No, niente. Per tutti gli dei grandi e piccoli! Nessuno ha visto niente!”
Paul Choy ricambiò l’occhiata, cupamente. “Non potete avvolgere il fuoco con la carta!”
Poon Beltempo sghignazzò. “Si può, su questa barca!”
“Sì” disse Wu, con voce gracchiante. “Su questa barca si può conservare un segreto in eterno.” Accese un’altra sigaretta, si raschiò la gola e sputò. “Non vuoi sapere cosa c’è nelle balle?”
“No.”
“È oppio. Consegnato a terra, il lavoro di questa notte renderà un utile di 200.000 dollari, soltanto a me, con ricche gratifiche per l’equipaggio.”
“Il profitto non vale il rischio, non per me. Ti ho fatto gua…” Paul Choy s’interruppe.
Wu Quattro Dita lo guardò. Sputò sul ponte, lasciò il comando a Poon Beltempo e andò a sedere sui grandi sedili imbottiti che cingevano la poppa. “Vieni qui, Choy il Redditizio” ordinò.
Impaurito, Paul Choy sedette dove il padre gli indicava. Adesso erano praticamente soli.
“Il profitto è profitto” disse Wu, irosamente. “Il tuo è 10.000 dollari. Basta per pagarti un biglietto aereo d’andata e ritorno a Honolulu e dieci giorni di vacanza con lei.” Vide un lampo fuggevole di gioia sul volto del figlio e sorrise tra sé.
“Non tornerò più” disse Paul Choy, cercando di farsi coraggio. “Mai più.”
“Oh, sì, tornerai. Adesso tornerai. Hai pescato in acque fottutamente pericolose.”
“Non tornerò più. Ho un passaporto americano e…”
“E una puttana giapponese, heya?”
Paul Choy fissò il padre, sgomento al pensiero che sapesse, poi la rabbia l’invase. Balzò in piedi e strinse i pugni. “Lei non è una puttana, per tutti gli dei! È una signora, e i suoi sono…”
“Silenzio!” Wu trattenne l’insulto. “Benissimo, lei non è una puttana, anche se per me tutte le donne lo sono. Non è una puttana, ma un’imperatrice. Ma è sempre una fottuta diavolessa del Mare Orientale, una di quelli che invasero la Cina.”
“È americana, è americana come me” esplose Paul Choy, stringendo più forte i pugni, pronto ad avventarsi. Il timoniere e Poon Beltempo si accinsero a intervenire, senza parere. Un coltello apparve nel pugno di Poon. “Sono americano, e lei è una nisei americana e suo padre era con la 442a in Italia e…”
“Tu sei haklo, sei uno dei Wu del Mare, del popolo delle barche, e obbedirai a me! Mi obbedirai, Choy il Redditizio, oh, sì, mi obbedirai, heya?”
Paul Choy gli stava di fronte, tremando di un eguale furore, sforzandosi di conservare il suo coraggio perché, nella collera, il vecchio era formidabile, e sentiva Poon Beltempo e gli altri dietro di lui. “Non insultarla! No!”
“Osi mostrarmi i pugni? A me che ti ho dato la vita, ti ho dato tutto? Tutte le possibilità, persino la possibilità di conoscere questa… questa imperatrice del Mare Orientale? Heya?”
Paul Choy si sentì girare su se stesso, come se lo trascinasse un colpo di vento. Poon Beltempo lo stava fissando. “Questo è il Comandante delle Flotte! E tu lo rispetterai!” La mano ferrea del marinaio lo respinse di nuovo sul sedile. “Il comandante ha detto di sederti. Siediti!”
Dopo un momento, Paul Choy chiese, torvo: “Come hai saputo di lei?”
Esaperato, il vecchio sbottò: “Tutti gli dei siano testimoni di questo campagnolo che ho generato, di questo scimmiotto con il cervello e le maniere di un campagnolo! Credi che non ti facessi sorvegliare? Posso mandare una talpa fra i serpenti o un cucciolo civile tra i diavoli stranieri senza proteggerlo? Tu sei il figlio di Wu Sang Fang, Capo dei Wu del Mare, e io proteggo i miei contro tutti i nemici. Credi che non abbiamo nemici che sarebbero ben felici di tagliarti il Sacco Segreto e di mandarmene il contenuto solo per farmi dispetto? Heya?”
“Non lo so.”
“Bene, adesso lo sai, figlio mio!” Wu Quattro Dita si rendeva conto che quello era uno scontro a morte e che doveva essere saggio quanto deve esserlo un padre, quando il figlio giunge a sfidarlo. Non aveva paura. Aveva fatto altrettanto con molti figli e ne aveva perduto uno solo. Ma era grato al tai-pan che gli aveva dato le informazioni sulla ragazza e sulla sua famiglia. Ecco la chiave, pensò, la chiave di questo figlio d’una terza moglie la cui Fossa Dorata era dolce e tenera come un pesce fresco, per tutto il tempo che è vissuta. Forse lascerò che porti qui la sua puttana. Il povero stupido ha bisogno di una puttana, comunque la chiami. Una signora? Ah! Ho sentito dire che le diavolesse del Mare Orientale non hanno pelo pubico! Disgustoso! Il mese prossimo potrà portarsi qui la sua sgualdrina. Se i genitori la lasceranno venire sola sarà la prova che è una puttana. Se non la lasceranno venire, lei sarà finita. Intanto gli troverò una moglie. Sì. Chi? Una delle nipoti di Pugnostretto? O di Lando Mata o… Ah, la figlia minore di quel mezzosangue non ha studiato anche lei nella Montagna d’Oro, in un collegio per ragazze, un famoso collegio per ragazze? Che differenza fa per questo stupido, una purosangue o no?
Ho molti figli, pensò. Non sentiva niente per Paul Choy. Ho dato loro la vita. Hanno tutti i doveri nei miei confronti e, quando sarò morto, nei confronti del clan. Forse una brava ragazza haklo con i fianchi larghi e i piedi solidi andrebbe meglio per lui, pensò, cupamente. Sì. Ma iiiih, non è necessario tagliarti lo Stelo per far dispetto alla vescica debole, anche se questo fottuto stupido è così brusco e maleducato! “Fra un mese Barbanera ti concederà una vacanza” disse, in tono deciso. “Ci penserò io. Con i tuoi 10.000 dollari di utile potrai pagarti il viaggio su una macchina volante… No! Meglio portarla qui” soggiunse, come se l’idea gli fosse venuta sul momento. “La porterai qui. Dovresti vedere Manila e Singapore e Bangkok e far visita ai nostri comandanti che sono là. Sì, portala qui fra un mese, i tuoi 10.000 dollari basteranno a pagare il biglietto e a pagare tut…”
“No. Non voglio. E non voglio il denaro guadagnato con la droga! Non accetterò mai il denaro guadagnato con la droga, e ti consiglio di tirarti fuori dal traffico della droga immed…”
All’improvviso, la giunca fu inondata di luce. Tutti rimasero accecati per un momento. Il riflettore era a tribordo.
“Accostate!” giunse l’ordine in inglese attraverso l’altoparlante, e poi fu ripetuto in haklo e in cantonese.
Wu e Poon Beltempo furono i primi a reagire. Scattarono in un attimo. Wu girò bruscamente il timone verso sinistra per allontanarsi dalla vedetta della polizia marittima e lanciò i due motori al massimo. Poon era balzato giù per la scaletta, sul ponte principale; tagliò la cima del carico e la scia sparì mentre le balle affondavano.
“Accostate! Saliamo a bordo!” La voce metallica trafisse Paul Choy che era rimasto paralizzato dalla paura. Guardò il padre che frugava in un armadietto e tirava fuori alcuni gualciti berretti militari della Repubblica Popolare Cinese e ne calzava uno. “Presto!” ordinò Wu, buttandone uno anche a lui. Atterrito, obbedì e se lo calcò sulla testa. Miracolosamente, adesso tutti gli uomini dell’equipaggio portavano berretti eguali, e alcuni si stavano infilando giubbe militari, altrettanto scialbe e gualcite.
Sentì il suo cuore fermarsi. Altri stavano frugando negli armadietti e tiravano fuori fucili e mitra della Repubblica Popolare, e altri ancora erano corsi alla fiancata più vicina alla vedetta della polizia e urlavano imprecazioni oscene. La vedetta era agile, grigia, e aveva un cannoncino, due riflettori accesi e le luci di navigazione. Era a cento metri a dritta, con i motori che ruggivano, e li seguiva senza difficoltà. Si vedevano le immacolate divise bianche dei marinai e, sul ponte di comando, i berretti a visiera degli ufficiali britannici.
Quattro Dita prese un altoparlante e raggiunse la fiancata, con il berretto calcato sulla fronte. Ruggì: “Andate e fornicate tra di voi, barbari! Guardate i nostri colori!” Tese la mano verso l’albero maestro, dove svolazzava la bandiera della marina della Repubblica Popolare. Sulla poppa spiccava un falso numero di registrazione di Canton. “Lasciate in pace una vedetta che fa il suo lavoro… siete nelle nostre acque!”
La faccia di Poon era schiusa in un ghigno malevolo. Stringeva in pugno una pistola automatica della Repubblica Popolare e stava accanto alla frisata, profilato nella luce dei riflettori, con il berretto calcato sugli occhi per non farsi riconoscere dai binocoli che indubbiamente stavano setacciando la nave. Il cuore gli martellava nel petto, e in bocca aveva il sapore nauseante della bile, acido e dolciastro. Erano in acque internazionali. La salvezza e le acque territoriali della Repubblica Popolare Cinese erano a un quarto d’ora di distanza. Gli ordini erano chiari. Quella notte nessuno doveva salire a bordo.
“Accostate! Veniamo a bordo!”
Videro la vedetta rallentare, la scialuppa calare in mare con uno spruzzo, e molti, a bordo, persero la sicurezza iniziale. Quattro Dita spinse avanti la manetta, per estrarre dai motori l’ultima frazione di potenza. Imprecò contro se stesso perché non aveva visto la vedetta della polizia e non aveva percepito in tempo la sua presenza, ma sapeva che quelli avevano ordigni elettronici che permettevano di vedere nell’oscurità, mentre lui doveva affidarsi ai suoi occhi e al fiuto e al sesto senso che finora erano serviti a tenere in vita lui e tanti dei suoi.
Era raro incontrare una vedetta così vicino alle acque territoriali cinesi. Comunque c’era, e sebbene il suo carico fosse andato, a bordo c’erano i fucili e c’era Paul. La sorte! Che tutti gli dei defecassero su quella vedetta! Poon Beltempo aveva ragione, si disse. Gli dei decideranno se è stata una mossa saggia o no portare a bordo il giovanotto.
“Andate a fornicare tra di voi! Nessun diavolo straniero sale a bordo di una vedetta della Repubblica Popolare Cinese!” Tutta la ciurma acclamò entusiasticamente, aggiungendo altre oscenità al fracasso.
“Accostate!”
Il vecchio non ascoltò neppure. La giunca era diretta verso l’estuario del Fiume delle Perle alla massima velocità e lui e tutti, a bordo, pregavano che non ci fosse nelle vicinanze qualche vedetta della Repubblica Popolare. Nella luce dei riflettori si scorgeva la scialuppa con dieci marinai armati su una rotta d’intercettazione; ma non era abbastanza veloce per raggiungerli.
“Per l’ultima volta, accostaaaate!”
“Per l’ultima volta, lasciate stare una pacifica vedetta della Repubblica Popolare Cinese nelle sue acque…”
All’improvviso le sirene della vedetta cominciarono a ululare. La piccola nave sembrò balzare in avanti sotto la spinta violenta dei motori, lasciandosi a poppa un’altra scia turbinante. La luce dei riflettori continuava a inquadrarli, mentre la vedetta si avventava, tagliava la strada alla giunca e si fermava, con i motori che ringhiavano minacciosi, sbarrando la via della salvezza.
Paul Choy stava ancora fissando la vedetta grigia, con il cannoncino e le mitragliere pronte a sparare, grande, quattro volte più potente della giunca… e la distanza diminuiva rapidamente e non c’era spazio per manovrare. Si vedevano i marinai in uniforme sulla tolda e gli ufficiali sul ponte di comando, e le antenne del radar che giravano.
“Giù la testa” disse Wu a Paul Choy, che si affrettò a obbedire. Poi Wu corse a prua, seguito da Poon Beltempo. Tutti e due impugnavano i mitra.
“Ora!”
Meticolosamente, Wu e Poon spararono sul mare, in direzione della vedetta che ormai era quasi a ridosso, stando attenti che neppure un proiettile colpisse il ponte. Subito il riflettore si spense e subito, nell’oscurità accecante, il timoniere virò bruscamente a dritta e pregò che Wu avesse fatto la scelta esatta. La giunca, con qualche metro di vantaggio, scivolò intorno alla vedetta che sfrecciava avanti per sottrarsi al tiro. Il timoniere la riportò in rotta, nella corsa verso la salvezza.
“Bene” borbottò Wu. Sapeva di aver guadagnato altri cento metri. Aveva stampata nella mente la carta di quelle acque. Adesso erano nell’area grigia fra Hong Kong e le acque territoriali della Repubblica Popolare, a poche centinaia di metri dalla salvezza. Nell’oscurità tutti avevano tenuto gli occhi chiusi, sul ponte. Nel momento in cui sentirono di nuovo il riflettore, li riaprirono e si abituarono più rapidamente. Il mezzo assalitore era avanti a sinistra, fuori dalla portata dei mitra… ma era ancora avanti, e ancora tagliava la strada, Wu sorrise, tetro. “Lee Naso Grosso!” Il suo primo marinaio si presentò prontamente, e Wu gli consegnò il mitra. “Non sparare fino a che te l’ordinerò io e non colpire neppure uno di quei fornicatori!”
All’improvviso, l’oscurità si squarciò e il parrang del cannoncino della vedetta li assordò. Dopo un attimo, un immenso zampillo d’acqua esplose dal mare, accanto alla prua. Inorridito, Wu agitò il pugno all’indirizzo della vedetta. “Fottuti voi e tutte le vostre madri! Lasciateci in pace, o il presidente Mao affonderà tutta Hong Kong!”
Si precipitò a poppa. “Prendo io il timone!”
Il timoniere era spaventato. Anche Paul Choy era spaventato, ma nello stesso tempo era stranamente esaltato, immensamente colpito dal modo in cui suo padre comandava e tutti, a bordo, reagivano con disciplina, e non da quella ciurma pittoresca di pirati che sembrava.
“Accostate!”
Ancora una volta la distanza si ridusse, ma la vedetta si teneva fuori dalla portata dei mitra e la scialuppa si teneva egualmente fuori tiro, a poppa. Stoicamente, Wu mantenne la rotta. Un altro lampo, poi un altro ancora e parrang parrannng. Due proiettili caddero al di qua e al di là della giunca, squassandola.
“Fottute tutte le madri” ansimò Wu. “Che tutti gli dei gli facciano mantenere la precisione di tiro!” Sapeva che le cannonate avevano l’unico scopo di spaventarli. Il suo amico, il Serpente, gli aveva assicurato che le vedette avevano l’ordine di non colpire e di non affondare mai una giunca in fuga con i colori della Repubblica Popolare Cinese, se i colori erano veri, di non abbordarla mai con la forza a meno che uno dei loro marinai fosse stato ucciso o ferito. “Sparate una raffica” gridò.
Obbedienti e con estrema precisione, i due uomini a prua spararono sull’acqua. Il riflettore non deviò, ma all’improvviso si spense.
Wu mantenne la rotta. E adesso? si chiese disperatamente. Dove stanno andando quei fornicatori? Scrutò l’oscurità, aguzzando gli occhi per scorgere la vedetta e il promontorio che sapeva vicino. Poi scorse la sagoma di poppa, a babordo. La vedetta si avvicinava velocissima per affiancarsi e lanciare i grappini d’abbordaggio. La salvezza era un centinaio di metri più avanti. Se avesse virato per allontanarsi dal nuovo pericolo, la giunca avrebbe navigato parallela alla linea di salvezza rimanendo nelle acque internazionali, e la vedetta avrebbe ripetuto la manovra e l’avrebbe spinto in mare aperto fino a quando lui sarebbe rimasto senza munizioni o fino a che fosse venuta l’alba, e allora sarebbe stato perduto. Non osava dare veramente battaglia, perché sapeva che la legge inglese aveva le braccia lunghe e l’uccisione d’uno dei loro marinai era punita con l’impiccagione, e il denaro e gli amici altolocati non sarebbero bastati a evitarlo. Se fosse rimasto in rotta la vedetta lo avrebbe agganciato, e lui sapeva che quei marinai cantonesi erano esperti e bene addestrati e odiavano a morte gli haklo.
Con il viso contratto da una smorfia, attese fino a quando la vedetta arrivò a cinquanta metri dalla prua, velocissima, con la sirena che ululava da assordare, poi girò con decisione il timone, puntando verso il nemico, pregando che il comandante fosse ben sveglio. Per un momento, le due navi furono di fronte. Poi la vedetta virò per evitare la collisione, spruzzandoli con l’acqua sollevata dalle eliche. Wu virò verso tribordo, mettendo i motori al massimo, anche se erano al massimo già prima. La giunca guadagnò ancora qualche metro.
Vide la vedetta che reagiva prontamente. Girò in cerchio, ruggendo, e ritornò verso di loro da un angolo diverso. Erano appena appena nelle acque territoriali cinesi. Senza più speranza, Wu Quattro Dita lasciò il timone e prese un altro mitra e sparò nell’oscurità, e il crepitante thwack thwack thwack e l’odore della cordite intensificarono la sua paura. All’improvviso, la luce del riflettore li inondò. Wu girò la testa, abbacinato, e sbatté le palpebre, a testa bassa. Quando fu di nuovo in grado di vedere qualcosa, puntò il mitra direttamente sulla luce e imprecò oscenamente, temendo che lo agganciassero e lo rimorchiassero lontano dalla salvezza. La canna arroventata tremò quando mirò alla luce, l’indice sul grilletto. Se sparava, era la morte; se non sparava era la prigione. La paura s’irradiava in lui e in tutta la sua nave.
Ma il fascio luminoso non si abbassò, come Wu si aspettava. Rimase a poppa, e lui vide l’onda di prua diminuire, e le onde della scia diminuire, e il suo cuore riprese a battere. La vedetta lo lasciava andare. Il Serpente non s’era sbagliato!
Depose il mitra con le mani che tremavano. L’altoparlante era lì vicino. Se l’accostò alla bocca.
“Vittoria al presidente Mao!” muggì con tutte le sue forze. “State lontani dalle nostre acque, fottuti diavoli stranieriii!” Le parole tripudianti echeggiarono sul mare. I suoi uomini acclamarono, agitando i pugni in direzione della luce. Persino Paul Choy, contagiato dall’euforia, cominciò a gridare mentre tutti si rendevano conto che la vedetta non avrebbe osato avventurarsi nelle acque territoriali cinesi.
Il riflettore si spense. Quando i loro occhi si furono abituati all’oscurità, scorsero la vedetta di fianco, quasi immobile, con le luci di navigazione accese.
“Ci terranno inquadrati sul radar” mormorò Paul Choy in inglese.
“Cosa?”
Lo ripeté in haklo, usando la parola inglese, radar, ma spiegandola come “occhio magico”. Poon e Quattro Dita sapevano che il radar esisteva, ma non ne avevano mai visto uno. “Che significa?” chiese beffardamente Wu. “Gli schermi magici e gli occhi magici non li aiuteranno, ormai. Possiamo seminarli facilmente nei canali presso Lan Tao. Non ci sono prove contro di noi, né merce di contrabbando a bordo, niente di niente!”
“E le armi?”
“Possiamo buttarle in acqua, o seminare quei cani idrofobi e tenerle! Iiiiih, Poon Beltempo, quando quei due proiettili sono caduti uno di qua e uno di là, ho creduto che il mio ano si fosse tappato per sempre!”
“Sì” disse allegramente Poon, “e quando abbiamo sparato al buio contro quei fornicatori… che tutti gli dei li fottano! Avevo sempre sognato di adoperare quelle armi!”
Anche Wu rise, fino a quando le lacrime gli inondarono le guance. “Sì, sì, vecchio amico.” Poi spiegò a Paul Choy la strategia che il Serpente aveva ideato per loro. “Bello, heya?”
“Chi è il Serpente?” chiese Paul Choy.
Wu esitò, con uno scintillio negli occhietti. “Un dipendente, un dipendente della polizia, si potrebbe dire così, Choy il Redditizio.”
“Con la perdita del carico, questa notte non è stata redditizia” disse in tono acido Poon.
“Sì” riconobbe Wu, in tono altrettanto acido. Aveva già promesso a Venus Poon un anello di diamanti che contava di pagare con l’utile di quella notte. Adesso sarebbe stato costretto ad attingere ai suoi risparmi, e questo era contrario ai suoi princìpi. Le puttane si pagano con i guadagni correnti, mai con i risparmi, quindi orina su quella barca della polizia! pensò. Senza il diamante… Iiiiih, ma il suo Scrigno Bellissimo è veramente come diceva Richard Kwang, e si dimena con il didietro proprio come gli era stato detto. E stanotte… stanotte, dopo la chiusura della stazione televisiva, la sua Porta Affascinante si aprirà di nuovo!
“Che sfortuna che quel bandito ficcanaso ci abbia trovati questa notte” disse, mentre la sua virilità fremeva al pensiero di Venus Poon. “Tutto quel denaro perduto, e le spese sono enormi!”
“Il carico è andato perduto?” chiese Paul Choy, stupito.
“Certo che è perduto, è andato a fondo” rispose irritato il vecchio.
“Non gli avete messo un segnalatore, o un beeper?” Paul Choy usò la parola inglese. E spiegò. “Pensavo che l’aveste… oppure un galleggiante che affiorasse da sé dopo un giorno o due, chimicamente… in modo che poteste recuperarlo oppure mandare i sommozzatori a riprenderlo quando non ci fosse più pericolo.” Gli altri due lo guardavano a bocca aperta. “Cosa c’è?”
“È facile trovare quei ‘beeper’ o preparare un galleggiante che affiori dopo un giorno o due?” chiese Wu.
“Anche dopo una settimana o due settimane se vuoi, padre.”
“Potresti scrivere tutto quanto, spiegando come si fa? Oppure potresti provvedere tu?”
“Certo. Ma perché non avete anche voi un occhio magico, come loro?”
“Che bisogno ne abbiamo… e chi saprebbe farlo funzionare?” chiese ironicamente il vecchio. “Noi abbiamo il naso e gli orecchi e gli occhi.”
“Ma questa notte vi siete fatti pescare.”
“Tieni la lingua a posto!” esclamò irosamente Wu. “È una questione di fortuna, uno scherzo degli dei. Adesso siamo in salvo e questo è l’importante!”
“Non sono d’accordo, comandante” disse Paul Choy. Non aveva più paura, adesso che aveva le idee chiare. “Sarebbe facile montare un occhio magico su questa giunca… allora potreste vederli quando loro vi vedono, o anche prima. Non potranno più cogliervi di sorpresa. E così gli fareste marameo senza paura e non perdereste mai un carico. Heya?” Sorrise tra sé, vedendo che li aveva presi all’amo. “Mai un errore, neppure piccolissimo. Mai un pericolo. E mai un carico perduto. E il carico con i beeper. Non avreste neppure bisogno di avvicinarvi alla nave che lo sgancia. Solo una settimana dopo, heya?”
“Sarebbe l’ideale” disse con fervore Poon. “Ma se gli dei sono contro di te, Choy il Redditizio, non servono neppure gli occhi magici. Stanotte c’è mancato poco. Quella puttana non doveva essere qui.”
Guardarono tutti la vedetta, immobile a poppa. Attendeva. A poche centinaia di metri. Wu regolò i motori, avanti adagio. “Non vogliamo addentrarci molto nelle acque territoriali della Repubblica Popolare” disse, inquieto. “Quei fornicatori non sono tanto educati e ligi alla legge.” Un brivido lo scosse. “Un occhio magico ci farebbe comodo, Poon Beltempo.”
“Perché non comperi una di quelle vedette?” chiese Paul Choy, infilzando all’amo una nuova esca. “O magari un po’ più veloce. Allora potresti lasciarli indietro.”
“Una di quelle? Sei pazzo?”
“E chi ce la venderebbe?” chiese impaziente Wu.
“I giapponesi.”
“Fottuti tutti i diavoli del Mare Orientale” disse Poon.
“Sì, ma potrebbero costruirti una vedetta come quella, completa di radar… Loro…”
S’interruppe mentre la vedetta della polizia faceva rombare i motori e con la sirena ululante si lanciava nella notte, lasciandosi dietro una lunga scia.
“Guardatela” disse Paul Choy in inglese, in tono d’ammirazione. “Che classe!”
Lo ripeté in haklo. “Scommetto che ha ancora inquadrato nell’occhio magico il peschereccio thailandese. Possono vedere tutto, ogni giunca e ogni nave e ogni cala e ogni promontorio, per miglia e miglia… anche una tempesta.”
Pensieroso, Wu Quattro Dita diede al timoniere una nuova rotta che li avrebbe tenuti appena all’interno delle acque della Repubblica Popolare, puntando a nord, verso le isolette e le scogliere intorno all’isola di Lan Tao, dove sarebbe stato al sicuro, in attesa del prossimo rendezvous. Là si sarebbero trasferiti su un’altra giunca con le registrazioni autentiche – Repubblica Popolare e Hong Kong – per ritornare ad Aberdeen. Aberdeen! Nervosamente, toccò di nuovo la mezza moneta. Aveva dimenticato la moneta, durante la battaglia. Ora gli tremavano le dita, e l’ansia si riaccendeva al pensiero del suo incontro con il tai-pan, quella notte. C’era ancora tempo. Non sarebbe arrivato in ritardo. Ma aumentò la velocità.
“Venite” ordinò accennando a Poon e a Paul Choy di raggiungerlo sui sedili di poppa, dove sarebbero stati più isolati.
“Forse sarebbe più saggio tenerci le nostre giunche, e non prendere una di quelle puttane, figlio mio.” Wu puntò il dito verso la tenebra nella direzione in cui era sparita la vedetta. “I diavoli stranieri s’infurierebbero ancora di più, se ne avessi una nella mia flotta. Ma l’occhio magico… potresti installarlo e mostrarci come si usa?”
“Potrei trovare gli esperti in grado di farlo. Gente del Mare Orientale… sarebbe meglio servirsi di loro, non dei britannici o dei tedeschi.”
Wu lanciò un’occhiata al vecchio amico. “Heya?”
“Non voglio uno di quegli stronzi o il loro occhio magico sulla mia nave. Se ci fidiamo di quei fornicatori, perderemo i nostri tesori e le nostre teste” borbottò Poon.
“Però, vedere quando gli altri non possono vedere…” Wu tirò una boccata dalla sigaretta. “Ci sono altri che lo vendono, Choy il Redditizio?”
“Loro sono i migliori. E i loro prezzi sono buoni, padre.”
“Buoni, heya? Quanto verrà a costare?”
“Non so. 20.000 dollari americani, forse 40…”
Il vecchio esplose. “40.000 dollari americani? Sono fatto d’oro, io? Devo lavorare per guadagnare! Sono forse l’imperatore Wu?”
Paul Choy lo lasciò inveire. Non provava più nulla per lui, dopo quella notte di orrori e di uccisioni e di raggiri e di crudelà e di ricatti, e soprattutto dopo quello che suo padre aveva detto della sua ragazza. Avrebbe rispettato suo padre per la sua abilità di marinaio e il coraggio. E come Capo della Casa. Nulla di più. E d’ora innanzi l’avrebbe trattato come qualunque altro uomo.
Quando pensò che il vecchio si fosse sfogato abbastanza, disse: “Posso fare installare il primo occhio magico e fare addestrare due uomini senza che ti costi niente, se vuoi.”
Wu e Poon lo fissarono. Wu si mise istantaneamente in guardia. “Senza che mi costi niente, come?”
“Pagherò io.”
Poon fece per sghignazzare, ma Wu sibilò: “Stai zitto, sciocco, e ascolta. Choy il Redditizio sa tante cose che tu non sai!” Gli brillavano gli occhi. Un occhio magico… perché no anche un diamante? E se si poteva avere un diamante, perché no anche una pelliccia di visone e tutto l’altro bottino che quella puttana melliflua vorrà per mantenere la sua fessura entusiasta e le mani e la bocca?
“E come pagherai, figlio mio?”
“Con gli utili.”
“Gli utili di che cosa?”
“Voglio disporre, per un mese, del denaro che hai presso la Victoria.”
“Impossibile!”
“Abbiamo aperto conti per 22.423.000 dollari. Voglio disporne per un mese.”
“Che cosa conti di fare?”
“La Borsa.”
“Ah, giocare d’azzardo? Giocare d’azzardo con il mio denaro? I miei contanti guadagnati con tanta fatica? Mai.”
“Un mese soltanto. Divideremo gli utili, padre.”
“Oh, li divideremo? Il fottuto denaro è mio, ma tu vuoi la metà. Metà di cosa?”
“Forse di altri 20 milioni.” Paul Choy tacque. Vedeva l’avidità sul volto del padre e sapeva che, anche se i negoziati sarebbero stati accaniti, si sarebbero accordati. Era solo questione di tempo.
“Ayeeyah, è impossibile, non se ne parla neppure!”
Il vecchio sentì il prurito all’inguine e si grattò. La sua virilità fremeva. Pensò immediatamente a Venus Poon che lo aveva fatto drizzare come non gli era capitato da molti anni, e all’incontro di quella notte. “Forse pagherò l’occhio magico” disse, per sondare la decisione del giovane.
Paul Choy prese il coraggio a due mani. “Sì. Sì, puoi farlo, ma allora io lascerò Hong Kong.”
La lingua di Wu dardeggiò, sprezzante. “Te ne andrai quando te lo dirò io.”
“Ma se non posso sfruttare la mia preparazione che è costata tanto, perché dovrei restare? Hai pagato tutto quel denaro per mettermi a fare il ruffiano su uno dei tuoi Battelli del Piacere? Il mozzo su una giunca che può venire catturata in qualunque momento da una vedetta dei diavoli stranieri? No, è meglio che me ne vada. È meglio che faccia gli interessi di qualcun altro, così potrò cominciare a ripagare il denaro che hai investito in me. Darò un mese di preavviso a Barbanera e poi me ne andrò.”
“Tu te ne andrai quando te lo dirò io!” Wu soggiunse, malignamente: “Hai pescato in acque pericolose.”
“Sì.” E anche tu, avrebbe voluto aggiungere Paul Choy, senza paura. Se credi di potermi ricattare, se credi di avermi agganciato, sono io che ho agganciato te, e tu hai molto più da perdere. Non hai mai sentito parlare dei “pentiti”, dei “testimoni della regina”, dei verdetti contrattati con l’accusa? Ma tenne segreta quell’arma, per il futuro, per usarla quando fosse stata necessaria, e mantenne un’espressione cortese, blanda. “Tutte le acque sono pericolose, se così decidono gli dei” disse, enigmaticamente.
Wu tirò una lunga boccata dalla sigaretta, aspirando a fondo il fumo. Aveva notato il cambiamento che si era prodotto nel giovane. Aveva visto molti cambiamenti in molti uomini. In molti figli e in molte figlie. L’esperienza di tanti anni gli gridava di essere prudente. Questo cucciolo è pericoloso, molto pericoloso, pensò. Credo che Poon Beltempo avesse ragione: è stato un errore portare a bordo Choy il Redditizio, stanotte. Adesso sa troppe cose di noi.
Sì. Ma sarà facile rimediare, si disse. Quando vorrò.